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Seminario nazionale - Catania 20-21 febbraio 2015
L'immigrazione che verrà

Cinque proposte per un “cambiamento”

Donatella Donati

Giudice del tribunale per i Minorenni di Bologna

1. Alcuni dati sul fenomeno

Un rapporto bimestrale del settembre 2014 del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali riporta che il numero di minori stranieri non accompagnati segnalati in Italia è di 11.010. Di questi, 2771 sono registrati ma risultano irreperibili.

La maggior parte dei minori che migrano nel nostro paese ha un’età media tra i 14 e i 17 anni; 822 bambini hanno una età tra i 7 ai 14 anni.

Migrano soprattutto i maschi, 7.713 contro 526 femmine. Provengono dall‘Africa e dal Medio Oriente, ma anche dall’Est Europa e dalla Penisola balcanica.

La schermata del Ministero lavoro e politiche sociali alla pagina MSNA ci dice che in Italia alla data del 31/01/2015 su 13.369 persone segnalate erano presenti 9886 minori mentre 3483 risultavano irreperibili.

Secondo i dati diffusi dal Ministero partono dall’Egitto 2393 ragazzi soli, di questi, più di 500 sono oggi irreperibili. L’Eritrea è il secondo Paese con 2059 adolescenti non accompagnati (874 irreperibili). Segue la Somalia con 1444 ragazzi, di cui per 603 si sono perse le tracce, 923 sono albanesi e 733 partono dal Gambia, rispettivamente 27 e 22 irreperibili.

Guardando alla ripartizione dei minori non accompagnati accolti nei centri regionali, la Sicilia registra 3.878 presenze e 1.734 irreperibili. Seguono Puglia (877 presenti e 150 irreperibili), Lombardia (760 presenti e 121 irreperibili), Lazio (522 presenti e 94 irreperibili), Emilia Romagna (466 presenti e 45 irreperibili) e Calabria (411 presenti e 255 irreperibili)1.

Per le statistiche degli operatori nel nostro paese sono in tutto 22.700 i bambini e gli adolescenti giunti via mare dall’inizio dello scorso gennaio fino alla metà di ottobre 2014 (fonte Save the Children), provenienti soprattutto da Siria, Eritrea ed Egitto. Di questi, i Msna (minori stranieri non accompagnati) sono almeno 11.500. Ma pochi presentano domanda d’asilo.

Gli sbarchi sono aumentati. Nel solo mese di gennaio 2015, nonostante le condizioni climatiche avverse dell'inverno, sono giunti in Italia 3.528 migranti, di cui 195 donne e 374 minori (374 non accompagnati), circa il 60% in più rispetto allo stesso periodo del 2014, quando erano arrivati 2.171 migranti, di cui 91 donne e 342 minori (262 minori non accompagnati).

La più recente “fotografia” dell’accoglienza dei Msna in Italia è stata offerta quest’anno dal V rapporto Anci-Cittalia I minori stranieri non accompagnati.

Al centro dell’attenzione, in particolare, il biennio 2011-2012 caratterizzato dai flussi dell’ “emergenza Nordafrica” del 2011 che si sono sovrapposti a quelli “storici” da Albania, Afghanistan e Bangladesh.

I Msna contattati o presi carico dai Comuni nel 2012 (ultimo anno disponibile) sono stati circa 9.100. Nel 2011 erano stati 9.200 e pressoché la metà nei due anni precedenti. Le regioni con più contatti e prese in carico sono state Lazio, Puglia, Sicilia ed Emilia-Romagna.

Negli anni è aumentata la percentuale dei minori “anziani” di 16 e 17 anni (l’83% del totale nel 2012). Solo un 5% dei Msna sono ragazze e bambine. I principali Paesi di provenienza, fra 67 nazionalità diverse (ma si sono contati anche 3 ragazzi apolidi), sono il Bangladesh, l’Egitto, l’Afghanistan e l’Albania.

I Msna richiedenti asilo nel 2012 sono stati 1.496 (soprattutto ivoriani, maliani e afghani), il 16% del totale di 9.100. contattati o presi in carico. Nel 2006 erano appena 2502.

2. Le fonti sovranazionali

La risoluzione del Consiglio d’Europa del 26 giugno 1997 definisce i minori stranieri non accompagnati «cittadini di paesi terzi di età inferiore ai 18 anni che giungono nel territorio degli Stati membri non accompagnati da un adulto per essi responsabile in base alla legge o alla consuetudine e fino a quando non ne assuma effettivamente la custodia un adulto per essi responsabile. La presente risoluzione è parimenti applicabile ai minori, cittadini di paesi terzi, rimasti senza accompagnamento successivamente al loro ingresso nel territorio degli Stati membri».

Una definizione più ampia, che include i minori rifugiati e richiedenti asilo, è contenuta nella Dichiarazione sulle buone prassi del SeparatedChildren in Europe Programme (SCEP), iniziativa congiunta di Save the Children e dell’Alto Commissariato ONU per i rifugiati.

Secondo la definizione del SCEP i minori «separati» (termine preferito a «non accompagnati» poiché inclusivo anche dei minori giunti non da soli, ma ugualmente privi di un adulto responsabile) sono “gli individui con meno di 18 anni che si trovano lontani dal loro paese di origine e separati da entrambi i genitori o da adulti legalmente – o secondo le norme consuetudinarie – responsabili”. Alcuni sono completamente soli, mentre altri possono vivere con membri della famiglia estesa. «Tutti questi bambini sono minori non accompagnati e hanno diritto alla protezione internazionale con riferimento ad un’ampia gamma di strumenti giuridici internazionali e regionali. I minori non accompagnati possono richiedere asilo per paura di essere perseguitati o per l’assenza di protezione a causa di violazioni dei diritti umani, di conflitti armati o disordini nel loro paese. Possono essere vittime della tratta per lo sfruttamento sessuale o di altro tipo, o possono essere giunti in Europa per sfuggire a condizioni di grave deprivazione».

Da questa seconda definizione si desume come la categoria dei minori stranieri non accompagnati comprenda soggetti con caratteristiche molto diverse gli uni dagli altri. Pur avendo senza dubbio bisogni specifici che li accomunano in quanto minori, stranieri e soli, la loro condizione di rifugiati o migranti illegali non dovrebbe quindi essere il solo elemento per definirne l’identità.

Anche i dati raccolti dal Comitato per i minori stranieri e le ricerche condotte sull’argomento hanno messo in luce come questa ampia categoria includa bambini e adolescenti con esperienze differenti: richiedenti asilo per motivi umanitari; minori vittime della tratta; preadolescenti e adolescenti che hanno lasciato il paese di origine per ragioni economiche in accordo o, comunque, non in opposizione alla volontà dei genitori o di coloro che esercitano la potestà; bambini e adolescenti che arrivano in Italia per raggiungere i genitori, i quali non possiedono però i requisiti per richiedere il ricongiungimento legale3.

E’ importante sottolineare come i minori stranieri, anche se entrati irregolarmente in Italia, siano titolari di tutti i diritti sanciti dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989, ratificata in Italia e resa esecutiva con legge 27 maggio 1991, n. 176. Essa sancisce tra l’altro deve essere attribuita una considerazione preminente al principio del superiore interesse del minore,– (art. 3, par. 1) in tutte le decisioni che lo riguardano – delle istituzioni pubbliche o private, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi.

Questo principio vale per tutti i minori e ancor di più per soggetti particolarmente vulnerabili come i minori stranieri non accompagnati ai quali deve essere garantita assistenza e protezione in assenza della presenza della loro famiglia.

Secondo l’art. 20 par. 3, della Convenzione, tale protezione sostitutiva “può concretizzarsi per mezzo dell’affidamento familiare, della kafalah di diritto islamico, dell’adozione o, in caso di necessità, del collocamento in adeguati istituti per l’infanzia”.

La scelta tra queste soluzioni va effettuata tenendo conto della esigenza di continuità nell’educazione del fanciullo, nonché della sua origine etnica, religiosa, culturale e linguistica. Secondo gli organi della Convenzione (Comitato) dovrebbe preferibilmente essere disposto l’affido familiare o l’adozione, in particolar modo quando siano coinvolti bambini in tenera età e solo qualora non sia possibile il collocamento in strutture.

La detenzione, seppure non esclusa, secondo tale fonte dovrebbe costituire una misura eccezionale, tenuto conto degli effetti deleteri che la privazione della libertà produce nello sviluppo personale dei minori. Laddove necessaria, la detenzione dovrebbe avere durata più breve possibile (art. 37 cdm, lett. b).

Altra importante fonte di riferimento quantomeno a livello interpretativo sono le Linee guida del Comitato 2005 (commento generale) che richiamano l’attenzione degli Stati perché venga approntato a livello nazionale un sistema di protezione e accoglienza adeguato alle esigenze specifichedi tutti i bambini e adolescenti non accompagnati, indipendentemente dalla cittadinanza e dallo status giuridico. Si raccomanda che:

  • l’identificazione del minore come non accompagnato avvenga speditamente, subito dopo l’arrivo;
  • L’accertamento dell’età, così come tutte le procedure che vedono coinvolto il minore avvengano in “un clima amichevole e rilassante, nel rispetto dell’integrità psicofisica, dell’età e del genere” e sia coinvolto personale specializzato;
  • si provveda alla nomina del tutore, da scegliersi tra persone formate sul diritto minorile, giacché il suo agire dovrà essere volto a tutelare l’interesse superiore del bambino e dell’adolescente fino al raggiungimento della maggiore età;
  • una protezione rafforzata (ad esempio prevedendo l’assistenza di un legale) sia garantita ai minori che presentano domanda di asilo, in conformità con l’art. 22 della Convenzione di New York e con le linee guida dell’UNHCRS;
  • il minore sia messo in grado di essere informato e di esprimere la propria opinione in tutte le fasi del procedimento;
  • gli interessi del minore devono essere tutelati anche nel caso di esodi di massa;
  • in tutti i casi sia garantito uno standard di vita adeguato allo sviluppo fisico e mentale del bambino e dell’adolescente;
  • sia tutelata la salute del minore, predisponendo altresì servizi di supporto psicologico per far fronte al trauma derivante dalla migrazione e dalla condizione di non accompagnati;
  • sia garantito l’accesso all’istruzione e alla formazione, oltre che al gioco e allo svago, come stabilito dalla stessa Convenzione di New York.

Anche secondo l’art. 3 del Trattato Unione Europea e l’ art. 24 della Carta dei diritti fondamentali in tutti gli atti relativi ai bambini, siano essi compiuti da autorità pubbliche o da istituzioni private, l'interesse superiore del bambino deve essere considerato preminente.

E il Piano d’azione della Commissione sui minori non accompagnati per il quinquennio 2010-2014afferma espressamente: «È essenziale che il minore riceva la protezione di cui ha bisogno e che tutti i bambini e adolescenti, nonostante la condizione di migranti e a prescindere dalla cittadinanza o dal contesto di provenienza, siano innanzitutto e soprattutto considerati tali”. Si pone l’accento sulla necessità di protezione dei minori non accompagnati, che andrebbero accolti in strutture adeguate, protetti dal rischio di cadere nelle mani della criminalità organizzata o di sfruttatori, informati sui loro diritti e rappresentati da un tutore legale fin dal momento in cui vengono identificati.

La Commissione, riferendo al Consiglio e al Parlamento circa l’attuazione degli interventi indicati dal Piano tra il 2010 e il 2012, specifica un dato importante: tutti gli interventi dovranno tener conto della caratteristica peculiare propria delle migrazioni dei minori non accompagnati nell’Unione, individuata nella non temporaneità di un fenomeno, che coinvolge ogni anno migliaia di bambini originari di paesi terzi o apolidi.

Le ragioni di tali spostamenti sono molteplici: molti bambini e adolescenti fanno parte di gruppi fuggiti dai loro paesi a causa di conflitti armati, catastrofi naturali, discriminazioni o persecuzioni nei paesi di provenienza (Afghanistan, Iraq, Africa) e molteplici sono anche le storie personali che li contraddistinguono: alcuni sono inviati dalle proprie famiglie, altri arrivano in Europa con la speranza di ricongiungersi con i propri familiari già arrivati in Unione europea, altri ancora, invece, vengono ingaggiati dalla malavita per alimentare la tratta degli esseri umani e sono destinati allo sfruttamento4.

Occorre dunque avere sempre presente che si tratta di un fenomeno “stabile” e smettere di affrontarlo in termini di emergenza.

Anche nell’ordinamento dell’Unione europea non si ha ancora un livello di protezione minimo per tutti i minori migranti.

Le garanzie previste variano a seconda che si tratti di minori:

  1. in condizione di irregolarità (pertanto da rimpatriare, salvo che sia contrario al loro interesse preminente).
    La direttiva rimpatri, quanto ai MSNA disciplina specificatamente solo il trattenimento ai fini del rimpatrio (ammesso anche in assenza, nel Paese di origine, di familiari) e stabilisce che la sistemazione dei minori dovrebbe avvenire in istituti ad hoc, dotati di personale consono a soddisfarne le esigenze, almeno «per quanto possibile» (art. 17 par. 4 della direttiva). La dicitura “per quanto possibile” rischia di ammettere deroghe all’obbligo di dare preminenza al superiore interesse del minore, deroghe che invece non paiono ammissibili nemmeno in situazioni di emergenza (specie se poi tali circostanze tanto emergenziali non sono più), in cui occorre rimpatriare un numero elevato di cittadini di Paesi terzi. Anche in tali circostanze, pertanto, i minori non accompagnati dovrebbero essere separati dagli adulti e ospitati in appositi centri.
    La direttiva garantisce poi ai minori non accompagnati l’accesso alle prestazioni sanitarie d’urgenza, il diritto all’istruzione e la possibilità di svolgere attività ricreative.
    Non è invece prevista espressamente la nomina di un tutore che rappresenti il minore, ma ci si limita a chiedere agli Stati membri di garantire l’assistenza da parte di organismi appropriati diversi dalle autorità che eseguono il provvedimento, tenendo nel debito conto l’interesse superiore del bambino.
  2. Maggiori tutele sono invece previste dalla direttiva sull’accoglienza dei richiedenti asilo 2013/33/UE del 26 giugno 20137, che ha rappresentato un passo rilevante quanto alla tutela dei minori migranti. Essa prevede che gli Stati membri:
    • garantiscano l’assistenza di un rappresentante che assicuri la tutela dell’interesse superiore del minore informando il giovane della sua nomina; il tutore potrà essere sostituito solo in caso di assoluta necessità (e non sono ammissibili in qualità di rappresentante organizzazioni o individui i cui interessi, anche solo potenzialmente, possano contrastare con quelli del minore).
    • I minori, dal momento in cui entrano nel territorio dello Stato membro fino al momento in cui ne escono, alloggino presso familiari adulti o una famiglia affidataria o in centri di accoglienza o altre strutture specifiche per minori e comunque idonee per i minori. Possano, inoltre, alloggiare insieme agli adulti solo i minori non accompagnati che abbiano compiuto i 16 anni purché ciò non sia contrario al loro superiore interesse; per quanto possibile, i fratelli devono alloggiare insieme e i cambi di residenza dei minori non accompagnati devono essere limitati il più possibile.
    • devono iniziare a rintracciare quanto prima i familiari del minore non accompagnato e, nei casi in cui sussistano rischi per la vita o l’integrità del minore o dei suoi parenti stretti, il trattamento e la diffusione delle informazioni relative a queste persone vanno effettuate in via non formale, in modo da non mettere in pericolo la loro sicurezza. Anche per questo motivo il personale che lavora con i minori non accompagnati dovrà avere una specifica formazione.
    • ai non accompagnati, come a tutti i minori, deve essere garantito l’accesso al sistema educativo – entro tre mesi dalla presentazione della domanda di protezione internazionale – e ai corsi di formazione, compresi quelli di lingua.
    • assicurino a tutti i bambini e gli adolescenti l’accesso alle cure mediche, e servizi di riabilitazione per coloro che abbiano subito abusi o violenze.
    Elemento preoccupante è la espressa previsione della detenzione dei m.s.n.a., il circostanze eccezionali non meglio definite. Si prevede che essa comunque debba avvenire in istituti ad hoc, non nelle carceri, e i bambini e gli adolescenti non accompagnati devono essere separati dagli adulti. E’ ammessa la possibilità che a disporre il trattenimento sia un organo amministrativo, tuttavia si prevede un pronto e periodico riesame giurisdizionale sulla legalità del provvedimento ( per iscritto, in una lingua che il richiedente asilo conosce e il minore deve essere informato sui possibilità di ricorso e sulla possibilità di beneficiare dell’assistenza legale gratuita; viene previsto il diritto all’interprete e all’assistenza legale gratuita in tutte le fasi della procedura).
  3. vittime della tratta.
    Anche nella direttiva sulla tratta degli esseri umani (Direttiva 2011/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 aprile 2011 concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, e che sostituisce la decisione quadro del Consiglio 2002/629/GAI, non ancora recepita dall’Italia) viene riconosciuta un’attenzione specifica ai minori non accompagnati cui è assicurata l’assistenza di un tutore e di un legale rappresentante che ne curi gli interessi nei procedimenti. Tutti i bambini e gli adolescenti vittime della tratta di esseri umani, quindi anche i non accompagnati, devono ricevere assistenza, sostegno e protezione, avere accesso all’istruzione e beneficiare di programmi di recupero fisico e psicosociale. Nell’applicazione della direttiva deve essere considerato preminente l’interesse superiore del minore.
    Per ciascuna di queste categorie vengono predisposti livelli di accoglienza e assistenza differenti, e ciò malgrado si tratti in tutti i casi di persone ritenute “vulnerabili”.
    Eppure i diritti fondamentali non possono essere graduati e devono essere garantiti in maniera uguale ad ogni persona: anche la Corte di Strasburgo ha ribadito in più occasioni, indipendentemente dai motivi dell’ingresso e dalla situazione giuridica, ci troviamo di fronte a persone con specifiche esigenze di tutela, proprio in virtù della minore età, della cittadinanza e dell’assenza di familiari di riferimento nel Paese di accoglienza. Ne consegue che per tutti i m.s.n.a. dovrebbe essere predisposto un livello di protezione minimo che, nel recepire gli standard internazionali, offra adeguate soluzioni alla condizione di debolezza in cui versano5.
    La questione dei minori non accompagnati è stata poi ripresa dal Parlamento europeo con la Risoluzione del 12 settembre 20136, che, pur non avendo efficacia vincolante, è di grande importanza esprimendo il punto di vista dell’organo di indirizzo legislativo. Essa al paragrafo 11 propone l’elaborazione di “linee strategiche vincolanti” per i minori non accompagnati da introdurre nel diritto interno degli Stati membri sotto forma di “norme minime comuni” secondo le quali gli Stati dovrebbero:
    1. designare una figura all'arrivo di un minore sul territorio europeo appositamente incaricata (tutore) di coordinare gli interventi e le azioni per i minori non accompagnati fino al raggiungimento di una soluzione sostenibile, che abbia il compito di accompagnare il minore, assisterlo e rappresentarlo in tutte le procedure; quindi, fornire ai minori degli interpreti che, con chiarezza e nella loro lingua, informino i minori sui loro diritti, sulla protezione che verrà loro garantita, sulle opportunità legali e di assistenza, sulle procedure e le loro implicazioni10;
    2. rispettare gli obblighi internazionali ed europei applicabili, quando un minore è sotto la loro giurisdizione; vietare, alle frontiere di uno Stato membro, il respingimento di minori per mezzo di una procedura sommaria (paragrafo 12) e vietare la negazione dell'accesso al territorio dell'Unione;
    3. non condannare mai un minore a pene detentive, senza alcuna eccezione, e, in ogni caso, i minori devono essere guidati verso servizi specializzati dove saranno valutate le circostanze individuali e le esigenze di ciascun minore (nazionalità, livello di istruzione, provenienza etnica, culturale e linguistica, grado di vulnerabilità);
    4. garantire - all'inadeguatezza delle tecniche mediche utilizzate per valutare l'età proprie di alcuni Stati membri11 - metodi basati su standard comuni e sulle migliori pratiche utilizzate all’interno degli Stati, solo se aventi valore scientifico, solo se a misura di minore e solo se fatti da professionisti ed esperti qualificati e indipendenti. Una condizione fondamentale è che, comunque, nel caso di un’età incerta sia sempre riconosciuto il beneficio del dubbio e contro i risultati di ciascuna valutazione sia possibile sempre presentare ricorso.

Si afferma poi la necessità di uniformare la situazione dei minori non accompagnati - indipendentemente dalla loro situazione giuridica- garantendo loro sempre l’accesso ad un alloggio specializzato nell'accoglienza dei minori non accompagnati senza la presenza di adulti che dovranno essere da questi separati.

Si ribadiscono inoltre il diritto alla salute e l'accesso a cure mediche (adatte anche per i minori che abbiano subito qualsiasi forma di abuso, sfruttamento, tortura, trattamento crudele, disumano o degradante o che abbiano sofferto gli effetti di un conflitto armato); il diritto all'istruzione consentendo la frequenza scolastica e di corsi di lingua nello Stato di accoglienza, il diritto di manifestare e di praticare la propria religione; di fruire di personale preparato all’ascolto del minore.

La Risoluzione si occupa poi del fondamentale momento del passaggio del minore alla maggiore età, sottolineando la necessità di una particolare attenzione da parte della Commissione nella ricerca di prassi sulla elaborazione di progetti di vita personalizzati chiedendo agli Stati di attuarli, monitorarli e garantirne il coordinamento.

Infine, quanto alla ricerca della famiglia di origine – esterna o interna all’Unione – dovràessere finalizzata alla possibilità di ricongiungere il bambino o l’adolescente con i propri familiari, ma solo a patto che ciò risponda al superiore interesse del minore e solo tenendo presente che, se in linea di massima è possibile chiedere al minore di partecipare alla ricerca di familiari (una volta eliminati gli ostacoli burocratici al reperimento delle famiglie o alla riunificazione), tuttavia non esiste un obbligo di partecipazione alla ricerca a cui possa essere subordinata la concessione di protezione internazionale.

Allo stesso modo il rimpatrio di un minore non accompagnato sarà subordinato al suo superiore interesse e solo dopo avere accertato che il paese di provenienza del minore è pronto a seguirlo concretamente. In ogni caso, sia quando si tratta di accogliere un minore al suo arrivo sia quando lo si riaccompagna nel Paese di origine, si sottolinea fortemente la necessità di elaborare un progetto individuale nel pieno rispetto della sua appartenenza etnica, religiosa, culturale e linguistica7.

3. L’ordinamento italiano

Anche per la normativa italiana la definizione dei minori stranieri non accompagnati secondo l’art. 1.2.del d.p.c.m. n. 535/99, che disciplinava i compiti del Comitato per i minori stranieri, oggi Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche d’Integrazione, riprende la Risoluzione del Consiglio d’Europa del 26-6-1997 e stabilisce che il minore straniero non accompagnato è “il minorenne non avente cittadinanza italiana o d’altri stati dell’Unione Europea che, non avendo presentato domanda d’asilo, si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato privo di assistenza e di rappresentanza legale da parte dei genitori o d’altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano”.

Tale definizione è stata ribadita dall’art. 2 lett. h) del d.lgs.n. 25/2008, emesso in attuazione della direttiva 2005 n. 85 CE, recante norme minime per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato, ed è stata ripresa dalle recenti linee guida della Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche d’Integrazione presso il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali approvate con decreto del 19 dicembre 2013.

Deve precisarsi che dall’esame della normativa di riferimento deve ritenersi acquisito il dato interpretativo in base al quale la categoria dei MSNA è una categoria autonoma e distinta di minori stranieri presenti nel nostro territorio. La denominazione di MSNA appartiene, tuttavia, soltanto ai minori stranieri non accompagnati che “non hanno presentato domanda d’asilo, “mentre quelli che presentano tale domanda acquistano la titolarità dello status di protezione internazionale” (v. comma 3 dell’art. 28 D. Lgs.n. 251/2007, attuativo della direttiva del 2004 n. 83 CE).

E’ noto che non esiste in Italia una specifica disciplina per i minori non accompagnati. Occorre fare riferimento a diverse norme e a fonti di diverso livello.

La Costituzione (artt. 2 - riconoscimento dei diritti inviolabili dell’uomo-, 3 -diritto di eguaglianza- e 10 I e II -secondo il quale la condizione giuridica dello straniero deve essere normativamente disciplinata in conformità con gli obblighi internazionali cui l’Italia è vincolata) garantisce i diritti fondamentali di tutte le persone e dunque anche dei minori stranieri, indipendentemente dalla status di minori non accompagnati.

Sappiamo che la Corte Costituzionale ha avuto un ruolo fondamentale nella definizione di uno statuto costituzionale dei minori stranieri. Basti ricordare:

  • la sentenza n. 199/1986 in materia di adozione internazionale con la quale la Consulta dichiarava illegittima la norma che limitava il favor minoris al solo minore italiano e non anche a quello straniero in stato di abbandono. Tale limitazione, infatti, si poneva in contrasto con la tutela dei «valori costituzionali di cui all’art. 2 Cost., che non può non essere implicitamente richiamato come norma di garanzia dei diritti umani operante anche nei confronti dello straniero».
  • la ordinanza n. 295 e la sentenza n. 198 del 2003, le quali hanno espressamente confermato l’applicazione al minore straniero delle norme di tutela valide per il minore italiano e la prevalenza del diritto minorile sulla normativa in materia di immigrazione.

Si applicano poi ai MSNA il diritto minorile (le leggi 184/83 e 140/01 sull’affido e l’adozione), la normativa sull’immigrazione (d.lgs. 286/98), il regolamento disciplinante il funzionamento del Comitato per i minori stranieri (DPCM 539/99), le cui funzioni sono state trasferite con la legge 7 agosto 2012 n. 135 alla Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nonché le molteplici circolari e direttive ministeriali che lasciano spazio a prassi divergenti a seconda dei territori in cui vengono applicate.

La condizione di vulnerabilità in cui versano i MSNA fatica ad avere piena tutela e protezione dal sistema “integrato” amministrativo e giurisdizionale che ne deriva.

Tuttavia l’ordinamento italiano (sulla carta!) riconosce a tutti i bambini e gli adolescenti tutela e protezione: il diritto alla registrazione anagrafica, alla salute, all’istruzione, all’unità familiare, a una adeguata protezione sostitutiva in caso di abbandono, alla tutela dallo sfruttamento lavorativo e da qualsiasi forma di violenza.

Si segnalano, in particolare.

  • il T.U. disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero (d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286), in quale all’art. 28, par. 3 afferma che, in tutti i procedimenti amministrativi e giurisdizionali che lo riguardano, deve essere preso in considerazione con carattere di priorità il superiore interesse del minore, conformemente a quanto previsto dall’art. 3, comma 1, della Convenzione sui diritti del fanciullo;all’art. 19, comma 2, lett. a, del T.U. sancisce il divieto di espulsione del minore straniero, salvo il diritto di seguire il genitore o l’affidatario espulso e tranne che per motivi di ordine pubblico e sicurezza nazionale (in tal caso la competenza a decidere sull’espulsione è del Tribunale per i minorenni, su segnalazione del questore).
  • L’art. 28 del d.p.r. 394/1999 prevede il rilascio al bambino e all’adolescente straniero di un permesso di soggiorno per minore fa ritenere inapplicabile al minore l’art. 10 bis, che punisce con un’ammenda dai 5000 ai 10000 euro, sostituibile con l’espulsione, il reato di ingresso e soggiorno irregolare.
  • L’art. 403 c.c. secondo cui i bambini e gli adolescenti non accompagnati individuati nel territorio italiano o alla frontiera debbono essere collocati da subito in un “luogo sicuro”, almeno fino a quando non si possa provvedere alla loro protezione in modo definitivo;
  • L’art. 343 cc prevede che il giudice tutelare del Tribunale del circondario dove “è la sede principale degli affari e interessi del minore” disponga apertura della tutela se entrambi i genitori sono morti o per altre cause non possono esercitare la potestà di genitori.
  • In esito alla segnalazione la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni territorialmente competente, avvia le procedure per l’apertura della tutela sia al giudice tutelare, competente alla nomina del tutore, nomina che dovrebbe effettuarsi entro 48 ore, sia al Tribunale per i minorenni (procedura accertamento stato abbandono, affidamento ex art. 184/1983 ex art. 330 333 cc).

Il tutore, da individuarsi tra persone specializzate in diritto minorile, rappresenta un elemento imprescindibile quando a essere coinvolto è un bambino o un adolescente non accompagnato: non potendo, infatti, il minore rappresentarsi da sé per via dell’età, è il tutore che deve ricostruirne i reali bisogni e vigilare affinché tutte le procedure si svolgano nel suo superiore interesse e affinché vengano adottate misure adeguate di accoglienza (art. 26, comma 5, del d.lgs. 25/2008), oltre che di tutela, cura e educazione (art. 37 del d.lgs. 25/2008). La nomina del tutore è altresì necessaria per la conferma della domanda di protezione internazionale presentata dal minore all’arrivo in Italia8.

In riferimento alle modifiche legislative intervenute, con legge del 2 agosto 2011, n.129, Conversione in legge, con modificazioni, del D.L. 23 giugno 2011, n. 89, è stato significativamente modificato il regime della convertibilità del permesso per i minori non accompagnati, al compimento dei diciotto anni. In particolare, possono ottenere un permesso di soggiorno per studio e per lavoro i minori che siano stati affidati o sottoposti a tutela, a fronte di un parere positivo rilasciato dal Comitato per i minori stranieri, istituito con DPCM 329/99168 (V. modifiche apportate al art. 32, comma 1-bis, del D.Lgs 286/98). Nelle ipotesi residuali, in cui non sia stato adottato un provvedimento di protezione alla maggiore età, può essere autorizzata la permanenza nel territorio nazionale (art. 32, commi 1bis e ter del Testo Unico sull’Immigrazione) nei seguenti casi: il richiedente è stato ammesso per un periodo di almeno due anni in un progetto di integrazione sociale e civile gestito da un ente pubblico o privato che abbia rappresentanza nazionale ed iscritto nel registro previsto dalla legge.

L’ente gestore dei progetti garantisce e prova con idonea documentazione, al momento del compimento della maggiore età del minore straniero di cui al comma 1-bis, che l’interessato: 1) si trovi sul territorio nazionale da almeno di tre anni; 2) abbia seguito il progetto per non meno di due anni; 3) abbia la disponibilità di un alloggio; 4) frequenti un corso di studio; 5) svolga attività lavorativa retribuita nelle forme e con le modalità previste dalla legge italiana; 6) sia in possesso di contratto di lavoro anche se non ancora iniziato.

Tale modifica legislativa è avvenuta in ottemperamento del Piano d’azione sui minori non accompagnati (2010-2014) attraverso cui la Commissione Europea ha sollecitato gli Stati membri a fornire risposte concrete ed efficaci, assumendo un approccio comunitario comune. Nel piano d’azione, promosso attivamente dall’Italia, vengono proposte tre linee d’azione principali: prevenzione, programmi di protezione regionale, accoglienza e identificazione di soluzioni durature.

4. Dalla teoria alla pratica

Si è detto come manchi per i MSNA un testo organico di riferimento, carenza alla quale vogliono porre rimedio le richieste di approvazione del disegno di legge (presentato da Save the Chidren nel 2013) volto non a istituire una normativa speciale, ma a rafforzare i diritti che l’ordinamento italiano già riconosce ai bambini e agli adolescenti migranti non accompagnati.

In realtà si può affermare che malgrado la assenza di un testo organico il sistema italiano tuteli “de iure” i MSNA in conformità ai trattati internazionali, risultando, per alcuni profili addirittura offrire maggiori garanzie rispetto allo statuto internazionale. Si pensi, ad esempio, alla detenzione amministrativa dei m.s.n.a., ammessa, seppure come extrema ratio, nell’ordinamento internazionale e in quello europeo, tassativamente esclusa in quello italiano; nonché al divieto il divieto di espulsione del minore straniero vigente in Italia.

Eppure le istituzioni territoriali e le organizzazioni che si occupano dei migranti minorenni segnalano gravi violazioni dei loro diritti.

Tra le principali carenze del sistema legislativo attuale si evidenzia la non uniformità e chiarezza delle procedure di identificazione e accertamento dell’età dei minori migranti, che portano spesso all’errato riconoscimento di minori come maggiorenni e viceversa.

La questione dell’accertamento dell’età è piuttosto controversa ed è stata oggetto di un approfondimento da parte dello SCEP ( PROGRAMMA PER I MINORI SEPARATI IN EUROPA (SCEP) iniziativa congiunta dell’Alleanza Internazionale di “Save the Children” e dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) del 2011) che ha sintetizzato le pratiche, le leggi e le politiche correnti in materia in sedici Paesi europei, tale studio ha analizzato le prassi diffuse nei Paesi europei coinvolti, confrontandole con le linee-guida elaborate dallo stesso SCEP. In sostanza, i criteri da rispettare sono i seguenti9:

  • le procedure di accertamento dell’età sono messe in atto come misura di extrema ratio quando sussistono seri motivi per dubitare della reale età del soggetto e l’utilizzo di altri approcci si è rivelato fallimentare;
  • è necessario ottenere il consenso informato del presunto minore;
  • l’accertamento dell’età è intrapreso da professionisti indipendenti che abbiano una competenza adeguata e che conoscano il background culturale del presunto minore;
  • le procedure bilanciano i fattori fisici di sviluppo psicologici ambientali e culturali i; il margine di errore è adeguato per ogni esame ed è sempre indicato chiaramente;
  • se il range dell’età dell’individuo risultante dagli esami comprende la minore età, esso è identificato come minore;
  • gli esami non sono mai obbligatori e culturalmente inappropriati, sono scelte le opzioni meno invasive e la dignità del minore è sempre rispettata;
  • l’accertamento è appropriato dal punto di vista di genere; è nominato un tutore indipendente che supervisiona la procedura;
  • la procedura, i risultati e le conseguenze dell’accertamento sono spiegate all’individuo in una lingua che può comprendere; i risultati dell’accertamento sono presentati in forma scritta; vi è una procedura per impugnare la decisione ed è fornito il supporto necessario a tal proposito;
  • in caso di dubbio, prima e durante le procedure di accertamento dell’età, la persona che dichiara di avere meno di diciotto anni è trattata come tale; il presunto minore può rifiutarsi di sottoporsi all’accertamento dell’età quando procedure specifiche costituirebbero un affronto alla sua dignità o risultassero dannose per la sua salute psico-fisica; il rifiuto di sottoporsi a determinate procedure non pregiudica l’accertamento dell’età o la decisione relativa alla richiesta di protezione internazionale;
  • l’accertamento dell’età è posto in essere tempestivamente. A livello europeo è emersa la mancanza di un approccio standardizzato in materia tra Paesi dell’UE o addirittura all’interno degli Stati stessi (FRA 2010); inoltre, le tecniche utilizzate (esami fisici, test radiologici, osservazioni pratiche, etc.) non prendono in considerazione la variabilità della crescita psico-fisica, sono basate su materiali di riferimento che per la maggior parte dei test più comunemente usati risultano datati e generano un margine di errore che li rende troppo inaccurati per essere utilizzati (SCEP 2011)10.

Infatti i margini di errore di alcuni metodi di ricerca (tipico quello basato sulla mineralizzazione dei denti e della maturità delle ossa) possono causare gravi conseguenze. E il problema ci coinvolge direttamente poiché l’Italia rientra fra gli Stati che determinano l'età fondandosi principalmente su una perizia medica (così come Spagna, Francia, Romania), mentre altri hanno stabilito procedure che tengono ugualmente in considerazione il racconto dei minori (Gran Bretagna, Svezia).

Nella maggior parte dei Paesi e dei casi esaminati, le procedure di accertamento dell’età sono intraprese come una pratica di routine e coinvolgono in numero sempre maggiore i minori non accompagnati o separati; spesso quest’ultimi non posseggono dei documenti di identità, ma quando li hanno la loro autenticità viene messa in discussione oppure non sono ritenuti delle prove sufficientemente affidabili rispetto alla minore età.

Per ciò che concerne la possibilità di ricorso, essa è prevista in teoria ma in pratica esistono molte restrizioni che ostacolano la capacità del minore di accedere in modo effettivo al meccanismo di impugnazione dei risultati derivanti dall’accertamento dell’età.

In Italia non vi è un atto legislativo specifico che disciplini l’accertamento dell’età; una serie di disposizioni sono contenute in diversi atti legislativi ed amministrativi concernenti l’immigrazione, l’asilo e l’uso dei raggi X. Tuttavia nel maggio 2008, il Ministero dell’Interno ha incaricato il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali — su richiesta della Conferenza dei servizi sulla procedura di identificazione dei minori stranieri non accompagnati e di accertamento della minore età tramite la costituzione di un gruppo tecnico di lavoro – dielaborare delle procedure standard per accertare l’età dei minori non accompagnati o separati da utilizzare su tutto il territorio nazionale.

Nel novembre dello stesso anno è stato prodotto un protocollo sull’accertamento dell’età la cui versione finale è stata emessa dal Ministero del Lavoro nel giugno 2009.

Tale Protocollo, approvato dal Consiglio Superiore della Sanità, ha previsto un approccio multidimensionale e multidisciplinare che presuppone una combinazione di competenze (“l’approccio ai sistemi e alle linee guida di buona pratica per la determinazione dell’età sia il risultato di una combinazione di informazioni riguardanti la storia personale, misure antropometriche, parametri auxologici e documentazione iconografica con tecniche di diagnostica per immagini”).

Anche le pratiche diffuse in materia sul territorio nazionale sono differenti e non tranquillizzanti: a Torino l’accertamento dell’età viene effettuato mediante radiografia del polso nel caso in cui il minore viene segnalato alla Procura presso il Tribunale dei minorenni poiché privo di documenti o colto in flagranza di reato; a Milano pare non essere prassi della Questura richiedere l’accertamento dell’età; a Venezia l’accertamento dell’età non ha mai luogo poiché viene accettata l’età dichiarata dal minore; a Roma l’accertamento dell’età è posto in essere raramente dalle forze dell’ordine, ma può essere richiesto dai servizi che nutrono dubbi a riguardo; infine, a Napoli l’accertamento dell’età non è mai richiesto e se il minore è privo di documenti il Comune si attiva per ottenerli presso il consolato di appartenenza del minore stesso11.

Altro momento di grande criticità sono le inadeguate condizioni di accoglienza nei centri di primo soccorso, e poi nelle comunità per minori. Sono stati denunciati da Save the Children in tempi passati le condizioni critiche a causa del sovraffollamento del CPSA di Lampedusa o dell’ex ospedale Umberto I a Siracusa, dove i minori condividevano situazioni di promiscuità con adulti e sostavano per tempi superiori a quelli necessari alla prima accoglienza. Nei CPSA i minori non accompagnati non dovrebbero sostare per più di 48 ore, di fatto capita invece restino nel centro anche per 3-4 settimane.

Ad essere oggetto di preoccupazione sono altresì le carenze che si registrano in alcune comunità nell’accoglienza materiale e nell’assistenza legale nonché gravi problemi in Puglia, Calabria e Sicilia relativi ai beni di prima necessità, alle carenze dei servizi di assistenza legale e di mediazione culturale (fondamentale per superare le difficoltà della lingua), con la conseguenza dell’aumento dell’eventualità di fuga dei minori dalle comunità stesse.

Ebbene, l’eccessiva durata del periodo trascorso nei CPSA, sommata alle condizioni in cui tali centri versano, e quindi alle carenze nell’accoglienza, trasforma il soggiorno in tali centri in un trattenimento de facto, malgrado nell’ordinamento italiano la detenzione amministrativa dei m.s.n.a. sia espressamente vietata (art. 26, comma 6, d.lgs. 25/2008)12.

Inoltre sono stati segnalati gravi ritardi nella nomina dei tutori, in particolar modo durante le situazioni di “emergenza” e spesso le persone investite di tale ruolo mancano di specializzazione, e pertanto non sono in grado di fornire un’adeguata assistenza al minore; ci sono poi tutori che hanno in carico decine di m.s.n.a. e ciò non favorisce un approccio basato sulle esigenze specifiche del singolo.

Infine spesso non sono garantiti i servizi di mediazione linguistico-culturale e di rappresentanza legale ed è noto che l’assenza del mediatore culturale sia uno dei fattori che maggiormente incidono sull’allontanamento dai centri da parte dei minori.

Alla luce delle criticità evidenziate nel sistema italiano di accoglienza alcuni tribunali tedeschi abbiano sospeso i trasferimenti dei minori non accompagnati richiedenti asilo verso l’Italia, Paese che, sulla base del Regolamento Dublino, sarebbe competente all’esame della loro domanda13.

5. La persona al centro del fenomeno migratorio

Il confronto tra i diritti proclamati e quelli attuati che emerge da questo breve esame obbliga a ricordare che in tutte le procedure che riguardano i minori non accompagnati, dovrebbe prevalere la valutazione del “loro superiore interesse”, principio guida tutti gli operatori e interpreti del diritto nonché per ciascun responsabile nella presa in carico, nell’assistenza e nell’accoglienza di queste persone.

Occorre insomma che si ponga al centro la singola persona con tutte le sue peculiarità, con la sua storia individuale e le sue precipue esigenze, tenendo sempre presente, come la Corte costituzionale e la Corte europea dei diritti umani hanno costantemente ribadito, che i bambini e gli adolescenti stranieri sono innanzitutto “minori” d’età e, in quanto tali, debbono beneficiare di una tutela rafforzata che possa offrire loro riparo dalla situazione di vulnerabilità in cui versano.

E allora vale la pena di aggiungere poche parole che aprono ad un tema di grande importanza, spesso trascurato, che merita approfondimenti scientifici impossibili in questa sede, relativo alle condizioni di salute psichica dei minori migranti.

Gli esperti ci dicono che “ Gli adolescenti migranti non accompagnati costituiscono un gruppo particolare e altamente specifico: sono i figli inviati dalle loro famiglie rimaste a casa o i ragazzi che abbandonano la famiglia per tentare la sorte in Europa.

In generale, questi adolescenti arrivano nei nostri paesi dopo viaggi lunghi e pericolosi, nel corso dei quali hanno vissuto esperienze gravi, e spesso hanno dovuto confrontarsi con la morte o con delle strategie di sopravvivenza che li hanno resi fragili: sono gli avventurieri dei tempi moderni.

Le patologie più frequentievidenziate dopo l’arrivo nei nostri paesi sono di natura traumatica e postraumatica. Esse danno conto delle traiettorie complesse e degli ostacoli a volte disumani che hanno dovuto affrontare per arrivare. È importante riconoscere queste patologie traumatiche, che si esprimono sia attraverso il corpo (dolori, somatizzazioni multiple), sia attraverso intense reminiscenze diurne o notturne, ma anche con stati ansiosi difficili da verbalizzare. Il confronto con la realtà dei paesi di accoglienza, spesso inospitali e comunque ben diversi da come questi ragazzi se li erano immaginati, può anche sprofondarli in stati depressivi secondari, nei quali ogni speranza di cambiamento del proprio destino funesto è perduta, di fronte a una realtà dove non c’è posto per loro14.

Da un recente lavoro di ricerca del Centro studio e ricerche G. Devereux di Bologna (team di psichiatria transculturale)15 con i rifugiati e richiedenti asilo emerge che “le persone che devono lasciare le loro case e i loro paesi a causa di guerre e disastri e che chiedono protezione nel mondo occidentale sono in drammatico aumento (43.3 milioni di persone secondo il rapporto statistico annuale dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, UNHCR). Un rifugiato su 10 soffre di Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD) e il 5% soffre di depressione maggiore; inoltre in un’elevata percentuale di casi i rifugiati presentano comorbilità per più disturbi psichici. Anche i rifugiati che non sviluppano disturbi mentali clinicamente conclamati sono spesso colpiti da sintomi di disagio psichico. Lo status di rifugiato è infatti connesso direttamente o indirettamente all’esperienza del trauma. Oltre al trauma diretto dovuto a tortura o a altre forme di violenza fisica e psicologica a cui frequentemente sono stati sottoposti i richiedenti asilo, in ogni caso la condizione di profugo implica sradicamento,perdita di status, di sicurezza e di identità, definitenell’insieme “trauma secondario”, ovvero la situazione di vita che il rifugiato si trova ad affrontare nel paese ospite”.

Abdelmalek Sayad nel suo libro “La doppia assenza: dall’illusione dell’emigrazione alla sofferenza dell’immigrazione” ci fa comprendere come l’immigrato prima di essere un immigrato è un emigrato cioè una persona che viveva in un altro paese, con una sua storia familiare, affettiva sociale e culturale e che ad un cero punto decide di andarsene. In questa traiettoria è tutto il sistema relazionale di riferimento del migrante che viene coinvolto: la famiglia, che in molti casi significa una rete allargata, la coppia, i figli. L’adolescente vive questa situazione in termini ancora più drammatici e intensi visto il periodo di transizione che vive comunque; il fatto di dover fare i conti con il punto di partenza, la terra di origine, gli affetti familiari, il mondo degli amici, i sistemi di valori, le concezioni diverse del mondo ecc; tutto ciò lo mette spesso in una situazione di sofferenza. La traiettoria non è poi solo spaziale ma soprattutto mentale e psico-sociale; il trovarsi a sperimentare situazioni diverse, ad assimilare anche codici e linguaggi diversi senza “perdersi” rappresenta una sfida continua per il giovane immigrato16.

I vissuti di “disorientamento” dei minori immigrati, che vengono a contatto con un ambiente diverso, con un’altra lingua e altre regole sociali esplicite ed implicite, “possono essere ricondotti a tre grandi aree di cambiamento: dello spazio geografico, dello spazio del corpo, dello spazio linguistico e semiotico”. Essi intervengono tutti ad un livello fondamentale dell’organizzazione della personalità e definiscono i primi campi di esperienza attraverso i quali si costituisce l’identità17.

Il percorso migratorio, i vissuti che appartengono a ciascun minore e influenzano la formazione della sua identità e incidono dunque sulla sua personalità: comprenderli significa riuscire a prestare una adeguata assistenza funzionale alla sua salute, alla sua formazione, alla sua possibile inclusione sociale.

Diventa insomma fondamentale una presa in carico adeguata che sappia tenere conto delle specifiche esigenze personali, sociali e culturali del minore da parte di ogni attore che si occupa di lui al fine di consentirgli di crescere, studiare, migliorarsi.

A tale proposito costituisce una importante lettura la Guida Psicosociale per operatori impegnati nell’accoglienza dei Minori Stranieri Non Accompagnati realizzata grazie a Terre desHommes da tempo in prima linea a fronteggiare il problema anche con un servizio di accoglienza, attivo in Sicilia, e il Faro un servizio di assistenza giuridico-legale ai minori stranieri.

Gli operatori del diritto (e per quanto mi riguarda più da vicino i magistrati), concentrati sulle pur fondamentali esigenze di tutela “de jure”, faticano ad avere presente, nell’applicazione e interpretazione quotidiana della norme, la realtà sulla quale le loro decisioni vanno ad incidere, rischiando di restare estranei a quella realtà che, pur per una minima parte, contribuiscono a costruire.

La necessità di confronto con le altre categorie professioni, con esperti, e con la società civile diventa dunque indispensabile. L’esperienza nella giurisdizione minorile che in questi ultimi anni ho ha avuto modo di sperimentare, dove si mescolano competenze di sociologi, psicologi, educatori (GO) con quella dei magistrati togati è da questo punto di vista eccezionale e di tale esigenza di multidisciplinarità nella giurisdizione si dovrebbe tenere conto quando si vanno ad individuare le competenze in materia di immigrazione.

Il contatto con le altre discipline costringe al confronto, rende consapevoli della necessità di tenere conto, nel decidere, di punti di vista “altri” rispetto a quello giuridico, consente di vedere “oltre la scrivania”, di leggere le carte “comprendendo” le esigenze di tutela delle persone che attendono giustizia.

In un qualche modo obbliga a non essere “indifferenti”, come operatori e come cittadini.

E combattere l’indifferenza verso le morti, la sofferenza e il dolore che troppo spesso accompagnano il fenomeno migratorio è un dovere al quale non possiamo né vogliamo sottrarci se è vero che, come è stato detto che la nostra vita comincia a finire il giorno che diventiamo silenziosi sulle cose che contano (Martin Luther King).

6. Proposte

E’ dunque necessario promuovere da subito un cambiamento e insistere ancora su proposte già avanzate alle istituzioni competenti affinchè:

  1. prosegua l’iter di approvazione del progetto di legge C. 1658 intitolato "Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e altre disposizioni concernenti misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati" all’interno del quale sarebbe opportuno introdurre una normativa organica e specifica a tutela dei MSNA dinanzi ad un unico ed autonomo organo giudiziario specializzato secondo le Linee Guida del Consiglio d’Europa “Per una giustizia a misura d minore” del 2010.
  2. si incentivi l’utilizzo dello strumento già esistente dell’affido etero-familiare, previsto sia dal richiamo dell’art. 33 del Testo Unico sull’immigrazione, alla disciplina della legge sull’affidamento e l’adozione, nonché dall’art. 32 del medesimo Testo Unico per la regolarizzazione dei MSNA al fine dell’integrazione sociale, ossia l’accoglienza di MSNA a famiglie disponibili ad accoglierli;
  3. si prevedano la presenza degli operatori professionali a bordo delle unità navali impiegate nel assistenza in mare.
  4. si promuova con la collaborazione dei garanti regionali per l’infanzia la creazione presso le sedigiudiziarie di albi e/o elenchi riservati ai tutori volontari, nonché la stipula di protocolli di intesa che li rendano operativi, e si realizzino corsi di formazione inter-disciplinare per i tutori dei minori stranieri non accompagnati;
  5. si raccomandi alle Regioni, agli Enti locali e alle Autorità giudiziarie minorili di predisporre adeguati progetti di presa in carico complessiva dei MNA stranieri e di promuovere e applicare l’affido familiare laddove rispondente al loro interesse18.
  6. 1 Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: report nazionale minori stranieri non accompagnati aggiornato al 30 settembre 2014 settembre 2014.
    2 V rapporto anci-cittalia
    3 Melossi – Giovannetti 2002
    4 Tessa Onida in Rassegna Giuridica - Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza -
    5 I minori non accompagnati nel diritto internazionale di Andrea Crescenzi in Viaggio nel mondo dei minori stranieri non accompagnati: un’analisi giuridico-fattuale Fondazione Basso 2014
    6 Parlamento europeo, Risoluzione del 12 settembre 2013 n. P7_TA-PROV(2013)0387, Situazione dei minori non accompagnati nell'UE
    7 Tessa Onida in Rassegna Giuridica- Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza-
    8 I minori non accompagnati nel diritto internazionale di Andrea Crescenzi in Viaggio nel mondo dei minori stranieri non accompagnati: un’analisi giuridico-fattuale Fondazione Basso 2014
    9 L’accertamento dell’età in “tra il dire e il fare i minori stranieri non accompagnati e il sistema di accoglienza in Italia”, tesi di laurea in le frontiere della cittadinanza, Università Bologna, di Yashmine Morandi
    10 L’accertamento dell’età in “tra il dire e il fare i minori stranieri non accompagnati e il sistema di accoglienza in Italia”, tesi di laurea in le frontiere della cittadinanza, Università Bologna, di Yashmine Morandi
    11 L’accertamento dell’età in “tra il dire e il fare i minori stranieri non accompagnati e il sistema di accoglienza in Italia”, tesi di laurea in le frontiere della cittadinanza, Università Bologna, di Yashmine Morandi.
    12 basso
    13 I minori non accompagnati nel diritto internazionale di Andrea Crescenzi in Viaggio nel mondo dei minori stranieri non accompagnati: un’analisi giuridico-fattuale Fondazione Basso 2014
    14 Intervista a Marie Rose Moro A cura e traduzione di Ludovica Grassi e Monica Ricci
    15 Il lavoro del Centro di Studio e Ricerche G. Devereux – Bologna TransculturalPsychiatric Team (BoTPT) con i rifugiati e i richiedenti asilo: per una memoria utile diTarricone, E. Mencacci, M. Braca, F. Salvatori, S. Di Marco, M. Nolet, V. Storbini, D. Berardi Sezione di psichiatria, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Alma Mater Studiorum, Università di Bologna; Centro di Salute Mentale Ovest, DSM – Ausl di Bologna; Dipartimento di Scienze della Cognizione e della Formazione, Università di Trento
    16 Adolescenti e giovani nel mondo dell’immigrazione: alcune riflessioni. Alain Goussot
    17 Beauchesne, Esposito, 1981 Cit. in AA. VV., Come un pesce fuor d’acqua. Il disagio nascosto dei bambini e dei ragazzi immigrati, a cura di Graziella Favaro e Monica Napoli, Guerrini e associati, Milano, 2002
    18 In conformità a quanto raccomandato dal CRC nel Settimo rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia
Programma completo
Terza sessione
L'Approdo
di Carlo De Chiara
Consigliere della Corte di Cassazione
di Armando Gradone
Prefetto di Siracusa
di Rosario Valastro
Responsabile della Croce Rossa Italiana per la regione Sicilia
di Emiliano Abramo
Responsabile della Comunità di Sant'Egidio - Sicilia
di Antonello Ciervo
Professore nell'Università di Perugia, avvocato ASGI
di Vittorio Gaeta
Consigliere Corte di Appello di Bari
di Viviana Valastro
Responsabile protezione minori migranti per Save the Children
di Maria Francesca Pricoco
Presidente del Tribunale per i Minorenni di Catania
di Donatella Donati
Giudice del tribunale per i Minorenni di Bologna