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Prassi e orientamenti
Il PCT è già una realtà
di Claudio Castelli
Aggiunto Ufficio GIP e responsabile Ufficio Innovazione presso il Tribunale di Milano
Il telematico e il sogno di una giustizia civile efficace
Il PCT è già una realtà

Il Processo Civile Telematico è già una realtà, non ancora realizzato per tutte le fasi processuali ed articolato in modo estremamente differenziato su scala nazionale, ma è una realtà.

Il PCT impersona il sogno di uffici giudiziari funzionanti e funzionali, qualitativamente attrezzati ed in grado di dare una risposta in tempi ragionevoli ai cittadini.

Le potenzialità sono: - per i magistrati quelle di eliminare tutte le attività meramente ripetitive e non legate al processo decisionale con tempi morti ridotti ed una maggiore qualità e con carichi di lavoro che potranno essere ponderati, - per I funzionari e cancellieri di potersi dedicare alle attività più qualificate di assistenza alla giurisdizione, eliminando le attività seriali e di basso valore aggiunto che verranno automatizzate, - per gli  avvocati di poter consultare gli atti on line dallo studio, limitando radicalmente tutte le attività di supporto e valorizzando al massimo l’udienza ed il contraddittorio, - per i cittadini di poter acquisire on line le certificazioni, lo stato dei processi, gli orientamenti giurisprudenziali.

Inoltre la creazione di banche dati ed archivi sentenze anche locali contribuiranno a tendere verso la costruzione di un’uniformità della giurisprudenza, evitando i contrasti inconsapevoli, e dando una chiara indicazione che sarà preziosa per tutti gli operatori e per gli stessi cittadini, oltre che per contenere il contenzioso.

Il PCT ha avuto sinora enorme successo, al di là delle fortissime manchevolezze da parte Ministeriale (blocchi del sistema e malfunzionamenti) perché è comodo e funzionale. Ed inoltre delinea una prospettiva di recupero dell’oralità ed immediatezza del processo civile.

Con la legge di stabilità del 2013 viene introdotto l’art 16 bis del D. L. 18 ottobre 2012 n.179 che stabilisce che “, a decorrere dal 30 giugno 2014 nei procedimenti civili, contenziosi o di volontaria giurisdizione, innanzi al tribunale, il deposito degli atti processuali e dei documenti da parte dei difensori delle parti precedentemente costituite ha luogo esclusivamente con modalità telematiche, nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici.”

In sostanza dal 30 giugno 2014 diventa obbligatorio in via telematica il procedimento relativo al decreto ingiuntivo (compreso il provvedimento del giudice) e memorie e atti processuali da parte degli avvocati.

L’obiettivo è ambizioso e a portata di mano, ma per raggiungerlo non bisogna sminuire, ma anzi denunciare con forza limiti e malfunzionamenti tuttora esistenti perché vengano superati tempestivamente. 

Le criticità sono molteplici e risentono dell’assenza di programmazione da parte del Ministero (la legge è di oltre un anno fa), della mancanza di una cabina di regia nazionale che coinvolgesse uffici giudiziari ed avvocatura e da un’impostazione cieca che ha affidato il tutto alla DGSIA, ovvero alla direzione informatica del Ministero, quasi che i problemi non fossero in primis politici ed organizzativi.  Se questo, come crediamo, è l’evento più importante che caratterizzerà la giustizia quest’anno, il problema non è tecnico e di una struttura tecnica, ma politico di Governo e Ministero.

Le criticità emerse sono di diversa natura: organizzative, culturali, tecnologiche, normative.

a)     Organizzative.

Il Processo Civile Telematico è solo in ultima istanza un problema tecnologico. Innanzitutto è un problema organizzativo: di ristrutturare il lavoro di tutti gli operatori, di riorganizzare gli studi professionali, di ristrutturare anche fisicamente le cancellerie, di fornire strumenti di lavoro idonei ai magistrati e cancellieri (schermi di dimensioni adatti e postazioni ergonomiche), di tutelare la salute (con il rispetto della normativa sui videoterminali e le visite periodiche), di riorganizzare il lavoro dei magistrati garantendo un’assistenza che non hanno mai avuto. Questo dovrebbe comportare la creazione di una struttura nazionale capace di guidare e monitorare continuamente i processi.

b)     Culturali.

Il passaggio dalla carta alla telematica è un salto fortissimo per chi ha la nostra cultura, che può essere fatto solo gradualmente e va stimolato con la consapevolezza dei risultati di una giustizia complessivamente migliore che si possono raggiungere e assicurando condizioni di lavoro adeguate e che consentano di lavorare meglio. E’ un orizzonte difficile, sicuramente quello meno esplorato, ma su cui dobbiamo sicuramente avventurarci anche perché il nostro limite è di continuare a lavorare nello stesso modo con strumenti diversi. La prospettiva è di lavorare meglio con enormi risparmi economici (basti pensare all’eliminazione degli archivi cartacei) e del nostro tempo. Questo richiede gradualità ed un’assistenza al PCT continuativa e on site, con persone esperte in grado di aiutare avvocati, magistrati e cancellieri in difficoltà in tempo reale.

c)     Tecnologiche.

Al Processo Civile telematico mancano alcuni pezzi perché l’intero percorso procedimentale risulti completato. Ma oltre a questo è il sistema che deve diventare totalmente affidabile. Non sono più possibili interruzioni, come avvenute anche nell’ultimo anno, per guasti o malfunzionamenti dei server centrali e non è tollerabile che per l’inserimento di modifiche evolutive del sistema si abbiano blocchi in orario lavorativo (semplicemente per non pagare gli straordinari). A ciò va aggiunto che il passaggio alla giustizia telematica impone un’assistenza ad horas. Il nuovo contratto di assistenza che prevede da un lato l’intervento entro 9 giorni e dall’altro la remotizzazione (concretizzata dal 1 febbraio) è del tutto incompatibile con qualsiasi prospettiva di gestione telematica. L’assistenza del resto è continuamento in calo, come numero di addetti, e del tutto inidonea,

Infine troppi passaggi risultano ancora scomodi, o almeno scomodi e con perdite di tempo per un normale magistrato, avvocato o cancelliere. Occorre far sì che la tecnologia faciliti la vita non solo del sistema, ma anche dei singoli. Questo è il prossimo passaggio assolutamente indispensabile se vogliamo che il P.C.T. diventi una scelta di massa.

d)     Regole e prospettive chiare.

Occorre rimettere mano al Codice di Procedura Civile, almeno in alcune sue parti, per renderlo compatibile con il PCT. Il Codice è strutturato e pensato per carta e penna e crea enormi problemi. Inoltre l’attuale struttura normativa del PCT si basa su richiami da Leggi a Regolamenti a Decreti Ministeriali o, peggio, Direttoriali, tali che il processo civile, su alcune parti viene determinato da decreti direttoriali del Direttore Generale della DGSIA. Ciò poteva essere ragionevole nei tempi pioneristici iniziali per consentire ampia flessibilità Oggi la stessa ampia diffusione del PCT esige certezza.

Nessuno chiede tutto e subito, ma proprio perché crediamo nel P.C.T. esigiamo una programmazione, sorretta dagli investimenti necessari, con scansioni e impegni chiari e certi.

Il problema oggi è di dare una risposta effettiva ai limiti che evidenziamo e non puntare su interventi formali che burocraticamente e in modo puramente propagandistico danno i problemi come risolti, spesso  investendo male i pochi fondi esistenti.

Riusciamo per una volta a non essere il paese delle promesse mancate e che si trascina di rinvio in rinvio?

Questa é la scommessa su cui si sta costruendo una inedita alleanza tra magistrati, avvocati, dirigenti, personale amministrativo, operatori.

Una formidabile alleanza che può portarci a grandi risultati per la giustizia.

 

  

13 marzo 2014
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