home search menu
I principi di chiarezza, sinteticità e leggerezza espositiva nel protocollo Cassazione / CNF
Prassi e orientamenti / Protocolli
I principi di chiarezza, sinteticità e leggerezza espositiva nel protocollo Cassazione / CNF
di Angelica Scozia
Avvocato del foro di Torino

La scelta coraggiosa della Suprema Corte e del Cnf di stipulare il protocollo d’intesa sulle raccomandazioni o regole redazionali dei motivi di ricorso (in materia civile e tributaria) del dicembre 2015 si inserisce in un dibattito aperto da molti anni sulle modalità di presentazione e sul contenuto degli atti in Cassazione.

Protagonista del dibattito è il principio di autosufficienza, secondo cui “è requisito sufficiente ma indispensabile – a pena di inammissibilità dell’impugnazione – che dal contesto del ricorso, ovvero dalla semplice lettura di tale atto – con esclusione di ogni altro documento – vale a dire senza dovere ricorrere ad altre fonti, inclusa la medesima sentenza impugnata, si pervenga alla conoscenza del fatto sostanziale e processuale e, quindi, si comprendano senso e portata delle critiche avanzate verso la decisione del grado precedente”[1]

Il fondamento normativo di tale principio è nell’art.366, 1 comma, n.6 c.p.c., ove è richiesto a pena di inammissibilità del ricorso in Cassazione la specifica indicazione degli atti processuali, dei documenti e dei contratti o accordi collettivi sui quali la domanda si fonda.

La Corte di Cassazione si è più volte espressa sulle modalità di riproduzione degli atti e documenti, in forma diretta o indiretta (Cass. civ. Sez. VI, 21/01/2014, n. 1142), sulla trascrizione delle valutazioni delle consulenze tecniche nel ricorso (Cass. civ. Sez. lavoro, 12/02/2014, n. 3224) ed anche sull’inserimento in copia fotostatica o scannerizzata di atti relativi al giudizio di merito (Cass. Civ., Sez. Unite, Ordinanza, 24/02/2014, n. 4324).

Nel caso in cui venga dedotta la violazione dell'art. 112 cod. proc. civ. (riconducibile ad un’ipotesi di “error in procedendo”), la Suprema Corte ha esplicitato l’onere del ricorrente di indicare compiutamente gli atti processuali a pensa di inammissibilità, non potendo il giudice procedere ad una loro autonoma ricerca, ma solo ad una verifica degli stessi, escludendo così il rinvio "per relationem" agli atti della fase di merito (Cass. civ. Sez. lavoro, 04/07/2014, n. 15367).

Il protocollo del 17 dicembre 2015 tiene in considerazione questa giurisprudenza e l’esigenza dei magistrati di poter consultare gli atti dei precedenti gradi di giudizio senza doverli cercare nel fascicolo d’ufficio.

I due organi, che hanno sottoscritto la comune intesa, dichiarano che non vi è alcun onere di trascrizione integrale nel ricorso e nel controricorso di atti e documenti ai quali negli stessi venga fatto riferimento.

Tale affermazione, che può sembrare banale, è, invece, molto importante perché si coordina con quanto indicato nella parte sui motivi di impugnazione, la cui esposizione delle argomentazioni a sostegno delle censure svolte deve rispondere al criterio di specificità e di concentrazione nel limite massimo di trenta pagine.

Già il Consiglio di Stato nel decreto n. 40 del 25 maggio 2015 ha fatto propria per gli atti amministrativi l’indicazione del numero massimo di pagine, il cui superamento, tuttavia, non comporta alcuna sanzione, essendo tale disposizione, come le altre in materia di stile, carattere e spazio, applicata in via sperimentale.

Tuttavia le indicazioni della Suprema Corte e del Cnf sono un segnale di cambiamento, influenzato dal dialogo via via crescente tra magistratura ed avvocatura, anche nelle più alte sedi, e dal dialogo con le corti europee ed internazionali.

I principi di sinteticità e chiarezza espositiva, poli attorno ai quali dovrebbe ruotare tutta l’esperienza giudiziale e tutti i gradi di giudizio, sono gli stessi a cui si ispira il lavoro svolto dagli Osservatori sulla Giustizia Civile in materia di raccordo tra gli atti degli avvocati e i provvedimenti del giudice.

Da anni gli Osservatori, movimenti spontanei dei professionisti del diritto, si impegnano al confronto continuo sulla tematiche del processo e della tutela dei diritti, al fine di individuare una linea comune e condivisa, ed hanno elaborato tecniche di redazione degli scritti giuridici volte alla semplificazione del processo, richiamando – ove possibile – il principio di oralità.

Può apparire talvolta che i protagonisti del processo parlino lingue diverse[2], ognuna volta ad affermare la propria tesi (gli avvocati) o a farne la sintesi (il giudice), ma solo con il raccordo di esse può essere ottenuta una risposta efficace ed efficiente alla domanda di giustizia dei cittadini e delle imprese.

L’esercizio a cui vengono richiamati i professionisti del diritto è arduo, perché rendere la propria domanda giudiziale comprensibile e chiara significa affidarsi agli altri protagonisti del processo, riconoscendo ciascuno il proprio ruolo e “giocando” ad armi pari: se l’esposizione dell’atto introduttivo è sintetica e definita in ogni sua parte, il convenuto prenderà posizione in modo speculare su ogni questione e/o introducendone di nuove e, quindi, il giudice potrà rilevare fin dall’inizio l’area di ciò che è contestato e ciò che non lo è, individuando agevolmente diversi percorsi argomentativi delle parti al fine del decidere.

Dagli scritti delle parti, volti a convincere il giudice, si arriva progressivamente alla costruzione del provvedimento conclusivo[3], in quanto le difese svolte, contestate o no, costituiscono già l'intelaiatura della futura sentenza.

Nel giudizio di merito il principio di non contestazione ex art.115 c.p.c. ha un ruolo fondamentale: serve ad espungere dal processo ciò che non è specificatamente contestato dalle parti e, quindi, ciò che deve essere oggetto della successiva fase istruttoria, in modo da concentrarla su ciò che è interesse delle parti e del giudice per la fase conclusiva.

Questa forma di “autoregolamentazione” del processo si esprime altresì nelle modalità di redazione degli atti e dei provvedimenti. 

La semplificazione dell’esposizione passa per la individuazione degli elementi in fatto ed in diritto necessari per la comprensione della domanda.

L’Osservatorio sulla Giustizia civile di Torino si è dedicato non solo alla redazione di un protocollo per la redazione di atti e provvedimenti[4], ma anche alla redazione di modelli di atti e sentenze in materie quali le locazioni, la famiglia e la responsabilità civile.

I modelli sono strutture di riferimento per esercitare una certa azione o, correlativamente, per difendersi rispetto ad una determinata domanda o, ancora, per la stesura della sentenza[5]: coniugano, in sostanza, efficienza ed efficacia nell'ambito del servizio giustizia.

Se da un lato le proposte degli Osservatori (oltre all'Osservatorio di Torino anche quelli di Milano e Reggio Emilia hanno lavorato sulla redazione del protocollo per la redazione degli atti) possono apparire limitative del diritto di difesa (cosa che non è, in quanto la difesa viene “esaltata” perché concentrata in pochi elementi chiari e sintetici), la Corte di Cassazione si è già espressa sanzionando le difese sovrabbondanti, non giustificate né proporzionate alla complessità giuridica o all'importanza economica della questione veicolata (Cass. Civ., Sez. II, 04/07/2012, n. 11199;  Cass. Civ., Sez. III, 19/03/2014, n. 201361 ;Cass. Civ., Sez. Lav, 30/09/2014, n. 20589), ritenendo che in esse possa ravvisarsi l'abuso del processo a prescindere dalla valutazione della fondatezza della pretesa azionata e delle difese svolte in violazione dell'art.88 c.p.c. (in proposito si veda anche Trib. Milano, sez. IX civ., ordinanza 1 ottobre 2013 e Corte App. Milano, Sez. I civ., ordinanza 14 ottobre 2014 e Trib. Milano, sez. IX civ., sentenza 12/05/2015).

Il Protocollo d'intesa della  Corte di Cassazione e del Consiglio Nazionale Forense si pone in linea con quanto già prescritto dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea e dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo: Lussemburgo e Strasburgo ispirano Roma in tema di redazione degli atti e non solo; il recente Protocollo tra la Corte di Cassazione e la Corte Edu, stipulato a Strasburgo l’11 dicembre 2015, è la presa di coscienza dei giudici nazionali dell'importanza del dialogo tra le Corti ai più alti livelli e da vita ad una collaborazione volta ad approfondire i meccanismi di funzionamento delle due giurisdizioni.

Dal 2012 la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha emanato il nuovo regolamento di procedura che prevede all'art.58 che “salvo quanto disposto da norme specifiche, la Corte può stabilire la lunghezza massima delle memorie o delle osservazioni depositate innanzi ad essa” nonché le raccomandazioni[6] ed istruzioni pratiche per il procedimento avanti al Tribunale di primo grado (General Court) e innanzi alla Corte stessa secondo cui gli scritti delle parti debbono rispettare una lunghezza variabile tra le cinque e le quindici pagine, in base alla tipologia di cause e dello scritto difensivo.

Inoltre gli atti processuali depositati innanzi alla Corte devono essere redatti in modo che sia possibile comprenderne la struttura e la portata sin dalle prime pagine e debbono iniziare con una breve illustrazione dello schema seguito o da un sommario, utilizzando un linguaggio semplice e preciso.

Dal 2014 la Corte Edu ha modificato l'art.47 del Regolamento della Corte, prevedendo che ogni ricorso depositato a norma dell’articolo 34 della Convenzione sia presentato mediante il formulario di ricorso fornito dalla Cancelleria, salvo che la Corte decida altrimenti.

Il ricorso deve contenere tutte le informazioni richieste nelle diverse parti del formulario ed indicare, tra le altre, d) un’esposizione succinta e leggibile dei fatti; e) un’esposizione succinta e leggibile della o delle violazioni della Convenzione lamentate e delle relative argomentazioni; e f) un’esposizione succinta e leggibile che dimostri il rispetto da parte del ricorrente dei criteri di ricevibilità enunciati all’articolo 35 § 1 della Convenzione.

Tutte le informazioni di cui all'art.47 - in particolare le lettere da d) a f) - devono essere  sufficienti a consentire alla Corte di determinare natura e oggetto del ricorso senza dover consultare altri documenti. 

Anche la Corte Edu, quindi, applica il principio di autosufficienza, principio che si pone in linea con lo scopo del giudizio della Corte, consistente nell'accertamento della ingerenza illegittima e sproporzionata dello Stato nazionale, tale da violare la Convenzione Edu.

Infine, il citato protocollo di Strasburgo ha l’obiettivo di consentire che la giurisprudenza di legittimità veicoli i principi della Convenzione Edu garantendone stabilità e certezze[7].

Ma non vi sarà alcun veicolo che “trasporti” i principi fondamentali se non vi sarà una chiara comprensione delle domande delle parti, esse stesse formate ed euroinformate sullo studio della legislazione e giurisprudenza non solo nazionale ma anche internazionale ed europea.

L’avvocato ed il magistrato sono “facce della stessa medaglia”[8] ed i principi di chiarezza, sinteticità e leggerezza espositiva sono gli unici che consentono un vero dialogo tra i protagonisti del processo, dal giudizio di primo grado fino al giudizio di legittimità, ed oltre.

 



[1] Definizione del Prof. Eugenio Dalmotto, Università di Torino, nell’intervento su “Tecniche di redazione degli atti degli avvocati: nel processo telematico, inserimento di link, raccordo tra atti difensivi e provvedimenti del giudice” nell'ambito del ciclo di incontri organizzato dall’Osservatorio sulla Giustizia civile di Torino nel novembre 2015.

[2] Definizione della dott.ssa Luciana Breggia del Tribunale di Firenze, coordinatrice degli Osservatori sulla Giustizia civile

[3] In tale lavoro svolge un ruolo determinate lo stagista del Giudice che predispone la scheda del processo al fine di enucleare le questioni giuridiche (v. l'’articolo 73 del D.L. 69/2013, convertito con legge 9 agosto 2013, n. 98, modificato dagli articoli 50 e 50-bis del D.L. 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, che prevede che i laureati in giurisprudenza più meritevoli possano accedere, a domanda e per una sola volta, a stage di formazione teorico-pratica della durata di diciotto mesi presso gli uffici giudiziari, per assistere e coadiuvare i magistrati delle Corti di appello, dei tribunali ordinari, degli uffici requirenti di primo e secondo grado, degli uffici e dei tribunali di sorveglianza, dei tribunali per i minorenni nonché i giudici amministrativi dei TAR e del Consiglio di Stato).

[4] Il protocollo è scaricabile dal sito del Tribunale di Torino, servizi ai professionisti

[5] Marco Ciccarelli, Collaborazione ed efficienza nel processo civile. Redazione degli atti, diritto di difesa e servizio degli Uffici Giudiziari, relazione accompagnatoria del Protocollo per la redazione degli atti processuali civile dell'Osservatorio sulla Giustizia Civile di Torino.

[6] Nuovo regolamento di procedura della Corte di giustizia adottato a Lussemburgo il 25/09/2012 (GU L 265 del 29.9.2012) e raccomandazioni all'attenzione dei giudici nazionali (2012/C 338/01)

[7] Giovanni Canzio, Primo Presidente della Corte di Cassazione nella  “Relazione sull’amministrazione della giustizia nell’anno 2015” (pag.92) presentata all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2016.

[8] Massimo Terzi, Presidente del Tribunale di Torino all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2016.

9 marzo 2016
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
Sull’addebito delle spese all’amministrazione soccombente nel giudizio di protezione internazionale promosso dal richiedente ammesso al patrocinio a spese dello Stato
Sull’addebito delle spese all’amministrazione soccombente nel giudizio di protezione internazionale promosso dal richiedente ammesso al patrocinio a spese dello Stato
di Elisa Bertillo
Con la pronuncia n. 164 del 2018, la Cassazione individua i presupposti per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato dello straniero richiedente protezione internazionale, fornendo un’interpretazione estensiva del concetto di «straniero regolarmente soggiornante sul territorio nazionale». La sentenza offre l’occasione per affrontare il tema del rapporto tra gratuito patrocinio e regolamento delle spese di lite, analizzando in particolare le differenti posizioni espresse, da una parte, da Cass. 29 ottobre 2012, n. 18583, dall’altra, dal Tribunale di Firenze, con ordinanza del 6 dicembre 2017, e da Cass. 9 marzo 2018, n. 5819
25 giugno 2018
Condannati inadempienti ed estinzione del reato. Nota a Cassazione, sez. I penale, n. 10235/2018
Condannati inadempienti ed estinzione del reato. Nota a Cassazione, sez. I penale, n. 10235/2018
di Federico Bardelle
Il condannato con decreto penale, il quale non paghi la sanzione pecuniaria, può beneficiare comunque dell'effetto estintivo di cui all’art. 460, comma cinque, cpp, se l'organo esecutivo competente non ha attivato l'esecuzione della pena inflitta
5 giugno 2018
Quale sanzione per il licenziamento tardivo?
Commento alla sentenza della Cassazione n. 30985/2017 (Sez. Unite)
Quale sanzione per il licenziamento tardivo? Commento alla sentenza della Cassazione n. 30985/2017 (Sez. Unite)
di Anna Terzi
Attraverso l’esercizio del potere disciplinare il datore di lavoro può imporre l’esatto adempimento della prestazione, colpendo con la sanzione la condotta non conforme. Il trascorrere del tempo senza contestazioni è invece significativo di una valutazione datoriale di fiducia sull’esatto adempimento della prestazione per il futuro, senza necessità di un intervento sanzionatorio. Il licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, massima sanzione disciplinare, presuppone un inadempimento talmente grave da far venire meno l’elemento fiduciario. Non vi può essere compatibilità tra l’assenza di contestazioni protratta per lungo tempo in ordine alla condotta pienamente conosciuta che si assume inadempiente e l’interesse del datore di lavoro a sanzionarla, e tanto meno tra l’assenza di contestazioni e l’elisione dell’elemento fiduciario del rapporto.
21 maggio 2018
La protezione umanitaria per motivi di integrazione sociale. Prime riflessioni a margine della sentenza della Corte di cassazione n. 4455/2018
La protezione umanitaria per motivi di integrazione sociale. Prime riflessioni a margine della sentenza della Corte di cassazione n. 4455/2018
di Chiara Favilli
La Cassazione eleva l’integrazione sociale a motivo rilevante per la determinazione della vulnerabilità individuale e di riconoscimento della protezione umanitaria. Motivo autonomo, ma non indipendente dalla condizione di origine del richiedente, che implica l’accertamento del fatto che egli nel suo Paese corra il rischio di veder sacrificati i propri diritti fondamentali anche per ragioni diverse da quelle per cui opera la protezione internazionale con lo status di rifugiato e con la protezione sussidiaria. Ma al giudice del merito spetta il compito di verificare se tale rischio di pregiudizio sia attuale. E tale gravosa funzione si può e si deve giovare dell’obbligo di cooperazione istruttoria e del beneficio del dubbio.
14 marzo 2018
Il seguito in Cassazione della pronuncia della Corte costituzionale n. 269 del 2017: prove pratiche di applicazione
Il seguito in Cassazione della pronuncia della Corte costituzionale n. 269 del 2017: prove pratiche di applicazione
di Diletta Tega
Di fronte al problema di doppia pregiudizialità rappresentato dalla violazione tanto della Costituzione (e di fonti internazionali, come la Cedu, che operano attraverso la mediazione dell’art. 117, primo comma, Cost.), quanto della Cdfue, l’ordinanza in commento della Corte di cassazione, seguendo l’impostazione della sentenza costituzionale n. 269/17, solleva una articolata questione di legittimità costituzionale, nella quale operano come parametri (interposti) anche le norme della Cdfue, pure quando esse, secondo la Suprema corte, avrebbero efficacia diretta. È espressamente lasciata alla Corte costituzionale la valutazione se rivolgersi con un rinvio pregiudiziale di interpretazione alla Corte di giustizia: alle prese con dubbi di compatibilità della normativa italiana con la Cdfue, la Cassazione avrebbe voluto – e dovuto, in base all’art. 267 Tfue – far rinvio pregiudiziale alla Corte di Lussemburgo; ma consapevole di quanto affermato dalla Corte costituzionale, ha deciso di rivolgersi, in prima battuta, a Palazzo della Consulta.
12 marzo 2018
Riforma Orlando: primo caso di applicazione retroattiva del nuovo art. 442, secondo comma, cpp
Riforma Orlando: primo caso di applicazione retroattiva del nuovo art. 442, secondo comma, cpp
di Federico Piccichè
Nota a Cass. Pen., Sez. 4, Sent. 15 dicembre 2017 (dep. 11 gennaio 2018), n. 832, Pres. Di Salvo, Rel. Picardi
20 febbraio 2018
Violenza di genere e protezione internazionale. Note a margine di un recente orientamento della Corte di cassazione
Violenza di genere e protezione internazionale. Note a margine di un recente orientamento della Corte di cassazione
di Diana Genovese
Già nel 2002 l’Unhcr (Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati) aveva evidenziato come storicamente la definizione di “rifugiato” fosse legata ad un quadro di esperienze tipicamente maschili, trascurando la particolare condizione in cui si trovano le donne in alcune zone di provenienza.
5 febbraio 2018
La tentazione riduzionista dell'accesso alla Cassazione e il vizio di motivazione
La tentazione riduzionista dell'accesso alla Cassazione e il vizio di motivazione
di Raffaello Magi
Una riflessione sulle proposte “riduzionistiche” del ricorso alla suprema Corte in materia penale
17 gennaio 2018
Le Sezioni unite si pronunciano sul luogo di deposito della richiesta di riesame di misure cautelari reali
Le Sezioni unite si pronunciano sul luogo di deposito della richiesta di riesame di misure cautelari reali
di Federico Piccichè
Nota a Cass. Pen., Sez. unite, Sent. 22 giugno 2017 (dep. 13 ottobre 2017), n. 47374, Pres. Canzio, Rel. Bonito
19 dicembre 2017
Il denaro e il tempo. Brevi note sulla sentenza delle Sezioni unite (n. 24675 del 18 luglio 2017) in materia di “usurarietà sopravvenuta”
Il denaro e il tempo. Brevi note sulla sentenza delle Sezioni unite (n. 24675 del 18 luglio 2017) in materia di “usurarietà sopravvenuta”
di Guido Federico
Le Sezioni unite della Cassazione escludono la nullità sopravvenuta della clausola contrattuale di determinazione degli interessi, che, originariamente infra-soglia, abbia superato in corso di rapporto il tasso soglia dell’usura. Affermano inoltre che la pretesa del mutuante di riscuotere gli interessi secondo il tasso validamente concordato non costituisce comportamento contrario a buona fede. In queste brevi note viene indagata la possibilità di applicare al fenomeno della cd. “usurarietà sopravvenuta” la disposizione dell’art. 1339 cc, quale strumento idoneo ad incidere sul contenuto del contratto, non solo in chiave statica ma anche e soprattutto dinamica, in relazione al mutato contesto normativo, mediante inserzione di disposizioni aventi carattere imperativo, indipendentemente dalla nullità delle clausole contrattuali sostituite.
24 novembre 2017
Newsletter


Fascicolo 2/2018
L’ospite straniero.
La protezione internazionale
nel sistema multilivello di tutela
dei diritti fondamentali
Prassi e orientamenti
Reati motivati da ragioni di odio e discriminazione etnico-religiosa e immigrazione: le direttive del Procuratore della Repubblica di Torino
Reati motivati da ragioni di odio e discriminazione etnico-religiosa e immigrazione: le direttive del Procuratore della Repubblica di Torino
Pubblichiamo le Direttive per un più efficace contrasto dei reati motivati da ragioni di odio e discriminazione etnico-religiosa e per la più rapida trattazione degli Affari dell’Immigrazione, nel rispetto dei diritti fondamentali delle persone emanate il 9 luglio 2018
17 luglio 2018
Il processo volto al riconoscimento della protezione internazionale: i primi orientamenti giurisprudenziali
Il processo volto al riconoscimento della protezione internazionale: i primi orientamenti giurisprudenziali
di Salvatore Casciaro
Lo scritto costituisce il testo della relazione tenuta alle giornate di studio La protezione internazionale e umanitaria: aspetti processuali e sostanziali, promosse da Ordine degli avvocati di Bari, Asgi e Scuola superiore della magistratura
28 giugno 2018
Intangibilità della giurisdizione, giusto processo ed effettività della tutela. Domande connesse e derogabilità della giurisdizione*
di Gabriele Serra
Lo scritto affronta il tema del principio di inderogabilità della giurisdizione e della conseguente rilevabilità d’ufficio in ogni stato e grado del processo del difetto di giurisdizione, in particolare nel rapporto tra giudice ordinario e giudice amministrativo, ponendolo in relazione con i principi, di rango costituzionale, della ragionevole durata del processo e dell’effettività della tutela. In questa direzione, poste alcune brevi premesse storiche in ordine al principio di intangibilità, l’A. conduce un breve viaggio negli ordinamenti francese e tedesco, al fine di esaminare i principali istituti volti a regolare il riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo e le problematiche connesse. Su tali basi, anche comparate, viene allora esaminata, in ipotetiche quattro tappe evolutive, la giurisprudenza delle Sezioni unite della Corte di cassazione (e della Corte costituzionale), circa il bilanciamento tra i principi in esame, che ha visto una sempre maggiore erosione del principio di intangibilità della giurisdizione a fronte di esigenze di tutela della ragionevole durata del processo e dell’effettività della tutela. Alla luce di tale percorso interpretativo, l’A. affronta infine la problematica, ancora aperta, della connessione tra domande giudiziali quale istituto idoneo o meno a derogare la giurisdizione
19 giugno 2018
IoT e intelligenza artificiale: le nuove frontiere della responsabilità civile (e del risarcimento)*
di Silvia Toffoletto
Le applicazioni dell’intelligenza artificiale sono ormai “dentro” il nostro quotidiano, rendendo necessaria una regolamentazione del settore ormai improcrastinabile. Il dibattito si è aperto in sede europea, a livello dottrinale e legislativo, senza dimenticare il ruolo centrale che potranno assumere le Corti, grazie ad una giurisprudenza condivisa (Courts facing Courts), che miri ad una disciplina quanto più possibile uniforme anche dal punto di vista sostanziale in ambito europeo
13 giugno 2018
La Banca dati nazionale del Dna e la salvaguardia del diritto al rispetto della vita privata del singolo
La Banca dati nazionale del Dna e la salvaguardia del diritto al rispetto della vita privata del singolo
di Emilio Gatti
La raccolta a fini investigativi e la conservazione dei profili genetici pone delicati problemi di compatibilità delle esigenze investigative con il diritto al rispetto della vita privata e familiare previsto dall’art. 8 della Cedu soprattutto nei confronti di individui indagati ma poi assolti con sentenza definitiva. Il contributo ripercorre la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, l’obbligo di creare una banca dati nazionale del Dna stabilito dal Trattato di Prüm e le soluzioni adottate dal legislatore italiano che paiono rispettose dei principi convenzionali e costituzionali, in attesa di verificare la correttezza delle prassi applicative
6 giugno 2018
Cliniche legali e protezione internazionale
Cliniche legali e protezione internazionale
di Simone Spina
Le cliniche legali, promuovendo l'impegno diretto degli studenti in materie sensibili – d'interesse pubblico o collettivo – rappresentano una metodologia didattica innovativa, formativamente utile e culturalmente feconda, in quanto, a forme di trasmissione del sapere di tipo pratico-laboratoriale, uniscono l'attenzione verso i soggetti deboli e svantaggiati, quali sono i richiedenti protezione internazionale
1 giugno 2018