home search menu
Auto-addestramento con finalità di terrorismo
Giurisprudenza e documenti
Auto-addestramento con finalità di terrorismo
di Federico Piccichè
Avvocato del Foro di Monza e membro del Consiglio Direttivo della Scuola Forense di Monza
Nota a Cass. Pen., Sez. V, Sent. 19 luglio 2016 (dep. 9 febbraio 2017), n. 6061, Pres. Fumo, Rel. Micheli

La sentenza, che si annota, merita attenzione perché, per la prima volta, viene esaminata la condotta descritta nell'ultima parte dell'art. 270-quinquies, comma 1, cp, relativa al soggetto che si auto-addestra per il compimento di attività con finalità di terrorismo[1].

Nel caso di specie il difensore dell'indagato ha proposto ricorso avverso l'ordinanza di rigetto di una richiesta di riesame di un precedente provvedimento restrittivo in carcere emesso dal gip di Catanzaro per il delitto di cui all'art. 270-quinquies, cp, in quanto l’indagato era indiziato di avere realizzato «comportamenti univocamente finalizzati alla commissione di atti di terrorismo, dopo avere autonomamente acquisito informazioni strumentali a quel fine».

In particolare era stato accertato che l'indagato aveva scaricato da Internet svariati video «illustrativi di tecniche di difesa personale e di allenamento, o su come accertare di essere o meno spiati attraverso il telefono, nonché relativi alla preparazione di ordigni».

Inoltre era stato accertato che l'indagato aveva compiuto un viaggio in Turchia, che ne aveva programmato un altro in Belgio e che aveva avuto ripetuti contatti con ambienti islamici ultraradicali.

Da questo i giudici cautelari avevano dedotto che l'indagato «non si fosse limitato ad una mera raccolta di informazioni, procedendo invece ad un vero e proprio auto-addestramento», integrante la condotta tipica prevista dall'ultima parte dell'art. 270-quinquies, comma 1, cp, in base alla novella del 2015.

Secondo i giudici cautelari era chiaro che l'indagato avesse orientato la propria volontà verso percorsi e scelte di vita da contrapporre in chiave terroristica al mondo occidentale.

Nel suo ricorso la difesa, deducendo l'inosservanza della legge penale e il vizio della motivazione, ha censurato il provvedimento cautelare perché in esso non si era adeguatamente considerato che le attività meramente preparatorie degli atti terroristici devono comunque essere strumentali e univocamente dirette alla realizzazione di uno specifico e concreto programma di violenza, in grado di mettere in pericolo la struttura statale e l'ordine pubblico «pena la evidente incostituzionalità di un precetto penale che sanzioni una mera idea eversiva».

Orbene, secondo la difesa, il comportamento materiale tenuto dal prevenuto, che si era nella sostanza limitato a raccogliere le informazioni incriminate scaricandole da Internet, non poteva essere considerato come incontrovertibilmente rivolto alla commissione di atti violenti con finalità terroristica.

La Corte suprema, però, nel respingere il ricorso, ha ritenuto prive di fondamento le censure difensive.

Richiamando una giurisprudenza ormai collaudata, accreditata altresì dalla dottrina più autorevole, il supremo Collegio è tornato a ribadire, in generale, che il delitto previsto dall'art. 270-quinquies cp costituisce un reato di pericolo concreto a doppio dolo specifico, dovendo la condotta incriminata essere oggettivamente idonea alla realizzazione dell'evento perseguito e l'elemento psicologico essere caratterizzato dalla volontà di commettere atti di violenza ovvero di sabotaggio di servizi pubblici essenziali e dalla ulteriore volontà di perseguire una finalità terroristica[2].

Conseguentemente per la Corte è senz'altro condivisibile l'assunto secondo il quale «per la ravvisabilità del delitto di cui all'art. 270-quinquies cod. pen. (anche con riguardo alla ipotesi descritta nell'ultima parte del primo comma) è pur sempre necessario che il soggetto attivo ponga in essere comportamenti significativi sul piano materiale, senza limitarsi ad una semplice attività di raccolta di dati informativi».

Senonché, nella vicenda in esame, pur alla luce del principio sopra fissato, la Corte ha ritenuto che i comportamenti materiali tenuti dall'indagato dovessero, almeno sul piano indiziario, farsi rientrare nell'ambito operativo dell'ultima parte dell'art. 270-quinquies, comma 1, cp.

Come è noto e per meglio comprendere il pensiero della Corte su questo specifico punto, l'ultima parte dell'art. 270-quinquies, comma 1, cp, punisce «la persona che avendo acquisito, anche autonomamente, le istruzioni per il compimento degli atti di cui al primo periodo, pone in essere comportamenti univocamente finalizzati alla commissione delle condotte di cui all'art. 270-sexies».

Secondo la Corte, che al riguardo richiama le parole del Tribunale del riesame, tale dettato normativo presuppone una consequenzialità sul piano cronologico, da cui discende che «alla acquisizione di informazioni si deve accompagnare l'esplicazione di una qualsiasi attività materiale avente finalità terroristica, che possa quindi considerarsi come volta a dare attuazione alle istruzioni acquisite, senza peraltro, ai fini dell'integrazione del reato, che sia necessaria la effettiva realizzazione della finalità».

Sicché, proseguono i giudici di legittimità, ad essere punita non è tanto «la mera acquisizione personale di informazioni, condotta in sé lecita e garantita dall'art. 21 Cost., bensì… l'utilizzo che di queste viene fatto da parte del c.d. 'lupo solitario', per porre in essere comportamenti supportati dalla finalità terroristica, secondo il modello del c.d. pericolo concreto».

Sulla base di queste premesse, dunque, la Corte è giunta ad escludere che, nella specie, l'indagato si fosse limitato ad una mera acquisizione personale di informazioni, dettata anche solo dalla curiosità.

Infatti, secondo la Corte, il viaggio dell'indagato in Turchia con uno zaino multitasche (con all'interno un pantalone di tipo militare, un tappeto da preghiera e un libro dei Fratelli Musulmani sulla condotta del buon osservante del Corano), il programmato viaggio in Belgio, poi non effettuato (nel cui territorio hanno dimorato soggetti che, di recente, sono stati coinvolti in gravissime vicende terroristiche, il possesso di due cellulari, uno dei quali abilitato a navigare in Internet, con pagine salvate che rimandavano a siti recanti video, anche violenti, sullo Stato islamico, e aventi in rubrica il numero di un soggetto che era stato in contatto con un magrebino, che sarebbe stato in seguito arrestato, a bordo di un treno, in possesso di armi ed esplosivi), i ripetuti contatti con individui legati a movimenti estremisti islamici, la quotidiana visione di filmati riconducibili alla propaganda terroristica per la formazione dello Stato islamico (che esaltavano la morte in nome di Allah nella lotta contro gli infedeli) e, da ultimo, lo scaricamento di svariati filmati su come difendersi, preparare ordigni e non essere spiati attraverso il telefono cellulare, hanno formato nel loro insieme un solido quadro indiziario da cui poteva, innegabilmente, dedursi che l'indagato volesse ricavare dai video scaricati, in particolare da quelli di taglio didattico, tutte le informazioni necessarie per il compimento di atti violenti di chiara ispirazione terroristica.

Dal quadro complessivo di tali elementi, pertanto, la Corte ha logicamente dedotto che l'indagato, scaricando i video esplicativi delle varie tecniche di difesa e di confezionamento di ordigni, avesse proceduto ad un vero e proprio auto-addestramento per essere in grado, poi, di realizzare materialmente atti violenti animati da finalità terroristica, con ciò attuando una condotta pacificamente rientrante nella seconda parte dell'art. 270-quinquies, comma 1, cp.



[1] L'ultima parte dell'art. 270-quinquies, comma 1, cp., è stata introdotta dall'art. 1, comma 3, lett. a), dl 18 febbraio 2015 n. 7, convertito, con modificazioni, nella l. 17 aprile 2015 n. 43.

[2] Nella sentenza in esame vengono passati in rassegna diversi arresti della Cassazione, fra cui spicca per importanza la sentenza Garouan (Sez. VI, n. 29670 del 20/07/2011).

23 maggio 2017
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
La violazione dell’art. 2 della Cedu con riferimento all’utilizzo permissivo della forza pubblica, quando da essa sia derivata la morte come conseguenza non intenzionale
Coscienza costituzionale, garantismo e strategia dei diritti 
nella modernità del pensiero di Adolfo Gatti
Coscienza costituzionale, garantismo e strategia dei diritti nella modernità del pensiero di Adolfo Gatti
di Antonio Gialanella
Riflessioni sul libro “Scritti dell’avvocato Adolfo Gatti”, a cura di Giovanna Corrias Lucente. Prefazioni di Paola Severino e Giovanna Corrias Lucente (Aracne editrice)
8 aprile 2017
In ricordo di Emilio Alessandrini e Guido Galli
In ricordo di Emilio Alessandrini e Guido Galli
di Edmondo Bruti Liberati
Milano, 29 gennaio 1979. Prima Linea uccide il giudice Emilio Alessandrini con otto colpi di pistola. Poco più di un anno dopo, il 19 marzo del 1980, dopo una lezione all'Università di Milano, ancora un commando di Prima Linea uccide il giudice Guido Galli. Oggi, a trentasette anni da quell'omicidio, pubblichiamo un ricordo dei due giudici, intervenuti entrambi, sotto profili diversi, nelle indagini sulla strage di Piazza Fontana*
19 marzo 2017
<i>Contre l'état d'urgence</i>, un saggio di Paul Cassia
Contre l'état d'urgence, un saggio di Paul Cassia
di Alberto Perduca
A quattordici mesi dalla tragica sera degli attentati di Parigi, lo stato di emergenza resta in vigore, e lo rimarrà fino al 15 luglio 2017. In forza delle quattro proroghe che l’Assemblea nazionale ha deciso con leggi approvate a larghissima maggioranza
4 febbraio 2017
La revoca dell’immunità giurisdizionale agli Stati sponsor del terrorismo<br><i>Another brick off the wall?</i>
La revoca dell’immunità giurisdizionale agli Stati sponsor del terrorismo
Another brick off the wall?
di Nicola Colacino
Nonostante le forti perplessità suscitate, il Justice Against Sponsor of Terrorism Act presenta più di un aspetto meritevole di considerazione
18 gennaio 2017
Il 2016 di Questione Giustizia
Associazione terroristica e suoi requisiti
Associazione terroristica e suoi requisiti
di Federico Piccichè
Nota a Cass. Pen., Sez. V, Sent. 14 luglio 2016 (dep. 14 novembre 2016), n. 48001, Pres. Lapalorcia, Rel. Zaza
30 novembre 2016
Uno sguardo comparatistico sul bilanciamento tra libertà delle comunicazioni ed esigenze della sicurezza nazionale ed internazionale
Ultima cena a Dacca
Ultima cena a Dacca
di Andrea Venegoni
Un ricordo e un pensiero per tutti gli italiani partiti a esplorare il mondo
15 luglio 2016
Mafie e corruzione: potere, giustizia e verità*
Newsletter


Fascicolo 2/2017
Le nuove disuguaglianze
Beni comuni

Dedicato a Stefano Rodotà
Giurisprudenza e documenti
Breve commento all’ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Bologna del 31 agosto 2017
Breve commento all’ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Bologna del 31 agosto 2017
di Sabrina Bosi
Nella motivazione, il tribunale scevera diverse tematiche inerenti la materia delle misure di sicurezza
24 ottobre 2017
Il licenziamento nullo per illiceità della causa o frode alla legge
Il licenziamento nullo per illiceità della causa o frode alla legge
di Marco Vitali
Con la sentenza n. 687 del 4 novembre 2016, il Tribunale di Vicenza ha dichiarato la nullità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo poiché intimato in frode alla legge, ai sensi dell’art. 1344 cc, ed ha applicato la tutela reintegratoria prevista al comma 1 dell’art. 18 Statuto dei lavoratori, nel testo modificato dalla legge n. 92/2012. Il caso induce ad alcune riflessioni attorno alla novella introdotta con il d.lgs n. 23/2015 che ha elevato a regola la tutela indennitaria, escludendo del tutto la tutela reintegratoria per i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo. Nonostante la restrizione delle tutele così attuata, le categorie civilistiche della nullità – in particolare l’illiceità della causa – devono ritenersi operanti nella materia dei licenziamenti
11 ottobre 2017
Discriminazioni per età: Cenerentola ha perso per sempre la sua scarpetta
Discriminazioni per età: Cenerentola ha perso per sempre la sua scarpetta
di Federico Grillo Pasquarelli
Con l’attesa sentenza sul caso Abercrombie la Corte di giustizia Ue ha dichiarato che il contratto di lavoro intermittente – che, in base all’art. 34 d.lgs 276/2003, poteva essere concluso “in ogni caso” con soggetti di età inferiore a 25 anni – e persino la sua cessazione automatica al compimento dei 25 anni, non contrastano con la Direttiva 2000/78 e con il principio di non discriminazione per ragioni di età: la sentenza, che trascura la precedente giurisprudenza della stessa Cgue, non convince sotto vari profili
2 ottobre 2017
L’“evoluzione” dell’assegno di divorzio. Una recente decisione della suprema Corte, tra nomofilachia e creazione giudiziaria del diritto
Ancora in tema di continuazione e particolare tenuità del fatto
Ancora in tema di continuazione e particolare tenuità del fatto
di Federico Piccichè
Nota a Cass. Pen., Sez. V, Sent. 31 maggio 2017 (dep. 19 luglio 2017), n. 35590, Pres. Palla, Rel. Gorjan
22 settembre 2017
Il sequestro della Iuventa: Ong e soccorso in mare
Il sequestro della Iuventa: Ong e soccorso in mare
di Roberta Barberini
Il sequestro della Iuventa coinvolge questioni di diritto internazionale che mai, finora, si erano presentate, nei processi contro i trafficanti. L’apertura del procedimento ha purtroppo avuto la conseguenza di portare in secondo piano le gravi responsabilità dell’Europa nella gestione del fenomeno migratorio. Esso può essere, tuttavia, l’occasione per fare chiarezza, anche nel mondo delle Ong, su come si declinino i principi umanitari dell’accoglienza e del soccorso in mare e su come sia necessario mantenerli – nell’interesse degli stessi migranti – nella cornice di legalità con cui l’Italia, per una volta sostenuta dall’Europa, sta provando a definire un perimetro che tenga insieme diritti e doveri dell’accoglienza
18 settembre 2017