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Seminario nazionale - Catania 20-21 febbraio 2015
L'immigrazione che verrà

Introduzione alla Sessione:
"Il viaggio in mare"

Simona Ragazzi

Giudice del Tribunale di Catania

Nell’ottobre 2013 due tragedie segnano una svolta nell’approccio delle istituzioni italiane nel soccorso in mare dei migranti che approdano sulle coste europee.

Il 3 ottobre 2013 perdono la vita al largo di Lampedusa 366 migranti, per lo più di nazionalità eritrea.

L’11 ottobre 2013 - episodio meno ricordato ma altrettanto tragico - in acque internazionali oltre 260 persone, quasi tutte siriane, perdono la vita nell’affondamento di un barcone partito dalla Libia, e ciò a causa del mancato coordinamento circa le competenze degli Stati nel soccorso in acque internazionali (SAR, Search and Rescue) e della mancanza di fatto di un efficace sistema di mobilitazione in caso di emergenze di tale natura.

Inizia l’operazione “Mare Nostrum” con un duplice obiettivo: il salvataggio delle vite umane e il perseguimento penale degli autori del traffico illegale dei migranti.

Dopo più di un anno possiamo dire che il lavoro sinergico svolto dalla Marina Militare Italiana, dalle altre forze di polizia e dagli uffici giudiziari impegnati nelle indagini e nell’accertamento dei reati connessi al traffico dei migranti, ha permesso di squarciare il velo sulle organizzazioni transnazionali a ciò dedite, sulle quali prima ben poco si sapeva, e ha permesso la repressione di organizzazioni criminali, il sequestro di natanti, l’arresto e la condanna di membri degli equipaggi, basisti, quadri intermedi e perfino capi di tali gruppi, ciò anche grazie alla collaborazione con alcuni Paesi stranieri. La presenza oggi del Procuratore Nazionale Antimafia Roberti e dell’Avvocato Generale dell’Egitto Kamel Samir sono una testimonianza di tale collaborazione.

Tale azione di contrasto si è anche basata su una interpretazione innovativa delle norme di diritto interno e degli strumenti negoziali di diritto internazionale, come il Protocollo di Palermo del 2000 sul traffico dei migranti addizionale alla Convenzione di Palermo sulla criminalità transnazionale, che ha condotto alla duplice affermazione della giurisdizione penale italiana e del legittimo esercizio dei poteri coercitivi in acque internazionali, ormai suggellata da varie pronunce della Corte di Cassazione.

Ma non è stata solo repressione penale. Tale opera interpretativa ha reso vivi ed efficaci due obiettivi sanciti dal diritto internazionale generale: la doverosità del soccorso dei natanti in pericolo in alto mare e la tutela delle vittime del traffico speculativo dei migranti, con conseguente espansione dell’area di tutela dei diritti umani, e ha posto l’accento sulla componente umanitaria (approfittamento di uno stato di bisogno e messa in pericolo delle vite umane) piuttosto che su quella securitaria (ingresso di irregolari) della fattispecie penale di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

La celebrazione dei relativi processi non si può dire immune da criticità applicative. Si pensi, per esempio, al fenomeno, non infrequente, della precoce irreperibilità dei migranti-testimoni, che determina l’impossibilità di svolgere incidenti probatori già fissati).

Oggi lo scenario (soprattutto in Libia, Paese di partenza della maggior parte degli attuali viaggi per mare) è cambiato: da un lato seri dubbi sorgono sull’adeguatezza dell’apparato messo in campo dall’operazione dell’Unione Europea “Triton” (in apparenza oggettivamente depotenziato rispetto al dispositivo attivato con l’italiana “Mare Nostrum”) a fare efficace fronte al salvataggio di vite umane; dall’altro lato, il livello di aggressività delle organizzazioni che gestiscono il traffico di migranti si è palesemente innalzato (emblematici in tal senso sono alcuni recenti episodi di minacce, mediante esplosione di colpi di armi da fuoco, da parte di trafficanti libici contro motovedette della Guardia Costiera italiana impegnate nel soccorso dei migranti, minacce finalizzate al recupero dei natanti appena usati per il trasbordo dei migranti stessi).

Non possiamo dire che il traffico sia oggi in mano a organizzazioni “terroristiche”, ma certo occorre fare i conti con un apparato para-statuale terroristico (presente in Libia) ancora più spregiudicato rispetto alle organizzazioni finora viste, che non può non aspirare a trarre guadagni dai flussi migratori.


In conclusione, non può non rilevarsi come l’opera di Mare Nostrum non sia stata risolutiva, non essendo riuscita a impedire eventi di naufragio e perfino di affondamento volontario di alcuni barconi a opera degli scafisti delle navi madre, eventi connaturati alla intrinseca pericolosità dei viaggi effettuati in tali condizioni di insicurezza e alla spregiudicatezza dei relativi organizzatori.

Ma è altrettanto certo che non si può arretrare rispetto a questa frontiera avanzata di tutela delle vite umane in pericolo, che tale operazione ha rappresentato, né si può accettare che il relativo peso, economico e organizzativo, gravi soltanto su uno Stato.

Mare Nostrum è stato uno strumento esemplare, che ha reso effettivo ed efficace il complesso degli obblighi di diritto internazionale e interno relativi al soccorso in mare al perseguimento del traffico organizzato dei migranti1.

Come tutti gli strumenti esso è perfettibile, ma anche espandibile attraverso il coinvolgimento di altri Stati europei, la collaborazione giudiziaria con le autorità degli Stati di transito e partenza dei flussi, e, soprattutto, politiche di più ampio respiro di gestione dei flussi migratori, correlate a modalità di viaggio sicure.

La pressione sulla sponda nord del Mediterraneo è incoercibile: chiediamoci in quale altro modo alternativo – e legale – dovrebbero viaggiare quelle moltitudini di migranti, che, come dimostra l’esito dei successivi procedimenti amministrativi e giudiziari, legittimamente aspirano al riconoscimento di uno status di protezione internazionale.

Non dobbiamo avere paura di “regolare” un fenomeno. Al contrario, dobbiamo temere un fenomeno incontrollato e senza regole.

Se non regoliamo – e con reale efficacia – il fenomeno dei flussi migratori, saranno le organizzazioni criminali a farlo, con costi umani ed economici comunque più alti.

1 Cfr. Protocollo internazionale sul Traffico di Migranti, Finalità, Preambolo e art. 4 – Ambito di applicazione: la prevenzione, la indagine e il perseguimento giudiziario di quei crimini su base transazionale che implicano un coinvolgimento delle organizzazioni criminali su base transnazionale.
Programma completo
Seconda sessione
Il viaggio per mare
di Simona Ragazzi
Giudice del Tribunale di Catania
dell'Ammiraglio Filippo Maria Foffi
Comandante della Squadra Navale della Marina Militare italiana
di Kamel Samir Kamel Guirguis
Avvocato Generale ecapo dell'Ufficio della Cooperazione Internazionale della Procura Generale egiziana
di Franco Roberti
Procuratore Nazionale Antimafia
di Marco Minniti
Sottosegretario di Stato Autorità delegata per la Sicurezza della Repubblica