home search menu
Il Presidente Mattarella agli “uditori” e a tutti i magistrati
Leggi e istituzioni
Il Presidente Mattarella agli “uditori” e a tutti i magistrati
di Edmondo Bruti Liberati
già procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano
Affrontate le non poche difficoltà quotidiane e la «fatica del decidere» con senso della misura, passione e tenacia «avendo sempre ben presente anche il fascino del compito che la Repubblica vi affida»

Ancora una volta l’ormai tradizionale incontro al Quirinale con i magistrati in tirocinio che si apprestano ad assumere le funzioni negli uffici di destinazione è occasione per il Presidente Mattarella di considerazioni sulla funzione e sul ruolo della magistratura, che si rivolgono in realtà a tutti i magistrati. Il Presidente, questa volta, lo sottolinea esplicitamente con il richiamo alla tradizionale qualifica di uditori, «per definizione predisposti all’ascolto», propensione che è bene «non si perda nel tempo in forza di una presunta autosufficienza del sapere e della conoscenza» per concludere che «tutti i magistrati dovrebbero sentirsi sempre un po’ uditori».

Il Presidente non si sottrae ad intervenire su temi oggetto del dibattito attuale, non limitandosi a richiamare i principi sul «diritto ad associarsi liberamente» e sulla scelta dell’Assemblea costituente per «un sistema di governo autonomo e non di autogoverno» che «si è rivelata sicuramente efficace», ma proponendo approfondimenti.

Dell’associazionismo si sottolinea l’aspetto di “dibattito culturale, attento e plurale” all’interno della magistratura e di “confronto culturale” al di là dell’ambito della magistratura, come antidoti al criterio di appartenenza e al corporativismo.

Quanto al Csm, il Presidente segnala il valore del pluralismo e i rischi della faziosità e del clientelismo: «Il carattere collegiale e plurale fra le varie componenti del Csm, quanto a fonti di investitura e a riferimenti culturali, va preservato perché dal confronto dialettico, autentico e maturo, prendono forma le migliori decisioni. È, però, importante che il pluralismo degli orientamenti non si trasformi mai in faziosità o nelle forme distorte del prendersi cura soltanto di corrispondere agli interessi della propria parte».

Ma il Presidente rammenta che il sistema di governo autonomo ha «assicurato l’indipendenza degli organi preposti all’esercizio della funzione giudiziaria, sia giudicante che requirente, chiamando entrambe alla medesima responsabilità nell’esercizio della giurisdizione e alla stessa obiettività ed equidistanza, rispetto alle posizioni di parte, nella lettura della realtà e nell’interpretazione della norma».

È, quest’ultimo, un davvero opportuno richiamo a fronte di momenti, nella recente campagna elettorale, ove gli accenti critici per scelte denunciate come errate del Csm nella sua funzione di amministrazione della giurisdizione hanno finito per scivolare verso la delegittimazione dell’istituzione Consiglio, in una singolare convergenza tra magistrati esponenti di posizioni pur molto diverse. Quando le polemiche elettorali e la ricerca di consensi si concentrano sul contingente non si rende un buon servigio ai valori che pur si dice di voler tutelare. Eppure «Le ragioni fondanti la struttura del governo autonomo mantengono piena attualità e ad esse deve guardarsi per il corretto esercizio delle funzioni consiliari».

Il Presidente riprende e sviluppa alcuni temi che hanno contrassegnato i precedenti interventi. Difesa intransigente dell’indipendenza della magistratura e del principio del pluralismo: «Non è certo la riduzione del dibattito culturale, attento e plurale, a poter rendere migliore la magistratura».

Ruolo della magistratura di fronte alla “complessità della realtà sociale”: «Nell’attività di interpretazione del diritto e della sua applicazione al caso concreto, il sapere giuridico si rivela requisito indispensabile per l’esercizio della giurisdizione ma, al contempo, non sufficiente a garantire la puntualità e l’equilibrio delle decisioni che dovrete assumere. A quest’ultimo fine occorre sempre avere ben presenti la natura e i limiti della propria funzione, rispettando il delicato confine tra l’interpretazione della legge e la creazione arbitraria di una norma».

Responsabilità per l’esercizio della funzione giurisdizionale che impone «anche, a garanzia dell’imparzialità, il serio rispetto della deontologia professionale e sobrietà nei comportamenti individuali». Il ribadito richiamo alla sobrietà nei comportamenti individuali è quanto mai opportuno. Recenti tutt’altro che “sobri” interventi di magistrati, sulla stampa, in dibattiti pubblici o sui social media, che sono stati oggetto di non ingiustificate critiche, hanno visto gran parte della magistratura eludere il tema con l’ovvio, ma non decisivo, richiamo alla libertà di espressione. Un’occasione perduta da parte dell’Anm è stata la mancata approvazione del quanto mai opportuno emendamento all’art. 6 del Codice Etico proposto dalla giunta presieduta da Eugenio Albamonte, quasi a sugello del mandato in via di conclusione: «Il magistrato utilizza i social network e gli altri strumenti di comunicazione telematica consapevole del proprio ruolo professionale, astenendosi da comportamenti che possono ledere la credibilità della funzione giudiziaria e della magistratura nel suo complesso».

Il Presidente Mattarella propone una considerazione interessante sotto diversi profili: «Il confronto con i colleghi di maggiore esperienza, e con gli stessi dirigenti, si traduce in un potenziamento dell’efficacia di ogni singolo provvedimento e dell’azione giudiziaria nel suo complesso. La vostra decisione risulterà più solida e credibile se avrà potuto giovarsi del dialogo e della collaborazione maturati all’interno dell’ufficio. Così come, per i colleghi più anziani, sarà prezioso l’apporto della vostra sensibilità e dei vostri studi». Ancora una volta è una considerazione che non si rivolge solo ai giovani ma riguarda la quotidianità dell’azione giudiziaria; un atteggiamento che, se praticato con convinzione ed apertura reciproca, inquadrerebbe in un “circolo virtuoso” piuttosto che in burocratici adempimenti i rapporti tra dirigenti e magistrati dell’ufficio.

Non poteva mancare, a fronte delle recenti nomine deliberate dal Parlamento un forte richiamo: «Accanto al pluralismo culturale, è bene che le istituzioni politiche tengano sempre conto che il mondo – e, in esso, l’ordine giudiziario – è composto da donne e da uomini, e non soltanto dal genere maschile. In questo senso desidero esprimere, più che un auspicio, un’esortazione particolarmente convinta».

Dopo aver richiamato la fiducia con la quale i cittadini guardano alla magistratura «per la tutela delle loro posizioni giuridiche» il Presidente rivolge agli “uditori” un augurio conclusivo: «Auguro a tutti voi di corrispondere appieno a questa fiducia, di conservare lo slancio ideale e la motivazione che vi hanno consentito di superare il concorso, arricchendoli del senso della misura e della passione e della tenacia che vi saranno necessari per affrontare le non poche difficoltà che potrete incontrare, l’impegno del prendere conoscenza e comprendere le fattispecie, la fatica del decidere. Ma avendo sempre ben presente anche il fascino del compito che la Repubblica vi affida».

A chi ha concluso un lungo percorso nella funzione giudiziaria piace vedere questo augurio come criterio di orientamento per tutti nelle “non poche difficoltà” che la pratica quotidiana presenta nell’esercizio della “affascinante” professione di magistrato. Insieme con le parole di parole di Jonathan Franzen: «Per funzionare bene devi avere fiducia in te stesso e nelle tue abilità, ma per essere una persona onesta devi essere in grado di dubitare di te stesso, devi prendere in considerazione l’ipotesi di avere torto e devi avere comprensione per le persone le cui vite, le cui convinzioni e prospettive sono molto diverse dalle tue».

25 luglio 2018
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
La modifica della disciplina sul rientro in ruolo dei componenti 
togati del Csm: una riforma poco trasparente
La modifica della disciplina sul rientro in ruolo dei componenti togati del Csm: una riforma poco trasparente
di Marco Dall'Olio
L'abrogazione dell'art. 30, comma 2, del dPR 26 settembre 1958 n. 916 − avvenuta a fine anno 2017 mediante inserimento di un comma all'interno della legge di bilancio dello scorso anno − ha privato i magistrati del necessario dibattito preventivo sull'argomento
12 novembre 2018
Il verdetto-The children act, un film di  Richard Eyre
Il verdetto-The children act, un film di Richard Eyre
di Paola Perrone
La recensione all'opera tratta da La ballata di Adam Henry, un romanzo di Ian McEwan
10 novembre 2018
Il diritto fondamentale di asilo e alla protezione internazionale
Il diritto fondamentale di asilo e alla protezione internazionale
di Gaetano Silvestri
Pubblichiamo l'intervento tenuto al corso della Scuola superiore della magistratura “Il diritto ad una tutela giudiziaria effettiva dei richiedenti protezione internazionale” (Catania, 12-14 settembre 2018)
30 ottobre 2018
Il sorteggio dei candidati Csm, una riforma incostituzionale, irrazionale, dannosa
Il sorteggio dei candidati Csm, una riforma incostituzionale, irrazionale, dannosa
di Valerio Savio
Una proposta in grado di distruggere il ruolo rappresentativo ed istituzionale del Csm. Una pubblica umiliazione/delegittimazione per la magistratura e i singoli magistrati. Una riforma cui l’Anm deve opporsi con forza, unitariamente
24 ottobre 2018
Lo sguardo che manca alla giustizia
Lo sguardo che manca alla giustizia
di Donatella Stasio
Il film «Sulla mia pelle», che racconta la vicenda di Stefano Cucchi, sollecita molte riflessioni tra cui quella sull’impersonalità (brutale) delle istituzioni, compresa la giustizia, e sulle sue ricadute negative nel rapporto di fiducia con i cittadini. Un problema antico ma ricorrente e cruciale nella vita delle istituzioni, di cui i magistrati devono farsi carico con i loro comportamenti. Secondo Piero Calamandrei, bisogna che «anche nel processo circoli questo senso di fiducia, di solidarietà e di umanità, che è in tutti i campi lo spirito animatore della democrazia»
18 settembre 2018
Pier Amato Perretta. Una vita per la libertà
Pier Amato Perretta. Una vita per la libertà
di Giuseppe Calzati
Un magistrato impegnato nell’associazionismo delle origini, che previde la deriva autoritaria del fascismo e che ad esso si oppose fino alla scelta di abbandonare l’ordine giudiziario e fino al sacrificio della vita durante la Resistenza
14 settembre 2018
Per Graziana Calcagno
Per Graziana Calcagno
di Marco Bouchard
Ad un mese dalla sua scomparsa, il ricordo di una meravigliosa giudice, utopia vivente di un altro modo d’essere magistrato
6 settembre 2018
Nomine dei “laici” al Csm e negli altri Consigli di garanzia: per la trasparenza delle procedure e il rispetto dell’art. 51 Cost.
Nomine dei “laici” al Csm e negli altri Consigli di garanzia: per la trasparenza delle procedure e il rispetto dell’art. 51 Cost.
di Tania Groppi
La lettera inviata dalle costituzionaliste ai Presidenti delle Camere pone il problema della elezione, da parte del Parlamento, di 21 uomini nelle 21 posizioni disponibili, in piena sintonia con l’esortazione del Capo dello Stato, che ha ricordato alla politica che il mondo «è composto da donne e da uomini, e non soltanto dal genere maschile»
25 luglio 2018
“Lunga vita alle correnti!”. La lezione di Gabriella Luccioli
“Lunga vita alle correnti!”. La lezione di Gabriella Luccioli
di Donatella Stasio
L’autrice di Diario di una giudice – vincitrice del premio Ripdico 2018-Scrittori per la giustizia – sfida l’impopolarità e rivendica il valore delle correnti come luoghi di elaborazione di principi e di visioni. Auspica un ritorno al «clima di Gardone», quando la magistratura cambiò passo e respiro sul proprio ruolo e sull’importanza del pluralismo interno, ma avverte una pericolosa distanza della magistratura, e delle donne magistrate, da quel patrimonio
19 luglio 2018
La fuga delle donne dalla magistratura e l’impegno per recuperare fiducia, non per rincorrere il consenso
La fuga delle donne dalla magistratura e l’impegno per recuperare fiducia, non per rincorrere il consenso
di Donatella Stasio
A differenza degli uomini, per le donne aumenta il numero delle uscite prima dell’età pensionabile: su un totale di 298 dimissioni da ottobre 2014 (quasi 7 al mese), 109 riguardano le donne, soprattutto tra i 60 e i 65 anni. Molteplici le motivazioni, che impongono una maggiore presenza femminile nei luoghi del potere, come Csm e uffici direttivi, necessaria anche per uscire dalla pericolosa crisi di fiducia che investe la magistratura, il Csm, la giustizia
2 luglio 2018
Newsletter


Fascicolo 2/2018
L’ospite straniero.
La protezione internazionale
nel sistema multilivello di tutela
dei diritti fondamentali
Leggi e istituzioni
Luci ed ombre di una riforma a metà: i decreti legislativi 123 e 124 del 2 ottobre 2018
Luci ed ombre di una riforma a metà: i decreti legislativi 123 e 124 del 2 ottobre 2018
di Marcello Bortolato
Il 10 novembre 2018, entra in vigore la riforma dell’Ordinamento penitenziario. Anticipiamo dal numero 3/2018 di Questione Giustizia Rivista trimestrale questo analitico commento dei decreti legislativi che hanno coagulato il vasto programma di riforma avviato dall’esperienza degli Stati generali dell’esecuzione penale. Punti di forza (pochi) e punti di debolezza (tanti) di un testo legislativo con cui gli interpreti (magistrati, avvocati, operatori del penitenziario) dovranno confrontarsi
9 novembre 2018
Al centro, il Giudice. La Corte costituzionale ed il Jobs act
Al centro, il Giudice. La Corte costituzionale ed il Jobs act
di Rita Sanlorenzo* e Anna Terzi**
Con la sentenza n. 194/2018, che dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 3, comma 1, del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 23 (cd. Jobs act) relativamente alla previsione di un automatismo collegato all’anzianità di servizio per la liquidazione dell’indennità in caso di licenziamento illegittimo, la Corte costituzionale riafferma l’ineludibilità del potere discrezionale del giudice nell’individuare il punto di equilibrio nel bilanciamento tra i diversi principi costituzionali
9 novembre 2018
Il ddl Pillon: adultocentrismo e conflitti tra generi e generazioni
Il ddl Pillon: adultocentrismo e conflitti tra generi e generazioni
di Stefano Celentano
Le premesse a corredo del ddl rendono “plastica” l’emersione di una “impostazione culturale” sulla regolamentazione della crisi delle famiglie differenziata, rispetto al passato, da svilenti categorie di pensiero. La pericolosa tendenza adultocentrica che imbriglia i minori in logiche di dominio e prevaricazione, rende il testo di legge in discussione un rigido manuale d’uso che burocratizza l’alta funzione genitoriale e riduce il minore ad un oggetto di contesa
8 novembre 2018
Costituzione e “trattamenti” penitenziari differenziati *
di Davide Galliani
Una riflessione originale e radicale sul 41-bis, sui trattamenti differenziati, sui loro presupposti e sui “decisori” effettivi, con la Costituzione antropocentrica a fare da bussola
7 novembre 2018
Ddl “Anticorruzione” e riforma della prescrizione: l’importanza di un confronto a difesa delle garanzie e di tutti i principi costituzionali del giusto processo
Ddl “Anticorruzione” e riforma della prescrizione: l’importanza di un confronto a difesa delle garanzie e di tutti i principi costituzionali del giusto processo
di Eriberto Rosso
Le riforme proposte per il contrasto alla corruzione e per l’arresto della prescrizione dopo la sentenza di primo grado ripropongono una visione giustizialista del processo penale, incentrata sull’inasprimento delle pene e realizzata con l’abbattimento delle garanzie. L’Avvocatura, impegnata nella difesa e nella promozione dei valori del diritto penale liberale e del giusto processo, chiama al confronto tutta la comunità degli operatori del diritto per impedire che finisca all’angolo la cultura dei diritti e delle garanzie
4 novembre 2018
La vendita dei beni confiscati? In questo modo, no grazie
La vendita dei beni confiscati? In questo modo, no grazie
di Francesco Gianfrotta
Per risolvere il problema dei beni confiscati che non trovano un fruttuoso utilizzo, il dl sicurezza punta alla vendita: con rischi gravi che i mafiosi tornino in possesso di quanto loro sottratto, usando prestanomi. Cautele ridicole e inviti all’ottimismo: queste le nuove frontiere della lotta alle mafie e alle più gravi forme di illegalità che ci riserva il Governo in carica
29 ottobre 2018