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In ricordo di Sergio Mattone
Magistratura e società
In ricordo di Sergio Mattone
di Rita Sanlorenzo
Sostituto procuratore generale presso la Corte di cassazione
In occasione del convegno «La tutela effettiva dei diritti nel giusto processo» dedicato alla memoria di Sergio Mattone, pubblichiamo un suo articolo comparso sul n. 6 del 2006 di Questione Giustizia. Gli anni trascorsi da quello scritto non ne appannano la lucidità di visione e il coraggio delle proposte

Si svolgerà oggi in Cassazione un importante convegno, «La tutela effettiva dei diritti nel giusto processo», organizzato dalla Rivista giuridica del lavoro, da Magistratura democratica e dall'AGI, l'Associazione degli avvocati giuslavoristi italiani.

Alla nostra Rivista piace segnalarlo con particolare risalto perché è dedicato alla memoria di Sergio Mattone.

Il diritto, e la giustizia, del lavoro devono tanto a Sergio Mattone. E gli deve tanto anche Questione Giustizia, a cui Sergio ha donato pagine preziose, ancora così attuali, capaci di riprodurre la lucida visione di un'intelligenza critica che pur di fronte al bilancio negativo della fase contingente, non rinunciava mai a farsi voce della proposta, anche della più coraggiosa. Sergio sapeva bene che nei momenti di arretramento e di chiusura occorre che chi ne ha le capacità si assuma il compito di alzare lo sguardo e di provare a spingersi oltre, a non lasciarsi logorare dalla smania di governare l'involuzione finendo per adattarvisi.

Proponiamo qui un articolo di Sergio pubblicato nel n. 6 del 2006, già programmatico nel titolo, «Oltre la precarietà». La ricognizione riguarda gli effetti di riforme che, nel 2001 e nel 2003, avevano dato corpo alla parola d'ordine dell'epoca: quella “flessibilità” del lavoro che «attraverso un'operazione mistificante che non è stata respinta con il dovuto vigore nemmeno dalla sinistra» fu dipinta come l'arma di liberazione dagli schemi omologanti della subordinazione classica, per rivelarsi ben presto null'altro che il punto di svolta del sistema del diritto del lavoro, l'imbocco della china discendente verso la generale precarizzazione dei rapporti, e delle esistenze.

Eppure Sergio non aveva conosciuto ancora gli effetti della crisi dal 2008, né la risposta che ne è seguita, quella delle leggi del 2012 e del 2015 (cd. Legge Fornero e Jobs act), che nel senso opposto a quello indicato da Sergio hanno scelto di affidare le prospettive di ripresa ad una ancor più spinta liberalizzazione del mercato del lavoro. Oggi più che mai, di fronte agli effetti della progressiva caduta delle barriere che custodivano quella che Luciano Gallino chiamava «la cittadella del diritto del lavoro», sarebbe essenziale mantenere quello sguardo per riuscire a coltivare la visione di nuove regole, e di coperture universali a difesa del mantenimento di livelli di reddito per la tutela della dignità della persona.

La nuova attenzione rispetto alle reali condizioni del mercato del lavoro risvegliata dai referendum indetti dalla Cgil, probabilmente destinati a non celebrarsi per l’intervento abrogatore delle norme sui vouchers e sulla responsabilità solidale del committente negli appalti (dl. n. 25 del 17 marzo 2017) dovrebbe essere il punto di partenza per un cambio di passo, per una svolta non più rimandabile.

Questo, almeno, è ciò che ci si può e si deve auspicare. Resta la passione, trasmessaci da Sergio, per un impegno che muove dalla condivisione dei valori fondanti della nostra Costituzione, e che con coraggio riesce a spingersi fino a coltivare l’utopia, oggi peraltro così ben rilanciata dai messaggi di Papa Francesco, di un nuovo modello di giustizia sociale.

29 marzo 2017
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Quale sanzione per il licenziamento tardivo?
Commento alla sentenza della Cassazione n. 30985/2017 (Sez. Unite)
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di Anna Terzi
Attraverso l’esercizio del potere disciplinare il datore di lavoro può imporre l’esatto adempimento della prestazione, colpendo con la sanzione la condotta non conforme. Il trascorrere del tempo senza contestazioni è invece significativo di una valutazione datoriale di fiducia sull’esatto adempimento della prestazione per il futuro, senza necessità di un intervento sanzionatorio. Il licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, massima sanzione disciplinare, presuppone un inadempimento talmente grave da far venire meno l’elemento fiduciario. Non vi può essere compatibilità tra l’assenza di contestazioni protratta per lungo tempo in ordine alla condotta pienamente conosciuta che si assume inadempiente e l’interesse del datore di lavoro a sanzionarla, e tanto meno tra l’assenza di contestazioni e l’elisione dell’elemento fiduciario del rapporto.
21 maggio 2018
La Corte costituzionale ed il regime delle spese di giudizio nel processo del lavoro
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Con la sentenza n. 77 del 2018, la Corte costituzionale cancella la riforma del 2014 che limitava fortemente la possibilità di compensazione fra le parti all'esito del giudizio civile e affida al giudice, ed in particolare a quello del lavoro, uno strumento efficace di adeguamento del regolamento delle spese alle peculiarità del caso concreto.
1 maggio 2018
Principio di effettività e diritto del lavoro
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Il principio di effettività, elaborato dalla Corte di giustizia per assicurare piena attuazione agli strumenti normativi dell’Ue privi di efficacia diretta, stenta a trovare applicazione nell’ambito del diritto del lavoro, nonostante una importante corrente di pensiero ne abbia da tempo sottolineato il radicamento nei valori costituzionali. Consapevole della crisi attraversata dal diritto del lavoro e dai suoi formanti, dottrinale e giurisprudenziale, il saggio tenta di verificare, attraverso tre esercizi applicativi su tematiche di attualità (contratti a termine, poteri officiosi del giudice e licenziamenti illeciti), se il principio di effettività possa far riacquistare al diritto del lavoro la sua tradizionale capacità di lettura della realtà sociale e di interpretazione dei cambiamenti. Il tentativo è condotto suggerendo che tale rivalutazione possa avvenire inducendo il diritto del lavoro a reimparare dal diritto civile un uso più rigoroso delle categorie e ponendole, opportunamente innervate dai principi del diritto dell’Ue, a servizio di quei valori personali che del diritto del lavoro costituiscono da sempre la cifra identificativa.
24 aprile 2018
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18 ottobre 2017
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11 ottobre 2017
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17 maggio 2017
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Non si può pensare di risolvere i problemi della legalità del lavoro soltanto cambiando le regole: la questione è più complessa, perché lo scarto tra essere e dover essere nel mondo del lavoro interpella molti attori responsabili, compresa la giurisdizione. Se si vuole un recupero della mortificata legalità, prima delle leggi ci vogliono i comportamenti. L’applicazione della legge, nel settore del diritto del lavoro, è contagiosa, innesca cioè meccanismi virtuosi con effetti benefici non solo per i diritti soggettivi ed irrinunciabili del singolo lavoratore, ma piuttosto per l’intera filiera produttiva e per l’intera società
28 aprile 2017
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Fascicolo 2/2018
L’ospite straniero.
La protezione internazionale
nel sistema multilivello di tutela
dei diritti fondamentali
Magistratura e società
La richiedente
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Smain Laacher è un componente laico (assesseur) della Cnda (Cour national du droit d’asile) francese, che ha raccolto in un saggio (Croire à l’incroyable, Gallimard, 2018) le sue riflessioni a partire dall'esperienza pluriennale nella Corte che giudica sui ricorsi dei richiedenti asilo
20 giugno 2018
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7 giugno 2018
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2 giugno 2018
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26 maggio 2018
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Dialogare con il pensiero di Stefano Rodotà è un dovere intellettuale ed anche un dovere di non rassegnazione, è un impegno per la difesa e per l’affermazione dei diritti, è un impegno per rivendicare una politica che deve renderli possibili
22 maggio 2018
Gorgona e altre isole-carcere. Soprattutto una lettura di Salvati con nome
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28 aprile 2018