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Seminario nazionale - Catania 20-21 febbraio 2015
L'immigrazione che verrà

L’impegno del Consiglio Superiore della Magistratura

Piergiorgio Morosini

Componente del CSM

Qui oggi si sta celebrando un’iniziativa molto importante, e la si sta celebrando in un luogo simbolo, per mille motivi, anche per la sua vicinanza al Centro di Mineo, ma non solo, lo ricordava prima nell’intervento introduttivo, il Sindaco della città.

Un luogo simbolo, non solo delle sofferenze di tante donne, di tanti uomini, ma anche un luogo simbolo in fondo delle contraddizioni e della miopia delle politiche europee, dei pericoli che corre la nostra società per il rafforzamento di forme di criminalità organizzata legate al traffico anche di persone che sono disperate.

Ed è anche un luogo simbolo, però, della necessità di un impegno di vari attori istituzionali e sociali affinché vengano garantiti quei diritti minimi di cui ci parlava anche poco fa il collega Patrizio Gattari.

Si è detto che il problema è un problema di politica estera, e l’hanno detto in tanti, l’hanno detto praticamente tutti. E questo è un po’ sorprendente, pensando soprattutto all’Europa. All’Europa, che dopo l’entrata in vigore del trattato di Lisbona del dicembre del 2009 in realtà prometteva qualcosa di molto diverso, cioè non solo la ricostruzione in senso più democratico delle istituzioni europee, ma anche un grande rilancio sul versante della cultura e delle politiche dei diritti.

È stata una stagione in cui, appunto, la tutela dei diritti fondamentali doveva essere posta al centro dell’iniziative della politica europea. La tutela dei diritti fondamentali è il principio fondante dell’Unione europea, il presupposto della sua legittimazione. Anche perché oggi, che le grandi narrazioni novecentesche in Europa sono finite, l’unica narrazione, che forse percorre il mondo globale, è proprio quella che sembra puntare sulla tutela dei diritti fondamentali.

Così il profugo siriano o la clandestina nigeriana che rivendicano diritti vecchi e nuovi sono in realtà i protagonisti di un universalismo trasversale che si afferma soprattutto, che dovrebbe affermarsi, nella politica europea e nella giurisdizione, anche nelle varie giurisdizioni nazionali.

Eppure, nonostante le tragedie quotidiane l’Unione Europea, ancora, non solo mostra cecità, ma forse fornisce delle soluzioni che addirittura diventano concausa di questi drammi.

Ecco, ma in questo quadro, naturalmente, tutti i vari attori istituzionali devono cercare comunque di costruire delle risposte. Vorrei portare solo uno spunto da un angolo prospettico forse un po’ angusto, come quello della giurisdizione, di tutto quello che ruota attorno alla giurisdizione, quindi anche al suo governo, autonomo, quindi mi riferisco al Consiglio Superiore della Magistratura.

Ecco, anche la giurisdizione, la magistratura, questo convegno organizzato da magistrati deve dare un suo contributo molto significativo, non solo nelle risposte quotidiane della giurisdizione, ma anche nel modo di concepire il servizio giustizia su questo particolare versante.

E voglio richiamarmi proprio, a proposito di luoghi simbolo, Catania come luogo simbolo, anche a documenti molto significativi del Consiglio Giudiziario di Catania sul tema della protezione internazionale. Il Consiglio Giudiziario di Catania ha prodotto un documento su questo tema che è davvero preziosissimo, non solo nell’indicazione dei punti sensibili delle questioni che riguardano i diritti, la tutela dei diritti fondamentali dei migranti, ma anche delle eventuali soluzioni che coinvolgono diversi attori istituzionali.

Lo si è già sentito dagli interventi che mi hanno preceduto, in particolare l’intervento del professor Manes, sotto questo profilo, e del collega Gattari. Sono tanti i problemi della giurisdizione su questo versante. Sono problemi di prova della legittimazione dei diversi status; sono problemi di tutela dei minori stranieri non accompagnati; sono problemi di urgenza nel provvedere, perché la non tempestività del provvedimento giurisdizionale, in questi casi, molto spesso, produce a catena delle lesioni di altri diritti. Sono necessarie, su questo versante, delle competenze specialistiche, pensiamo solo all’ascolto dei richiedenti, l’asilo politico o la conoscenza da parte dei magistrati delle criticità dei singoli paesi d’origine da cui arrivano.

È una sfida, quindi, molto grande, ed è segnalata, proprio dal punto di vista culturale da questo documento molto significativo del Consiglio Giudiziario di Catania che segnala queste criticità anche perché qua si vive, appunto, si vivono le conseguenze anche sul piano giudiziario della vicinanza del Centro di Mineo. Condizioni di sovraffollamento: segnalava il documento del Consiglio Giudiziario l’esistenza di più di 4 mila migranti, cioè del doppio, sostanzialmente, della capienza prevista, nonché una permanenza che si protrae al di là dei tempi previsti dalla normativa vigente. Sono dati che fanno molto riflettere, soprattutto se li coniughiamo con recenti risultati di indagini, ad esempio, che si sono svolte nella capitale del nostro paese, e penso al procedimento che riguarda mafia capitale, dove, appunto, è emerso che questo sistema di criminalità organizzata, su cui peraltro insistono varie figure di diversa provenienza, aveva tra i suoi introiti anche quello dell’attività di intercettazione di fondi destinati ad immigranti e la gestione delle permanenze nei centri, nei “c.a.r.a.” (n.d.r.: centro accoglienza richiedenti asilo), appunto.

Questo cosa significa? Che l’inefficienza del sistema di protezione internazionale, anche sotto il profilo della giurisdizione, prolunga i tempi di permanenza, produce costi enormi per la collettività, con una gravissima ripercussione sui diritti fondamentali.

Allora qual è la sfida di un organo, come il Consiglio Superiore della Magistratura che è chiamato al governo autonomo della magistratura? La sfida si gioca su tre piani, credo: quello delle risorse, della formazione e delle relazioni internazionali.

La formazione. Occorre una formazione specifica per i magistrati che si occupano di queste materie. Noi abbiamo una formazione centrale che è gestita dalla Scuola Superiore della Magistratura, che molto spesso, però, non può abbracciare tutti i problemi anche delle specifiche aree territoriali. I magistrati devono puntare anche ad una parte di formazione autoprodotta che si fonda molto sul confronto dell’esperienze, anche tra diversi saperi e tra diverse figure istituzionali. Un’occasione come quella di oggi è molto importante sotto questo aspetto.

Dicevo, importantissime le relazioni internazionali. Si è detto, negli interventi che mi hanno preceduto, che molto spesso non c’è neanche un numero di telefono a cui chiamare sull’altro versante del mare Mediterraneo. Bene, il Consiglio Superiore della Magistratura ha deciso di investire moltissimo sul piano delle relazioni internazionali con altri sistemi giudiziari. Questo naturalmente creerà non solo maggiori competenze ed una maggiore conoscenza dei problemi degli ordinamenti con i quali iniziamo un’interlocuzione, ma creerà anche delle relazioni personali, tra magistrati di diversi paesi che agevoleranno questo movimento. Peraltro, voglio dire, non siamo all’anno zero su questo piano.

Ma alla fine, come diceva Gandhi: in democrazia le risorse sono tutto. Ed anche sotto quest’aspetto non solo il Ministero della Giustizia, ma anche il Consiglio Superiore della Magistratura deve fare la sua parte, rispetto ad una realtà come quella di Catania, sui problemi che riguardano la protezione internazionale. Significa avere delle strutture adeguate, ma significa anche avere un numero di magistrati adeguati rispetto alle risposte, che molto spesso non sono prevedibili, sono molto legate ai flussi migratori che come tali hanno, come dire, degli impatti oscillanti, rispetto alla realtà.

Ma in questo momento certamente c’è una situazione di emergenza, sotto questo aspetto, e dell’emergenze si occupa anche il Consiglio Superiore della Magistratura, perché un mese fa abbiamo fatto ad esempio una delibera che destinava tanti magistrati alla sede di Milano, perché a Milano sta per iniziare l’Expo, che è sicuramente un fatto importantissimo per il nostro Paese.

Io credo che sia altrettanto importante, forse, ancora più importante, una situazione in cui si gioca la tutela di diritti fondamentali di tanti disperati, donne ed uomini che provengono da ogni angolo del mondo. Ecco, credo che il primo impegno del Consiglio Superiore della Magistratura rispetto a questi problemi sia proprio quello di fornire le risorse, in termini anche di numero di magistrati, ad una realtà come quella di Catania per accettare questa sfida della tutela dei diritti che in realtà dovrebbe accomunare non solo l’intero nostro paese, ma, in questo caso, anche tutti i paesi che compongono l’Unione europea. Grazie.

Programma completo
Prima sessione
Le migrazioni verso l'Europa
di Daniela Galazzi
Giudice del Tribunale di Palermo
di Enzo Bianco
Sindaco di Catania e Presidente del Consiglio nazionale dell'ANCI
di Lucio Caracciolo
Direttore di Limes
di Filippo Formica
Capo della Rappresentanza permanente italiana presso le Nazioni Unite a Vienna
di Vittorio Manes
Professore di diritto penale - Università di Bologna
di Piergiorgio Morosini
Componente del CSM
di Alvaro Garcia Ortiz
Pubblico Ministero a Santiago de Compostela, presidente della Unión progresista de fiscales