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di Donatella Stasio
L’etica costituzionale come antidoto al conflitto tra legge e giustizia e alla disgregazione sociale
L’etica costituzionale come antidoto al conflitto tra legge e giustizia e alla disgregazione sociale
Piero Calamandrei spiegava che nei “grandi trapassi storici” il dissidio tra legge e giustizia si scarica sulla seconda e sulla motivazione dei suoi provvedimenti, con effetti negativi sulla fiducia dei cittadini. Anche oggi si profila un’analoga “crisi della giustizia” ma, come osserva Elvio Fassone, è l’etica costituzionale, ed il suo riconoscimento, che consente di ricomporre legge e giustizia

Perché questa rubrica

27 aprile 2017

Inizia oggi, con il primo articolo della nuova rubrica Controcanto, la collaborazione di Questione Giustizia e di Magistratura democratica con Donatella Stasio, una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano (cronista di politica giudiziaria per più di 30 anni a Il Sole24Ore) e più significative del dibattito politico-culturale sui temi della giustizia e della politica giudiziaria.

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«Non bisogna scoraggiarsi. Non bisogna − solo perché nei periodi di generale turbamento sociale anche i giudici soffrono di queste incoerenze − cessare di avere fiducia nella giustizia». Le “incoerenze” di cui parla Piero Calamandrei sono quelle che emergono essenzialmente nelle motivazioni dei provvedimenti giudiziari durante «i grandi trapassi storici e fino a che il nuovo ordine non abbia superato la fase di assestamento». Siamo negli anni ’50 quando questi pensieri vengono annotati sotto il titolo «Crisi della motivazione». Ma oggi non hanno perduto di attualità: sia pure con le evidenti differenze, anche oggi siamo in presenza di un “trapasso storico” e di un “generale turbamento sociale” – qualcuno parla addirittura di Terza Repubblica – con il conseguente dissidio tra legge e giustizia, che si scarica essenzialmente su quest’ultima nonché sulla motivazione dei suoi provvedimenti, principale veicolo di legittimazione della giustizia stessa. La motivazione è infatti il luogo, lo strumento, il momento della trasparenza, del rendere conto e della coerenza della decisione adottata (per lo più prima della motivazione).

Storicamente, la motivazione “va in crisi” per ragioni diverse. Certamente nobili furono i motivi che, durante la dittatura fascista, spinsero i giudici a «cercare ingegnosi pretesti dialettici per eludere nei loro giudizi la spietata follia delle abominevoli leggi razziali: la motivazione era spesso lo schermo abilmente studiato per compiere questo generoso tradimento». Sì, Calamandrei lo definisce proprio così: generoso tradimento, giustificato da “leggi inumane”, come quelle di persecuzione razziale, che rendevano incontenibile il senso dell’ingiustizia e al tempo stesso rivelavano quanto la giustizia fosse in pericolo. «Sarebbe interessante ricostruire, attraverso lo studio analitico delle motivazioni, lo sforzo dei magistrati per restringere e attenuare la portata delle leggi odiose, contrarie alla loro coscienza», osserva Calamandrei. E chiosa: «Nell’esito di questa indagine si può trovare la misura del livello morale della magistratura in quel periodo».

Ma la “crisi della motivazione”, riflesso del dissidio tra legge e giustizia, si manifesta anche dopo la caduta del regime fascista, in modo diverso ed opposto. Gran parte delle vecchie leggi erano rimaste in vigore sebbene la Costituzione ne imponesse l’abrogazione o comunque il superamento ma i giudici continuarono ad applicarle come avevano fatto nel ventennio precedente, essendosi «assuefatti a interpretarle con spirito di conformismo» e non con il nuovo spirito democratico attraverso la cosiddetta interpretazione «evolutiva», osserva sempre Calamandrei. Di qui altre “dissonanze o sfasature” registrate nelle motivazioni delle sentenze: «leggi repubblicane interpretate con spirito monarchico, leggi antifasciste interpretate con spirito fascista, leggi innovatrici interpretate con spirito conservatore». In alcuni casi, motivazioni in aperto contrasto con il dispositivo. Anzi, che puntavano “addirittura a screditare il dispositivo”. Le cosiddette “sentenze suicide” o le “sentenze polemiche”

Secondo Calamandrei, la crisi della motivazione «si placa» con il ricambio generazionale dei giudici, quando i vecchi vanno in pensione sostituiti dai «giovani cresciuti nel nuovo clima politico».

Ai giuristi che in quegli anni ’50 parlavano di “declino del diritto” e di “crisi di legalità che attraversa l’Europa”, Calamandrei risponde che, invece di rattristarsi per la giustizia che tramonta, dovrebbero adoperarsi «per far sì che la legalità riesca ad essere, più che strumento di conservazione, strumento pacifico di rinnovamento sociale, capace di guidare il mondo, senza nuove catastrofi, verso il chiarore della giustizia che spunta».

È un auspicio per certi versi valido tutt’oggi. La “guida” o la bussola è la Costituzione. La legalità costituzionale è l’unico antidoto contro il dissidio tra legge e giustizia, e dunque contro la crisi della giustizia, che porta con sé sfiducia e disincanto. Ma è anche e soprattutto l’antidoto contro il rischio di una disgregazione sociale, contro il senso di vuoto e la paura. Al disgelo costituzionale degli anni ’60, durato circa quarant’anni, è seguita quella che Elvio Fassone (Una Costituzione amica, Garzanti, 2012) definisce la “nuova glaciazione” costituzionale (per certi versi analoga a quella degli anni ’50) dovuta non tanto a un’ostilità verso i contenuti della Costituzione «quanto a un’insofferenza per tutto ciò che è normativo, regole giuridiche ma anche regole dello stile, della cultura, della compostezza, della convivenza, e soprattutto della solidarietà che permea l’etica della nostra Carta». Secondo Fassone, non bastano i giudici per dare alla Carta «il senso di una sua effettività, quando esso è smarrito dal contesto politico e sociale». È questo “senso” che bisogna quindi ritrovare, e non solo nelle aule di giustizia.

Fassone definisce la Costituzione “amica”, “materna”. «Di fronte alla ragione di Stato può avere il peso leggero di un sentimento – scrive – ma è un sentimento che diventa forza quando si teme che qualcuno voglia strappare quel pezzo di carta che racchiude un’idea di giustizia». Perché, se è difficile definire che cosa sia la giustizia, è invece di immediata percezione che cosa sia l’ingiustizia: le disuguaglianze pesanti tra le persone, nonché tra uomini e donne; le limitazioni alla libertà di pensiero e di espressione; le discriminazioni; l’indifferenza sociale verso le situazioni di sofferenza.

Andando in giro per carceri, nei mesi scorsi, molti detenuti mi hanno detto: «Belle parole, quelle della Costituzione, ma la realtà è un’altra: non c’è lavoro e ci sono un sacco di ingiustizie». Vero. Ma non è colpa della Costituzione. Che, anzi, indica la strada da seguire. E, per citare sempre Fassone, «ci dice che c’è stato – e ci deve essere ancora, oggi e sempre – un ethos comune che fa da amalgama al nostro vivere insieme e ci trasforma da massa informe in popolo di “soci”. In forza di questo ethos, e di una Costituzione che lo scolpisce, legge e giustizia tornano a ricomporsi».

Donatella Stasio

9 ottobre 2018
Un Viaggio avventuroso!
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di Marco Patarnello
La decisione della Corte costituzionale di collocare nelle carceri il suo secondo fronte del viaggio nel Paese reale è un fatto senza precedenti. Un incontro ai massimi livelli (la più alta magistratura ed uno dei carceri più popolosi e delicati d’Italia) fra due realtà prive di contatti. Eppur funziona. Fra applausi scroscianti e qualche silenzio tattico, due mondi lontani, per tre ore, hanno comunicato guardandosi in viso, ricordando che il diritto alla dignità, come il valore della Carta costituzionale, non si arresta sulla soglia di un carcere
8 ottobre 2018
Lo sguardo che manca alla giustizia
Lo sguardo che manca alla giustizia
di Donatella Stasio
Il film «Sulla mia pelle», che racconta la vicenda di Stefano Cucchi, sollecita molte riflessioni tra cui quella sull’impersonalità (brutale) delle istituzioni, compresa la giustizia, e sulle sue ricadute negative nel rapporto di fiducia con i cittadini. Un problema antico ma ricorrente e cruciale nella vita delle istituzioni, di cui i magistrati devono farsi carico con i loro comportamenti. Secondo Piero Calamandrei, bisogna che «anche nel processo circoli questo senso di fiducia, di solidarietà e di umanità, che è in tutti i campi lo spirito animatore della democrazia»
18 settembre 2018
L’utopia di Riace, città invisibile dove si respira la cittadinanza costituzionale
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di Donatella Stasio
Modello esemplare di accoglienza, riconosciuto e studiato in tutto il mondo, il piccolo borgo della Locride è una comunità multietnica dove attualmente convivono 1700 riacesi con 400 migranti, e dove si respira un vero sentimento di appartenenza e di condivisione ai valori della solidarietà, dell’uguaglianza e del rispetto della dignità umana. Un esempio tangibile di “cittadinanza costituzionale”. Eppure, dalla fine del 2016 il Ministero dell’interno e la Prefettura di Reggio Calabria hanno bloccato i fondi per i rifugiati sulla base di presunte “criticità” rilevate da alcune ispezioni (al contrario di altre di segno positivo), che hanno comportato l’apertura di un’indagine penale, ma che sembrerebbero parzialmente superate dalla riattivazione, proprio nei giorni scorsi, dei finanziamenti relativi agli ultimi tre mesi del 2016. Intanto, ad agosto è partita una raccolta di fondi (aperta fino a dicembre) che in meno di un mese era già arrivata a 215mila euro
3 settembre 2018
Il problema costituzionale dell’attuazione dei diritti sociali (con particolare riguardo al diritto all’abitazione)*
di Francesco Pallante
La possibile soluzione capace di garantire il rispetto delle priorità costituzionali di spesa potrebbe essere quella di configurare vincoli, costituzionalmente giustiziabili, non di ma al bilancio, vale a dire in favore della destinazione di risorse certe all’attuazione del contenuto minimo dei diritti
27 luglio 2018
“Lunga vita alle correnti!”. La lezione di Gabriella Luccioli
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L’autrice di Diario di una giudice – vincitrice del premio Ripdico 2018-Scrittori per la giustizia – sfida l’impopolarità e rivendica il valore delle correnti come luoghi di elaborazione di principi e di visioni. Auspica un ritorno al «clima di Gardone», quando la magistratura cambiò passo e respiro sul proprio ruolo e sull’importanza del pluralismo interno, ma avverte una pericolosa distanza della magistratura, e delle donne magistrate, da quel patrimonio
19 luglio 2018
La fuga delle donne dalla magistratura e l’impegno per recuperare fiducia, non per rincorrere il consenso
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di Donatella Stasio
A differenza degli uomini, per le donne aumenta il numero delle uscite prima dell’età pensionabile: su un totale di 298 dimissioni da ottobre 2014 (quasi 7 al mese), 109 riguardano le donne, soprattutto tra i 60 e i 65 anni. Molteplici le motivazioni, che impongono una maggiore presenza femminile nei luoghi del potere, come Csm e uffici direttivi, necessaria anche per uscire dalla pericolosa crisi di fiducia che investe la magistratura, il Csm, la giustizia
2 luglio 2018
Taglio dei Tribunalini, la voglia di tornare al passato e i silenzi dell’Anm
Taglio dei Tribunalini, la voglia di tornare al passato e i silenzi dell’Anm
di Donatella Stasio
Nel «contratto per il Governo del cambiamento» si dice che «occorre rivisitare la geografia giudiziaria, modificando la riforma del 2012». Ma dal 2014 ad oggi quella riforma ha fatto risparmiare 70 milioni di euro all’anno e ha contribuito a ridurre la durata delle cause civili da 478 giorni a 375, compresi i procedimenti per decreto ingiuntivo, senza i quali, invece, secondo il ministero della Giustizia si è comunque passati da 1044 giorni a 914. Perché l’Anm tace e non difende quella epocale riforma?
18 giugno 2018
Tanti auguri alla Repubblica
Tanti auguri alla Repubblica
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La festa della Repubblica coincide quest’anno con la grave crisi istituzionale provocata dalla mancata formazione del Governo auspicato dalle due forze politiche che hanno maggiormente beneficiato dell’esito della recente consultazione elettorale. Il rifiuto da parte del Capo dello Stato di avallare la nomina di uno dei ministri indicati da dette forze politiche ha innescato una polemica violentissima e persino la prospettata messa in stato d’accusa del presidente della Repubblica. La gravità della crisi non dipende dalla difficoltà di formare un Governo in grado di ottenere la fiducia del Parlamento, quanto piuttosto nella messa in discussione delle prerogative e dei poteri del Capo dello Stato, le cui decisioni possono essere criticate ma che non dovrebbe essere delegittimato in nome di una pretesa supremazia della volontà popolare impersonata dai partiti vittoriosi nelle elezioni. È in gioco la tenuta dell’assetto costituzionale. Occorre perciò davvero fare fervidi auguri il 2 giugno alla Repubblica, nel giorno del suo compleanno
30 maggio 2018
Carcere e recidiva, l'offensiva controle statistiche per fermareil cambiamento (vero)*
Carcere e recidiva, l'offensiva contro
le statistiche per fermare
il cambiamento (vero)*
di Donatella Stasio
La campagna contro il cambiamento maturato negli ultimi dieci anni sul carcere parte dalla recidiva, con il tentativo maldestro di delegittimare gli studi statistici, cioè uno degli argomenti più forti per una politica penitenziaria onesta, impostata su misure alternative e carcere aperto
28 maggio 2018
Monza e la Brianza scommettono sull’articolo 27 della Costituzione 
e investono sulla risocializzazione dei detenuti per migliorare la sicurezza
Monza e la Brianza scommettono sull’articolo 27 della Costituzione e investono sulla risocializzazione dei detenuti per migliorare la sicurezza
di Donatella Stasio
Contro la demagogia che ha portato alla paralisi della riforma penitenziaria, il 14 maggio, nel Tribunale di Monza, verrà firmato un Protocollo d’intenti tra giudici, pm, carcere, imprese, avvocati, commercialisti, Comune, Provincia, Prefettura, ufficio dei minorenni, per la creazione di una Rete che favorisca, attraverso formazione, lavoro, cultura, il reinserimento sociale di detenuti ed ex detenuti, anche minorenni.
11 maggio 2018

Perché questa rubrica

27 aprile 2017

Inizia oggi, con il primo articolo della nuova rubrica Controcanto, la collaborazione di Questione Giustizia e di Magistratura democratica con Donatella Stasio, una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano (cronista di politica giudiziaria per più di 30 anni a Il Sole24Ore) e più significative del dibattito politico-culturale sui temi della giustizia e della politica giudiziaria.

Con questa collaborazione Magistratura democratica e Questione Giustizia hanno scelto di aprire, sui siti on-line, una finestra sull’esterno dalla quale scorgere con più attenzione e consapevolezza cosa accade fuori dalla magistratura e dalla quale essere visti, osservati, criticati anche radicalmente.

In linea con le indicazioni venute dal congresso di Bologna del novembre 2016, abbiamo scelto, da un lato, di rivitalizzare un metodo di confronto ed elaborazione e, dall’altro, di arricchire il dibattito interno alla magistratura, tenendo viva l’attenzione verso le più complesse dinamiche della società in cui si inserisce l’intervento giudiziario. Siamo infatti consapevoli che solo questa attenzione può contrastare dinamiche di chiusura e di autoreferenzialità della magistratura, da ultimo riemerse anche nel confronto associativo.

 

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Lo sguardo che manca alla giustizia
Lo sguardo che manca alla giustizia
di Donatella Stasio
Il film «Sulla mia pelle», che racconta la vicenda di Stefano Cucchi, sollecita molte riflessioni tra cui quella sull’impersonalità (brutale) delle istituzioni, compresa la giustizia, e sulle sue ricadute negative nel rapporto di fiducia con i cittadini. Un problema antico ma ricorrente e cruciale nella vita delle istituzioni, di cui i magistrati devono farsi carico con i loro comportamenti. Secondo Piero Calamandrei, bisogna che «anche nel processo circoli questo senso di fiducia, di solidarietà e di umanità, che è in tutti i campi lo spirito animatore della democrazia»
18 settembre 2018
L’utopia di Riace, città invisibile dove si respira la cittadinanza costituzionale
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di Donatella Stasio
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3 settembre 2018
“Lunga vita alle correnti!”. La lezione di Gabriella Luccioli
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Taglio dei Tribunalini, la voglia di tornare al passato e i silenzi dell’Anm
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Nel «contratto per il Governo del cambiamento» si dice che «occorre rivisitare la geografia giudiziaria, modificando la riforma del 2012». Ma dal 2014 ad oggi quella riforma ha fatto risparmiare 70 milioni di euro all’anno e ha contribuito a ridurre la durata delle cause civili da 478 giorni a 375, compresi i procedimenti per decreto ingiuntivo, senza i quali, invece, secondo il ministero della Giustizia si è comunque passati da 1044 giorni a 914. Perché l’Anm tace e non difende quella epocale riforma?
18 giugno 2018
Carcere e recidiva, l'offensiva controle statistiche per fermareil cambiamento (vero)*
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