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Seminario nazionale - Catania 20-21 febbraio 2015
L'immigrazione che verrà

Saluti di apertura

 

 

Anna Canepa

Segretario generale di Magistratura Democratica

A nome di Magistratura Democratica, del Movimento per la Giustizia - Articolo 3 e di Area ringrazio tutti coloro che sono presenti, già assai numerosi – e siamo appena all’inizio – e coloro che devono ancora arrivare.

Siamo impegnati in questi due giorni in una riflessione più che mai attuale. Voglio ringraziare il Comune di Catania per questo meraviglioso Palazzo e per tutto il sostegno logistico che ci ha offerto.

Voglio ringraziare la città di Catania per la splendida ospitalità e la Sicilia, questa meravigliosa terra, alla quale sono particolarmente legata per avere iniziato il mio lavoro di magistrato, ormai tanti anni fa, proprio nel distretto di Catania. Quindi il mio legame è ancora più particolare.

Un’accoglienza meravigliosa, a cominciare dal sole che ci ha ricevuto questa mattina, per questa terra, per la sua gente, una terra che sta dimostrando tutta la sua generosità. L’ha dimostrata nel passato e in questi giorni così tragici, con gli arrivi dei soggetti che stanno fuggendo da guerre, da carestie e da situazioni veramente insostenibili ed approdano su queste terre, a cominciare dall’isola di Lampedusa.

Il distretto di Catania è pesantemente coinvolto da quanto sta accadendo e quindi ci è sembrato giusto svolgere questa riflessione comune proprio qui in questa città.

Abbiamo ricevuto un indirizzo di saluto – che adesso leggerò – da parte del ministro dell’Interno Angelino Alfano, che, pur avendo assicurato la sua presenza, per ragioni peraltro note non potrà essere presente, ma è molto dispiaciuto di non potere partecipare ai lavori.

Vogliamo ringraziare chi ci ha fatto pervenire auguri di buon lavoro. Tra questi i Giudici di Pace onorari, che ci hanno inviato un saluto (pdf).

Vogliamo poi ringraziare e salutare tutte le associazioni che hanno offerto un loro contributo nella preparazione di questo seminario. Associazioni che sono presenti con materiali espositivi nella sala ubicata al piano inferiore.

Vogliamo ancora portare un particolare saluto all’Ufficio Scolastico Regionale - Ufficio di Catania, che ha coordinato il lavoro dell’Istituto Scolastico Vaccarini nella realizzazione delle fotografie della Marina Militare relative all’operazione Mare Nostrum, Marina Militare che ringraziamo, peraltro, tutti di cuore per quanto fatto e per quanto ancora sta facendo.

Adesso la parola ai rappresentanti delle autorità presenti, che prego di essere sintetici, perché il programma è molto ricco.

 

 

Maria Guia Federico

Prefetto di Catania

Volevo portare il mio personale saluto ed il mio personale ringraziamento a chi ha avuto l’idea di un convegno così importante e a tutti voi che avete lavorato per organizzarlo. Un convegno che offrirà sicuramente a tutti noi che operiamo nel settore spunti di riflessione, ma anche momenti di valutazione in ordine ai possibili cambiamenti delle nostre modalità organizzative.

Volevo semplicemente attenzionare alcuni dati che mi sembrano fondamentali per far capire il carico di lavoro che la Prefettura affronta.

Non voglio fare i conti – come a dire: “facciamo tante cose” – ma indicare a tutti voi i “numeri” del fenomeno, quelli che ci hanno confortato in tutti questi mesi di lavoro.

A Catania, attraverso il suo porto, l’anno scorso sono sbarcate dalle navi militari circa 10.000 persone.

Esse sono state assistite da quella che è stata una rete organizzativa, che ringrazio, fatta dalle Forze dell'Ordine, dalle associazioni di volontariato, dall’assistenza della Croce Rossa, dalle strutture sanitarie, dalla Prefettura e dalla magistratura, che si è occupata degli aspetti penali del fenomeno.

Parliamo di numeri molto grandi. Sicuramente non sono i numeri assai più elevati di Augusta, né quelli di Pozzallo. Ma a ciò deve aggiungersi – ed è un dato che ripeto con orgoglio e soddisfazione in tutte le occasioni – che la provincia di Catania ospita, allo stato, quasi più di 5.000 migranti, molto di più di quanti ne ospiti al momento l’intera Lombardia. Sono i numeri del CARA di Mineo, tanto deprecato, tanto criticato per certi aspetti e per i numeri elevati, ma che è diventato elemento fondamentale per risolvere tante emergenze. Il nostro CARA di Mineo si dilata all’occorrenza, passando da 3.200 ospiti, quelli oggi presenti, ai 4500 che abbiamo avuto nei momenti più importanti dell’emergenza.

Abbiamo poi più di 800 persone ospitate negli SPRAR ed abbiamo moltissimi minori stranieri non accompagnati, le cui problematiche sono note a tutti.

Abbiamo una Commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato ed una Sottocommissione qui a Catania. Però è un dato, è un elemento che voglio ancora oggi comunicare. La nostra commissione, istituita il 10 di novembre 2014, nasce già con un arretrato di circa 2900 pratiche da esaminare.

Questi numeri ci fanno capire l’importanza di una riflessione sul lavoro che svolgiamo e sulle difficoltà che affrontiamo nel quotidiano, e ciò con il massimo spirito di sacrificio.

Ieri è venuto a trovarmi l’ambasciatore francese. È voluto venire a Catania, poiché il suo Paese ha ritenuto che fosse questo il posto giusto dove verificare il sistema di accoglienza italiano e le sue eventuali défaillance.

Ed è voluto andare a Mineo, perché Mineo è il cuore di questo sistema, è il cuore dei problemi, è il cuore dei numeri. E come ho detto ieri all’ambasciatore francese: ahimè, il problema non è l’organizzazione; il problema non è identificarli o non identificarli; il problema sono i numeri! Ed i numeri sono tanti. Ed è impensabile che con numeri siffatti ce la possiamo fare da soli, in Italia, o se vogliamo, consentitemi con orgoglio, in Sicilia e in modo particolare a Catania. Grazie.

 

 

Salvatore Scalia

Procuratore Generale Catania

Grazie Anna, noi ti ricordiamo con affetto, dal periodo in cui insieme vivevamo le esperienze dei primi processi. Io sono qui soltanto per porgere il mio benvenuto ai convegnisti, il benvenuto mio e di tutti gli uffici requirenti del Distretto. Il tempo ed il luogo prescelto per parlare di immigrazione sul piano della repressione del traffico, sul piano della accoglienza e sul piano dell’inserimento sono straordinariamente opportuni.

Noi avremmo forse gradito che fossero meno opportuni, ma questo convegno cade nel momento giusto. Mi limito a dirvi che noi tutti, parlo dei magistrati della requirente e della giudicante, viviamo in prima linea questo dramma nella coscienza della pochezza dei nostri mezzi e delle nostre capacità a fronte di un fenomeno che è a dir poco epocale.

Io nell’intervento che ho svolto nel corso della inaugurazione dell’anno giudiziario ebbi a manifestare il mio allarme, che rimane ed aumenta ogni giorno di più. Sul piano operativo e concreto, al di là del momento di studio, occorre che si prenda atto che ad un fenomeno straordinario si risponde con mezzi straordinari, e ciò al di là dei proclami, che rimangono assolutamente vuoti di fronte a certi drammi e a certi pericoli.

La Sicilia, signori, sappiamo tutti che è frontiera, e noi in questa terra offriamo la nostra professionalità, che credo a livello nazionale sia delle più alte, quantomeno per l’esperienza che ci siamo fatti e che certamente si arricchirà dei risultati di questo convegno.

Ho richiesto ed è questa una delle cose che intendo sottolineare, al Ministero della Giustizia al Consiglio Superiore della Magistratura uno sforzo, perché le nostre strutture vengano rafforzare o quantomeno vengano completati gli organici vuoti. Non si fanno le nozze con i fichi secchi e noi, quando si sente un migrante sbarcato o quando si valuta la possibilità di ritenerlo un rifugiato, abbiamo bisogno di tempo e di serenità.

Devo dire che il Consiglio Superiore della Magistratura e il Ministero, per quanto di loro competenza, hanno dato una risposta che io riterrei soddisfacente, ma insisto nel richiedere al Ministero della Giustizia ed al Consiglio Superiore, in questo momento, che è un momento straordinario, così come è stato fatto per Milano, in occasione dell’Expo, uno sforzo perché gli organici vengano completati, ritenendo che probabilmente questo fenomeno sia più importante delle problematiche connesse all’Expo.

Ho chiesto anche al Ministero dell’Interno che le Commissioni territoriali per il riconoscimento dello status di rifugiato vengono adeguatamente rafforzate. Io non credo che si possa accettare che, per potere procedere alla prima audizione di un richiedente asilo, bisogna attendere 16 mesi, nonostante gli sforzi più che encomiabili della commissione, e che ne occorrano 34 per potere concludere tutto il percorso anche sul piano giurisdizionale, nonostante l’impegno e lo sforzo dei colleghi della giudicante e della requirente. Occorre che tutti facciamo uno sforzo e che andiamo al di là dei proclami.

Questo è il messaggio che io in quest’occasione così importante rivolgo a coloro che possono fare qualcosa, ritengo che il tema del convegno sia sicuramente importantissimo, lo seguirò come lo seguiranno gli altri colleghi della requirente, e quindi formulo ai convegnisti il mio augurio di un ottimo lavoro. Grazie.

 

 

Giovanni Di Pietro

Presidente della prima Sezione civile del Tribunale di Catania

Buonasera. Parlo su delega del Presidente del Tribunale, Bruno Di Marco, che ovviamente augura buon lavoro ed un proficuo sviluppo di idee e di proposte organizzative.

Non mi limiterò a un saluto formale. Vorrei fare un riferimento ai problemi sostanziali che caratterizzano il lavoro dei giudici e in particolare della sezione civile che presiedo relativamente alle magliaie di controversie concernenti il riconoscimento dello status di rifugiato o di protezione sussidiaria internazionale.

In quest’aula spero, parafrasando De Gasperi, che oltre la personale cortesia di ciascuno di voi, vi sia anche la solidarietà collettiva per i problemi di carattere organizzativo che esporrò brevemente, perché ormai la giurisdizione spende la sua credibilità non solo sul piano qualitativo, ma anche sul piano dell’efficienza, della prontezza, dell’organizzazione.

E qui devo formulare un grido d’allarme che spero sia colto anche in questa sede e sia portato anche in altre sedi, sulla situazione molto problematica in cui versa la prima sezione civile ed in generale il Tribunale di Catania, impegnato su altri fronti, anche quelli penali della repressione degli illeciti connessi a traffico di essere umani.

Ma occupandomi in particolare delle controversie civili sopra dette, debbo segnalare la situazione di profonda difficoltà in cui essa opera.

Nel solo periodo estivo sono pervenuti alla competente sezione civile del Tribunale di Catania circa 2000 procedimenti relativi a ricorsi avverso provvedimenti amministrativi di rifiuto emessi dalle commissioni territoriali di riconoscimento dello status di rifugiato e di protezione internazionale sussidiaria.

Di fronte a questi numeri risponde un Tribunale di Catania che per fatturato di contenzioso complessivo è il sesto d’Italia, ma non ha un corrispondente apparato organizzativo, personale, umano, degno del sesto posto che occupa, da un punto di vista del fatturato del contenzioso. La soppressione delle sezioni distaccate ha aggravato questa situazione, perché abbiamo acquisito affari da sezioni che erano allora carenti di giudici e senza acquisire giudici in più. Abbiamo perso moltissimo personale, con una carenza di circa 40% dell’organico del personale amministrativo di supporto. Ciò determina l’assoluta difficoltà di gestire questi procedimenti in tempi, non dico ragionevoli, ma non assolutamente irragionevoli.

Diventa difficile anche la fissazione di un’udienza entro i sei mesi previsti dalla legge.

Diventa meramente teorica ed accademica la possibilità della così detta intervista o dell’audizione ripetuta dinnanzi al giudice del migrante richiedente asilo.

È soltanto la buona volontà della magistratura requirente che ci mette a disposizione i report sulla condizione dei Paesi di provenienza dei richiedenti che ci consente di distinguere in qualche modo in via assolutamente approssimativa le posizioni meritevoli di tutela da quelle che meritevoli non sono.

Tutto questo mette in discussione il concetto stesso di giurisdizione. Se per giurisdizione si intende l’applicazione della legge al caso concreto, vi renderete conto come di fronte a casi che si producono nel numero di migliaia diventa difficile distinguere caso da caso e tutto ha il senso di una perdita di credibilità e di perdita della legalità. La giurisdizione diventa l’ultimo anello di una catena nella quale dopo l’assai meritoria opera umanitaria svolta dallo Stato italiano, nonostante l’indifferenza dell’Europa, non si riesce ad assicurare una risposta a coloro che hanno diritto di rimanere nel territorio nazionale o di muoversi liberamente in Europa e di negare in tempi ragionevoli anche a chi non ha diritto quest’affermazione di diritto.

Tutto ciò aumenta i costi a carico dello Stato relativamente al mantenimento delle persone che vengono custodite o che si trovano nei centri d’accoglienza. Tutto è legato al parametro della competenza per territorio, che si radica in capo al Tribunale di Catania come Tribunale capoluogo di distretto, sia in riferimento a Mineo sia in riferimento al luogo di svolgimento dell’attività della commissione territoriale.

Sarebbe forse opportuno rivedere anche normativamente questo criterio di competenza, oppure che il CSM esamini la possibilità di una revisione straordinaria delle tabelle per assicurare una ripartizione di questi affari tra tutte le sezioni del Tribunale. Ma si tratta di un’ipotesi di lavoro.

Nell’ambito più generale del tema dell’immigrazione, esercitando o provando ad esercitare con la buona volontà di tutti i colleghi della Sezione la giurisdizione su queste tematiche, l’impressione è di essere di fronte al “Processo” di Kafka in senso inverso, nel senso che il processo kafkiano si fonda sull’idea del differimento come speranza di evitare la condanna a morte. Qui invece il differimento legato ai tempi di svolgimento di queste procedure, oltre che un sovraccarico per lo Stato, diventa un modo per tirare a campare per chi non ha diritto al riconoscimento dello status; mentre per chi ha o avrà diritto a quel riconoscimento è un modo per disperarsi nell’attesa di una risposta che non si sa se verrà mai.

Sembra di essere, seconda metafora, a Porta San Paolo l’8 settembre del 1943, quando i granatieri di Sardegna si opponevano ai nazisti. I militari allora però almeno ebbero l’appoggio del popolo, mentre noi non abbiamo l’appoggio logistico di nessuno, se non di quattro unità di personale di cancelleria che debbono elaborare il lavoro di dieci giudici.

Non abbiamo mai provato, noi Giudici Civili, un senso di impotenza, di sterilità, di inutilità del nostro lavoro come in quest’occasione. Ed è una situazione che incide anche sul morale delle “truppe” giudiziarie, morale che io, come presidente della sezione, ho l’incarico di cercare di tenere alto, quale componente essenziale di un lavoro qualitativamente e quantitativamente serio.

L’auspicio con cui concludo quest’intervento drammatico è che da occasioni come queste, da uno scambio di pluralità di voci, più qualificate e più importanti della mia, nascano anche indicazioni operative affinché – nell’ambito di una generale attività solidale alla quale la società italiana per sua cultura è predisposta e nell’ambito di una politica generale di accoglienza – possa essere rivitalizzata, con opportuni interventi, la giurisdizione in questa materia così delicata, in cui non tutti hanno diritto di restare o di muoversi nel territorio europeo, ma quelli che hanno diritto di restare hanno diritto di saperlo in tempi brevi.

Grazie e buon lavoro.

 

 

Keith Abdelhafid

Presidente della Comunità Islamica siciliana e Imam di Catania

Nel nome di Dio il clemente, il misericordioso, la lode appartiene a lui, all’altissimo, Re dell’universo, Autorità presenti, signore e signori, buonasera a tutti!

A nome mio e a nome della Comunità Islamica di Sicilia vi ringrazio del vostro gentilissimo invito a quest’incontro. Noi lo abbiamo accolto con soddisfazione e con grande piacere ed abbiamo dato la nostra disponibilità anche a parteciparvi materialmente.

Già il titolo – “l’immigrazione che verrà” – ci invita a riflettere; il titolo in sé è un messaggio chiaro, nel quale si mostra il massimo impegno per affrontare il fenomeno nel modo migliore. Ma già Mare Nostrum, ingiustamente accusata a favorire il traffico di migranti, è stata superata da Frontex, che ha dimostrato il suo tragico limite.

Ci sembra che non solo non si riesca a prevenire gli sviluppi della situazione, ma neppure a gestire il quotidiano. Siamo sempre in ritardo sugli eventi.

Quando si parla di un’immigrazione che verrà, già in sé questo convegno secondo me è riuscitissimo.

Noi come comunità Islamica in questa terra di Sicilia abbiamo sentito il dovere di impegnarci per dare almeno il nostro piccolo contributo. Siamo una comunità composta da immigrati e gente comune che lavora, ma che sta cercando di fare il proprio dovere.

Ci confrontiamo con una umanità, quella migrante, che è multietnica, multireligiosa, multiculturale, fatta di giovani sani, costretti a fuggire dalla guerra e dalle sue devastazioni. Un popolo con le sue donne, i suoi bambini, tra cui moltissimi minori non accompagnati. Noi abbiamo parlato sempre anche di questo: dove sono parte dei minori non accompagnati che sono arrivati? È giusto porsi questa domanda.

La comunità Islamica di Sicilia ha chiesto che questo fenomeno venga trattato in modo umano. È vero che c’è la paura, però ci sono quelli che alimentano questa paura. Questa gente ha bisogno di essere guardata con un occhio di misericordia. Ho iniziato con dire “il misericordioso”. È nostro dovere di essere umani, creature del Signore. Faremo il nostro massimo per aiutare questa gente che ne ha bisogno.

La Sicilia sta facendo la sua parte, da sempre e come sempre, e con la Sicilia anche noi mussulmani di Sicilia, impegnati nella solidarietà ai profughi in maniera assolutamente volontaria e senza finanziamenti pubblici.

Già in passato abbiamo ospitato questi profughi nella nostra sede, fornendo loro un tetto sopra la testa, vestiti e cibo. E continuiamo a ospitarli e siamo pronti ad ospitarli ancora.

L’abbiamo fatto con cuore, senza cercare di fare o di parlare più di quello che abbiamo fatto, tutto ciò collaborando con la comunità di Sant’Egidio e il movimento dei Focolari, i quali hanno svolto un ruolo cruciale con il loro supporto.

Noi Comunità Islamica di Sicilia ci impegneremo al massimo anche con l’immigrazione futura.

La crisi sarà di lunga durata e quindi è necessario costruire una rete permanente di accoglienza ed accompagnamento a livello nazionale per uscire una volta per tutte dalla logica emergenziale.

L’ultima cosa che come Comunità Islamica di Sicilia abbiamo chiesto al Presidente della Regione Siciliana è la realizzazione di un cimitero per questi martiri del mare, un cimitero rispettoso della religione e della fede di ciascuno, affinché questa gente, che non ha trovato dignità nella vita, la trovi da morta.

Grazie.

Programma completo
Prima sessione
Le migrazioni verso l'Europa
di Daniela Galazzi
Giudice del Tribunale di Palermo
di Enzo Bianco
Sindaco di Catania e Presidente del Consiglio nazionale dell'ANCI
di Lucio Caracciolo
Direttore di Limes
di Filippo Formica
Capo della Rappresentanza permanente italiana presso le Nazioni Unite a Vienna
di Vittorio Manes
Professore di diritto penale - Università di Bologna
di Piergiorgio Morosini
Componente del CSM
di Alvaro Garcia Ortiz
Pubblico Ministero a Santiago de Compostela, presidente della Unión progresista de fiscales