home search menu
Emissione di fatture per operazioni inesistenti e sequestro preventivo per equivalente
Giurisprudenza e documenti / giurisprudenza di legittimità
Emissione di fatture per operazioni inesistenti e sequestro preventivo per equivalente
di Federico Piccichè
Avvocato del Foro di Monza e membro del Consiglio Direttivo della Scuola Forense di Monza
Commento a Cass. Pen., Sez. III, Sent. 5 maggio 2016 (dep. 18 ottobre 2016), n. 43952, Pres. Amoresano, Rel. Socci

La sentenza, che si segnala, è interessante per le sue riflessioni in tema di concorso e di profitto relativamente ai delitti di cui agli artt. 2 e 8 del D. Lgs. n. 74 del 2000, con le conseguenti ricadute in punto di corretta applicazione del sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente.

I punti salienti della pronuncia possono così riassumersi.

Il Giudice per le indagini preliminari, su richiesta del Pubblico Ministero, dispone il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, fino alla concorrenza della somma di euro 14.818,00, a carico di due soggetti, sospettati, nella loro veste di amministratori di una società, di avere emesso fatture per operazioni inesistenti.

Più specificatamente, la suddetta somma corrispondeva a quella evasa da altra società in favore della quale le false fatture erano state emesse.

Gli indagati propongono richiesta di riesame avverso il decreto di sequestro e il Tribunale, in accoglimento dell'istanza, annulla il provvedimento impugnato.

In particolare, il Tribunale ritiene illegittimo il decreto di sequestro in quanto “disposto in relazione a beni che appartengono a soggetti che, sulla base del reato contestato, risultano estranei al profitto del reato”.

Il Procuratore della Repubblica propone ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale del riesame, deducendo la violazione del combinato disposto degli artt. 8 del D. Lgs. n. 74 del 2000 e 1, comma 143, della legge n. 244 del 2007.

Secondo l'assunto della Procura, l'ordinanza del Tribunale del riesame merita censura in quanto non tiene conto che l'art. 1, comma 143, della legge n. 244 del 2007 “ricomprende nelle ipotesi di confisca per equivalente sia l'articolo 2 e sia l'articolo 8 del d.lgs. numero 74 del 2000”, con la conseguenza che devono ritenersi sequestrabili non solo i beni appartenenti al soggetto che utilizza le fatture emesse per operazioni inesistenti, ma anche i beni appartenenti al soggetto che emette tali fatture[1].    

I Giudici di legittimità, però, rigettano il ricorso sulla base delle seguenti argomentazioni.

In primo luogo, la Corte osserva che l'emissione di fatture per operazioni inesistenti consiste in un'operazione che coinvolge due soggetti, che sono, da un lato, colui che emette le false fatture e, dall'altro, colui che utilizza tali fatture “portandole in detrazione, inserendole nella sua contabilità come se fossero operazioni esistenti, con un risparmio d'imposta”.

In secondo luogo, la Corte ricorda che l'art. 9 del D.Lgs. n. 74 del 2000, derogando all'art. 110 c.p., stabilisce che colui che emette le fatture per operazioni inesistenti non è punibile a titolo di concorso nel reato previsto dall'art. 2 del D.Lgs. n. 74 del 2000, così come colui che utilizza tali fatture non è punibile a titolo di concorso nel reato previsto dall'art. 8 del D.Lgs. n. 74 del 2000.

Per ultimo, la Corte evidenzia che il profitto, corrispondente al risparmio di imposta, che l'utilizzatore delle false fatture consegue, deve tenersi distinto dal profitto che consegue il soggetto emittente, che invece è “pari al prezzo (compenso) per l'emissione delle fatture”.

Orbene, non essendo configurabile un concorso reciproco tra l'emittente e l'utilizzatore e dovendo tenersi rigorosamente separati i profitti dell'uno e dell'altro, secondo la Corte, “l'emittente le fatture non può subire un sequestro preventivo per il valore corrispondente al profitto conseguito dall'utilizzatore delle fatture”.

Sicché nei confronti del soggetto che emette le false fatture, il sequestro è possibile soltanto nei limiti del profitto e/o compenso da lui conseguito.

Alla luce di quanto esposto, la Corte giunge ad affermare il principio di diritto secondo cui “in materia di emissione di fatture per operazioni inesistenti, il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, non può essere disposto sui beni dell'emittente per il valore corrispondente al profitto conseguito dall'utilizzatore delle fatture medesime, poiché il regime derogatorio previsto dall'art. 9 del d. lgs. n. 74 del 2000 - escludendo la configurabilità del concorso reciproco tra chi emette le fatture e chi se ne avvale - impedisce l'applicazione in questo caso del principio solidaristico, valido nei soli casi di illecito plurisoggettivo. Il sequestro preventivo, astrattamente consentito dall'art. 143 della legge n. 244 del 2007, nei confronti dell'emittente le fatture per operazioni inesistenti deve essere relativo al solo profitto (prezzo del reato) per il reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti, da dimostrarsi in sede di sequestro relativamente a qualsiasi utilità economica valutabile ed immediatamente o indirettamente derivante dalla commissione del reato”.

Il su menzionato principio di diritto è una diretta conseguenza del fatto che le condotte di emissione e di utilizzazione di fatture false sono da considerarsi fra di loro autonome, integrando ciascuna una distinta figura delittuosa, così che, nell'ipotesi in cui tali condotte si realizzino insieme, l'emittente e l'utilizzatore risponderanno ciascuno  per il fatto proprio, dovendo escludersi che uno dei soggetti possa concorrere nel fatto proprio dell'altro[2].

In quest'ottica, allora, diventano chiare e decisamente da condividere le ragioni che hanno portato la Corte a rigettare il ricorso.

In sostanza, la Corte rimprovera al ricorrente di non avere dato la prova che gli indagati, che hanno emesso le false fatture, abbiano conseguito un profitto per la loro condotta illecita.

L'unico profitto, accertato nella fattispecie, è consistito nell'imposta evasa dal soggetto che si è avvalso delle false fatture.

Tale profitto, però, come si è visto, deve essere tenuto ben distinto da quello eventualmente conseguito dal soggetto che ha emesso le false fatture.

Concludendo, dal momento che il soggetto emittente delle fatture può essere colpito da sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente solo nei limiti del proprio profitto, poiché in capo agli indagati emittenti, nella fattispecie in esame, non è stato accertato alcun profitto, nessun sequestro poteva essere disposto a loro carico.

Da qui la conferma da parte della Suprema Corte dell'ordinanza con cui il Tribunale ha deciso di annullare il decreto di sequestro.

 

 


[1] Come è noto, l'art. 1, comma 143, della legge n. 244 del 2007 è stato abrogato dall'art. 14 del D. Lgs. n. 158 del 2015 e “sostituito, in linea di perfetta continuità normativa”, per usare le parole della stessa Corte Suprema tratte dal suo recente arresto n. 35853/16, “dal D. Lgs. n. 74 del 2000, art. 12bis, comma 1, come introdotto dal D. Lgs. n. 158 del 2015, art. 10”.

[2] Si vedano, in proposito, gli arresti della Corte Suprema n. 40172/06 e n. 3995/99, pur riferendosi quest'ultima decisione alla giurisprudenza formatasi sulla vecchia normativa, precedente alla riforma introdotta dal D. Lgs. 10 marzo 2000, n. 74.

16 novembre 2016
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
Gli adempimenti fiscali dell’amministratore giudiziario
Novità normative ed aggiornamenti giurisprudenziali in tema di misure di prevenzione
Novità normative ed aggiornamenti giurisprudenziali in tema di misure di prevenzione
di Francesco Menditto
Pubblichiamo la voce "Novità normative e aggiornamenti giurisprudenziali in tema di misure di prevenzione" tratta dal "Libro dell'anno del diritto 2016" edito da Treccani
10 marzo 2016
Quando il giudice penale sequestra la partecipazione societaria
Quando il giudice penale sequestra la partecipazione societaria
di Renato Nitti
Il sequestro preventivo funzionale alla confisca della partecipazione societaria. Ammissibilità e gestione: esercizio dei diritti c.d. amministrativi principali
16 dicembre 2015
La controversa questione dell’esecuzione delle sentenze CEDU in materia di confisca
La controversa questione dell’esecuzione delle sentenze CEDU in materia di confisca
di Valeria Montaruli
Una nuova frontiera della dialettica con la Corte costituzionale
20 ottobre 2015
Confisca penale e di prevenzione davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo
Confisca penale e di prevenzione davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo
di Francesco Menditto
Carcere, confisca e diritti umani alla luce della giurisprudenza della Cedu
23 luglio 2015
La confisca urbanistica in assenza di condanna, dopo C. Cost 49/15
La confisca urbanistica in assenza di condanna, dopo C. Cost 49/15
di Antonio Laronga
La sentenza della Corte costituzionale 26 marzo 2015, n. 49 sulla confisca urbanistica in assenza di condanna lascia irrisolti alcuni problemi, da affrontare tra istanze garantistiche ed esigenze di tutela dell’ambiente
4 giugno 2015
La confisca diretta del profitto
di Piero Silvestri
Una panoramica sulle questioni più rilevanti in materia di confisca del profitto del reato
22 gennaio 2015
La confisca allargata o per sproporzione di cui all’art. 12 sexies d.l. n. 356/92, conv. dalla l. n. 356/92
di Francesco Menditto
Profili sostanziali e procedimentali (cenni), con particolare riferimento agli orientamenti giurisprudenziali aggiornati al novembre 2014
16 dicembre 2014
La confisca di prevenzione di nuovo al vaglio della Corte Costituzionale: sanzione o misura di sicurezza?
di Danilo Ceccarelli
Una analisi comparatistica all’interno della UE e la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo
26 novembre 2014
Confisca in caso di prescrizione del reato: la parola alla Consulta
di Ciro Angelillis
Dopo la decisione della CoEDU nel caso Varvara c. Italia, la Cassazione con una motivazione che merita di essere letta, ha rimesso alla Consulta la questione di legittimità costituzionale della norma che prevede la confisca, qualora sia accertata la lottizzazione abusiva
26 maggio 2014
Newsletter


Fascicolo 4/2017
L’orgoglio dell’autogoverno
una sfida possibile per i 60 anni del Csm
Giurisprudenza e documenti
Dissequestrata la nave Open Arms: soccorrere i migranti non è reato
Dissequestrata la nave Open Arms: soccorrere i migranti non è reato
di Marco Patarnello
Pur nella difficoltà di trovarsi al centro del Mediterraneo nel disinteresse molto interessato del resto d’Europa e nella preoccupazione di divenire la meta di ogni migrante, con la decisione del gip di Ragusa l’Italia si sforza di non interrompere il collegamento fra diritto e umanità.
19 aprile 2018
Processo Cappato, tra diritto di morire e reato di aiuto al suicidio. La questione è rimessa alla Corte costituzionale
Campi libici, l'inferno nel deserto. La sentenza della Corte di assise di Milano
Campi libici, l'inferno nel deserto. La sentenza della Corte di assise di Milano
La qualità delle indagini e della loro resa dibattimentale, insieme alla ritenuta credibilità delle dichiarazioni delle persone offese, ha confermato, secondo i giudici dell’assise, un contesto di privazione della libertà dei migranti e di violenze di ogni tipo che scolpisce una realtà che per la sorte dei diritti umani è fondamentale non ignorare.
3 aprile 2018
Il sequestro della nave Open Arms: è reato soccorrere migranti in pericolo di vita?
Il sequestro della nave Open Arms: è reato soccorrere migranti in pericolo di vita?
di Simone Perelli
Dopo l’intervento del gip di Catania che ha escluso il fumus dell’associazione per delinquere nei confronti degli appartenenti alla ong Open Arms, è importante interrogarsi sulla sussistenza del reato di cui all’art. 12, comma 3, d.lgs 286/98: è configurabile nei confronti dei volontari che partecipano alle operazioni di soccorso se non concorrono nelle azioni delittuose dei trafficanti che caricano i migranti sui gommoni? La risposta negativa è preferibile per l’operatività della causa di giustificazione.
31 marzo 2018
Reato di scarico di acque reflue industriali oltre i limiti tabellari: metodiche di campionamento e punto di prelievo
Concorrenza tra banche e diffusione di informazioni denigratorie e vere
Concorrenza tra banche e diffusione di informazioni denigratorie e vere
di Aldo Angelo Dolmetta
Prendendo spunto da un caso contenzioso, in cui una banca aveva agito per ottenere il risarcimento del danno derivante dalla condotta di una sua concorrente, che aveva diffuso in una propria pubblicazione periodica il suggerimento di non partecipare all’aumento di capitale della prima (comportamento che la banca attrice qualificava come atto di concorrenza sleale ex art. 2598 cc), il contributo analizza la rilevanza attuale dell’exceptio veritatis quale presupposto di liceità della diffusione al pubblico, da parte di un’impresa, di informazioni denigratorie su un proprio concorrente. In particolare, lo scritto evidenzia la progressiva apertura del diritto vivente verso l’attribuzione di un effetto scriminante alla verità della notizia denigratoria; apertura che però continua a intendere il fatto denigratorio tra concorrenti come dotato di rilevanza meramente negativa (come elemento, cioè di esclusione dell’antigiuridicità di una condotta in sé disapprovata), e non già – ciò che invece si auspica – come dinamica fisiologica e approvata dall’ordinamento, nella prospettiva della promozione di un superiore livello di trasparenza del sistema finanziario.
26 marzo 2018