home search menu
Conciliare e risarcire non sono la stessa cosa. Notarella in margine ad un convegno di Villa Vigoni
Magistratura e società
Conciliare e risarcire non sono la stessa cosa. Notarella in margine ad un convegno di Villa Vigoni
di Francesco Buffa
Consigliere della Cassazione distaccato alla Corte europea dei diritti dell'uomo

Il testo che pubblichiamo contiene il report di Leander Beinlich relativo al convegno tenutosi dall'11 al 13 maggio 2017 a Villa Vigoni, sul lago di Como, ed intitolato Rimedi contro l’immunità. Riconciliando il diritto internazionale e quello nazionale dopo la sentenza della Corte costituzionale italiana n. 238/2014.

La sede del convegno è emblematica non solo perché è la sede della Associazione bilaterale di scambi culturali tra Italia e Germania, ma anche perché – quale oggetto di diritto di proprietà dello Stato tedesco – è stato il bersaglio di una richiesta di iscrizione ipotecaria in sede esecutiva di sentenza di condanna della Germania al risarcimento di danni in favore di deportati della seconda guerra mondiale.

Le questioni al centro del convegno sono note[1]: a fronte di pretese risarcitorie di alcuni cittadini italiani deportati in territorio tedesco ed assegnati al lavoro forzato, fatte valere innanzi alle corti italiane nei confronti della Germania, la Corte internazionale di giustizia ha affermato il principio di immunità della Germania; a tale pronuncia ha fatto seguito l’intervento del legislatore italiano volto ad assicurare il rispetto di quel principio; quindi, su sollecitazione del tribunale di Firenze, la sentenza della Corte costituzionale n. 238/14 ha applicato – per la prima volta – la dottrina dei contro-limiti alla sentenza ICJ ed ha dichiarato illegittime le norme nazionali preclusive delle riparazioni.

Il convegno si è articolato in cinque sessioni.

La prima sessione ha esaminato le preoccupazioni tedesche, che riguardano i pericoli dell’apertura di un vaso di Pandora, potenzialmente illimitato e con effetti dirompenti, in relazione alla molteplicità di ricorsi, decisi, pendenti o proponibili, dalle vittime ed anche dai loro eredi; a tale prospettiva si è contrapposta quella volta a ricercare il superamento negoziato degli effetti della sentenza costituzionale, anche per effetto di un obbligo negoziale “soft” derivante secondo alcuni da un obiter dictum della sentenza della Corte internazionale, fermo però il timore che la disponibilità alla negoziazione possa non essere ritenuta preclusiva dell'accesso alla giustizia dei danneggiati, mantenendo quindi l’esposizione tedesca nelle corti italiane al pericolo suddetto.

La seconda sessione ha esaminato le preoccupazioni italiane: in tale ambito, se il punto di partenza è la dottrina dei controlimiti affermata in sede costituzionale, si è peraltro sottolineata l'esigenza di superare un protezionismo legale, ricorrendo anche al principio della protezione equivalente, che è tecnica ben più flessibile; si è, per altro verso, evidenziato che il riconoscimento di tutela alle vittime pone con sé tre tipi di rischi:

- il pericolo della reciprocità, il pericolo cioè che l'Italia sia assoggettata, come convenuta, a procedimenti analoghi a quelli che oggi riguardano la Germania;

- il rischio del forum shopping, connesso con la possibilità che cittadini di altri Stati agiscano innanzi alle corti italiane per avere tutela qui riconosciuta;

- infine, il rischio di frustrazione delle vittime, perché l'applicazione del principio di immunità precluderebbe in ogni caso l'esecuzione delle decisioni pur favorevoli ai danneggiati.

Il terzo panel si è occupato della prospettiva europea ed ha rilevato che, nonostante il fatto che il diniego dell'immunità tedesca sia nato da due paesi dell'Unione europea (Italia e Grecia), la questione resta comunque estranea al diritto europeo, pur consuetudinario.

Per converso, l'eccezione al principio di immunità è causa di tensioni intracomunitarie e, in assenza di strumenti europei di soluzione del contrasto, si è affermato che dalla comune appartenenza al sistema europeo discende un obbligo politico di trovare soluzioni amichevoli.

La quarta sessione ha riguardato la prospettiva internazionale. Su tale piano si è rilevato da un lato il rischio della non-compliance, derivante dal fatto che all’inadempimento del rispetto di principi potrebbero far seguito contrapposti inadempimenti. Per altro verso, si è rilevato che il diritto internazionale pone l'obbligo di bilanciamento tra interessi contrapposti e che tale profilo, in virtù dell'apertura costituzionale al diritto internazionale, dovrebbe entrare nel giudizio costituzionale, portandovi il principio di immunità come elemento di composizione con il diritto di accesso alla giustizia; da altri, invece, si è sottolineato che il principio di immunità non consente bilanciamenti.

Un quinto panel ha infine cercato di proporre soluzioni al problema, prospettando due profili: in primo luogo, l’esigenza di circoscrivere il problema ai soli casi emersi, e dunque non solo al conflitto in questione (la seconda guerra mondiale), ma anche ai soggetti specificamente interessati (gli IMI, Italian Military Internees); in secondo luogo, l’esigenza di superare un approccio formale e positivista cercando piuttosto soluzioni concordate, in attuazione di un obbligo procedurale di negoziazione; da ciò l’opportunità di creazione di un fondo intergovernativo, su iniziativa dell’Italia per ragioni pratiche, il cui compito sia quello di dare una soluzione, che deve comunque essere limitata al caso concreto.

Il report di Leander Beinich (alla cui lettura integrale si rimanda per ulteriori dettagli) riporta in modo neutro gli aspetti del dibattito delle varie sessioni e le soluzioni ivi prospettate, senza formulare giudizi critici.

Chi scrive non può invece non esprimere due considerazioni.

La prima: le soluzioni del convegno come riferite nel report appaiono insoddisfacenti, perché sul piano teorico la categoria della sovranità (intesa come immunità) ha ceduto da tempo il passo alla “sovranità dei valori” e il rispetto dei diritti inviolabili della persona ha assunto, anche dell'ordinamento internazionale, il ruolo di principio fondamentale, tutelato anche e soprattutto contro gli Stati[2]. E questo non riguarda solo il conflitto ed il caso in questione, ma ogni gross violation dei diritti umani in tempo di guerra.

La seconda: già una cosa è conciliare, altra è risarcire il danno; se poi, anche per ragioni pratiche e nella consapevolezza della difficoltà di una cooperazione del debitore in questa materia, si ritiene necessaria o più utile una soluzione concordata, perché questa sia equa l’entità del danno deve rimanere il punto di partenza di ogni trattativa[3]; pare quindi imprescindibile partire da un esame della materia maggiormente focalizzato sulla posizione delle vittime, e sui loro diritti fondamentali da tutelare, per tracciare linee risolutive della questione.

Ma di questo nel convegno non sembra si sia parlato.

_____________

[1] Per un dettagliato esame delle stesse, si rimanda al numero 1/2015 di Questione Giustizia trimestrale (Obiettivo 2, I diritti fondamentali tra obblighi internazionali e Costituzione).

[2] Così S. Senese, Corte costituzionale e sovranità, in I diritti fondamentali tra obblighi internazionali e Costituzione, cit.

[3] Si vedano in tema le osservazioni critiche di L. Baiada, Quale memoria? I crimini nazifascisti senza giustizia, in questa Rivista on line, 27 gennaio 2017

21 luglio 2017
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
L'Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia
Il debito tedesco e un convegno necessario
Il debito tedesco e un convegno necessario
di Luca Baiada
Sembra prendere terreno un uso anomalo della storia, una torsione culturale a sfondo politico, uno spettacolo di beneficenza. Si confeziona una memoria furba che circonda di rispettabilità lo Stato responsabile di gravi crimini e lo ringrazia per la presa d’atto della sola colpa morale. È una linea che tende a sostituire alla responsabilità giuridica la riparazione o il lenimento. La memoria diventa un surrogato della giustizia, cioè una maschera dell’ingiustizia
24 aprile 2017
Newsletter


Fascicolo 1/2018
Il pubblico ministero nella giurisdizione
La responsabilità civile fra il giudice e la legge
Magistratura e società
Dialogare con il pensiero di Stefano Rodotà*
Dialogare con il pensiero di Stefano Rodotà*
di Mariarosaria Guglielmi
Dialogare con il pensiero di Stefano Rodotà è un dovere intellettuale ed anche un dovere di non rassegnazione, è un impegno per la difesa e per l’affermazione dei diritti, è un impegno per rivendicare una politica che deve renderli possibili
22 maggio 2018
Gorgona e altre isole-carcere. Soprattutto una lettura di Salvati con nome
Gorgona e altre isole-carcere. Soprattutto una lettura di Salvati con nome
di Fabio Gianfilippi
Il libro, tessuto con sensibilità da Silvia Buzzelli e Marco Verdone, è una narrazione a molte voci. Vi si racconta la specialità del progetto rieducativo che si è a lungo condotto nell'isola del Mar Ligure e che, anche se l’attualità sembra segnare tristi arretramenti, merita invece di essere proseguito e replicato altrove. Se il reato è nel suo fondo cecità all’altro e ai suoi bisogni, la pena deve avere l’obiettivo primario di condurre la persona condannata a scoprire il valore del diverso da sé.
28 aprile 2018
La miccia della liberazione*
La miccia della liberazione*
di Raniero La Valle
La giustizia e la pace sono le due grandi conquiste della lotta di Liberazione su cui è stato costruito poi l’intero edificio della nostra Costituzione. Esse non erano però solo delle stazioni di partenza ideali, ma traguardi reali da raggiungere, erano la costituzione materiale da attuare e non solo per noi, ma per tutti. Infatti sono beni comuni universali, e proprio qui, nel Mediterraneo, la giustizia e la pace hanno avuto la loro culla.
27 aprile 2018
Il 25 aprile in tre storie di resistenza
Il 25 aprile in tre storie di resistenza
di Paola Perrone
Va riconosciuto che, per chi non ha vissuto quei momenti, la valutazione del 25 aprile risulta influenzata dal senno del poi. Non tiene conto delle previsioni, aspettative, timori, sbandamenti di tutti gli italiani dell’Alta Italia, e dei partigiani in particolare, nei mesi che seguirono l’8 settembre 1943. Con uno stile che ricorda la storiografia anglosassone, Carlo Greppi cerca di dar conto col senno del prima di ciò che avvenne in quei fatidici mesi. Per farlo, sceglie di scrivere di tre personaggi e tre eventi che meglio di altri condensano insieme timori e determinazione resistenziali.
25 aprile 2018
“Con i piedi nel fango. Conversazioni su politica e verità”
“Con i piedi nel fango. Conversazioni su politica e verità”
di Paola Perrone
In questo libro-intervista, Gianrico Carofiglio parte da un valore che poi non abbandona: ogni soggetto politico deve essere consapevole del proprio agire e responsabile delle scelte che fa. Infatti «l’imperturbabilità» davanti al male «può essere una buona tecnica per il benessere personale ma non è un valore», mentre la sofferenza altrui, le discriminazioni, i grandi problemi del mondo dovrebbero essere sempre all’attenzione del politico e del cittadino, provocando in loro una «forma controllata di disagio» che li porta a scelte anche «compromissorie» pur di ottenere il risultato di attenuare quel male.
21 aprile 2018
La Scuola della magistratura e la memoria
La Scuola della magistratura e la memoria
di Luca Baiada
Con questo intervento, Questione Giustizia intende avviare una riflessione sul ruolo della giurisdizione nella cultura antifascista
13 aprile 2018