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CGUE, pillole di novembre
Osservatorio internazionale / Europa
CGUE, pillole di novembre
di Alice Pisapia
Prof. a contratto Diritto UE per l'impresa e Diritto europeo della concorrenza Università dell’Insubria, Avvocato Foro di Milano
Le decisioni più rilevanti della Corte: esecuzione della pena (Bulgaria), tutela della natura e della fauna selvatica (Grecia), responsabilità extracontrattuale dello Stato (Belgio), parità di trattamento in materia di occupazione e lavoro (Irlanda), discriminazione in ragione dell'età (Olanda)

Cooperazione giudiziaria penale

Sentenza della CGUE (Grande Sezione), 8 novembre 2016, causa C-554/14, Procedimento penale a carico di Atanas Ognyanov. (LEGGI)

Tipo di procedimento: Rinvio pregiudiziale da Sofiyski gradski sad

Oggetto: Diritto applicabile all’esecuzione della pena – Interpretazione di una norma nazionale dello Stato di esecuzione che prevede una riduzione della pena detentiva a motivo del lavoro svolto dalla persona condannata durante la sua detenzione nello Stato di emissione – Effetti giuridici delle decisioni quadro – Obbligo di interpretazione conforme.

L’articolo 17 della decisione quadro 2008/909/GAI del Consiglio relativa all’applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sentenze penali che irrogano pene detentive o misure privative della libertà personale, ai fini della loro esecuzione nell’Unione europea, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio deve essere interpretato nel senso che esso osta a una norma nazionale, interpretata in modo tale da autorizzare lo Stato di esecuzione a concedere alla persona condannata una riduzione di pena a motivo del lavoro da essa svolto durante la sua detenzione nello Stato di emissione, quando le autorità competenti di quest’ultimo Stato, conformemente al diritto dello stesso, non hanno concesso una siffatta riduzione di pena.

Il diritto dell’Unione deve essere interpretato nel senso che un giudice nazionale è tenuto a prendere in considerazione le norme del diritto interno nel loro complesso e ad interpretarle, quanto più possibile, conformemente alle decisioni quadro al fine di conseguire il risultato da essa perseguito, disapplicando, ove necessario, di propria iniziativa, l’interpretazione accolta dal giudice nazionale di ultima istanza, allorché tale interpretazione non è compatibile con il diritto dell’Unione (v. sentenza del 5 luglio 2016, Ognyanov, C‑614/14, EU:C:2016:514, punto 36).

Nel caso di specie, dai documenti sottoposti alla Corte risulta che la norma nazionale di cui trattasi nel procedimento principale, secondo la quale il lavoro di interesse generale svolto, nello Stato di emissione, dal condannato bulgaro trasferito, deve essere preso in considerazione dall’autorità competente dello Stato di esecuzione ai fini della riduzione della pena, deriva da un’interpretazione dell’art. 457, par. 5 del NPK in combinato disposto con l’art. 41, par. 3 del codice penale bulgaro accolta dalla Corte suprema di cassazione nella sua sentenza interpretativa.

Tutela della natura

Sentenza della CGUE (Quarta Sezione), 10 novembre2016, causa C-504/14, Commissione europea contro Repubblica ellenica (LEGGI)

Tipo di procedimento: Ricorso per inadempimento

Oggetto: Tutela della natura – Fauna e flora selvatiche – Conservazione degli habitat naturali – Tartaruga marina Caretta caretta.

La Repubblica ellenica avendo tollerato la costruzione di case ad Agiannaki (Grecia), avendo tollerato lo sviluppo delle infrastrutture d’accesso alla spiaggia situata nella zona di Kyparissia (Grecia) con l’apertura di cinque nuove strade verso la spiaggia di Agiannaki nonché l’asfaltatura di taluni punti di accesso e strade esistenti, non avendo adottato misure sufficienti per garantire l’osservanza del divieto di campeggio libero, non avendo adottato le misure necessarie per limitare l’esercizio dei bar sulle spiagge in cui le tartarughe marine Caretta caretta si riproducono, non avendo vigilato a che le emissioni nocive provocate da tali bar non perturbino tali specie, non avendo adottato le misure necessarie per ridurre la presenza di attrezzature e di diverse installazioni sulle spiagge in cui le tartarughe si riproducono e non avendo adottato le misure necessarie per limitare sufficientemente l’inquinamento luminoso è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza della direttiva 92/43/CEE del Consiglio relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche.

Inoltre la Repubblica ellenica non avendo adottato un quadro legislativo e regolamentare completo, coerente e rigoroso diretto alla tutela della tartaruga marina Caretta caretta nella zona di Kyparissia, non avendo adottato, entro il termine prescritto, tutte le misure concrete necessarie per evitare la perturbazione deliberata della tartaruga marina Caretta caretta durante il periodo di riproduzione di detta specie è venuta meno agli obblighi derivanti dal diritto dell’Unione per la tutela della fauna.

Tutela dei diritti fondamentali

Sentenza della CGUE (Grande Sezione), 15 novembre 2016, causa C-268/15, Fernand Ullens de Schooten contro État belge (LEGGI)

Tipo di procedimento: Rinvio pregiudiziale dalla Cour d’appel de Bruxelles

Oggetto: Libertà fondamentali – Articoli 49, 56 e 63 TFUE – Situazione i cui elementi sono tutti collocati all’interno di uno Stato membro – Responsabilità extracontrattuale di uno Stato membro per danni causati ai singoli da violazioni del diritto dell’Unione imputabili al legislatore nazionale e ai giudici nazionali.

La responsabilità extracontrattuale dello Stato per danni causati ai singoli da violazioni del diritto dell’Unione può sorgere soltanto allorché la disposizione del diritto dell’Unione di cui trattasi sia volta a conferire dei diritti a tali singoli. Risulta di conseguenza necessario determinare se ad un singolo che si trova in una situazione come quella del sig. Ullens de Schooten derivino dei diritti dalle disposizioni in discussione del trattato FUE.

Al riguardo si deve ricordare che le disposizioni del Trattato FUE in materia di libertà di stabilimento, di libera prestazione di servizi e di libera circolazione dei capitali non sono applicabili a una fattispecie in cui elementi si collocano tutti all’interno di un solo Stato membro (v., in tal senso, sentenze del 20 marzo 2014, Caixa d’Estalvis i Pensions de Barcelona, C‑139/12, EU:C:2014:174, punto 42 e giurisprudenza ivi citata, nonché del 30 giugno 2016, Admiral Casinos & Entertainment, C‑464/15, EU:C:2016:500, punto 21 e giurisprudenza ivi citata). Tali situazioni si qualificano infatti come “puramente interne” ai sensi dell’art. 94 del regolamento di procedura della Corte di giustizia.

Il diritto dell’Unione deve essere interpretato nel senso che il regime della responsabilità extracontrattuale di uno Stato membro per il danno causato dalla violazione di siffatto diritto non è destinato a trovare applicazione in presenza di un danno asseritamente provocato ad un singolo a causa della presunta violazione di una libertà fondamentale, prevista agli artt. 49, 56 o 63 TFUE, da una normativa nazionale applicabile indistintamente ai cittadini nazionali e ai cittadini di altri Stati membri, allorché, in una situazione i cui elementi sono tutti collocati all’interno di uno Stato membro, non sussistono legami fra l’oggetto o le circostanze in discussione nel procedimento principale e i menzionati articoli.

Principi dell’ordinamento europeo

Sentenza della CGUE (Prima Sezione), 24 novembre 2016, causa C-443/15, David L. Parris contro Trinity College Dublin e a. (LEGGI)

Tipo di procedimento: Rinvio pregiudiziale da The Labour Court, Ireland

Oggetto: Parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro – Divieto di discriminazione fondata sull’orientamento sessuale e sull’età – Regime pensionistico nazionale – Pagamento di una pensione di reversibilità al partner civile – Presupposto – Stipulazione dell’unione civile prima del sessantesimo compleanno dell’affiliato a tale regime – Unione civile.

L’art. 2 della direttiva 2000/78/CE che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, dev’essere interpretato nel senso che non integra una discriminazione fondata sull’orientamento sessuale una normativa nazionale che, nell’ambito di un regime previdenziale professionale, subordini il diritto a una pensione di reversibilità per i partner registrati superstiti degli affiliati alla condizione che l’unione civile sia stata contratta prima del compimento dei 60 anni da parte dell’affiliato, mentre il diritto nazionale non consentiva all’affiliato interessato di contrarre un’unione civile prima di raggiungere tale limite di età.

Non integra quindi una discriminazione fondata sull’età una normativa nazionale come quella oggetto del procedimento principale, che, nell’ambito di un regime previdenziale professionale, subordini il diritto a una pensione di reversibilità per i partner registrati superstiti degli affiliati alla condizione di aver contratto l’unione civile prima del compimento dei 60 anni da parte dell’affiliato, mentre il diritto nazionale non consentiva all’affiliato interessato di contrarre un’unione civile prima di raggiungere tale limite di età.

Sentenza della CGUE (Sesta Sezione), 10 novembre 2016, causa C-548/15, J.J. de Lange controStaatssecretaris van Financiën (LEGGI)

Tipo di procedimento: Rinvio pregiudiziale da Hoge Raad der Nederlanden

Oggetto: Principi di parità di trattamento e di non discriminazione in ragione dell’età – Direttiva 2000/78/CE – Parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro – Differenza di trattamento fondata sull’età – Normativa nazionale che, dopo una determinata età, limita la deduzione delle spese di formazione sostenute – Accesso alla formazione professionale.

Un regime impositivo come quello di cui al procedimento principale, che prevede che il trattamento fiscale delle spese di formazione professionale sostenute da una persona sia diverso a seconda dell’età di quest’ultima, rientra nell’ambito di applicazione ratione materiae della direttiva 2000/78 che sancisce il principio di parità di trattamento e non discriminazione in base all’età.

Un regime impositivo, come quello di cui al procedimento principale, che consente a chi non abbia ancora compiuto i 30 anni di dedurre integralmente, a determinate condizioni, le spese di formazione professionale dai redditi imponibili, mentre tale diritto alla deduzione è limitato per chi abbia già raggiunto tale età, non risulta incompatibile con la direttiva. Infatti detto regime è oggettivamente e ragionevolmente giustificato da una finalità legittima relativa alla politica del lavoro e del mercato del lavoro.

 

12 gennaio 2017
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Il diritto dell’Unione europea incide sulle norme processuali nazionali attraverso una pluralità di fonti: atti normativi che, pur in assenza di un’armonizzazione complessiva, pongono alcune regole relative a specifici settori, principi enunciati dalla Corte di giustizia, nonché la Carta dei diritti fondamentali. L’incidenza di tali fonti sull’ordinamento interno è talora incerta, in relazione sia al campo di applicazione sia ai contenuti; non è facile, infatti, declinare in regole concrete l’obbligo generale degli Stati membri di assicurare la tutela giurisdizionale effettiva nei settori disciplinati dal diritto dell’Unione. Tali difficoltà interpretative sono ben evidenziate dall’ordinanza di rinvio pregiudiziale del Tribunale di Milano riguardo alla controversa questione del diritto del richiedente protezione internazionale di soggiornare nello Stato in attesa dell’esito del ricorso in Cassazione. L’ordinanza costituisce l’occasione per mettere in luce le possibili interpretazioni di alcune norme dell’Unione rilevanti per la questione considerata, avvalorando l’opportunità di ottenere un chiarimento da parte della Corte di giustizia
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La Corte di giustizia si occupa per la prima volta dell’art. 4, par. 2, della direttiva 2000/78/CE sui limiti dell’esenzione delle organizzazioni di tendenza religiosa dal divieto di discriminazioni di carattere religioso in materia di lavoro. A fronte di un ordinamento come quello tedesco, che ha dato attuazione piuttosto blanda alla direttiva favorendo ampiamente l’autonomia confessionale e limitando conseguentemente il controllo giurisdizionale alla mera plausibilità del provvedimento confessionale, Corte giust. 17 aprile 2018, causa C-414/16 opta per l’interpretazione rigorosa del carattere essenziale, legittimo e giustificato del nesso tra mansioni del lavoratore e attività dell’ente, da accompagnare con l’applicazione del principio di proporzionalità (dalla stessa direttiva non richiamato espressamente). Il riconoscimento di una cognizione piena ed esauriente da parte del giudice consente una valutazione oggettiva, e non spiritualistica, del rapporto tra lavoro e tendenza in direzione di una tutela più efficace dei cittadini da discriminazioni di carattere religioso.
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12 settembre 2018
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Può la solidarietà configurare un’ipotesi di reato? In Francia, se finalizzata a prestare aiuto all’ingresso o (fino a poco tempo fa) alla circolazione di stranieri irregolari, sì. Prende il nome, nel gergo comune, di délit de solidarité (o di délit d’hospitalité) ed è al centro di un’annosa vicenda giudiziaria che vede come protagonista, tra gli altri, Cédric Herrou, contadino francese divenuto da alcuni anni uomo-simbolo della difesa dei migranti in transito sulla Val Roia al confine con l’Italia. Sulla questione è intervenuta recentemente un’importante decisione del Conseil constitutionnel che, affermando il valore costituzionale della fraternità, sembra voler richiamare all’ordine il legislatore, imponendogli maggior cautela nel punire coloro che mossi da puro intento solidaristico prestano aiuto a stranieri irregolari sul territorio francese. Ma è realmente così?
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