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Seminario nazionale - Catania 20-21 febbraio 2015
L'immigrazione che verrà

Il lavoro dei volontari e l’importanza di porre una questione nazionale

Rosario Valastro

Responsabile della Croce Rossa Italiana per la regione Sicilia

Grazie agli organizzatori, sia per questa occasione di confronto, di ascolto e di proposta, sia per avermi invitato quale relatore e per avere invitato la Croce Rossa a relazionare in merito.

Vi debbo confessare che in questi giorni avevo dei dubbi su come impostare l’intervento: se impostarlo in maniera sistematica, come in effetti probabilmente il tema del seminario richiede, perché stiamo trattando di problematiche accadute e di numeri; oppure se impostarlo in una maniera probabilmente più emozionale, che non si adatterebbe ad un convegno. Dopo avere ascoltato oggi gli ottimi interventi che mi hanno preceduto, non ho avuto più dubbi sul fatto che sono volontario e rappresento i volontari e vi racconterò quello che i volontari vivono quando partecipano ad un’attività del genere, inframmezzandolo con qualche dato, perché qualche dato chiaramente è necessario.

Quando c’è uno sbarco la Prefettura è l’entità che attiva il territorio: le istituzioni, l’associazionismo, come è stato correttamente detto. Nel momento in cui i responsabili delle associazioni sono allertati, questi a loro volta allertano i volontari. I volontari – vorrei che questa mia relazione non fosse strappalacrime, consentitemi questo termine, ma lo dico perché accade – arrivata la telefonata si tolgono il grembiule, si tolgono il tailleur, la cravatta, staccano dallo studio e si recano sul molo per fare l’attività di assistenza umanitaria. Questo – e ringrazio il prefetto Gradone per averlo detto – è un servizio alle persone migranti, ma, come tra poco approfondirò, è anche un servizio allo Stato. I volontari di tutte le associazioni che questo servizio rendono lo svolgono perché realizzano la loro identità di cittadini anche in questa veste. Questo mi permetto di sottolinearlo, perché quando un’attivazione avviene alla vigilia di Natale, di notte, di mattina presto, o ti convocano alle sette ma poi per motivi di meteo lo sbarco è all’una e quindi il turno da cinque ore diventa di dieci, o forse non si sa se continua, questo significa avere consapevolezza che tutti dobbiamo darci una mano per raggiungere un obiettivo di adeguata assistenza alle persone migranti.

Persone. Io questo lo sottolineo. Noi diamo dei numeri, i numeri importantissimi che sono stati dati – quelli della presenza degli sbarchi dell’anno scorso e di quest’anno, che non sono da meno – sono numeri che rendono il fenomeno; ma invito tutti a non dimenticarci del fatto che trattiamo di persone. Ringrazio il presidente che ha detto“persone che arrivano in maniera irregolare”: è corretto. Permettetemi, non condivido quando si parla di “immigrati irregolari”, di “clandestini”. Io ritengo che il diritto alla vita sia un diritto di ogni essere umano. Durante il 2014 c’è stato un esodo di massa, in particolar modo dalla Siria e dal Corno d’Africa: si tratta di giovani, si tratta anche delle migliori eccellenze di quei paesi, di avvocati, di professionisti, che stanno scappando da una guerra. Il fatto che noi li accogliamo non è una graziosa voglia di fare del bene, ma è la restituzione a queste donne, a questi uomini, a questi bambini della loro dignità di essere umani, che nei loro paesi, per questioni contingenti che non sono tema con la mia relazione, non è più garantita. Questo fa l’Italia in ossequio alle norme vigenti: lo fanno le istituzioni pubbliche, lo fanno le forze armate, lo fa il volontariato.

Cosa succede ad uno sbarco? Succede che occorre garantire i bisogni primari. Il primo bisogno è la salute. Il momento del check up medico all’interno dell’operazione Mare Nostrum ci era facilitato dal fatto che parte di questo lavoro si faceva anche all’interno delle imbarcazioni della Marina. L’impegno che si mette sui moli nelle visite mediche – io l’ho detto anche in altre occasioni e lo voglio sottolineare qua con forza – è un impegno di restituzione della dignità di essere umano alle persone migranti, è un impegno di rispetto dell’articolo 32 della Costituzione, ma è anche un impegno civile e civico nei confronti di tutti gli altri cittadini italiani, che così possono stare tranquilli ed avere delle armi di conoscenza avverso tutte le notizie che ogni tanto qualche buontempone fa girare, dicendo che siamo stati invasi da tutte le malattie più bislacche di questo mondo.

Io ricordo quando, a luglio dell’anno scorso, c’è stata la mobilitazione del reparto di sanità pubblica della Croce Rossa, che qua a Catania ha una sede e personale importante, attivata dal Ministero della Salute e dalla Marina perché c’era in una delle imbarcazioni un sospetto caso di vaiolo delle scimmie, che è una malattia seria. La persona è stata trasportata, grazie alla nostra barella ad alto biocontenimento, all’aeroporto credo di Sigonella e da lì è stata portata allo Spallanzani. Poi si è scoperto che era varicella, grazie a Dio. Grazie a Dio anche perché abbiamo tastato il polso al sistema e abbiamo visto che funzionava. Ma quello che era successo in quelle otto ore a livello mediatico era l’invasione di tutte le malattie assurde. Il mio numero di telefono, non so come,era stato oggetto evidentemente di pubblicizzazione (ma credo non solo il mio, sicuramente quello di tutte le autorità istituzionali) perché avevamo un sospetto focolaio di infezione. Poi le voci passano, la paura si diffonde. Considerate che i volontari hanno dei genitori, i volontari hanno delle mogli, dei mariti, dei figli che hanno paura così come gli altri cittadini; quindi a quel punto gestire anche questo momento è stato complicato.

Il check up sanitario viene fatto nei vari posti dove si verificano gli sbarchi o presso le strutture di accoglienza, dove ci sono. Augusta è assolutamente un esempio. Io mi sento di condividere l’allarme che il prefetto ha dato sulle condizioni numeriche e sull’impatto sociale che ha avuto l’esperienza dell’assistenza alle persone migranti ad Augusta. Posso citare anche il caso di Catania, dove per esempio il check upsi esegue al molo, però poi, non essendoci, anche lì, altre strutture, ci sono trasferimenti in centri di prima accoglienza, e a quel punto è un problema assicurare gli standard sanitari minimi. Salute va di pari passo con altri beni di prima necessità. Si dà l’acqua, si dà da mangiare, si fa in modo che chi non ha le scarpe ne venga fornito, insomma si sta attenti a tutte queste necessità; a controllare se ci sono minori non accompagnati, se ci sono donne in gravidanza o neonati. Tutto ha necessità di una visione particolareggiata.

Le istituzioni pubbliche, le forze armate, i volontari cercano di assicurare tutto questo. E se ci fosse uno sbarco di 30 persone, potremmo anche dire che è semplice; ma quando gli sbarchi avvengono con i numeri importanti che abbiamo sentito o che conosciamo, allora vi assicuro che il terrore che abbiamo di non essere all’altezza del compito è un terrore continuo e costante.

Sotto un profilo ordinamentale, io posso unirmi al plauso che è stato fatto alla Regione Siciliana per avere approvato un piano di contingenza sanitaria migranti che è una cosa che esiste solo in Sicilia. L’Assessorato regionale alla salute, insieme all’Oms e a tanti altri organismi istituzionali, anche su impulso nostro, di Medici Senza Frontiere, di Emergency, etc., ha approvato un piano di contingenza che è una pietra miliare, in questo momento, per quanto riguarda le norme attuative in tema di assistenza al momento dell’approdo. Certo, questo comporta che il piano vada messo in atto. E quindi bisogna passare da una fase di pianificazione, o bisogna implementare anche la fase di pianificazione, ma soprattutto bisogna passare all’azione.

Io colgo immediatamente l’assist, che ha dato il prefetto Gradone, sulla necessità di un sempre maggiore coinvolgimento e sincronia tra gli operatori e di porre la questione a livello nazionale, e su questi due punti faccio una chiosa anch’io.

La sincronia. I volontari non chiedono altro che dei punti di riferimento, sia che debba esserci una linea guida nazionale, sia che dobbiamo incontrarci ancora di più per capire, ma vi assicuro che i volontari al momento dello sbarco non chiedono altro che un punto di riferimento. I volontari sono là per agire, e non c’è giornata più brutta per un volontario e più perduta di quella in cui sa di avere utilizzato un’ora, due ore, cinque ore del proprio tempo senza avere raggiunto l’obiettivo, o, peggio, avendo doppiato quello che fa qualcun altro. Dobbiamo cercare di utilizzare tutte le risorse che abbiamo, e sono tante, e abbiamo anche tante professionalità, per raggiungere obiettivi importanti.

Seconda cosa. Il livello nazionale. Io, onestamente, non solo sono presidente della Croce Rossa regionale, sono pure siciliano. Io non so cosa possiamo chiederedi più alla nostra Regione. Le istituzioni locali, le autorità civili tutte, le autorità sanitarie, il volontariato, sono state messe sotto una pressione clamorosa. Io sono convinto della necessità di un apporto nazionale anche in termini di risorse economiche.Non dobbiamo avere paura di dirlo, perché per accendere un’ambulanza serve la benzina, la benzina non ce la regala nessuno. Magari qualcuno pensa che all’associazione di volontariato i farmaci che dà sul molo o le mascherine che mettono i volontari, o la benzina delle ambulanze glieli regala qualcuno; invece vengono acquistati con i fondi, con le donazioni date dai cittadini per le attività istituzionali delle associazioni medesime. Quindi sono assolutamente convinto che il livello nazionale sotto i vari profili debba, in questo senso, aiutarci di più, in termini di uomini, in termini di risorse economiche. Se il 2015 è quello che abbiamo già visto in televisione, per cui ci sono centinaia e centinaia di persone che arriveranno alla rinfusa, senza addirittura avere i dispacci preventivi che ci dicevano quanti ne arrivavano, allora io credo che l’anno che è cominciato sarà ancora più duro di quello che ci siamo messi alle spalle. Con un problema in più. Non se n’è finora accennato perché è un tema casomai collaterale, ma quello che anche si fa è la lotta all’ignoranza e alle discriminazioni. Evidentemente tutta l’attività di assistenza umanitaria non è ben vista da chi ha paura dell’arrivo dello straniero, e con chi ha paura dell’arrivo dello straniero occorre parlare, occorre fargli capire che non è quello che si sente dire in giro.

Mi permetto di dire un’altra cosa. Una delle attività importanti che svolgiamo è quella dei ricongiungimenti famigliari. Un’attività che qua a Catania è stata intrapresa per prima in Sicilia dalla Croce Rossa, e che sta facendo in rete (perché il lavoro di rete è la risposta a tutti i nostri dubbi) con le altre associazioni presenti sul territorio, al fine di evitare che le famiglie vengano divise e che sia difficile anche ricongiungerle. Vi do solo un dato, dopo la tragedia di Lampedusa, che prima è stata richiamata: la Croce Rossa – il comitato internazionale – ha avuto telefonate dalle consorelle del Sudamerica, dove si erano recate delle persone per chiedere le nazionalità di coloro i quali avevano perso la vita nel Canale di Sicilia. Questo significa che quando c’è una tragedia del genere e quando comunque ci sono partenze di cui noi non sapremmo mai l’arrivo, c’è qualcuno in qualche altra parte del mondo che sta aspettando, e contatta noi. Allora la dimensione del fenomeno dei ricongiungimenti famigliari non è una questione di secondo piano. Allo stress, al trauma che vive chi ha vissuto una traversata del deserto, una traversata in mare, o i colpi di bastone dati prima del momento della partenza dalle coste libiche, non possiamo aggiungere anche il trauma di non sapere in che punto è finito il figlio. Questo non lo possiamo consentire.

Chiudo con due brevi auspici.

Il primo è che si riesca, nei nostri protocolli operativi tra istituzioni e volontariato e tra istituzioni fra loro, a migliorare la comunicazione, soprattutto sul tema sanitario. Passiamo, dobbiamo trovare i canali istituzionali per far sì che la persona che va da un centro ad un altro, dal molo al centro etc., non debba essere costretta a rifare tutte le visite ex novo; non possiamo perdere il patrimonio che abbiamo nel momento in cui facciamo il check up sanitario. Quel patrimonio deve essere passato a chi dopo ha la cura di quella persona, perché altrimenti duplichiamo i nostri sforzi, duplichiamo il tempo che serve, buttiamo risorse e buttiamo il nostro tempo.

Il secondo auspicio è non soltanto di non lasciare sola Augusta, quest’anno, o di non lasciare soli i posti dove avvengono gli sbarchi nella regione, ma, permettetemi, di non lasciare sola Lampedusa. Perché io ho una seria preoccupazione: che tutti quanti ci vediamo, ricordiamo la tragedia che accadde, con quel “Mai più!” successivo, fino a quando diremo: “la tragedia che è avvenuta qualche anno dopo”. Ecco, io spero che questo non accada. Purtroppo al momento ne vedo tutte le premesse.

Grazie.

Programma completo
Terza sessione
L'Approdo
di Carlo De Chiara
Consigliere della Corte di Cassazione
di Armando Gradone
Prefetto di Siracusa
di Rosario Valastro
Responsabile della Croce Rossa Italiana per la regione Sicilia
di Emiliano Abramo
Responsabile della Comunità di Sant'Egidio - Sicilia
di Antonello Ciervo
Professore nell'Università di Perugia, avvocato ASGI
di Vittorio Gaeta
Consigliere Corte di Appello di Bari
di Viviana Valastro
Responsabile protezione minori migranti per Save the Children
di Maria Francesca Pricoco
Presidente del Tribunale per i Minorenni di Catania
di Donatella Donati
Giudice del tribunale per i Minorenni di Bologna