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Seminario nazionale - Catania 20-21 febbraio 2015
L'immigrazione che verrà

Introduzione alla terza sessione: "L’approdo"

Carlo De Chiara

Consigliere della Corte di Cassazione

Il tema di questa sessione, come sapete, è “l’approdo”. Momento cruciale, significativo sotto molti aspetti, sia per chi vive l’esperienza traumatica e terribile della migrazione con questi mezzi, sia per chi ha la responsabilità dell’accoglienza. Una responsabilità molto impegnativa non soltanto dal punto di vista logistico, ma anche dal punto di vista interculturale e psicologico (proviamo a immaginare le condizioni in cui queste persone sbarcano sulle nostre coste).

Di questa organizzazione dell’accoglienza i pilastri sono le prefetture ed il volontariato. Ecco perché, allora, abbiamo la fortuna e il piacere di avere con noi il prefetto di Siracusa Armando Gradone, il responsabile regionale della Croce Rossa Rosario Valastro e il responsabile regionale della Comunità di Sant’Egidio Emiliano Abramo, dai quali ci aspettiamo una narrazione di quello che si riesce in questo nostro paese a mettere in campo sul piano della prima accoglienza.

La prima accoglienza, peraltro, è un terreno di per sé complesso e, aggiungerei, vieppiù complicato da certe infelici e discusse regole che pone la disciplina europea.

Non ho molto tempo, ma in un minuto mi permetto solo di fare riferimento al Regolamento c.d. di Dublino, il regolamento UE n. 604 del 2003, nella sua ultima versione, che pone la regola base secondo cui il paese competente per esaminare la domanda di protezione internazionale è il paese di primo ingresso. Non solo, ma una volta che la domanda è stata presentata in questo paese, poi non si ha la possibilità di trasferirsi in un altro paese dell’Unione, si è bloccati nel paese di primo ingresso. È una regola che comporta una serie di conseguenze notevoli, che sono alla base di una serie di difetti del sistema europeo di accoglienza.Comporta, lo capite subito, una forte pressione sui paesi collocati alle frontiere esterne dell’Unione. Sono dunque i paesi della sponda nord del Mediterraneo e i paesi dell’Est europeo che devono reggere l’impatto di questi flussi immigratori, e sui quali si scarica in maniera tendenzialmente definitiva, almeno stando alla regola posta dall’Unione, la responsabilità dell’accoglienza, della verifica delle domande di asilo e quant’altro. E comporta anche un’altra conseguenza altrettanto, anzi anche più grave, dal mio punto di vista, ossia che la volontà dei richiedenti asilo, i loro desideri, le loro prospettive, i loro progetti d’integrazione non vengono sostanzialmente tenuti in grande considerazione, perché queste persone sono costrette, stando alla regola, a chiedere asilo nel primo paese che toccano. Ci sono dei casi eccezionali, essenzialmente basati sui vincoli familiari, peraltro intesi in maniera molto restrittiva, ma la regola fondamentale è questa per le persone che fanno ingresso nell’Unione in maniera irregolare, vale a dire per la quasi totalità dei migranti.

Le aspettative – dicevo – i progetti i programmi di vita di queste persone vengono fondamentalmente trascurati; il che pone, a mio parere, degli interrogativi sulla compatibilità di questa regola con il Trattato sul funzionamento dell’Unione: quest’ultimo, infatti, ci impegna a rispettare la Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951, nella quale si farebbe gran fatica a trovare qualcosa che possa giustificare una regola come quella di Dublino. La quale è perciò una regola molto discussa all’interno dell’Unione: i paesi del sud la contestano, i paesi del nord invece la sostengono, in un dibattito mai sopito.

È poi importante andare a verificare come nel nostro paese vengono valutate le domande di asilo, i criteri, le prassi che vengono seguite dagli uffici amministrativi, cioè le commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, e dai giudici che si occupano di questa materia. Di questo secondo aspetto, che ha qualche tratto di autonomia, parleremo alla ripresa pomeridiana con il prof. Antonello Ciervo, che è non soltanto uno studioso di diritto dell’immigrazione e di diritto dell’asilo, ma è anche un avvocato “militante”nell’ASGI, associazione benemerita nel campo della protezione dei rifugiati. Parleremo anche con il collega Vittorio Gaeta, consigliere della Corte d’appello di Bari, specialista di diritto d’asilo eanimatore di un gruppo di magistrati che in autonomia hanno scelto di tenersi in contatto per scambiarsi esperienze e informazioni nello svolgimento del loro invero assai difficile lavoro. Perché questo lavoro è difficile nei gradi di merito: io me ne occupo in una posizione più defilata, anche se non tanto da non capire quando sia complesso il lavoro che devono svolgere loro. Il collega Gaetaha anche organizzato, assieme ad altri, una ricerca sotto forma di questionario inviato a tutti i magistrati che si occupano di asilo, che ci illustrerà, con una panoramica sintetica sulle prassi seguite negli uffici giudiziari del nostro Paese.

Programma completo
Terza sessione
L'Approdo
di Carlo De Chiara
Consigliere della Corte di Cassazione
di Armando Gradone
Prefetto di Siracusa
di Rosario Valastro
Responsabile della Croce Rossa Italiana per la regione Sicilia
di Emiliano Abramo
Responsabile della Comunità di Sant'Egidio - Sicilia
di Antonello Ciervo
Professore nell'Università di Perugia, avvocato ASGI
di Vittorio Gaeta
Consigliere Corte di Appello di Bari
di Viviana Valastro
Responsabile protezione minori migranti per Save the Children
di Maria Francesca Pricoco
Presidente del Tribunale per i Minorenni di Catania
di Donatella Donati
Giudice del tribunale per i Minorenni di Bologna