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Seminario nazionale - Catania 20-21 febbraio 2015
L'immigrazione che verrà

L’esperienza spagnola nella prospettiva europea

Alvaro Garcia Ortiz

Pubblico Ministero a Santiago de Compostela, presidente della Unión progresista de fiscales

“Tutti gli antichi confini della terra, da quando ci sono uomini, e una commissione destinata a vigilare se essi siano reali: ‘Accademia dei Confini. Un’enciclopedia dei confini, che viene corretta a ogni edizione. Una valutazione dei costi di questi confini. Gli eroi che per essi sono morti e i loro discendenti, che gli portano via i1 confine da sotto la tomba. Mura in luoghi sbagliati, e i luoghi dove invece dovrebbero sorgere, se giá da un pezzo non si dovessero innalzare altrove. Le uniformi dei funzionari di confine morti e lo scandalo dei passi contestati, eterne trasgressioni, smottamenti e ciottoli inattendibili. II mare presuntuoso; i vermi incontrollabili; gli uccelli che migrano, proposta per il loro sterminio”.

Elias Canetti

 

In primo luogo, vorrei ringraziare i responsabili di questo incontro dell’invito a partecipare a questo convegno, a questo Seminario Nazionale “L’immigrazione che verrà”, così come d'avermi offerto l’opportunità di visitare e di godere dell’Italia, della Sicilia e di Catania.

Il mio intervento in questo incontro, è in rappresentanza di MEDEL, al cui bureau sono lieto d’appartenere; e per indicazione del nostro presidente, Gualtiero Michelini, pronuncio queste parole in suo nome. Spero sappiano scusarmi per l'intraprendenza di rivolgermi a Voi in italiano.

MEDEL (Magistrats Européens pour la Démocratie et les Libertés) é un’organizzazione non governativa che gode dello statuto d’osservatore nel Consiglio d’Europa e partecipa, in tale qualità, ai lavori del Consiglio Consultivo dei Giudici europei, alla Commissione Consultiva dei Procuratori europei, alla Conferenza dei Procuratori Generali ed al Comitato Europeo per i problemi criminali. Collabora, altresì, con il Parlamento Europeo e, più particolarmente, con la Commissione per le Libertà civili, la Giustizia e gli Affari Interni. MEDEL conta con 15.000 membri appartenenti a 20 associazioni di giudici e di procuratori di diversi paesi dell’Unione Europea e al di fuori di essa. Tra i suoi obiettivi statutari ci sono la difesa dell’indipendenza dell’organo giudicante e del pubblico ministero. MEDEL postula una giustizia tesa a realizzare i valori consacrati nella Convenzione Europea dei Diritti dell’uomo.

La mia condizione di presidente dell’UPF, (Unione Progressista dei Procuratori), mi permette anche, e al di fuori di qualsiasi dubbio, di poter pronunciare queste parole. L’UPF è un’associazione di rappresentanti dell’ufficio del Pubblico Ministero spagnolo, in modo particolare attenti alla difesa dei diritti dell’uomo e con una visione della giustizia che antepone questi diritti a qualsiasi altra considerazione e concepisce in un modo integrale lo stato Sociale come stato sociale e democratico di diritto.

Nell’organizzazione che mi onoro di presiedere, composta da procuratori in attività, siamo, in questi tempi, in maniera prioritaria, preoccupati per il trattamento legale delle migrazioni, per i diritti delle persone migranti e, innanzi tutto, per il trattamento delle persone, ai quali, qualsiasi sia la loro condizione, deve essere riconosciuta uguale dignità, che va appunto loro riconosciuta per l’unico e meraviglioso fatto del nostro comune status di esseri umani.

In tale maniera, nell’ultimo congresso dell’UPF, il premio soprannominato “Vicente Chamorro”, così chiamato in ricordo del combattivo procuratore contro il regime franchista, fu assegnato nell’anno 2014 all’organizzazione “Caminando Fronteras”, per la sua eccezionale implicazione nella difesa dei diritti dei migranti e per il suo attivo modo di procedere nella denuncia dei fatti, delle morte accadute a Ceuta, il 6 febbraio del 2014, poco più di un anno fa, quando persero la vita quindici persone in modo tragico, tentando d’arrivare alla costa spagnola, dinnanzi agli occhi delle nostre autorità.

Di quella frontiera, di quel confine che scinde tragicamente due paesi, due stati, e quasi due continenti esistenti tra Ceuta, Melilla e il Marocco, ne parleremo subito.

Di frontiere ce ne sono tante, e di molte specie, frontiere fisiche, frontiere ideologiche, frontiere mentali. Poche, però, simbolizzano in un modo così grafico l’assurdo abisso fra due mondi.

Ceuta è una città autonoma della Spagna, che si trova sulla sponda africana dello stretto di Gibilterra, allo sbocco orientale del medesimo. Gli abitanti di Ceuta sono 84. 963 e la densità della popolazione è di 4.592, 59 abitanti per chilometro quadrato. Il suo territorio occupa 19 chilometri quadrati, in cui convivono cittadini di cultura cristiana e musulmana, e c’è pure una popolazione ebraica ed, in una minore quantità, una indú.

Melilla è l’altra delle due città autonome spagnole in Africa. Melilla condivide con Ceuta la peculiarità della loro ubicazione, con una superficie paragonabile di 12,5 chilometri quadrati, una popolazione di 84.509 abitanti. Melilla presenta diverse tipicità conseguenti alla sua ubicazione geografica e alla sua storia, tanto nella composizione della popolazione e delle attività economiche quanto nella sua cultura (risultato della convivenza fra cristiani, musulmani, ebrei ed indù).

Dalle Isole Canarie, Saramago -premio Nobel portoghese, emigrante, finché è morto in Spagna, a Lanzarote- osservava e viveva con la profondità del suo pensiero e la schiettezza delle sue espressioni. Descriveva la storia dell’umanità come “la storia delle migrazioni che ora ci impegniamo a criminalizzare”, e esprimeva nei suoi discorsi -guardando il passato, il suo passato e quello di tutti noi- questa realtà, dicendo: “Scagli la prima pietra chi non ha mai avuto macchie d'emigrazione che gli imbrattassero l'albero genealogico”.

E parliamo della parola “frontiera”, presente in tutti le lingue del mondo, il cui significato si moltiplica a Ceuta e Melilla dove la linea tracciata dagli uomini s’impegna proprio a smentire la geografia; lo stesso spazio naturale sono due realtà diverse, due lingue, due sistemi politici, varie razze, molteplici religioni; un sogno per tanti. Per altri, invece, una realtà quotidiana.

Poche immagini simbolizzano con più forza questo contrasto che la fotografia, (premio nazionale di fotografia in Spagna), realizzata da José Palazón, presidente di PRODEIN (Associazione Pro Diritti Umani dell’Infanzia): il nonsenso di questo sbarramento, di questa città prigioniera di se stessa, d'una delle due uniche frontiere terrestri dell’Africa con l’Europa.

La foto è la rappresentazione di un’ipocrisia: quella della nostra democrazia e della nostra società. Da questo pensiero ipocrita si è arrivati a denunciarla come se fosse un montaggio, una composizione. Per colui che non è mai stato a Melilla può sembrare incredibile. La fotografia è stata scattata dopo uno di quei salti o assalti al confine ed è stata pubblicata il 15 ottobre del 2014 da un giornale digitale “eldiario.es”. Il campo da golf a Melilla fu finanziato in un 80% dal FEDER (Fondo europeo di sviluppo regionale) il cui scopo è quello di “ridurre le differenze esistenti tra i livelli di sviluppo delle regioni europee”, “purché le regioni meno privilegiate si riprendano dal ritardo che soffrono”.

Per coloro che si mantengono scettici innanzi a queste immagini, si può anche far vedere un video che, senza l’impatto dell’immagine fissa, ma con la realtà dell’immagine in movimento, ci riporta a questa delirante realtà spagnola ed europea.

Il controllo delle frontiere si traduce, sempre di più, nella necessità di rassicurare ,o quanto meno, di far prendere visione della forza del nostro territorio, della “grandezza” dei nostri stati come potenze a cui i lumpen del terzo mondo vogliono accedere.

Ogni volta che ascoltiamo una notizia al riguardo si usano dei termini apocalittici come valanghe, ondate, assalti massivi e violenti. Adesso possiamo sommarne altri che certi mezzi usano, più allarmanti ancora, associati all’ebola o al terrorismo jihadista. La società benpensante e male informata si sente minacciata da queste orde di barbari invasori, e giustifica, come non può essere in un altro modo, le misure repressive che attentano contro i diritti dell’uomo.

La realtà è altra. In Spagna, nell’anno 2013 sono arrivati 33.913 clandestini e soltanto il 4,79% via Ceuta ed il 7% via Melilla. L’immigrazione dei subsahariani arriva via queste due città generando uno esborso di 72 milioni di euro in sicurezza all’intorno degli sbarramenti a Ceuta e Melilla - 289 milioni per custodire la frontiera -, e sono invece stati spesi soltanto 9,3 milioni di euro in questo stesso periodo negli aiuti per i rifugiati.

Le cifre dell’UE sono paragonabili.

E i morti. É difficile parlarne qui, nell'essere così vicina la tragedia di Lampedusa. Voglio soltanto esprimere visualmente la tragedia con una rappresentazione dei defunti secondo The Migrant Files. Nel mio paese, negli ultimi anni, benché sia vero che si evidenzia un’orientalizzazione del flusso, essendosi deviate le correnti dell’immigrazione illegale verso il mediterraneo centrale, è pure certo che, con esse, tristemente, aumenta il numero di scomparsi.

Nonostante ciò, continua ad essere spaventoso il numero di morti sulla soprannominata strada africana. Tra il 2000 ed il 2014 (duemila quattordici) sono morte 1.861 persone sulla strada africana delle Isole Canarie. Non ci possiamo abituare a questi fatti.

Le aspettative, il sopracitato “effetto chiamata”, che non è altro che la chiamata della fame, o, come diceva Saramago da Lanzarote, censurando i tentativi di controllare l’arrivo dei migranti in Europa: “L’urgenza di vivere non può essere controllata” “né con muraglie né con i mitra”.

MEDEL, a proposito della tragedia a Lampedusa e degli ultimi procedimenti contro l’immigrazione illegale, ha manifestato che queste tragedie sono “un altro capitolo della lotta senza fine degli essere umani, a molti dei quali mancano le condizioni basiche di vita e di rispetto ai diritti dell’uomo nei loro paesi d’origine, e che vedono l'Europa come un luogo dove poter vivere e lavorare, augurandosi semplicemente di procurare alle loro famiglie un futuro prospero e normale. Le speranze e i sogni di migliaia di questi uomini e donne finiscono, frequentemente, nelle mani dei trafficanti, i quali mettono su delle fortune ammassate sulle vite stracciate degli immigranti disperati”.

L’Europa non può continuare ad essere un mero spettatore di questa tragedia in corso. È stato in Europa dove per la prima volta i diritti sono stati slegati dalla condizione d’appartenenza ad una nazione, mettendo l’accento sul fatto che tutti gli uomini e donne, indipendentemente dalla loro cittadinanza o situazione, hanno dei diritti fondamentali degni d’essere protetti.

Per MEDEL, l’Unione Europea deve dimostrare che non sono parole prive di senso. Migliaia di essere umani soccombono alle porte dell’Europa e non è più possibile rimanere passivi.

La morte dei rifugiati che cercano d’arrivare all’UE è il risultato diretto della politica dello sbarramento e della frontiera contro i rifugiati ed immigranti, che non deve più fondarsi soltanto su criteri di sicurezza, ma anche, e più specificamente, su pricipi umanitari.

Tutto ciò richiede un cambiamento fondamentale delle legge sull’immigrazione e sui rifugiati. É necessario, tra l’altro, aiutare gli immigranti ad arrivare a Europa. Poi, devono adottarsi delle misure adeguate per assicurare che i rifugiati abbiano accesso all’educazione e a svilupparsi professionalmente, abbiano accesso a ciò che è necessario ed indispensabile per integrarsi nelle società europee e nei loro mercati di lavoro, prendendosi cura di assicurarsi che i rifugiati non dipendano soltanto dalla beneficenza.

La sfida dell’integrazione può e deve essere affrontata con un’azione dell'insieme degli Stati civili che ci sono al mondo. Una sfida che deve essere affrontata nel contribuire attivamente allo sviluppo dei paesi d’origine, così come a reprimere efficacemente qualsiasi sorta di traffico di essere umani.

L’UPF ha pure denunciato in questo senso “la criminalizzazione dei collettivi d’immigranti per il solo fatto di esserlo e le procedure poliziesche indiscriminate, attentano contro quelle persone, quando l'unica loro pretesa è un futuro dignitoso, a volte in maniera troppo disperata. E sembra, però, dimenticare che sono loro, gli immigranti, e non le mafie che la polizia perseguita, i danneggiati dalla severità con cui l’Europa chiude le sue frontiere ai più spodestati della Terra. Il triste anniversario della tragedia di Lampedusa ci dovrebbe, almeno, far riflettere su queste faccende.”

José Saramago impostò nel suo libro “Le intermittenze della morte”, nel modo più impressionante ed assurdo, il dramma dell’esistenza delle frontiere: “nessun essere umano è umanamente illegale e se, nonostante ciò, ce ne sono tanti ad esserlo di fatto e legalmente dovrebbero esserlo, codesti sono coloro che sfruttano, coloro che si servono dei loro simili per far crescere il loro potere e ricchezza. Agli altri, alle vittime delle persecuzioni politiche o religiose, ai braccati dalla fame e dalla miseria, a coloro che tutto è stato negato, il rifiuto ad estendere un documento che li identifichi sarà l’ultima delle umiliazioni”.

Mi permettano, per finire, di ricordare Antonio Machado, poeta spagnolo rammentato dai suoi versi sul sentiero, “viandante non c'è un sentiero, si fa sentiero nel camminare. Camminando si fa il sentiero e nel girare lo sguardo si vede il sentiero ove mai ci si deve tornare.”

Machado morì in esilio, come uno di questi immigranti odierni, fuggendo dall’orrore; morì di fame, di freddo, di pena. Nei pochi giorni che passarono dal momento in cui attraversò la frontiera spagnola con la Francia, gli si ricordano esclusivamente dei versi sgualciti, nascosti nella tasca dei pantaloni. Dicevano soltanto: “quei giorni azzurri e quel sole dell’infanzia”.

Vedersi un giorno costretto ad abbandonare la propria vita, i propri giorni azzurri, il proprio sole e la propria infanzia è un dramma per un poeta, per chiunque che, forzato, fugge soltanto dalla fame. Non è giusto, non può essere che la nostra risposta sia spogliarli dalla loro dignità, dalla loro condizione di essere umano.

Vi lascio con un video che ci mostra la frontiera spagnola, dove si producono ogni giorno le cosiddette “restituzioni a caldo”, senza garantire nella prassi i diritti consacrati sulle nostre e rimbombanti dichiarazioni di diritti.

Tratta di uno dei soprannominati assalti allo sbarramento di Melilla. L’operato della polizia spagnola e gli ordini ricevuti in questa e in altre occasioni sono sotto inchiesta giudiziale. Sono le cosiddette “restituzioni a caldo”.

“L’emigrazione è l’esperienza che meglio definisce il nostro tempo”. Sono parole di John Berger. La risposta all’emigrazione è ciò che andrà a definire la nostra civiltà in futuro. La storia sarà, come sempre è stata, un giudice implacabile sul nostro atteggiamento nei confronti d' altri esseri umani.

Programma completo
Prima sessione
Le migrazioni verso l'Europa
di Daniela Galazzi
Giudice del Tribunale di Palermo
di Enzo Bianco
Sindaco di Catania e Presidente del Consiglio nazionale dell'ANCI
di Lucio Caracciolo
Direttore di Limes
di Filippo Formica
Capo della Rappresentanza permanente italiana presso le Nazioni Unite a Vienna
di Vittorio Manes
Professore di diritto penale - Università di Bologna
di Piergiorgio Morosini
Componente del CSM
di Alvaro Garcia Ortiz
Pubblico Ministero a Santiago de Compostela, presidente della Unión progresista de fiscales