Magistratura democratica
Magistratura e società
Gli organi dei ragazzi calabresi
di Cinzia Barillà
magistrato Corte di Appello di Reggio Calabria

Non lasciarmi (Never Let Me Go) (2005) è un romanzo ucronico dello scrittore britannico di origini giapponesi Kazuo Ishiguro, nobel per la letteratura nel 2017, da cui è stato tratto anche il film.

Kathy, Tommy e Ruth sono tre studenti di Hailsham, un collegio immerso nella campagna inglese e completamente isolato dal mondo esterno. La loro educazione è affidata a dei tutori, che impartiscono loro lezioni di arte, storia e letteratura e incoraggiano la loro creatività: i loro lavori migliori vengono infatti selezionati da una misteriosa "Madame" per essere conservati nella sua galleria. In questo ambiente, apparentemente idilliaco, i tre ragazzi crescono sviluppando un legame che durerà per tutta la vita prima di diventare “donatori”; questo, infatti, è il loro destino sin dalla nascita: sono dei cloni umani creati in laboratorio per donare i propri organi agli umani malati e tutti sperano in un rinvio delle tre donazioni di organi previste fino al loro exitus. Quando Ruth muore all’esito della terza donazione, Kathy va a cercare Tommy, che è già alla soglia della sua ultima donazione. Per ottenere un rinvio per Tommy i due ragazzi decidono di rivolgersi alla misteriosa "Madame" di Hailsham, convinti che il loro amore e i bei disegni del ragazzo sarebbero stati sufficienti a convincerla. L'incontro con Madame sarà, però, una cocente delusione: il loro destino non è modificabile. Scoprono inoltre che Hailsham era parte di un esperimento per dimostrare che anche i cloni hanno un'anima e una sensibilità artistica, ma che nonostante l'esperimento abbia avuto successo il mondo non ha voluto rinunciare alle donazioni e ha deciso di chiudere la scuola e di non salvare i cloni dal loro destino. I due ragazzi, rassegnati, lasciano allora la casa di Madame e si preparano ad affrontare la fine.

NON LASCIARMI è, per noi, una storia paradigmatica, richiama la vita di SALVATORE di Piscopio.

La notizia giornalistica è che due ragazzini, quasi bimbi, 21 e 23 Salvatore e Giovanni rimangono vittima di un agguato armato a Piscopio, paese del vibonese in Calabria.
Salvatore, 21 anni, morirà in Ospedale pochi giorni dopo.
I familiari di Salvatore Battaglia, all’accertamento della intervenuta morte cerebrale del figlio, daranno l’autorizzazione all’espianto degli organi.
Gli organi (reni, cuore e cornee) di Salvatore sono già stati espiantati ed utilizzati per salvare altre vite.
Le indagini sugli autori del crimine sono in corso.
Lo scrittore Giacchino Criaco, autore e poi sceneggiatore di ANIME NERE, ha commentato con due post su facebook questi eventi in successione cronologica.
Questione Giustizia ha deciso di pubblicarli.
Ecco il perché.

Quando un gesto di tale generosità (non scontato e non usuale neppure in situazioni di maggiore agiatezza e tranquillità sociale) trae origine da un atto di crudeltà ai danni di due quasi – bambini e trova culla in una realtà di un piccolo paese calabrese ad elevata densità delinquenziale, come l’agguato dimostrerebbe, rischia di passare sotto silenzio, di essere sporcato dai dubbi del contesto in cui matura e dalle possibili implicazioni che ne potrebbero derivare per ogni protagonista della vicenda.
A tutto ciò, si corre il pericolo di aggiungere la diffidenza dei compaesani che potrebbero vedere violata, proprio in questa decisione, una regola d’onore e lasciare soli questi genitori per avere agito in controtendenza donando ad ignoti, anche ai potenziali assassini o lontani parenti degli assassini di Salvatore, gli organi dell’amatissimo figlio.
L’idea ucronica del bel libro di Ishiguro si coniuga con il convincimento radicato nel popolo dei calabresi che esistano due mondi, divisi dal caso: uno dei “cattivi” (sacrificabili) ed uno dei “buoni” (da salvare ad ogni costo). Se così fosse, allora, Salvatore, con i suoi organi, ed i suoi genitori, con la loro scelta, ci hanno riscattati tutti.

Cinzia Barillà
magistrato Corte di Appello di Reggio Calabria

 

Da Gioacchino Criaco, scrittore.

Ragazzi di Calabria in braccio al vento
Un tempo le luci si accendevano col buio per spegnersi quasi subito, i ragazzi si accroscavano nelle rughe o nelle piazze: sognavano rivalse e scelsero la violenza, erano vicini al grilletto. Oggi, girando per i nostri paesini, le luci si accendono col buio e molte si spengono all’alba, i ragazzi non stanno insieme: non sognano insieme, continuano a stare vicini al grilletto. E noi continuiamo a non saperli difendere. Salvatore è morto in ospedale, gli avevano sparato qualche sera fa, a Piscopio nel Vibonese. Nelle foto ha degli occhi grandi, la faccia da bambino. Ventun anni. I genitori hanno autorizzato la donazione degli organi, la loro tragedia allevierà il dolore di altre famiglie. Se fossi in Calabria andrei al funerale di Salvatore. Ci andrei da persona comune. Ci andrei se fossi un politico. Ci andrei se avessi un ruolo istituzionale. Andrei a tenere strette le mani di quei genitori. Per non farli sentire soli. Per non farli sentire in difetto. Non gli rinfaccerei le parentele di cui parlano i giornali. Piangerei insieme a loro la mancanza di un bene prezioso. Piangerei con loro per il loro ragazzo e per i tanti ragazzi di Calabria finiti in braccio al vento. Gli direi grazie per aver scelto di rinunciare all’odio dividendo in tanti pezzetti di vita Salvatore.

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Oggi è di Salvatore
E Salvatore è già in giro, intorno a noi, nelle vite che ha salvato con i suoi doni. È tanta la gente che è stata in casa sua in questi giorni, che ha avuto l’amore di abbracciare i suoi. Tanti andranno nei giorni a venire. E oggi andrà in viaggio lui, Salvatore, alle 15 ci sarà il funerale. Me lo ha detto con dolcezza suo padre, stamattina, alle sei, e io non sono padre, ma in questi giorni mi sono sentito tale. In questi giorni ho sentito di stare nella sua casa, di stare col dolore di Giuseppe che è altre tre volte padre, e due volte nonno. Vengo da Africo, nella Locride di momenti così duri ne ho visti tanti. So quanto in questi momenti sia indispensabile avere amore intorno, sentire parole giuste, buone, avere il conforto del miele, i consigli del cuore e tenere lontano l’odio. So quanto in questi momenti sia necessario scendere dagli altari del bene, dismettere i piedistalli del sospetto e riconoscere nel dolore i nostri fratelli. Giuseppe è la nostra gente, è la tanta, troppa gente che è passata per le forche del lutto inaudito, orribile, piste che nessuno dovrebbe passare, sentieri che dobbiamo fare di tutto per chiudere, e chiuderli per tutti. Giuseppe e sua moglie, la sua famiglia, hanno donato gli organi di Salvatore perché ci fosse speranza, non solo per loro, ma per la Calabria di cui io sono figlio. Per i figli dei margini, delle rughe. Per i tanti ragazzi di Calabria, perché vengano sottratti a un vento maligno. Se vogliamo che davvero smetta di soffiare, ora dobbiamo stare con loro. Oggi che alle 15 è il giorno di Salvatore.

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Con questa pubblicazione anche Magistratura Democratica vorrebbe contribuire al progetto di non lasciare solo questo padre e questa madre e vorrebbe accogliere, sia pure tardivamente e simbolicamente, l’invito di Gioacchino Criaco a partecipare coralmente, in una qualche forma alle esequie di Salvatore, stringendo le mani dei suoi genitori e abbracciandoli idealmente.

L’esecutivo di Magistratura Democratica

26 ottobre 2019
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