Rivista trimestrale
Fascicolo 1/2016
Formazione continua

Diritto di famiglia e diritti umani: un corso in e-learning in collaborazione con il programma Help del Consiglio d’Europa

di Silvia Governatori e Joëlle Long *

Nel primo semestre del 2015 si è svolta l’edizione pilota del corso a distanza organizzato dalla Scuola Superiore della magistratura e dal Consiglio d’Europa (Programma Help per la formazione dei professionisti del diritto) sul tema Diritto di famiglia e diritti umani.

Obiettivo generale del corso era favorire lo sviluppo di una metodologia di lavoro quotidiano Cedu-oriented nel diritto di famiglia e minorile.

La tecnica dell’e-learning ha consentito a ciascuno di svolgere l’attività nei tempi e nei luoghi più congeniali, mantenendo un’interazione con il docente e con gli altri partecipanti al corso e condividendo in modo riservato, e – nelle parole di uno dei partecipanti – «appropriandosi così del corso», opinioni, prassi delle diverse realtà territoriali e anche testi di provvedimenti giudiziari inediti scritti nella propria attività professionale. La diversità di ruoli, funzioni e aree geografiche di origine ha reso particolarmente fecondo questo scambio di idee e di esperienze.

1. Il programma Help

Help è il nome del programma europeo per la formazione dei professionisti del diritto, in primis magistrati e avvocati, in materia di diritti umani.

Acronimo di Human rights education for legal professionals, Help è altresì bacronimo[1], capace di esprimere la forma più efficace dell’“aiuto” indispensabile per assicurare l’implementazione e l’applicazione della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (Cedu) a livello nazionale, in conformità alla dichiarazione di Interlaken del 2010 e alla dichiarazione di Brighton del 2012. Con tali dichiarazioni[2], era stata – tra l’altro – sottolineata la necessità di un forte impegno del Consiglio d’Europa e delle istituzioni nazionali al fine, da un lato di far crescere la consapevolezza da parte delle autorità nazionali circa gli standards della Convenzione e, dall’altro, di assicurarne l’applicazione. Ciò assicurando percorsi adeguati di formazione teorica e pratica sulla Convenzione per lo sviluppo professionale di giudici, avvocati e pubblici ministeri. Infatti, è solo attraverso una formazione di tutte le figure professionali che interagiscono nell’applicazione del diritto che sistemi giuridici – talora muti rispetto a nuove e più evolute declinazioni dei diritti umani – che si può arrivare a dar voce a tali diritti arricchendoli di nuovi, concreti significati che trovano linfa proprio nella Convenzione e nella sua interpretazione fornita dalla Corte europea per i diritti dell’uomo.

Tale obiettivo formativo viene perseguito dal programma Help,che dunque ha lo specifico scopo di supportare la realizzazione di percorsi formativi qualitativamente studiati in modo da rendere effettive delle buone prassi (secondo l’efficace slogan «from good training to good practice»), al fine di potenziare le conoscenze dei professionisti del diritto di tutti i quarantasette Paesi membri del Consiglio d’Europa e le loro capacità di applicare la Cedu nell’ambito del quotidiano lavoro giudiziario.

In primo luogo, il programma Help si occupa di mettere a disposizione di tutti gli utenti interessati, sul sito web liberamente accessibile, materiali didattici e strumenti utili per la formazione professionale sulla Cedu (è sufficiente effettuare il login al sito: www.coe.int/help e registrarsi). Tra le risorse disponibili vi sono in particolare delle guide generali sulla metodologia di formazione e sulle nozioni fondamentali in materia di diritti umani, manuali, programmi di studio, presentazioni, casi pratici, corsi a distanza su varie tematiche e sulle disposizioni della Cedu.

Il sito è inoltre una piattaforma per corsi a distanza.

I corsi vengono predisposti da esperti del Consiglio di Europa e adattati da esperti nazionali ai contesti dei 47 Paesi, e quindi messi a punto con l’intervento di e-learning designers, che si occupano di rendere i corsi agevolmente accessibili e fruibili.

Oltre ai corsi on line di self-learning, il programma Help, assieme alle istituzioni nazionali deputate alla formazioni di magistrati ed avvocati, fornisce corsi “fatti su misura”. Questi corsi possono essere predisposti usando i materiali già disponibili, redatti per i corsi “pilota”, tenendo presenti gli specifici bisogni e correlati obiettivi formativi. La piattaforma di base è gratuita ed estremamente flessibile oltre ad essere gradevolmente accessibile grazie allo studio effettuato da attenti e-learning designers, allo scopo di tener conto delle specifiche difficoltà di accesso alla formazione da parte di persone che dispongono di tempi ristretti da dedicare alla formazione, all’interno di spazi temporali che non sono quasi mai facili da ritagliare in professioni che impongono ritmi di lavoro serrati.

Lo sviluppo dei corsi da parte del programma Help – che sono corsi a distanza e pertanto fruibili, per lo più, on-line – muove di solito dallo studio dei fabbisogni formativi. Questi vengono ricavati da analisi statistiche delle più frequenti o gravi violazioni della Convenzione o da segnalazioni effettuate dalle diverse articolazioni interne al Consiglio d’Europa.

I corsi vengono studiati a partire da una ricerca preliminare circa il fabbisogno formativo, assumendo specifiche informazioni circa il gruppo dei fruitori. Infatti, al fine di rendere efficace la formazione a distanza, i corsi sono predisposti per gruppi specifici, ciò rende sovente eterogeneo il bisogno formativo (ad esempio, sono diverse le esigenze di giudici, avvocati o pubblici ministeri; ma anche di magistrati che in determinati territori si trovano a fronteggiare fenomeni criminali o problematiche sociali che non si rinvengono altrove).

I gruppi sono seguiti da un tutor – di solito coinvolto fin dalla programmazione – che imprime il ritmo al corso, coordina i dibattiti on line, impartisce istruzioni e opera verifiche in relazione agli esercizi pratici.

In secondo luogo, vengono individuati gli obiettivi della formazione, tenendo presenti le diverse modalità con cui si sviluppano (in ordine di difficoltà crescente di raggiungimento dell’obiettivo) la conoscenza tecnica, le abilità pratiche, le attitudini individuali, o si acquisiscono valori, tema questo particolarmente delicato nel campo dei diritti umani.

Gli obiettivi formativi secondo il programma Help devono essere Smart (e anche questo è un acronimo e un bacronimo allo stesso tempo): ossia Specific, manageable, attainable (reasonable), relevant; time-specific. A tal fine viene considerata l’importanza di porre dunque obiettivi specifici, ragionevoli, dotati di rilevanza e del tempo che ci si può attendere che venga speso nell’impegno formativo (di solito stimato in non più di tre ore a settimana per non più di tre mesi) richiesto a persone consistentemente impegnate nel lavoro.

I corsi vengono quindi elaborati tenendo presente l’importanza della combinazione, nell’apprendimento delle fasi dell’esperienza concreta, dell’osservazione riflessiva, della concettualizzazione astratta e della sperimentazione attiva[3], e della diversa importanza che assumono i vari strumenti formativi in relazione ai differenti obiettivi formativi. Ad esempio, per l’acquisizione di specifiche abilità pratiche assume valore preponderante la possibilità di una pratica professionale e di scambi informali tra colleghi, mentre per l’acquisizione della conoscenza teorica risulta più efficace la lettura, accompagnata da relazioni orali e visione di slides. Così i corsi possono prevedere la stesura di brani motivazionali “tipo” con riferimento a specifiche questioni in materia di applicazione della Convenzione.

Attualmente sono disponibili tramite la piattaforma Help corsi in materia di criteri di ammissibilità dei ricorsi proposti alla Cedu; anti-discriminazione; diritto d’asilo e Cedu; impresa e diritti umani; precursori chimici; misure alternative alla detenzione; contraffazione di medicinali e crimini contro la salute pubblica; diritto di famiglia e minorile; hate crime e hate speech; cooperazione internazionale nella materia penale; traffico di esseri umani, oltre ad un corso di introduzione alla Convenzione europea dei diritti umani (solo una minima parte sono però già disponibili in lingua italiana).

Dalla fine del 2014 sono stati organizzati corsi di formazione per formatori all’esito dei quali, sulla base di prove specifiche, è stato formato un albo, consultabile sul sito Help, cui possono attingere le istituzioni nazionali deputate alla formazione.

La Scuola superiore della magistratura italiana ha intrapreso i propri contatti con il programma Help dopo il suo insediamento, e cioè dal 2012.

Delegati della Scuola hanno preso parte alle Conferenze Help anche al fine di promuovere l’utilizzo dei distance learning courses tra i magistrati italiani. I corsi attualmente disponibili in lingua italiana sono tre e concernono i criteri di ammissibilità dei ricorsi, il principio di non discriminazione e il diritto di famiglia (su quest’ultimo vd. infra nel testo parr. 2 e ss.).

Nel 2015 si è tenuta la prima conferenza del nuovo programma Help, denominato «Help in the 28» che coinvolge i 28 paesi del Consiglio d’Europa che sono altresì membri dell’Unione europea. Tale programma ha lo scopo di promuovere la formazione in materia non solo di Cedu, ma anche di Carta sociale europea e Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, viste nelle loro interrelazioni. Attualmente, è in corso di predisposizione il lancio di quattro corsi in materia di: lotta al razzismo, xenofobia e omofobia; protezione dei dati personali e diritto alla riservatezza; diritto del lavoro e diritto all’integrità della persona (con particolare riferimento ai temi della bioetica).

2. Diritto di famiglia e diritti umani

Il tema scelto dalla Scuola superiore della magistratura italiana per l’edizione pilota del primo corso Help per magistrati italiani è stato «Diritto di famiglia e diritti umani».

La Cedu, così come interpretata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, costituisce infatti oggi la fonte di origine internazionale di maggior impatto sul diritto di famiglia e minorile italiano. Così dimostrano il numero crescente di sentenze di condanna dell’Italia da parte della Corte di Strasburgo in queste materie (ben sei nel solo 2015) e anche il rilievo progressivamente attribuito alla giurisprudenza europea dalle nostri Corti nazionali, di merito e supreme.

La mole della giurisprudenza della Corte di Strasburgo e talvolta la barriera linguistica (le lingue ufficiali della Corte e quindi delle sue pronunce sono inglese e francese[4]) possono tuttavia ostacolare l’operatore nazionale, e in particolare il giudice, nell’individuare le pronunce pertinenti (che non sono ovviamente solo quelle relative all’Italia ma anche quelle che condannano un altro Stato per carenze presenti anche nel nostro Ordinamento oppure che fanno salvo un Ordinamento nazionale per la presenza di “correttivi” che il sistema italiano invece non presenta) e i principi da esse posti. Da qui, non solo l’opportunità ma la necessità di un corso specifico che fornisca una panoramica della giurisprudenza europea e dei sui principi e un metodo per l’aggiornamento professionale individuale, stimolando nei partecipanti la maturazione della consapevolezza delle rilevanti interazioni tra diritto di famiglia e diritti umani.

Considerato che un corso di formazione tradizionale della durata di pochi giorni non sarebbe stato sufficiente e che d’altro canto solo alcuni giudici avrebbero potuto partecipare a corsi più lunghi, la Scuola superiore della magistratura ha scelto di organizzare una specifica formazione su «Human right sand family law», attivando l’edizione pilota dell’omonimo corso a distanza in e learning, presente all’interno dell’offerta formativa del Programma Help e predisposto da un gruppo di lavoro costituito da esperti internazionali[5]. Una tutor italiana proveniente dal mondo accademico ha aggiornato e adattato il corso base offerto dal Consiglio d’Europa alle specifiche esigenze dei giudici italiani, per esempio predisponendo specifiche attività didattiche sulle sentenze di condanna dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo in materia familiare e minorile. La medesima tutor ha poi curato l’erogazione del corso, accompagnando i partecipanti nelle attività individuali e di gruppo previste per favorire l’apprendimento.

3. Gli obiettivi didattici del corso, i suoi contenuti principali e la sua struttura

Obiettivo generale del corso, come già accennato, è stato favorire lo sviluppo di una metodologia di lavoro quotidiano Cedu-oriented per tutti i magistrati partecipanti impegnati nei temi della tutela della persona e della famiglia.

Obiettivo specifico è stato invece fornire in lingua italiana[6] una panoramica dello status quo della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo in materia familiare e minorile di specifico interesse per l’operatore italiano, con alcuni cenni anche ad altre fonti internazionali di interesse (segnatamente la Convenzione dell’Aja sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori, la Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei fanciulli e la Convenzione europea sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica).

Durante il kick off meeting tenuto a Scandicci nel mese di gennaio 2015 si sono concordati con i partecipanti i principali contenuti e l’articolazione temporale del corso che è iniziato in febbraio e terminato a luglio. L’obiettivo era di scandire le unità didattiche in modo tale da impegnare i partecipanti per circa una mezza giornata la settimana.

Le unità didattiche (“sessioni”) del corso sono state dodici, di cui la prima dedicata a un’introduzione sulla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e sulla Corte di Strasburgo e l’ultima dedicata a un test finale e alla valutazione complessiva dell’esperienza, tramite un questionario di soddisfazione e due teleconferenze tra i partecipanti, la tutor e la rappresentante della Scuola superiore della magistratura nel corso. Gli argomenti oggetto di specifica attenzione nelle unità didattiche, tendenzialmente monotematiche, sono stati: la formalizzazione delle relazioni di coppia mediante matrimonio o unioni civili, l’affidamento dei figli nella scissione della coppia genitoriale e in particolare i contatti con il genitore non coabitante, la sottrazione internazionale di minori, l’affidamento extrafamiliare, l’adozione dei minorenni, il ruolo del minore e dei genitori nei procedimenti de potestate, la violenza domestica, le questioni transnazionali in materia familiare e minorile, con particolare riguardo al riconoscimento di situazioni familiari costituite all’estero.

Ogni sessione era costituita da un modulo indipendente di formazione a distanza, avente obiettivi di apprendimento, struttura e verifiche propri. Nello specifico, ciascuna sessione era strutturata in:presentazioni (principalmente testi predisposti ad hoc e contenenti una rassegna ragionata dei principi e della giurisprudenza della Corte di Strasburgo sull’argomento di interesse); casi pratici ed esercizi (con l’obiettivo di favorire una riflessione ove possibile di gruppo sull’impatto dei principi europei sul diritto positivo e vivente di origine interna); verifica individuale (per esempio un quiz o più spesso un breve testo argomentativo); risorse aggiuntive (link utili, video e supporti multimediali). All’inizio di ogni sessione, la tutor apriva un forum “dedicato” in cui illustrava gli obiettivi dell’apprendimento, le attività previste e la durata della sessione (di solito due settimane).

La sessione n.9, per esempio, era dedicata all’adozione e prevedeva la lettura da parte dei partecipanti di due testi contenenti una rassegna delle convenzioni internazionali rilevanti in materia di adozione e della più importante giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo in materia. Seguiva poi un forum di discussione su «genitorialità fragili e dichiarazione dello stato di adottabilità», in particolare con riferimento al contesto migratorio (sono infatti ben 5 le condanne dell’Italia da parte della Corte di Strasburgo per affrettate dichiarazioni dello stato di adottabilità di figli di genitori migranti). Concludeva la sessione un altro forum (questa volta di verifica, cioè con un giudizio del tutor al singolo partecipante sull’intervento fatto) sul mantenimento delle relazioni di fatto e giuridiche tra minore e famiglia di origine dopo l’adozione, con focus sui rapporti tra adozione in casi particolari e adozione piena (sul tema cfr. Corte Edu, Zhou c. Italia, 21 gennaio 2014).

4. Il metodo dell’e-learning: punti di forza e criticità

Il corso ha utilizzato l’ambiente di apprendimento Moodle (acronimo di Modular object-oriented dynamic learning environment), un software open source e modulare che permette agli utenti di sviluppare funzionalità aggiuntive personalizzate. Tramite esso il tutor può condividere plurimi materiali didattici (testi scritti, video, audio) e organizzare molteplici attività didattiche interattive rivolte al singolo partecipante o a gruppi di partecipanti, utilizzando per esempio gli strumenti delle chat, dei forum, delle videoconferenze, della scrittura collaborativa (wiki), dei quiz.

Il punto di forza dell’e-learning, oggi ampiamente utilizzato anche in ambito universitario italiano anzitutto a beneficio di studenti lavoratori o fuori sede, è quello di permettere a ciascuno di svolgere l’attività nei tempi e nel luogo a lui più congeniali, mantenendo però un’interazione con il docente e con gli altri partecipanti al corso. Con specifico riferimento al corso «Diritto di famiglia e diritti umani» un vantaggio è stato la possibilità di condividere in modo riservato, e – nelle parole di uno dei partecipanti – «appropriandosi così del corso», i testi di provvedimenti giudiziari inediti scritti nella propria attività professionale. Alcuni hanno inoltre evidenziato il fatto che lo strumento informatico ha consentito di “abbassare” la gerarchia, consentendo anche ai colleghi più giovani e meno esperti di prendere la parola portando le loro opinioni e la loro esperienza.

I gravosi impegni professionali di ciascuno hanno tuttavia reso difficile, se non impossibile, sfruttare tutte le potenzialità dell’e-learning, in particolare le attività sincrone, per esempio le chat e le video conferenze, pur originariamente previste nel corso. In itinere si è dunque concordato tra tutor e partecipanti di privilegiare lo strumento del forum: talvolta lanciato dal tutor o da un partecipante riprendendo argomenti di attualità (per esempio le recenti sentenze di condanna dell’Italia da parte della Corte di Strasburgo Manuello e Nevi c. Italia, Paradiso e Campanelli c. Italia), talvolta inserendo il forum stesso all’interno dell’unità didattica come esercizio o come verifica che desse modo ai partecipanti di riflettere sull’impatto della giurisprudenza di Strasburgo sull’ordinamento interno. In questo modo è stato possibile socializzare le proprie riflessioni confrontandosi con i colleghi.

La novità e la scarsa dimestichezza con lo strumento informatico hanno creato qualche difficoltà, per esempio con riferimento allo strumento del wiki (attività di scrittura collaborativa).

5. Un tentativo di bilancio e le prospettive future

I magistrati partecipanti al corso sono stati quattordici(su venti posti disponibili).

Tutti hanno espresso una generale soddisfazione per il corso. Nelle parole di uno dei partecipanti, si è trattato di un corso formulato per contenuti e modalità in modo «assolutamente utile per la formazione del giurista del terzo millennio, sempre più investito di un compito di raccordo fra il diritto scritto – di matrice interna e sovranazionale – e la società con i diritti, espressi, inespressi e in divenire, che in essa si sviluppano, prendono lentamente forma, vanno progressivamente delineandosi». Secondo un altro, «Il corso così come concepito permette ... approfondimenti che non sono possibili attraverso i corsi di formazione usuali di tipo frontale sia per il tempo a disposizione che per le modalità a volte più passive (nel rapporto tradizionale docente-discente)».

È stata in particolare sottolineata la crescita personale professionale su questi temi, rilevando come il corso abbia sollecitato a cambiare la prospettiva di lavoro sviluppando una sorta di «riflesso condizionato» (l’espressione è di una delle partecipanti al corso) all’applicazione del diritto Cedu. Diversi partecipanti hanno inoltre sottolineato l’utilità delle attività di assessment in progress previste al termine di ciascuna unità didattica al fine di verificare le conoscenze acquisite e la capacità di applicare i principi Cedu a vicende concrete: si è in particolare sottolineato che tali attività di verifica costituiscono un esperimento a oggi unico nel panorama dei corsi offerti dalla Scuola superiore ma il modus operandi potrebbe invece essere riproposto anche per le altre iniziative in modo da potenziale l’effetto formativo delle stesse. Alcuni partecipanti hanno poi raccontato di aver condiviso con colleghi dei propri uffici i materiali del corso, favorendo così la disseminazione di quanto appreso e maturato. Per potenziare tale diffusione, si è tuttavia rilevata l’opportunità che corsi così lunghi e impegnativi siano meglio valorizzati prevedendo fin da subito nei mesi successivi alla chiusura del corso momenti di riflessione sui risultati del corso stesso nell’ambito della formazione decentrata.

La diversità di ruoli, funzioni e aree geografiche di origine ha reso particolarmente interessante per tutti lo scambio di opinioni e di esperienze sui temi del corso. A questo proposito, una delle proposte fatte per eventuali altre edizioni è stata di coinvolgere anche avvocati italiani e, ove possibile (eventualmente solo per alcune attività es. tavole rotonde monotematiche organizzate con lo strumento della videoconferenza), colleghi magistrati stranieri.

La più rilevante criticità emersa è stata la difficoltà per i partecipanti di conciliare l’impegno richiesto dal corso (circa una mezza giornata alla settimana) e l’attività professionale. La maggioranza per esempio svolgeva le attività proposte nel weekend, spesso a ridosso della scadenza e frequentemente venivano richieste alla tutor dilazioni dei termini di consegna. In considerazione di ciò, si è proposto per eventuali altre edizioni di prevedere, accanto al corso base di dodici sessioni, la possibilità per i partecipanti di iscriversi a percorsi più brevi da poter seguire anche indipendentemente (per esempio un modulo introduttivo da abbinare ad alcune unità didattiche sul diritto minorile oppure sulla relazione di coppia).Più in generale, si è ribadita la necessità di affermare anche dal punto di vista culturale l’imprescindibilità della formazione, anche riconoscendo – in concreto – che le ore impiegate nella formazione stessa sono ore di attività lavorativa.

[1] Il bacronimo è una frase in cui le parole sono scelte al fine di dare un significato ad una parola partendo dalle singole lettere che la compongono (ad es. un bacronimo di Law può essere Legally adopted wisdom, B.D.Bhargava, Bacronyms, Minerva Press, India, 2002).

[2] Che, invero, seguono la fondazione di Help che risale ad una iniziativa del marzo del 2008 della Norvegia, del Consiglio d’Europa e della Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa.

[3]Vedi al riguardo: A. Kolb, Experential Learning: experience and the source of learning and development, Englewood Cliff, MJ, Prentice Hall 1984.

[4] Il sito del Ministero della giustizia pubblica, con qualche mese di ritardo, il testo delle sentenze di condanna dell’Italia: cfr. www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_20.wp.

[5] Ursula Kilkelly, Patrick Kinsch, Leonardo Lenti, Peter Mc Eleavy, Daniel Pical e Roberto Rivello.

[6] Pare interessante notare che alcuni partecipanti hanno manifestato la loro difficoltà nell’utilizzare i materiali didattici non in lingua italiana.

* È stata tutor didattico del corso Diritto di famiglia e diritti umani, edizione pilota, gennaio-luglio 2015. Ha qui redatto i paragrafi 2, 3, 4 e 5.

Fascicolo 1/2016
Editoriale
di Renato Rordorf
La costruzione del ruolo e della funzione della Scuola della magistratura
di Valerio Onida

Le condizioni di una buona giustizia sono condizioni di metodo, di modo di operare e di sostanza: certamente una buona competenza e una buona preparazione tecnica che però devono unirsi alla capacità di ascolto da parte del magistrato e all’attitudine a conoscere il contesto umano e sociale in cui si muove e le sue caratteristiche. L’apprezzamento delle realtà economiche e culturali, che costituiscono il contesto nel quale il giudizio si colloca, non può mai restare estraneo al giudicante. Dunque un ruolo fondamentale per una giustizia giusta ha la formazione del magistrato, che non può chiudersi nei confini di un mondo a sé stante, ma deve aprirsi al mondo che circonda quello del diritto. Perciò il “datore di lavoro” che deve occuparsi della formazione dei magistrati non è il Csm o l’istituzione giudiziaria, ma la società in cui il magistrato amministra giustizia. Ne consegue l’esigenza che la Scuola, cui è affidato il compito di curare la formazione, goda di effettiva autonomia e responsabilità.

Il primo quadriennio di vita della Scuola ha visto molte novità di rilievo, ma è stato caratterizzato anche dal riaffiorare di spinte alla riappropriazione di poteri di controllo sulla Scuola da parte del Consiglio, come dimostra anche la decisione contra legem del Csm di considerare come necessario il rinnovo di tutti i componenti del Comitato direttivo, compresi quelli che non avevano ancora compiuto il quadriennio.

Formazione ed autogoverno della magistratura
di Piergiorgio Morosini

“Indottrinare” i magistrati. Ritorna il passato. Si salda con l’idea della “giustizia-azienda” e con il “giudice bocca della legge”. Ma è una visione anacronistica della formazione. Sono cambiati il ruolo della giurisdizione nel circuito istituzionale e nella società, i “signori del diritto”, la natura delle domande di giustizia. La Scuola oggi deve sviluppare: l’approccio critico alle questioni tecniche e valoriali; la capacità di costruire legami ed ordini su dati, emozioni, richieste, pressioni che sono il “contesto” dell’attività giudiziaria. Obiettivi ambiziosi. La Scuola deve coltivare in autonomia, nel rispetto degli atti di indirizzo del Consiglio superiore della magistratura. Per farlo, ha bisogno del pluralismo delle iniziative nei distretti. Queste restano il “cuore” della formazione e fanno comprendere che occorre andare oltre il “culto dell’efficienza”. Perché oggi c’è una nuova priorità. Le “gerarchia” e “carriera”, riproposte dalle riforme del 2006-2007, mettono i magistrati a rischio di mutazione genetica. La Scuola deve lavorare soprattutto sul valore della “indipendenza interna”.

di Franco Cassano

Dove si affrontano, in particolare, due questioni, tra loro distinte, che si sono intersecate nell’acceso dibattito pubblico seguito alla prospettata partecipazione degli ex brigatisti Bonisoli e Faranda ad un corso di aggiornamento professionale organizzato dalla Scuola della magistratura, ingenerando timori e perplessità sulle prospettive dell’attività di aggiornamento professionale dei magistrati, e sui suoi caratteri essenziali: da un lato, l’auspicio di alcuni di riportare l’attività di formazione sotto la direzione del Consiglio superiore, mediante un intervento normativo che ne ampli le competenze; dall’altro, l’idea che la formazione debba tendere esclusivamente a fornire ai magistrati gli strumenti tecnici per l’interpretazione giuridica formalmente corretta e metodologicamente rigorosa delle norme.

Formazione iniziale
di Ernesto Aghina e Giovanna Ichino

Giovanna Ichino ed Ernesto Aghina, componenti del primo Comitato direttivo della Scuola superiore della magistratura e responsabili, in seno ad esso, del settore formazione iniziale, forniscono un quadro di dettaglio delle attività svolte nel quadriennio 2011-2015.

Spiegano quali siano stati gli obiettivi prescelti, nella cornice dettata dalle disposizioni del d.lgs n. 26/2006, e quali le iniziative messe in campo per conseguirli; danno conto delle opzioni originarie e dei correttivi via via adottati, così come della risposta, sicuramente positiva, fornita dai magistrati in tirocinio, destinatari delle azioni formative, e dalle istituzioni coinvolte.

Una esperienza fortemente innovativa ed in rapido divenire, quella descritta, nella quale la soddisfazione per i risultati ottenuti non fa velo alla consapevolezza della persistenza di profili problematici, in relazione ai quali vengono ipotizzate soluzioni e proposte.

di Matteo Marini

Il tirocinio iniziale rappresenta un’occasione irripetibile per i giovani che, raggiunto un traguardo tanto agognato, affilano le armi prima di entrare nell’agone della giurisdizione. Fondamentale è, in questo periodo – che l’autore non esita a definire magico – saper cogliere l’essenza del bisogno formativo, da soddisfare nell’esclusivo interesse dei destinatari, privilegiando un approccio pratico-casistico e senza indulgere nella reiterazione di schemi più consoni agli ambienti accademici.

Una efficace azione formativa rifugge dal conformismo interpretativo o dalla necessaria individuazione di soluzioni universalmente condivise per privilegiare, invece, l’abitudine alla riflessione critica ed al franco confronto dialettico.

Il magistrato che la Scuola deve concorrere a forgiare coniuga l’attenzione alla intelligente ed equilibrata gestione del ruolo ed ai concreti e quotidiani profili applicativi con la tendenziale adesione ad uno dei modelli che la storia giudiziaria ci ha consegnato, efficace rimedio contro il pericolo di confinare l’esercizio della giurisdizione in una prospettiva di mero tecnicismo e, nondimeno, breve respiro.

di Daniele Cappuccio

L’informale interlocuzione con alcuni giovani magistrati che hanno svolto il tirocinio iniziale dopo l’istituzione della Scuola superiore della magistratura fornisce il destro per mettere a fuoco, innanzitutto nella prospettiva dei destinatari dell’intervento formativo, i punti forti del nuovo sistema e quelli per i quali possono ipotizzarsi correzioni di rotta.

Dalla durata alla metodologia, dai contenuti alla valutazione, dalla logistica ai rapporti tra le istituzioni coinvolte, stella polare della riflessione è l’indagine sulle finalità della formazione e sugli obiettivi da perseguire in via prioritaria, individuati nell’apertura culturale ed ideale del magistrato, nel rifiuto della concezione burocratica del ruolo, nella coscienza del rango costituzionale della funzione.

Formazione continua
di Guglielmo Leo

La formazione dei magistrati si trova, una volta ancora, ad un punto di svolta, soprattutto per quanto riguarda l’offerta mirata, in forma permanente, a favorire nei fruitori la capacità di agire con consapevolezza ed efficacia nel sistema della giurisdizione, a prescindere dai mutamenti del proprio ruolo funzionale.

Due fattori su tutti interrogano sulle possibili linee di sviluppo: la tensione tra esigenze di quantità sempre più marcate e la necessaria assicurazione di livelli qualitativi elevati, anche in punto di innovazione dei metodi e dei contenuti; la fine della fase istitutiva e sperimentale della Scuola superiore, con la possibilità di valutare gli obiettivi conseguiti e quelli da perseguire, anche in rapporto ad una rinnovata attenzione dell’autogoverno per il proprio ruolo istituzionale nell’ambito, appunto, della formazione.

Nelle note che seguono, alcuni spunti sulle linee auspicabili per la soluzione dell’ennesima crisi di crescita d’un sistema ormai irrinunciabile di presidio della professionalità dei magistrati.

di Sergio Sottani

La continua formazione professionale rappresenta la precondizione per l’indipendenza e l’autonomia della magistratura, come servizio destinato ad aiutare in modo continuativo e permanente le esigenze professionali dei magistrati, togati ed onorari.

Dal 2012 ad oggi la Scuola superiore della magistratura è divenuta una “casa stabile”, unica ed unitaria.

La rilevazione delle esigenze formative dei magistrati si rivela un momento qualificante ed imprescindibile per il raggiungimento dell’obiettivo della migliore qualità sostenibile dell’attività di formazione.

di Silvia Governatori e Joëlle Long

Nel primo semestre del 2015 si è svolta l’edizione pilota del corso a distanza organizzato dalla Scuola Superiore della magistratura e dal Consiglio d’Europa (Programma Help per la formazione dei professionisti del diritto) sul tema Diritto di famiglia e diritti umani.

Obiettivo generale del corso era favorire lo sviluppo di una metodologia di lavoro quotidiano Cedu-oriented nel diritto di famiglia e minorile.

La tecnica dell’e-learning ha consentito a ciascuno di svolgere l’attività nei tempi e nei luoghi più congeniali, mantenendo un’interazione con il docente e con gli altri partecipanti al corso e condividendo in modo riservato, e – nelle parole di uno dei partecipanti – «appropriandosi così del corso», opinioni, prassi delle diverse realtà territoriali e anche testi di provvedimenti giudiziari inediti scritti nella propria attività professionale. La diversità di ruoli, funzioni e aree geografiche di origine ha reso particolarmente fecondo questo scambio di idee e di esperienze.

Formazione dei dirigenti
di Beniamino Deidda

La tormentata elaborazione dei corsi per aspiranti dirigenti, realizzati con qualche ritardo rispetto ai corsi della formazione permanente, è avvenuta tra molte difficoltà, tra lo scetticismo di gran parte dei colleghi e con qualche incomprensione con il Csm, chiamato ad impartire le linee guida per la formazione.

La novità della struttura dei corsi e la riflessione sui temi dell’organizzazione degli uffici giudiziari dapprima non hanno trovato diffuso apprezzamento tra i frequentanti e nell’opinione dei magistrati più in generale. Ciò ha richiesto al Comitato direttivo e agli esperti della Scuola un lavoro di elaborazione e di aggiustamento dei programmi finalmente apprezzato nelle ultime edizioni dei corsi.

Lo sviluppo della cultura dell'organizzazione degli uffici giudiziari, che non appartiene tradizionalmente alla giurisdizione, ha bisogno del contributo di tutti e specialmente del Consiglio superiore che, nel pieno rispetto dell'autonomia e dell'indipendenza della Scuola, si faccia carico di delineare un modello di dirigente degli uffici capace di rispondere alla domanda di giustizia che sale dal Paese.

di Gabriele Fiorentino e Mariarosaria Guglielmi

Nel settore della formazione dei magistrati aspiranti al conferimento di incarichi direttivi, la prima fase dei rapporti tra Csm e Scuola superiore della magistratura e di avvio dei corsi è stata caratterizzata da aperta cautela nella definizione dei ruoli e delle rispettive responsabilità.

La conseguenza pare essere stata, anche nella percezione dei partecipanti, un approccio sostanzialmente limitativo nei contenuti e nelle metodologie, nonché riduttivo nel contributo conoscitivo che, in vista della selezione, si potrebbe ricavare dall’attività formativa.

Per valorizzare il momento formativo ed evitare che la frequenza dei corsi finisca per costituire mero adempimento formale di un obbligo previsto dalla legge, così frustrando gli obbiettivi e le potenzialità dell’istituto, è necessario piuttosto che Consiglio e Scuola si muovano nella direzione opposta, ampliando ed approfondendo i contenuti ed i moduli partecipativi.

Ciò, oltre che per garantire un generale ed effettivo impulso al consolidamento della consapevolezza e della cultura professionale dei magistrati destinati ad assumere responsabilità direttive, anche per definire un modello culturale condiviso di dirigente degli uffici giudiziari, utile soprattutto in funzione delle successive scelte di selezione per il conferimento degli incarichi che il circuito del governo autonomo è chiamato ad operare.

Formazione decentrata
di Giacomo Fumu

Muovendo dal sistema della formazione decentrata costruito dal Consiglio superiore della magistratura, la Scuola superiore ha creato in autonomia una propria struttura la quale, pur ispirata sia nell’organizzazione territoriale sia nelle finalità a quella preesistente, si caratterizza tuttavia per il superamento – attuato con la previsione di una compagine unica composta da magistrati professionali ed onorari – del precedente assetto che distingueva l’offerta formativa, anche nell’attribuzione delle relative funzioni, a seconda dei destinatari.

Alle strutture periferiche unitarie sono quindi attribuiti vari e rilevanti compiti che, a partire dalla importante cura della formazione iniziale e continua della magistratura onoraria, si snodano attraverso la collaborazione alla formazione dei Mot, alla formazione internazionale, a quella di riconversione, all’innovazione tecnologica, per giungere alla formazione comune dei giovani laureati che, frequentando periodi di tirocinio negli uffici giudiziari, si apprestano ad intraprendere la propria attività nel campo delle professioni e del servizio allo Stato.

di Ilio Mannucci Pacini

L’intervista a un formatore decentrato del Distretto di Milano.

Domande, risposte e commenti affilati. Un ritmo serrato in cui scorrono i temi e i problemi della formazione decentrata: dalla collegialità delle decisioni da assumere in tema di iniziative ai profili metodologici della didattica, dalla “spartizione” dei compiti alla programmazione e progettazione degli interventi formativi. Senza tralasciare gli approcci critici.

di Alfredo Guardiano

L’autore evidenzia la necessità di un nuovo approccio nella formazione culturale del magistrato, che, oltrepassando gli steccati imposti dai formalismi della tradizione giuridica positivistica, incapace di affrontare esaustivamente la crescente complessità del reale, deve fare proprio, nell’attività di interpretazione delle norme, l’insegnamento delle altre scienze umane e sociali, a partire da quelle storiche e filosofiche, in modo da (ri)costruire, aggiornandola, quella figura di “giudice umanista”, che si colloca nell’alveo della cultura giuridica italiana ed europea, soprattutto di matrice illuministica.

Formazione dei giudici amministrativi
di Caterina Criscenti

La formazione professionale dei magistrati amministrativi è stata concepita e avviata nel 2010, con la riscrittura dell’art. 13 del Regolamento di organizzazione degli uffici amministrativi della giustizia amministrativa e la istituzione dell’Ufficio studi, massimario e formazione che ha iniziato ad operare nella primavera del 2011.

La struttura dell’Ufficio e le sue modalità operative vengono analizzate dando sinteticamente conto dell’attività sino ad ora svolta, anche in collaborazione con altre istituzioni.

L’ultima parte dello scritto contiene alcune riflessioni sugli scopi della formazione, sulle peculiari esigenze formative scaturenti dall’organizzazione della giustizia amministrativa, insieme ad una serie di proposte tese a rendere più fruttuoso il lavoro dell’Ufficio nel campo dell’aggiornamento e della formazione dei magistrati.

Formazione ed Europa: esperienze a confronto
di Maria Giuliana Civinini

Nell’introdurre il capitolo che raccoglie i contributi sugli istituti di formazione di Belgio, Francia, Olanda e Spagna, lo scritto fa una breve sintesi dell’evoluzione della formazione internazionale per i magistrati italiani per poi individuare alcune piste di riflessione e azione per la Scuola superiore della magistratura alla luce delle esperienze straniere: rapporto con l’organo di autogoverno, formazione iniziale, corpo dei formatori, formazione dei dirigenti.

di Edith Van Den Broeck

L’articolo ripercorre la storia dell’Istituto di formazione giudiziaria belga mettendone in luce il ruolo nel governare i cambiamenti che attraversano il potere giudiziario in Europa e nell’accompagnarlo nei processi di innovazione.

Per questo un focus particolare è posto sulla formazione all’organizzazione e sui variegati metodi per attuarla.

Un’interesse particolare, nella prospettiva italiana, rivela la formazione dei soggetti che intervengono nel processo di valutazione della professionalità.

Rilevante, infine, il richiamo all’indipendenza dell’istituto di formazione per garantire l’indipendenza della magistratura.

di Simone Gaboriau

Le righe che seguono sono il risultato di una riflessione fondata su una triplice esperienza: quella di 40 anni di magistratura in Francia in diverse funzioni e luoghi, quella di un costante impegno in seno all’Unione dei giudici ed a Medel e quella di missioni di audit in vari Paesi, tra cui la Serbia (per Medel) e, più di recente, la Tunisia, per le Istituzioni europee.

Esse sono state ispirate da numerose fonti normative, ovvero dai testi elaborati dal Syndicat de la magistrature o da Medel, o da molti altri ancora, tra cui l’intervento di Denis Salas al convegno organizzato a Belgrado nel mese di luglio 2014 dall’Associazione dei giudici serbi.

di Rosa H. M. Jansen

La continua evoluzione della società pone il sistema giudiziario davanti a nuove esigenze.

Si chiede ai giudici non solo di avere eccellenti capacità giuridiche, ma anche di prendere in considerazione lo sviluppo della società, di usare le loro abilità sociali nei giudizi e di saper gestire le relazioni con i media.

Per soddisfare queste esigenze, il sistema giudiziario deve trasformarsi in una vera organizzazione con scopi e responsabilità comuni.

La consapevolezza pubblica e la leadership personale dei giudici sono necessari per raggiungere questi obiettivi.

Per soddisfare queste nuove richieste il sistema giudiziario olandese ha riformato il reclutamento, la selezione e la formazione dei giudici.

Gli elementi principali di questo nuovo modello di formazione iniziale influenzeranno anche la formazione permanente dei giudici e lo sviluppo della leadership all’interno del sistema giudiziario.

Il centro Studi di formazione olandese per la magistratura (SSR) è responsabile di questi programmi.

di Carlos Gómez Martínez

Per me parlare di formazione, significa parlare del passato, ed in particolare degli anni, dal 1999 al 2002, in cui ho ricoperto il ruolo di presidente della Scuola della magistratura a Barcellona. Tuttavia, ritengo che l’approfondimento e lo studio condotto dalla Rivista Questione Giustizia, abbia ad oggetto il futuro della formazione. Ciò premesso, le lezioni che possiamo trarre dalle esperienze passate devono essere tenute di conto quando si organizza un’attività di formazione giudiziaria. È necessario sapere “da dove veniamo” per poter pianificare con successo il futuro.

È grazie alla mia esperienza pregressa nel campo della formazione che sono stato invitato a redigere questo articolo. Spero tuttavia di potermi concentrare sul futuro della formazione giudiziaria.

di Kay Evans

Di fronte alle nuove sfide che attendono i dirigenti degli uffici giudiziari, il Judicial College per l’Inghilterra e il Galles, col supporto di un’esperta di formazione degli adulti e leadership e di un gruppo di giudici in posizioni senior, ha individuato qual è il ruolo di un dirigente oggi, ne ha analizzato i bisogni formativi ed ha ideato e realizzato una formazione innovativa e di grande impegno. L’autrice, una degli interpreti di questa esperienza, ce la racconta e ci indica le prospettive di sviluppo.

Prospettive e proposte per la Scuola del futuro
di Rita Sanlorenzo

La ricognizione delle esperienze maturate intorno alla istituzione della Scuola della magistratura è funzionale essenzialmente a tracciare le linee per la sua futura attività, essenziale per assicurare una efficace difesa dell’indipendenza di tutti i magistrati.

Il rapporto con il Csm deve arricchirsi di una leale, reciproca collaborazione, da cui non potrà che scaturire una positiva sinergia in grado di dare ai magistrati italiani un supporto ed un riferimento indispensabili, non solo sul piano strettamente tecnico ma soprattutto per l’accrescimento della consapevolezza del singolo nel proprio ruolo.

ARCHIVIO
Fascicolo 2/2018
L'ospite straniero.
La protezione internazionale
nel sistema multilivello di tutela
dei diritti fondamentali
Fascicolo 1/2018
Il pubblico ministero nella giurisdizione
La responsabilità civile fra il giudice e la legge
Fascicolo 4/2017
L’orgoglio dell’autogoverno
una sfida possibile per i 60 anni del Csm
Fascicolo 3/2017
A cosa serve la Corte di cassazione?
Le banche, poteri forti e diritti deboli
Fascicolo 2/2017
Le nuove disuguaglianze
Beni comuni

Dedicato a Stefano Rodotà
Fascicolo 1/2017
Il diritto di Crono
Il multiculturalismo e le Corti
Fascicolo 4/2016
NUMERO MONOGRAFICO
Il giudice e la legge
Fascicolo 3/2016
La giustizia tributaria
La riforma della magistratura onoraria
Fascicolo 2/2016
VERSO IL REFERENDUM COSTITUZIONALE
Forme di governo,
modelli di democrazia
IL CORPO
Anatomia dei diritti
Fascicolo 1/2016
NUMERO MONOGRAFICO
Formazione giudiziaria:
bilancio e prospettive
Fascicolo 4/2015
Il valore del dissenso
Il punto sul processo civile
Associazionismo giudiziario
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Il diritto del lavoro alla prova del Jobs Act
Unitarietà della giurisdizione
Riforma della responsabilità civile
Fascicolo 2/2015
NUMERO MONOGRAFICO
Al centesimo catenaccio
40 anni di ordinamento penitenziario
Fascicolo 1/2015
Dialoghi sui diritti umani
I diritti fondamentali tra obblighi internazionali e Costituzione
La risoluzione amichevole dei conflitti
Schede di ordinamento giudiziario aggiornate al gennaio 2015
Il volume costituisce un'utile panoramica dei metodi di contrasto alla criminalità mafiosa e degli strumenti di prevenzione
Numero speciale di Questione Giustizia in formato digitale con atti, relazioni e dati sul sistema delle misure cautelari personali