home search menu
CEDU, pillole di settembre
Osservatorio internazionale / Europa
CEDU, pillole di settembre
di Alice Pisapia* e Pier Francesco Poli**
* Prof. a contratto di Diritto UE Univ. Dell’Insubria e Avvocato Foro di Milano
**Dottore di ricerca in Diritto e Procedura Penale e Avvocato del foro di Milano
I casi affrontati dalla Corte: percosse inferte da agenti di polizia (Belgio), perquisizioni corporali reiterate inflitte a un detenuto (Polonia), prescrizione del reato per inerzia della Pubblica Accusa (Grecia)

Il Belgio condannato a Strasburgo per violazione dell’art. 3 CEDU.

Sentenza della Corte EDU (Grande Camera) 28 settembre 2015, rich. nn. 23380/2009, Bouyid c. Belgio

Oggetto: Violazione sostanziale e procedurale dell’art. 3 CEDU – Percosse inferte da agenti di polizia – Mancanza di indagine effettiva – Illegittimità –Importance level 1

I due ricorrenti Sahid e Mohamed Bouyid, cittadini belgi, lamentano di avere ricevuto degli schiaffi in faccia da parte di alcuni agenti di polizia facenti parte del commissariato della zona in cui abitavano in due distinte occasioni. In particolare, il signor Sahid sostiene di essere stato condotto in caserma e schiaffeggiato a seguito di un controllo effettuato mentre stava passeggiando con un amico, mentre il signor Mohamed riferisce di essere stato picchiato qualche settimana più tardi mentre veniva sentito nella stessa stazione di polizia per una denuncia seguita ad un alterco avvenuto con alcuni individui. Il procedimento penale principiato dalla denuncia presentata dai due fratelli per tali fatti, nonostante la presenza di un certificato medico che, secondo i ricorrenti, avrebbe dimostrato le violenze subite, si era chiuso con un’assoluzione delle forze dell’ordine per assenza di prove. Lamentano la violazione sostanziale, per le lesioni patite da membri della Polizia Giudiziaria in servizio, e procedurale, per la mancanza di indagini effettive tese ad accertare la verità, dell’art. 3 CEDU.

La Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo, ribaltando la sentenza della sezione semplice in cui non si era riconosciuta alcuna violazione in ragione del fatto che la sofferenza patita dai ricorrenti in conseguenza degli schiaffi non avrebbe raggiunto la soglia minima di gravità utile a qualificare gli atti come trattamenti inumani o degradanti, accoglie il ricorso evidenziando come, in casi come questo in cui dei soggetti lamentano di avere subito lesioni da parte di agenti in servizio, l’onere posto a carico dello Stato sia particolarmente pregnante. In particolare, rileva l’assoluta inadeguatezza delle indagini espletate, in quanto la Procura si era limitata a sentire i protagonisti della vicenda senza effettuare alcune indagini che erano, ad avviso dei giudici di Strasburgo, fondamentali, ossia: i) organizzare un confronto faccia a faccia tra gli agenti di polizia e i ricorrenti, ii) sentire il medico che aveva redatto il certificato medico e iii) sentire l’amico del signor Sahid che era presente al momento del fermo da parte della Polizia.

 

La reiterazione di alcune perquisizioni corporali e delle sanzioni inflitte ad un detenuto per il rifiuto di sottoporvisi integrano violazione dell’art. 8 CEDU.

Sentenza della Corte EDU (Quarta Sezione) 15 settembre 2015, rich. nn. 14322/2012, Milka c. Polonia

Oggetto: Violazione dell’art. 8 CEDU  – Reiterazione di perquisizioni corporali in assenza di presupposti specifici e sanzioni conseguenti al rifiuto di sottoporsi ad esse  –  Illegittimità – Importance level 3

Il ricorrente, cittadino polacco, lamenta che, nel corso di due anni di detenzione, gli era stato ordinato per cinque volte di sottoporsi a perquisizione corporale e, in conseguenza del suo rifiuto, era stato sottoposto a sanzioni disciplinari.

La Corte, cui inizialmente il ricorso era stato presentato principalmente per violazione dell’art. 3 CEDU, analizza le doglianze del ricorrente sotto l’angolo visuale dell’art. 8 CEDU in quanto, come già statuito dalla propria giurisprudenza, talune condotte che non presentano i requisiti di gravità tali da integrare una violazione dell’art. 3 ben possono integrare una violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea.

I Giudici di Strasburgo accolgono il ricorso sulla base della circostanza che le perquisizioni non trovavano alcuna giustificazione in ragione delle caratteristiche del detenuto il quale non era soggetto pericoloso in quanto non aveva mai dato alle guardie carcerarie motivo di pensare che potesse introdurre oggetti vietati all’interno del penitenziario. La Corte osserva peraltro che, in conseguenza del terzo rifiuto di sottoporsi a perquisizione, il detenuto era stato posto in una cella di isolamento e, conseguentemente, la sanzione a lui attribuita era stata decisamente grave. Per tali ragioni la Corte ritiene che l’ingerenza nella vita privata del soggetto non fosse da ritenersi giustificata sulla base dei principi stabiliti dall’art. 8 CEDU.

 

L’inerzia dell’autorità giudiziaria che determina la caduta in prescrizione del reato costituisce violazione dell’art. 6 par. 1 CEDU .

Sentenza della Corte EDU (Prima Sezione) 22 settembre 2015, rich. nn. 55081/2009, Rokas c. Grecia

Oggetto: Violazione dell’art. 6 par. 1 CEDU  – Prescrizione del reato determinata dall’inerzia della Pubblica Accusa – Illegittimità – Importance level 3

Il ricorrente, cittadino greco, era stato denunciato dalla società L.A. per falso. Lo stesso, giunto a conoscenza delle accuse presentate nei suoi confronti, aveva presentato una denuncia nei confronti della società predetta per i reati di diffamazione e calunnia. Il Pubblico Ministero, in un primo tempo sospendeva il procedimento originato dalla denuncia presentata dal ricorrente in attesa della definizione del processo in cui era imputato e successivamente, dopo che questi era stato assolto dalle accuse presentate nei suoi confronti con sentenza passata in giudicata, ne dichiarava l’intervenuta prescrizione.

Il signor Rokas lamenta la violazione dell’art. 6 par. 1 CEDU per lesione del proprio diritto ad avere un processo equo in tempi ragionevoli. I giudici di Strasburgo accolgono il ricorso osservando che il procedimento era stato fermo presso la Procura per oltre cinque anni senza che alcuna attività venisse espletata, circostanza che ne aveva determinato la prescrizione con conseguente lesione del diritto del ricorrente. 

2 novembre 2015
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
La Corte Edu attaccata, ieri e oggi. Di chi è la colpa?
La Corte Edu attaccata, ieri e oggi. Di chi è la colpa?
di Roberto Conti
La vicenda dell’evacuazione del campo rom di Camping River, attuata nonostante la sospensione disposta dalla Corte Edu in via d’urgenza, è l’occasione per una riflessione su una cultura giuridica sovranista che dimentica le ragioni che hanno portato gli Stati a creare una Corte europea pace di tutelare i diritti umani anche davanti ad azioni delle autorità nazionali. Un campanello d’allarme e un invito a cambiar strada
28 luglio 2018
CEDU, pillole di maggio
CEDU, pillole di maggio
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a maggio 2018
24 luglio 2018
CEDU, pillole di aprile
CEDU, pillole di aprile
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse ad aprile 2018
13 luglio 2018
Da Strasburgo via libera alla confisca urbanistica senza condanna
Da Strasburgo via libera alla confisca urbanistica senza condanna
di Marco Bignami
Viene commentata la sentenza della Grande Camera G.I.E.M. e altri c. Italia del 28 giugno 2018, attinente al regime della confisca urbanistica. Si sottolinea, in particolare, che deve ritenersi in linea di principio conforme alla Convenzione l’applicazione di tale sanzione, anche unitamente alla dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione, a condizione che sia stata accertata incidentalmente la colpevolezza dell’imputato
10 luglio 2018
La Banca dati nazionale del Dna e la salvaguardia del diritto al rispetto della vita privata del singolo
La Banca dati nazionale del Dna e la salvaguardia del diritto al rispetto della vita privata del singolo
di Emilio Gatti
La raccolta a fini investigativi e la conservazione dei profili genetici pone delicati problemi di compatibilità delle esigenze investigative con il diritto al rispetto della vita privata e familiare previsto dall’art. 8 della Cedu soprattutto nei confronti di individui indagati ma poi assolti con sentenza definitiva. Il contributo ripercorre la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, l’obbligo di creare una banca dati nazionale del Dna stabilito dal Trattato di Prüm e le soluzioni adottate dal legislatore italiano che paiono rispettose dei principi convenzionali e costituzionali, in attesa di verificare la correttezza delle prassi applicative
6 giugno 2018
CEDU, pillole di marzo
CEDU, pillole di marzo
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a marzo 2018
25 maggio 2018
La Dichiarazione di Copenaghen sull’avvenire della Corte Edu
La Dichiarazione di Copenaghen sull’avvenire della Corte Edu
di Emma Rizzato
Gli Stati membri del Consiglio d’Europa hanno discusso, sotto la presidenza danese, del futuro del sistema convenzionale e formulato raccomandazioni con l'obiettivo di garantire maggiore qualità e efficienza ai meccanismi nazionali di protezione dei diritti umani e all'azione della Cedu
14 maggio 2018
Il Protocollo n. 16 addizionale alla Convenzione Edu è pronto per entrare in vigore
Il Protocollo n. 16 addizionale alla Convenzione Edu è pronto per entrare in vigore
di Francesco Buffa
Il 12 aprile scorso, con la ratifica ad opera della Francia, si è perfezionato l’iter del Protocollo n. 16 addizionale alla Convenzione Edu ed il Protocollo può entrare in vigore con decorrenza dal 1° agosto prossimo. Il Protocollo introduce il nuovo istituto del parere consultivo, che i giudici nazionali superiori possono chiedere alla Corte Edu in merito a questioni di principio riguardanti l'interpretazione o l'applicazione dei diritti e delle libertà stabiliti nella Convenzione. La prassi chiarirà l’effettiva utilità ed opportunità del ricorso al nuovo strumento.
2 maggio 2018
Detenzione di giornalisti e repressione della libertà di espressione: da Strasburgo un chiaro messaggio alla Turchia, ma verrà ascoltato?
Detenzione di giornalisti e repressione della libertà di espressione: da Strasburgo un chiaro messaggio alla Turchia, ma verrà ascoltato?
di Francesco Luigi Gatta
Con le due sentenze Şahin Alpay e Mehmet Hasan Altan del 20 marzo 2018, la Corte europea dei diritti dell’uomo dichiara la violazione da parte della Turchia del diritto alla libertà personale e alla libertà di espressione di due giornalisti posti in detenzione per aver espresso opinioni critiche nei confronti del governo. La Corte di Strasburgo va però oltre la vicenda dei due singoli ricorrenti, riconoscendo l’esistenza di gravi e diffusi problemi di rispetto dei diritti umani nell’ordinamento turco, soprattutto in riferimento alla libertà di esprimere il proprio dissenso, elemento che, si sottolinea con forza, rappresenta una caratteristica essenziale e irrinunciabile di una società democratica.
9 aprile 2018
CEDU, pillole di gennaio
CEDU, pillole di gennaio
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a gennaio 2018
4 aprile 2018
Newsletter


Fascicolo 2/2018
L’ospite straniero.
La protezione internazionale
nel sistema multilivello di tutela
dei diritti fondamentali
Osservatorio internazionale
Stati Uniti: le armi da fuoco, le stragi e un diritto da Far-West
Stati Uniti: le armi da fuoco, le stragi e un diritto da Far-West
di Elisabetta Grande
Qual è la fonte del diritto ad armarsi negli Stati Uniti? Un simile diritto è da sempre garantito ai cittadini americani? Quali ne sono i limiti? Esplorare la portata del diritto alle armi in quel Paese e le gravi conseguenze sulla vita e la morte di chi vi vive, significa capire le ragioni delle proteste dei tanti giovani americani per i quali quel diritto rappresenta una minaccia. Significa anche aver consapevolezza di quel che potrebbe accadere da noi qualora allargassimo le maglie della possibilità di armarci, come in base all’ultimo rapporto del Censis molti italiani parrebbero volere
12 settembre 2018
Il Conseil constitutionnel cancella il délit de solidarité… o no?
L’aiuto all’ingresso, al soggiorno e alla circolazione di stranieri irregolari nel territorio francese in una recente decisione del Conseil constitutionnel
Il Conseil constitutionnel cancella il délit de solidarité… o no? L’aiuto all’ingresso, al soggiorno e alla circolazione di stranieri irregolari nel territorio francese in una recente decisione del Conseil constitutionnel
di Sara Benvenuti
Può la solidarietà configurare un’ipotesi di reato? In Francia, se finalizzata a prestare aiuto all’ingresso o (fino a poco tempo fa) alla circolazione di stranieri irregolari, sì. Prende il nome, nel gergo comune, di délit de solidarité (o di délit d’hospitalité) ed è al centro di un’annosa vicenda giudiziaria che vede come protagonista, tra gli altri, Cédric Herrou, contadino francese divenuto da alcuni anni uomo-simbolo della difesa dei migranti in transito sulla Val Roia al confine con l’Italia. Sulla questione è intervenuta recentemente un’importante decisione del Conseil constitutionnel che, affermando il valore costituzionale della fraternità, sembra voler richiamare all’ordine il legislatore, imponendogli maggior cautela nel punire coloro che mossi da puro intento solidaristico prestano aiuto a stranieri irregolari sul territorio francese. Ma è realmente così?
7 settembre 2018
La Corte Edu attaccata, ieri e oggi. Di chi è la colpa?
La Corte Edu attaccata, ieri e oggi. Di chi è la colpa?
di Roberto Conti
La vicenda dell’evacuazione del campo rom di Camping River, attuata nonostante la sospensione disposta dalla Corte Edu in via d’urgenza, è l’occasione per una riflessione su una cultura giuridica sovranista che dimentica le ragioni che hanno portato gli Stati a creare una Corte europea pace di tutelare i diritti umani anche davanti ad azioni delle autorità nazionali. Un campanello d’allarme e un invito a cambiar strada
28 luglio 2018
Stato di diritto ed integrazione processuale europea. La Corte di giustizia ed il caso Polonia
Stato di diritto ed integrazione processuale europea. La Corte di giustizia ed il caso Polonia
di Gualtiero Michelini
Commento a prima lettura dell’attesa sentenza della Corte di giustizia del 25 luglio 2018, nel procedimento pregiudiziale d’urgenza su rinvio dell’Alta Corte irlandese nel corso di una procedura di esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dall'autorità giudiziaria polacca. La decisione della Corte di giustizia affronta le questioni, determinate dalle riforme attuate dal governo polacco in pregiudizio dell’indipendenza del sistema giudiziario, della rilevanza giuridica e dell’impatto sull’applicazione della normativa del mandato di arresto europeo dell'avvio, da parte della Commissione europea, della procedura di accertamento della violazione sistemica dei principi di indipendenza del sistema giudiziario e dello Stato di diritto in Polonia in relazione alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
27 luglio 2018
CEDU, pillole di maggio
CEDU, pillole di maggio
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a maggio 2018
24 luglio 2018
CGUE, pillole di maggio
CGUE, pillole di maggio
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte del Lussemburgo emesse a maggio 2018
20 luglio 2018