home search menu
Seminario nazionale - Catania 20-21 febbraio 2015
L'immigrazione che verrà

Non dare per scontato l’accoglienza

Emiliano Abramo

Responsabile della Comunità di Sant’Egidio – Sicilia

L’accoglienza al migrante ha visto partecipi in maniera generosa non solo le istituzioni ma anche il mondo del volontariato che oggi qui rappresento, che ha saputo rispondere bene ed in maniera responsabile ad una sfida nodale per la società civile tutta, lasciandosi definire dall’umanità dell’incontro con i migranti, tracciando una linea di demarcazione dalla quale inizia un cambiamento nella storia del volontariato, un cambiamento che a partire dall’incontro si è diffuso nella nostra società, un cambiamento costituito da gesti di gratuità, approfondimento culturale, senso civico, solidarietà e passione verso l’altro.

Le associazioni impegnate nell’accoglienza di chi migra sono di diversa natura: sono realtà laiche come La C.R.I., Emergency, Save the children o Medici Senza Frontiere o movimenti e realtà religiose, come la Comunità islamica di Sicilia, la Caritas diocesana, il Cento Astalli e la Comunità di Sant’Egidio, della quale faccio parte.

Il tema di questa sessione è l’approdo e vorrei incominciare proprio dal luogo del primo approdo: il porto.

Il porto spesso è il luogo in cui nasce l’accoglienza, è il luogo dove arrivano le navi della Marina Militare Italiana che salva e trasporta i migranti stremati dopo il loro lungo e pericoloso viaggio: il porto è il luogo dell’incontro tra chi ha fame di speranza e chi accoglie desideroso di compiere un gesto umano, utile e necessario.

L’arrivo della nave viene annunciato alle associazioni da una telefonata della Prefettura o del Comune che chiede una nostra presenza che si concretizza anche in una prima distribuzione d’aiuti come per esempio le bottigliette di acqua, beni di prima necessità o qualcosa per rifocillarsi dopo una così complicata traversata; a volte ci viene chiesta la presenza di alcuni mediatori culturali che parlano le lingue dei migranti che aiutano a tradurre in italiano, tranquillizzando chi arriva spaventato, dando il benvenuto in Italia, facilitando le operazioni della autorità, accogliendo con il suono di una lingua familiare. Infatti il più delle volte la domanda dei migranti è umana, non solo giuridica, ci chiedono: “adesso che sono qui cosa mi succederà?”.

Ma lo sforzo del mondo del volontariato a volte è drammatico e doloroso, commovente, come quando il porto diventa teatro di forme di accoglienza che non avremmo mai voluto consumare: E’ il caso dell’accoglienza delle 17 vittime del mare, giunte al porto di Catania la sera del 13 marzo 2013.

Quella sera abbiamo accolto 17 vite inghiottite nel Mediterraneo. A morire spesso sono i più deboli. Soprattutto donne e bambini.

Il gesto dei volontari è stato umano. Accogliere ha voluto dire mettere un fiore. Non era preventivato, è stata una scelta di generosità del cuore ed ha voluto dire rimanere umani e non abituarsi alla morte. Credo che sia forte il rischio di abituarsi alle tragedie. Bisogna fare memoria di quel gesto perché abituarsi alla morte significa diventare meno europei, meno italiani e meno siciliani; solo più disumani.

Il gesto di quella sera, e lo racconto con senso di gratitudine, è stato accompagnato dallo sguardo di chi fa parte Marina Militare Italiana, persone commosse, rimaste in piedi sul ponte. Accompagnavano con lo sguardo ciascuno di quei giovani che posavano un fiore su ognuna di quelle vite disperse nel Mediterraneo.

Ma l’abitudine non deve prendere lo spazio del dolore: Non è forse vero che non c’è stato lo stesso trasporto e senso di scandalo per i trecento morti al largo di Lampedusa della scorsa settimana? Non lo dico con senso di accusa ma è opportuno interrogarci come esponenti della società civile.

Dopo l’approdo, i migranti vengono portati in centri di primissima accoglienza non sempre adeguati come i palazzetti dello Sport messi a disposizione dal Comune e dalla Provincia. Qui il nostro intervento è ausiliare. Abbiamo risposto a necessità concrete come la distribuzioni di beni igienico sanitari, latte in polvere per i più piccoli, qualche volta anche pranzi, cene e colazioni anche per più giorni consecutivi a causa di un’organizzazione lacunosa delle autorità.

Si sente forte la ferita dell’improvvisazione di un’accoglienza dell’emergenza senza organizzazione. Con chiarezza voglio dire una cosa: è disumano accogliere le persone al Palazzetto dello sport, perché è una risposta che l’Europa non può dare alla domanda di pace del migrante. Immaginate cosa vuol dire stare giorni, a volte settimane, sui gradoni di un palazzetto, immaginate cosa vuol dire stare con la luce accesa anche la notte, immaginate cosa significa in termini di delusione delle aspettative essere accolti in questo modo in una terra che reputata come via di salvezza da tanto dolore. Questo è un problema che si ripete: siamo più neofiti dell’accoglienza e questo diventa inaccettabile.

Nel palazzetto dormono sugli stessi gradoni uomini e donne, sani e malati, donne gravide, bambini. Immaginate cosa vuol dire trovare sempre la fila davanti ai servizi igienici, perché i bagni sono pensati per accogliere le attività sportive e non così tante persone.

Non è questa l’Europa che la società civile vuole. Ma il rischio di reputare normale una situazione così grave è serio. Anche in questo caso dobbiamo accettare la sfida di non rendere disumano il volto dell’Europa.

Abbiamo seguito i migranti anche nei centri di accoglienza, come il C.A.R.A. di Mineo o come gli S.P.R.A.R. presenti oramai in tutta l’isola.

E’ difficile riassumere la portata dei nostri interventi, ma voglio segnalare un’esperienza che mi tocca da vicino e che spiega quanto l’associazionismo possa incidere nella vita del migrante, rendendo la narrazione di chi è scettico rispetto all’immigrazione anacronistica e fuorviante.

Da quasi due anni giovani migranti vengono a Catania per svolgere attività di volontariato, aiutano i nostri bambini nell’educazione alla Pace, gli anziani negli istituti, che spesso vengono lasciati soli dagli italiani, i senza fissa dimora, scartati dalla nostra società. Un’accoglienza umana sta generando una generazione di giovani migranti che vogliono un’Europa più solidale, che hanno fatto tesoro della solidarietà ricevuta.

I migranti accolti e integrati bene, aiutano ad accogliere altri migranti. Questura e Prefettura ne hanno beneficato. Le operazioni di identificazione e accoglienza sono state facilitate dal lavoro di migranti già accolti.

Ecco perché va meglio inteso cosa vuol dire “migrante” per le nostre società e per l’Europa. C’è una domanda di pace, di spendersi per la pace, che coincide con il loro stare in Europa.

Un modo intelligente di chiamare i migranti è “nuovi europei” per l’apporto di solidarietà e di costruzione della Pace che hanno dato nelle nostre società, quella Pace che in quest’ultimo periodo trema troppo nelle nostre città, sempre più diffidenti e impaurite.

Vorrei porre l’accento sulla profonda domanda spirituale dei migranti: noi siamo concentrati spesso sul bene materiale da consegnare, in realtà c’è una profonda domanda spirituale da curare e a cui dare seguito.

Mi piace ricordare la bella preghiera che abbiamo realizzato insieme a Centro Astalli, Caritas diocesana e altri, alla presenza di tanti migranti in memoria delle tante vittime del mare, ricordando a tutti che negli ultimi 20 anni il Mediterraneo ha di gran lunga superato per numero di vittime, quella drammatica esperienza di morte dello scorso secolo che è stata Auschwitz.

Mi colpisce che ogni lunedì circa 300 migranti sono coinvolti in una preghiera per la pace dentro il C.A.R.A. di Mineo, ricordando i nomi dei paesi che sono vittime di conflitti e tensioni, non solo quelli dei paesi da cui provengono, ma anche di paesi lontani dalla loro geografia originaria come l’Ucraina.

Problemi

I problemi che le associazioni e movimenti hanno incontrato sono tanti, bisogna non essere polemici ma propositivi, pertanto cercherò di interpretare secondo tale principio l’esposizione delle difficoltà.

Tra i problemi emerge lo scarso coordinamento tra gli attori che si trovano coinvolti nel mondo dell’accoglienza. A tal proposito ringrazio Magistratura Democratica che ha invitato le associazioni a sedersi intorno ad un tavolo per costruire un dialogo comune. Siete stati i primi e abbiamo provato il gusto di riflettere insieme.

Altra difficoltà incontrata è l’eccessiva attesa dei migranti nell’essere convocati dalle commissioni per valutare la loro richiesta di Asilo Politico. Spesso passa molto tempo, anche un anno e mezzo.

Ma cosa succede in questo tempo? Le giornate passano, il nervosismo cresce. L’attesa consuma l’entusiasmo dell’approdo suscitando atteggiamenti depressivi. Il rischio è che si possa cadere in reti malavitose come è il caso del piccolo spaccio; Pertanto è auspicabile il moltiplicarsi delle audizione delle commissioni territoriali e accogliamo di buon grado la nascita di nuovi commissioni come quella di Catania sperando che possa lavorare a regime, rendendo più brevi i tempi di attesa.

La vita dentro il C.A.R.A. è argomento spinoso che va trattato con delicatezza. Innanzi tutto segnalo la bravura e passione degli operatori, molti di loro li conosco personalmente. Ma questo non può evitare che ci siano dei problemi.

La vita all’interno del C.A.R.A. non è sempre facile perché si vive una condizione di stress a causa dell’eccesso di presenze nella struttura oramai arrivata quasi al doppio della popolazione per la quale era stata pensata.

Il C.A.R.A. è posto in una zona isolata dai centri abitati e non è esattamente il luogo migliore dove integrare: Scarsi sono i collegamenti pubblici. I frequenti movimenti verso la città prevedono lunghi spostamenti, con mezzi di fortuna o addirittura illegali, come i taxi abusivi che oramai trasportano nelle loro macchine, dietro compenso, un numero di migranti superiore a quello che il codice stradale prevede.

Complessivamente riteniamo che andrebbe potenziata la rete che consente l’insegnamento della lingua italiana. Sappiamo che un migrante che impara la lingua nei primi mesi avrà un percorso di integrazione facilitato. Dopo più di un anno di permanenza nei centri di prima e seconda accoglienza sono pochi i migranti che parlano un italiano accettabile.

A volte è poco chiaro criterio di assegnazione dei minori alle realtà che accolgono i migranti: Un caso esemplificativo ed eclatante è quello del centro Padre Pino Puglisi del Centro Astalli che, nonostante abbia più volte segnalato la disponibilità di posti letto, non viene considerato, costringendo l’associazione a valutare la chiusura della struttura che non riesce più a sostenere economicamente solo con i propri fondi.

Conclusioni

In conclusione vorrei solo dire che noi non dobbiamo dare per scontato il fatto che siamo una popolazione accogliente, si registra infatti una diffidenza crescente verso i migranti. Vorrei fare un esempio per dimostrare il rischio dell’emergere di un clima diffidente e intollerante: Per un periodo abbiamo vissuto con ansia lo spauracchio che con i barconi arrivasse il virus ebola, oggi si sta diffondendo la paura che con gli sbarchi arrivi il terrorismo. Sono fantasmi che il mondo del volontariato può facilmente smentire vivendo sul campo l’esperienza dell’accoglienza.

La realtà è ben differente rispetto alla paura: Fino ad ora la stagione degli sbarchi ha condotto in Italia è tanta brava gente, in fuga da terre dove quelle che per noi sono solo paure, sono realtà terribili e reali, come le epidemie, il terrorismo, la persecuzione religiosa e aggiungo la guerra, la povertà estrema e la schiavitù. Questo è il migrante che incontriamo e che abbiamo il dovere di accogliere. Non è un dovere morale ma è la scelta della donna e dell’uomo che voglio essere, direi dell’europeo che incontra un nuovo europeo, sapendo che Europa vuol dire pace ed umanità e per garantire pace ed umanità è stata fondata.

La ricerca della Pace è ciò che ha spinto molti ad attraversare la nuova Auschwitz, il Mediterraneo. Per questo i migranti vanno accolti e chiamati nuovi europei, perché hanno già dimostrato con la loro umanità, il loro servizio verso i poveri, la loro preghiera che sono in Europa per vivere e costruire questa condizione di Pace. I Nuovi Europei ci insegnano ad apprezzare la Pace in un periodo di pace claudicante.

L’impegno per l’accoglienza ha una forte forza educatrice, libera tutti noi dall’irrilevanza e dalla tristezza che la crisi economica e relazionale ha provocato nella nostra società.

La scelta per l’accoglienza ha suscitato un largo movimento di giovani che in tante parti della Sicilia accoglie nei modi che ho appena relazionato, che dialoga con le istituzioni senza lamentela ma con un senso del noi, della cosa comune che oramai da tanti anni erano stati sostituiti dalla rassegnazione, dalla polemica e dal senso d’irrilevanza.

Oggi alla domanda “io che posso fare?” la risposta è l’impegno per l’accoglienza, è essere argine ad una cultura leghista dilagante, è non aver paura, è avere gli anticorpi per leggere la cronaca.

Credo che restituendo un anima alle nostre città possiamo ambire a scrivere la Storia e non adattarci alla cronaca.

Concludo citando un noto filosofo e teologo del ‘900, Martin Buber, il quale diceva “Il punto di Archimede dal qual posso, da parte mia, sollevare il mondo è la trasformazione di me stesso”. I contorni delle associazioni e delle istituzioni emerse in questo convegno sono quelle di realtà stressate, realtà che sembrano avere il problema di sollevare il mondo perché affrontano problemi più grandi rispetto alle forze che posseggono. Ma l’incontro con i nuovi Europei ci ha fatto cambiare, ha trasformato noi stessi, per dirla alla Buber. Infatti l’esperienza del volontariato è quella di persone che con semplicità sono partite da se stesse per non uniformarsi ad un pensiero occidentale non all’altezza dell’Europa per non diventare disumani in un tempo difficile, cambiandone così la Storia.

Programma completo
Terza sessione
L'Approdo
di Carlo De Chiara
Consigliere della Corte di Cassazione
di Armando Gradone
Prefetto di Siracusa
di Rosario Valastro
Responsabile della Croce Rossa Italiana per la regione Sicilia
di Emiliano Abramo
Responsabile della Comunità di Sant'Egidio - Sicilia
di Antonello Ciervo
Professore nell'Università di Perugia, avvocato ASGI
di Vittorio Gaeta
Consigliere Corte di Appello di Bari
di Viviana Valastro
Responsabile protezione minori migranti per Save the Children
di Maria Francesca Pricoco
Presidente del Tribunale per i Minorenni di Catania
di Donatella Donati
Giudice del tribunale per i Minorenni di Bologna