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Seminario nazionale - Catania 20-21 febbraio 2015
L'immigrazione che verrà

A un fatto strutturale occorrono risposte strutturali

Armando Gradone

Prefetto di Siracusa

Grazie e buongiorno a tutti.

Non posso fare a meno di esprimere tutta la mia gratitudine e riconoscenza alla magistratura tutta di questo distretto ed in particolare alla Procura Distrettuale e al procuratore Salvi per questa straordinaria iniziativa. E lo dico soprattutto dal mio punto di osservazione. Straordinaria perché fa uscire dall’angolo dell’isolamento una realtà che obiettivamente tuttora è poco conosciuta.

Io voglio assumermi tutto il rischio e la responsabilità, se nel mio intervento sarò anche urticante e lo faccio di proposito, consapevolmente, perché qualche provocazione spero possa produrre qualche risultato utile per la provincia di Siracusa. Credo di non essere offensivo, se mi permetto di sottolineare che pochissimi dei presenti probabilmente conoscono esattamente il dato di realtà della provincia di Siracusa, che cosa ha rappresentato la provincia di Siracusa negli ultimi due anni in materia di immigrazione. Lo dico perché io non conosco sono le ragioni di questa disattenzione, commisurata alla dimensione della realtà del Siracusano. Conosco però i dati della realtà. Ed io non posso evitare di cominciare proprio dal fornire alcuni numeri, perché credo che essi siano fondamentali per capire che cosa è successo nella provincia di Siracusa a partire dalla seconda metà del 2013 e per tutto il 2014.

Fino a giugno del 2013 la provincia di Siracusa era rimasta sostanzialmente lontana dai flussi migratori. Erano altre le realtà di approdo: Lampedusa, Porto Empedocle, Pozzallo. Siracusa era rimasta sostanzialmente, al di fuori dei flussi di migratori. Un primo numero: nel primo semestre 2013 a Siracusa si registra un trend di arrivi sostanzialmente in linea con il passato, con numeri modesti, 700 arrivi negli anni precedenti erano stati più o meno questi i numeri: tra 700 e 1000 arrivi annui). Nel secondo semestre 2013 si registranoinvece quasi 15.000 arrivi.

Nel 2014 raggiungiamo la ragguardevole cifra di 45.000 arrivicirca. Questo significa che nel 2014 la provincia di Siracusa è stata in assoluto la principale porta di arrivo dei migranti che hanno raggiunto il nostro Paese. Io temo che nel nostro Paese, ma anche nella stessa Sicilia, a volte addirittura nella mia stessa provincia, questo dato di realtà non sia patrimonio di tutti.

Un altro dato, e non ne darò più altri. Dal giugno del 2013 al dicembre 2014 noi abbiamo registrato circa 230 sbarchi. Dividendo il numero dei giorni per il numero degli sbarchi, fa uno sbarco ogni 2,5 giorni. Immaginate la pressione, il livello di impegno, la difficoltà di fare fronte ad un compito così straordinario e così superiore alle forze del territorio.

Un territorio quindi che non solo era rimasto lontano dai flussi immigratori, un territorio che non aveva risorse logistiche e che non aveva neanche esperienze e prassi operative adeguate ad un fenomeno completamente nuovo.

Ma soprattutto nella fase precedente a Mare Nostrum c’è un altro aspetto della esperienzadella provincia di Siracusa, che la ha resa peculiare rispetto a qualunque altra realtà di approdo.

Siamo abituati a vedere gli arrivi in luoghi qualificati dalla presenza di strutture di soccorso e di accoglienza (Lampedusa, Pozzallo) e la realtà si può definire “strutturata”, più o meno sufficiente rispetto allo scopo, ma certamente strutturata, strutturata in maniera progressivamente più rispondente all’esigente, perché quelle terre, come è stato ricordato ieri dal collega della Questura di Ragusa, per annihanno sperimentato questa realtà. Ecco, questo dato che sto per dire è un dato che è sfuggito all’attenzione di tutti e non ho mai capito perché.

A differenza di quelle realtà di Lampedusa e di Pozzallo, dove l’arrivo era orientato verso un luogo di accoglienza dedicato, prima di Mare Nostrum, quindi prima dell’ottobre del 2013 gli arrivi nel Siracusano interessavano quasi l’intero arco costiero della provincia, cioè 80 – 90 chilometri di costa: Pachino, Portopalo, Vendicari, Noto, Avola, Siracusa, Augusta. Spesso ciò avveniva in sequenza, cioè nello stesso giorno su punti diversi della costa, in nessuno dei quali era presente una struttura logistica idonea a questo scopo: né a Pachino, né a Portopalo, né a Vendicari, né a Noto, etc..

Nessuno ha colto il significato di questo dato di realtàin termini di sforzo della provincia di Siracusa. È stato un compito immane, perché a differenza delle altre strutture gli sbarchi non avvenivano dove noi avevamo un presidio, un dispositivo di soccorso di accoglienza. Spesso nella stessa giornata le Forze dell'Ordine e tutta la macchina del soccorso e dell’accoglienza erano costrette a muoversi come una pallina di biliardo, di qua e di là, da nord a sud, nella stessa giornata, con centinaia e centinaia di arrivi.

Provate ad immaginare che cosa questo ha significato per una provincia che non aveva strutture e non aveva esperienza. Però non ci siamo persi. Voglio dire qui pubblicamente grazie all’intera provincia di Siracusa, ai cittadini di Siracusa, a tutte le componenti che hanno consentito di svolgere questo colpito, senza perderci, perché il rischio di perderci era altissimo.

Con Mare Nostrum cambia completamente lo scenario, Mare Nostrum ci porta molti vantaggi, ma anche tante difficoltà aggiuntive. Il vantaggio che ci porta Mare Nostrum è evidente. Mare Nostrum ha bisogno di un grande porto, nella provincia di Siracusa c’è un grande porto commerciale, uno dei più grandi d’Italia, il porto di Augusta, un luogo sicuramente tra i più idonei per l’arrivo delle grandi nave impiegate dalla Marina Militare nel dispositivo Mare Nostrum. Ciò ha rappresentato un notevole vantaggio per noi, perché vi è un unico luogo dove tutto lo sforzo deve essere prodotto per attività di primo soccorso, di assistenza e poi di accoglienza.

A differenza della fase precedente, nella quale correvamo di qua e di là, senza tuttavia avere a disposizione in alcuno di questi punti strumenti idonei per svolgere quest’attività, ad Augusta, crescendo sempre di più, abbiamo potuto attrezzare un dispositivo, certamente estemporaneo: un attendamento, che via via è stato arricchito da una serie di presidi sanitari, igienici, etc., per consentirci di offrire la migliore attività di soccorso e prima assistenza possibile già in ambito portuale.

Abbiamo potuto così concentrare i nostri sforzi su quel luogo di sbarco e non sugli altri luoghi di sbarco dove non ci sono stati più arrivi. Gli arrivi precedenti erano quasi sempre spontanei. Con Mare Nostrum si tratta di arrivi assistiti, conseguenti ad attività di soccorso, e quindi concentrati su Augusta.

Ma ad Augusta non sono scomparse le difficoltà, legate essenzialmente alla pressione che comunque si è continuato ad esercitare su quel luogo, perché gli arrivi erano anche ad Augusta, a volte in sequenza, nell’arco della stessa giornata o di un giorno e mezzo due. Abbiamo dovuto far fronte anche due/tre sbarchi in sequenza.

Ma non erano più gli sbarchi spontanei di 100/150 migranti a bordo di barconi. Erano migranti che arrivavano a bordo delle grandi navi della Marina Militare che erano conseguenti a decine di attività di soccorso. E quindi trasportavano anche 700 – 800 – 1000 migranti. Siamo arrivati fino ad un massimo di poco meno di 1600 a bordo (non ricordo se della San Giusto o della San Marco) delle grandi navi militari. 1600 uomini come unico sbarco! Un compito immane da produrre non in modo discontinuo, intermittente, ogni tot (ogni 15 giorni, ogni mese), che pure sarebbe un compito difficile da svolgere, ma un compito da svolgere con carattere di continuità, perché quel rapporto, uno sbarco ogni 2,5 giorni significa che a Siracusa non ci sono state pause!

Ed anche qui voglio essere un po’ urticante. Attenzione! Quel compito svolto con carattere di continuità non è un compito svolto da un’organizzazione di tipo militare con tanto di gerarchia, che può programmare e pianificare la propria attività nel modo migliore.

No! È un compito svolto da componenti diverse, fatte in gran parte da volontari, non da uomini in divisa, non da soldati. Ed anch’io mi considero un soldato, se me lo permettono gli uomini in divisa qui presenti. Soldato nel senso di soldato dello Stato. A me lo Stato può chiedere qualunque cosa, sono addestrato per questo, come siete addestrati voi a rispondere ai comandi che ci vengono dati. Qui il compito è molto più difficile, perché è assolto da volontari, che debbono realizzare, ogni volta che serve,tutti quei servizi che sono richiesti per l’attività di soccorso e di assistenza ai migranti. Non sono uomini ai miei ordini, sono volontari che generosamente e quotidianamente offrono il loro servizio allo Stato.

Questo, lo voglio ribadire, è un servizio allo Stato che viene offerto da tutte le componenti e le organizzazioni umanitarie: Protezione Civile, Misericordia, Croce Rossa, Azienda Sanitaria Provinciale, Medici Senza Frontiere, Emergency, Terre desHommes, tanti volontari impegnati non una volta ogni tanto, ma quotidianamente (si ricordi la media uno sbarco ogni 2,5 giorni).

Quindi noi ad Augusta abbiamo dovuto garantire un presidio permanente di soccorso e prima assistenza in ambito portuale, non presso un centro di accoglienza, a differenza di Lampedusa e Pozzallo. Anche ad Augusta si è riproposto la stessa difficoltà che prima era duplice, perché era fatta di assenza di dispositivi e fatta di pluralità di approdi. Ma sia pure nell’ambito dello stesso luogo di approdo si è riprodotto il problema della continuità, dell’impegno. A garantire quotidianamente con queste forze che vi ho detto, forze straordinarie che sono riuscite a produrre ogni giorno questo straordinario miracolo. Io considero l’esperienza Siracusana uno straordinario servizio che è stato offerto generosamente da tanti volontari allo Stato.

Un'altra provocazione.

Non c’è dubbio che Mare Nostrum sia stata un’esperienza straordinaria, un’esperienza che ha dato orgoglio a tutti noi italiani. Però una cosa va detta.

È vero che a bordo delle grandi navi militari vi erano presidi di assistenza che hanno agevolato enormemente i compitidi terra. Tra i vantaggi sottolineo anche il fatto di potere avere per tempo già la lista dei passeggeri a bordo, delle loro difficoltà, della tipologia, delle etnie. Sapevamo già tutto prima che i migranti arrivassero e ciò costituisce un grande vantaggio nella predisposizione del servizio.

Attenzione però!Non meno del 50% degli arrivi ad Augusta sono avvenuti con navi mercantili, navi che non avevano a bordo nessun tipo di presidio. In tali casi la difficoltà è stata enorme, soprattutto per via della continuità di questo sforzo, che è ciò che rende straordinaria questa impresa.

Ed i problemi non sono soltanto quelli legati all’attività del soccorso e dell’assistenza. Ci sono poi i problemi logistici legati al trasferimento dei migranti, perché con quel tipo di pressione la provincia di Siracusa ha assolto sostanzialmente, più che ad un compito di accoglienza, a compiti di soccorso, assistenza e trasferimento. Nella gran parte dei casi la maggior parte dei migranti sono stati trasferiti nei centri di accoglienza già dal porto, non solo nel territorio della provincia, ma in tutta Italia sulla base di una pianificazione che di volta in volta c’è stata fornita dal Ministero dell’Interno, tramite il prefetto Morcone.

Io mi dedicherò soltanto a due aspetti che sono poi il senso delle mie provocazioni. Vogliono essere il senso delle mie provocazioni. Il compito che c’è stato richiesto è un compito che con onestà bisogna riconoscere che è un compito superiore alle forze di un territorio.

Ho sentito ieri dire “emergenza sì, emergenza no; non è un’emergenza, è un fatto strutturale”.

Certamente è un fatto strutturale ed occorrono risposte strutturali. Ma questo vale su scala nazionale ed europea. Invece su scala localequella è emergenza pura, io non so come altro chiamarla. È un compito che richiede risorse aggiuntive, che non si può assolveresemplicemente con le risorse del territorio né attraverso l’iniziativa dei soli attori del territorio.

Specifico subito che cosa ho in testa, perché riguarda attori che sono qui presenti al tavolo ed altri in sala. Ho detto che sono riconoscente a Protezione Civile, Misericordia, Croce Rossa, Emergency, Terre desHommes, Medici senza Frontiere e tutte le altre organizzazioni umanitarie,che hanno svolto un compito meraviglioso.

Ma mi chiedo, perché mai tutto questo debba essere semplicemente la conseguenza dell’attivazione di un povero prefetto di campagna. E se non ci riesce il prefetto di campagna, cosa succede?

Allora mi chiedo perché queste componenti non debbano essere impegnate nelle realtà di arrivo, secondo una logica e una visione nazionali, in virtù delle quali siano impegnate di più laddove serve di più, non dove c’è un prefetto che è riuscito a trovare simpatie. Ci deve essere una visione nazionale della materia.

Non è possibile che ci siano più di risorse a Palermo o a Trapani con uno sbarco ogni tot e ci siano invece meno risorse a Siracusa dove gli sbarchi hanno la frequenza di uno ogni 2,5 giorni!

Non ho capito perché le cose siano andate così e ciò nonostante la mia riconoscenza per lo sforzo compiuto, straordinario, soprattutto nei confronti di Emergency, che è stata al nostro fianco e ha garantito nei centri l’assistenza sanitaria necessaria sin dal primo giorno in cui la provincia di Siracusa è stata investita da questa tormenta, etutti gli altri attori citati prima.

Meravigliosa terra di Siracusa, meravigliosa terra di Sicilia, avete fatto un miracolo con l’aiuto di queste componenti.

Però, io insisto su questo. Se Siracusa è fondamentalmente terra di transito, che deve fornire in via prioritaria attività di primo soccorso, di sorveglianza sanitaria e di prima assistenza, è allora doveroso che ci sia una valutazione complessiva delle esigenze in rapporto alle realtà dei territori.

Non è possibile che ci siano dieci ambulanze a Palermo per uno “sbarchetto”, scusatemi se mi permetto questo termine, ma ho detto prima, che mi sarei permesso qualche provocazione, che non ci sia però poi un’ambulanza a Siracusa. Eh no! No, il prefetto non può essere costretto a bussare così dalla mattina alla sera. Ci deve essere una assunzione di responsabilità a livello nazionale, che vale per gli attori istituzionali.

Un'altra provocazione.Il Ministero dell’Interno ha gestito tutto questo quasi in solitudine, attraverso le prefetture. Ma altri attori istituzionali hanno fatto lo stesso.

E qui si potrebbe aprire il capitolo, che è prioritario, dell’assistenza sanitaria. La Sicilia ha fatto tantissimo. Io credo che altre regioni non abbiano quello che la Regione Sicilia ha da alcuni mesi a questa parte, cioè una pianificazione puntuale del servizio da rendere ai migranti in ambito portuale e nei centri, il c.d. Piano di contingenza, varato ad aprile dall’Assessorato alla Salute di Palermo. Ancora una volta, grazie Sicilia!

Ma non è un compito di Siracusa o della Sicilia, questo è un compito dello Stato, prima ancora di essere un compito di Bruxelles, ma è prima ancora un compito dello Stato nel suo insieme, che deve consentire ai territori dove questo compito viene richiesto, deve consentire di avere presidi adeguati per farlo. L’assistenza sanitaria è una priorità, lo diciamo tutti, però poi non succede, occorrono energie che vengono da Roma, da Palermo... Occorre questo. Occorre una valutazione saggia, intelligente, razionale di quello che serve sui territori.

Un altro tema delicatissimo è quello dei minori non accompagnati, che secondo la nostra esperienza, costituiscono in media il 10% degli arrivi. Provate ad immaginare, sempre quel rapporto di uno sbarco ogni 2,5 giorni cosa ha prodotto in termini di entità di arrivi di minori stranieri non accompagnati. Parliamo di migliaia complessivamente, di centinaia arrivati ad ogni sbarco. È qui presente la mia amica Carmela Librizzi, che come Presidente della commissione straordinaria di Augusta insieme agli altri commissarisi è fatta carico di tutto questo. Ma questo è un problema grande. La pressione di arrivi di minori stranieri non accompagnati richiede presidi logistici, capacità di pianificazione a livello generale del collocamento rapido dei minori.

Ma come può una provincia, tra l’altro non particolarmente grande, come quella di Siracusa, e come può un semplice comune, come Augusta, essere in grado di esprimere una capacità di accoglienza nei confronti di migliaia di minori stranieri non accompagnati?

Io credo di avere già esagerato con le mie provocazioni, però non ho visto cartellini rossi né gialli, quindi penso che le mie provocazioni siano state intese per quello che volevano essere: approfittare di questo luogo di confronto e di riflessione, per portare a casa anche qualche po’ di bene per la mia provincia.

Grazie per la vostra attenzione.

Programma completo
Terza sessione
L'Approdo
di Carlo De Chiara
Consigliere della Corte di Cassazione
di Armando Gradone
Prefetto di Siracusa
di Rosario Valastro
Responsabile della Croce Rossa Italiana per la regione Sicilia
di Emiliano Abramo
Responsabile della Comunità di Sant'Egidio - Sicilia
di Antonello Ciervo
Professore nell'Università di Perugia, avvocato ASGI
di Vittorio Gaeta
Consigliere Corte di Appello di Bari
di Viviana Valastro
Responsabile protezione minori migranti per Save the Children
di Maria Francesca Pricoco
Presidente del Tribunale per i Minorenni di Catania
di Donatella Donati
Giudice del tribunale per i Minorenni di Bologna