home search menu
Seminario nazionale - Catania 20-21 febbraio 2015
L'immigrazione che verrà

Le proposte del Parlamento europeo

Michela Giuffrida

Parlamentare europeo

Io ringrazio lei, procuratore, e la dottoressa Ragazzi.

Sono veramente felice di essere qui in questa sala. Noto che l’attenzione è massima, gli interventi sono veramente qualificati. Grazie, quindi, doppiamente per avermi dato la possibilità di intervenire e per avermi chiamato qui al tavolo dei relatori. Io parto proprio dall’input lanciato dal prefetto Morcone, del quale ho assolutamente apprezzato l’intervento, buona parte del quale condivido in pieno. Sicuramente chi rappresenta la Commissione adesso le risponderà ancor meglio di me, anche perché io sono sulle posizioni che sono state appena espresse, che sono poi le posizioni del Parlamento, e che probabilmente però differiscono, ma adesso sentiremo, da quelle della Commissione. Lo dico perché il primo atto poco dopo il mio insediamento al Parlamento Europeo è stato proprio di presentare un’interrogazione. Pur non essendo nella commissione competente, lavorando io nella commissione agricoltura e sviluppo regionale, mentre la commissione competente è la commissione LIBE (Libertà civili, giustizia e affari interni, NdT), il primo atto, vi dicevo, appena arrivata in Parlamento Europeo è stato quello di presentare un’interrogazione all’allora commissario Malmström. E parto proprio da quello che la commissaria rispose alla mia interrogazione. Allora non era ancora avvenuta la strage recentissima,della quale tutti i mezzi d’informazione mondiale hanno dato notizia, e nel Parlamento vi era stupore nel commentare una nuova strage, che invece per me, in quanto anche Siciliana, era assolutamente prevedibile, una tragedia annunciata. Della risposta della commissaria Malmström vi cito solo le tre righe che riguardano, appunto, gli stanziamenti all’Italia. “Nel periodo 2014-2020 – scriveva la commissaria in risposta alla mia interrogazione – per l’Italia sono stati stanziati più di 310 milioni di euro dal fondo Asilo Migrazione e Integrazione e più di 212 milioni di euro dal fondo Sicurezza Interna. L’Italia deve ancora presentare progetti di programmi nazionali”.

Quindi una prima bacchettatura. L’Italia potrebbe anche beneficiare dell’assistenza emergenziale, l’ufficio europeo di sostegno per l’asilo (EASO) offre anche supporto operativo, al fine di assistere l’Italia nell’attuazione della materia. Questo era solo un passaggio della risposta; vi risparmio altro. Poi è arrivata la strage che ci ha nuovamente colpito, arrivata nel pieno dell’operazione Triton.

Grande costernazione per la nuova tragedia umanitaria, enorme impegno, come sempre, della Guardia Costiera che non ha risparmiato interventi, in maniera quasi eroica, andando a prendere direttamente con le motovedette, partendo dalle nostre coste, i migranti naufraghi.

Sappiamo com’è andata a finire, una trentina di loro sono morti assiderati durante il tragitto ed è stata l’ennesima ecatombe, perché alla fine abbiamo contato più di 300 vittime.

Ma le notizie degli ultimi giorni dicono dell’aggressione armata agli ufficiali che prestano soccorso, dicono di scafisti che sotto minaccia vogliono recuperare con un incredibile atto d’arroganza i gommoni con la forza, di imbarcazioni fatiscenti che comunque si mettono in viaggio.

Questa è l’ordinarietà, mentre noi continuiamo a parlare di “emergenza immigrazione”, che ho sempre detto essere una definizione un po’ ipocrita, visto che di emergenza ormai non possiamo parlare: è un’emergenza routinaria, quindi è proprio un ossimoro. Un’emergenza è un qualcosa che si presenta, si risolve, si affronta e noi siamo ancora inermi da un certo punto di vista.

Ora, l’operazione Triton, sarà anche europea, ma si è dimostrata assolutamente inadeguata a realizzare l’obiettivo. Mi rendo conto di dire parole forse forti, perché l’iniziativa è indubbiamente positiva, ma si è dimostrata inadeguata e non sono solo io a dirlo. L’ha detto il Ministro Gentiloni. Ci sono state censure di ogni tipo.

Anche se dobbiamo ricordare che l’obiettivo di Triton è diverso dall’obiettivo Mare Nostrum e questa è la prima fondamentale differenza. Mentre Mare Nostrum aveva come prima mission il salvataggio ed il soccorso in mare, l’operazione Triton è perlopiù una operazione di sorveglianza delle frontiere.

Per fare i conti con l’emergenza immigrazione l’Italia invece aveva avviato quell’operazione, per la quale noi dobbiamo veramente tutto il nostro ringraziamento alle forze armate, che si chiamava Mare Nostrum, che è costata in tutto 114 milioni di euro che ha permesso di salvare quasi 150.000 vite.

Questo è il bilancio. Costava 9 milioni di euro al mese, mentre Triton – è già qua la differenza salta immediatamente all’occhio – costa neanche 3 milioni di euro al mese, per la precisione 2,9 milioni. A farsene carico è questa volta Frontex, che non ha mai comunicato i nomi dei Paesi che partecipano a questa operazione. Mare Nostrum si spingeva fino a 100 miglia, quella di Triton ha un raggio d’azione di 30 miglia, con una differenza assolutamente determinante, perché capite bene che in quel caso le nostre navi si spingevano fino quasi alle coste della Libia per entrare in azione e salvare vite umane, mentre adesso si rimane nell’ambito delle 30 miglia.

Ecco perché dicevo che, secondo noi, si tratta di una tragedia annunciata. Perché nessuna delle imbarcazioni che gli scafisti criminali mettono in mare – mi corregga se sbaglio, procuratore –è in grado di raggiungere il limite di 30 miglia.

Quindi, il potenziale di soccorso di Triton è davvero minimo.

Dobbiamo però ammettere che noi, lo dicevo primanel sottolineare la risposta della commissaria Malmström, non siamo stati particolarmente virtuosi nel gestire le risorse che l’Unione europea ci forniscee ci garantisce per affrontare l’emergenza immigrazione.

L’Italia, infatti, è la prima destinataria dei fondi dell’Unione europea per gli affari interni. Nella programmazione che viviamo, 2014 – 2020, per questa emergenza ci sono due fondi, il fondo “Asilo e Immigrazione”, che finanzia per l’appunto i sistemi di accoglienza, e il Fondo “Sicurezza Interna” che include il controllo delle frontiere esterne ed i visti.

Dei 310 milioni di cui vi ho parlato, 212 milioni attengono al secondo e finanziano, appunto, missioni come Mare Nostrum. In più, proprio l’altro ieri è arrivata la notizia che la Commissione ha concesso al nostro Paese ulteriori 13 milioni delle così dette “misure di emergenza”, proprio per fare fronte agli sbarchi, non per potenziare l’operazione, ma che vanno, appunto, in quell’altro capitolo.

Quello che però ci dovrebbe fare riflettere è che questi fondi non nascono all’interno della citata programmazione. C’erano anche nel periodo 2007-2014, con nomi e modulazioni diversi. Di questo certamente parlerà meglio il rappresentante della Commissione, ma l’Italia ha beneficiato di uno stanziamento di base di 478 milioni di euro a cui si sono aggiunti altri 30 milioni.

Ora questo è il panorama.

Quali sono le proposte che porta avanti il Parlamento europeo, che è quello che mi sta più a cuore. Innanzitutto, non si può pensare di avere esaurito così l’appoggio e il sostegno, che oltre che economici e finanziari devono essere politici: la solidarietà non si deve tradurre in trasferimenti di denaro, ma in cooperazione politica. E dunque:

  • La solidarietà politica di cui l’Italia ha bisogno, che dovrebbe richiedere a gran voce, infatti si chiama: ricollocazione e reinsediamento dei richiedenti protezione internazionale negli altri Stati membri.
  • La revisione di Dublino Tre. Non dobbiamo dimenticare che, oltre al salvataggio, c’è il drammatico momento dell’accoglienza. Conosciamo gli effetti delle rigidità: da un lato c’è la pressione fortissima dei Paesi di primo approdo, dall’altro c’è il conflitto diretto con le aspirazione dei migranti. Così si produce una evidente disparità di condizioni tra i paesi frontalieri e si sono incontrate difficoltà insormontabili nell’attuale le procedure di identificazione. Gli obiettivi di una modifica che tutti noi chiediamo a gran voce del Regolamento di Dublino, a questo punto, sono chiarissimi.
  • Prima di tutto lo status comune europeo di rifugiato, così come esiste lo status di cittadino europeo.
  • L’istituzione di un’agenzia europea per l’asilo e l’immigrazione operante anche al di fuori del territorio dell’Unione europea, utilizzando sedi diplomatiche già esistenti in alcuni Paesi africani, almeno quelli con cui abbiamo, per fortuna, ancora un’interlocuzione, in grado di gestire le domande di protezione internazionale, collaborando e coordinandosi con l’UNHCR.
  • E poi un sistema europeo di accoglienza che si basi sulla solidarietà tra i paesi membri e che superi il criterio esclusivo del paese di prima accoglienza distribuendo la presenza dei rifugiati per quote, definite sulla base degli indici demografici ed economici.

Noi stiamo lavorando per questo, anche perché lo stiamo facendo nell’ambito di un Parlamento che ha, per la prima volta, una valenza di attore codecisionale, e noi rivendichiamo tutti i giorni questo ruolo e lo facciamo ancora di piùda italiani. Lo faccio in prima persona come europarlamentare siciliano, perché non possiamo più permetterci i minuti di silenzio, il triste rito di diffusione di immagini che fanno veramente parlare il mondo. Ma – lo ripeto ancora una volta, sono grata alle nostre forze armate ed allo sforzo enorme che è stato fatto – non possiamo certamentegirarci dall’altra parte e non possiamo lasciare il campo a certa politica che strumentalizza l’orrore, la strage, il terrore e soprattutto questo altissimo tributo di vite umane che ha fatto del Mare Mediterraneo, non solo un cimitero, ma ancor di più oggi – si è parlato poco fa di BokoHaram e di tutti i pericoli di offensiva fanatica Islamica su base pseudo-religiosa – anche un campo di battaglia.

Grazie.

Programma completo
Quarta sessione
Verso un nuovo approccio europeo
di Mario Morcone
Capo del Dipartimento centrale per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'Interno
di Michela Giuffrida
Parlamentare europeo
di di Nicoletta Parisi
Professore ordinario di diritto internazionale ed europeo nell'Università di Catania. Consigliere dell'Autorità Nazionale Anticorruzione (A.N.AC.)
e Dino Rinoldi
Professore ordinario di diritto dell'Unione europea nell'Università Cattolica S.C.
di Giulio Di Blasi
Funzionario della Commissione Europea - Direzione Generale Immigrazione
di Giovanni Salvi
Procuratore della Repubblica di Catania