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Sulla specificità dell'appello
Giurisprudenza e documenti
Sulla specificità dell'appello
di Luca Semeraro
Giudice presso il Tribunale di Perugia
Con la sentenza che oggi Questione Giustizia pubblica (n. 8825/17), le Sezioni unite della Corte di cassazione hanno risolto il contrasto esistente in giurisprudenza affermando la necessità della cosiddetta specificità estrinseca dei motivi di appello, cioè della necessaria correlazione tra i motivi di appello e le ragioni di fatto o di diritto su cui si basa la sentenza impugnata

L’appello (al pari del ricorso per cassazione) è inammissibile per difetto di specificità dei motivi quando non risultano esplicitamente enunciati e argomentati i rilievi critici rispetto alle ragioni di fatto o di diritto poste a fondamento della sentenza impugnata

Cass. S. U. sentenza n. 8825/17 (c.c. 27.10.2016)

 

La sentenza in oggetto si segnala per la ricostruzione sistematica del sistema delle impugnazioni.

Le affermazioni di principio sono importanti non solo per la risoluzione del contrasto ma anche perché notevolmente utili, per la loro concretezza, per tutti coloro che sono impegnati nei giudizi di impugnazione.

Da segnalare il passaggio sulla natura del giudizio di appello, definito non quale nuovo giudizio, ma quale strumento di controllo o, rectius, di censura, su specifici punti e per specifiche ragioni, della decisione impugnata.

Le Sezioni unite della Corte di cassazione hanno anche affermato che nel giudizio di appello sono riproponibili le questioni già di fatto dedotte in prima istanza, fermo restando la necessità della specificità dei motivi.

Segnalo il passaggio in cui le Sezioni Unite rappresentano che “i motivi in fatto… devono contenere una precisa esposizione degli elementi a sostegno e una puntuale confutazione della motivazione della sentenza impugnata …”; ed ancora con “… i motivi in diritto… devono essere specificamente dedotte le violazioni di legge, sostanziale o processuale, nonché le ragioni della loro rilevanza nel caso concreto, non essendo sufficiente il mero richiamo delle disposizioni cui si riferiscono”.

Gli effetti della sentenza delle Sezioni unite si produrranno anche negli appelli “cautelari”, spessissimo del tutto privi del requisito della specificità, come constatano tutti i giorni i giudici che lavorano presso il tribunale del riesame.

24 febbraio 2017
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Il diritto dell’Unione europea incide sulle norme processuali nazionali attraverso una pluralità di fonti: atti normativi che, pur in assenza di un’armonizzazione complessiva, pongono alcune regole relative a specifici settori, principi enunciati dalla Corte di giustizia, nonché la Carta dei diritti fondamentali. L’incidenza di tali fonti sull’ordinamento interno è talora incerta, in relazione sia al campo di applicazione sia ai contenuti; non è facile, infatti, declinare in regole concrete l’obbligo generale degli Stati membri di assicurare la tutela giurisdizionale effettiva nei settori disciplinati dal diritto dell’Unione. Tali difficoltà interpretative sono ben evidenziate dall’ordinanza di rinvio pregiudiziale del Tribunale di Milano riguardo alla controversa questione del diritto del richiedente protezione internazionale di soggiornare nello Stato in attesa dell’esito del ricorso in Cassazione. L’ordinanza costituisce l’occasione per mettere in luce le possibili interpretazioni di alcune norme dell’Unione rilevanti per la questione considerata, avvalorando l’opportunità di ottenere un chiarimento da parte della Corte di giustizia
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