home search menu
Il diritto penale nella stagione dei populismi <a title="" href="#_notatitolo1" id="_notatitoloref1">*</a>
Magistratura e società
Il diritto penale nella stagione dei populismi *
di Simone Spina
giudice del Tribunale di Siena
Assecondare gli umori repressivi presenti nella società alimentando insicurezza e paura, criminalizzando il diverso e l’emarginato: questi i tratti delle odierne politiche in materia penale che stridono con il volto costituzionale del diritto penale e che rischiano di trasformarlo da luogo dell’uguaglianza a luogo della discriminazione

1. In apertura di questo mio breve intervento, desidero innanzitutto ringraziare Mariarosaria Guglielmi per la sua relazione introduttiva: una relazione animata da una profonda passione civile e connotata, al contempo, da un ampio respiro culturale.

Una relazione che restituisce l’immagine e il volto di una magistratura progressista, fortemente impegnata nella difesa dei principi e dei valori costituzionali, di questi individuando partitamente le lesioni e riconoscendone puntualmente le violazioni.

Ma il mio ringraziamento va anche a tutta la dirigenza di Magistratura democratica, per avere organizzato questo congresso e per avere individuato i temi di riflessione associativa con sguardo − ancora una volta − davvero “aperto” verso la società, e rivolto, in particolare, alle sue componenti più deboli.

Nell’odierna “stagione del populismo” (un “populismo”, peraltro, che così apertamente viene rivendicato da chi lo pratica, come ci ha ricordato Nello Rossi nella sua bella introduzione), sono infatti proprio i momenti di riflessione collettiva come questi − sui compiti e sul ruolo della magistratura − che contribuiscono a dare senso e valore alla nostra coscienza professionale; momenti che ci aiutano a ricordare − oggi più che mai − che quella del magistrato non è una professione solamente “tecnica”, né, tantomeno, può essere intesa come una figura puramente “burocratica”.

Da questo punto di vista − permettetemi una breve digressione − la magistratura di orientamento democratico e progressista, a mio parere, deve continuare ad avversare una visione meramente “tecnica” e acritica del ruolo del giudice; una visione che, come sappiamo, negli ultimi tempi sembra prepotentemente riaffiorare in una non piccola parte della magistratura.

Oggi più che mai, allora, il compito della magistratura progressista, tutta, deve essere quello di promuovere − soprattutto tra noi giovani colleghi − una cultura del magistrato quale tutore e garante dei diritti fondamentali, ribadendo con forza che l’orizzonte assiologico della giurisdizione deve identificarsi nella Costituzione e, per altro verso, nelle Carte e nelle Convenzioni europee; nei principi di eguaglianza, di dignità della persona e di solidarietà in esse proclamati; e nella tutela dei diritti in esse sanciti.

2. Ed è proprio a partire da tale orizzonte assiologico che, in questa nostra sessione dedicata al rapporto tra “giudici, popolo e cittadini”, intendo offrire un piccolo contributo al presente dibattito, proponendo soltanto alcuni brevi spunti di riflessione in merito alle più recenti politiche legislative in campo penale; spunti inevitabilmente condizionati dai tempi brevi imposti dalle cadenze congressuali ma, soprattutto, dalla mia inesperienza pratica e “sul campo”.

E come Nello Rossi, anch’io non posso che giovarmi della lucida analisi svolta da Mariarosaria, là dove − nel ricostruire le più recenti linee d’intervento normativo nel tessuto penale italiano − riconosce e denuncia le pericolose «torsioni e deformazioni subite dal diritto penale […], sotto la spinta delle pulsioni ed emergenze del momento», unitamente alla «dilatazione irrazionale dello strumento repressivo e all’abbandono del modello garantista rappresentato dal diritto penale minimo».

Queste torsioni e deformazioni si sono prodotte − lo sappiamo bene − ad opera di due recenti riforme, l’una versata nella legge cd. “spazzacorrotti” e l’altra nel decreto cd. “Salvini”.

La prima ha previsto la perpetuità di talune pene accessorie, anche nell’ipotesi in cui la pena principale non superi i due anni di reclusione; ha stabilito la sopravvivenza anche alla riabilitazione degli effetti penali; ha esteso le fattispecie ostative alla concessione delle misure alternative anche ai reati contro la Pubblica amministrazione, introducendo, infine, la figura dell’agente cd. “sotto copertura”.

Con il secondo provvedimento sono stati invece introdotti il reato di «esercizio molesto dell’accattonaggio» − testualmente definito, nella rubrica, come «delitto», ancorché punito con la pena dell’arresto (da tre a sei mesi), peraltro congiunta con l’ammenda da 3.000 a 6.000 euro − e il reato di blocco ferroviario e stradale (già depenalizzato, seppur in parte, nel 1999); sono state aumentate le pene per il reato di invasione o occupazione di terreni o edifici ed è stata prevista la punizione per l’esercizio abusivo dell’attività di «parcheggiatore».

3. Ebbene, entrambi questi provvedimenti, a mio giudizio, sono accomunati dal medesimo retroterra culturale: ossia, dall’idea della criminalizzazione quale principale strumento di governo dei problemi della società.

Entrambi i provvedimenti, da questo punto di vista, sono il frutto di una politica promotrice di un diritto penale massimo, incurante delle garanzie, interessata soltanto ad assecondare − o peggio ad alimentare − le paure o, per altro verso, gli umori repressivi presenti nella società.

Entrambi i provvedimenti − come ci ha ricordato Mariarosaria Guglielmi − segnano d’altra parte un vero e proprio «salto di qualità» nell’uso demagogico del diritto penale.

In un duplice senso.

Per un verso, infatti, l’irrigidimento dei caratteri selettivi e antigarantisti della repressione penale in essi contenuto − in uno con l’introduzione di nuove figure di reato in danno dei ceti più deboli e marginalizzati − vale ad assecondare, nell’opinione pubblica, il riflesso classista dell’equiparazione dei poveri e degli emarginati ai delinquenti, così deformando l’immaginario collettivo sulla devianza.

Per altro verso, la mobilitazione delle paure e degli umori repressivi presenti nella società dagli stessi indotta − unitamente alla criminalizzazione degli emarginati e dei “diversi” − diviene il principale fattore per la costruzione e il rafforzamento di un’identità collettiva e per l’individuazione di nuovi “nemici”, identificati essenzialmente nei più poveri.

In altri termini, con la mobilitazione contro il diverso e l’emarginato − perseguita tramite la loro penalizzazione − si alimenta e al contempo si soddisfa il sentimento diffuso dell’insicurezza sociale, scaricando così le paure, le frustrazioni e le tensioni sociali irrisolte.

È questo, a mio giudizio, uno dei tratti salienti dell’odierna politica populistica nel campo del diritto penale.

Un diritto penale che, criminalizzando status, condizioni personali e sociali, diviene assai più un diritto penale del reo che un diritto penale del fatto.

Un diritto penale che asseconda l’idea, propria del senso comune, che si debba e si possa punire non per quel che si è fatto ma per quel che si è; e che la giustizia debba guardare al reo dietro al reato, all’identità del “nemico” più che alla prova dei suoi “atti d’inimicizia”.

È chiaro che una simile politica produce una grave deformazione del diritto penale, che da luogo − quantomeno nel suo paradigma costituzionale − dell’uguaglianza di tutti davanti alla legge diventa, di fatto, il luogo della disuguaglianza e della discriminazione.

Una politica che − e mi avvio così verso la conclusione − appare dunque in contrasto con i principi regolativi del diritto penale, per come disegnati dalla nostra Carta costituzionale; una politica che rischia di travolgere completamente la ragione giustificativa stessa del diritto penale, trasformando quest’ultimo da «legge del più debole contro la legge del più forte che vigerebbe in sua assenza» − secondo la felice espressione coniata da Luigi Ferrajoli − in vera e propria legge «dei più forti», esercitata nei confronti e a scapito «dei più deboli».

[*] È il testo dell'intervento svolto al XXII congresso di Magistratura democratica, sul tema «Il giudice nell’Europa dei populismi», Roma, 1-3 marzo 2019.

2 aprile 2019
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
Inquinamento mafioso della politica e legge penale
Inquinamento mafioso della politica e legge penale
di Piergiorgio Morosini
L’inquinamento mafioso della politica rappresenta un serio pericolo per economia, diritti e democrazia. Ma le recentissime innovazioni introdotte dal legislatore in tema di “scambio elettorale politico mafioso” − e cioè l’estensione dell’area dei “patti” penalmente rilevanti ai sensi dell’art. 416-ter e l’aumento consistente dei carichi sanzionatori − meritano una attenta riflessione critica
5 giugno 2019
Elezione di domicilio e conoscenza del procedimento: la parola passa alle Sezioni unite
Elezione di domicilio e conoscenza del procedimento: la parola passa alle Sezioni unite
di Federico Piccichè
Le Sezioni unite chiamate a pronunciarsi sulla validità della dichiarazione di assenza basata su un’elezione di domicilio presso difensore d’ufficio nominato dalla polizia giudiziaria in sede di identificazione. Nota a Cassazione Penale, Sez. 1, ordinanza 29 gennaio 2019 (dep. 1 marzo 2019), n. 9114, Pres. Mazzei, Rel. Siani
27 maggio 2019
Il romanzo popolare della Costituzione e dei cittadini nell'Italia repubblicana
Il romanzo popolare della Costituzione e dei cittadini nell'Italia repubblicana
di Giovanni Palombarini
Nel volume edito da Castelvecchi, Giuseppe Cotturri riprende la riflessione sulla legge fondamentale, registrando come, pur nella confusione della comunicazione pubblica che ha allontanato tanti dalla politica e dalla democrazia, «una cultura politica diversa avanza sulle gambe di quel che si chiama cittadinanza attiva»
25 maggio 2019
Per una costituzione democratica europea: un progetto, un metodo, un’agenda
Per una costituzione democratica europea: un progetto, un metodo, un’agenda
di Pier Virgilio Dastoli
Contrariamente al passato, dopo le elezioni europee sembra necessaria la formazione di una alleanza di innovatori pronta a battersi per un'Europa solidale fondata su una dimensione democratica che sia insieme rappresentativa, partecipativa, economica, di prossimità e paritaria
23 maggio 2019
Per il rilancio del progetto europeo
Per il rilancio del progetto europeo
di Franco Ippolito
L’Europa delle Costituzioni e delle Carte dei diritti, l’Europa della pari dignità delle persone non può chiudersi in una fortezza, alzando muri materiali o giuridici, senza tradire sé stessa e perdere la sua identità e la sua stessa “anima”
23 maggio 2019
Lottare per l'Europa per potere sperare nell'Europa
Lottare per l'Europa per potere sperare nell'Europa
di Giuseppe Bronzini
Per sconfiggere le forze sovraniste è necessario riavviare la riflessione razionale sulla realtà ambivalente del processo di integrazione europea, successi ma anche gravi limiti. Ma questo non basta; occorre offrire visibili forme di solidarietà sociale paneuropea chiaramente ascrivibili all’Unione che ricostruiscano quella fiducia nel potere sovranazionale gravemente compromessa con le politiche di austerity
22 maggio 2019
Contrasti giurisprudenziali sull'interpretazione e applicazione delle leggi di contrasto al neofascismo
Contrasti giurisprudenziali sull'interpretazione e applicazione delle leggi di contrasto al neofascismo
di Carlo Brusco
Il contrasto giurisprudenziale creatosi tra le due sentenze emesse dal Tribunale di Milano è occasione per una ricostruzione normativa e giurisprudenziale (di merito e di legittimità) sull’interpretazione e applicazione delle leggi di contrasto al neofascismo. Esiste una via interpretativa che consente in futuro di superare possibili contrasti giurisprudenziali?
14 maggio 2019
Unione camere penali italiane, il “Manifesto del diritto penale liberale e del giusto processo”
Unione camere penali italiane, il “Manifesto del diritto penale liberale e del giusto processo”
Pubblichiamo il documento dell'Ucpi per avviare una discussione nella magistratura, con l’avvocatura e l’accademia sulla fisionomia del diritto penale e sulle prospettive di riforma
13 maggio 2019
Castrazione chimica: il dibattito politico e la proposta di legge n. 272 del 2108
Castrazione chimica: il dibattito politico e la proposta di legge n. 272 del 2108
di Nello Rossi
Sono in molti a nutrire la segreta speranza che la “castrazione farmacologica” sia solo un fuoco d’artificio elettorale. Ma intanto una proposta di legge c’è, è sostenuta da una raccolta di firme ed è “benedetta” da un sondaggio favorevole. Vale la pena di guardarla più da vicino
9 maggio 2019
Il privilegio dell’utopia… e la necessità di non abusarne
Il privilegio dell’utopia… e la necessità di non abusarne
di Nello Rossi
L'editoriale del n. 1/2019 di Questione Giustizia dedicato a “Populismo e diritto”
7 maggio 2019
Newsletter


Fascicolo 1/2019
Populismo e diritto
Magistratura e società
Magistratura democratica di ieri e di oggi ed il pastiche romano
Magistratura democratica di ieri e di oggi ed il pastiche romano
di Nello Rossi, Vincenza (Ezia) Maccora, Rita Sanlorenzo
«Uno scambio epistolare del passato stimola riflessioni sull'Md di oggi. Un gruppo di magistrati che nelle tre ultime consiliature non opera nella diretta gestione della discrezionalità amministrativa del Csm ma è principalmente impegnato sul versante delle prassi e della cultura della giurisdizione. E proprio per questo continuo bersaglio di attacchi, spesso provenienti da chi, a parole, rimpiange le antiche “correnti delle idee”. Un paradosso rivelatore della vitalità del gruppo. Forse sta commettendo un errore chi immagina che Md morirà per inedia…»
4 giugno 2019
Il traditore, un film per (ri)guardare un pezzo della nostra storia repubblicana
Il traditore, un film per (ri)guardare un pezzo della nostra storia repubblicana
di Patrizia Rautiis
Il film di Marco Bellocchio, presentato all'ultimo Festival di Cannes, visto con lo sguardo di un magistrato
31 maggio 2019
Il romanzo popolare della Costituzione e dei cittadini nell'Italia repubblicana
Il romanzo popolare della Costituzione e dei cittadini nell'Italia repubblicana
di Giovanni Palombarini
Nel volume edito da Castelvecchi, Giuseppe Cotturri riprende la riflessione sulla legge fondamentale, registrando come, pur nella confusione della comunicazione pubblica che ha allontanato tanti dalla politica e dalla democrazia, «una cultura politica diversa avanza sulle gambe di quel che si chiama cittadinanza attiva»
25 maggio 2019
Unione camere penali italiane, il “Manifesto del diritto penale liberale e del giusto processo”
Unione camere penali italiane, il “Manifesto del diritto penale liberale e del giusto processo”
Pubblichiamo il documento dell'Ucpi per avviare una discussione nella magistratura, con l’avvocatura e l’accademia sulla fisionomia del diritto penale e sulle prospettive di riforma
13 maggio 2019
Il colpevole–The guilty, un film di Gustav Möller
Il colpevole–The guilty, un film di Gustav Möller
di Paola Perrone
L'opera prima del regista danese è un thriller coinvolgente, drammatico e ricco di scelte estreme che però non stancano mai lo spettatore
11 maggio 2019
Radio Radicale, il comunicato del Consiglio direttivo dell’AIPDP
Radio Radicale, il comunicato del Consiglio direttivo dell’AIPDP
Pubblichiamo e rilanciamo l'appello dell'Associazione Italiana dei Professori di Diritto penale che esprime al meglio l’assoluta necessità di non chiudere quei microfoni
6 maggio 2019