Prassi e orientamenti

Alla ricerca di buone prassi nel contenzioso famiglia: l'esperienza del Tribunale di Livorno

di Azzurra Fodra
magistrato della sezione civile del Tribunale di Livorno

Un progetto tabellare e un protocollo di ampio respiro: così il Tribunale di Livorno attua qualità e efficacia nella gestione del contenzioso per la famiglia e i minori


2 ottobre 2018

Da settembre 2018 nel Tribunale di Livorno è stata data attuazione al progetto tabellare 2107-2019 che prevede, per il settore civile, la costituzione di una sezione specializzata che si occuperà solo della materia della famiglia, minori e soggetti deboli. La sezione sarà composta da quattro magistrati togati, nonché da tre got, che, principalmente, saranno impiegati per le audizioni degli amministrandi, inabilitandi e interdicendi.

La costituzione della sezione specializzata ha, evidentemente, lo scopo di omogeneizzare, all’interno dell’ufficio, le modalità di trattazione e di decisione dei procedimenti di famiglia per i quali, stante la delicatezza della materia, l’esigenza di uniformità risulta particolarmente avvertita dalla avvocatura e, soprattutto, dall’utenza.

Oltre alla costituzione della “sezione famiglia”, nell’ultimo anno si è avviato, sempre con il medesimo scopo, un progetto volto alla definizione di linee guida relative ai rapporti tra il Tribunale e i servizi socio-sanitari della zona del distretto dell’area livornese.

Gli obbiettivi specifici di tale progetto sono quelli di individuare in maniera più chiara gli ambiti di operatività in cui i servizi socio-sanitari sono chiamati a svolgere le funzioni di ausiliario del giudice della famiglia, di coinvolgere il maggior numero dei soggetti interessati ai procedimenti di famiglia, tanto nell’ambito delle pubbliche amministrazioni che dell’avvocatura, sia di “darsi un linguaggio comune”.

Con riguardo a quest’ultimo aspetto, infatti, da subito, nel confronto tra noi magistrati della sezione, gli operatori dei servizi ed il foro, è emersa la necessità di dettare delle definizioni condivise degli ambiti di intervento dei servizi. Un vocabolario comune e condiviso, infatti, rende immediatamente percepibile all’operatore che riceve la richiesta il tipo di intervento da attuare, e permette alle parti e ai loro difensori di capire più facilmente quali ricadute l’intervento disposto dal giudice avrà, ad esempio, sul piano dell’esercizio delle responsabilità genitoriali o della collaborazione richiesta ai genitori durante l’attività dei servizi.

Il testo definitivo delle linee guida è stato concordato a giugno del 2018 e da settembre, con l’attuazione del nuovo assetto tabellare, vedrà la sua prima attuazione.

Gli obbiettivi specifici del progetto sono stati, quantomeno sulla carta, raggiunti.

Ed infatti il primo risultato conseguito, sicuramente di grande importanza, è stato quello di essere arrivati alla stesura di un documento finale il cui contenuto è il frutto del confronto tra noi magistrati, i servizi socio-sanitari, sia dell’ambito della amministrazione comunale che della azienda sanitaria, i rappresentanti dell’Ordine degli avvocati di Livorno e i referenti sul territorio delle associazioni degli avvocati che trattano principalmente la materia della famiglia.

In particolare le linee guida sono state redatte di concerto con:

- Servizi sociali del Comune di Livorno

- U.F.S.M.I.A. (Unità funzionale salute mentale infanzia e adolescenza) di Livorno Azienda USL Toscana Nord-Ovest

- U.O.C. psicologia salute mentale infanzia adolescenza S.E.R.D. - Area Sud Azienda USL Toscana Nord-Ovest

- Unità funzionale attività consultoriali Comune di Livorno

- Ordine Avvocati di Livorno

- A.I.A.F. Sezione di Livorno

- ONDiF - Osservatorio nazionale sul diritto di famiglia, Sezione di Livorno

Il coinvolgimento di tutti questi soggetti ha portato, non solo alla stesura di un testo ampiamente condiviso, ma anche all’individuazione di soluzioni di buon compromesso tra le esigenze di celerità ed effettività della tutela, che sono alla base del processo della famiglia, le esigenze delle pubbliche amministrazioni coinvolte, tenute, comunque, a conciliare le richieste della autorità giudiziaria con i vincoli interni di carattere organizzativo e di bilancio ed, infine, le esigenze di difesa tecnica e di rispetto del contraddittorio, molto sentite nel mondo dell’avvocatura.

La partecipazione dell’U.F.S.M.I.A. e dell’ U.O.C. psicologia salute mentale infanzia adolescenza-S.E.R.D. ha, inoltre, permesso al Tribunale di venire a contatto con una nuova realtà organizzativa della azienda sanitaria, l’U.V. Mi. (Unità di valutazione per minori), il cui compito specifico è quello di compiere, su richiesta dalla autorità giudiziaria, la valutazione delle capacità genitoriali. In particolare l’U.V. Mi. è una struttura multiprofessionale zonale che raccoglie operatori provenienti da varie unità Funzionali e dai servizi Sociali ed opera presso le varie strutture della zona distretto interessata; i componenti sono psicologi clinici e assistenti sociali e l’attività svolta è organizzata secondo il criterio dalla separazione tra gli operatori demandati alla valutazione da quelli a cui è demandato il percorso di cura suggerito.

È stato inoltre possibile, grazie al coinvolgimento dell’Unità funzionale attività consultoriali del comune di Livorno, tra i cui compiti istituzionali vi è quello dell’organizzazione dei percorsi di aiuto all’esercizio alla genitorialità, di dettare delle modalità di azione condivisa tra i servizi sociali e i consultori, ove i primi richiedano l’intervento dei secondi per l’organizzazione dei percorsi.

Anche il secondo e il terzo obbiettivo sono stati raggiunti in quanto le linee guida sono state redatte separando per paragrafi i singoli ambiti di intervento dei servizi socio-sanitari, partendo dalla richiesta di relazione socio ambientale fino ad arrivare all’affidamento del minore ai servizi.

Per ogni attività demandata ai servizi è stata data una sorta di definizione generale, a cui segue una disciplina di maggior dettaglio, in ordine alle modalità di intervento, alle sue tempistiche e agli strumenti di restituzione delle attività svolte da parte degli operatori tanto al giudice che alle parti.

In particolare, rispetto a quest’ultimo profilo, si è cercato, tanto nell’ambito degli interventi di relazione/monitoraggio/ valutazione demandati ai servizi, tanto nell’ambito degli interventi maggiormente “invasivi” rispetto alle dinamiche familiari, di valorizzare l’aspetto della restituzione ai genitori, della comunicazione e della trasparenza. Ciò al fine di rendere maggiormente comprensibile e, quindi, accettabile dalle parti la decisione finale, di tentare un sempre maggiore coinvolgimento dei genitori nei percorsi messi a loro disposizione nell’interesse del minore e a supporto delle loro capacità genitoriale e di improntare il momento dell’intervento dei servizi ad uno spirito di fiducia reciproca e di collaborazione.

Tendere a tali modalità di intervento, anche se, nel concreto, non è sempre possibile o di facile attuazione, è sicuramente indispensabile affinché l’intervento stesso possa avere un buon esito e garantire, unitamente alla decisione del giudice, una tutela effettiva, duratura e capace di restituire ai genitori, anche se, in alcuni casi, con l’aiuto del tempo, il pieno esercizio delle loro responsabilità genitoriali.

Gli attori di questo progetto si sono dimostrati in questa fase d’ideazione e redazione tutti molti disponibili e interessati a lavorare secondo le modalità concordate; da settembre come detto, partirà l’attuazione delle linee guida, ma si è scelto di procedere con un primo periodo di sperimentazione di circa sei mesi. Ci è parso necessario, dopo questo lasso di tempo, infatti, fare il punto della situazione, verificare se le scelte condivise sulla carta avranno avuto attuazione e, soprattutto, se avranno determinato sul contenzioso famiglia effetti benefici, non solo sul piano dei tempi, ma anche “bontà” della decisione.