Speciale

Introduzione

di Giovanni (Ciccio) Zaccaro

Pubblichiamo gli atti del seminario su Terrorismo internazionale. Politiche della sicurezza. Diritti fondamentali[1] tenutosi a Pisa nei giorni 11 e 12 marzo 2016.

I mesi trascorsi dal convegno non diminuiscono l’attualità dei temi trattati ed anzi imporrebbero un’ulteriore e più variegata narrazione delle vicende che diffondono il terrore in questi tempi, della percezione di generale insicurezza che ne deriva e soprattutto delle risposte degli Stati, degli organismi internazionali, delle Corti.

Il convegno pisano era stato ideato mentre gli attentati terroristici insanguinavano l’anno 2015. Tanti e tutti altamente simbolici i “pezzi” di civiltà percossi dalla violenza contro gli inermi: la redazione di un giornale satirico a Parigi il 7 gennaio, il museo archeologico del Bardo a Tunisi il 18 marzo, un resort sul mare tunisino il 26 giugno, una marcia per la pace ad Ankara il 10 ottobre, una sala per concerti, lo stadio nazionale, alcuni cafè a Parigi il 13 novembre. E poi, l’anno seguente, l’aeroporto e la metropolitana di Bruxelles il 22 marzo. Centinaia le vittime e, fra di esse, la cultura, la voglia di stare insieme, di viaggiare, di rivendicare pace e divertimento di un’intera parte di mondo.

 

Era apparso, allora, convincente il ragionamento svolto da Umberto Curi in un libro pubblicato proprio in quei giorni[2]: siamo nell’epoca di Deimos, figlio, come Armonia, di Ares e Afrodite. Se, per secoli, si è detto che la guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi, ora il testimone è preso dal terrorismo che è la prosecuzione della guerra con altri mezzi. Per cancellare o ridurre le tensioni internazionali, le guerre e lo stesso terrorismo è necessario eliminare gli squilibri economici fra le diverse aree del pianeta. Solo la lotta contro la povertà può disinnescare il potenziale distruttivo alimentato dalla disperazione. Se, dunque, si vuole un mondo più sicuro, è necessario costruire un mondo più giusto.

Il sentimento diffuso di insicurezza, del resto, è evidenziato dal rapporto per il 2016 sulla percezione della sicurezza in Italia ed Europa[3]. Seppure compilato prima dell’escalation di violenza dell’estate, il rapporto evidenzia l’insorgere di “paure globali”, non più (solo) crisi economica e criminalità comune, ma è il terrorismo la fonte di inquietudine maggiore, che coglie (va al momento della rilevazione) il 44 % degli italiani, a fronte del 29% del 2010.

E l’insicurezza genera bisogno di protezione, sul quale si fondano le fortune elettorali di molti oltre che le strategie di sicurezza degli Stati.

Sono tutti temi affrontati in questo volume, dopo i moniti iniziali, nel nome dei diritti individuali e della ragione, di Luigi Ferrajoli, Andrea Pertici e Adriano Prosperi. Le caratteristiche del nuovo terrorismo internazionale sono descritte da Strazzari, che pure evidenzia i limiti delle soluzioni apprestate in questi anni.

In tutti gli interventi traspare l’ansia di conoscere il fenomeno del terrorismo per poterlo contrastare; sempre si afferma la fiducia nel “Rule of law”. Ci si interroga sulla differenza fra terroristi e combattenti (Barberini), sull’organizzazione jihadista (Taffini), sul ruolo delle Nazioni Unite (Marini), sui rischi che la “lotta al terrorismo” pregiudichi i diritti dei migranti (Masera). Si cercano nuovi strumenti di contrasto, fondati sull’aggressione alle fonti di approvvigionamento economico del terrorismo internazionale (Roma) e sulla cooperazione internazionale (Cluny, Patrone e Tarfusser). Ma si evidenziano anche alcuni rischi: la degenerazione del diritto penale se le norme sono concepite per combattere il “nemico terrorista” (Pelissero), la possibile trasformazione della giurisdizione. Infatti, suggerisce Donini che il giusto richiamo alla centralità della giurisdizione nella lotta al terrorismo rischia di trasformare il giudice: non più garante neutrale dei diritti di tutti (dell’imputato e della vittima, dello Stato e del terrorista) ma militante ingaggiato nella “guerra al terrorismo”. Si discute anche sulle migliori strategie per la prevenzione e la repressione del terrorismo internazionale (Salvi e Spataro).

Ricca di spunti è pure la carrellata di esperienze riportate dai magistrati stranieri intervenuti al seminario.

Nel frattempo, nell’estate del 2016, il terrore si è impadronito ancora di più della vita quotidiana. Non più solo attacchi paramilitari ed in luoghi simbolici ma anche aggressioni individuali, estemporanee, capaci di colpire i frammenti più intimi della vita delle vittime: la passeggiata sul lungomare di Nizza il 14 luglio, un treno in Germania il 18 luglio, un centro commerciale a Monaco di Baviera il 22 luglio, ancora la provincia tedesca il 24 luglio, una messa cattolica nella provincia francese il 26 luglio.

Tutti fatti che concorrono ad aumentare la sensazione di insicurezza.

È l’epoca della paura e dell’incertezza, che, per Zygmunt Bauman[4], sono radicate nel mondo contemporaneo. Ove le comunità sono sgretolate, i legami interpersonali sono sostituiti dalla competizione più sfrenata ed anche i problemi più complessi sono affrontati con ricette semplici, Bauman evidenzia il rischio di creare muri fra gli individui ed i popoli e cedere spazi di libertà personale e collettiva all’“uomo forte” di turno.

Del resto, nell’ultima puntata dell’ultima serie, gli sceneggiatori del “TV drama” House of Cards, eccezionale affresco sulla politica contemporanea, mettono in bocca a Francis Underwood, presidente degli Stati Uniti, la frase «Noi non subiamo il terrore, noi creiamo il terrore».

E si deve riflettere, dunque, ancora sulla possibile strumentalizzazione del terrorismo quale giustificazione per la compressione dei diritti e delle garanzie.

Ancora questa estate, abbiamo tutti assistito alla dura controffensiva scatenata da Erdogan, appena l’indomani del fallito golpe militare in Turchia. In pochi giorni sono stati destituiti, ed arrestati, magistrati, avvocati, giornalisti, docenti universitari. Senza processi, senza contraddittorio, senza pubblicità ma sulla base di “elenchi” e tutti accusati di fiancheggiare l’organizzazione gϋlemista, definita da Erdogan “terroristica”.

Ed allora la risposta, ancora una volta, non può che risiedere nella cooperazione internazionale, fondata sullo scambio di informazioni e la salvaguardia di un nucleo di garanzie e diritti per tutti, ma soprattutto nello sforzo per un’umanità rinnovata che tolga pretesti ed occasioni al terrorismo internazionale.

[1] Il seminario, dedicato alla memoria di Alessandro Pizzorusso, è stato organizzato nell’Aula Magna del Polo Carmignani dell’Università di Pisa nei giorni 11 e 12 marzo 2016 da Magistratura Democratica e dalla Rivista Questione Giustizia in collaborazione con Medel, Università di Pisa, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Ordine degli avvocati di Pisa e di Livorno, Ordine dei giornalisti della Toscana. In questo volume pubblichiamo tutti gli interventi consegnatici dai relatori, con l’ovvia avvertenza che, tranne i casi in cui risulti diversamente, si tratta di testi aggiornati al marzo 2016.

[2] U. Curi, I figli di Ares, Castelvecchi, 2016.

[3] Il rapporto, curato da Demos, Osservatorio di Pavia e Fondazione Unipolis si può leggere qui www.demos.it/2016/pdf/3814rapporto_sicurezza2016.pdf.

[4] Corriere della Sera, 27 luglio 2016.

Terrorismo e diritto fra storia ed attualità
di Luigi Ferrajoli
Le nuove forme di terrorismo internazionale
di Franco Roberti
di Roberta Barberini
Terrorismo e diritto penale
di Marco Pelissero
Strategie di contrasto al terrorismo
di Francesco Caia
Strategie di contrasto al terrorismo degli organismi internazionali
di Giacomo Roma
Strategie di contrasto al terrorismo in alcuni Paesi
di Gualtiero Michelini
Considerazioni conclusive
di Franco Ippolito