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di Donatella Stasio
Monza e la Brianza scommettono sull’articolo 27 della Costituzione 
e investono sulla risocializzazione dei detenuti per migliorare la sicurezza
Monza e la Brianza scommettono sull’articolo 27 della Costituzione e investono sulla risocializzazione dei detenuti per migliorare la sicurezza
Contro la demagogia che ha portato alla paralisi della riforma penitenziaria, il 14 maggio, nel Tribunale di Monza, verrà firmato un Protocollo d’intenti tra giudici, pm, carcere, imprese, avvocati, commercialisti, Comune, Provincia, Prefettura, ufficio dei minorenni, per la creazione di una Rete che favorisca, attraverso formazione, lavoro, cultura, il reinserimento sociale di detenuti ed ex detenuti, anche minorenni.

Perché questa rubrica

27 aprile 2017

Inizia oggi, con il primo articolo della nuova rubrica Controcanto, la collaborazione di Questione Giustizia e di Magistratura democratica con Donatella Stasio, una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano (cronista di politica giudiziaria per più di 30 anni a Il Sole24Ore) e più significative del dibattito politico-culturale sui temi della giustizia e della politica giudiziaria.

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Questa è la storia di una comunità territoriale, la provincia di Monza e della Brianza, che ha scommesso sull’articolo 27 della Costituzione anche per migliorare la sicurezza collettiva e perciò ha deciso di investire nel reinserimento sociale dei detenuti – adulti e minorenni –, degli ex detenuti e di chi sconta la pena all’esterno del carcere.

A dispetto di una politica miope, prigioniera di pregiudizi e luoghi comuni, che rincorre consensi cavalcando e amplificando le paure collettive; e di una parte della magistratura incline ad assecondare quelle paure, deresponsabilizzando la funzione giurisdizionale, il 14 maggio, al Tribunale di Monza, verrà firmato un Protocollo d’intesa tra avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro, associazioni di imprese, Comune, Provincia, Prefettura, Garante dei detenuti, Carcere e Provveditorato dell’Amministrazione penitenziaria della Lombardia, Ufficio esecuzione penale esterna, Centro per la giustizia minorile della Lombardia, nonché Procura della Repubblica, Procura presso il Tribunale dei minori, Tribunale e Tribunale di sorveglianza. L’obiettivo è creare una Rete reale di soggetti impegnati a formare e ad avviare al lavoro detenuti in funzione del loro reinserimento sociale. Sul presupposto che investire nella risocializzazione di queste persone abbia un ritorno in termini di sicurezza collettiva, come peraltro dimostrano ormai numerosi studi scientifici.

Promotori di questa “scommessa” sono stati, in particolare, il Tribunale e la Procura, la Direzione del carcere e gli avvocati del Foro di Monza. Il progetto riguarda un territorio che conta un milione e 200mila abitanti (tale è il bacino di utenza del Tribunale di Monza) e certamente è tra i più ricettivi della Penisola. Tanto che alcuni progetti sono già in fase di realizzazione, anche grazie all’impegno di imprese e banche.

È interessante, in questo particolare passaggio storico-politico, leggere la motivazione che ha portato ad aggregare, contro ogni facile demagogia, professionalità e sensibilità diverse su un terreno tradizionalmente impopolare e poco frequentato qual è il carcere e la “rieducazione” dei detenuti.

Nella premessa del «Protocollo d’intesa» si legge, anzitutto, che «formazione e lavoro rappresentano alcuni degli strumenti principali per favorire il processo di inclusione sociale e l’adozione di modelli di vita che facilitano il reinserimento sociale», ritenuto «di primaria importanza per la riduzione dei tassi di recidiva». Inoltre, favorire le iniziative dirette alla formazione dei detenuti e alla creazione di opportunità lavorative «permette di dare concreta attuazione ai principi contenuti nell’articolo 27 della Costituzione».

L’esigenza di sicurezza, insomma, si salda con la condivisione dei valori costituzionali. Il che conferma – se ce ne fosse bisogno – il carattere (e il contenuto) “politico” dei precetti costituzionali. Non solo. Emerge anche, da parte dei promotori, la consapevolezza e la condivisione di quei precetti nonché di quelli normativi che ne derivano. Per esempio, che il processo minorile punta a salvaguardare la crescita del minore «evitandogli, per quanto possibile, lo sradicamento dalle relazioni affettive primarie e dal contesto naturale di socializzazione, salvaguardandone le esigenze educative e di sviluppo».

In questo contesto, viene riconosciuto “l’interesse” degli Enti e dei soggetti del territorio di Monza e della Brianza a realizzare una collaborazione istituzionale sinergica con il mondo delle imprese e delle Cooperative nonché con gli Ordini professionali, «al fine di sviluppare progetti e azioni rivolti alle persone adulte e ai minori» detenuti.

I promotori sintetizzano efficacemente l’obiettivo “politico” con due parole: «riconoscimento sociale». Dal riconoscimento sociale devono infatti passare i percorsi di risocializzazione, da quelli avviati durante la detenzione fino a quelli attivati attraverso misure penali non detentive e verso soluzioni che consentano di “tagliare i ponti” con il proprio passato mediante il reinserimento in un contesto sociale diverso da quello precedente.

Perché tutto ciò sia effettivo ed efficace, è necessario un «riconoscimento sociale», appunto, declinato anzitutto con la nascita di una Rete che renda strutturale sia l’interlocuzione istituzionale per elaborare e sperimentare progetti sia soluzioni operative e culturali su temi «di assoluta rilevanza sociale, quali sicurezza e reinserimento di soggetti autori di reati».

Parliamo di progetti di riabilitazione che, in qualche caso, sono già stati sperimentati in altre realtà territoriali. Per esempio, con la multinazionale Cisco Networking Academy, che propone corsi di informatica di diverso tipo, creando così occasioni di crescita personale e opportunità di lavoro. Il carcere di Milano Bollate è stato il primo a livello mondiale ad ospitare la Cisco, i cui corsi sono stati frequentati da centinaia di detenuti, molti dei quali, al termine, hanno conseguito la Cisco Certified Network Associate. L’80% ha poi trovato un impiego dentro o fuori il carcere.

Da Bollate, il progetto Cisco si è esteso, approdando a Castrovillari, Cagliari, Procida, La Spezia, Secondigliano, e al carcere di Opera, sempre a Milano. Ora ci prova anche Monza: il progetto è della durata di due anni, 1+1, e costa 12mila euro per il primo anno ma la Rete ha già avuto la disponibilità a finanziarlo da parte della Fondazione comunità Monza e Brianza.

Ma anche altri progetti sono già “in cottura”, con banche e imprese. Per esempio, è in fase di studio la creazione di un forno nel carcere di Monza da parte di una società di Pesaro per la produzione di prodotti alimentari da vendere in tutta la Lombardia.

Questi ed altri progetti verranno presentati alla firma del Protocollo. Che impegna tutte le parti ad attivarsi su vari fronti: informazione, comunicazione, formazione, assunzioni al lavoro, finanziamenti, creazione di cooperative, supporto ai progetti di rieducazione e ai programmi di recupero sociale, apertura alle misure alternative al processo e alla detenzione, diffusione della cultura dei valori costituzionali in tema di recupero sociale dei detenuti, promozione di iniziative culturali per aumentare la consapevolezza dei cittadini che «più carcere non vuol dire maggiore sicurezza» se manca un percorso di reinserimento sociale. Assolombarda, ad esempio, diffonderà tra i suoi iscritti informazioni soprattutto sui vantaggi contributivi e fiscali per le imprese che assumono detenuti, ex detenuti e persone in esecuzione penale esterna. Così come i dottori commercialisti hanno inviato un vademecum ad iscritti e clienti sempre per informarli dei vantaggi derivanti dall’assunzione di queste persone.

In generale, la Rete tenterà di sviluppare progetti finanziabili con i fondi sociali europei.

Ovviamente, il Protocollo è aperto all’adesione di nuovi partner, anche solo per finanziare specifici progetti in carcere.

Una storia importante, dunque, anche per il suo significato “politico”, poiché smonta una serie di luoghi comuni, a cominciare da quello per cui le misure alternative alla detenzione avrebbero soltanto una funzione “svuota-carceri”, non garantirebbero la certezza della pena e metterebbero a rischio la sicurezza collettiva. Il progetto dimostra invece il contrario, e cioè che una comunità territoriale e istituzionale informata ha tutto l’interesse ad un’esecuzione penale operosa e “aperta” all’esterno, oltre che, ovviamente, rispettosa della dignità delle persone e dei loro diritti fondamentali. E tanto dovrebbe bastare a recuperare la riforma del carcere, rimasta invece impantanata nella palude del più becero populismo politico.

Donatella Stasio

11 maggio 2018
Quale futuro per il garantismo? Riflessioni su processo penale e prescrizione
Quale futuro per il garantismo? Riflessioni su processo penale e prescrizione
di Mariarosaria Guglielmi* e Riccardo De Vito**
Ad oggi il dibattito politico ha lasciato sul campo la prospettiva di una riforma certa della prescrizione in cambio di una riforma incerta che dovrebbe garantire il processo “breve”. Se non incanalata in un contesto normativo unico, dove agli interventi sulla causa di estinzione del reato si possano contemporaneamente saldare quelli sulla prescrizione delle singoli fasi processuali, l’intervento appare lesivo dei diritti dell’imputato ad un equo processo e dei principi costituzionali in materia di presunzione di non colpevolezza e finalismo rieducativo della pena. Magistratura, avvocatura ed accademia dovrebbero aprire un confronto su un nuovo processo penale, che permetta di dibattere anche sulle soluzioni proposte di recente dalla magistratura associata (estensione dell’art. 190-bis cpp e abolizione del divieto di reformatio in peius). Il contesto politico induce a scelte di diritto penale espressivo-simbolico e a torsioni regressive. Non è il momento di compromessi
20 novembre 2018
Il caso Cappato alla Corte costituzionale: un’ordinanza ad incostituzionalità differita
Il caso Cappato alla Corte costituzionale: un’ordinanza ad incostituzionalità differita
di Marco Bignami
È illegittimo punire chi agevola il suicidio del malato che, in piena libertà e consapevolezza, decide di rifiutare terapie mediche che gli infliggono sofferenze fisiche o morali, e che reputa contrarie al suo senso di dignità. Tuttavia, urge un intervento del legislatore per definire modi e condizioni di esercizio del diritto a ricevere un trattamento di fine vita. Con l’ordinanza che si commenta, la Corte costituzionale riconosce l’illegittimità dell’art. 580 cod. pen., ma differisce a data futura la relativa declaratoria, assegnando termine al legislatore per emendare il vizio. Nasce così una nuova tecnica decisoria, di cui sono esaminati i tratti essenziali
19 novembre 2018
Prescrizione & processo: solo l’etica ci salverà
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15 novembre 2018
Luci ed ombre di una riforma a metà: i decreti legislativi 123 e 124 del 2 ottobre 2018
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Il 10 novembre 2018, entra in vigore la riforma dell’Ordinamento penitenziario. Anticipiamo dal numero 3/2018 di Questione Giustizia Rivista trimestrale questo analitico commento dei decreti legislativi che hanno coagulato il vasto programma di riforma avviato dall’esperienza degli Stati generali dell’esecuzione penale. Punti di forza (pochi) e punti di debolezza (tanti) di un testo legislativo con cui gli interpreti (magistrati, avvocati, operatori del penitenziario) dovranno confrontarsi
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7 novembre 2018
Ddl “Anticorruzione” e riforma della prescrizione: l’importanza di un confronto a difesa delle garanzie e di tutti i principi costituzionali del giusto processo
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Le riforme proposte per il contrasto alla corruzione e per l’arresto della prescrizione dopo la sentenza di primo grado ripropongono una visione giustizialista del processo penale, incentrata sull’inasprimento delle pene e realizzata con l’abbattimento delle garanzie. L’Avvocatura, impegnata nella difesa e nella promozione dei valori del diritto penale liberale e del giusto processo, chiama al confronto tutta la comunità degli operatori del diritto per impedire che finisca all’angolo la cultura dei diritti e delle garanzie
4 novembre 2018
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Anticipiamo una sintesi del contenuto della decisione cui seguiranno i necessari commenti e approfondimenti. Nella motivazione del provvedimento che ha esteso il 41-bis non si è fatto un accertamento approfondito del deterioramento delle capacità cognitive del detenuto
25 ottobre 2018
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Nota a Cass. Pen., Sez. 3, Sent. 21 marzo 2018 (dep. 7 maggio 2018), n. 19689, Pres. Di Nicola, Rel. Di Stasi
19 ottobre 2018
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Commento a Cass., Sez. unite, sentenza 21 giugno 2018, n. 40983: un vero vademecum per il calcolo della pena
16 ottobre 2018

Perché questa rubrica

27 aprile 2017

Inizia oggi, con il primo articolo della nuova rubrica Controcanto, la collaborazione di Questione Giustizia e di Magistratura democratica con Donatella Stasio, una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano (cronista di politica giudiziaria per più di 30 anni a Il Sole24Ore) e più significative del dibattito politico-culturale sui temi della giustizia e della politica giudiziaria.

Con questa collaborazione Magistratura democratica e Questione Giustizia hanno scelto di aprire, sui siti on-line, una finestra sull’esterno dalla quale scorgere con più attenzione e consapevolezza cosa accade fuori dalla magistratura e dalla quale essere visti, osservati, criticati anche radicalmente.

In linea con le indicazioni venute dal congresso di Bologna del novembre 2016, abbiamo scelto, da un lato, di rivitalizzare un metodo di confronto ed elaborazione e, dall’altro, di arricchire il dibattito interno alla magistratura, tenendo viva l’attenzione verso le più complesse dinamiche della società in cui si inserisce l’intervento giudiziario. Siamo infatti consapevoli che solo questa attenzione può contrastare dinamiche di chiusura e di autoreferenzialità della magistratura, da ultimo riemerse anche nel confronto associativo.

 

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Prescrizione & processo: solo l’etica ci salverà
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3 settembre 2018
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