Rivista trimestrale
Fascicolo 3/2019
Obiettivo 2. Le cliniche legali

Un modello di formazione giuridica esperienziale *

di David B. Oppenheimer
La “Berkeley Law”, dove apprendere attraverso l’esperienza è un aspetto costitutivo della formazione universitaria, si colloca alle origini delle cliniche legali. Decine di progetti attivi, nella varietà dei percorsi di studio possibili, e la collaborazione offerta da avvocati praticanti, magistrati e docenti specializzati permettono agli studenti l’incontro con realtà di vita e soggetti i cui diritti fondamentali sono quotidianamente violati. Le “skills” si traducono, allora, non tanto (o non solo) in condizione di successo professionale, ma di prossimità del giurista al mondo conflittuale in cui è immerso. In tale prospettiva, la pratica del diritto diventa cultura.

Negli Stati Uniti come in Europa, la maggior parte dei professori di materie giuridiche definisce il nostro lavoro in termini di ricerca. Possiamo amare l’insegnamento e considerarlo una parte importante e impegnativa del nostro lavoro. Possiamo essere molto orgogliosi e soddisfatti del servizio pubblico che prestiamo per la nostra università, l’accademia e comunità più ampie. Il nostro lavoro pro bono può starci particolarmente a cuore, ma per la maggior parte di noi l’attività di ricerca è al centro della nostra identità professionale.

Eppure, tanto per i nostri studenti quanto per la comunità dei giuristi, la facoltà di giurisprudenza è una scuola professionale, e la nostra responsabilità professionale consiste nel formare futuri giuristi. Alcuni dei nostri studenti possono diventare studiosi ed entrare all’accademia, ma la maggior parte avrà accesso alle professioni legali e sarà un pratico del diritto. Pertanto, una critica costante della natura della formazione giuridica ha interessato la nostra eccessiva preoccupazione per la dottrina a scapito della pratica del diritto[1]. La nostra risposta tradizionale è che insegniamo agli studenti l’analisi giuridica, a pensare come pensano gli avvocati, basandoci sulla professione legale per trasmettere loro le capacità funzionali alla pratica forense.

Come scrivono Rebecca Sandefur e Jeffrey Selbin, «Le scuole giuridiche insegnano agli studenti a pensare come avvocati, non a comportarsi come loro. In altre parole, se esse predispongono adeguatamente gli studenti a ragionare in modo analitico (la dimensione cognitiva), non fanno altrettanto per la pratica del diritto (la dimensione relativa alle skills), né trasmettono loro a sufficienza un senso di responsabilità professionale e di dovere pubblico (la dimensione civica[2].

All’inizio del ventesimo secolo, poche voci autorevoli nell’ambiente americano della formazione giuridica cominciarono a chiedere alle scuole di inserire l’insegnamento “clinico” per migliorare la formazione degli studenti, spesso comparando la loro didattica tradizionale (in senso sfavorevole) con i metodi clinici propri delle scuole mediche americane[3]. Incoraggiate dalla professione legale, le facoltà giuridiche iniziarono a offrire agli studenti l’opportunità di partecipare ad attività di assistenza legale, sebbene spesso extra-curricolari, sotto la supervisione di avvocati che non fossero titolari dello status di docente[4]. Nonostante le varie carenze iniziali, era nato un movimento che considerava il tirocinio “clinico” come parte integrante della formazione giuridica.

Le ricerche incentrate sulle modalità di apprendimento hanno contribuito a questo movimento, una volta acquisito che l’apprendimento esperienziale – cd. “learning by doing” – è spesso molto più efficace della lezione o del dialogo socratico, anche quando l’obiettivo consiste nella trasmissione di competenze analitiche[5]. Altre ricerche relative a quale sia, per un bravo giurista, la chiave della riuscita professionale, hanno ampliato la nostra comprensione delle competenze di cui gli studenti avranno bisogno[6]. Se in passato si pensava che le capacità analitiche e di scrittura fossero le abilità essenziali di un giurista, ora sappiamo che i nostri studenti devono imparare ad ascoltare, delegare, gestire, negoziare e praticare empatia e compassione.

Marjorie Shultz e Sheldon Zedeck hanno identificato per via empirica 26 fattori che contribuiscono efficacemente a questo processo[7]:

  1. analisi e ragionamento: utilizzo di capacità analitiche, logica e ragionamento per affrontare le questioni e formulare conclusioni e pareri;
  2. creatività/innovazione: pensare “fuori dagli schemi”, sviluppando approcci e soluzioni innovative;
  3. problem solving: identificare adeguatamente i problemi e ricavare soluzioni appropriate;
  4. senso pratico: determinare approcci efficaci e realistici ai problemi;
  5. fornire consulenza, pareri e costruire rapporti con i clienti in grado di rispondere alle loro esigenze specifiche;
  6. individuazione dei fatti: abilità di identificare fatti e problemi rilevanti nel caso in esame;
  7. ricerca del diritto da applicare: utilizzo di fonti e strategie appropriate per identificare i problemi e individuare soluzioni;
  8. competenze orali: comunicare oralmente in modo articolato, coerente con la problematica e adeguato al pubblico cui è indirizzato il discorso;
  9. competenze scritte: scrive in modo chiaro, efficace e persuasivo;
  10. attitudine all’ascolto: saper percepire con precisione quanto detto sia in via diretta che implicita;
  11. capacità di influenza e di advocacy: attitudine alla persuasione e a guadagnarsi il sostegno altrui;
  12. domande e interviste: ottenere da altri le informazioni necessarie ad affrontare una questione o ad avviare una causa;
  13. capacità di negoziazione: risolve le controversie con piena soddisfazione di tutte le parti interessate;
  14. pianificazione strategica: elaborare piani e strategie per affrontare questioni e obiettivi attuali e futuri;
  15. capacità di organizzare e gestire il (proprio) lavoro attraverso metodi e materiali ben organizzati;
  16. organizzazione/gestione delle risorse umane (personale e colleghi), funzionale al raggiungimento degli obiettivi prefissati;
  17. valutazione, sviluppo e mentoring nell’ambito della gestione, formazione e istruzione delle risorse umane, allo scopo di realizzarne il pieno potenziale;
  18. sviluppo dei rapporti interni alle professioni forensi, con particolare attenzione alla qualità dei rapporti interpersonali, per perseguire obiettivi comuni;
  19. interconnessione e sviluppo imprenditoriale: abilità a costruire relazioni d’affari vantaggiose e a raggiungere gli obiettivi finanziari del proprio gruppo;
  20. coinvolgimento della comunità e prestazione di assistenza legale: contribuire a offrire competenze giuridiche alla comunità;
  21. integrità e onestà (costituiscono valori e convinzioni fondamentali all’esercizio di un’attività professionale);
  22. capacità di gestire efficacemente situazioni di tensione e di stress;
  23. passione e impegno: dimostrare interesse per il diritto e per i suoi meriti intrinseci;
  24. diligenza: impegno e responsabilità nel raggiungere gli obiettivi e nell’assolvere i propri incarichi;
  25. saper prestare attenzione alla crescita personale e avviare dei percorsi in quella direzione;
  26. essere capaci di vedere il mondo attraverso gli occhi degli altri, comprendendone le condizioni, i punti di vista e gli obiettivi.

 

Nel ventunesimo secolo, la maggior parte delle facoltà di giurisprudenza americane è arrivata a integrare l’apprendimento esperienziale come una componente di rilievo del curriculum e un aspetto importante delle buone pratiche di insegnamento[8]. In parte, lo abbiamo fatto perché ci siamo convinti dell’efficacia dell’insegnamento esperienziale; in parte, perché la professione forense, che disciplina le scuole americane attraverso l’American Bar Association («ABA») e il Dipartimento della pubblica istruzione degli Stati Uniti, ha insistito su questo aspetto. L’accreditamento da parte dell’ABA richiede alle facoltà «uno o più corsi esperienziali per un ammontare cumulativo di almeno sei credit hours [almeno 6 ore a settimana per la durata di un semestre – ndR]. Tale insegnamento potrà essere un corso che preveda tecniche di simulazione, una clinica legale o un’esperienza svolta “sul campo”»[9]. Le norme di accreditamento richiedono altresì la previsione di corsi di scrittura giuridica[10] e di responsabilità professionale[11], nonché di cliniche legali, esperienze sul campo e opportunità lavorative pro bono[12]. Oltre a queste modalità di accreditamento, la spinta ad ampliare l’ambito formativo giuridico di tipo ‘clinico’ è comunque arrivata, oltre che dall’ABA[13], dalla società civile[14].

Attualmente, in Europa sta avvenendo una trasformazione simile. Come osservano Alberto Alemanno e Lamin Khadar, «Il divario tra formazione e realtà giuridica appare particolarmente sorprendente in Europa, dove i giuristi e le loro istituzioni accademiche persistono nella loro storica riluttanza a intraprendere un’auto-riflessione (…). L’accademia giuridica europea rimane più interessata a discutere su che cosa insegnare piuttosto che su come insegnare»[15].

Peraltro, gli stessi Autori proseguono riportando ampiamente come i dipartimenti giuridici universitari stiano avviando cliniche legali in tutta Europa, cambiando nel frattempo il modo di insegnare il diritto. Due delle nuove e importanti cliniche legali citate nel loro libro si svolgono in Italia, a Brescia[16] e a Torino[17].

In questo breve saggio, porterò ad esempio la scuola di Berkeley per mostrare come la formazione giuridica americana abbia incorporato l’apprendimento esperienziale in ogni ambito curricolare, in collaborazione con la magistratura e la professione forense. Discuterò di come i giudici e gli avvocati praticanti rivestano un ruolo essenziale nella diffusione della formazione esperienziale. In conclusione, lavorare a più stretto contatto con la professione forense sarà compito delle università, che dovranno contemporaneamente dedicare maggiori risorse alla formazione clinica, potenziando l’assunzione di docenti specializzati a tempo pieno.

Alla “Berkeley Law[18], durante la prima settimana del loro primo anno di studi giuridici, gli studenti sono incoraggiati a partecipare ad almeno uno dei 33 progetti di assistenza legale denominati «Student-Initiated Legal Services Projects» (SLPS)[19]. Questi progetti sono stati tutti creati – e sono interamente diretti – dagli studenti della Berkeley Law[20]. Più di 50 avvocati praticanti dedicano centinaia di ore di volontariato alla supervisione del lavoro degli studenti. I progetti SLPS comprendono: la rappresentanza di rifugiati e richiedenti asilo;  l’educazione dei giovani rispetto al fenomeno dei traffici illeciti; l’assistenza prestata ai richiedenti di fronte a una commissione disciplinare in casi di cattiva condotta da parte della polizia; la collaborazione con i detenuti in materia di giustizia riparativa; l’assistenza ai consumatori in caso di reclami inerenti ai loro diritti; il lavoro con i detenuti che sperimentano l’uscita dal carcere; la consulenza sui diritti dei disabili; l’assistenza prestata ai giovani privi di documenti (noti come “dreamers”); la partecipazione attiva a progetti di diritto ambientale; il lavoro sui problemi della fame e dei senzatetto; la ricerca di vertenze che riguardino la violazione di diritti umani; l’insegnamento nelle carceri minorili; la consulenza prestata a membri delle tribù native amerindiane in materia di diritto ambientale; l’assistenza degli inquilini nelle liti in materia di locazione a uso abitativo; la consulenza nella ricerca di dati anagrafici e negli iter relativi al cambio di genere; le ricerche in materia di normativa elettorale; la rappresentanza dei detenuti nelle udienze in cui è richiesta la liberazione condizionale; la ricerca sulla disciplina in materia di diritti riproduttivi; l’assistenza offerta a neo-imprenditori nella fase costitutiva dell’impresa; la rappresentanza delle vittime di violenza sessuale; infine, la rappresentanza dei lavoratori per le rivendicazioni salariali e le questioni connesse[21].

La partecipazione a questi programmi è interamente volontaria; tuttavia, ben oltre il 90 per cento dei nostri studenti del primo anno prende parte almeno a un SLPS, mentre durante lo stesso periodo più della metà di loro contribuisce con almeno 25 ore di lavoro pro bono. Ci piace affermare che, laddove in alcune scuole giuridiche l’attività prestata pro bono costituisce un obbligo, a Berkeley essa esprime una cultura.

Oltre ai programmi SLPS, gli studenti del primo anno organizzano viaggi durante le vacanze di primavera per lavorare con organizzazioni per i diritti dei soggetti indigenti, in diverse regioni degli Stati Uniti e al confine con il Messico. Questi viaggi di servizio alternativi organizzati dalla Berkeley Law (BLAST) comprendono, tra le varie destinazioni: le zone rurali del Kentucky, in collaborazione con un centro di assistenza legale per la lotta alla povertà; Los Angeles, dove opera un centro per l’assistenza ai senzatetto; il Texas meridionale, prestando supporto agli immigrati privi di documenti; il Mississippi, nell’ambito di un progetto specificamente dedicato alla difesa penale; nella californiana Central Valley, per lavorare a un programma sulla tutela giuridica delle vittime della povertà rurale; a Tijuana (Messico), a fianco dei rifugiati che chiedono asilo negli Stati Uniti[22]. Per dirigere a tempo pieno il «Pro Bono Program», la scuola finanzia un avvocato esperto, affiancato da due direttori di facoltà e da un assistente, garantendo la supervisione degli avvocati volontari che lavorano con i nostri studenti.

Tutti gli studenti del primo anno seguono un corso semestrale autunnale di ricerca e scrittura giuridica e, in primavera, un corso sulle modalità tecniche della difesa scritta e orale, che comprende esercitazioni dinanzi a un tribunale fittizio con avvocati e giudici volontari. Il curriculum del primo anno si concentra principalmente su argomenti dottrinali. Nondimeno, alcuni studenti del primo anno seguono corsi dottrinali obbligatori nei quali si fa uso dell’approccio esperienziale. Ad esempio, il mio corso di procedura civile è organizzato attorno a un caso di diritto civile simulato. Il primo giorno di lezione, gli studenti guardano e valutano la registrazione video di un’intervista con un cliente fittizio – nel caso di specie, una studentessa laureata sostiene che le sia stato negato l’alloggio per il fatto di essere una ragazza madre. Nel corso del semestre, gli studenti redigeranno porzioni di memorie, istanze di revoca o di modifica, richieste di sanzioni derivanti dal mancato rispetto della procedura di discovery, ricorsi per procedimento sommario, oltre a un accordo transattivo[23].

Come risultato dei programmi SLPS e BLAST, e del corso del primo anno sulla ricerca giuridica, la scrittura e la difesa legale, i nostri studenti si abituano a considerare la pratica e lo studio integrati sin dal principio della loro formazione giuridica. Le attività prestate pro bono e lo sviluppo di competenze pratiche costituiscono una parte essenziale del nostro curriculum del primo anno.

Nell’estate tra il primo e il secondo anno, la maggior parte dei nostri studenti lavora presso un ufficio per gli affari giuridici (governativo o di una ong), un ufficio giudiziario o uno studio legale. Una generazione fa, ciò avrebbe corrisposto al primo incontro con la pratica del diritto, ma dato che la maggior parte degli studenti di Berkeley ha lavorato a un progetto di SLPS o di BLAST, essi giungono al primo lavoro estivo con una migliore predisposizione all’apprendimento, possedendo almeno qualche esperienza di pratica riflessiva.

Nel secondo e terzo anno alla Berkeley Law, le opportunità di apprendimento esperienziale si espandono notevolmente. Gli studenti si possono iscrivere a cliniche legali interne all’università od organizzate da altri enti, a esperienze sul campo e a practicums (di cui si dirà più avanti), a corsi di formazione per futuri avvocati e a una miriade di progetti pro bono.

Dei circa 300 studenti in entrata, oltre 100 di loro, durante il secondo anno, prestano servizio come leader nei programmi SLPS e BLAST, coordinando volontariamente i gruppi in cui hanno svolto attività pro bono l’anno precedente.

Ogni semestre, quasi 100 studenti del secondo e terzo anno si iscrivono a tirocini, secondo le seguenti tipologie: 1) esperienze di lavoro part-time presso enti governativi locali o ong; 2) tirocini a tempo pieno presso l’ufficio di un tribunale o di una corte di appello; 3) un programma full-time che unisca l’esperienza accademica a un periodo di internato all’Aia o a Washington D.C. (denominato «UCDC»); 4) esperienze a tempo pieno fuori dalla California del Nord (nazionali o internazionali)[24]. Ogni programma comprende periodi di insegnamento accademico prima o – se necessario – durante il tirocinio, con particolare attenzione all’apprendimento riflessivo, alla responsabilità professionale e alle abilità acquisite in base al principio del “learning by doing”. Attraverso queste esperienze, Berkeley ha preso accordi con centinaia di giudici e avvocati praticanti, che accettano di impegnarsi in un’attenta e rigorosa supervisione degli studenti. Senza il loro apporto, non potremmo offrire quella varietà di esperienze che consente ai nostri iscritti di esplorare le infinite aree in cui prende forma la pratica del diritto.

Sempre con cadenza semestrale, la Berkeley Law offre circa 20/25 corsi per lo sviluppo di competenze professionali, garantendo oltre 400 iscrizioni. Queste lezioni adottano la simulazione per insegnare attraverso l’esperienza. Gli argomenti includono l’acquisizione di abilità spendibili sia in udienza sia nella fase anteriore al processo, la capacità di esibire prove documentali nell’ambito di un procedimento, lo sviluppo dell’attitudine a negoziare e a mediare, modalità di scrittura avanzate, competenze per l’esercizio della difesa in appello, capacità di problem-solving e tecniche per l’elaborazione di transazioni. La maggior parte di questi corsi è assicurata da avvocati e magistrati di grande esperienza. Più di 200 giudici e avvocati locali insegnano a tempo parziale alla Berkeley Law, tenendo corsi e seminari di formazione in settori specialistici del diritto, di cui sono esperti riconosciuti[25].

In correlazione con questi corsi esistono anche attività didattiche di laboratorio, ossia sezioni dedicate allo sviluppo di abilità pratiche annesse ai corsi teorici. Ad esempio, un membro di facoltà a tempo pieno può insegnare procedura penale a una classe numerosa di studenti, molti dei quali iscritti per piccoli gruppi a laboratori, che offrono esercitazioni simulate tratte dal materiale in programma e sono tenuti da illustri avvocati. Il nostro programma «Startup @ Berkeley Law» sponsorizza diversi laboratori e corsi pratici nei campi dell’imprenditoria, dell’innovazione aziendale, della proprietà intellettuale e degli investimenti di venture capital.

Oltre ai corsi dedicati a specifiche capacità professionali, ogni semestre offriamo i cd. «practicums», che combinano l’insegnamento in aula – relativo a un particolare settore giuridico – con il lavoro sul campo sotto la supervisione di un istruttore o di un co-istruttore. Questi corsi si tengono regolarmente in materia di violenza domestica, diritti dei veterani di guerra, giudizio di appello, contenzioso costituzionale, disciplina delle piccole imprese, nuovo diritto societario, proprietà intellettuale e diritti umani. Anche in questo caso, spesso i docenti a tempo pieno lavorano affiancati da giudici o avvocati locali.

Il fiore all’occhiello del nostro curriculum di formazione esperienziale è il programma “clinico”. All’interno della facoltà, si tengono cliniche legali nei seguenti ambiti: diritto internazionale, tutela dei diritti umani, supporto legale alle politiche di interesse pubblico, pena di morte, diritto dell’ambiente, diritto delle nuove tecnologie e relativa disciplina della privacy. Ogni clinica è diretta da almeno uno dei 9 docenti preposti a tempo pieno, coadiuvati da avvocati “di supporto” (staff attorneys) e neolaureati in veste di cultori della materia. Le cliniche interne all’università provvedono una disponibilità di oltre 150 posti per ogni semestre.

Non si può sottovalutare l’importanza di assegnare incarichi ai professori di clinica legale. A differenza dei supervisori volontari del «Pro Bono Program» o degli istruttori part-time dei corsi dedicati ad abilità specifiche, i docenti di clinica legale a tempo pieno hanno il dovere prioritario di insegnare ai nostri studenti valori e competenze propri di un buon avvocato. Proprio per il focus sull’insegnamento, questa particolare categoria di docenti interni è assunta secondo la stessa procedura destinata agli altri colleghi, ma la valutazione è fatta in base a un diverso insieme di standard. La maggior parte dei docenti è valutata secondo tre criteri, nell’ordine che segue: ricerca, didattica e attività amministrativa. Invece, il potenziale titolare di un corso di clinica legale sarà valutato – sempre in ordine di priorità – in base alla didattica, ai riconoscimenti professionali e ai contributi e, infine, all’attività amministrativa. Per questa categoria, la didattica rappresenta il criterio prioritario. E mentre i riconoscimenti professionali e i contributi includono il lavoro creativo e originale, che può assumere la classica forma dell’elaborazione dottrinale, la ricerca e la scrittura possono anche rispondere alle esigenze della professione legale, del contenzioso o a tentativi di riforma giuridica[26].

La nostra clinica legale dedicata alla protezione internazionale dei diritti umani interessa persone e comunità di tutto il mondo. Tra i recenti progetti legati a casi specifici, citiamo:  un’indagine indipendente condotta sull’omicidio di un attivista per i diritti umani in Honduras; la rappresentanza della famiglia di una vittima di omicidio commesso in spazio transfrontaliero dinanzi alla Commissione interamericana dei diritti umani; la redazione di un rapporto di inchiesta sullo sfruttamento e l’abuso sessuale a danno di civili da parte di membri delle forze di pace delle Nazioni Unite; la stesura di una relazione che documenti la situazione dei difensori dei diritti umani delle donne e delle persone LGBTQ; la presentazione, in qualità di amicus curiae, di una “carta” (“brief”) a sostegno dei procedimenti contro i crimini di guerra in Uganda; la rappresentanza delle vittime degli atti compiuti in Colombia dai leader paramilitari[27]. La clinica è composta da due professori a tempo pieno, coadiuvati da uno staff attorney e da diversi cultori della materia.

La nostra clinica legale di supporto alle politiche pubbliche riunisce studenti di giurisprudenza e di public policy e «persegue strategie alternative al contenzioso per far fronte a sistematiche ingiustizie a base razziale, economica e sociale»[28]. La clinica si è concentrata, con grande successo, sull’eliminazione delle sanzioni pecuniarie e delle spese processuali imposte alle persone a basso reddito dal sistema giudiziario penale, con un’enfasi particolare sulle misure destinate ai giovani e ai senzatetto. Dopo un’attività di ricerca, i partecipanti alla clinica, facendo pressione con successo sulla Legislatura statale della California, hanno redatto un disegno di legge che vieta alle contee di imporre ai minorenni il pagamento delle spese processuali. Il lavoro della clinica ha contribuito a far nascere un movimento nazionale per la soppressione di queste misure[29]. La clinica è formata da un docente a tempo pieno, da un avvocato “di supporto” a tempo pieno e da due cultori della materia.

La clinica sulla pena di morte rappresenta le persone che, condannate alla pena capitale dalle corti statali degli Stati Uniti, contestano tale condanna o il metodo con il quale dovrà essere eseguita. Da quando, nel 2001, questa clinica è stata lanciata, più di 250 studenti della Berkeley Law hanno collaborato a rappresentare legalmente circa 30 uomini e donne che stavano affrontando la pena di morte, sotto la supervisione di due professori a tempo pieno, un avvocato e diversi cultori della materia. La clinica ha offerto assistenza legale a persone residenti in Alabama, Arizona, California, Georgia, Louisiana, Carolina del Nord, Carolina del Sud, Texas e Virginia. Il lavoro della clinica è stato indispensabile al raggiungimento di una soluzione pre-processuale, che ha evitato la morte a Jose Briseño e Fernando Garcia (entrambi del Texas), Sheree Murphy (Georgia), Brent Springford (Alabama) e Justin Slater (Virginia). In Alabama, un altro cliente, che stava affrontando una condanna a morte senza possibilità di liberazione condizionale, è stato significativamente rilasciato dal carcere per effetto dell’azione legale intrapresa dalla clinica a suo nome. La clinica ha, inoltre, contribuito ad assicurare l’annullamento della condanna a morte di Thao Lam in Louisiana, e le carte amicali redatte dalla clinica e presentate alla Corte suprema degli Stati Uniti a favore di Thomas Miller-El (Texas) e Allen Snyder (Louisiana) hanno contribuito all’annullamento delle loro condanne capitali a causa delle procedure di selezione dei giurati adottate dall’accusa, ritenute discriminatorie per ragioni razziali[30].

La clinica di diritto ambientale lavora su cinque aree tematiche: i cambiamenti climatici, il diritto all’acqua, la riduzione delle sostanze tossiche, i cd. “green jobs” e l’accesso alla natura. Responsabile è un professore a tempo pieno, affiancato da uno staff attorney e da un cultore della materia. Nel quadro dei temi elencati, la clinica si occupa di contenzioso civile, contenzioso amministrativo, riforme legislative e istruzione pubblica[31]. Progetti recenti hanno riguardato: la citazione in giudizio dell’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti (EPA) in merito alla necessità di aggiornare i piani federali di intervento contro gli sversamenti di petrolio, divenuti ormai obsoleti e pericolosi; il successo ottenuto come parte attiva di una coalizione che ha spinto la Commissione per i servizi pubblici della California a finanziare diversi progetti di energia pulita a favore delle comunità a basso reddito; la redazione di un rapporto sul diritto fondamentale all’acqua e ai servizi igienico-sanitari per i californiani privi di dimora.

La «Samuelson Law, Technology and Public Policy Clinic» lavora sui seguenti temi: tecnologie emergenti, privacy, proprietà intellettuale, libertà di parola, interessi dei consumatori e dei cittadini in materia di progettazione e impiego di tecnologie, creatività, innovazione e altre questioni meritevoli di un’informazione trasparente. A livello nazionale, è stata la prima clinica legale capace di offrire agli studenti l’opportunità di rappresentare l’interesse pubblico per una politica tecnologica affidabile attraverso la difesa dei cittadini e la partecipazione ad attività in ambito legislativo, regolamentare, processuale, e alla fissazione di standard tecnici compatibili con tale interesse. Oggi, la Samuelson funziona sia come clinica legale in senso tradizionale che come “cantiere” di ricerca interdisciplinare e politicamente rilevante. Gli studenti coinvolti hanno assistito persone in cause che sono finite davanti alla Corte suprema degli Stati Uniti, alla Commissione federale per le comunicazioni, alla Commissione elettorale federale, alle Corti d’appello del sesto, nono e undicesimo circuito, alla Corte suprema della California, all’Assemblea e al Senato della California, e – per questioni tecniche e di standard – di fronte alla Internet Engeneering Task Force e all’Organizzazione per l’evoluzione degli standard sull’informazione strutturata. Per conto dei propri assistiti, gli studenti hanno contribuito a redigere relazioni in materia di privacy degli elettori, tecnologie di gestione dei diritti digitali, diritti di proprietà intellettuale attinenti alla produzione e all’importazione di farmaci anti-retrovirali per combattere l’infezione da HIV, questioni di privacy sollevate dall’uso dell’elettronica nel sistema previdenziale per fornire sostegno finanziario agli indigenti, oltre a un’indagine sull’effetto del Digital Millennium Copyright Act sulla libertà di parola, la concorrenza e l’innovazione. Inoltre, con il progetto “Chilling Effects”, la Samuelson Clinic ha sviluppato in modo collaborativo un centro per le risorse online per aiutare il pubblico degli utenti ad affrontare una serie di criticità giuridiche connesse all’uso di internet, inclusi copyright, diritto di marchio e violazione di brevetti[32]. Il personale docente è composto da due professori clinici a tempo pieno, assistiti da uno staff attorney e da un cultore della materia.

In aggiunta alle cliniche interne all’università, troviamo anche un ufficio per i servizi giuridici locale, che soddisfa le esigenze dei meno abbienti nella regione di Berkeley e Oakland: l’«East Bay Community Law Center» (EBCLC) è stato fondato dagli studenti della Berkeley Law negli anni ottanta e oggi rappresenta una componente importante del programma di studi clinico. Presso il centro operano 17 avvocati a tempo pieno, che prestano servizio come formatori clinici della law school. All’interno del centro sono attive 8 cliniche legali dedicate ai seguenti temi: 1) percorsi di riabilitazione penale («Clean Slate Clinic»); 2) giustizia economica per le comunità locali («Community Economic Justice Clinic»); 3) tutela dei consumatori a basso reddito («Consumer Justice Clinic»); 4) assistenza e diritto di accesso all’istruzione («Education Advocacy Clinic»); 5) salute e welfare Health and Welfare Clinic»); 6) diritto all’abitazione («Housing Law Clinic»); 7) diritto dell’immigrazione («Immigration Law Clinic») ; 8) assistenza legale ai giovani («Youth Defender Clinic»). Ogni anno l’EBCLC offre servizi gratuiti a oltre 5.000 persone e «si impegna in una serie di strategie “dal basso” che includono l’azione legale, la promozione di nuovi strumenti legislativi e il supporto tecnico garantito ai programmi educativi e all’organizzazione della comunità locale»[33].

La «Clean Slate Clinic» è rivolta alle persone a basso reddito accusate o condannate penalmente, il cui arresto sia stato cancellato dal casellario giudiziale una volta accertata la loro non colpevolezza effettiva. Inoltre, si interessa alla seguente casistica: casi di liberazione anticipata in regime di libertà vigilata, di annullamento o revoca di una condanna, di diniego o sospensione di licenze in base a precedenti penali, di riduzione o esenzione da sanzioni pecuniarie e spese processuali – e di estinzione dei relativi debiti –; infine, casi di istanze relative a prove sopravvenute di innocenza»[34].

La «Community Economic Justice Clinic» si basa «sullo sviluppo economico orientato ai bisogni delle persone e sull’emancipazione delle comunità di colore a basso reddito per realizzare soluzioni a lungo termine che eliminino la povertà nella East Bay»[35]. Gli studenti e gli avvocati di supporto dell’EBCLC assistono le persone: nell’avviamento di un’impresa, di una cooperativa o di un’associazione senza scopo di lucro; nelle richieste di esenzione fiscale; per garantire il rispetto delle diverse normative (fiscale, in materia di impiego e non-profit) e i servizi correlati[36].

La «Consumer Justice Clinic» è incentrata sulla rappresentanza dei consumatori a basso reddito nelle cause per il recupero dei crediti e nelle contestazioni dei pignoramenti di stipendio, dei prelievi bancari e di altri privilegi dei creditori. Tra le attività svolte, citiamo: l’istruzione dei consumatori contro pratiche di consumo predatorie, ingannevoli o sleali; la correzione di errori presenti nelle relazioni sui crediti; l’assistenza prestata alle vittime di furto di identità; la ricerca di soluzioni ad altri problemi connessi[37].

La «Education Advocacy Clinic» rappresenta i giovani nelle procedure di espulsione scolastica, alle riunioni dei programmi di istruzione individualizzati e in varie questioni relative alla tutela giuridica delle persone minorenni – bullismo, trasferimenti scolastici involontari, cattiva condotta della polizia. Essa fa riferimento ad altri servizi garantiti dall’EBCLC in materia di alloggi, immigrazione e servizi pubblici, e lavora a stretto contatto con la Youth Defender Clinic, che rappresenta i giovani nei procedimenti minorili[38].

Con la «Health and Welfare Clinic» è offerta assistenza legale alle persone «che sono a rischio di condizioni di salute precaria a causa della povertà, che vivono in condizioni di insicurezza, senza una casa, che non hanno una copertura sanitaria adeguata e che versano in altre condizioni socialmente destabilizzanti. Questi servizi sono garantiti attraverso vari progetti (“HIV/AIDS Law Project”, “Public Benefits & Justice Project”, “Medical-Legal Partnership” e “Name & Gender Change Workshop”)»[39].

La «Housing Law Clinic» è basata «sulla difesa nelle azioni legali di sfratto intentate contro inquilini a basso reddito, mettendo l’accento sulla tutela delle locazioni a lungo termine per preservare il valore degli alloggi popolari. L’EBCLC, inoltre, dà priorità ai programmi di edilizia sovvenzionata e tutela gli inquilini affetti da disabilità. Infine, gli avvocati promuovono azioni legali positive per far rispettare la normativa statale relativa ai requisiti di abitabilità, alla tutela contro discriminazioni e ritorsioni, nonché all’esecuzione delle ordinanze locali di sfratto e concernenti in genere il controllo degli affitti»[40].

Nella «Immigration Law Clinic» troviamo «una gamma completa di prestazioni giuridiche a titolo gratuito in favore di persone immigrate a basso reddito, su una varietà di questioni che riguardano la mobilità umana, con particolare attenzione ai gruppi più vulnerabili: persone affette da disabilità e malattie croniche, membri della comunità LGBTQ, persone minorenni e altre persone già assistite nel quadro dell’EBCLC, che affrontano problemi di diversa natura giuridica. Gli avvocati e i difensori dei diritti degli immigrati li rappresentano e li consigliano in materie quali l’adeguamento del proprio status, l’espulsione differita, la difesa contro le misure di espulsione, la naturalizzazione, l’asilo politico, la possibilità di accesso ai benefici pubblici, le regole sui visti e la relativa disciplina delle esenzioni»[41].

Infine, l’EBCLC promuove azioni legali positive e campagne di partecipazione alle politiche pubbliche, lavorando in sinergia con altri gruppi locali e consulenti pro bono, in diversi ambiti di rilievo per i cittadini californiani a basso reddito. Una descrizione dell’attività svolta nel 2018 si può leggere direttamente sul sito web del Centro[42].

L’impatto complessivo di queste 13 cliniche, dei 33 progetti SLPS, dei 6 progetti BLAST, dei 6 practicums oltre che delle esperienze sul campo, degli internati giudiziari, dei laboratori e delle lezioni orientate alla pratica è almeno triplice. Innanzitutto, gli studenti e i docenti della Berkeley Law hanno un impatto straordinario sull’offerta di servizi giuridici e sull’amministrazione della giustizia nella nostra comunità. Chi studia giurisprudenza alla Berkeley non ha bisogno di attendere la laurea per iniziare a influenzare la realtà locale e noi rendiamo questo aspetto una parte importante della loro formazione; parallelamente, sono 13 le riviste accademiche redatte dagli studenti[43], impegnati nello studio della teoria, della dottrina e della pratica giuridiche. In secondo luogo, i nostri studenti beneficiano di una molteplicità di metodi di apprendimento: oltre alla lettura e all’ascolto, essi dialogano, discutono, riflettono, osservano, e – sempre di più – imparano facendo. In terzo luogo, l’integrazione di teoria, dottrina e pratica, che contraddistingue l’esperienza formativa della Berkeley Law, è possibile soltanto grazie a un investimento sostanziale da parte di questa istituzione nella formazione esperienziale e a una partnership convinta tra l’università, la magistratura e la professione legale.

[*] Traduzione di Mosè Carrara Sutour.

[1] Per una discussione esauriente sula storia della formazione giuridica negli Stati Uniti, inclusa la critica alle modalità di insegnamento tradizionali, vds. R. Sandefur e J. Selbin, The Clinic Effect, in Clinical Law Review, vol. 16, 2009, p. 57 e Peter A. Joy, The Uneasy History of Experiential Education in U.S. Law Schools, in Dickinson Law Review, vol. 122, n. 2/2018, p. 551. Per una (rispettosa) critica della tradizionale metodologia di insegnamento delle scuole giuridiche, vds. Todd D. Rakoff e Martha Minow, A Case for Another Case Method, in Vanderbilt Law Review, vol. 60, n. 2/2007, p. 597.

[2] R. Sandefur e J. Selbin, The Clinic Effect, op. cit., p. 58.

[3] Ibid., pp. 62-65.

[4] Vds. Peter A. Joy, The Uneasy History, op. cit.

[5] Vds. D.B. Oppenheimer, Using a Simulated Case File to Teach Civil Procedure, in Journal of Legal Education, vol. 65, n. 4/2016, pp. 819-821.

[6] Vds. M. Shultz e S. Zedeck, Predicting Lawyer Effectiveness: Broadening the Basis for Law School Admissions Decisions, in Law & Social Inquiry, vol. 36, n. 3/2011, p. 620; K. Holmquist – M. Shultz - S. Zedeck – D. Oppenheimer, Measuring Merit: The Shultz-Zedeck Research on Law School Admissions, in Journal of Legal Education, vol. 63, n. 4/2014, p. 565.

[7] M. Shultz e S. Zedeck, Predicting, op. cit.

[8] Nel mio viaggio quarantennale (finora) attraverso la formazione giuridica americana, ho personalmente assistito alla maggior parte dei cambiamenti che ne hanno determinato la trasformazione. Ho fondato e diretto una clinica legale dedicata alle discriminazioni sul lavoro, tenuto corsi sullo sviluppo delle capacità di advocacy e insegnamenti a carattere dottrinale adottando metodi clinici, diretto un programma per l’acquisizione di competenze specifiche e contribuito a sviluppare e dirigere un programma pro bono.

[9] ABA Standards and Rules of Procedure for Approval of Law Schools, section 303(a)(3), 2018.

[10] Ibid., section 303(a)(2), 2018.

[11] Ibid., section 303(a)(1), 2018.

[12] Ibid., section 303(b), 2018.

[13] Vds., ad esempio, R. MacCrate - P. Martin – P.A. Winograd - J. Michael Norwood, Legal Education and Professional Development – An Educational Continuum: Report of The Task Force on Law Schools and the Profession: Narrowing the Gap, ABA, Chicago, 1992. Noto come “MacCrate Report”, il documento esprime una critica indirizzata alle facoltà giuridiche statunitensi, che trascurerebbero l’insegnamento basato sulle cliniche legali e sullo sviluppo di competenze specifiche.

[14] Vds., ad esempio, W.A. Sullivan - A. Colby – J.W. Wegner – L. Bond – L.S. Shulman, Educating Lawyers: Preparation for the Profession of Law, The Carnegie Foundation/Jossey-Bass, San Francisco, 2007, in cui si criticano le facoltà giuridiche statunitensi per le stesse ragioni.

[15] A. Alemanno e L. Khadar (a cura di), Reinventing Legal Education: How Clinical Education is Reforming the Teaching and Practice of Law in Europe, Cambridge University Press, Cambridge, 2018, p. 2.

[16] Vds. M. Barbera, The Emergence of an Italian Clinical Legal Education Movement: The University of Brescia Law Clinic, in A. Alemanno e L. Khadar (a cura di), Reinventing, op. cit.

[17] U. Stege e M. Veglio, On the Front Line of the Migrant Crises: The Human Rights and Migration Clinic (HRMLC) of Turin, in A. Alemanno e L. Khadar (a cura di), Reinventing, op. cit.

[18] Si tratta della denominazione attribuita, per consuetudine, alla facoltà di giurisprudenza della University of California, con sede a Berkeley.

[19] Vds. il sito web della facoltà al seguente link: www.law.berkeley.edu/experiential/pro-bono-program/.

[20] Vds. D. Oppenheimer - S. Schechter - S. Swaroop – T. Keady, Berkeley Law’s Student Initiated Legal Services Projects, in Journal of Legal Education , vol. 62, n. 4/2013, pp. 621-630.

[21] Vds., dal sito web della facoltà: www.law.berkeley.edu/experiential/pro-bono-program/slps/current-slps-projects/.

[22] www.law.berkeley.edu/experiential/pro-bono-program/blast/.

[23] Vds. D.B. Oppenheimer, Using a Simulated Case File to Teach Civil Procedure: The Ninety-Percent Solution, in Journal of Legal Education, vol. 65, n. 4/2016, p. 817; D.B. Oppenheimer et al., Patt v. Donner: A Simulated Casefile for Learning Civil Procedure, Foundation Press, St. Paul (Minnesota), 2019 (seconda edizione) - cfr. www.civilprocedurecasefile.com.

[24] www.law.berkeley.edu/experiential/field-placement-program/.

[25] www.law.berkeley.edu/our-faculty/faculty-profiles/.

[26] Vds. D.B. Oppenheimer, The University of California at Berkeley School of Law, Standards and Procedures for Appointment and Promotion of Law School Clinical Faculty, p. I (documento di archivio dell’Autore).

[27] www.law.berkeley.edu/experiential/clinics/international-human-rights-law-clinic/projects-and-cases/accountability-and-transitional-justice/#Border.

[28] www.law.berkeley.edu/experiential/clinics/policy-advocacy-clinic/.

[29] Vds., in proposito: www.dailycal.org/2018/11/30/state-counties-must-relieve-youths-families-of-juvenile-fees/.

[30] www.law.berkeley.edu/experiential/clinics/death-penalty-clinic/.

[31] www.law.berkeley.edu/experiential/clinics/environmental-law-clinic/clinic-news/.

[32] www.law.berkeley.edu/experiential/clinics/samuelson-law-technology-public-policy-clinic/about/.

[33] www.law.berkeley.edu/experiential/clinics/east-bay-community-law-center/.

[34] Vds., dal sito web dell’EBCLC: https://ebclc.org/need-services/clean-slate-services/.

[35] https://ebclc.org/need-services/community-economic-justice-clinic-services/.

[36] Vds. il link indicato alla nota precedente.

[37] https://ebclc.org/need-services/consumer-justice-general-clinic-services/.

[38] https://ebclc.org/need-services/education-defense-justice-for-youth-services/.

[39] https://ebclc.org/need-services/health-and-welfare-services/.

[40] https://ebclc.org/need-services/housing-services/.

[41] https://ebclc.org/need-services/immigration-services/.

[42] https://ebclc.org/about/year-in-review/.

[43] Per una descrizione dettagliata, si fa rinvio al sito web della facoltà: www.law.berkeley.edu/students/student-journals/.

Fascicolo 3/2019
Editoriale
di Nello Rossi
Obiettivo 1
Magistrati oltre la crisi?
di Vincenza (Ezia) Maccora
Siamo di fronte a una magistratura frammentata, individualista e in parte anche corporativa, a un governo autonomo attraversato da una crisi profonda, a un associazionismo in preda a tensioni opposte che impediscono l’elaborazione di una efficace politica associativa. La finalità di questo obiettivo è analizzare tutto ciò da diversi angoli visuali (la legittimazione dell’interpretazione, la formazione dei magistrati, l’etica professionale, l’associazionismo, la ricostruzione di una forte identità collettiva, il processo penale) per meglio descrivere quanto si agita nel corpo della magistratura e nei suoi organi rappresentativi.
di Massimo Luciani
Il tema dell’errore di diritto nell’interpretazione delle norme giuridiche induce a interrogarsi sugli approdi e sulle aporie della dottrina della natura creativa della giurisprudenza e sulle insidie che essa nasconde per la legittimazione del giudice e della sua funzione.
di Nello Rossi
Di fronte a gravi cadute della magistratura, non bastano le risposte d’occasione e i buoni propositi. Né gli slanci generosi, ma autodistruttivi che inevitabilmente finiscono con il ritorcersi contro la parte più viva e sensibile della magistratura. Rigenerare e rinnovare l’etica professionale dei magistrati è un compito politico, volto a delineare un modello di magistrato adeguato ai tempi e capace di rispondere alle attese di una società civile esigente. Come è già avvenuto negli anni sessanta e settanta…
di Claudio Castelli
Momento fisiologico fondamentale nella crescita di qualsiasi corpo professionale, l’associazionismo, per i magistrati, unisce tratti sindacali e culturali, ed è stato determinante per la conquista e la difesa di un’indipendenza reale della giurisdizione. Il crollo generale delle ideologie ha portato a mettere sempre più al centro gli interessi a discapito dei valori, portando a forti mutazioni in un associazionismo che, oggi, vive una evidente crisi. La vicenda Palamara è, al riguardo, emblematica, ma può essere il segnale per aprire una nuova fase dell’associazionismo giudiziario.
di Mariarosaria Guglielmi
A pochi mesi dall’esplosione dello “scandalo delle nomine”, la spinta al rinnovamento espressa dalla magistratura è destinata a esaurirsi se non riuscirà a tradursi in un nuovo progetto e in una linea di azione comune nell’associazionismo e nell’autogoverno. Una prospettiva che chiama in causa la responsabilità dei gruppi e la loro capacità di rigenerarsi come strumenti di elaborazione culturale. E impegna tutta la magistratura a fare i conti con la profonda trasformazione subita in questi anni, per ricostruire intorno ai valori comuni una forte identità collettiva.
di Marco Patarnello
Per una rivista come la nostra, la giustizia penale costituisce senza dubbio uno dei centri di gravità più significativi. Essa incarna l’idea di Stato che caratterizza un Paese ed è uno degli strumenti di lettura di una società. Ci dice chi siamo e chi vorremmo essere. Indica il punto di equilibrio dei valori in gioco fra individuo e comunità.
di Marzia Barbera
L’articolo si interroga sulle ragioni per le quali nel caso italiano manca un’esperienza di strategic litigation simile al caso Brown,suggerendo che quest’assenza sia dovuta anche al nostro modello di educazione giuridica, al fatto  che – per dirla in breve – nelle nostre università il modo di insegnare e di apprendere il diritto fa sì che chi praticherà il diritto sia esposto per lo più a problemi di diritto, ma è raramente esposto a problemi di giustizia ed è difficile che si confronti con l’esistenza di chi è discriminato o vive condizioni di svantaggio e deprivazione sociale.

L’opposizione a questo modo di intendere l’educazione giuridica e, in buona sostanza, di intendere il diritto stesso, è una delle ragioni fondamentali per cui, nel corso degli ultimi dieci anni, sono nate anche in Italia le cliniche legali, le quali non sono solo un metodo alternativo di fare didattica, ma sono anche un modo alternativo di guardare al diritto. È per questo motivo che dalle cliniche legali si può sviluppare una promettente riflessione teorica (oltre che una pratica innovativa) sull’uso del diritto in funzione di strategie di cambiamento sociale.

di Alessandra Cordiano
Il lavoro è teso a illustrare i profili organizzativi della Clinica legale attiva presso il Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Verona, in materia di diritto delle persone, della famiglia e dei minori. Dall’esplicitazione degli scopi e delle modalità concrete, connesse alla costruzione di un percorso didattico atipico, si giunge a elaborare l’esperienza didattica attraverso una riflessione teorica, in termini di categorie dogmatiche coinvolte e di conseguenze epistemologiche interessate.
di Angela Della Bella
Attraverso il corso di «Clinica legale di giustizia penale», si è inteso rispondere al bisogno degli studenti di sperimentare la “law in action”, cimentandosi con la soluzione di un problema reale sotto la guida del docente e degli avvocati. Al contempo, la clinica si è rivelata uno strumento prezioso per avvicinare gli studenti a problematiche sociali, rendendoli consapevoli del ruolo del giurista all’interno della società.
di Patrizio Gonnella
Il carcere è una fabbrica fondata sui bisogni. Tra quelli più sentiti dalle persone detenute, vi è il bisogno legale, ma in carcere non è facile distinguere la sfera legale da tutte le altre. Enorme è la componente umana che – per mancanza di risorse economiche, sociali, educative, linguistiche – vive costantemente il rischio di un trattamento legale infra-murario non equo. Strutturata secondo modalità di formazione non convenzionali, la clinica legale in un carcere dovrebbe rispondere a questo bisogno, nella consapevolezza dell’iniquità del sistema penale e penitenziario.
di David B. Oppenheimer
La “Berkeley Law”, dove apprendere attraverso l’esperienza è un aspetto costitutivo della formazione universitaria, si colloca alle origini delle cliniche legali. Decine di progetti attivi, nella varietà dei percorsi di studio possibili, e la collaborazione offerta da avvocati praticanti, magistrati e docenti specializzati permettono agli studenti l’incontro con realtà di vita e soggetti i cui diritti fondamentali sono quotidianamente violati. Le “skills” si traducono, allora, non tanto (o non solo) in condizione di successo professionale, ma di prossimità del giurista al mondo conflittuale in cui è immerso. In tale prospettiva, la pratica del diritto diventa cultura.
di Enrica Rigo e Maria Rosaria Marella
Nella riflessione relativa alla crisi dell’insegnamento del diritto, le cliniche legali rappresentano un fattore di dinamismo e rinnovate passioni. Integrando ambiti di conoscenza diversi, la metodologia in esse applicata attraversa le missioni accademiche della didattica, della ricerca e del public engagement. Allo stesso tempo, esplicitando il punto di vista dell’osservatore, le cliniche legali offrono una prospettiva sul diritto fondamentale per la formazione del giurista, che si confronta con i processi della globalizzazione e del pluralismo giuridico.
di Emilio Santoro
Il successo delle cliniche legali è dovuto principalmente all’idea che esse possano connotare in modo professionalizzante i corsi di laurea in giurisprudenza. Il continuo richiamo al “diritto in azione” e l’obiettivo di contribuire alla giustizia sociale sono, invece, relegati a mito legittimante. Solo se configurate come un laboratorio in cui gli studenti imparano a usare l’immaginazione giuridica per trasformare i problemi delle persone marginalizzate in rivendicazioni da portare di fronte a un giudice, le cliniche legali possono contribuire a favorire l’accesso alla giustizia di questi soggetti.
di Alessandra Sciurba
Nel quadro dell’esperienza della «Clinica legale per i diritti umani» dell’Università di Palermo (Cledu), il contributo tratta di alcune azioni specifiche condotte nei suoi primi anni di lavoro nell’ottica della costruzione di un “modello” di intervento sistemico, per poi descriverne la necessaria rimodulazione in risposta ai veloci mutamenti politico-normativi del periodo più recente. Sarà così possibile porre in luce alcune caratteristiche dell’approccio clinico-legale nell’Italia contemporanea, e del ruolo del giurista ad esso connesso.
di Laura Scomparin
A dieci anni dal loro primo ingresso nelle università italiane, le cliniche legali rappresentano oggi una metodologia didattica in crescente espansione nei corsi di laurea in giurisprudenza. Lo scritto ripercorre le tappe di questo cammino evolutivo e le principali caratteristiche delle cliniche legali italiane alla luce dei paradigmi definitori di matrice internazionale.
di Fabio Spitaleri e Caterina Falbo
Il Dipartimento di «Scienze giuridiche, del Linguaggio, dell’Interpretazione e della Traduzione» dell’Università di Trieste ha creato due cliniche legali che presentano entrambe specificità strettamente legate alla sua struttura. Nella «Refugee Law Clinic Trieste», istituita nel 2017, gli studenti svolgono un’attività di assistenza e consulenza in favore dei richiedenti protezione internazionale presso una realtà esterna all’Ateneo; a sua volta, l’avvio di una «Transcultural Law Clinic» prevede la formazione congiunta di studenti di interpretazione e di giurisprudenza per l’assistenza linguistica in favore di persone indagate e imputate alloglotte.
di Irene Stolzi
Il contributo intende affrontare la questione del ruolo e della funzione della didattica innovativa, con riferimento sia alla missione dell’università quale istituzione vocata anzitutto alla ricerca, sia alla sua auspicata capacità di offrire una formazione (anche) professionalizzante. Tale obiettivo – si sostiene – dipende dall’utilizzo della didattica nel suo complesso quale strumento funzionale al confronto con l’importanza e la complessità del fenomeno giuridico, sempre legato a una certa visione della convivenza e, per questo, chiamato a stimolare non solo le capacità di lettura e di decifrazione dello studente, ma anche, e non meno, quelle di progettazione.
ARCHIVIO
Fascicolo 4/2019
Il valore del lavoro
Fascicolo 3/2019
Magistrati oltre la crisi?
Le cliniche legali
Fascicolo 2/2019
Famiglie e Individui. Il singolo nel nucleo
Il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza: idee e istituti
Fascicolo 1/2019
Populismo e diritto
Fascicolo 4/2018
Una giustizia (im)prevedibile?
Il dovere della comunicazione
Fascicolo 3/2018
Giustizia e disabilità
La riforma spezzata.
Come cambia l’ordinamento penitenziario
Fascicolo 2/2018
L’ospite straniero.
La protezione internazionale nel sistema multilivello di tutela dei diritti fondamentali
Fascicolo 1/2018
Il pubblico ministero nella giurisdizione
La responsabilità civile fra il giudice e la legge
Fascicolo 4/2017
L’orgoglio dell’autogoverno
una sfida possibile per i 60 anni del Csm
Fascicolo 3/2017
A cosa serve la Corte di cassazione?
Le banche, poteri forti e diritti deboli
Fascicolo 2/2017
Le nuove disuguaglianze
Beni comuni

Dedicato a Stefano Rodotà
Fascicolo 1/2017
Il diritto di Crono
Il multiculturalismo e le Corti
Fascicolo 4/2016
NUMERO MONOGRAFICO
Il giudice e la legge
Fascicolo 3/2016
La giustizia tributaria
La riforma della magistratura onoraria
Fascicolo 2/2016
VERSO IL REFERENDUM COSTITUZIONALE
Forme di governo,
modelli di democrazia
IL CORPO
Anatomia dei diritti
Fascicolo 1/2016
NUMERO MONOGRAFICO
Formazione giudiziaria:
bilancio e prospettive
Fascicolo 4/2015
Il valore del dissenso
Il punto sul processo civile
Associazionismo giudiziario
Fascicolo 3/2015
Il diritto del lavoro alla prova del Jobs Act
Unitarietà della giurisdizione
Riforma della responsabilità civile
Fascicolo 2/2015
NUMERO MONOGRAFICO
Al centesimo catenaccio
40 anni di ordinamento penitenziario
Fascicolo 1/2015
Dialoghi sui diritti umani
I diritti fondamentali tra obblighi internazionali e Costituzione
La risoluzione amichevole dei conflitti
Schede di ordinamento giudiziario aggiornate al gennaio 2015
Il volume costituisce un'utile panoramica dei metodi di contrasto alla criminalità mafiosa e degli strumenti di prevenzione
Numero speciale di Questione Giustizia in formato digitale con atti, relazioni e dati sul sistema delle misure cautelari personali