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Giurisprudenza e documenti
Procedimento Fiorillo:
i capi di incolpazione,
la requisitoria e la difesa
Pubblichiamo i capi di incolpazione nei confronti della dottoressa Fiorillo, indicati nella richiesta 1.10.2012 della Procura Generale presso la Corte di Cassazione, la requisitoria di E.Cesqui e la difesa di N.Rossi
  • REQUISITORIA
    di Elisabetta Cesqui,
    sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione
  • DIFESA
    di Nello Rossi,
    procuratore aggiunto di Roma
Procedimento Fiorillo: i capi di incolpazione, la requisitoria e la difesa

INCOLPAZIONE

incolpata:

A) dell’illecito disciplinare di cui agli artt. 1, comma 1, e 2, comma 1, lettera aa), del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, perché, in violazione del dovere generale di riserbo (imposto al magistrato anche dall’art. 10, paragrafo 2, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ratificata con la legge 4 agosto 1955, n. 848, nella interpretazione che è data dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, per garantire la credibilità e l’imparzialità del potere giudiziario), sollecitava personalmente la pubblicità di notizie attinenti alla propria attività di ufficio da parte di giornalisti televisivi e della stampa che si trovavano occasionalmente, e per altre ragioni, dinanzi agli uffici giudiziari minorili di Milano, per rilasciaie agli stessi il “comunicato” e le dichiarazioni specificati nel capo B) che segue, in particolare proponendosi per una serie di interviste e di comunicazioni: “Ma tutte queste telecamere sono qui per cosa? ... se volete avrei io da dirvi qualcosa. Mi chiamo Annamaria Fiorillo, sono sostituto procuratore dei minori e quello che ha dichiarato in aula Maroni non mi va giù” (dichiarazione a La Repubblica dell’li novembre 2010);

B) dell’illecito disciplinare di cui agli artt. i, comma 1, e 2, comma 1, lettera n) e v), del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, perché, in violazione del dovere generale di riserbo (imposto al magistrato anche dall’ari 10, paragrafo 2, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali), e in violazione dello specifico divieto per i sostituti procuratori della Repubblica di rilasciare dichiarazioni o fornire notizie agli organi di informazione circa l’attività giudiziaria dell’ufficio, stabilito dall’art. 5 del decreto legislativo 20 febbraio 2006, n. 106, divieto ribadito sia nell’ordine di servizio n. 11 del 15 aprile 2008 a firma del capo dell’ufficio, sia nei criteri organizzativi adottati dallo stesso in data 14 ottobre 2009, a norma dell’art. 6 del d.lgs. n. 106 del 2006, che riservano il rapporto con gli organi di informazione al Procuratore della Repubblica, sia ulteriormente in una specifica disposizione a lei direttamente indirizzata con la nota n. 921/10 del 13 novembre 2010 a firma del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni, che la richiamava all’osservanza del divieto e delle disposizioni già impartite in precedenza e le ricordava le responsabilità disciplinari conseguenti:

(1) dapprima rilasciava in data 10 novembre 2010, alla stampa e a organi di informazione televisiva, dinanzi all’ufficio giudiziario, un “comunicato” concernente l’attività da lei svolta quale sostituto di turno nei giorni 27 e 28 maggio 2010 in relazione alle procedure di accompagnamento, identificazione e affidamento della minorenne K.E.M., cittadina del Marocco (dichiarazioni riportate da: Corriere della Sera; La Stampa; La Repubblica; Il Messaggero; Il Giornale; Il Fatto quotidiano; Il Gazzettino; Il Mattino; Il Giorno; Il Resto del Carlino; La Nazione; L ‘Unità; La Gazzetta del Sud; La Gazzetta del mezzogiorno; Corriere Adriatico; Il Giornale di Sicilia; Il Giorno; Il Piccolo; Il Tempo; Il Tirreno; La Nuova Sardegna, e molti altri quotidiani);

(2) quindi partecipava, quale intervistata, alla trasmissione televisiva di RAI 3 “In mezz’ora” del giorno 14 novembre 2010, interamente dedicata alla vicenda relativa alle procedure di accompagnamento, identificazione e affidamento provvisorio della minorenne K.E.M. poste in essere i1 27 e 28maggio2010;

(3) inoltre, rendeva ulteriori dichiarazioni in merito alla vicenda procedurale, con una intervista riportata dal quotidiano La Repubblica del 19 gennaio 2011; riferendo, nelle suddette occasioni, notizie concernenti procedure in corso.

La dottoressa Fiorillo è stata ritenuta responsabile delle violazioni di cui alla lettera n) ed alla lettera aa) del comma 1 dell’art. 2 decreto legislativo 23 febbraio 2006 n. 109 ed è stata condannata alla sanzione disciplinare della censura mentre si è esclusa la responsabilità per l’illecito di cui alla lettera v).

Si riportanto le norme di interesse:

Art. 2 (Illeciti disciplinari nell'esercizio delle funzioni). 1. Costituiscono illeciti disciplinari nell'esercizio delle funzioni:

a) fatto salvo quanto previsto dalle lettere b) e c), i comportamenti che, violando i doveri di cui all'art. 1, arrecano ingiusto danno o indebito vantaggio ad una delle parti;

b) l'omissione della comunicazione, al Consiglio superiore della magistratura, della sussistenza di una delle situazioni di incompatibilita' di cui agli articoli 18 e 19 dell'ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, e successive

modificazioni, come modificati dall'art. 29 del presente decreto;

c) la consapevole inosservanza dell'obbligo di astensione nei casi previsti dalla legge;

d) i comportamenti abitualmente o gravemente scorretti nei confronti delle parti, dei loro difensori, dei testimoni o di chiunque abbia rapporti con il magistrato nell'ambito dell'ufficio giudiziario, ovvero nei confronti di altri magistrati o di collaboratori;

e) l'ingiustificata interferenza nell'attivita' giudiziaria di altro magistrato;

f) l'omessa comunicazione al capo dell'ufficio, da parte del magistrato destinatario, delle avvenute interferenze;

g) la grave violazione di legge determinata da ignoranza o negligenza inescusabile;

h) il travisamento dei fatti determinato da negligenza inescusabile;

i) (Abrogata);

l) l'emissione di provvedimenti privi di motivazione, ovvero la cui motivazione consiste nella sola affermazione della sussistenza dei presupposti di legge senza indicazione degli elementi di fatto dai quali tale sussistenza risulti, quando la motivazione e' richiesta dalla legge;

m) l'adozione di provvedimenti adottati nei casi non consentiti dalla legge, per negligenza grave e inescusabile, che abbiano leso diritti personali o, in modo rilevante, diritti patrimoniali;

n) la reiterata o grave inosservanza delle norme regolamentari o delle disposizioni sul servizio giudiziario adottate dagli organi competenti;

o) l'indebito affidamento ad altri di attivita' rientranti nei propri compiti;

p) l'inosservanza dell'obbligo di risiedere nel comune in cui ha sede l'ufficio in assenza dell'autorizzazione prevista dalla normativa vigente se ne e' derivato concreto pregiudizio all'adempimento dei doveri di diligenza e laboriosita';

q) il reiterato, grave e ingiustificato ritardo nel compimento degli atti relativi all'esercizio delle funzioni; si presume non grave, salvo che non sia diversamente dimostrato, il ritardo che non eccede il triplo dei termini previsti dalla legge per il compimento dell'atto;

r) il sottrarsi in modo abituale e ingiustificato all'attivita' di servizio;

s) per il dirigente dell'ufficio o il presidente di una sezione o il presidente di un collegio, l'omettere di assegnarsi affari e di redigere i relativi provvedimenti;

t) l'inosservanza dell'obbligo di rendersi reperibile per esigenze di ufficio quando esso sia imposto dalla legge o da disposizione legittima dell'organo competente;

u) la divulgazione, anche dipendente da negligenza, di atti del procedimento coperti dal segreto o di cui sia previsto il divieto di pubblicazione, nonche' la violazione del dovere di riservatezza sugli affari in corso di trattazione, o sugli affari definiti, quando e' idonea a ledere indebitamente diritti altrui;

v) pubbliche dichiarazioni o interviste che riguardino i soggetti coinvolti negli affari in corso di trattazione, ovvero trattati e non definiti con provvedimento non soggetto a impugnazione ordinaria, quando sono dirette a ledere indebitamente diritti altrui nonche' la violazione dei divieti di cui all'art. 5, comma 2, del decreto legislativo 20 febbraio 2006, n. 106;

z) (Abrogata);

aa) il sollecitare la pubblicita' di notizie attinenti alla propria attivita' di ufficio ovvero il

costituire e l'utilizzare canali informativi personali riservati o privilegiati;

bb) (Abrogata);

cc) l'adozione intenzionale di provvedimenti affetti da palese incompatibilita' tra la parte dispositiva e la motivazione, tali da manifestare una precostituita e inequivocabile contraddizione sul piano logico, contenutistico o argomentativo;

dd) l'omissione, da parte del dirigente l'ufficio o del presidente di una sezione o di un collegio, della comunicazione agli organi competenti di fatti a lui noti che possono costituire illeciti disciplinari compiuti da magistrati dell'ufficio, della sezione o del collegio;

ee) l'omissione, da parte del dirigente l'ufficio ovvero da parte del magistrato cui compete il potere di sorveglianza, della comunicazione al Consiglio superiore della magistratura della sussistenza di una delle situazioni di incompatibilita' previste dagli articoli 18 e 19 dell'ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, come da ultimo modificati dall'art. 29 del presente decreto, ovvero delle situazioni che possono dare luogo all'adozione dei provvedimenti di cui agli articoli 2 e 3 del regio decreto legislativo 31 maggio 1946, n. 511, come modificati dagli articoli 26, comma 1 e 27 del presente decreto;

ff) l'adozione di provvedimenti non previsti da norme vigenti ovvero sulla base di un errore macroscopico o di grave e inescusabile negligenza;

gg) l'emissione di un provvedimento restrittivo della liberta' personale fuori dei casi consentiti dalla legge, determinata da negligenza grave ed inescusabile.

 

Leggi anche: il comunicato dell'esecutivo di Md

21 maggio 2013
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Con la sentenza in oggetto, il Tribunale ha assolto due attivisti dall’area antagonista locale dall’imputazione del reato di cui all’articolo 3, comma 1, lett a), della l. n. 654/1975 (legge Mancino), contestata loro per avere appeso alla cancellata della Sinagoga di Vercelli un drappo con la scritta “#STOP BOMBING GAZA ISRAELE ASSASINI FREE PALESTINE”. La nota, ripercorrendo l’iter motivazionale della sentenza, illustra come sia stata decisiva la ricostruzione del contesto politico in cui si sono svolti i fatti. Nell'estate del 2014, infatti, era in corso una campagna militare delle Forze di difesa israeliane contro i guerriglieri palestinesi di Hamas, in cui sono rimasti uccisi più di duemila civili, fra cui centinaia di bambini. Determinante è stata anche la storia personale dei due imputati, che gli stessi rappresentanti delle forze dell’ordine locali, sentiti come testi istituzionali, hanno attestato essere imperniata, fin da quando erano studenti, a posizioni politiche nettamente contrarie all’antisemitismo o al revisionismo sulla Shoah, e anzi ispirate ai valori dell’antifascismo e dell’antirazzismo: posizioni che non si erano modificate nel tempo, in modo da rivelare come anche la scritta ingiuriosa oggetto di imputazione fosse attribuibile non già a un sentimento di ostilità nei confronti del popolo israeliano in quanto popolo ebraico, bensì contro la politica militare israeliana; il che, avendo riguardo all’oggettività giuridica della fattispecie, ha di fatto incrinato la sussistenza del suo elemento caratteristico, che è l’”odio razziale o etnico” quale motivo ispiratore della condotta.
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Le Sezioni unite della Cassazione escludono la nullità sopravvenuta della clausola contrattuale di determinazione degli interessi, che, originariamente infra-soglia, abbia superato in corso di rapporto il tasso soglia dell’usura. Affermano inoltre che la pretesa del mutuante di riscuotere gli interessi secondo il tasso validamente concordato non costituisce comportamento contrario a buona fede. In queste brevi note viene indagata la possibilità di applicare al fenomeno della cd. “usurarietà sopravvenuta” la disposizione dell’art. 1339 cc, quale strumento idoneo ad incidere sul contenuto del contratto, non solo in chiave statica ma anche e soprattutto dinamica, in relazione al mutato contesto normativo, mediante inserzione di disposizioni aventi carattere imperativo, indipendentemente dalla nullità delle clausole contrattuali sostituite.
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11 ottobre 2017