home search menu
<i>La convocazione</i>, un film civile
Magistratura e società
La convocazione, un film civile
di Ilio Mannucci Pacini
presidente di Sezione, Tribunale di Milano
La recensione al documentario di Enrico Maisto, un'opera in cui sensazioni ed emozioni esprimono il punto di vista dei cittadini comuni sull’istituzione giudiziaria e sulla giustizia
<i>La convocazione</i>, un film civile

Per chi ha la “fortuna” di presiedere una sezione di Corte d’assise, l’udienza di convocazione dei giudici popolari (perché di un’udienza si tratta) è il momento più significativo per comprendere il senso di una corte composta, oltre che da giudici professionali, da comuni cittadini.

Quella «Giustizia amministrata in nome del popolo» dell’art. 110 Cost. (in altri momenti oggetto di strumentalizzazioni politiche) trova nella composizione mista della Corte d’assise il suo topos e, nel rapporto tra giudici togati e popolari, il primo incontro con i “prescelti” è certamente il momento più carico di emozioni e sensazioni. Da parte sia dei convocati, sia del giudice che attiva con loro quel primo contatto.

Quelle ore rappresentano l’home page dell’istituzione, il momento che potrà decidere se quei cittadini parteciperanno all’obbligo civico di amministrare la giustizia con passione (e, quindi, impegno) o con indifferenza e fastidio.

La convocazione, purtroppo, avviene in modo burocratico, per certi versi irritante: trovarsi a casa i carabinieri senza sapere perché provoca reazioni non positive da parte dei convocati (e bene ha fatto Enrico Maisto a indugiare sulla sensazione di fastidio mostrata da questi ultimi).

Quindi, in quell’incontro, è necessario per prima cosa superare la diffidenza di quella convocazione burocratica.

E per farlo è necessario acquisire (se non le si possiede) doti non tipiche della professionalità di giudice, essere accogliente e comprensivo, ma, nello stesso tempo, deciso nel non assecondare il fastidio che molti manifestano per quell’incarico.

Bisogna essere chiari, sinceri, non provare a bluffare con chi, alla fine, trascorrerà con te buona parte del suo tempo lavorativo per almeno tre mesi.

Bisogna farsi capire e capire i convocati, saper distinguere chi vuole togliersi solo il fastidio da chi in realtà non potrebbe reggere, per ragioni di salute personale, familiari o lavorative quell’incarico.

In quelle poche ore (tutto si risolve in una mattina) si agitano sensazioni, emozioni, diffidenze, simpatie e tanto altro.

Ma il film di Enrico Maisto è molto di più dell’osservazione su tutto questo.

È un vero film civile, dove, appunto, sensazioni ed emozioni esprimono il punto di vista dei cittadini comuni (del “popolo” si diceva un tempo, che quell’istituzione e quell’idea guarda e valuta da fuori) sull’istituzione giudiziaria e sulla giustizia.

Non c’è indulgenza nel descrivere quelle sensazioni, non c’è politicamente corretto, non c’è però neanche enfasi sulle idee più critiche che il cittadino matura ed esprime in merito all’inadeguatezza dell’esercitare giustizia.

Certo, traspare anche la sensazione di inadeguatezza che molti dei convocati manifestano su di sé, ma le loro confidenze, le loro confessioni definiscono soprattutto un quadro collettivo di grande verità sulla funzione del giudicare e sulla sua inadeguatezza.

Nel film i giudici professionali sembrano, almeno in quella fase di espressione del disagio dei cittadini sulla giustizia, personaggi fuori campo; rigorosi e accoglienti, entrambe le cose nello stesso momento, senza però che il loro percorso ideale (cioè di idee) emerga nel film.

Se fosse un saggio, sarebbe giusto che quel fiume di dubbi e di critiche sul funzionamento dell’amministrazione della giustizia (ma in termini più filosofici, sul giudicare) fosse confrontato con i solidi argomenti dei giudici professionali, ma La convocazione è un film, è la narrazione del fluire delle emozioni che si sprigionano nei convocati alle quali non si deve dare risposta.

L’idea iniziale del giudice, «la vostra sensazione prevalente è la paura», certamente è vera, traspare dalle espressioni dei volti, dai movimenti dei corpi più che dalle parole dei convocati; ma la paura è presto superata dal ribollire di altre cento emozioni e sensazioni, tutte espresse con parole solo sussurrate nella prima parte del film, con le espressioni dei volti nella quiete che precede il finale.

Si vive, nel ritmo del film, la tensione iniziale (la tensione emotiva, la vitalità fisica, l’emozione derivante dall’ingresso in quel mondo – un ingresso anche fisico all’interno di un’austera aula d’udienza che rappresenta una scenografia “naturale” straordinaria) che manifesta con le voci delle “confessioni” tutto ciò che si muove nelle persone chiamate a vivere l’esperienza di una giornata particolare (non usa quell’espressione Enrico Maisto, ma questo è il senso esplicito di un dialogo tra i più diretti di alcuni dei convocati).

Poi Enrico Maisto riprende in mano la sua storia, la sua storia della convocazione: i primi protagonisti selezionati, quelli che riescono a farsi esonerare, un ritorno alla normalità delle emozioni, una sorta di quiete che la normalità riacquisita fa subentrare alla tempesta di sensazioni fino a quel momento espresse.

Sono pochi minuti di espressioni di volti, volti ai quali lo spettatore è ormai abituato, ma che lì, in assenza di sensazioni palesate con le parole, ci dicono che è cessata la tempesta.

Allora, con una storia di cui il regista ora sembra diventare la presidente Conforti, si può passare al lavoro, al processo. Fino ad allora era necessario, per la presidente chiamata a selezionare i giudici, lasciare esprimere la tempesta di passioni “popolari”, ora, di fronte ai volti acquietati, si può iniziare.

Tutto questo la presidente Conforti non lo sa (o forse lo sa bene perché è lei la regista di quella cerimonia), ma Enrico Maisto ha definito il ritmo della sua storia come la rigorosa cerimonia di cui quel giudice è il cerimoniere. Non serve la toga, non è necessaria la solennità della veste, il cerimoniere in abiti civili assume quella funzione attraverso il ritmo di quella storia collettiva.

La convocazione è veramente un film civile, sembra semplicemente l’osservazione di un’ordinaria giornata particolare, ma nelle confessioni di quel popolo si dibattono questioni centrali, quasi definitive, del vivere civile, eterne e del nostro tempo: il peso del giudicare, la funzione sociale del giudizio e della pena, l’imparzialità del giudice nel suo essere diffidente verso alcune categorie di delinquenti (che oggi, per i giudici popolari, sono i pedofili e i terroristi islamici), e tanto altro, accennato con affermazioni che, appena sussurrate, lasciano poi spazio ad altre emozioni.

20 gennaio 2018
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
Il verdetto-The children act, un film di  Richard Eyre
Il verdetto-The children act, un film di Richard Eyre
di Paola Perrone
La recensione all'opera tratta da La ballata di Adam Henry, un romanzo di Ian McEwan
10 novembre 2018
Opera senza autore, un film di Florian Henckel von Donnersmarck
Opera senza autore, un film di Florian Henckel von Donnersmarck
di Paola Perrone
Come ne Le vite degli altri, anche in quest'opera l’autore riesce a dipingere, attraverso la storia di singole persone, la Storia di un’intera nazione dilaniata e stravolta dalle leggi dittatoriali passate da quelle naziste a quelle filosovietiche
27 ottobre 2018
Lo sguardo che manca alla giustizia
Lo sguardo che manca alla giustizia
di Donatella Stasio
Il film «Sulla mia pelle», che racconta la vicenda di Stefano Cucchi, sollecita molte riflessioni tra cui quella sull’impersonalità (brutale) delle istituzioni, compresa la giustizia, e sulle sue ricadute negative nel rapporto di fiducia con i cittadini. Un problema antico ma ricorrente e cruciale nella vita delle istituzioni, di cui i magistrati devono farsi carico con i loro comportamenti. Secondo Piero Calamandrei, bisogna che «anche nel processo circoli questo senso di fiducia, di solidarietà e di umanità, che è in tutti i campi lo spirito animatore della democrazia»
18 settembre 2018
Dogman, una scellerata storia di periferia
Dogman, una scellerata storia di periferia
di Patrizia Rautiis
Matteo Garrone, ispirato dalla vicenda romana del Canaro, torna con la sua macchina da presa sul litorale campano per tratteggiare un universo di violenza e degrado in cui Bene e Male finiscono per mescolarsi, perdendo i propri confini
2 giugno 2018
La casa sul mare, un film di Robert Guédiguian
La casa sul mare, un film di Robert Guédiguian
di Patrizia Papa
Il regista francese ci regala una storia di straordinaria bellezza, raccontata con delicatezza e asciuttezza. Un'opera in cui la trama si dipana perché ciascun personaggio possa riappropriarsi della sua storia e della vita. Mentre il treno sullo sfondo continuamente va e poi ritorna. Perché la vita non può fermarsi
26 maggio 2018
La giornata particolare di una giuria popolare
La giornata particolare di una giuria popolare
di Oscar Magi
Una nuova recensione per La convocazione di Enrico Maisto, un film in cui l'autore passa con naturalezza dalla narrazione del registro intimo e quotidiano dei convocati a comporre la giuria a quello solenne del giuramento finale in un crescendo emotivo e intenso.
3 febbraio 2018
Quando le ombre del carcere si allungano sugli affetti
Quando le ombre del carcere si allungano sugli affetti
di Fabio Gianfilippi
Guardando le “Ombre della sera”, un film di Valentina Esposito
18 novembre 2017
Pio Amato: un nome tenero in una vicenda dura. Da ricordare, comunque
Pio Amato: un nome tenero in una vicenda dura. Da ricordare, comunque
di Ennio Tomaselli
Riflessioni su A Ciambra, il film di Jonas Carpignano prodotto da Martin Scorsese
28 ottobre 2017
La Corte, un film di Christian Vincent
“La vita in comune” di Edoardo Winspeare
“La vita in comune” di Edoardo Winspeare
di Simonetta Rubino
La recensione all'ultimo film del regista salentino presentato alla 74esima Mostra del cinema di Venezia
16 settembre 2017
Newsletter


Fascicolo 2/2018
L’ospite straniero.
La protezione internazionale
nel sistema multilivello di tutela
dei diritti fondamentali
Magistratura e società
Il verdetto-The children act, un film di  Richard Eyre
Il verdetto-The children act, un film di Richard Eyre
di Paola Perrone
La recensione all'opera tratta da La ballata di Adam Henry, un romanzo di Ian McEwan
10 novembre 2018
Opera senza autore, un film di Florian Henckel von Donnersmarck
Opera senza autore, un film di Florian Henckel von Donnersmarck
di Paola Perrone
Come ne Le vite degli altri, anche in quest'opera l’autore riesce a dipingere, attraverso la storia di singole persone, la Storia di un’intera nazione dilaniata e stravolta dalle leggi dittatoriali passate da quelle naziste a quelle filosovietiche
27 ottobre 2018
Regole e principi per un buon giornalismo non per un giornalismo buono: la nuova edizione delle Linee guida della Carta di Roma
Regole e principi per un buon giornalismo non per un giornalismo buono: la nuova edizione delle Linee guida della Carta di Roma
di Paola Barretta
L’Associazione Carta di Roma è stata fondata nel dicembre 2011 per dare attuazione al protocollo deontologico per una informazione corretta sui temi dell’immigrazione, siglato dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti (CNOG) e dalla Federazione nazionale della stampa italiana (FNSI) nel giugno del 2008
15 ottobre 2018
Diritti, identità, culture (tra alti e bassi giurisprudenziali)*
di Nicola Colaianni
Nella società delle grandi migrazioni il principio della legge uguale per tutti subisce l’assalto di nuove culture e di pretesi diritti culturali differenziati. La fallacia di questa interpretazione alla luce del dettato costituzionale non di rado, tuttavia, viene fondata su un inesistente obbligo di adesione ai “valori occidentali”. Viceversa il rispetto del diritto all’identità cultural-religiosa consente una interpretazione del diritto positivo in modo accogliente le altre culture, fino a che queste non contrastino con i diritti fondamentali: un uso interculturale del diritto
24 settembre 2018
Messa alla prova, quasi un romanzo di formazione
Messa alla prova, quasi un romanzo di formazione
di Andrea Natale
Ennio Tomaselli, per anni magistrato a Torino soprattutto in ambito minorile, è autore di numerose pubblicazioni, tra cui Giustizia e ingiustizia minorile. Tra profonde certezze e ragionevoli dubbi (FrancoAngeli, 2015). Messa alla prova (Manni editore, 2018) è il suo primo romanzo che, non per caso, ruota (anche, ma non solo) attorno al mondo della giustizia minorile. I personaggi: un cancelliere di tribunale, un giudice minorile e un ragazzo con alle spalle un’adozione fallita. Li accomuna un desiderio insoddisfatto di giustizia
22 settembre 2018
Pier Amato Perretta. Una vita per la libertà
Pier Amato Perretta. Una vita per la libertà
di Giuseppe Calzati
Un magistrato impegnato nell’associazionismo delle origini, che previde la deriva autoritaria del fascismo e che ad esso si oppose fino alla scelta di abbandonare l’ordine giudiziario e fino al sacrificio della vita durante la Resistenza
14 settembre 2018