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Seminario nazionale - Catania 20-21 febbraio 2015
L'immigrazione che verrà

I minori stranieri non accompagnati: il lavoro di Save the Children

Viviana Valastro

Responsabile protezione minori migranti per Save the Children

Mi unisco anch’io ai ringraziamenti sia per quest’invito sia per l’organizzazione.

Save The Children ha veramente molto apprezzato questo invito, perché ci dà la possibilità di mettere a vostra disposizione le informazioni, i dati, le risultanze di un lavoro che stiamo portando avanti alla “frontiera sud” ormai da diversi anni, dal 2008. Abbiamo innanzitutto ritenuto importante darvi una panoramica a partire dai dati relativi agli arrivi via mare. Sono dati forniti a Save The Children dal Ministero dell’Interno in qualità di partner del “Progetto Presidium” e che evidenziano l’incidenza importante dei minori non accompagnati sui flussi migratori che giungono per mare.

Con riferimento all’intero anno 2014, infatti, su 170.100 migranti arrivati via mare, ben 26.122 erano minorenni e di questi circa la metà hanno viaggiato da soli, quindi senza un adulto di riferimento, rientrando nel così detto gruppo dei “minori stranieri non accompagnati”. Sono per lo più adolescenti, hanno tra i 15 ed i 17 anni, sono originari soprattutto dell’Eritrea (circa 3.400), dell’Egitto (circa 2000), della Somalia e del Gambia. A breve approfondirò il profilo dei minori egiziani ed eritrei, in quanto gruppo principale tra i minori non accompagnati arrivati via mare lo scorso anno.

Ritengo importante citare anche il dato generale degli arrivi del mese di gennaio 2015, che meriterebbe un raffronto rispetto agli arrivi del mese di gennaio 2014, in quanto quest’anno nel mese di gennaio, a operazione Mare Nostrum oramai conclusa, gli arrivi sono stati poco più di 3.500, mentre nel mese di gennaio 2014 i migranti via mare erano stati 2.171, quindi 1300 in meno rispetto a quelli arrivati quest’anno. I minori non accompagnati nel mese di gennaio arrivati sono stati 225, per la maggior parte eritrei e gambiani.

Venendo agli aspetti principali che caratterizzano i ragazzi eritrei che abbiamo incontrato in frontiera sud, è interessante ascoltare le loro parole. Quando chiediamo loro: “perché sei arrivato in Italia? Perché hai affrontato questo lungo viaggio?”, quello che ci raccontano è la vita di un Paese sicuramente povero e nel quale non c’è la possibilità di esprimersi liberamente; un Paese in cui c’è una dittatura militare, in cui se vieni bocciato a scuola, quindi anche semplicemente a causa di un insuccesso scolastico, rischi di essere poi arruolato, quindi di entrare a fare parte dell’esercito e di entrarvi a tempo indeterminato, senza sapere quando questo periodo finirà. Questo è il leitmotiv delle storie che tantissime volte abbiamo sentito raccontare.

Così come abbiamo spesso sentito del viaggio incredibile che affrontano una volta partiti dal confine tra l’Eritrea e l’Etiopia, viaggio che li vede fermarsi, a volte anche per qualche mese, in Etiopia presso i campi profughi, in particolare quello di Mai Aini, o per propria volontà o perché ritrovati in Etiopia da soli e portati in questo campo. Da qui sperano di potere essere poi trasferiti in altri Paesi, in America, in Australia grazie al resettlement, opportunità che purtroppo richiede troppo tempo, quindi, non essendo disposti ad aspettare così tanto tempo, si rimettono in viaggio. Affrontano il deserto, affrontano la Libia, Paese che raccontano come un’esperienza terribile, in cui subiscono e vedono subire ogni tipo di violenza, e da qui decidono di partire sfidando il mare, forse in modo inconsapevole, come del resto è tipico degli adolescenti.

Arrivati in Italia, cercano di evitare di essere foto-segnalati. Questo avviene anche per spirito di emulazione degli adulti, ma principalmente perché inseguono un sogno, che non è l’arrivo in Italia, ma l’arrivo in Paesi come la Germania o la Svezia. Tali Paesi, anche per i racconti dei loro amici, vengono visti come una sorta di Eldorado, in cui è facile, comunque più facile che in Italia, diventare medici, avvocati, etc.. Aspirano alle professioni anche in modo molto ambizioso.

Succede quindi che si allontanino dai luoghi di frontiera molto rapidamente. Li ritroviamo a Roma e a Milano. Spesso a Roma, grazie a specifici interventi che realizziamo, li incontriamo all’interno di edifici occupati, dove stanno insieme a connazionali, aspettando di avere soldi a sufficienza per potere proseguire il viaggio.

Ho dimenticato un aspetto importante. Per chi fosse incuriosito da queste storie, è possibile consultare on- line un profilo facebook che Save The Children ha attivato tra giugno e luglio del 2014, intitolato “il viaggio di Bereket”. È un profilo dichiaratamente finto, di un minore eritreo, però tanto dichiaratamente finto quanto estremamente vero nei suoi contenuti, perché riprende le storie che ci siamo sentiti raccontare tantissime volte dai ragazzi che abbiamo incontrato. È possibile dunque vedere il viaggio live dall’Eritrea all’Europa di un ragazzo che aspira a raggiungere lo zio che vive in Germania.

Molto diverso è invece il profilo dei minori che arrivano da soli dall’Egitto. Si tratta anche in questo caso di ragazzi adolescenti, che però arrivano in Italia soprattutto spinti dalle famiglie, famiglie che contraggono a volte debiti altissimi, per garantire loro la possibilità di fare questo viaggio, che vedono come un’opportunità per cambiare, non solo la vita del ragazzo stesso, ma anche la loro stessa vita di famiglia rimasta nel Paese di origine.

Questi ragazzi arrivano gravati dalla pesantissima responsabilità di ripagare tale debito e cambiare le sorti della propria vita e di quella dei propri familiari. Vengono anche spinti dalle fotografie postate su facebook da altri, fotografie che in realtà riflettono una vita che non è assolutamente quella che vivono veramente i ragazzi egiziani in Italia, i quali sono per lo più sfruttati dal punto di vista lavorativo, soprattutto nelle grandi città, a partire da Roma e Milano. Città nelle quali si spostano dalla frontiera di arrivo, perché lì hanno delle comunità molto forti di riferimento. La comunità egiziana di Roma, così come quella di Milano, sono punti di riferimento importanti per ragazzi soli in un paese straniero e quindi diventano la loto meta.

Quello che preoccupa, quando li si incontra e quando si lavora con loro, è che non hanno la percezione di cosa significhi essere sfruttati. Il fatto che un connazionale offra loro di lavorare al mercato per prendere le cassette della frutta per pochi euro al giorno lo dipinge ai loro occhi come un benefattore. Come è un benefattore per i minori eritrei il trafficante, perché li aiuta in poco tempo a raggiungere il loro obiettivo, trasferirsi in un altro Paese europeo.

Volendo accennare alle principali località di arrivo di migranti, è evidente che la Sicilia è stata nel 2014 la Regione più interessata dagli arrivi, arrivi avvenuti nell’ambito dell’operazione Mare Nostrum, quindi, come evidenziava benissimo il prefetto Gradone questa mattina, si è trattato di arrivi molto diversi rispetto a quelli che erano gli sbarchi tradizionali lungo tutta la costa siciliana, ai quali eravamo abituati negli anni precedenti.

Se è vero che Augusta ha avuto degli arrivi importanti di 1600-1700 persone, credo sia importante anche ricordare che Salerno e Napoli hanno avuto sì soltanto due o tre arrivi, ma di 2000 – 2100 persone ciascuno, e si trattava di porti che mai avevano gestito un fenomeno di questo tipo.

I minori non accompagnati che arrivano in Italia da altri Paesi hanno gli stessi diritti di tutti gli altri minorenni. L’Italia, come sapete, ha ratificato la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, che non è solo una convenzione internazionale, ma è una legge italiana e, come tale, si applica indistintamente a tutti i minori che sono nel nostro territorio. L’Italia dà la possibilità di restare a tutti i minori non accompagnati e, dunque, non soltanto a quelli che ricadono in una delle situazioni descritte dalla convenzione di Ginevra del 1951 sullo status di rifugiato. Pertanto, anche se un minore non chiede né è nella situazione di chiedere la protezione internazionale, in Italia ha diritto comunque a restare per il mero fatto di essere minore. Hanno diritto ad essere accolti come minorenni, e quindi non possono vivere in centri per adulti, e hanno diritto a vedersi nominare in tempi celeri una persona che sia per loro legalmente responsabile, in quanto minori privi di genitori.

Quali sono le difficoltà che incontrano, appena arrivati nel nostro paese? Le ho raggruppate in tre macro-aree, che riguardano l’identificazione della prima accoglienza, il collocamento e le condizioni di accoglienza e le garanzie dei loro diritti.

Per quanto riguarda la fase della primissima accoglienza una prima “disparità di trattamento” si verifica in relazione al luogo in cui si arriva. Un minore viene trattato in modo diverso secondo che lo sbarco o l’arrivo tramite nave militare sia avvenuto a Augusta, anziché a Porto Empedocle, a Pozzallo o in altre regioni, quali la Calabria, la Puglia, la Campania.

Come ha ricordato il sindaco Bianco ieri, in tutto il territorio siciliano vi è un unico centro di primissima accoglienza, il Centro di Pozzallo. Quindi mancano strutture stabilmente adibite alla prima accoglienza dei migranti (e ciò a parte quello di Lampedusa). È un fattore particolarmente rilevante, quando parliamo di minorenni.

Manca poi una procedura uniforme a livello o nazionale per l’accertamento dell’età. Cosa significa? Che se un migrante si dichiara minorenne a seguito di un arrivo a Catania, potrebbe essere effettivamente riconosciuto come tale sulla base della semplice dichiarazione, cosa che non accade se arriva in un'altra località, dove la sua dichiarazione viene sottoposta ad un accertamento che può essere – e molto spesso lo è – l’esame radiografico del polso sinistro.

Senza entrare nel merito della questione dell’accertamento dell’età, che probabilmente richiederebbe un convegno a parte, è importante denunciare come criticità proprio questa differenza, ovvero il fatto che ci siano migranti che si dichiarano minorenni e hanno la possibilità di ricevere il relativo trattamento senza ulteriori verifiche, da un lato, e minorenni, per esempio a Roma, che, seppur palesemente minorenni, vengono sottoposti ad un accertamento medico prima di vedere richiesto un loro documento.

Ma la questione sicuramente più rilevante– i rappresentanti istituzionali presenti ne conoscono bene le criticità, perché si tratta di un profilo gestito fino a poco tempo fa quasi esclusivamente dagli enti a livello locale – è la difficoltà di trovare i posti per l’accoglienza dei minori non accompagnati. Questo accade perché manca un sistema nazionale di accoglienza, per cui, quando arriva un minore non accompagnato, trovare un posto in accoglienza, e senza disporre degli strumenti per poterlo fare, è onere dell’ufficio minori della Questura o in misura maggiore (sebbene anche qui ci siano prassi diverse) dei Servizi Sociali del Comune.

Non esiste una banca dati dei posti di accoglienza disponibili a livello nazionale, quindi la ricerca di un posto avviene principalmente tramite telefonate e conoscenze. E mentre si procede con questa ricerca, evidentemente molto lunga, i minori devono essere portati da qualche parte. Da qui scatta l’apertura di strutture temporaneamente adibite alla prima accoglienza; si citavano stamattina il Palaionio, il Palaspedini, la scuola Verde di Augusta (un edificio già dichiarato inagibile, che per tanto, troppo tempo invece ha ospitato minori non accompagnati).

Ci siamo sforzati di darvi i dati più aggiornati possibile. Ebbene, il numero dei minori attualmente in attesa di un posto di accoglienza è impressionante: sono 840, di cui 430 in Sicilia, 88 dei quali presso il CPSA di Lampedusa, 260 in Calabria e 150 in Puglia. Vuol dire che ci sono 840 minori che in questo momento stanno aspettando un posto in accoglienza e di questi veramente tanti, troppi lo stanno aspettando da vari mesi.

Sulle condizioni di accoglienza vorrei anche qui rilevare la disparità di trattamento sul territorio nazionale, rispetto alla quale una delle cause principali è rappresentata dalla mancanza di risorse certe e continuative negli anni.

Sicuramente, quindi, i minori hanno diritto a vedersi nominata un tutore, quale persona che sia per loro legalmente responsabile.

Sebbene esistano buone prassi, come l’associazione di Siracusa vista nel video di ieri sera1, purtroppo ancora in tantissimi territori i tempi della nomina sono estremamente lunghi e, anche quando si arriva alla nomina del tutore, ad essere investito è il Sindaco della città in cui il minore si trova. Potete ben capire quale sia la situazione in una città come Roma, dove ci sono migliaia di minori non accompagnati il cui tutore è il Sindaco, il quale il più delle volte delega i servizi sociali. Ma ci sono casi di 120 minori in tutela sotto un unico assistente sociale.

Proseguendo con un aspetto che sta a cuore a Save The Children, preme fare presente che, per quanto noi possiamo a livello pratico intervenire sul campo, dando il nostro supporto, come fanno le tante organizzazioni e associazioni che lavorano per i minori non accompagnati, questo non è sufficiente.

Serve un cambiamento vero, un cambiamento che parta da una legge. E’ vero che le leggi non bastano, perché poi vanno applicate, però in questo caso riteniamo che manchi proprio un riferimento normativo adeguato, per questo motivo abbiamo scritto noi un testo di legge, che l’onorevole Zampa come prima firmataria ha fatto proprio, ma che è stato poi condiviso dai rappresentanti di tutti i principali partiti politici italiani. È il , attualmente all’esame della Prima Commissione della Camera dei Deputati, che veramente riteniamo possa costituire un quadro normativo di riferimento, anche perché istituirebbe un sistema nazionale di accoglienza per i minori non accompagnati. È vero che in attesa dell’approvazione di questo disegno di legge sono stati fatti alcuni passi avanti. Vorrei citare a questo proposito l’accordo raggiunto in sede di conferenza unificata tra Stato, Regioni ed Enti locali del 10 luglio 2014, che sostanzialmente ricalca il contenuto della proposta di legge.

Nella proposta di legge si prevede l’istituzione di un sistema di prima accoglienza ad alta specializzazione e l’incremento del numero dei posti in accoglienza attraverso l’ampliamento del sistema SPRAR, attualmente previsto per i soli minori richiedenti asilo, ma in realtà esteso a tutti i minori non accompagnati, indipendentemente dal fatto che intendano chiedere protezione.

Vorrei fare un accenno rispetto al sottotitolo di questo convegno: dal respingimento Mare Nostrum, dall’Italia all’Europa. Sono stati ricordati i morti di Lampedusa del 3 ottobre 2013. C’era stato detto che non sarebbe più successo. Come organizzazioni umanitarie purtroppo abbiamo dovuto assistere ancora una volta l’11 febbraio 2015 all’arrivo di 29 cadaveri di persone morte di freddo, dopo essere state soccorse.

Quello che c’era stato detto all’indomani del 3 ottobre 2013 è che l’Europa non deve discutere di denaro, ma ha l’obbligo di accogliere chi vi cerca rifugio. Quello che ora ci domandiamo è perché invece sia successo ancora.

Grazie.

1 Associazione Accoglie-Rete.
Programma completo
Terza sessione
L'Approdo
di Carlo De Chiara
Consigliere della Corte di Cassazione
di Armando Gradone
Prefetto di Siracusa
di Rosario Valastro
Responsabile della Croce Rossa Italiana per la regione Sicilia
di Emiliano Abramo
Responsabile della Comunità di Sant'Egidio - Sicilia
di Antonello Ciervo
Professore nell'Università di Perugia, avvocato ASGI
di Vittorio Gaeta
Consigliere Corte di Appello di Bari
di Viviana Valastro
Responsabile protezione minori migranti per Save the Children
di Maria Francesca Pricoco
Presidente del Tribunale per i Minorenni di Catania
di Donatella Donati
Giudice del tribunale per i Minorenni di Bologna