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I dubbi di legittimità costituzionale della disciplina sanzionatoria in materia di sostanze stupefacenti
Giurisprudenza e documenti
I dubbi di legittimità costituzionale della disciplina sanzionatoria in materia di sostanze stupefacenti
di Davide Barbagiovanni
Avvocato del Foro di Torino
L'autore ripercorre le tappe che hanno delineato una disciplina sanzionatoria che appare il frutto non di scelte consapevoli del legislatore, bensì della stratificazione di interventi del legislatore e della Consulta che sollevano delicate questioni di compatibilità con alcuni principi costituzionali

Nel contributo che qui pubblichiamo si ripercorrono le tappe che hanno contribuito a delineare una disciplina sanzionatoria per gli stupefacenti che appare il frutto non di scelte consapevoli del legislatore, bensì della stratificazione di interventi del legislatore e della Consulta. L’assetto sanzionatorio oggi in vigore rischia di pregiudicare vari principi di rilievo costituzionale (la ragionevolezza della risposta sanzionatoria; la proporzionalità delle pene; il principio di rieducazione; il rispetto degli obblighi internazionali). Tant’è che la Consulta è già stata investita dal GUP di Rovereto e dalla Corte di cassazione da due questioni di legittimità costituzionale. In questo contributo si riassumono i principali temi implicati da quelle ordinanze di rimessione. La parola – nei prossimi mesi e ancora una volta – alla Consulta.
 

 

7 febbraio 2017
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di Andrea Natale
Un primo commento sui temi affrontati – in quattro decisioni – dalle Sezioni unite all’udienza del 26.2.2015, di cui sono oggi note solo le informazioni provvisorie. Alcuni problemi sono forse risolti, ma nuovi problemi interpretativi si affacciano all’orizzonte
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di Luigi Barone e Matilde Brancaccio
La sentenza n.44895, Pinna, esclude l’incidenza “ora per allora” sui termini cautelari di fase della declaratoria di incostituzionalità della disciplina sugli stupefacenti risalente al d.l. n. 272 del 2005, aderendo alla tesi del rapporto cautelare a struttura frazionata
18 novembre 2014
Ancora sulle conseguenze dell'incostituzionalità della Fini-Giovanardi: incidenti di esecuzione e sentenze di patteggiamento
Un intervento del Tribunale di Torino in ordine alla possibilità e alle modalità di rideterminazione della pena applicata in relazione al delitto di cui all'art.73, comma 5, D.P.R. n. 309/1990
14 ottobre 2014
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Fascicolo 3/2017
A cosa serve la Corte di cassazione?
Le banche, poteri forti e diritti deboli
Giurisprudenza e documenti
Gli strumenti di tutela preferenziale del credito nella crisi familiare: profili processuali dell’iscrizione ipotecaria di cui all’art. 156, comma 5 cc. Note a Corte di appello di Firenze, seconda sez. civ., 25 febbraio 2017
Gli strumenti di tutela preferenziale del credito nella crisi familiare: profili processuali dell’iscrizione ipotecaria di cui all’art. 156, comma 5 cc. Note a Corte di appello di Firenze, seconda sez. civ., 25 febbraio 2017
di Beatrice Ficcarelli
L’Autrice, delineato il quadro normativo in cui si inserisce la previsione (iscrizione di ipoteca giudiziale sulla base della sentenza che pronunzia la separazione, a tutela dei crediti di mantenimento, a contenuto non patrimoniale), ritiene non totalmente condivisibile l’orientamento giurisprudenziale della suprema Corte e della giurisprudenza di merito maggioritaria, che richiede, per procedersi a iscrizione ipotecaria, anche la sussistenza del requisito del periculum in mora. La opposta, rigorosa, interpretazione (che richiede la sola esistenza del titolo ai fini della iscrizione), viene ritenuta preferibile, ma necessitante di correttivi rinvenibili sia nella tutela di urgenza azionabile dal debitore a fronte di un danno grave e irreparabile derivante dalla iscrizione ipotecaria sia nell’alternativo ricorso, da parte del creditore, alle misure coercitive previste dall’ordinamento (o da prevedersi).
15 dicembre 2017
Un'interessante decisione sulla legge Mancino. Nota a sentenza del Tribunale di Vercelli del 24 maggio 2017
Un'interessante decisione sulla legge Mancino. Nota a sentenza del Tribunale di Vercelli del 24 maggio 2017
di Fabrizio Filice
Con la sentenza in oggetto, il Tribunale ha assolto due attivisti dall’area antagonista locale dall’imputazione del reato di cui all’articolo 3, comma 1, lett a), della l. n. 654/1975 (legge Mancino), contestata loro per avere appeso alla cancellata della Sinagoga di Vercelli un drappo con la scritta “#STOP BOMBING GAZA ISRAELE ASSASINI FREE PALESTINE”. La nota, ripercorrendo l’iter motivazionale della sentenza, illustra come sia stata decisiva la ricostruzione del contesto politico in cui si sono svolti i fatti. Nell'estate del 2014, infatti, era in corso una campagna militare delle Forze di difesa israeliane contro i guerriglieri palestinesi di Hamas, in cui sono rimasti uccisi più di duemila civili, fra cui centinaia di bambini. Determinante è stata anche la storia personale dei due imputati, che gli stessi rappresentanti delle forze dell’ordine locali, sentiti come testi istituzionali, hanno attestato essere imperniata, fin da quando erano studenti, a posizioni politiche nettamente contrarie all’antisemitismo o al revisionismo sulla Shoah, e anzi ispirate ai valori dell’antifascismo e dell’antirazzismo: posizioni che non si erano modificate nel tempo, in modo da rivelare come anche la scritta ingiuriosa oggetto di imputazione fosse attribuibile non già a un sentimento di ostilità nei confronti del popolo israeliano in quanto popolo ebraico, bensì contro la politica militare israeliana; il che, avendo riguardo all’oggettività giuridica della fattispecie, ha di fatto incrinato la sussistenza del suo elemento caratteristico, che è l’”odio razziale o etnico” quale motivo ispiratore della condotta.
13 dicembre 2017
Il denaro e il tempo. Brevi note sulla sentenza delle Sezioni unite (n. 24675 del 18 luglio 2017) in materia di “usurarietà sopravvenuta”
Il denaro e il tempo. Brevi note sulla sentenza delle Sezioni unite (n. 24675 del 18 luglio 2017) in materia di “usurarietà sopravvenuta”
di Guido Federico
Le Sezioni unite della Cassazione escludono la nullità sopravvenuta della clausola contrattuale di determinazione degli interessi, che, originariamente infra-soglia, abbia superato in corso di rapporto il tasso soglia dell’usura. Affermano inoltre che la pretesa del mutuante di riscuotere gli interessi secondo il tasso validamente concordato non costituisce comportamento contrario a buona fede. In queste brevi note viene indagata la possibilità di applicare al fenomeno della cd. “usurarietà sopravvenuta” la disposizione dell’art. 1339 cc, quale strumento idoneo ad incidere sul contenuto del contratto, non solo in chiave statica ma anche e soprattutto dinamica, in relazione al mutato contesto normativo, mediante inserzione di disposizioni aventi carattere imperativo, indipendentemente dalla nullità delle clausole contrattuali sostituite.
24 novembre 2017
Lesioni colpose stradali grave o gravissime: figura autonoma di reato o circostanza aggravante ad effetto speciale?
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di Federico Piccichè
Nota a Cass., Pen., Sez. IV, Sent. 16 maggio 2017 (dep. 15 settembre 2017), n. 42346, Pres. Bianchi, Rel. Ranaldi
15 novembre 2017
Breve commento all’ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Bologna del 31 agosto 2017
Breve commento all’ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Bologna del 31 agosto 2017
di Sabrina Bosi
Nella motivazione, il tribunale scevera diverse tematiche inerenti la materia delle misure di sicurezza
24 ottobre 2017
Il licenziamento nullo per illiceità della causa o frode alla legge
Il licenziamento nullo per illiceità della causa o frode alla legge
di Marco Vitali
Con la sentenza n. 687 del 4 novembre 2016, il Tribunale di Vicenza ha dichiarato la nullità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo poiché intimato in frode alla legge, ai sensi dell’art. 1344 cc, ed ha applicato la tutela reintegratoria prevista al comma 1 dell’art. 18 Statuto dei lavoratori, nel testo modificato dalla legge n. 92/2012. Il caso induce ad alcune riflessioni attorno alla novella introdotta con il d.lgs n. 23/2015 che ha elevato a regola la tutela indennitaria, escludendo del tutto la tutela reintegratoria per i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo. Nonostante la restrizione delle tutele così attuata, le categorie civilistiche della nullità – in particolare l’illiceità della causa – devono ritenersi operanti nella materia dei licenziamenti
11 ottobre 2017