home search menu
Il delitto di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte
Giurisprudenza e documenti / giurisprudenza di legittimità
Il delitto di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte
di Federico Piccichè
Avvocato del Foro di Monza e membro del Consiglio Direttivo della Scuola Forense di Monza
Cass. Pen., Sez. III, sentenza 24 febbraio 2016 (dep. 1 aprile 2016), n. 13233, Pres. Amoresano, Rel. Andreazza

La sentenza, qui annotata, è di sicuro interesse perché, oltre a fare piena luce sulle caratteristiche strutturali del delitto di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, introduce nuovi spunti di riflessione in particolare sul concetto di idoneità, che la condotta del soggetto attivo del reato deve avere per potere realmente ritenersi insidiosa rispetto alle pretese dell'Erario.

Il caso è il seguente.

A carico dell'indagata viene disposto il sequestro preventivo di diversi beni, tra cui una particella immobiliare, sino ad un ammontare massimo di circa due milioni e mezzo di euro in relazione al reato di cui all'art. 11 del D. Lgs. n. 74 del 2000.

In particolare, all'indagata si contestava di avere venduto la suddetta particella ad una società svizzera, con soci non identificabili, al prezzo di euro 650.000 al solo scopo di sottrarre il bene alla procedura esecutiva promossa dall'Agenzia delle Entrate con riferimento alle imposte sui redditi per gli anni dal 2007 al 2010.

L'indagata presenta richiesta di riesame avverso il decreto di sequestro preventivo e il Tribunale del riesame respinge la richiesta.

Avverso l'ordinanza di rigetto del Tribunale, l'indagata propone ricorso per cassazione articolando tre motivi.

Con il primo, l'ordinanza viene censurata perché ha omesso di considerare che la Commissione Tributaria aveva accertato l'inesistenza del debito tributario, per sottrarsi al quale, secondo l'Autorità procedente, la ricorrente aveva appunto venduto la particella edificiale sopra menzionata.

Con il secondo, l'ordinanza viene censurata perché non ha tenuto conto della totale assenza nella ricorrente di un intento elusivo.

Con il terzo, l'ordinanza viene censurata deducendo l'illegittima applicazione retroattiva, in relazione alla quota di imposta per l'anno 2007, del sequestro finalizzato alla confisca per equivalente.

La Corte accoglie il ricorso, premettendo però la manifesta infondatezza del terzo motivo.

Infatti, a questo proposito, la Corte precisa che il delitto di cui all'art. 11, D. Lgs. 74/2000, si consuma nel momento in cui vengono poste in essere le condotte di alienazione simulata o di compimento di altri atti fraudolenti.

Conseguentemente, nella specie in esame, il momento in cui il reato si è consumato, ammesso che l'intera operazione di vendita possa ritenersi simulata e/o fraudolenta, coincide con la data dell'atto di vendita della particella immobiliare, cui in apertura si è fatto cenno.

Poiché la data dell'atto di vendita risale al 2014, è del tutto legittima l'applicazione della disciplina normativa del sequestro finalizzato alla confisca per equivalente, essendo tale disciplina stata introdotta in epoca anteriore dall'art. 1, comma 143, della L. n. 244 del 2007.

Ciò premesso, la Corte passa ad esaminare i restanti motivi.

Più in dettaglio.

Come prima cosa, la Corte rammenta che il delitto di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte è un reato di pericolo e non richiede come presupposto “una previa azione di recupero da parte dell'amministrazione finanziaria”.

Secondo la Corte, dunque, per integrare il delitto, è sufficiente “la semplice idoneità della condotta a rendere inefficace (anche solo parzialmente) la procedura di riscossione – idoneità da apprezzare con giudizio ex ante – e non anche l'effettiva verificazione di tale evento”.

Ovviamente, perché la condotta di sottrazione del bene alle pretese del Fisco, possa rilevare sul piano penale, è necessario che essa “si caratterizzi per la natura simulata dell'alienazione del bene o per la natura fraudolenta degli atti compiuti sui propri o sugli altrui beni”.

Altrimenti, integrerebbe il delitto in questione la condotta di colui che, pur nella pendenza di una procedura esattoriale, si limitasse semplicemente a disporre dei propri beni.

La Corte, poi, aggiunge un'ulteriore ed importante precisazione.

Ai fini del perfezionamento del delitto, non basta che la condotta sia simulata o fraudolenta, essendo anche necessario che essa sia idonea “a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva”.

In altri termini, secondo la Corte, ammesso che la condotta sia caratterizzata da modalità simulate o fraudolente, è comunque necessario verificare se le pretese del Fisco siano suscettibili di essere ugualmente garantite, pur in presenza di atti artificiosi.

“A ragionare diversamente”, scrive molto efficacemente la Corte, “diverrebbe impossibile, se non integrando reato, per qualunque soggetto che fosse debitore verso l'Erario di una somma superiore ad euro 50.000, e pur titolare di un patrimonio di gran lunga più consistente, compiere atti di disposizione del proprio patrimonio”.

Tirando le somme, la Corte afferma che, nella specie sottoposta al suo esame, non risulterebbe adeguatamente provata, innanzitutto, la natura simulata dell'intera operazione di vendita della particella immobiliare.

Invero, il Tribunale del riesame, pur prendendo atto che la normativa elvetica consentiva al legale rappresentante della società svizzera acquirente della suddetta particella di non indicare in sede di rogito il titolare effettivo della società, aveva con motivazione assolutamente insufficiente affermato che l'operazione era stata “effettuata con una certa urgenza e comunque con una trasparenza dubbia”.

In secondo luogo, la Corte osserva che, se anche l'intera condotta tenuta dall'indagata possa considerarsi simulata, andava comunque verificato, in concreto, la sua idoneità a rendere totalmente o parzialmente inefficace la procedura di riscossione.

Conseguentemente, premesso che il profitto del reato di cui all'art. 11, D. Lgs. 74/2000, non deve coincidere con l'importo delle imposte non pagate, ma con il valore del bene, idoneo a garantire le pretese dell'Erario, che viene fatto oggetto delle condotte artificiose tipizzate dalla norma, la Corte conclude affermando che l'ordinanza impugnata avrebbe dovuto spiegare, adeguatamente, “proprio alla luce della corretta identificazione del profitto relativo al reato in oggetto perché, anche a volere considerare simulata l'operazione in oggetto, il patrimonio complessivo della indagata, una volta sottratto il valore del bene de quo pari ad euro 650.000, non fosse comunque sufficiente a garantire le pretese dell'Amministrazione finanziaria”.

La sentenza in esame, come già anticipato, è particolarmente importante.

Essa insegna, in modo molto chiaro, che il delitto in questione è un reato di pericolo, che si consuma nel momento in cui vengono commessi gli atti artificiosi, non mancando di precisare che tali atti devono, comunque, essere in grado di nuocere agli interessi erariali.

Precisa, poi, che il profitto del reato non deve essere individuato “nell'importo delle imposte non pagate, essendo quest'ultimo, semmai, il profitto delle ben diverse condotte di evasione, eventualmente commesse in precedenza ed integranti illecito penale in presenza dei requisiti di legge”, bensì deve essere circoscritto al valore del bene che viene sottratto con stratagemmi alla garanzia del Fisco, che agisca per il recupero delle somme evase.

Considerazione, quest'ultima, che porta la Corte a stabilire che il reato può ritenersi integrato nel caso in cui la diminuzione patrimoniale causata dall'atto, in ipotesi simulato e/o fraudolento, riduca in modo significativo le garanzie in favore dell'Erario.

Per un maggiore chiarimento, la Corte tiene a precisare, nel punto più importante e significativo della sua pronuncia, che la diminuzione patrimoniale provocata dall'operazione artificiosa può considerarsi realmente nociva per il Fisco allorché la pretesa tributaria corra il rischio di non trovare “capienza nel patrimonio del debitore”.

Sicché il reato andrebbe escluso se si accerta che le sostanze residue del debitore sono comunque sufficienti a garantire la pretesa tributaria.

Su quest'ultimo punto, la sentenza, che probabilmente introduce un concetto nuovo nel panorama giurisprudenziale, è assolutamente condivisibile, dal momento che si uniforma al principio generale, che permea il diritto penale tributario nel suo complesso, secondo cui sono da sanzionare, con rigore, esclusivamente quelle condotte che siano effettivamente lesive degli interessi erariali.

24 ottobre 2016
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
La tentazione riduzionista dell'accesso alla Cassazione e il vizio di motivazione
La tentazione riduzionista dell'accesso alla Cassazione e il vizio di motivazione
di Raffaello Magi
Una riflessione sulle proposte “riduzionistiche” del ricorso alla suprema Corte in materia penale
17 gennaio 2018
Le Sezioni unite si pronunciano sul luogo di deposito della richiesta di riesame di misure cautelari reali
Le Sezioni unite si pronunciano sul luogo di deposito della richiesta di riesame di misure cautelari reali
di Federico Piccichè
Nota a Cass. Pen., Sez. unite, Sent. 22 giugno 2017 (dep. 13 ottobre 2017), n. 47374, Pres. Canzio, Rel. Bonito
19 dicembre 2017
La violazione dell’art. 7 Cedu per imprevedibilità dell’illecito penale
La violazione dell’art. 7 Cedu per imprevedibilità dell’illecito penale
di Giovanni Dinisi
Una definitiva risposta della Corte di Strasburgo all’overruling in malam partem esercitato dalle corti statali?
7 dicembre 2017
Il denaro e il tempo. Brevi note sulla sentenza delle Sezioni unite (n. 24675 del 18 luglio 2017) in materia di “usurarietà sopravvenuta”
Il denaro e il tempo. Brevi note sulla sentenza delle Sezioni unite (n. 24675 del 18 luglio 2017) in materia di “usurarietà sopravvenuta”
di Guido Federico
Le Sezioni unite della Cassazione escludono la nullità sopravvenuta della clausola contrattuale di determinazione degli interessi, che, originariamente infra-soglia, abbia superato in corso di rapporto il tasso soglia dell’usura. Affermano inoltre che la pretesa del mutuante di riscuotere gli interessi secondo il tasso validamente concordato non costituisce comportamento contrario a buona fede. In queste brevi note viene indagata la possibilità di applicare al fenomeno della cd. “usurarietà sopravvenuta” la disposizione dell’art. 1339 cc, quale strumento idoneo ad incidere sul contenuto del contratto, non solo in chiave statica ma anche e soprattutto dinamica, in relazione al mutato contesto normativo, mediante inserzione di disposizioni aventi carattere imperativo, indipendentemente dalla nullità delle clausole contrattuali sostituite.
24 novembre 2017
Lesioni colpose stradali grave o gravissime: figura autonoma di reato o circostanza aggravante ad effetto speciale?
Lesioni colpose stradali grave o gravissime: figura autonoma di reato o circostanza aggravante ad effetto speciale?
di Federico Piccichè
Nota a Cass., Pen., Sez. IV, Sent. 16 maggio 2017 (dep. 15 settembre 2017), n. 42346, Pres. Bianchi, Rel. Ranaldi
15 novembre 2017
L'editoriale del n. 3/2017
L'editoriale del n. 3/2017
di Renato Rordorf
Due gli obiettivi al centro di questo numero: “A cosa serve la Corte di cassazione?”, “Le banche, poteri forti e diritti deboli”
13 novembre 2017
La Cassazione si cimenta sulla firma digitale: solo CAdES o anche PAdES? 
Istruzioni per l’uso
La Cassazione si cimenta sulla firma digitale: solo CAdES o anche PAdES? Istruzioni per l’uso
di Gianmarco Marinai
Commento all’ordinanza n. 20672/2017 di rimessione alle Sezioni unite della questione concernente gli effetti della violazione delle disposizioni tecniche specifiche sulla forma degli “atti del processo in forma di documento informatico”
19 ottobre 2017
L’“evoluzione” dell’assegno di divorzio. Una recente decisione della suprema Corte, tra nomofilachia e creazione giudiziaria del diritto
Ancora in tema di continuazione e particolare tenuità del fatto
Ancora in tema di continuazione e particolare tenuità del fatto
di Federico Piccichè
Nota a Cass. Pen., Sez. V, Sent. 31 maggio 2017 (dep. 19 luglio 2017), n. 35590, Pres. Palla, Rel. Gorjan
22 settembre 2017
Dodici donne per il vertice della Cassazione
Dodici donne per il vertice della Cassazione
di Donatella Stasio
Dal 20 luglio al 30 settembre si può presentare domanda per la prima presidenza e le potenziali candidature femminili, interne ed esterne al Palazzaccio, sono almeno 12. Il Csm alla “prova di genere”. Mai più un caso-Luccioli
18 luglio 2017
Newsletter


Fascicolo 3/2017
A cosa serve la Corte di cassazione?
Le banche, poteri forti e diritti deboli
Giurisprudenza e documenti
Come limitare l’accesso alla giustizia dei richiedenti asilo 
e contestualmente mortificare l’attività professionale di chi potrebbe tutelarli
Come limitare l’accesso alla giustizia dei richiedenti asilo e contestualmente mortificare l’attività professionale di chi potrebbe tutelarli
di Alberto Piccinini e Nazzarena Zorzella
Il cd. decreto Minniti-Orlando non limita solo le possibilità di una compiuta difesa del richiedente asilo, ma prevede anche che, se la decisione viene impugnata e il giudice «rigetta integralmente il ricorso», il gratuito patrocinio ammesso in via anticipata e provvisoria venga di fatto revocato, salvo che lo stesso giudice non indichi «le ragioni per cui non ritiene le pretese manifestamente infondate».
15 gennaio 2018
Schede brevi sulla competenza per materia delle sezioni specializzate <i>ex</i> art. 3 dl n. 13/2017 convertito con legge n. 46/2017
Schede brevi sulla competenza per materia delle sezioni specializzate ex art. 3 dl n. 13/2017 convertito con legge n. 46/2017
di Maria Concetta Causarano e Teresa Pucci (a cura)
Il dossier del Tribunale di Firenze (quarta sezione civile) con una premessa di Luciana Breggia, Presidente della sezione specializzata immigrazione e protezione internazionale
12 gennaio 2018
Riprese e fotografie di persone arrestate
Riprese e fotografie di persone arrestate
di Edmondo Bruti Liberati
Commento alla circolare emanata dal procuratore della Repubblica di Napoli il 19 dicembre scorso sulla “Diffusione e pubblicazione di immagini di persone tratte in arresto o sottoposte a fermo di polizia giudiziaria”
8 gennaio 2018
Le Sezioni unite si pronunciano sul luogo di deposito della richiesta di riesame di misure cautelari reali
Le Sezioni unite si pronunciano sul luogo di deposito della richiesta di riesame di misure cautelari reali
di Federico Piccichè
Nota a Cass. Pen., Sez. unite, Sent. 22 giugno 2017 (dep. 13 ottobre 2017), n. 47374, Pres. Canzio, Rel. Bonito
19 dicembre 2017
Gli strumenti di tutela preferenziale del credito nella crisi familiare: profili processuali dell’iscrizione ipotecaria di cui all’art. 156, comma 5 cc. Note a Corte di appello di Firenze, seconda sez. civ., 25 febbraio 2017
Gli strumenti di tutela preferenziale del credito nella crisi familiare: profili processuali dell’iscrizione ipotecaria di cui all’art. 156, comma 5 cc. Note a Corte di appello di Firenze, seconda sez. civ., 25 febbraio 2017
di Beatrice Ficcarelli
L’Autrice, delineato il quadro normativo in cui si inserisce la previsione (iscrizione di ipoteca giudiziale sulla base della sentenza che pronunzia la separazione, a tutela dei crediti di mantenimento, a contenuto non patrimoniale), ritiene non totalmente condivisibile l’orientamento giurisprudenziale della suprema Corte e della giurisprudenza di merito maggioritaria, che richiede, per procedersi a iscrizione ipotecaria, anche la sussistenza del requisito del periculum in mora. La opposta, rigorosa, interpretazione (che richiede la sola esistenza del titolo ai fini della iscrizione), viene ritenuta preferibile, ma necessitante di correttivi rinvenibili sia nella tutela di urgenza azionabile dal debitore a fronte di un danno grave e irreparabile derivante dalla iscrizione ipotecaria sia nell’alternativo ricorso, da parte del creditore, alle misure coercitive previste dall’ordinamento (o da prevedersi).
15 dicembre 2017
Un'interessante decisione sulla legge Mancino. Nota a sentenza del Tribunale di Vercelli del 24 maggio 2017
Un'interessante decisione sulla legge Mancino. Nota a sentenza del Tribunale di Vercelli del 24 maggio 2017
di Fabrizio Filice
Con la sentenza in oggetto, il Tribunale ha assolto due attivisti dall’area antagonista locale dall’imputazione del reato di cui all’articolo 3, comma 1, lett a), della l. n. 654/1975 (legge Mancino), contestata loro per avere appeso alla cancellata della Sinagoga di Vercelli un drappo con la scritta “#STOP BOMBING GAZA ISRAELE ASSASINI FREE PALESTINE”. La nota, ripercorrendo l’iter motivazionale della sentenza, illustra come sia stata decisiva la ricostruzione del contesto politico in cui si sono svolti i fatti. Nell'estate del 2014, infatti, era in corso una campagna militare delle Forze di difesa israeliane contro i guerriglieri palestinesi di Hamas, in cui sono rimasti uccisi più di duemila civili, fra cui centinaia di bambini. Determinante è stata anche la storia personale dei due imputati, che gli stessi rappresentanti delle forze dell’ordine locali, sentiti come testi istituzionali, hanno attestato essere imperniata, fin da quando erano studenti, a posizioni politiche nettamente contrarie all’antisemitismo o al revisionismo sulla Shoah, e anzi ispirate ai valori dell’antifascismo e dell’antirazzismo: posizioni che non si erano modificate nel tempo, in modo da rivelare come anche la scritta ingiuriosa oggetto di imputazione fosse attribuibile non già a un sentimento di ostilità nei confronti del popolo israeliano in quanto popolo ebraico, bensì contro la politica militare israeliana; il che, avendo riguardo all’oggettività giuridica della fattispecie, ha di fatto incrinato la sussistenza del suo elemento caratteristico, che è l’”odio razziale o etnico” quale motivo ispiratore della condotta.
13 dicembre 2017