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Osservatorio internazionale / giudici e PM in Europa e nel mondo
A rischio la democratizzazione
del sistema giudiziario in Turchia
di Gualtiero Michelini
Consigliere Corte d’Appello di Roma e rappresentante italiano in MEDEL
Presentazione dell'intervista del Presidente di MEDEL, Antonio Cluny
A rischio la democratizzazione del sistema giudiziario in Turchia

Le molte notizie rimbalzate sui media negli ultimi mesi sulle tensioni sociali e le riforme legislative e istituzionali in Turchia hanno portato molti osservatori a lanciare l'allarme sulla concreta minaccia in essere per le regole dello Stato di diritto, come nell'intervista di Antonio Cluny, presidente di Medel, qui segnalata.

In quel grande paese mediterraneo, membro della NATO, che chiese di entrare nell'allora CEE nel 1987, che ottenne lo status di paese candidato nel 1999con il quale sono stati aperti i negoziati per l’adesione all’UE nel 2005, negli ultimi mesi si sono registrati scontri di piazza, indagini e processi che hanno coinvolto membri del governo loro familiari, progetti di legge limitativi della libertà di espressione, rimozione di ufficiali di polizia e pubblici ministeri impegnati in complesse investigazioni, progetti di legge diretti a riformare il Consiglio superiore della magistratura (HSYK).

Il Consiglio superiore turco é attualmente alla prima consiliatura con elezione diretta di metà dei membri da parte dei magistrati in servizio, mentre in precedenza era composto di diritto dai soli vertici delle giurisdizioni superiori.

Il Consiglio è presieduto dal Ministro della giustizia, circostanza considerata non in linea con gli standard europei espressi in particolare nelle pertinenti raccomandazioni ed opinioni del Consiglio d'Europa e del CCJE, ed i progetti di riforma tendono ad ulteriormente incrementare il ruolo del Ministro in tale organo, sia con riferimento a disciplina e carriera dei magistrati, sia con riferimento all'esercizio dell'azione penale;  disegno di riforma al momento sospeso anche per le reazioni internazionali (oltre a Medel, il CCJE ha stigmatizzato in un proprio comunicato del 12.2 u.s. leccessiva concentrazione di poteri consiliari in capo alMinistro della giustizia e la limitazione dell'autonomia didattica della Scuola per la magistratura contenuti nei progetti di riforma).

In questa, come in altre materie, il rapporto delle istituzioni turche con l’UE è ambivalente: se la riforma del Consiglio della magistratura turco con l'introduzione di un organo elettivo (con elettorato attivo di tutti giudici) ha rappresentato uno straordinario elemento di democratizzazione, il ruolo del Ministro della giustizia quale componente del Governo, ancor più se ulteriormente accentuato in base ai progetti di riforma, resta un elemento di arretramento; inoltre la Turchia non ha dato corso all'istituzione di un sistema con doppio grado di giudizio ed apertura di Corti d’appello come richiesto dall’UE, e continua ad avere regole sulla detenzione preventiva e sui reati di opinione decisamente critiche, come spesso evidenziato dalla Corte Europea dei Diritti Umani

Nel suo ultimo Progress report del 2013, la Direzione generale Allargamento della Commissione europea segnalava la necessità per la Turchia di completare il processo di democratizzazione del sistema giudiziario, di restringere la portata e l'ambito di applicazione dei reati di terrorismo (che spesso coinvolgono giornalisti per le loro pubblicazioni), la necessità di consolidare indipendenza ed imparzialità del sistema giudiziario (anche attraverso un migliore equilibrio di genere, in generale e nei posti direttivi).

Raccomandazioni che, sembra, devono essere accompagnate da un realistico progresso e da una prospettiva credibile nei negoziati di adesione per potere avere una significativa influenza sulla situazione in evoluzione.

L'eccellente intervento di Antonio Cluny sulla situazione della giustizia in Turchia, diffuso da TV5 Monde è visibile di seguito.

Questione Giustizia ringrazia MEDEL per aver acconsentito alla diffusione

17 marzo 2014
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