home search menu
Il rilievo d’ufficio della nullità del decreto di citazione a giudizio per insufficiente determinazione del fatto
Giurisprudenza e documenti
Il rilievo d’ufficio della nullità del decreto di citazione a giudizio per insufficiente determinazione del fatto
di Federico Bardelle
Avvocato del Foro di Rovigo e Assistente di Diritto Processuale Penale presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Ferrara
Nota a Cass. pen., sez. II, 12 maggio 2016, n. 26298, Pres. Fiandanese, Rel. Tutinelli, Ric. Fabbris

MASSIMA

La nullità del decreto di citazione a giudizio per insufficiente determinazione del fatto ex art. 555, comma 1, lett. c), e comma 2, c.p.p., non integra una nullità di ordine generale a norma dell'art. 178 c.p.p.., ma rientra tra quelle relative di cui all'art. 181 dello stesso codice, con la conseguenza che essa non può essere rilevata d'ufficio, ma deve essere eccepita, a pena di decadenza, entro il termine previsto dall'art. 491 c.p.p. È pertanto affetto da abnormità il provvedimento con il quale il giudice del dibattimento rilevi d'ufficio l'invalidità, atteso che non è consentito al giudice sostituirsi alle parti nel rilevare cause di nullità relative, a pena del sovvertimento dei principi generali su cui si fonda nel nostro ordinamento il sistema della invalidità degli atti processuali.

 

COMMENTO

Il ricorrente era imputato per il reato di cui agli artt. 110 e 648 c.p. perché – si legge nell’imputazione – «in concorso con persona minorenne all’epoca dei fatti, pur non avendo concorso nel reato di furto, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquistava o comunque riceveva kg 280 di materiale composto da cavi di rame, un tubo da climatizzatore ed un pentolino in rame».

All’udienza filtro del 1° giugno 2015, durante il controllo sulla regolare costituzione delle parti, la difesa dell’imputato eccepiva la nullità del decreto di citazione diretta a giudizio per violazione del termine a comparire di cui all’art. 552, comma 3, c.p.p.

Il giudice, pur ritenendo fondata l’eccezione svolta dalla difesa, rilevava d’ufficio la nullità del decreto di citazione diretta a giudizio per indeterminatezza dell’imputazione, in quanto non emergeva in modo compiuto l’origine delittuosa della merce e, quindi, l’illiceità penale del fatto presupposto al reato contestato, e disponeva la restituzione degli atti al pubblico ministero.

L’imputato ricorreva in cassazione censurando l’abnormità dell’ordinanza, quest’ultima ponendosi al di fuori dei poteri attribuiti al giudice e causando un’indebita regressione del procedimento.

La Suprema Corte era chiamata a risolvere tre quesiti, che si ponevano in un ordine di necessaria progressione logica e giuridica.

In primis era necessario capire se la nullità del decreto di citazione a giudizio causata da un’imputazione generica costituisse una nullità a regime intermedio o relativa.

In secondo luogo – e solo laddove il primo quesito fosse stato risolto nel senso di una nullità relativa – bisognava chiedersi se tale nullità relativa fosse rilevabile d’ufficio dal giudice.

Infine si doveva cercare risposta ad un’ultima questione: se l’ordinanza con cui il giudice aveva rilevato d’ufficio una nullità relativa integrasse un’ipotesi di abnormità.

In ordine al primo quesito – ossia se la nullità del decreto di citazione a giudizio causata da un’imputazione generica costituisse una nullità a regime intermedio o relativa – la Corte ribadisce che la generica enunciazione del fatto integra una ipotesi di nullità relativa del decreto di citazione diretta a giudizio, che resta sanata qualora non venga eccepita prima dell'apertura del dibattimento.

In relazione al secondo problema – se tale nullità relativa fosse rilevabile d’ufficio dal giudice – i giudici della Cassazione, seguendo una granitica giurisprudenza sul punto, confermano che le nullità relative non possono essere rilevate d’ufficio dal giudice, ma sono solamente eccepibili dalle parti, in quanto «non è consentito al giudice sostituirsi alle parti nel rilevare cause di nullità relative, a pena del sovvertimento dei principi generali su cui si fonda nel nostro ordinamento il sistema della invalidità degli atti processuali».

Con riferimento alla terza ed ultima questione – se l’ordinanza con cui il giudice aveva rilevato d’ufficio una nullità relativa integrasse un’ipotesi di abnormità – la Suprema Corte, dopo aver ricordato che «è abnorme non solo il provvedimento che, per la singolarità e stranezza del contenuto, risulti avulso dall'intero ordinamento processuale, ma anche quello che, pur essendo in astratto espressione di un legittimo potere, si esplichi, al di là di ogni ragionevole limite, al di fuori dei casi consentiti o delle ipotesi previste», conclude per l’abnormità e, quindi, per l’annullamento del provvedimento impugnato con restituzione degli atti al giudice a quo.

La pronuncia in commento costituisce un novum nel panorama giurisprudenziale.

Esistevano, in verità, sentenze affini: «poiché la nullità del decreto di citazione a giudizio davanti al Tribunale per generica enunciazione del fatto a norma dell'art. 555, comma 2, stesso codice non integra ipotesi di nullità assoluta ai sensi dell'art. 179 c.p.p., la relativa eccezione va formulata prima della dichiarazione di apertura del dibattimento; conseguentemente, è abnorme il provvedimento del Tribunale che di ufficio dichiari tale nullità, disponendo la restituzione degli atti al P.M. e determinando, così, un'inammissibile regressione del procedimento» (Cass. 28512/2014. In senso conforme: Cass. 2367/2000).

Le due pronunce citate, però, si riferivano a casi in cui il giudice del dibattimento aveva rilevato d’ufficio la nullità del decreto di citazione diretta a giudizio per indeterminatezza dell’imputazione e restituito gli atti al pubblico ministero dopo l’apertura del dibattimento.

Nel caso in commento, invece, il giudice si era attivato nel corso del controllo sulla regolare costituzione delle parti. Cionondimeno, la Suprema Corte afferma che il principio di diritto deve essere applicato anche a casi come quello in esame.

Al di là delle riflessioni teoriche, resta da capire quale possa essere l’utilità di una simile censura, il che assume un rilievo concreto per rintracciare quell’interesse ad impugnare del ricorrente che costituisce presupposto indefettibile di ammissibilità di qualsiasi impugnazione.

Questo interesse non può di certo essere rintracciato nel mero rispetto della procedura.

Indubbio valore decisivo è, invece, ravvisabile nel diritto alla ragionevole durata del processo. In astratto, infatti, l’ordinanza impugnata aveva causato un’indebita regressione alla fase procedimentale. Nel caso concreto, però, il ricorso in Cassazione ha finito per dilatare i tempi processuali.

Esiste, in realtà, un interesse ben più profondo, che si lega alle strade processuali da percorrere. Com’è noto, infatti, un’imputazione lacunosa può suggerire ad un’abile difesa dell’imputato la scelta del giudizio abbreviato non condizionato, che, cristallizzando l’imputazione, imbriglia il giudice tra le strette maglie di un addebito generico.

 

 

8 settembre 2016
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
Sull’addebito delle spese all’amministrazione soccombente nel giudizio di protezione internazionale promosso dal richiedente ammesso al patrocinio a spese dello Stato
Sull’addebito delle spese all’amministrazione soccombente nel giudizio di protezione internazionale promosso dal richiedente ammesso al patrocinio a spese dello Stato
di Elisa Bertillo
Con la pronuncia n. 164 del 2018, la Cassazione individua i presupposti per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato dello straniero richiedente protezione internazionale, fornendo un’interpretazione estensiva del concetto di «straniero regolarmente soggiornante sul territorio nazionale». La sentenza offre l’occasione per affrontare il tema del rapporto tra gratuito patrocinio e regolamento delle spese di lite, analizzando in particolare le differenti posizioni espresse, da una parte, da Cass. 29 ottobre 2012, n. 18583, dall’altra, dal Tribunale di Firenze, con ordinanza del 6 dicembre 2017, e da Cass. 9 marzo 2018, n. 5819
25 giugno 2018
Condannati inadempienti ed estinzione del reato. Nota a Cassazione, sez. I penale, n. 10235/2018
Condannati inadempienti ed estinzione del reato. Nota a Cassazione, sez. I penale, n. 10235/2018
di Federico Bardelle
Il condannato con decreto penale, il quale non paghi la sanzione pecuniaria, può beneficiare comunque dell'effetto estintivo di cui all’art. 460, comma cinque, cpp, se l'organo esecutivo competente non ha attivato l'esecuzione della pena inflitta
5 giugno 2018
Quale sanzione per il licenziamento tardivo?
Commento alla sentenza della Cassazione n. 30985/2017 (Sez. Unite)
Quale sanzione per il licenziamento tardivo? Commento alla sentenza della Cassazione n. 30985/2017 (Sez. Unite)
di Anna Terzi
Attraverso l’esercizio del potere disciplinare il datore di lavoro può imporre l’esatto adempimento della prestazione, colpendo con la sanzione la condotta non conforme. Il trascorrere del tempo senza contestazioni è invece significativo di una valutazione datoriale di fiducia sull’esatto adempimento della prestazione per il futuro, senza necessità di un intervento sanzionatorio. Il licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, massima sanzione disciplinare, presuppone un inadempimento talmente grave da far venire meno l’elemento fiduciario. Non vi può essere compatibilità tra l’assenza di contestazioni protratta per lungo tempo in ordine alla condotta pienamente conosciuta che si assume inadempiente e l’interesse del datore di lavoro a sanzionarla, e tanto meno tra l’assenza di contestazioni e l’elisione dell’elemento fiduciario del rapporto.
21 maggio 2018
La protezione umanitaria per motivi di integrazione sociale. Prime riflessioni a margine della sentenza della Corte di cassazione n. 4455/2018
La protezione umanitaria per motivi di integrazione sociale. Prime riflessioni a margine della sentenza della Corte di cassazione n. 4455/2018
di Chiara Favilli
La Cassazione eleva l’integrazione sociale a motivo rilevante per la determinazione della vulnerabilità individuale e di riconoscimento della protezione umanitaria. Motivo autonomo, ma non indipendente dalla condizione di origine del richiedente, che implica l’accertamento del fatto che egli nel suo Paese corra il rischio di veder sacrificati i propri diritti fondamentali anche per ragioni diverse da quelle per cui opera la protezione internazionale con lo status di rifugiato e con la protezione sussidiaria. Ma al giudice del merito spetta il compito di verificare se tale rischio di pregiudizio sia attuale. E tale gravosa funzione si può e si deve giovare dell’obbligo di cooperazione istruttoria e del beneficio del dubbio.
14 marzo 2018
Il seguito in Cassazione della pronuncia della Corte costituzionale n. 269 del 2017: prove pratiche di applicazione
Il seguito in Cassazione della pronuncia della Corte costituzionale n. 269 del 2017: prove pratiche di applicazione
di Diletta Tega
Di fronte al problema di doppia pregiudizialità rappresentato dalla violazione tanto della Costituzione (e di fonti internazionali, come la Cedu, che operano attraverso la mediazione dell’art. 117, primo comma, Cost.), quanto della Cdfue, l’ordinanza in commento della Corte di cassazione, seguendo l’impostazione della sentenza costituzionale n. 269/17, solleva una articolata questione di legittimità costituzionale, nella quale operano come parametri (interposti) anche le norme della Cdfue, pure quando esse, secondo la Suprema corte, avrebbero efficacia diretta. È espressamente lasciata alla Corte costituzionale la valutazione se rivolgersi con un rinvio pregiudiziale di interpretazione alla Corte di giustizia: alle prese con dubbi di compatibilità della normativa italiana con la Cdfue, la Cassazione avrebbe voluto – e dovuto, in base all’art. 267 Tfue – far rinvio pregiudiziale alla Corte di Lussemburgo; ma consapevole di quanto affermato dalla Corte costituzionale, ha deciso di rivolgersi, in prima battuta, a Palazzo della Consulta.
12 marzo 2018
Riforma Orlando: primo caso di applicazione retroattiva del nuovo art. 442, secondo comma, cpp
Riforma Orlando: primo caso di applicazione retroattiva del nuovo art. 442, secondo comma, cpp
di Federico Piccichè
Nota a Cass. Pen., Sez. 4, Sent. 15 dicembre 2017 (dep. 11 gennaio 2018), n. 832, Pres. Di Salvo, Rel. Picardi
20 febbraio 2018
Violenza di genere e protezione internazionale. Note a margine di un recente orientamento della Corte di cassazione
Violenza di genere e protezione internazionale. Note a margine di un recente orientamento della Corte di cassazione
di Diana Genovese
Già nel 2002 l’Unhcr (Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati) aveva evidenziato come storicamente la definizione di “rifugiato” fosse legata ad un quadro di esperienze tipicamente maschili, trascurando la particolare condizione in cui si trovano le donne in alcune zone di provenienza.
5 febbraio 2018
La tentazione riduzionista dell'accesso alla Cassazione e il vizio di motivazione
La tentazione riduzionista dell'accesso alla Cassazione e il vizio di motivazione
di Raffaello Magi
Una riflessione sulle proposte “riduzionistiche” del ricorso alla suprema Corte in materia penale
17 gennaio 2018
Le Sezioni unite si pronunciano sul luogo di deposito della richiesta di riesame di misure cautelari reali
Le Sezioni unite si pronunciano sul luogo di deposito della richiesta di riesame di misure cautelari reali
di Federico Piccichè
Nota a Cass. Pen., Sez. unite, Sent. 22 giugno 2017 (dep. 13 ottobre 2017), n. 47374, Pres. Canzio, Rel. Bonito
19 dicembre 2017
Il denaro e il tempo. Brevi note sulla sentenza delle Sezioni unite (n. 24675 del 18 luglio 2017) in materia di “usurarietà sopravvenuta”
Il denaro e il tempo. Brevi note sulla sentenza delle Sezioni unite (n. 24675 del 18 luglio 2017) in materia di “usurarietà sopravvenuta”
di Guido Federico
Le Sezioni unite della Cassazione escludono la nullità sopravvenuta della clausola contrattuale di determinazione degli interessi, che, originariamente infra-soglia, abbia superato in corso di rapporto il tasso soglia dell’usura. Affermano inoltre che la pretesa del mutuante di riscuotere gli interessi secondo il tasso validamente concordato non costituisce comportamento contrario a buona fede. In queste brevi note viene indagata la possibilità di applicare al fenomeno della cd. “usurarietà sopravvenuta” la disposizione dell’art. 1339 cc, quale strumento idoneo ad incidere sul contenuto del contratto, non solo in chiave statica ma anche e soprattutto dinamica, in relazione al mutato contesto normativo, mediante inserzione di disposizioni aventi carattere imperativo, indipendentemente dalla nullità delle clausole contrattuali sostituite.
24 novembre 2017
Newsletter


Fascicolo 2/2018
L’ospite straniero.
La protezione internazionale
nel sistema multilivello di tutela
dei diritti fondamentali
Giurisprudenza e documenti
Sull’addebito delle spese all’amministrazione soccombente nel giudizio di protezione internazionale promosso dal richiedente ammesso al patrocinio a spese dello Stato
Sull’addebito delle spese all’amministrazione soccombente nel giudizio di protezione internazionale promosso dal richiedente ammesso al patrocinio a spese dello Stato
di Elisa Bertillo
Con la pronuncia n. 164 del 2018, la Cassazione individua i presupposti per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato dello straniero richiedente protezione internazionale, fornendo un’interpretazione estensiva del concetto di «straniero regolarmente soggiornante sul territorio nazionale». La sentenza offre l’occasione per affrontare il tema del rapporto tra gratuito patrocinio e regolamento delle spese di lite, analizzando in particolare le differenti posizioni espresse, da una parte, da Cass. 29 ottobre 2012, n. 18583, dall’altra, dal Tribunale di Firenze, con ordinanza del 6 dicembre 2017, e da Cass. 9 marzo 2018, n. 5819
25 giugno 2018
Open Arms e Sea Watch, la richiesta di archiviazione della Procura di Palermo
Open Arms e Sea Watch, la richiesta di archiviazione della Procura di Palermo
Pubblichiamo, in attesa di commenti più approfonditi, la richiesta di archiviazione formulata dalla Procura della Repubblica di Palermo – accolta dal gip – in relazione ad un procedimento penale in cui si ipotizzava, a carico di ignoti, la commissione dei reati di associazione per delinquere (art. 416, comma 6, cp) e favoreggiamento dell’immigrazione irregolare sul territorio nazionale (art. 12, d.lgs n. 286/1998)
21 giugno 2018
La confusione dei crediti erariali dopo la confisca di prevenzione
La confusione dei crediti erariali dopo la confisca di prevenzione
di Luigi Petrucci
La risoluzione n. 114/E emanata dall’Agenzia delle entrate il 31 agosto 2017 detta l’interpretazione dell’art. 50, comma 2, d.lgs n. 159/2011 in tema di confusione dei crediti erariali alla quale si dovranno attenere gli uffici finanziari. Pur essendo un atto formalmente volto all’interpretazione della normativa vigente, il modo innovativo in cui affronta molte delle questioni che si erano poste nella prassi e nei commenti dottrinali lo rende un atto sostanzialmente innovativo dell’ordinamento, destinato ad incidere in modo profondo nell’amministrazione dei beni in sequestro e nella fase di verifica e pagamento dei crediti sorti ante e post sequestro. L’articolo si propone di illustrare le novità in materia e le ricadute sugli adempimenti fiscali dell’amministratore giudiziario in continuità con un precedente intervento dell'Autore su questa Rivista*
15 giugno 2018
Condannati inadempienti ed estinzione del reato. Nota a Cassazione, sez. I penale, n. 10235/2018
Condannati inadempienti ed estinzione del reato. Nota a Cassazione, sez. I penale, n. 10235/2018
di Federico Bardelle
Il condannato con decreto penale, il quale non paghi la sanzione pecuniaria, può beneficiare comunque dell'effetto estintivo di cui all’art. 460, comma cinque, cpp, se l'organo esecutivo competente non ha attivato l'esecuzione della pena inflitta
5 giugno 2018
Quale sanzione per il licenziamento tardivo?
Commento alla sentenza della Cassazione n. 30985/2017 (Sez. Unite)
Quale sanzione per il licenziamento tardivo? Commento alla sentenza della Cassazione n. 30985/2017 (Sez. Unite)
di Anna Terzi
Attraverso l’esercizio del potere disciplinare il datore di lavoro può imporre l’esatto adempimento della prestazione, colpendo con la sanzione la condotta non conforme. Il trascorrere del tempo senza contestazioni è invece significativo di una valutazione datoriale di fiducia sull’esatto adempimento della prestazione per il futuro, senza necessità di un intervento sanzionatorio. Il licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, massima sanzione disciplinare, presuppone un inadempimento talmente grave da far venire meno l’elemento fiduciario. Non vi può essere compatibilità tra l’assenza di contestazioni protratta per lungo tempo in ordine alla condotta pienamente conosciuta che si assume inadempiente e l’interesse del datore di lavoro a sanzionarla, e tanto meno tra l’assenza di contestazioni e l’elisione dell’elemento fiduciario del rapporto.
21 maggio 2018
La giurisprudenza del Tribunale di Roma dopo il revirement della Corte di cassazione sull’assegno divorzile
La giurisprudenza del Tribunale di Roma dopo il revirement della Corte di cassazione sull’assegno divorzile
di Franca Mangano
Nell’ultimo anno i giudici della I Sezione civile del Tribunale di Roma si sono confrontati con la sentenza n. 11504/2017 valorizzando, per quanto possibile, gli aspetti di continuità con la precedente giurisprudenza, in vista di una interpretazione dell’istituto dell’assegno divorzile adeguata alla mutata fisionomia del matrimonio ma anche coerente con i principi di solidarietà garantiti dalla Costituzione, nell’auspicio che le Sezioni unite prestino attenzione allo sforzo ricostruttivo dei giudici di merito.
10 maggio 2018