home search menu
<i>La grande vergogna. L’Italia delle leggi razziali</i>, un libro completo e documentato
Magistratura e società
La grande vergogna. L’Italia delle leggi razziali, un libro completo e documentato
di Paola Perrone
già presidente di Sezione della Corte d'appello di Torino
Un volume importante quello di Carlo Brusco (Edizioni Gruppo Abele), bello soprattutto perché alimenta quel senso di responsabilità negli italiani che fa riconoscere oggi come proprie le storiche colpe dell’antisemitismo del periodo fascista
<i>La grande vergogna. L’Italia delle leggi razziali</i>, un libro completo e documentato

«Le razze umane esistono. La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde ad una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi. Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti. […] Esiste ormai una pura razza italiana. […] Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. […] Gli ebrei rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli italiani. I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli italiani non devono essere alterati in nessun modo».

Questi sono l’incipit e la chiusa del Manifesto della Razza commissionato nella primavera del 1938 a dieci professori universitari dal Ministero della cultura popolare. Esso aveva l’esplicita funzione di dare una copertura scientifica alle varie leggi che di lì a poco il governo fascista avrebbe varato contro gli ebrei. Bene fa Carlo Brusco ad allegarlo in appendice al suo bel libro perché il lettore possa rilevarne direttamente l’apoditticità dei passaggi motivazionali. Non solo: l’apparente valore scientifico del Manifesto si annacqua ancor di più se si va a verificare la competenza dei docenti firmatari: fra tutti solo uno era specializzato in eugenetica.

Ebbene – fa notare Brusco – lo Stato italiano si era mosso in una direzione antiebraica chiara già prima dell’approvazione del Manifesto: nel febbraio 1938 era stato varato un censimento degli studenti e dei professori ebrei e nel marzo un censimento per l’individuazione di ebrei nei pubblici uffici e il sequestro di libri scritti da autori ebraici come Thomas Mann, Arthur Schnitzler, Stefan Zweig.

Ma sono i provvedimenti emessi dopo il Manifesto a segnare profondamente la vita dei nostri concittadini ebrei: divieto di partecipare a congressi o manifestazioni culturali all’estero, divieto di ricoprire incarichi o supplenze nella scuola e nell’università, divieto di adozione nella scuola di libri di testo di autori ebraici, divieto di iscrizione a qualsiasi ordine di scuole, divieto di incarichi presso i ministeri, divieto di concessione di onorificenze cavalleresche, esclusione degli ebrei negli elenchi telefonici, divieto di matrimoni misti, divieto di assumere dipendenti ariani, esclusione da alcune professioni, restrizione del diritto di proprietà immobiliare.

Davvero una progressiva inflizione di una morte civile con il completo asservimento e il totale annientamento (si pensi all’esclusione dagli elenchi telefonici) di tanti concittadini. Brusco dedica ad ognuno di questi provvedimenti un capitolo del suo bel libro, senza mai cadere in un linguaggio veemente ma con il preciso obiettivo di documentare con i fatti (le leggi) cosa si stava producendo in Italia. La sua è una prosa pacata dove l’enormità delle discriminazioni viene affidata non già ad aggettivi empatici ma ai fatti nella loro storicità accertata. Per chi ha conosciuto le sentenze di Carlo Brusco giudice pare che lo stile sia il medesimo, con la persuasività affidata ai fatti e ai comportamenti.

Nel libro vengono anche svolti dei temi generali. Ad esempio: perché gli ebrei italiani non si ribellarono davanti a queste discriminazioni?

La risposta va cercata, per un verso, nel contenuto del Manifesto ove, partendo da un’affermazione di imparzialità scientifica rispetto alle razze, si giunge infine a ritenere impura qualunque unione fra un ariano e un ebreo. Questo significava marchiare a fuoco gli ebrei come stranieri e per giunta nemici. Ma il contenuto del Manifesto era volutamente ambiguo e questo bastò perché la gran parte degli ebrei non credette possibile una vera persecuzione.

Il secondo motivo, ben messo in risalto da Brusco, è che una buona fetta di ebrei italiani era fascista, aveva partecipato alla Prima guerra mondiale e si riteneva perciò al di sopra di qualunque possibilità di persecuzione. Era stata fondata addirittura una rivista fascista ebrea (La nostra bandiera) ove si esprimeva tutto il fervore fascista da parte di quegli ebrei che si sentivano perciò al sicuro.

Poi il regime aveva creato un sistema di esclusione dalla repressione: era l’agognato certificato di discriminazione rilasciato a pochi ebrei, di cui Brusco parla diffusamente. Torna alla mente la storia della famiglia torinese Ovazza, fascista e attiva nella rivista, ricordata nel bel libro Uno su mille di Alexander Stille [1]: famiglia dotata di certificato di discriminazione che sino alla fine rimase fascista, salvo decidersi nel settembre del 1943 a fuggire verso il confine con la Svizzera dove il 9 ottobre fu raggiunta dalle SS, uccisa, fatta a pezzi e distrutta in una caldaia.

Infine, il dato numerico: nel 1938 gli ebrei in Italia erano solo 60.000, quantità che rendeva impossibile all’evidenza qualunque reazione.

Altro argomento nodale è la sottovalutazione da parte di molti italiani dell’antiebraismo, quasi esso fosse stato indotto dall’alleato nazista e comunque non avesse raggiunto l’intensità della Shoah.

Con la sua ricostruzione pacata e documentata, Brusco smentisce queste ricostruzioni. L’esistenza dei censimenti pre-Manifesto autorizza a pensare che il Governo si muoveva sistematicamente per abbattersi con le sue leggi discriminatorie sugli ebrei italiani. Inoltre, non sono documentate forme di pressione in quella direzione del Governo nazista su quello italiano. Sicché si può dedurre che lo Stato fascista italiano si mosse di propria iniziativa.

Né è possibile pensare che la classe dirigente del Governo italiano ignorasse la Shoah: collaborare a concentrare in campi di detenzione centinaia di ebrei di tutte le età, compresi i bambini, in vista della loro deportazione in Germania altro non poteva significare che avviarli all’eliminazione.

Usare ancora oggi questi argomenti edulcoranti sulla politica antiebraica tenuta dall’Italia è il portato di una rimozione che non vuole fare i conti davvero col proprio passato e con le responsabilità. Ciò segna la differenza rispetto ad un Paese come la Germania ove il macigno di colpe è stato ed è dolorosamente affrontato, ancora oggi, divenendo un costante monito per evitare il ripetersi della storia.

Altro capitolo molto interessante del libro è quello dedicato ai rapporti fra la Chiesa cattolica e l’antisemitismo. Dopo il Concordato stipulato in Germania nel 1933 in cui si faceva divieto al clero di prendere qualunque posizione politica, il Papa Pio XI contravvenne nel 1938 a questo divieto usando parole molto dure contro i nazisti: «No, non è lecito ai cristiani prendere parte a manifestazioni di antisemitismo. Noi riconosciamo a chiunque il diritto di difendersi e di adoperare ogni mezzo per proteggersi da chi minaccia interessi legittimi. Ma l’antisemitismo è inaccettabile. Noi siamo tutti spiritualmente dei semiti». Ma fu una voce isolata. L’Osservatore romano non dette notizie della presa di posizione del Papa e fu rallentata la pubblicazione di un’enciclica su questi temi, fino alla morte del Papa. Il nuovo Papa Pio XII assunse un atteggiamento molto più prudente in materia, omettendo qualunque critica sull’antisemitismo in interventi pubblici. Ciò non toglie che molti furono – ma segreti – gli interventi di aiuto agli ebrei da parte di religiosi.

Non poteva mancare nel libro uno sguardo al comportamento della magistratura di fronte alle leggi antiebraiche. Giacché la magistratura poteva cogliere meglio di qualunque altra articolazione statuale come le leggi razziali stravolgessero i principi fondamentali dello Statuto albertino fra cui in primis l’articolo 24 sul principio di uguaglianza. Ebbene, i giudici italiani, pur stretti dal controllo assoluto sulla loro carriera, dettero in maggioranza buona prova di sé giungendo con interpretazioni anche un po’ forzate a limitare i danni di alcune leggi razziali; altrettanto orientata fu la cultura giuridica soprattutto civilista che sostanzialmente ignorò sulle proprie riviste il diritto razziale.

***

Davvero un bel libro questo di Brusco, di cui si è dato solo qualche spunto di lettura. Bello, come dice Liliana Segre nella sua prefazione, completo e documentato nella sua critica alla vergogna delle leggi razziali.

Bello soprattutto perché alimenta quel senso di responsabilità negli italiani che fa riconoscere oggi come proprie le storiche colpe dell’antisemitismo del periodo fascista.

Come è facile credere, la maggioranza degli italiani rimase indifferente rispetto alla discriminazione degli ebrei in quanto la legislazione non li toccava personalmente. La pubblicazione di libri come questo fa intendere che questa linea di demarcazione è labile e mutevole: oggi è altri da me il rinnegato, domani potrei esserlo io. Sicché l’indifferenza davanti alla violazione di un principio è miope oltre che ingiusta.

Torna alla mente il bel film di Joseph Losey Mr. Klein del 1976 dove un antiquario, che freddamente sfrutta il bisogno degli ebrei che hanno necessità di vendere i loro beni, si trova avviluppato in una trama di sospetti in quanto omonimo di un Mr. Klein ebreo e perciò viene caricato su un treno diretto ad un campo di concentramento.



[1] A. Stille, Uno su mille. Cinque famiglie ebraiche durante il fascismo, Arnoldo Mondadori, 1991.

27 luglio 2019
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
Argonautiche della memoria – se le domande inattese salvano la storiografia. Christoph U. Schminck-Gustavus racconta
Argonautiche della memoria – se le domande inattese salvano la storiografia. Christoph U. Schminck-Gustavus racconta
di Mosè Carrara Sutour
Se la ricerca, il recupero o l'assunzione di una coscienza storica richiedono sempre uno sforzo di prospettiva, l'incontro-racconto con l'intellettuale tedesco conduce all'incontro tra il diritto e la storia taciuta, in un tempo ritrovato – anche fisicamente – in cui i “vinti” entrano a pieno titolo nella storiografia
26 luglio 2019
Principio di non discriminazione e norme speciali per le minoranze. La legge sacra islamica di fronte alla Cedu
Principio di non discriminazione e norme speciali per le minoranze. La legge sacra islamica di fronte alla Cedu
di Marika Ikonomu
La Corte analizza la questione alla luce sia delle fonti interne sia della normativa europea e internazionale, al fine di individuare il corretto bilanciamento tra la protezione del particolarismo religioso e la protezione dei diritti fondamentali
10 gennaio 2019
La cultura giuridica e le leggi razziali: avvocati e giudici ebrei. La giurisprudenza in materia razziale
La cultura giuridica e le leggi razziali: avvocati e giudici ebrei. La giurisprudenza in materia razziale
di Carlo Brusco
Il testo costituisce un capitolo, ancora in via di elaborazione, di un libro dedicato alle leggi razziali del 1938/1939 che verrà pubblicato, nell’80° anniversario della loro promulgazione, dalle Edizioni Gruppo Abele
22 dicembre 2018
Caso mense a Lodi, il Tribunale di Milano accerta la natura discriminatoria del regolamento comunale
Caso mense a Lodi, il Tribunale di Milano accerta la natura discriminatoria del regolamento comunale
L’ordinanza offre un’approfondita interpretazione del quadro vigente in materia di non discriminazione
14 dicembre 2018
Il valore dell’indipendenza al tempo delle leggi razziali *
di Olimpia Monaco
L’esempio di Mario Fioretti. Combattere l’immobilismo e l’assoggettamento della giurisdizione alla deriva autoritaria del potere politico significa – ieri come oggi – uscire allo scoperto contro lo “spirito del tempo”, infrangere l’autoreferenzialità e rifondare il rapporto tra legalità e giustizia
13 dicembre 2018
La magistratura al tempo delle leggi razziali *
di Piergiorgio Morosini
In un ritorno ciclico, sempre possibile, dello scarto tra giustizia e neutralità, l’ombra lunga delle leggi antiebraiche impone una rinnovata attenzione per l’assetto e i valori costituzionali. Poteri esercitati “per decreto”, remissività istituzionale, dichiarazioni di (non) appartenenza razziale sono sintomi di un’eclissi della coscienza − civile e collettiva − che porta alla persecuzione delle vite. Una lezione per il magistrato contemporaneo
28 novembre 2018
La legalità del male*
di Pasquale Serrao d’Aquino
Monito aperto al futuro e carico di implicazioni attuali, la memoria dei Giusti ha un suo capitolo illustre nella vita di quei magistrati che, mentre la dittatura fascista traeva linfa dalla declinazione giuridica e culturale della razza, sottrassero la portata dei diritti umani alla superficie ermeneutica e al silenzio, in difesa della democrazia
22 novembre 2018
L’Apartheid e oltre. L’esperienza delle Legal Aid Clinics in Sudafrica
L’Apartheid e oltre. L’esperienza delle Legal Aid Clinics in Sudafrica
di Elettra Aldinio
Le Legal Aid Clinics in Sudafrica durante l’Apartheid furono uno spiraglio di luce nel naufragio dei diritti. Oggi svolgono il loro compito nella consapevolezza, segnata da Mandela, che l’arma più potente è l’educazione dei cittadini
13 novembre 2018
Il regolamento per l’accesso alle prestazioni agevolate del comune di Lodi o la burocrazia dell’ingiustizia
Il regolamento per l’accesso alle prestazioni agevolate del comune di Lodi o la burocrazia dell’ingiustizia
di Elisabetta Tarquini
Quella che riguarda la mensa scolastica del comune lombardo è una storia che mette in luce la straordinaria capacità della burocrazia di funzionare da strumento di esclusione. Il regolamento viola i diritti di una parte di chi abita quel territorio, individuata in relazione alla sua nazionalità e origine etnica, e lo fa violando norme statali sovraordinate
6 novembre 2018
Regole e principi per un buon giornalismo non per un giornalismo buono: la nuova edizione delle Linee guida della Carta di Roma
Regole e principi per un buon giornalismo non per un giornalismo buono: la nuova edizione delle Linee guida della Carta di Roma
di Paola Barretta
L’Associazione Carta di Roma è stata fondata nel dicembre 2011 per dare attuazione al protocollo deontologico per una informazione corretta sui temi dell’immigrazione, siglato dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti (CNOG) e dalla Federazione nazionale della stampa italiana (FNSI) nel giugno del 2008
15 ottobre 2018
Newsletter


Fascicolo 2/2019
Famiglie e Individui. Il singolo nel nucleo

Il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza: idee e istituti
Magistratura e società
Né Antigone, né Creonte
Né Antigone, né Creonte
di Massimo Cuono
Pur riconoscendo in vari momenti l'irriducibilità della tensione tragica, Livio Pepino e Nello Rossi – nel volume Il potere e la ribelle. Creonte o Antigone? Un dialogo (Edizioni Gruppo Abele, 2019) – si appassionano talmente alla difesa del proprio personaggio d'elezione che, a tratti, sembra di sentir parlare di due drammi differenti
12 ottobre 2019
Verità storica e verità processuale *
di Paolo Borgna
C’è una similitudine di fondo tra il mestiere del giurista e quello dello storico: convincere attraverso lo sviluppo di un ragionamento
9 ottobre 2019
Giuristi del lavoro nel Novecento italiano
Giuristi del lavoro nel Novecento italiano
di Andrea Lassandari
Il libro del professor Romagnoli, ricostruendo la storia del diritto del lavoro italiano e la vicenda biografica ed intellettuale di studiosi di differenti generazioni, si presta a riflessioni sul contemporaneo universo di questa disciplina
21 settembre 2019
Carlo Maria Verardi, e l’attualità del suo esempio
Carlo Maria Verardi, e l’attualità del suo esempio
di Gianfranco Gilardi
L’esperienza professionale, culturale ed umana di Carlo Maria Verardi, che insieme ad altri grandi magistrati ha segnato la storia di Magistratura democratica e della magistratura italiana, rappresenta tuttora un punto di riferimento per chiunque abbia a cuore i diritti fondamentali e voglia concorrere concretamente alla loro realizzazzione e alla salvaguardia della dignità delle persone
16 settembre 2019
Gli stereotipi di genere tra prospettiva sociologica e codice rosso
Gli stereotipi di genere tra prospettiva sociologica e codice rosso
di Daniela Cardamone
La lettura del volume di Fabrizio Filice La violenza di genere (ed. Giuffré Francis Lefebvre) e la prospettiva sociologica che lo ispira, offre alcuni interessanti spunti di riflessione sull’approccio normativo e giudiziario ai reati di violenza di genere
14 settembre 2019
Argonautiche della memoria – se le domande inattese salvano la storiografia. Christoph U. Schminck-Gustavus racconta
Argonautiche della memoria – se le domande inattese salvano la storiografia. Christoph U. Schminck-Gustavus racconta
di Mosè Carrara Sutour
Se la ricerca, il recupero o l'assunzione di una coscienza storica richiedono sempre uno sforzo di prospettiva, l'incontro-racconto con l'intellettuale tedesco conduce all'incontro tra il diritto e la storia taciuta, in un tempo ritrovato – anche fisicamente – in cui i “vinti” entrano a pieno titolo nella storiografia
26 luglio 2019