home search menu
Seminario nazionale - Catania 20-21 febbraio 2015
L'immigrazione che verrà

L’Unione Europea batta un colpo sulla situazione del Mediterraneo

Mario Morcone

Capo del Dipartimento centrale per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno

Grazie al procuratore Salvi e a tutti i colleghi, mi permetto di dire, magistrati che hanno lavorato a questo convegno straordinario e importante, perché ci ha consentito di confrontarci davvero su temi complicati, perché sono temi complicati. Sarebbe davvero utile e necessario avere più spesso queste occasioni.

Vado dritto alle questioni, senza curarmi di fare piacere o dispiacere a qualcuno.

Stamattina abbiamo sentito il lavoro straordinario che hannosvolto la Marina Militare, la Guardia Costiera, le Forze dell'Ordine. Abbiamo visto – come ha detto il sottosegretario Minniti, centrando terribilmente la questione –che il Mediterraneo è di fatto in questo momento e forse anche nei prossimi anni la questione che investe la sicurezza del pianeta, e ciò alla luce delletante crisi regionali che non abbiamo mai visto dalla seconda guerra mondiale in poi: l’Ucraina, l’Afghanistan, l’Iraq, la Siria, il Medio Oriente, il Corno d’Africa, BokoHaram, l’Africa Sub-Sahariana,il Centro Africa, la Libia.

Rispetto a tutto questo che cosa ha fatto il Ministero dell’Interno e con ciò intendendo tutta la struttura italiana? Essa nel 2014 ha fatto la più grande operazione di accoglienza umanitaria che la Repubblica abbia mai vistonei confronti di 170.100 persone. L’ha detto il sottosegretario Minniti e mi ha fatto molto piacere, ma mi ha fatto straordinariamente piacere che l’abbia detto il Presidente Renzi in TV a “Virus” l’altra sera.

E l’ha fatto con sistemi amministrativi ordinari, senza ricorrere all’ordinanza di Protezione Civile, senza ricorrere all’emergenza, svolgendo le gare. Poi naturalmente ci saranno luci, ci saranno ombre – e non ci tiriamo indietro rispetto alle ombre – però credo che sia giusto mettere in primo piano anche le luci.

Accogliere per la prima volta nel paese 170.100 persone con un sistema di accoglienza ordinaria, tentando di costruire, durante una pressione immigratoria come questa, mai avuta in passato, per la prima volta, una infrastruttura ordinaria di accoglienza in questo paese, che poi è l’impegno che io ho preso con la Direzione Generale Migrazioni e Affari Interni dell’Unione Europea a luglio dell’anno scorso, francamente a me non sembra una cosa da poco.

Come abbiamo immaginato di fare tutto questo? fondandolo su tre pilastri: la conferenza unificata (se n’è parlato prima, ma adesso l’approfondiamo) del 10 luglio 2014; il raddoppio delle commissioni; il sistema delle commissioni per l’asilo; i minori non accompagnati.

La Conferenza del 10 luglio del 2014 è, a mio avviso, una scelta politica di grande valore concreto. L’idea che le rappresentanze dello Stato, delle Regioni e dei Comuni decidano concordemente di farsi carico in maniera condivisa dell’onere dell’accoglienza nel nostro Paese è un passo in avanti straordinario. Poi, poco importa la polemica su “chi tira calci, perché ha le elezioni regionali, quindi spera di vincere le elezioni”, attraverso una qualche forma di rinnegazione delle decisioni assunte il 10 luglio 2014. L’unica cosa che veramente mi divide dall’onorevole Salvini è il fatto che lui è tifoso del Milan e la storia mi sta dando ragione….

In realtà quello è stato un passaggio fondamentale.

Noi stiamo accogliendo in questo momento circa 80.000 persone. Non era mai era accaduto. Vorrei che fosse chiaro. La grande emergenza nord – Africa con le trombe, i pennacchi, i vessilli, che è stata gestita con tutte le semplificazioni amministrative possibili, in realtà riguardava 60.000 persone sbarcate, non di più.

Oggi stiamo parlando di tre volte questi numeri. Abbiamo oltre 20.500 persone nello SPRAR, abbiamo 36.000 persone accolte in strutture straordinarie che abbiamo realizzato attraverso gare, abbiamo oltre 13.267 minori.

È chiaro che la via maestra scelta per l’accoglienza è lo SPRAR, cioè i progetti che volontariamente i comuni propongono al Ministero dell’Interno e che vengono selezionati e finanziati dal Ministero dell’Interno. Questa, a nostro avviso, è la strada migliore sia oggi sia per il futuro. Il resto sono soluzioni che siamo stati costretti a prendere e che speriamo di ridurre sempre di più.

Naturalmente tutto questo è oggetto di un monitoraggio costante.

Ci sono le ombre che abbiamo detto: “Mafia capitale”, alcune vicende anche locali e in Lombardia. Ciò fa parte naturalmente della vita di un Paese complicato come il nostro, ma noi non ci stanchiamo di insistere, verificando e lavorando su questo tema anche con i colleghi dell’ANCI.

Teniamo, però, presente che questo Paese è composto da 8.092 Comuni. Ciò significa -basta fare la divisione –che,se ogni comune riuscisse a tenere fuori dal dibattito politico il tema dell’accoglienza, probabilmente questo numero non sarebbe così grande e soprattutto il Sud sarebbe meno gravato dell’onere dell’accoglienza e credo che tutto questo peso sarebbe più largamente condiviso, con minore impatto sociale, una maggiore presenza di soggetti accolti correttamente e il tutto si risolverebbe in un motore della ripresa italiana.

L’idea è quella di costituire in ogni regione dei Centri per la prima accoglienza (“Hub”), dove immediatamente distinguere chi chiede la protezione internazionale, da avviare poi alle commissioni e da inserire nel sistema SPRAR, da chi non la chiede, perché ci sono anche quelli che non la chiedono. Anche su questo tema stiamo facendo il nostro lavoro. Abbiamo individuato alcune strutture, che stiamo rimettendo a posto. Alcune di esse sono messe a disposizione dal Ministero della Difesa, che non utilizza più. Un altro genere di strutture individuate è, per es., il Villaggio di San Giuliano di Puglia (ricorderete la tristissima vicenda del terremoto di San Giuliano, con la morte di tanti bambini),che è molto grande, completamente libero in buone condizioni.

C’è poi il tema del CARA di Mineo, qui a Catania, che non dobbiamo nascondere. Nella pausa del pranzo ho fatto una breve visita a Mineo.

Bene, vi devo dire che, indipendentemente poi da quello cheriguarderà il procuratore Salvi e non me, in realtà io ho trovato una situazione di accoglienza molto civile e appropriata. C’è un problema. Nel momento in cui abbiamo realizzato un “polmone” così pesante, come Mineo, bisognerà pensare – eci vorranno anni – a come sgonfiarlo e a come garantire a quelle persone un futuro che consenta loro di camminare con le loro gambe, perché evidentemente io non immagino che un paese di 3.200 abitanti, come è Mineo, possa rimanere assistito nel tempo. È evidente che piano piano bisognerà trovare occasioni, modalità, fantasia, iniziative per costruire ed offrire a queste persone dei percorsi d’integrazione, magari anche in altre parti d’Italia.

Per il resto, però, la situazione di accoglienza di Mineo a me è parsa francamente molto civile. Vorrei sottolineare che in questo contesto un Paese come l’Italia non si può permettere le tendopoli. Troveremo, che siano d’accordo o meno alcuni amministratori locali, le soluzioni anche nel Centro Nord, soprattutto nel Nordest.

Secondo pilastro di cui abbiamo parlato, sono le commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale.

Il decreto legge 22 agosto 2014 n. 119, convertito nella legge 17 ottobre 2014 n. 146 ha raddoppiato il numero delle commissioni, che da 20 sono passate a 40.

Questo serve per accelerare le procedure. Stiamo facendo molta fatica a costituirle, e vi abbiamo impiegato forse troppo tempo, ma non è sempre facile trovare le persone che ne fanno parte, però con onestà intellettuale sento di dovere dire alcune cose al rappresentante dell’ASGI, Avvocato Ciervo, sulle quali non posso trovarmi d’accordo.

Non è vero che si introduce una deroga alla valutazione collegiale. Siamo l’unico Paese in Europa, credo, nel quale fa stabilmente parte della commissione un rappresentante dell’Alto Commissariato per i Rifugiati. Quindi non è vero!

È vero invece che, come suggerito dalla Commissione, abbiamo consentito un’intervista individuale,la quale sfocia sempre, però, in una decisione collegiale, e che il singolo può sempre chiedere di essere audito anche dalla commissione nella sua collegialità, proprio perché siamo convinti che la vita delle persone meriti evidentemente un’attenzione e un rispetto ed una garanzia maggiori di quella che viene data in altri Paesi.

Sulla impreparazione dei membri è possibile che ci siano delle improvvisazioni. Stiamo lavorando molto sulla formazione, attraverso l’EASO1 ma non solo, anche con partnership europee, con un rapporto diretto con alcune Nazioni europee.

L’ho detto prima, di tutte le commissioni fa parte un membro dell’Alto Commissariatodell’ONU per i Rifugiati. Mi domando allora come si ponga il problema delMali. Se l’Alto Commissariato partecipa alla decisione della commissione, francamente faccio fatica a capire quando si dice che rispetto ai Maliani ci atteniamo ad una circolare del 2013 etc.. In base agli ultimi dati pubblicati sul sito del Ministero dell’Interno, che ho con me, abbiamo la più alta percentuale di riconoscimento della protezione in Europa. Siamo al primo posto. È chiaro che consideriamo sia lo stato del rifugiato, sia la protezione sussidiaria, sia il premesso umanitario, ma siamo al primo posto in Europa. Su una media del 48% l’Italia raggiunge oltre il 50%.

Poi faccio ulteriormente fatica a capire un altro aspetto.

Se uno arriva e chiede la protezione internazionale e in prima istanza la Commissione stabilisce che non ne ha diritto, fa ricorso al Giudice ordinario e viene ribadito che non ne ha diritto, come si fa a pensare che debba rimanere sul territorio nazionale? Ma allora perché l’abbiamo istituito le Commissioni?! E perché facciamo lavorare il Giudice ordinario?! Francamentetrovo abbastanza paradossale questa posizione, forse largamente aperta ai destini delle persone, ma da me non condivisa. Io continuo a mantenere una paratia forte tra chi ha un diritto costituzionalmente garantito e quindi ha naturalmente la protezione internazionale e chi invece magari cerca l’avventura nel nostro Paese. Ne comprendo i motivi umani, ma si tratta di una condizione profondamente diversa.

Qui invece si pone un problema serio, che ho sentito anche dal consigliere della Corte di Appello di Bari, Vittorio Gaeta. Per noi il tempo che si impiega per esitare i ricorsi giurisdizionali, come pure i tempi attuali delle Commissioni territoriali costituiscono un grande problema.

Dicevo: luci ed ombre. Ci mettiamo ancora troppo tempo, abbiamo liste ancora troppo lunghe e questo determina irrequietezza ele giuste lamentele di coloro che sono in attesa. Noi non ci possiamo permettere questi tempi. Dovremmo trovare una soluzione per accelerare il percorso che porta alla decisione del Giudice ordinario, perché questo naturalmente determina poi un’alterazione di situazioni che pure sono state in qualche modo prospettate.

È chiaro che se io sto un anno nel centro d’accoglienza, nella lista che mi vede al centesimo posto per l’audizione, dopodiché faccio ricorso al Giudice ordinario e ci vogliono due anni per avere la decisione del Giudice ordinario, alla fine,se fossi io il Giudice ordinario, direi “questo sta da quattro anni in Italia, dove lo rimando?”. Si è precostituita una condizione di protezione internazionale, “gli do la protezione umanitaria e risolviamo così”.

Rapidissimamente affronto il tema Regolamento diDublino e sentenza Tarakhel. Intanto, secondo me tale decisione è stata adottata senza tenere conto del Regolamento c.d. “Dublino Tre”. In secondo luogo essa non ha condannato l’Italia. Ha solamente chiesto delle garanzie perché si trattava di una famiglia di otto persone con i bambini nati in Svizzera. Allora io mi sono posto il problema e ho detto: qua la questione non è italiana, la questione è svizzera, e quindi a novembre ho detto al mio omologo svizzero, Mario Gattiker: “Guarda, l’Italia è prontissima, per la famiglia Tarakhel è a disposizione un appartamento – non vi posso dire dove ovviamente – ma siamo felici di avere la famiglia Tarakhel”. A gennaio mi hanno chiamato alcuni giornalisti svizzeri e mi hanno detto “ma com’è che la famiglia Tarakhel non è arrivata ancora, com’è che l’appartamento non è pronto?!”. “Eh, ma state scherzando? L’appartamento è pronto, è attaccato il gas, la luce, tutto, ci sono gli stipetti in cucina, metteremo i bambini a scuola, tutto!”. “E com’è possibile che non vengono?”. Ho risposto: “non lo dovete domandare a me, ma ai vostri concittadini svizzeri”. Dopodiché è arrivato l’ufficiale di collegamento Svizzero, un po’ mortificato, dicendo: “Noi vorremmovedere l’appartamento”. “Benissimo!”. Sono andati a vedere l’appartamento di 120 mq e lo hanno giudicato perfetto.

L’appartamento sta sempre lì, la famiglia Tarakhel non arriva.

Allora, qual è il senso di tutto questo discorso?Il senso è che in difficoltà non siamo noi, bensì gli Svizzeri a dovere spostare in Italia una famiglia di otto persone, con i bambini nati in Svizzera.

Non si può cercare di sostenere che il problema siamo noi che non diamo la giusta accoglienza, un’accoglienza adeguata allo standard, e stiamo ancora aspettando la famiglia Tarakhel. A questo si aggiunge la decisione citata sempre dall’avvocato dell’ASGI, dove si chiarisce in maniera inequivoca che la garanzia è chiesta eventualmente per situazioni familiari particolari e non per le persone singole per le quali non c’è nessun motivo di chiedere alcuna garanzia.

In Italia c’è un sistema di accoglienza funzionante che non ha niente di meno degli altri Paesi e così, con buona pace di Olandesi e Danesi, è finita pure questa storia.

Terzo pilastro, i minori non accompagnati. Bisogna fare il punto della situazione. I colleghi magistrati, oso dire colleghi, ma, insomma, la devono dire tutta. I minori non accompagnati sono regolati ancora da una legge quadro, la n. 328 del 2000, che si riferisce ad un mondo e a uno scenario completamente diversi. La legge 238 del 2000, la leggein realtà immaginava che il bambino abusato, il bambino scappato di casa a Roma, a Catania, a Palermo, veniva preso in carico dal Comune, il quale doveva assisterlo, essendo persona vulnerabile, costruirne la formazione, etc..

Però, già dall’emergenza Nord – Africa, poi nel 2013 einfine nel 2014 abbiamo avuto 13.500 minori non accompagnati, il 90% dei quali dell’età media compresa trai 15 e i 18 anni. Possiamo accettare che il percorso immaginato dalle regioni, compresa la Sicilia – anzila Sicilia è quella che ha deciso più recentemente sui minori non accompagnati – possacostare 80 euro al giorno pro die e pro-capite ed a Torino possa costare 110 euro pro die procapite? Fatemi fare a me una volta tanto il leghista, fanno 3300 euro al mese! Me lo dite quale famiglia italiana può spendere per suo figlio 3300 euro al mese, peraltro per ragazzi che sono tra i 15 ed i 18 anni?

Francamente questa cosa non funziona esicuramente non ha funzionato.

Il Ministero dell’Interno non c’entra niente. L’ANCI ha posto il problema con forza e con la legge di stabilità dal primo di gennaio 2015 il Ministero dell’Interno si fa carico dell’accoglienza dei minori non accompagnati e dell’istituzione di un canale SPRAR per i minori non accompagnati. Abbiamo fatto già il bando, che è scaduto il 30 gennaio, e la commissione sta esaminando le domande che sono pervenute rigorosamente dal Sud. Paghiamo 45europro die pro-capite, ci saranno le strutture di prima accoglienza dal 10 di marzo, con l’ANCI stiamo lavorando al progetto SPRAR, per il quale anche è necessario un bando e quindi avremmo i posti nello SPRAR al più presto. La legge 238 non esiste più; è stata già di fatto “rottamata”. Nel recepimento delle direttive europee in corso contiamo già di mettere dei presupposti per il suo cambio. La legge Zampa ("Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e altre disposizioni concernenti misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati”. NdT) è nata in un contesto diverso. Dobbiamo approvare la Legge Zampa, ma tenendo presente che è rivolta ad una realtà che è profondamente mutata. Che pensiamo di fare? Va beh, questo spetta alla politica internazionale, all’ammiraglio Foffi, al sottosegretario Minniti.

Noi comunque stiamo lavorando molto con il Ministero degli Esteri alla cooperazione con i Paesi terzi. Una delle idee, perché certo non è la risolutiva, è il così detto Processo di Khartoum, cioè la nostra capacità - assieme ad organizzazioni internazionali - di fermare le rotte dei migranti a sud della Libia, quindi nel Centro Africa, per poi portare via le persone che hanno diritto alla protezione internazionale con percorsi sicuri attraverso l’istituto del resettlement. Noi e la Germania stiamo lavorando a questo. Abbiamo già posto una serie di paletti e parlato con il Niger, con il Sudan, etc.. Abbiamo messo delle risorse nel salvadanaio per questo obiettivo. È un modo certamente per rompere il percorso dei trafficanti di essere umani dal Sud-Africa, dal Centro Africa e dalle rotte che vengono sia dal Corno D’Africa che dal Marocco e dall’Algeria. E’ un modo per garantire la protezione internazionale a chi ne ha titolo in maniera sicura. Certamente anche questo può essere un tema che si presta a tante discussioni a tante riflessioni.

Che sta facendo l’Europa? Io non l’ho capito bene. Ce lo dirà forse il nostro collega che è qui con noi.

Io che sonoun europeista convintissimo, rispetto alla situazione del Mediterraneo, luogo dove si gioca una delle partite della sicurezza planetaria, quale descrittadaMinniti stamattina, francamente mi aspetterei una politica comune vera. Credo invece che siamo rimasti al programma di Stoccolma. Dopo di ciò una cosa seria non è uscita più dall’Unione europea. Spero che prima o poi batta un colpo.

Grazie.

1 EASO sta per EuropeanAsylumSupport Office. L’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo è un organismo decentrato dell’Unione europea (UE) istituito con il regolamento (UE) n. 439/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, istituito al fine di rafforzare la cooperazione pratica in materia di asilo e di assistere gli Stati membri ad assolvere i propri obblighi europei e internazionali di fornire protezione alle persone in difficoltà. Svolge un ruolo nella concreta attuazione del sistema europeo comune di asilo (CEAS), agisce in qualità di centro specializzato in materia di asilo, fornisce sostegno agli Stati membri i cui sistemi di asilo e accoglienza sono sottoposti a una pressione particolare.
Programma completo
Quarta sessione
Verso un nuovo approccio europeo
di Mario Morcone
Capo del Dipartimento centrale per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'Interno
di Michela Giuffrida
Parlamentare europeo
di di Nicoletta Parisi
Professore ordinario di diritto internazionale ed europeo nell'Università di Catania. Consigliere dell'Autorità Nazionale Anticorruzione (A.N.AC.)
e Dino Rinoldi
Professore ordinario di diritto dell'Unione europea nell'Università Cattolica S.C.
di Giulio Di Blasi
Funzionario della Commissione Europea - Direzione Generale Immigrazione
di Giovanni Salvi
Procuratore della Repubblica di Catania