home search menu
di Donatella Stasio
Violenza di genere & processi: il ruolo del costume giudiziario contro lo “stupro della dignità”
Violenza di genere & processi: il ruolo del costume giudiziario contro lo “stupro della dignità”
Dal 1978 molto è cambiato nelle aule di giustizia ma oggi sono ancora presenti, e tollerati, ambigui tentativi delle difese di ribaltare il rapporto tra carnefice e vittima. Il giudice deve garantire la correttezza del processo anche a tutela della dignità della donna. Occorre un impegno culturale comune di magistrati e avvocati

Perché questa rubrica

27 aprile 2017

Inizia oggi, con il primo articolo della nuova rubrica Controcanto, la collaborazione di Questione Giustizia e di Magistratura democratica con Donatella Stasio, una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano (cronista di politica giudiziaria per più di 30 anni a Il Sole24Ore) e più significative del dibattito politico-culturale sui temi della giustizia e della politica giudiziaria.

continua

«Una lira»: fu questa la richiesta di risarcimento della parte civile – rappresentata da Tina Lagostena Bassi − nell’ormai famoso processo per stupro di Latina del 1978, diventato un film documentario diretto da Loredana Dordi. Con il titolo inglese A Trial for Rape, fu presentato al Festival di Berlino, insignito del Prix Italia for documentaries nonché di una nomination all’International Emmy Award. Una copia è conservata negli archivi del MoMA di New York. La Rai lo mandò in onda il 26 aprile del ’79 e fu seguito da ben 3 milioni di telespettatori, che salirono a 9 in occasione della replica, trasmessa in prima serata.

«Non vi chiediamo una condanna severa, pesante, esemplare. Non ci interessa la condanna – esordì Lagostena Bassi – Noi vogliamo che in quest’aula ci sia resa giustizia, che è una cosa diversa. Che cosa intendiamo quando chiediamo giustizia come donne? Chiediamo che anche nelle aule dei Tribunali, e attraverso ciò che avviene nelle aule dei Tribunali, si modifichi la concezione socio-culturale del nostro Paese, si cominci a dare atto che la donna non è un oggetto. Questa è la nostra richiesta».

Una requisitoria dura ma asciutta. Il dito puntato contro «un certo modo di fare i processi per violenza», con le donne trasformate sistematicamente in imputate: per la loro condotta, il loro modo di vestire, di fare, di parlare, perché in fondo in fondo «se la cercano», sono «consenzienti», «provocano»… Una linea difensiva costante, e costantemente tollerata, specchio di quel sentimento comune millenario che, osservò Lagostena Bassi, «consente domande tanto morbose quanto irrilevanti, toni sprezzanti nei confronti della vittima, atteggiamenti percepiti come scherzosamente complici tra gli uomini del processo». «Io – disse l’avvocata delle donne – sono l’accusatore di questo modo di fare i processi per violenza». Una modalità che mortifica la dignità della persona, aggiungendo altre ferite a quelle già subite. Non c’è risarcimento. Né c’è pena esemplare che possa garantire la fine dello stupro della dignità. 

Forse fu proprio quella la “lezione” più importante del processo di Latina, quella richiesta di risarcimento simbolico, contro lo stupro della dignità della vittima, e l’idea di giustizia ad essa sottostante, con la chiara consapevolezza che il diritto penale non risolve il problema ma, semmai, lo rimuove. La strada maestra era – e resta – quella di un cambiamento radicale del modello culturale imperante – nelle strade e nelle aule di giustizia – senza distinzione di classi sociali, religioni, nazionalità e, purtroppo, spesso anche di genere. La strada maestra era – e resta – una grande mobilitazione culturale per la formazione di una coscienza collettiva – dalle istituzioni ai cittadini – fondata sul rispetto della diversità e della dignità della donna, che conferisca allo stigma sociale la forza e l’efficacia che lo stigma penale non ha.

Si ritiene che il processo di Latina abbia segnato un prima e un poi nel costume giudiziario e nel cosiddetto sentimento popolare. L’asciutta rappresentazione mediatica toccò molte corde, senza bisogno di effetti speciali. La giustizia – insieme all’Italia intera – si guardò allo specchio, e non si piacque. Cominciò quindi un lento cambiamento del costume giudiziario, favorito anche dal progressivo aumento di donne magistrate, portatrici di una sensibilità diversa. Ma dopo 39 anni da quello storico processo, la giustizia continua ad essere percepita come luogo ostile dalle vittime di violenza di genere, fin dall’inizio del loro calvario giudiziario. Ci si aspetta accoglienza, protezione e invece, complice un processo mediatico voyeuristico, si trova diffidenza e ambiguità. Perciò la maggioranza delle donne abusate sceglie ancora di stare lontana da quel “luogo”, rinunciando persino a denunciare. Un sommerso che le statistiche non registrano.

Anni fa, un giudice, per giustificare la misura degli arresti domiciliari, si lasciò andare a una motivazione più da bar che da tribunale: «Sarebbe meglio – scrisse – che le donne non uscissero la sera da sole». Non era un caso isolato. Qualche settimana fa, su La Stampa di Torino Carlo Federico Grosso – giurista e avvocato – segnalava che «nei processi per stupro talvolta sono ancora presenti e tollerati ambigui tentativi delle difese degli imputati di truccare le carte e di ribaltare il rapporto tra carnefice e vittima». Tentativi da stroncare sul nascere anche con un impegno diretto di Csm, Anm, Cnf, Camere penali, cioè di tutte le componenti istituzionali e associative della magistratura e dell’avvocatura. Inoltre, come osservava Grosso, il giudice dovrebbe farsi garante della correttezza dello svolgimento del processo: che dev’essere giusto per l’imputato ma deve anche tutelare il soggetto passivo della violenza. Perché così facendo non tutela soltanto le donne ma la dignità delle persone, «il diritto dei diritti, il super valore che per la sua stessa natura non può essere bilanciato con altri valori», lo ha definito nel suo Diario di una giudice Gabriella Luccioli, impegnata nella tutela della dignità delle donne su ogni fronte della giustizia.

Il costume giudiziario è quindi un tassello importante del contrasto alla violenza di genere. Più in generale, è un tassello essenziale del mosaico di quella mobilitazione culturale necessaria per la buona salute di una democrazia. «La démocratie est un comportament, un engagement. Faute de cet engagement, la technique constitutionnelle est morte» scriveva Boris Mirkine-Guetzévitch, giurista francese di origine russa. E riprendendo quel concetto, Piero Calamandrei sosteneva che il buon funzionamento del processo, e quindi della giustizia, dipende, più che dalla perfezione delle relative norme, dal «costume di chi è chiamato a metterle in pratica».

Parlare di mobilitazione culturale, dunque, non è parlar d’altro. «Il diritto penale non è mai uno strumento di progresso sociale, e comunque non lo è mai da solo» ricorda Massimo Donini, ordinario di diritto penale all’Università di Modena. «Quando viene usato come strumento di progresso – osserva – è il segno di una patologia sociale, di una difficoltà sociale grave nella disciplina e prevenzione di un fenomeno con altri mezzi». Ecco perché, con una bella metafora, suggerisce di coltivare «meno passione per il diritto penale e più amore per le donne». Anche nelle aule di giustizia.

Donatella Stasio

3 ottobre 2017
Contro il malessere democratico, l’Italia ha bisogno del rugby. Il sogno di Giuseppe D’Avanzo
Contro il malessere democratico, l’Italia ha bisogno del rugby. Il sogno di Giuseppe D’Avanzo
di Donatella Stasio
In gran parte del mondo la democrazia non gode di buona salute e l’Italia non sembra da meno. I sintomi del malessere democratico risalgono ad almeno un decennio e D’Avanzo li aveva individuati. Come il rimedio per curarli
3 dicembre 2018
Prescrizione & processo: solo l’etica ci salverà
Prescrizione & processo: solo l’etica ci salverà
di Donatella Stasio
Avvocati e Anm, divisi sulle proposte di riforma del processo penale e della prescrizione, concordano invece (ed è una novità) sulla pregiudizialità della prima rispetto alla seconda. Ma la diversa “visione” del processo rende la riforma impossibile. Oltre che inutile senza un cambio di passo dell’etica di tutti gli attori del processo
15 novembre 2018
L’etica costituzionale come antidoto al conflitto tra legge e giustizia e alla disgregazione sociale
L’etica costituzionale come antidoto al conflitto tra legge e giustizia e alla disgregazione sociale
di Donatella Stasio
Piero Calamandrei spiegava che nei “grandi trapassi storici” il dissidio tra legge e giustizia si scarica sulla seconda e sulla motivazione dei suoi provvedimenti, con effetti negativi sulla fiducia dei cittadini. Anche oggi si profila un’analoga “crisi della giustizia” ma, come osserva Elvio Fassone, è l’etica costituzionale, ed il suo riconoscimento, che consente di ricomporre legge e giustizia
9 ottobre 2018
Lo sguardo che manca alla giustizia
Lo sguardo che manca alla giustizia
di Donatella Stasio
Il film «Sulla mia pelle», che racconta la vicenda di Stefano Cucchi, sollecita molte riflessioni tra cui quella sull’impersonalità (brutale) delle istituzioni, compresa la giustizia, e sulle sue ricadute negative nel rapporto di fiducia con i cittadini. Un problema antico ma ricorrente e cruciale nella vita delle istituzioni, di cui i magistrati devono farsi carico con i loro comportamenti. Secondo Piero Calamandrei, bisogna che «anche nel processo circoli questo senso di fiducia, di solidarietà e di umanità, che è in tutti i campi lo spirito animatore della democrazia»
18 settembre 2018
L’utopia di Riace, città invisibile dove si respira la cittadinanza costituzionale
L’utopia di Riace, città invisibile dove si respira la cittadinanza costituzionale
di Donatella Stasio
Modello esemplare di accoglienza, riconosciuto e studiato in tutto il mondo, il piccolo borgo della Locride è una comunità multietnica dove attualmente convivono 1700 riacesi con 400 migranti, e dove si respira un vero sentimento di appartenenza e di condivisione ai valori della solidarietà, dell’uguaglianza e del rispetto della dignità umana. Un esempio tangibile di “cittadinanza costituzionale”. Eppure, dalla fine del 2016 il Ministero dell’interno e la Prefettura di Reggio Calabria hanno bloccato i fondi per i rifugiati sulla base di presunte “criticità” rilevate da alcune ispezioni (al contrario di altre di segno positivo), che hanno comportato l’apertura di un’indagine penale, ma che sembrerebbero parzialmente superate dalla riattivazione, proprio nei giorni scorsi, dei finanziamenti relativi agli ultimi tre mesi del 2016. Intanto, ad agosto è partita una raccolta di fondi (aperta fino a dicembre) che in meno di un mese era già arrivata a 215mila euro
3 settembre 2018
Nomine dei “laici” al Csm e negli altri Consigli di garanzia: per la trasparenza delle procedure e il rispetto dell’art. 51 Cost.
Nomine dei “laici” al Csm e negli altri Consigli di garanzia: per la trasparenza delle procedure e il rispetto dell’art. 51 Cost.
di Tania Groppi
La lettera inviata dalle costituzionaliste ai Presidenti delle Camere pone il problema della elezione, da parte del Parlamento, di 21 uomini nelle 21 posizioni disponibili, in piena sintonia con l’esortazione del Capo dello Stato, che ha ricordato alla politica che il mondo «è composto da donne e da uomini, e non soltanto dal genere maschile»
25 luglio 2018
“Lunga vita alle correnti!”. La lezione di Gabriella Luccioli
“Lunga vita alle correnti!”. La lezione di Gabriella Luccioli
di Donatella Stasio
L’autrice di Diario di una giudice – vincitrice del premio Ripdico 2018-Scrittori per la giustizia – sfida l’impopolarità e rivendica il valore delle correnti come luoghi di elaborazione di principi e di visioni. Auspica un ritorno al «clima di Gardone», quando la magistratura cambiò passo e respiro sul proprio ruolo e sull’importanza del pluralismo interno, ma avverte una pericolosa distanza della magistratura, e delle donne magistrate, da quel patrimonio
19 luglio 2018
La fuga delle donne dalla magistratura e l’impegno per recuperare fiducia, non per rincorrere il consenso
La fuga delle donne dalla magistratura e l’impegno per recuperare fiducia, non per rincorrere il consenso
di Donatella Stasio
A differenza degli uomini, per le donne aumenta il numero delle uscite prima dell’età pensionabile: su un totale di 298 dimissioni da ottobre 2014 (quasi 7 al mese), 109 riguardano le donne, soprattutto tra i 60 e i 65 anni. Molteplici le motivazioni, che impongono una maggiore presenza femminile nei luoghi del potere, come Csm e uffici direttivi, necessaria anche per uscire dalla pericolosa crisi di fiducia che investe la magistratura, il Csm, la giustizia
2 luglio 2018
Taglio dei Tribunalini, la voglia di tornare al passato e i silenzi dell’Anm
Taglio dei Tribunalini, la voglia di tornare al passato e i silenzi dell’Anm
di Donatella Stasio
Nel «contratto per il Governo del cambiamento» si dice che «occorre rivisitare la geografia giudiziaria, modificando la riforma del 2012». Ma dal 2014 ad oggi quella riforma ha fatto risparmiare 70 milioni di euro all’anno e ha contribuito a ridurre la durata delle cause civili da 478 giorni a 375, compresi i procedimenti per decreto ingiuntivo, senza i quali, invece, secondo il ministero della Giustizia si è comunque passati da 1044 giorni a 914. Perché l’Anm tace e non difende quella epocale riforma?
18 giugno 2018
Carcere e recidiva, l'offensiva controle statistiche per fermareil cambiamento (vero)*
Carcere e recidiva, l'offensiva contro
le statistiche per fermare
il cambiamento (vero)*
di Donatella Stasio
La campagna contro il cambiamento maturato negli ultimi dieci anni sul carcere parte dalla recidiva, con il tentativo maldestro di delegittimare gli studi statistici, cioè uno degli argomenti più forti per una politica penitenziaria onesta, impostata su misure alternative e carcere aperto
28 maggio 2018

Perché questa rubrica

27 aprile 2017

Inizia oggi, con il primo articolo della nuova rubrica Controcanto, la collaborazione di Questione Giustizia e di Magistratura democratica con Donatella Stasio, una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano (cronista di politica giudiziaria per più di 30 anni a Il Sole24Ore) e più significative del dibattito politico-culturale sui temi della giustizia e della politica giudiziaria.

Con questa collaborazione Magistratura democratica e Questione Giustizia hanno scelto di aprire, sui siti on-line, una finestra sull’esterno dalla quale scorgere con più attenzione e consapevolezza cosa accade fuori dalla magistratura e dalla quale essere visti, osservati, criticati anche radicalmente.

In linea con le indicazioni venute dal congresso di Bologna del novembre 2016, abbiamo scelto, da un lato, di rivitalizzare un metodo di confronto ed elaborazione e, dall’altro, di arricchire il dibattito interno alla magistratura, tenendo viva l’attenzione verso le più complesse dinamiche della società in cui si inserisce l’intervento giudiziario. Siamo infatti consapevoli che solo questa attenzione può contrastare dinamiche di chiusura e di autoreferenzialità della magistratura, da ultimo riemerse anche nel confronto associativo.

 

continua

 

Contro il malessere democratico, l’Italia ha bisogno del rugby. Il sogno di Giuseppe D’Avanzo
Contro il malessere democratico, l’Italia ha bisogno del rugby. Il sogno di Giuseppe D’Avanzo
di Donatella Stasio
In gran parte del mondo la democrazia non gode di buona salute e l’Italia non sembra da meno. I sintomi del malessere democratico risalgono ad almeno un decennio e D’Avanzo li aveva individuati. Come il rimedio per curarli
3 dicembre 2018
Prescrizione & processo: solo l’etica ci salverà
Prescrizione & processo: solo l’etica ci salverà
di Donatella Stasio
Avvocati e Anm, divisi sulle proposte di riforma del processo penale e della prescrizione, concordano invece (ed è una novità) sulla pregiudizialità della prima rispetto alla seconda. Ma la diversa “visione” del processo rende la riforma impossibile. Oltre che inutile senza un cambio di passo dell’etica di tutti gli attori del processo
15 novembre 2018
La lezione di Dworkin: anche nella partita sulla sicurezza, la «briscola» è la tutela dei diritti fondamentali
La lezione di Dworkin: anche nella partita sulla sicurezza, la «briscola» è la tutela dei diritti fondamentali
di Donatella Stasio
Reati in calo, processi lenti, carceri affollate: un quadro che ci riporta indietro di dieci anni e riapre prospettive securitarie. Secondo il filosofo americano, il rispetto dei diritti umani non è un impiccio di cui liberarsi per placare la paura e riscuotere consensi
30 ottobre 2018
L’etica costituzionale come antidoto al conflitto tra legge e giustizia e alla disgregazione sociale
L’etica costituzionale come antidoto al conflitto tra legge e giustizia e alla disgregazione sociale
di Donatella Stasio
Piero Calamandrei spiegava che nei “grandi trapassi storici” il dissidio tra legge e giustizia si scarica sulla seconda e sulla motivazione dei suoi provvedimenti, con effetti negativi sulla fiducia dei cittadini. Anche oggi si profila un’analoga “crisi della giustizia” ma, come osserva Elvio Fassone, è l’etica costituzionale, ed il suo riconoscimento, che consente di ricomporre legge e giustizia
9 ottobre 2018
Lo sguardo che manca alla giustizia
Lo sguardo che manca alla giustizia
di Donatella Stasio
Il film «Sulla mia pelle», che racconta la vicenda di Stefano Cucchi, sollecita molte riflessioni tra cui quella sull’impersonalità (brutale) delle istituzioni, compresa la giustizia, e sulle sue ricadute negative nel rapporto di fiducia con i cittadini. Un problema antico ma ricorrente e cruciale nella vita delle istituzioni, di cui i magistrati devono farsi carico con i loro comportamenti. Secondo Piero Calamandrei, bisogna che «anche nel processo circoli questo senso di fiducia, di solidarietà e di umanità, che è in tutti i campi lo spirito animatore della democrazia»
18 settembre 2018
L’utopia di Riace, città invisibile dove si respira la cittadinanza costituzionale
L’utopia di Riace, città invisibile dove si respira la cittadinanza costituzionale
di Donatella Stasio
Modello esemplare di accoglienza, riconosciuto e studiato in tutto il mondo, il piccolo borgo della Locride è una comunità multietnica dove attualmente convivono 1700 riacesi con 400 migranti, e dove si respira un vero sentimento di appartenenza e di condivisione ai valori della solidarietà, dell’uguaglianza e del rispetto della dignità umana. Un esempio tangibile di “cittadinanza costituzionale”. Eppure, dalla fine del 2016 il Ministero dell’interno e la Prefettura di Reggio Calabria hanno bloccato i fondi per i rifugiati sulla base di presunte “criticità” rilevate da alcune ispezioni (al contrario di altre di segno positivo), che hanno comportato l’apertura di un’indagine penale, ma che sembrerebbero parzialmente superate dalla riattivazione, proprio nei giorni scorsi, dei finanziamenti relativi agli ultimi tre mesi del 2016. Intanto, ad agosto è partita una raccolta di fondi (aperta fino a dicembre) che in meno di un mese era già arrivata a 215mila euro
3 settembre 2018