home search menu
di Donatella Stasio
Il richiamo di Mattarella contro l’individualismo dei giudici
Il richiamo di Mattarella contro l’individualismo dei giudici
Nel suo ultimo discorso ai giovani magistrati, il Capo dello Stato propone un modello dinamico di giurisdizione in antitesi a quello solipsistico coltivato in larghi strati della magistratura, e che rischia di attecchire anche tra le nuove leve

Perché questa rubrica

27 aprile 2017

Inizia oggi, con il primo articolo della nuova rubrica Controcanto, la collaborazione di Questione Giustizia e di Magistratura democratica con Donatella Stasio, una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano (cronista di politica giudiziaria per più di 30 anni a Il Sole24Ore) e più significative del dibattito politico-culturale sui temi della giustizia e della politica giudiziaria.

continua

La coralità in luogo del solipsismo. Il confronto, l’interlocuzione, l’apertura contro l’individualismo, la diffidenza, il pregiudizio. Il palcoscenico dell’aula d’udienza contro il palcoscenico mediatico. E la toga non come abito di scena ma come abito mentale, in cui si fondono l’uomo giudice e l’uomo sociale.

L’ultimo discorso del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ai giovani magistrati merita una riflessione ulteriore rispetto a quanto riferito dai media, che hanno enfatizzato solo un passaggio («La toga non è un abito di scena») sul presupposto che fosse stato scritto per richiamare all’ordine il giudice Piercamillo Davigo dopo le sue ultime esternazioni in Tv.

La smentita del Quirinale non è bastata ad evitare questa lettura distorsiva, ma soprattutto riduttiva di un “messaggio” di ben altro respiro. Le parole di Mattarella, infatti, propongono un modello dinamico di magistrato contrapposto a quello individualistico ed eroico molto in voga in alcuni strati della magistratura, che rischia di attecchire anche tra le giovani toghe.

Il Capo dello Stato ha esordito ricordando la «complessità» dell’attività del magistrato, perché «complessa è la realtà nella quale si colloca». E già qui si coglie la dimensione sociale della giurisdizione. Che diventa «dimensione europea» nel momento in cui si deve assicurare la piena ed effettiva tutela dei diritti. Di qui la necessità di una costante «interlocuzione» con le Corti sovranazionali.

Ma il dinamismo si coglie anche là dove Mattarella descrive «l’essenza» della funzione giurisdizionale. Che consiste nella «capacità di discernere le “regole” di legge da applicare al caso concreto; mediante un’attività sempre originale non adagiata sulla mera ripetizione; perché variegata, e costantemente in trasformazione, è la realtà» sulla quale il magistrato interviene. Segue un avvertimento: affinché l’interpretazione non si trasformi in creazione del diritto e quindi in arbitrio, il giudice deve muoversi nel «perimetro» della norma. Il passaggio si presta ad equivoci ma Mattarella, forse consapevole del rischio, più avanti precisa che il giudice non è «uno strumento meccanico, chiamato ad esercitare in modo automatico la sua funzione. A lui si chiede di valersi della sua sensibilità e del suo sapere per tradurre nella decisione la volontà sociale espressa nella legge».

C’è, in queste parole, un’eco di quelle scritte sessant’anni fa da Piero Calamandrei: «Fu detto una volta che l’opera d’arte è “une tranche de vie”, un pezzo di realtà riflessa attraverso la sensibilità dell’artista; ugualmente si potrebbe dire che la sentenza è un articolo di legge filtrato attraverso la coscienza di un giudice». Quindi: il giudice deve stare sì nel perimetro della legge ma, per applicarla fedelmente, «deve ricercarne le ragioni nella sua stessa coscienza e, quando sta per tradurla in comando concreto, ricrearla con il suo partecipe sentimento». Calamandrei sosteneva infatti che «ogni interpretazione è una ricreazione»; e che «in ogni interpretazione l’ispirazione individuale è decisiva». Perciò è indispensabile che il giudice sia «indipendente», a cominciare dai suoi «stimoli psicologici di natura egoistica».

Mattarella parla di affrancamento dalle «personali convinzioni», se non nascono dalla conoscenza dei fatti acquisiti e dalle norme dell’ordinamento. Quindi: affrancamento dalle idee preconcette, non certo dal bagaglio culturale che ogni magistrato si porta dietro e che invece è importante per cogliere l’aspetto essenziale della vicenda da giudicare.

In questo processo di «ripensamento della legge», secondo Calamandrei il giudice deve sentirsi «unicamente uomo sociale», partecipe e interprete della realtà in cui vive e non spinto a giudicare in un senso piuttosto che in un altro dal «suo particulare». La toga, aggiungeva, è «il simbolo di questa riduzione dell’uomo privato a uomo-giudice: uomo in cui il sentimento individuale è ammesso ad operare solo in funzione della sua missione sociale di giudicante».

E in questa prospettiva va letto anche il riferimento di Mattarella alla toga, che «non è un abito di scena» ma dà il «senso» della funzione giurisdizionale: anzitutto perché è «uguale per tutti» (i magistrati, infatti, si distinguono solo per funzioni) e poi perché «riveste» il magistrato facendogli dismettere i panni del pregiudizio personale.

Come la toga, anche l’aula di udienza non è un mero simbolo della tradizione ma il luogo – l’unico – nel quale «va assicurata la realizzazione delle garanzie dettate dalla legge a tutela non solo delle parti ma anche dell’imparzialità del giudice». È nelle aule, ricorda Mattarella, che i fatti vengono ricostruiti secondo l’ordinato svolgersi del processo, non altrove.

Del resto, luogo, tempi, procedure, regole sono garanzie di trasparenza. «Doverosa» la qualifica il Capo dello Stato, fermo restando che l’attenzione dell’opinione pubblica «non può e non deve condizionare» assolutamente le decisioni.

Infine, c’è un altro versante della dimensione dinamica del magistrato ed è quello dell’ufficio giudiziario in cui è inserito. Mattarella torna a battere il tasto del confronto, della collaborazione, dell’interlocuzione con i colleghi giovani e anziani e con i dirigenti, cui spetta «doverosamente promuovere la condivisione delle scelte attraverso riunioni periodiche dell’ufficio, in modo da potenziare l’efficacia di ogni singolo provvedimento e dell’azione giudiziaria nel suo complesso». In sostanza, secondo il presidente della Repubblica, occorre «rifuggire da una visione individualistica della propria funzione, che può far correre il rischio di perdere di vista la finalità della legge e l’interesse generale della collettività».

Quest’idea dinamica di giurisdizione è oggi messa in pericolo da spinte burocratiche e da visioni eroiche della magistratura, che si nutrono entrambe di individualismo, oltre che di risentimento, di diffidenza, di pregiudizio, rifiutando ogni forma di confronto e di interlocuzione nonché di apertura verso la società. Sono facce diverse di un populismo giudiziario che sembra avanzare progressivamente nella magistratura, proprio perché si è smarrito il “senso” più profondo della toga. Perciò, forse non è azzardato pensare che, più che alle giovani toghe, il discorso di Mattarella fosse rivolto soprattutto ai novemila magistrati in servizio.

Donatella Stasio

13 ottobre 2017
“Autonomia e indipendenza sotto attacco”? Toghe contro toghe in un gioco (quasi) al massacro
“Autonomia e indipendenza sotto attacco”? Toghe contro toghe in un gioco (quasi) al massacro
di Donatella Stasio
La narrazione della magistratura e del suo autogoverno affidata a libri, talk-show e media è di tale gravità e violenza da configurare un’emergenza democratica. Ma è davvero così? O è solo il frutto del clima elettorale e di vicende personali drammatizzate? Il rischio, però, è la perdita di credibilità della giurisdizione. Che è un bene comune e non dei soli magistrati.
26 aprile 2018
Organizzazione giudiziaria e autonomia della giurisdizione: il ruolo del Consiglio superiore della magistratura ed il rapporto con il Ministero della giustizia
Organizzazione giudiziaria e autonomia della giurisdizione: il ruolo del Consiglio superiore della magistratura ed il rapporto con il Ministero della giustizia
di Antonello Ardituro
L'articolo è tratto dall’intervento tenuto al seminario “Le risorse per l’organizzazione e l’organizzazione delle risorse” organizzato dal coordinamento nazionale di AreaDG il 23 febbraio 2018 a Roma (Sala della biblioteca della Procura generale presso la Corte d’appello)
17 aprile 2018
La Scuola della magistratura e la memoria
La Scuola della magistratura e la memoria
di Luca Baiada
Con questo intervento, Questione Giustizia intende avviare una riflessione sul ruolo della giurisdizione nella cultura antifascista
13 aprile 2018
Carcere e intercettazioni: la magistratura sia protagonista del cambiamento
Carcere e intercettazioni: la magistratura sia protagonista del cambiamento
di Donatella Stasio
Le due riforme sono in bilico e solo nei prossimi giorni se ne conoscerà la sorte. A rischio soprattutto le nuove norme sugli ascolti, anche per il largo fronte contrario, che va da Lega e 5 Stelle a magistrati, avvocati e stampa
6 aprile 2018
Il “ruolo sociale” del giurista impone una comunicazione più inclusiva*
Il “ruolo sociale” del giurista impone una comunicazione più inclusiva*
di Donatella Stasio*
Il giurista non può chiamarsi fuori dalla responsabilità di comunicare, e di farlo in modo inclusivo, per testimoniare “la coscienza del nostro stare insieme” ed essere protagonista della “nostra storia comune”
23 marzo 2018
Breve storia della magistratura italiana, ad uso di chi non sa o non ricorda
Breve storia della magistratura italiana, ad uso di chi non sa o non ricorda
di Elena Paciotti*
«La mia esperienza appartiene a un tempo ormai lontano: ho fatto parte della magistratura dal 1967 al 1999. Ne ho vissuto tutte le più significative trasformazioni, segnate da una caratteristica che non ha l’eguale, per quanto ne so, nel mondo: il ruolo svolto dall’associazionismo giudiziario, protagonista di molte riflessioni innovative, di molte battaglie culturali, che hanno preceduto e accompagnato modifiche normative e trasformazioni culturali»
7 marzo 2018
Benessere organizzativo e tutela della genitorialità, i rischi di una disciplina a metà
Benessere organizzativo e tutela della genitorialità, i rischi di una disciplina a metà
di Emanuele Mancini
In molti ci siamo chiesti quali effetti potesse avere l’inserimento nella nuova Circolare tabelle per il triennio 2017/2019 di un titolo specifico sul tema in esame senza un adeguato coordinamento con la parte relativa al funzionamento del servizio ed all’organizzazione in senso stretto degli uffici. Il caso trattato nel presente articolo costituisce probabilmente la risposta sbagliata ad un tema delicato cui occorre trovare soluzioni slegate da logiche particolari, ma nell’esclusivo interesse del bene comune del migliore servizio di giustizia da garantire ai cittadini.
5 marzo 2018
Carcere, quel basso profilo scelto dai magistrati che tradisce la storia dell'Anm
Carcere, quel basso profilo scelto dai magistrati che tradisce la storia dell'Anm
di Donatella Stasio
L’Anm rinuncia a una netta presa di posizione in favore della riforma Orlando. Correnti spaccate. Nel dibattito emergono posizioni burocratiche e demagogiche della giustizia e dell’esecuzione penale
27 febbraio 2018
L'editoriale del n. 4/2017
L'editoriale del n. 4/2017
di Renato Rordorf
Numero monografico: “L'orgoglio dell'autogoverno: una sfida possibile per i 60 anni del Csm”
22 febbraio 2018
Soggetti soltanto alla legge. I magistrati e le carriere
Soggetti soltanto alla legge. I magistrati e le carriere
di Riccardo De Vito
Riemergono le carriere all’interno del corpo professionale e, con queste, l’imprinting verticale della magistratura. Ne risentono l’autonomia della giurisdizione e, al dunque, l’uguaglianza delle persone davanti alla legge. Occorre studiare la patologia per formulare prognosi e trovare antidoti.
13 febbraio 2018

Perché questa rubrica

27 aprile 2017

Inizia oggi, con il primo articolo della nuova rubrica Controcanto, la collaborazione di Questione Giustizia e di Magistratura democratica con Donatella Stasio, una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano (cronista di politica giudiziaria per più di 30 anni a Il Sole24Ore) e più significative del dibattito politico-culturale sui temi della giustizia e della politica giudiziaria.

Con questa collaborazione Magistratura democratica e Questione Giustizia hanno scelto di aprire, sui siti on-line, una finestra sull’esterno dalla quale scorgere con più attenzione e consapevolezza cosa accade fuori dalla magistratura e dalla quale essere visti, osservati, criticati anche radicalmente.

In linea con le indicazioni venute dal congresso di Bologna del novembre 2016, abbiamo scelto, da un lato, di rivitalizzare un metodo di confronto ed elaborazione e, dall’altro, di arricchire il dibattito interno alla magistratura, tenendo viva l’attenzione verso le più complesse dinamiche della società in cui si inserisce l’intervento giudiziario. Siamo infatti consapevoli che solo questa attenzione può contrastare dinamiche di chiusura e di autoreferenzialità della magistratura, da ultimo riemerse anche nel confronto associativo.

 

continua

 

“Autonomia e indipendenza sotto attacco”? Toghe contro toghe in un gioco (quasi) al massacro
“Autonomia e indipendenza sotto attacco”? Toghe contro toghe in un gioco (quasi) al massacro
di Donatella Stasio
La narrazione della magistratura e del suo autogoverno affidata a libri, talk-show e media è di tale gravità e violenza da configurare un’emergenza democratica. Ma è davvero così? O è solo il frutto del clima elettorale e di vicende personali drammatizzate? Il rischio, però, è la perdita di credibilità della giurisdizione. Che è un bene comune e non dei soli magistrati.
26 aprile 2018
Carcere e intercettazioni: la magistratura sia protagonista del cambiamento
Carcere e intercettazioni: la magistratura sia protagonista del cambiamento
di Donatella Stasio
Le due riforme sono in bilico e solo nei prossimi giorni se ne conoscerà la sorte. A rischio soprattutto le nuove norme sugli ascolti, anche per il largo fronte contrario, che va da Lega e 5 Stelle a magistrati, avvocati e stampa
6 aprile 2018
Il “ruolo sociale” del giurista impone una comunicazione più inclusiva*
Il “ruolo sociale” del giurista impone una comunicazione più inclusiva*
di Donatella Stasio*
Il giurista non può chiamarsi fuori dalla responsabilità di comunicare, e di farlo in modo inclusivo, per testimoniare “la coscienza del nostro stare insieme” ed essere protagonista della “nostra storia comune”
23 marzo 2018
Carcere, quel basso profilo scelto dai magistrati che tradisce la storia dell'Anm
Carcere, quel basso profilo scelto dai magistrati che tradisce la storia dell'Anm
di Donatella Stasio
L’Anm rinuncia a una netta presa di posizione in favore della riforma Orlando. Correnti spaccate. Nel dibattito emergono posizioni burocratiche e demagogiche della giustizia e dell’esecuzione penale
27 febbraio 2018
Riforma penitenziaria in pericolo. Serve una mobilitazione generale
Riforma penitenziaria in pericolo. Serve una mobilitazione generale
di Donatella Stasio
Dopo i pareri “condizionati” del Parlamento, il varo della riforma slitta a dopo il 4 marzo ma considerata l’incertezza politica del dopo-voto si fa concreto il rischio di un inabissamento.
12 febbraio 2018
Cercasi “visione politica omogenea” per il futuro della giustizia
Cercasi “visione politica omogenea” per il futuro della giustizia
di Donatella Stasio
Il Ministro della giustizia raccoglie, al netto delle critiche, giudizi positivi sulle misure seminate ma dubita che si possa costruire una visione politica omogenea, mentre questa è, per il Quirinale, la mission prioritaria di tutti, a cominciare da chi riveste ruoli di responsabilità.
29 gennaio 2018