Rivista trimestrale
Fascicolo 1/2016
Formazione continua

La formazione permanente dei magistrati. Esigenze formative

di Sergio Sottani

La continua formazione professionale rappresenta la precondizione per l’indipendenza e l’autonomia della magistratura, come servizio destinato ad aiutare in modo continuativo e permanente le esigenze professionali dei magistrati, togati ed onorari.

Dal 2012 ad oggi la Scuola superiore della magistratura è divenuta una “casa stabile”, unica ed unitaria.

La rilevazione delle esigenze formative dei magistrati si rivela un momento qualificante ed imprescindibile per il raggiungimento dell’obiettivo della migliore qualità sostenibile dell’attività di formazione.

1. La rilevazione delle esigenze formative

Il delicato raccordo tra le linee programmatiche per le attività formative, che devono essere individuate dal Csm nella materia della formazione e dell’aggiornamento professionale dei magistrati, e l’autonomia istituzionale del Comitato direttivo della Scuola superiore impone la capacità da parte di entrambe le istituzioni di saper cogliere e monitorare le esigenze formative dei magistrati, al fine di offrire un servizio idoneo a garantire e rafforzare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.

D’altronde il Csm ha sempre ricordato, nella predisposizione delle linee programmatiche, come queste ultime non possano prescindere dalla rilevazione delle esigenze formative dei magistrati.

Proprio tale rilevazione è stata esplicitamente riconosciuta come un’attività che, anteriormente all’istituzione della Scuola, ha sofferto di criticità, in quanto la rilevazione è stata affidata[1] «in sede centrale, alle sensibilità dei singoli componenti del Comitato scientifico e, in sede decentrata, ad iniziative per lo più autonome e spesso non coordinate dei vari magistrati referenti a livello distrettuale».

Nell’ottica consiliare, il superamento dei problemi segnalati può realizzarsi mediante la maggiore stabilità organizzativa della Scuola nonché con la presenza sul territorio in sede distrettuale di magistrati addetti alla formazione, in simbiotico collegamento con il Comitato direttivo.

In definitiva, nelle linee programmatiche si auspica una formazione piramidale con flussi reciproci della periferia al centro e viceversa, in cui corsi cd «di primo livello», a livello di formazione distrettuale, sono deputati a fornire una preparazione basilare per i magistrati, mentre incontri centrali di particolare rilievo vengono duplicati in sede territoriale per garantire la diffusione in periferia e per poi trovare di nuovo una sintesi finale.

Ai formatori distrettuali, proprio per il loro quotidiano contatto con le realtà giudiziarie, spetta il compito di individuare nuovi modelli di rilevazione dei bisogni formativi, in grado di influire sui contenuti specifici della programmazione e, contestualmente, di fornire le prime ed immediate risposte alle sollecitazioni imposte da modifiche normative o da mutamenti giurisprudenziali.

Quindi, sempre alla luce delle linee programmatiche del Csm, la formazione consta di un momento di raccordo tra l’offerta formativa delle sede centrale e le iniziative decentrate, nonché di interventi formativi eterodossi, dettati dall’urgenza di una prima risposta ai mutamenti del quadro normativo o giurisprudenziale.

In tale ottica, viene costantemente ribadita la necessità di utilizzare i[2] «risultati derivanti dalla valutazione dell’attività svolta, allo scopo di affinare la progettazione dei corsi, degli argomenti di approfondimento, delle metodologie di studio e la scelta dei relatori».

Per suo conto, la Scuola individua nei formatori decentrati il terminale in grado di recepire i bisogni formativi e, senza pretesa di esaustività[3], suggerisce linee di azione rappresentate dall’invito, espressamente formulato ai formatori decentrati, ad effettuare rilevazioni periodiche dei bisogni formativi, mediante interpello dei magistrati del distretto anche con la diffusione di appositi questionari ed a condividerne i risultati sulle pagine web loro riservate.

Per una migliore rilevazione, la Scuola inoltre comunica ai formatori decentrati il numero delle domande di ammissione pervenute per ciascun corso di formazione centrale, in modo da dare contezza dei temi più richiesti.

Nessun dubbio che il sistema pedagogico di formazione, così delineato, verta su un ruolo insostituibile e centrale dei formatori distrettuali, i quali devono saper cogliere il bisogno formativo dei magistrati al fine di consentire la circolazione del sapere, segnatamente le conoscenze teoriche, per sviluppare il saper fare, cioè le competenze pratiche o abilità, al fine di garantire il saper essere, in pratica il modo in cui il magistrato applica nell’agire quotidiano il saper fare.

2. Le esigenze formative

Al fine di provare a cogliere quanto la Scuola ed i referenti distrettuali riescano ad intercettare e percepire il bisogno formativo, si è distribuito un questionario ad alcuni colleghi.

Naturalmente sia per il limitato numero di intervistati che per la natura stessa del questionario, non si ha alcuna pretesa di esaustività ed ancor meno di perentoria attendibilità del dato.

Ciò nondimeno, le risposte fornite servono a meglio capire come l’offerta formativa della Scuola venga valutata dai magistrati.

Di seguito, si riporta il tenore del questionario, oggetto di analisi.

«Questione Giustizia sta preparando un numero monografico dedicato alla formazione.

L’obiettivo è quello di mettere a fuoco lo stato dell’arte, le criticità e le proposte in relazione a ciascun macrosettore (formazione iniziale, permanente, dei dirigenti, decentrata, internazionale), partendo, tra l’altro, dai contributi di chi ha partecipato ai vari corsi, quale discente, tutor o relatore.

Per questa ragione, ti chiedo di volere cortesemente rispondere alle domande – di contenuto meramente orientativo – che di seguito propongo e, eventualmente, di fornire gli ulteriori suggerimenti che riterrai di formulare:

  1. Quali, a tuo avviso, i punti forti e quelli deboli del format utilizzato dalla Scuola?
  2. Appare utile e ragionevole il bilanciamento tra l’attenzione destinata agli aspetti ordinamentali, burocratici ed organizzativi? L’apporto degli esperti nella materia dell’organizzazione è effettivamente utile?
  3. Il corso dovrebbe essere differenziato in base alla provenienza dei partecipanti (giudicantirequirenti, meritolegittimità)?
  4. Come valuti l’utilizzo dell’e-learning anche nell’ambito della formazione permanente?
  5. Reputi utile. nell’e-learning, l’articolazione del corso mediante percorsi di approfondimento (“moduli”) settimanali, divisi per singoli argomenti?
  6. Quale strumento di condivisione dei materiali reputi più opportuno:
    - piattaforma telematica di condivisione;
    - dropbox;
  7. Come valuti il valore didattico dei corsi erogati tramite l’e-learning?
  8. Come valuti la fruibilità e la facilità di accesso dei materiali didattici messi a disposizione tramite l’e-learning?
  9. Quali dovrebbero essere i criteri di scelta dei relatori?
  10. Come valuti lo strumento dei gruppi di lavoro e il ruolo dei formatori al loro interno?
  11. Come valuti la connessione tra gli argomenti trattati dai relatori e l’attività svolta nei gruppi di lavoro?
  12. Come valuti la scelta contenutistica degli argomenti oggetto dei corsi di formazione?
  13. Con quale priorità dovrebbero essere scelti gli argomenti su cui soffermarsi?
  14. Hai ulteriori osservazioni o suggerimenti sulle questioni di cui ai punti che precedono, o in relazione ad ulteriori eventuali altri che ritieni siano utili ai fini dell’indagine?»

Dal tenore delle risposte possono emergere alcuni punti sostanzialmente condivisi ed altri meritevoli di approfondimento.

In primo luogo, la Scuola viene percepita come “casa comune” di tutti i magistrati, in un’ottica unica ed unitaria. Ciò significa, innanzi tutto, con riferimento alla sede fiorentina, che le difficoltà logistiche che l’introduzione della Scuola ha creato, essenzialmente per la difficoltà di reperimento nelle immediate vicinanze dei luoghi di soggiorno temporaneo dei partecipanti ai corsi, sono ormai accettate. Ciò non vieta, peraltro, che alcuni intervistati manifestino il gradimento per incontri in luoghi diversi dalla sede stessa, per garantire una circolazione del sapere e una formazione “raggiungibile”, anche se sul punto si può osservare come a tale scopo sia destinata la formazione decentrata, non solo a livello distrettuale ma anche interdistrettuale.

Quel che sembra peraltro univocamente condiviso è la necessita di una sede unica ed unitaria. Unica, nel senso che l’unica sede è quella di Scandicci, con sede amministrativa a Roma, per cui viene vista con favore la modifica legislativa[4] che, nei fatti, ha superato la scelta iniziale delle tre sedi. Senza tener contro, inoltre, della circostanza che l’originaria previsione[5] prevedeva non solo obbligatoriamente tre sedi, ma ne disponeva l’abbinamento con i magistrati a seconda della loro provenienza da aree geografiche lavorative, distinte quindi per il nord, centro e sud Italia.

La Scuola è poi unitaria, in quanto al di là dell’opportunità di tematiche comuni specialistiche, si rivendica la riaffermazione del principio dell’unità della giurisdizione, mediante la previsione che ai corsi partecipino congiuntamente non soltanto magistrati di legittimità e di merito, ma anche requirenti e giudicanti penali.

Per quanto riguarda i contenuti dell’offerta formativa, viene ribadita l’assoluta centralità della conoscenza dei profili ordinamentali ed organizzativi del mestiere di magistrato, con particolare attenzione agli aspetti deontologici.

Con assoluto favore viene vista la prassi, peraltro ancora non da tutti sperimentata, dei corsi e-learning, con moduli che tuttavia superino l’ambito settimanale, in modo da garantirne una particolare flessibilità nella fruizione, in considerazione degli impegni lavorativi del magistrato.

In generale, si lamenta una scarsa fruibilità sul sito internet della Scuola dei materiali dei corsi e, sul punto, si avverte un deciso peggioramento rispetto alla disponibilità di relazioni e di bibliografia di riferimento che era rinvenibile, in misura incomparabilmente maggiore dell’attuale, nel sito Cosmag, sotto la vigenza del Comitato scientifico.

Da ultimo, sul punto dell’offerta formativa, vi è interesse alla conoscenza di saperi extragiuridici, anche se vi è una riluttanza ad accettare argomenti di nicchia o, quanto meno, privi di immediati effetti pratici sul lavoro. In pratica, il format utilizzato dalla Scuola non convince allorché il corso di formazione si presenti eccessivamente teorico, non dia spazio al confronto e non garantisca esercizi pratici con la soluzione di questioni concrete.

In ordine alla qualità dei corsi, viene parimenti privilegiata la valorizzazione di relatori in grado di trasmettere nozioni utili per gli aspetti pratici dell’azione giudiziale quotidiana, per cui gli stessi gruppi di lavoro sono ritenuti utili, in quanto valorizzano proprio la dimensione pratica del lavoro, ma degli stessi si critica il coordinamento da parte di incaricati, non sempre all’altezza del delicato compito.

Sul punto della scelta dei relatori dei corsi, viene apprezzato il contributo di depositari di saperi extragiuridici, siano professori universitari o anche estranei al mondo accademico, purché brillino per indubbie capacità. Tale esigenza viene ancor più avvertita con riferimento all’individuazione dei magistrati, nominati come relatori ai corsi di formazione, in quanto si pretende che la scelta valorizzi coloro che siano in possesso di capacità superiori all’ordinario o, quanto meno, depositari di buone prassi, da veicolare in uffici distinti da quelli di provenienza.

3. La formazione continua

La disponibilità dei colleghi a rispondere al sopra citato questionario offre lo spunto per alcune considerazioni che, ovviamente, non hanno alcuna pretesa di rappresentare il variegato mondo della magistratura italiana, ma che si spera colgano alcuni profili di riflessione sulle necessità formative.

Innanzi tutto, gli aspetti su cui merita concentrare l’attenzione sembrano essenzialmente quelli del pieno utilizzo delle nuove frontiere tecnologiche, del possesso di saperi extragiuridici, al fine di avere la consapevolezza degli effetti sociali delle iniziative e delle decisioni giudiziarie, e della fruizione, nella prassi quotidiana, del sapere acquisito in via teorica.

Sull’aspetto tecnologico, è indubbio come si avverta un pericoloso scollamento tra la necessità, avvertita e condivisa, di un processo, civile e penale, telematico a fronte dell’assenza non solo di risorse materiali, idonee a supportare una rivoluzione epocale, ma anche di una adeguata preparazione tecnica del personale di magistratura ed amministrativo.

In questi ultimi anni, al di là delle roboanti affermazioni governative, sin dalla primavera del 2011[6], sulla digitalizzazione della giustizia, si è assistito all’ingresso di acronimi nel lessico giudiziario che stanno irreversibilmente cambiando il mestiere del giudice.

Si pensi al PCT o al PPT, per il processo civile e penale telematico, al SICP, quale registro unico informatico penale, al SNT, per le notifiche penali, al Portale telematico delle Notizie di Reato, nonché alla recente scelta ministeriale di convergere sul TIAP, quale unico metodo di digitalizzazione degli atti processuali penali.

A fronte di questo turbinio di sigle, alle quali corrispondono rilevanti modifiche del processo lavorativo, l’offerta formativa, anche di un corso obbligatorio annuale, si rivela oggettivamente inadeguata. Quel che i magistrati necessitano, sul punto, è una conoscenza, sul luogo di lavoro, delle potenzialità che le nuove applicazioni informatiche permettono. In modo da apprezzarne le qualità e di conoscerne i difetti. A tal fine, appare doveroso un coinvolgimento, nell’attività di formazione decentrata dei magistrati di riferimento informatici, non solo dei RID, a livello distrettuale, ma anche degli stessi Magrif, all’interno dei singoli uffici.

Sotto il profilo delle novità tecnologiche, l’attuale offerta formativa non sembra garantire particolari spunti di novità. In particolare, proprio per soddisfare l’esigenza di un potenziamento dei corsi e-learning, appare meritevole di rivisitazione la piattaforma Moodle, adottata per l’apprendimento a distanza, in modo sia di renderne maggiormente fruibili ed accessibili i contenuti, sia di permettere ai docenti di creare dei corsi a distanza, con modalità di fruizione flessibile che superino l’ambito settimanale. Inoltre, si avverte l’esigenza di creare aree sia per condividere materiali didattici comuni, che per consentire l’interazione mediante forum, chat, esercitazioni online, test e quiz.

L’esigenza di un continuo confronto su criticità quotidiane è rappresentato dal successo che riscuotono le mailing list tematiche, anche quelle degli stessi referenti distrettuali, basti pensare a quella del Lazio «formazionedecentratapenale», che da tempo ha superato i limiti di fruizione per i soli magistrati del suo territorio.

In definitiva, il corso annuale in sede centrale sembra potersi considerare una metodologia oggettivamente inadeguata a rispondere alle enormi esigenze formative, che richiede la complessità dell’agire giudiziario quotidiano, e comunque una accurata e selettiva programmazione annuale dei corsi di formazione può collocarsi in funzione residuale rispetto alle non ancora pienamente esplorate potenzialità che le piattaforme chat e per videoconferenze consentono, a cominciare da quella lync, già in essere negli uffici giudiziari.

Metodologie didattiche che vivificate dalle nuove tecnologie possono rispondere alle esigenze di ridurre i costi dei corsi, di garantire una fruizione personalizzata, compatibile con gli impegni di servizio, ed in grado di garantire una più efficace interattività, come consentito, in forme e con modalità ovviamente molto diverse tra loro, dai forum telematici, mailing list, videoconferenze, corsi on line, streaming web, on demand, podcasting dei file audio e video digitali degli incontri di formazione.

Da ultimo, appare innegabile la necessità di riempire di materiali quanto attualmente reperibile nel sito della Scuola, con riferimento ai singoli corsi. Infatti, se per un verso, la Scuola ha l’indubbio merito di aver consentito ai magistrati di avere, finalmente, una biblioteca telematica a disposizione, mediante l’accesso alle banche dati, dall’altra, tale disponibilità non si rinviene nei materiali dei corsi, assolutamente inferiori a quelli che si potevano reperire nel sito Cosmag.

Per quanto riguarda invece il contenuto dell’offerta formativa, l’esigenza fortemente avvertita di ottenere risposte soddisfacenti per l’agire quotidiano deriva sicuramente dalla complessità della funzione giudiziaria. D’altronde, sempre più insistentemente al magistrato, sia requirente che giudicante, che affronti la materia civile o penale, si chiede lo svolgimento di processi in tempi rapidi e con modalità e trasparenti e che le iniziative e le decisioni siano qualitativamente adeguate e tecnicamente corrette.

Come riconosciuto dagli studiosi della scienza dell’organizzazione giudiziaria[7], il ruolo del magistrato è multidimensionale, in quanto, oltre al compito di amministrare giustizia, deve adempiere a funzioni gestionali, comunicative, deliberative.

Questo delicato impegno è reso ancor più gravoso dall’assenza di qualsiasi struttura di staff e dall’impossibilità di intervenire direttamente, da parte del magistrato dirigente dell’ufficio giudiziario, sull’organizzazione del personale amministrativo, in quanto diretto e disciplinato da un dirigente amministrativo.

In questo quadro di riferimento, la formazione del magistrato deve servire ad accrescerne la dotazione conoscitiva, per cui l’impermeabilità della decisione giudiziaria alle pressioni esterne, quale garanzia di autonomia ed indipendenza, non significa naturalmente mancata consapevolezza degli effetti sociali della decisone stessa. Da qui, la necessità di avvalersi di saperi extragiuridici, oltre che linguistici, per il carattere sempre più sovranazionale della giurisprudenza e della cooperazione giudiziaria internazionale, sia quelli strettamente connessi alla struttura decisionale, quali l’arte di giudicare, l’etica del giudice, il ragionamento giuridico, la discrezionalità del giudice, la tecnica della motivazione, i rapporti tra scienza e giurisdizione, ma anche quelli che consentano ai magistrati un’adeguata conoscenza della società nella quale agiscono, quali, ad esempio, la psicologia sociale, la criminologia, la scienza della comunicazione.

La descrizione della complessità dell’attuale ruolo del magistrato porta ad affrontare forse uno dei temi più carenti dell’attuale offerta formativa rispetto all’esigenza quotidianamente avvertita negli uffici giudiziari, segnatamente la formazione dei dirigenti giudiziari.

Infatti, a fronte di corsi per aspiranti dirigenti, cioè destinati a soggetti che intendono diventare dirigenti, appare carente, se non del tutto assente, una programmazione organica di corsi destinati esclusivamente ai dirigenti, già nominati e nel pieno esercizio delle loro funzioni. Proprio nei confronti di questi ultimi, peraltro, appare necessaria una costante e continua attività di formazione, considerato che costoro tutti i giorni devono essere in grado di affrontare problemi di natura gestionale, relazionale, informatica e sociale. Il dirigente dell’ufficio giudiziario si trova quotidianamente a fronteggiare la costante carenza di risorse pubbliche economiche, la progressiva riduzione del personale amministrativo, con conseguente peggioramento delle condizioni di lavoro anche degli stessi magistrati dell’ufficio, l’introduzione di nuovi strumenti informatici, il vorticoso flusso di affari, il giudizio di una società civile, doverosamente attenta alla quantità e qualità della risposta giudiziaria alla domanda di giustizia.

Per affrontare questi ineludibili problemi, ai quali il magistrato dirigente non può sottrarsi, quest’ultimo deve possedere un bagaglio di conoscenze particolarmente articolato e multidisciplinare, in grado di avere gli strumenti che permettano di valorizzare la capacità di gestire il conflitto interno, inevitabilmente cagionato dalla penuria delle risorse e dalla allocazione delle stesse, di dialogare in un’ottica di leale collaborazione sia con il dirigente amministrativo, quale naturale interlocutore nella struttura bicefala dell’ufficio giudiziario, sia con i dirigenti giudiziari dell’ufficio dirimpettaio, per la gestione degli affari secondo una prospettiva di interrelazione. Il magistrato dirigente deve saper ricorrere al finanziamento di risorse esterne, mediante la stipula di convenzioni con enti territoriali, senza peraltro pregiudicare l’autonomia e l’indipendenza dell’esercizio della giurisdizione; vincere la resistenza al cambiamento, attenuando la granitica difficoltà dell’apparato burocratico ad accettare la novità, soprattutto se imposta dall’alto; sfruttare le potenzialità della consolle del magistrato, pur nell’assenza del supporto di personale informatico alle dirette dipendenze dell’ufficio giudiziario; controllare la produttività dell’ufficio, ragionando sul vorticoso flusso di affari, anche qui peraltro in assenza di personale specializzato in materia statistica che possa fornire un attendibile supporto alla redazione delle statistiche, e, infine, saper rendere conto del suo operato, non solo alla sua organizzazione, con la verifica quadriennale, ma alla società civile ed agli organi di informazione.

In definitiva, se per le magistrature burocratiche, come la nostra[8], i sistemi di formazione sono essenziali per la socializzazione ed il consolidamento del ruolo, quello che sembra emergere è la necessità che la formazione permanente dei magistrati divenga sempre più una formazione continua, nel senso che diventi articolata nelle forme e variegata nell’offerta. Una formazione che sia fruibile non solamente con un’oculata ed attenta programmazione dei corsi, nella sede unica della Scuola, ma, soprattutto, che consenta lo scambio interattivo e costante di esperienze e prassi applicative.

L’incontro annuale seminariale, anche nella riproposizione distrettuale, di per sé solo non può soddisfare l’esigenza formativa di cui ha attualmente bisogno la magistratura.

Si avverte il bisogno che l’esigenza dei magistrati alla formazione permanente trovi soddisfazione nell’offerta di una formazione continua, che si caratterizzi per flessibilità, ampiezza e varietà di moduli e di contenuti.

[1] Csm, Linee programmatiche sulla formazione e l’aggiornamento professionale dei magistrati per l’anno 2013, delibera del 25 luglio 2012.

[2] Csm, Linee programmatiche sulla formazione e l’aggiornamento professionale dei magistrati per l’anno 2015, delibera del 24 luglio 2014.

[3] Scuola superiore della magistratura, Risoluzione sulle attività di formazione decentrata del 10 settembre 2013:«Un secondo strumento di grande ausilio nell’orientamento delle scelte dei temi da approfondire è costituito dalla rilevazione dei bisogni formativi. Anche in questo caso sono possibili molteplici linee di azione: invitare i formatori decentrati a effettuare rilevazioni periodiche dei bisogni formativi mediante interpello dei magistrati del distretto e/o la diffusione di appositi questionari e a condividerne i risultati sulle pagine web loro riservate; comunicare ai formatori decentrati il numero delle domande di ammissione pervenute per ciascun corso di formazione centrale, in modo da dare contezza dei temi più richiesti; creare sul sito internet della Scuola una “casella dei suggerimenti” in cui ogni magistrato possa segnalare specifiche esigenze formative».

[4] Disposta con l’art. 56, comma 1 lett. a) del dl 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modificazioni nella legge 7 agosto 2012, n. 134.

[5] Previsione scomparsa nel testo dell’art. 3 della legge 30 luglio 2007, n. 111.

[6] Si fa riferimento alla conferenza stampa del 14 marzo 2011 dove i Ministri, in carica all’epoca, della Giustizia e della Pubblica amministrazione e l’innovazione, annunciarono il Piano straordinario per la digitalizzazione della giustizia, grazie ad uno stanziamento di risorse fino a 50 milioni di euro, annunciando la completa attuazione del progetto entro 18 mesi.

[7] D. Piana, La formazione giudiziaria in Italia, fra politiche di qualità e vischiosità istituzionali, in La Magistratura, 2008, p. 84.

[8] D. Piana, Magistrati. Una professione al plurale, 2010, p. 69: «le magistrature burocratiche nominano i giudici e i pubblici ministeri per poi socializzarli alla professione dall’interno. Diversamente le magistrature di carriera prevedono che i giudici svolgano un periodo di attività nell’avvocatura e che quindi si avvicinino alla funzione giudiziaria solo con un grado di maturità professionale abbastanza elevato».

Fascicolo 1/2016
Editoriale
di Renato Rordorf
La costruzione del ruolo e della funzione della Scuola della magistratura
di Valerio Onida

Le condizioni di una buona giustizia sono condizioni di metodo, di modo di operare e di sostanza: certamente una buona competenza e una buona preparazione tecnica che però devono unirsi alla capacità di ascolto da parte del magistrato e all’attitudine a conoscere il contesto umano e sociale in cui si muove e le sue caratteristiche. L’apprezzamento delle realtà economiche e culturali, che costituiscono il contesto nel quale il giudizio si colloca, non può mai restare estraneo al giudicante. Dunque un ruolo fondamentale per una giustizia giusta ha la formazione del magistrato, che non può chiudersi nei confini di un mondo a sé stante, ma deve aprirsi al mondo che circonda quello del diritto. Perciò il “datore di lavoro” che deve occuparsi della formazione dei magistrati non è il Csm o l’istituzione giudiziaria, ma la società in cui il magistrato amministra giustizia. Ne consegue l’esigenza che la Scuola, cui è affidato il compito di curare la formazione, goda di effettiva autonomia e responsabilità.

Il primo quadriennio di vita della Scuola ha visto molte novità di rilievo, ma è stato caratterizzato anche dal riaffiorare di spinte alla riappropriazione di poteri di controllo sulla Scuola da parte del Consiglio, come dimostra anche la decisione contra legem del Csm di considerare come necessario il rinnovo di tutti i componenti del Comitato direttivo, compresi quelli che non avevano ancora compiuto il quadriennio.

Formazione ed autogoverno della magistratura
di Piergiorgio Morosini

“Indottrinare” i magistrati. Ritorna il passato. Si salda con l’idea della “giustizia-azienda” e con il “giudice bocca della legge”. Ma è una visione anacronistica della formazione. Sono cambiati il ruolo della giurisdizione nel circuito istituzionale e nella società, i “signori del diritto”, la natura delle domande di giustizia. La Scuola oggi deve sviluppare: l’approccio critico alle questioni tecniche e valoriali; la capacità di costruire legami ed ordini su dati, emozioni, richieste, pressioni che sono il “contesto” dell’attività giudiziaria. Obiettivi ambiziosi. La Scuola deve coltivare in autonomia, nel rispetto degli atti di indirizzo del Consiglio superiore della magistratura. Per farlo, ha bisogno del pluralismo delle iniziative nei distretti. Queste restano il “cuore” della formazione e fanno comprendere che occorre andare oltre il “culto dell’efficienza”. Perché oggi c’è una nuova priorità. Le “gerarchia” e “carriera”, riproposte dalle riforme del 2006-2007, mettono i magistrati a rischio di mutazione genetica. La Scuola deve lavorare soprattutto sul valore della “indipendenza interna”.

di Franco Cassano

Dove si affrontano, in particolare, due questioni, tra loro distinte, che si sono intersecate nell’acceso dibattito pubblico seguito alla prospettata partecipazione degli ex brigatisti Bonisoli e Faranda ad un corso di aggiornamento professionale organizzato dalla Scuola della magistratura, ingenerando timori e perplessità sulle prospettive dell’attività di aggiornamento professionale dei magistrati, e sui suoi caratteri essenziali: da un lato, l’auspicio di alcuni di riportare l’attività di formazione sotto la direzione del Consiglio superiore, mediante un intervento normativo che ne ampli le competenze; dall’altro, l’idea che la formazione debba tendere esclusivamente a fornire ai magistrati gli strumenti tecnici per l’interpretazione giuridica formalmente corretta e metodologicamente rigorosa delle norme.

Formazione iniziale
di Ernesto Aghina e Giovanna Ichino

Giovanna Ichino ed Ernesto Aghina, componenti del primo Comitato direttivo della Scuola superiore della magistratura e responsabili, in seno ad esso, del settore formazione iniziale, forniscono un quadro di dettaglio delle attività svolte nel quadriennio 2011-2015.

Spiegano quali siano stati gli obiettivi prescelti, nella cornice dettata dalle disposizioni del d.lgs n. 26/2006, e quali le iniziative messe in campo per conseguirli; danno conto delle opzioni originarie e dei correttivi via via adottati, così come della risposta, sicuramente positiva, fornita dai magistrati in tirocinio, destinatari delle azioni formative, e dalle istituzioni coinvolte.

Una esperienza fortemente innovativa ed in rapido divenire, quella descritta, nella quale la soddisfazione per i risultati ottenuti non fa velo alla consapevolezza della persistenza di profili problematici, in relazione ai quali vengono ipotizzate soluzioni e proposte.

di Matteo Marini

Il tirocinio iniziale rappresenta un’occasione irripetibile per i giovani che, raggiunto un traguardo tanto agognato, affilano le armi prima di entrare nell’agone della giurisdizione. Fondamentale è, in questo periodo – che l’autore non esita a definire magico – saper cogliere l’essenza del bisogno formativo, da soddisfare nell’esclusivo interesse dei destinatari, privilegiando un approccio pratico-casistico e senza indulgere nella reiterazione di schemi più consoni agli ambienti accademici.

Una efficace azione formativa rifugge dal conformismo interpretativo o dalla necessaria individuazione di soluzioni universalmente condivise per privilegiare, invece, l’abitudine alla riflessione critica ed al franco confronto dialettico.

Il magistrato che la Scuola deve concorrere a forgiare coniuga l’attenzione alla intelligente ed equilibrata gestione del ruolo ed ai concreti e quotidiani profili applicativi con la tendenziale adesione ad uno dei modelli che la storia giudiziaria ci ha consegnato, efficace rimedio contro il pericolo di confinare l’esercizio della giurisdizione in una prospettiva di mero tecnicismo e, nondimeno, breve respiro.

di Daniele Cappuccio

L’informale interlocuzione con alcuni giovani magistrati che hanno svolto il tirocinio iniziale dopo l’istituzione della Scuola superiore della magistratura fornisce il destro per mettere a fuoco, innanzitutto nella prospettiva dei destinatari dell’intervento formativo, i punti forti del nuovo sistema e quelli per i quali possono ipotizzarsi correzioni di rotta.

Dalla durata alla metodologia, dai contenuti alla valutazione, dalla logistica ai rapporti tra le istituzioni coinvolte, stella polare della riflessione è l’indagine sulle finalità della formazione e sugli obiettivi da perseguire in via prioritaria, individuati nell’apertura culturale ed ideale del magistrato, nel rifiuto della concezione burocratica del ruolo, nella coscienza del rango costituzionale della funzione.

Formazione continua
di Guglielmo Leo

La formazione dei magistrati si trova, una volta ancora, ad un punto di svolta, soprattutto per quanto riguarda l’offerta mirata, in forma permanente, a favorire nei fruitori la capacità di agire con consapevolezza ed efficacia nel sistema della giurisdizione, a prescindere dai mutamenti del proprio ruolo funzionale.

Due fattori su tutti interrogano sulle possibili linee di sviluppo: la tensione tra esigenze di quantità sempre più marcate e la necessaria assicurazione di livelli qualitativi elevati, anche in punto di innovazione dei metodi e dei contenuti; la fine della fase istitutiva e sperimentale della Scuola superiore, con la possibilità di valutare gli obiettivi conseguiti e quelli da perseguire, anche in rapporto ad una rinnovata attenzione dell’autogoverno per il proprio ruolo istituzionale nell’ambito, appunto, della formazione.

Nelle note che seguono, alcuni spunti sulle linee auspicabili per la soluzione dell’ennesima crisi di crescita d’un sistema ormai irrinunciabile di presidio della professionalità dei magistrati.

di Sergio Sottani

La continua formazione professionale rappresenta la precondizione per l’indipendenza e l’autonomia della magistratura, come servizio destinato ad aiutare in modo continuativo e permanente le esigenze professionali dei magistrati, togati ed onorari.

Dal 2012 ad oggi la Scuola superiore della magistratura è divenuta una “casa stabile”, unica ed unitaria.

La rilevazione delle esigenze formative dei magistrati si rivela un momento qualificante ed imprescindibile per il raggiungimento dell’obiettivo della migliore qualità sostenibile dell’attività di formazione.

di Silvia Governatori e Joëlle Long

Nel primo semestre del 2015 si è svolta l’edizione pilota del corso a distanza organizzato dalla Scuola Superiore della magistratura e dal Consiglio d’Europa (Programma Help per la formazione dei professionisti del diritto) sul tema Diritto di famiglia e diritti umani.

Obiettivo generale del corso era favorire lo sviluppo di una metodologia di lavoro quotidiano Cedu-oriented nel diritto di famiglia e minorile.

La tecnica dell’e-learning ha consentito a ciascuno di svolgere l’attività nei tempi e nei luoghi più congeniali, mantenendo un’interazione con il docente e con gli altri partecipanti al corso e condividendo in modo riservato, e – nelle parole di uno dei partecipanti – «appropriandosi così del corso», opinioni, prassi delle diverse realtà territoriali e anche testi di provvedimenti giudiziari inediti scritti nella propria attività professionale. La diversità di ruoli, funzioni e aree geografiche di origine ha reso particolarmente fecondo questo scambio di idee e di esperienze.

Formazione dei dirigenti
di Beniamino Deidda

La tormentata elaborazione dei corsi per aspiranti dirigenti, realizzati con qualche ritardo rispetto ai corsi della formazione permanente, è avvenuta tra molte difficoltà, tra lo scetticismo di gran parte dei colleghi e con qualche incomprensione con il Csm, chiamato ad impartire le linee guida per la formazione.

La novità della struttura dei corsi e la riflessione sui temi dell’organizzazione degli uffici giudiziari dapprima non hanno trovato diffuso apprezzamento tra i frequentanti e nell’opinione dei magistrati più in generale. Ciò ha richiesto al Comitato direttivo e agli esperti della Scuola un lavoro di elaborazione e di aggiustamento dei programmi finalmente apprezzato nelle ultime edizioni dei corsi.

Lo sviluppo della cultura dell'organizzazione degli uffici giudiziari, che non appartiene tradizionalmente alla giurisdizione, ha bisogno del contributo di tutti e specialmente del Consiglio superiore che, nel pieno rispetto dell'autonomia e dell'indipendenza della Scuola, si faccia carico di delineare un modello di dirigente degli uffici capace di rispondere alla domanda di giustizia che sale dal Paese.

di Gabriele Fiorentino e Mariarosaria Guglielmi

Nel settore della formazione dei magistrati aspiranti al conferimento di incarichi direttivi, la prima fase dei rapporti tra Csm e Scuola superiore della magistratura e di avvio dei corsi è stata caratterizzata da aperta cautela nella definizione dei ruoli e delle rispettive responsabilità.

La conseguenza pare essere stata, anche nella percezione dei partecipanti, un approccio sostanzialmente limitativo nei contenuti e nelle metodologie, nonché riduttivo nel contributo conoscitivo che, in vista della selezione, si potrebbe ricavare dall’attività formativa.

Per valorizzare il momento formativo ed evitare che la frequenza dei corsi finisca per costituire mero adempimento formale di un obbligo previsto dalla legge, così frustrando gli obbiettivi e le potenzialità dell’istituto, è necessario piuttosto che Consiglio e Scuola si muovano nella direzione opposta, ampliando ed approfondendo i contenuti ed i moduli partecipativi.

Ciò, oltre che per garantire un generale ed effettivo impulso al consolidamento della consapevolezza e della cultura professionale dei magistrati destinati ad assumere responsabilità direttive, anche per definire un modello culturale condiviso di dirigente degli uffici giudiziari, utile soprattutto in funzione delle successive scelte di selezione per il conferimento degli incarichi che il circuito del governo autonomo è chiamato ad operare.

Formazione decentrata
di Giacomo Fumu

Muovendo dal sistema della formazione decentrata costruito dal Consiglio superiore della magistratura, la Scuola superiore ha creato in autonomia una propria struttura la quale, pur ispirata sia nell’organizzazione territoriale sia nelle finalità a quella preesistente, si caratterizza tuttavia per il superamento – attuato con la previsione di una compagine unica composta da magistrati professionali ed onorari – del precedente assetto che distingueva l’offerta formativa, anche nell’attribuzione delle relative funzioni, a seconda dei destinatari.

Alle strutture periferiche unitarie sono quindi attribuiti vari e rilevanti compiti che, a partire dalla importante cura della formazione iniziale e continua della magistratura onoraria, si snodano attraverso la collaborazione alla formazione dei Mot, alla formazione internazionale, a quella di riconversione, all’innovazione tecnologica, per giungere alla formazione comune dei giovani laureati che, frequentando periodi di tirocinio negli uffici giudiziari, si apprestano ad intraprendere la propria attività nel campo delle professioni e del servizio allo Stato.

di Ilio Mannucci Pacini

L’intervista a un formatore decentrato del Distretto di Milano.

Domande, risposte e commenti affilati. Un ritmo serrato in cui scorrono i temi e i problemi della formazione decentrata: dalla collegialità delle decisioni da assumere in tema di iniziative ai profili metodologici della didattica, dalla “spartizione” dei compiti alla programmazione e progettazione degli interventi formativi. Senza tralasciare gli approcci critici.

di Alfredo Guardiano

L’autore evidenzia la necessità di un nuovo approccio nella formazione culturale del magistrato, che, oltrepassando gli steccati imposti dai formalismi della tradizione giuridica positivistica, incapace di affrontare esaustivamente la crescente complessità del reale, deve fare proprio, nell’attività di interpretazione delle norme, l’insegnamento delle altre scienze umane e sociali, a partire da quelle storiche e filosofiche, in modo da (ri)costruire, aggiornandola, quella figura di “giudice umanista”, che si colloca nell’alveo della cultura giuridica italiana ed europea, soprattutto di matrice illuministica.

Formazione dei giudici amministrativi
di Caterina Criscenti

La formazione professionale dei magistrati amministrativi è stata concepita e avviata nel 2010, con la riscrittura dell’art. 13 del Regolamento di organizzazione degli uffici amministrativi della giustizia amministrativa e la istituzione dell’Ufficio studi, massimario e formazione che ha iniziato ad operare nella primavera del 2011.

La struttura dell’Ufficio e le sue modalità operative vengono analizzate dando sinteticamente conto dell’attività sino ad ora svolta, anche in collaborazione con altre istituzioni.

L’ultima parte dello scritto contiene alcune riflessioni sugli scopi della formazione, sulle peculiari esigenze formative scaturenti dall’organizzazione della giustizia amministrativa, insieme ad una serie di proposte tese a rendere più fruttuoso il lavoro dell’Ufficio nel campo dell’aggiornamento e della formazione dei magistrati.

Formazione ed Europa: esperienze a confronto
di Maria Giuliana Civinini

Nell’introdurre il capitolo che raccoglie i contributi sugli istituti di formazione di Belgio, Francia, Olanda e Spagna, lo scritto fa una breve sintesi dell’evoluzione della formazione internazionale per i magistrati italiani per poi individuare alcune piste di riflessione e azione per la Scuola superiore della magistratura alla luce delle esperienze straniere: rapporto con l’organo di autogoverno, formazione iniziale, corpo dei formatori, formazione dei dirigenti.

di Edith Van Den Broeck

L’articolo ripercorre la storia dell’Istituto di formazione giudiziaria belga mettendone in luce il ruolo nel governare i cambiamenti che attraversano il potere giudiziario in Europa e nell’accompagnarlo nei processi di innovazione.

Per questo un focus particolare è posto sulla formazione all’organizzazione e sui variegati metodi per attuarla.

Un’interesse particolare, nella prospettiva italiana, rivela la formazione dei soggetti che intervengono nel processo di valutazione della professionalità.

Rilevante, infine, il richiamo all’indipendenza dell’istituto di formazione per garantire l’indipendenza della magistratura.

di Simone Gaboriau

Le righe che seguono sono il risultato di una riflessione fondata su una triplice esperienza: quella di 40 anni di magistratura in Francia in diverse funzioni e luoghi, quella di un costante impegno in seno all’Unione dei giudici ed a Medel e quella di missioni di audit in vari Paesi, tra cui la Serbia (per Medel) e, più di recente, la Tunisia, per le Istituzioni europee.

Esse sono state ispirate da numerose fonti normative, ovvero dai testi elaborati dal Syndicat de la magistrature o da Medel, o da molti altri ancora, tra cui l’intervento di Denis Salas al convegno organizzato a Belgrado nel mese di luglio 2014 dall’Associazione dei giudici serbi.

di Rosa H. M. Jansen

La continua evoluzione della società pone il sistema giudiziario davanti a nuove esigenze.

Si chiede ai giudici non solo di avere eccellenti capacità giuridiche, ma anche di prendere in considerazione lo sviluppo della società, di usare le loro abilità sociali nei giudizi e di saper gestire le relazioni con i media.

Per soddisfare queste esigenze, il sistema giudiziario deve trasformarsi in una vera organizzazione con scopi e responsabilità comuni.

La consapevolezza pubblica e la leadership personale dei giudici sono necessari per raggiungere questi obiettivi.

Per soddisfare queste nuove richieste il sistema giudiziario olandese ha riformato il reclutamento, la selezione e la formazione dei giudici.

Gli elementi principali di questo nuovo modello di formazione iniziale influenzeranno anche la formazione permanente dei giudici e lo sviluppo della leadership all’interno del sistema giudiziario.

Il centro Studi di formazione olandese per la magistratura (SSR) è responsabile di questi programmi.

di Carlos Gómez Martínez

Per me parlare di formazione, significa parlare del passato, ed in particolare degli anni, dal 1999 al 2002, in cui ho ricoperto il ruolo di presidente della Scuola della magistratura a Barcellona. Tuttavia, ritengo che l’approfondimento e lo studio condotto dalla Rivista Questione Giustizia, abbia ad oggetto il futuro della formazione. Ciò premesso, le lezioni che possiamo trarre dalle esperienze passate devono essere tenute di conto quando si organizza un’attività di formazione giudiziaria. È necessario sapere “da dove veniamo” per poter pianificare con successo il futuro.

È grazie alla mia esperienza pregressa nel campo della formazione che sono stato invitato a redigere questo articolo. Spero tuttavia di potermi concentrare sul futuro della formazione giudiziaria.

di Kay Evans

Di fronte alle nuove sfide che attendono i dirigenti degli uffici giudiziari, il Judicial College per l’Inghilterra e il Galles, col supporto di un’esperta di formazione degli adulti e leadership e di un gruppo di giudici in posizioni senior, ha individuato qual è il ruolo di un dirigente oggi, ne ha analizzato i bisogni formativi ed ha ideato e realizzato una formazione innovativa e di grande impegno. L’autrice, una degli interpreti di questa esperienza, ce la racconta e ci indica le prospettive di sviluppo.

Prospettive e proposte per la Scuola del futuro
di Rita Sanlorenzo

La ricognizione delle esperienze maturate intorno alla istituzione della Scuola della magistratura è funzionale essenzialmente a tracciare le linee per la sua futura attività, essenziale per assicurare una efficace difesa dell’indipendenza di tutti i magistrati.

Il rapporto con il Csm deve arricchirsi di una leale, reciproca collaborazione, da cui non potrà che scaturire una positiva sinergia in grado di dare ai magistrati italiani un supporto ed un riferimento indispensabili, non solo sul piano strettamente tecnico ma soprattutto per l’accrescimento della consapevolezza del singolo nel proprio ruolo.

ARCHIVIO
Fascicolo 2/2018
L'ospite straniero.
La protezione internazionale
nel sistema multilivello di tutela
dei diritti fondamentali
Fascicolo 1/2018
Il pubblico ministero nella giurisdizione
La responsabilità civile fra il giudice e la legge
Fascicolo 4/2017
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una sfida possibile per i 60 anni del Csm
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A cosa serve la Corte di cassazione?
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Fascicolo 2/2017
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Beni comuni

Dedicato a Stefano Rodotà
Fascicolo 1/2017
Il diritto di Crono
Il multiculturalismo e le Corti
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Il giudice e la legge
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Forme di governo,
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Al centesimo catenaccio
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Fascicolo 1/2015
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I diritti fondamentali tra obblighi internazionali e Costituzione
La risoluzione amichevole dei conflitti
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Il volume costituisce un'utile panoramica dei metodi di contrasto alla criminalità mafiosa e degli strumenti di prevenzione
Numero speciale di Questione Giustizia in formato digitale con atti, relazioni e dati sul sistema delle misure cautelari personali