Rivista trimestrale
Fascicolo 2/2019
Obiettivo 2. Il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza: idee e istituti

Il sovraindebitamento, alcune riflessioni su cause, effetti e possibili rimedi

di Marco Musella
Questo breve scritto propone una riflessione sulla considerevole crescita del problema dell’indebitamento, con alcuni spunti di analisi sulle cause del fenomeno e sull’urgenza di pensare a interventi “di contrasto” che incidano sulle dimensioni e sulla dinamica del sovraindebitamento.

1. Introduzione

Il sovraindebitamento è una piaga sociale che negli ultimi anni ha assunto dimensioni catastrofiche. Basti pensare che, già qualche anno fa, Carlo Milani[1] metteva in evidenza un dato preoccupante: i nuclei familiari sovraindebitati erano passati dai circa 200.000 del 2000 ai circa 1.200.000 del 2012. Una crescita esponenziale del fenomeno, che ha registrato una forte impennata durante la crisi iniziata nel 2008, ma che ha di certo origini più profonde dell’esplodere di quella crisi finanziaria che, dall’America, si è riversata su molta parte del mondo. Il sovra indebitamento, quindi, richiede di essere analizzato al di là di una congiuntura economico-finanziaria sfavorevole perché la sua dinamica presenta aspetti strutturali che vanno compresi e interpretati – se si vogliono dare risposte valide – anche andando al di là della necessità di mettere in campo strumenti specifici per rispondere a emergenze congiunturali.

In questo breve scritto si proporranno alcune semplici riflessioni sulle caratteristiche del fenomeno (par. 2) e sulle possibili cause di esso (par. 3), riservando alle conclusioni (par. 4) qualche breve considerazione sulla logica che, a parere di chi scrive, dovrebbe ispirare gli interventi di policy in coerenza con lo stato attuale delle conoscenze e nella prospettiva di incidere davvero sul fenomeno.

2. Caratteristiche principali del sovraindebitamento delle famiglie

A conferma di quanto detto nell’introduzione, possono essere ricordati i dati di cui si è detto poco sopra[2]. La questione necessiterebbe di ulteriori studi e approfondimenti quantitativi[3] per rispondere con maggior precisione di quanto non si possa fare oggi, grazie agli studi di Maurizio Fiasco e altri, a domande del tipo: quale identikit ha la famiglia sovraindebitata? Quanto grave è la situazione di indebitamento? Chi, all’interno dei nuclei familiari, è più “responsabile” dell’accaduto? E chi il più debole e il più danneggiato?

Nonostante l’impegno e la dedizione al tema di alcuni studiosi e di alcune realtà associative, mancano, ad oggi – anche all’indomani di interessanti innovazioni legislative –, una riflessione più articolata e un quadro più chiaro della situazione concreta e delle proposte da mettere in campo; inoltre, mancano sia un dibattito pubblico sia l’interesse della politica.

È giusto, all’inizio dei nostri brevi ragionamenti, precisare che, da un punto di vista squisitamente economico, l’indebitamento non va considerato in sé come un male; esso, anzi, è stato (e resta) uno strumento fondamentale per rendere possibili processi di sviluppo volti ad apportare miglioramenti in campo sociale ed economico a vantaggio dei privati cittadini, delle imprese e di nazioni intere, così come gli si può riconoscere il merito di favorire il superamento di situazioni contingenti di squilibrio tra entrate e uscite. Infatti, è il sistema del prestito che consente di investire in macchinari, impianti ed altre forme di capitale fisico, in istruzione, aggiornamento, professionalizzazione, in infrastrutture civili materiali o immateriali, accelerando gli aumenti di produttività di imprese, persone e intere comunità. L’indebitamento diviene un male solo quando si trasforma in sovraindebitamento e, quindi, in un fenomeno che prende ad assumere caratteristiche tali per cui vi è uno squilibrio strutturale tra le obbligazioni assunte da un individuo, da un imprenditore, da uno Stato (ma per lo Stato il discorso è diverso, e non se ne parlerà in questa sede) e le pretese del/i creditore/i; in altre parole, quando per il debitore diventa impossibile l’adempimento non solo nel breve periodo, ma anche nel medio-lungo periodo. Negli anni più recenti, nel nostro Paese questo scivolamento verso il sovraindebitamento è stato anche la conseguenza, per tanti piccoli imprenditori, di scelte ancorate alla memoria di un passato nel quale le performance economiche erano diverse e si riusciva a restituire quanto si prendeva in prestito. In periodi di crisi non si riesce a restituire e il sistema, se non ti aiuta alle prime difficoltà, lascia alle istituzioni finanziarie – e non solo – il potere far lievitare i debiti molto rapidamente. Per le famiglie, almeno qualche anno fa, ha giocato un ruolo analogo il meccanismo dei mutui a tasso variabile, innescando circoli viziosi interessi-debito che, se si interveniva per tempo, potevano essere interrotti abbastanza agevolmente.

Sulla questione generale e sui casi particolari, ovviamente, sarebbero moltissimi gli aspetti da approfondire, anche solo a livello definitorio[4], sia per fare maggiore chiarezza sulla gravità del fenomeno e sulle sue determinanti, sia per poter pensare i rimedi adatti alla necessità di arginare il fenomeno colpendone le cause e non limitandosi solamente ad attenuarne gli effetti e i danni nell’immediato. Si consideri che ci troviamo, con ogni probabilità, di fronte a un fenomeno multiforme e multicausa ed è, quindi, ovvio il bisogno di pensare a strumenti diversificati e a un sistema di implementazione efficiente degli stessi – un sistema, cioè, che consenta di trattare in modo differente casi diversi. Qualche considerazione ulteriore sui rimedi verrà proposta nelle conclusioni.

Quanto al tema delle definizioni e delle classificazioni, è chiaro, ad esempio, che è importante distinguere il caso del sovraindebitamento temporaneo da quello permanente. Il primo si riferisce a una situazione di temporanea incapacità di onorare i debiti che, se non curata, può cronicizzarsi in modo da spingere le persone in una situazione di permanente incapacità di soddisfare le pretese dei propri creditori. La seconda si presenta come una situazione assai più grave, che si produce allorché nessun piano di rientro possa essere messo in campo senza un’immissione straordinaria di risorse a vantaggio del debitore o la creazione di una frattura temporale tra un passato con situazioni irrisolvibili e un futuro con una gestione più oculata dei flussi di entrate e di uscite della persona o della famiglia. Tuttavia, anche in questo caso, probabilmente, disporre di uno strumento agile che consenta di intervenire tempestivamente quando bastano alcune migliaia di euro per bloccare la spirale del debito, consentirebbe di evitare lo scivolamento progressivo e inesorabile verso sovraindebitamenti a cinque o sei cifre.

3. Le cause del sovraindebitamento

Vi è, poi, da approfondire – sia pur nei limiti di un breve saggio e senza avere la possibilità di condurre analisi empiriche – il tema delle cause del sovraindebitamento. Qualche considerazione teorica in merito al perché sia cresciuta così tanto questa piaga sociale può essere utile a guidare futuri approfondimenti. Come per la maggior parte dei fenomeni sociali, è sempre difficile identificare i nessi di causalità tra gli eventi ed è, quindi, difficile anche costruire modelli interpretativi in grado di testare la bontà delle ipotesi sulle cause del sovraindebitamento; è difficile, cioè, avere certezze sulle ipotesi che, in questa sede, deduciamo da un’analisi delle dinamiche economiche e sociali connesse alla generazione di redditi, alle scelte di consumo e di investimento di persone e famiglie, al ruolo di istituzioni finanziarie e sociali. Tuttavia, tentare di suffragare le ipotesi teoriche è il contributo che la ricerca scientifica può dare alla soluzione del problema, ma per questo occorrono dati e analisi descrittive.

Leggendo con le lenti dell’economista critico gli eventi della società italiana degli ultimi decenni, caratterizzati, peraltro, da una globalizzazione che ha anche spinto verso una omologazione dei gusti e dei consumi su scala mondiale, ci sembra di poter segnalare almeno quattro possibili fattori – tra loro spesso intrecciati in modo inestricabile – che, singolarmente o congiuntamente, determinano una tendenza al sovraindebitamento più diffusa oggi rispetto a un passato anche non troppo lontano:

  1. tendenza al sovra-consumo;
  2. illusione della jackpot economy;
  3. aumento delle diseguaglianze e, quindi, dell’aspiration gap (del divario delle aspirazioni);
  4. politiche lassiste di accesso ai prestiti da parte di banche e istituzioni finanziarie.

 

Il nostro sistema sociale e la nostra cultura tendono a promuovere consumi di beni e servizi che si acquistano sul mercato favorendo, in mille modi, l’identificazione del benessere con il consumo di merci. Vi è dunque una spinta forte al sovraconsumo, inteso come un consumo di beni e servizi che alimenta uscite superiori alle entrate e, quindi, uno squilibrio di bilancio che, se non viene aggiustato nel periodo successivo con entrate superiori alle uscite, tende a diventare un sistematico eccesso della spesa (alimentata anche dal pagamento degli interessi) sul reddito. È sotto gli occhi di tutti quanto questo processo venga alimentato da mode, gerarchie sociali basate sul consumo in generale e sul consumo di beni considerati status symbol in particolare, pubblicità più o meno ingannevoli che fanno diventare, o apparire, come necessari beni – o accessori di beni – che fino a qualche tempo fa non esistevano o non venivano affatto considerati necessari.

Per quanto riguarda, invece, l’illusione della jackpot economy, essa è certamente causata da una sempre più diffusa idea che i problemi si possano risolvere con una bella vincita: il miraggio che tutti i problemi possano essere superati in modo facile e definitivo attraverso un po’ di fortuna, che prende le vesti ora di numeri sorteggiati ora di partita vinta in qualche stadio di calcio del mondo, ora di altro avvenimento a priori improbabile e, proprio per questo, generatore di vincite esaltanti. Anche su questo punto, sembra di poter citare alcune evidenze assai chiare: gli ultimi anni hanno visto crescere il fatturato delle società che si occupano di gioco in modo esponenziale (da poco più di 88 miliardi nel 2014 a 106,8 miliardi nel 2018[5]; se andassimo indietro nel tempo, la crescita risulterebbe ancora più evidente). Le questioni sulle quali è possibile scommettere sono aumentate in modo incredibile e, da un contesto nel quale lotto, enalotto, totocalcio e corse ippiche erano le uniche realtà di un mondo guardato con preoccupazione da istituzioni, famiglie e cittadini, si è passati a una situazione nella quale si può scommettere tutti i giorni, a qualsiasi ora del giorno e della notte e, praticamente, su qualunque evento sportivo o sua articolazione e su tanti altri eventi futuri il cui esito non sia da considerarsi ex ante certo. I vincitori sono aumentati, ma anche i cosiddetti perdenti, e la ludopatia è un termine nuovo che il vocabolario non conosceva e che dovrà ormai essere inserito rapidamente tra le malattie, così come è stato (e andrà sempre più chiaramente) introdotto il gioco tra le dipendenze.

Si può, poi, affermare, alla luce dei risultati di numerosissimi studi effettuati sul tema della disuguaglianza[6], che viviamo in un mondo in cui, da qualche decennio a questa parte, si assiste a un aumento esponenziale delle distanze economiche e sociali tra individui e classi sociali. Il sistema economico globale tende sempre più a generare disuguaglianze e, proprio perché più disuguaglianza significa necessariamente più concorrenza, più frustrazione, più tendenza a cercare di raggiungere gli altri su una dimensione che è quella del consumo e degli standard di vita, le persone tendono a indebitarsi pur di omologare i propri consumi a quelli di chi sta più in alto nella scala sociale.

In questo, ovviamente – e siamo giunti all’ultima causa della crescita della piaga del sovraindebitamento – il sistema finanziario e il sistema bancario non sempre sono stati alleati di chi ha cercato di contrastare questi fenomeni; molto spesso, anzi, le agenzie finanziarie, pur di impiegare la liquidità disponibile – che, in qualche modo, è frutto della stessa disuguaglianza, dei traffici illeciti della criminalità organizzata e dell’eccesso di ricchezze finanziarie a disposizione di alcuni –, si sono mosse e si muovono nella direzione di offrire un facile accesso al credito anche in presenza di una chiara debolezza delle prospettive di restituzione, spesso sottovalutata sperando in interventi successivi di riparazione dei danni fatti.

4. Conclusioni

Sembra evidente, dai pochi e sintetici cenni proposti in precedenza, che non esistono rimedi facili al fenomeno. Si tratta, infatti, di attivare una pluralità di strumenti in grado di progettare percorsi diversi per le diverse situazioni di difficoltà. Abbiamo già fatto cenno all’utilità di strumenti di intervento tempestivo quando compaiono i primi segnali di squilibrio non giustificato tra entrate e uscite.

Tuttavia, perché nasca e si strutturi una politica adeguata, nel rispetto ovviamente di quei principi etici e giuridici che non possono essere dimenticati (parità di trattamento, tutela dei diritti dei creditori, etc.), è necessario che si apra un confronto pubblico tra i diversi soggetti che possono contribuire a contrastare il sovraindebitamento e i suoi effetti. Sarebbe, in quest’ottica, molto utile costruire sedi per un dialogo serrato e costruttivo tra i diversi attori del pubblico, del privato, del mondo delle organizzazioni non profit con l’idea – innanzitutto, ma non solo – di promuovere, sin dalla scuola, l’elaborazione di un diverso modello culturale meno centrato sul consumo, inteso solo ed esclusivamente da un punto di vista materiale, e più indirizzato verso scelte di vita e, quindi, di spesa più equilibrate e sostenibili.

Dal punto di vista dell’educazione finanziaria, per giovani e per adulti, un contributo importante andrebbe richiesto al settore bancario e finanziario, chiedendo allo stesso non solo di fare la propria parte per “alfabetizzare” alle questioni finanziarie quote sempre più ampie di popolazione, ma anche un cambiamento nella strategia di concessione di prestiti, con maggiore attenzione a informare adeguatamente persone e imprese e a scoraggiare un accesso eccessivo a strumenti di finanziamento dei consumi, soprattutto quando è evidente il rischio per la stabilità di lungo periodo dei bilanci familiari o d’impresa.

Un cambiamento di rotta, inoltre, dovrebbe essere necessariamente sostenuto con determinazione da azioni di tipo normativo e mediatico, volte a disincentivare certi atteggiamenti e certe scelte che possono condurre a situazioni di grave difficoltà economica. Ne sono un esempio le scommesse che, soprattutto negli ultimi anni, hanno rappresentano una delle cause di sovraindebitamento e di povertà. Oggi, accendendo il televisore o navigando sul web, si ha la chiara percezione che si faccia di tutto per spingere le persone a tentare la sorte attraverso scommesse e gioco, e si prospettano alte probabilità di successo che hanno di certo influenza proprio sulle persone più fragili: sono bombardamenti di impulsi che possono rivelarsi pericolosissimi per chi, trovandosi in difficoltà, spera di poter risolvere i propri problemi economici con una vincita. Sarebbe, quindi, auspicabile un massiccio intervento da parte delle istituzioni pubbliche per mettere in atto misure capaci di disincentivare questo tipo di atteggiamento.

Naturalmente, niente vien detto qui sul grande tema della disuguaglianza, ma è più che mai evidente che un mondo meno diseguale, dove la politica economica collochi nuovamente al centro l’esigenza di ridurre il gap tra ricchi e poveri, sarebbe un mondo con minori problemi… anche sul fronte del sovraindebitamento.

[1] Cfr., ad esempio, C. Milani, Il sovraindebitamento delle famiglie italiane, in Welfare oggi, n. 4/2016, pp. 54-57.

[2] M. Fiasco, Il sovraindebitamento delle famiglie italiane nel decennio 2006-2016. Dimensioni, caratteristiche, proposte, relazione presentata al Convegno della Consulta nazionale antiusura, Assisi, 22-23 giugno 2018 (www.consultantiusura.it/pdf/assemblea-convegno_assisi_2018/RICERCA%202018%20%27Sovraindebitamento%20famiglie%20italiane%20decennio%202006-2016%27%20-%20Maurizio%20Fiasco.pdf).

[3] G. D’Alessio, S. Iezzi, 2016, Over-indebtedness in Italy: how widespread and persistent is it?, in Questioni di Economia e Finanza, n. 319/2016, Banca d’Italia, Roma, marzo 2016.

[4] Si vedano gli studi e i rapporti citati nelle note precedenti e, in particolare, per gli aspetti anche tecnici legati agli indicatori, lo studio della Banca d’Italia.

[5] Cfr. Agenzia delle dogane e dei monopoli, Libro blu, anni vari, che è possibile rinvenire in rete (www.adm.gov.it/portale/).

[6] Si veda, da ultimo, il libro di Chiara Volpato, Le radici psicologiche della disuguaglianza, Laterza, Bari, 2019, che offre una interessante lettura nuova del fenomeno.

Fascicolo 2/2019
Obiettivo 1
Famiglie e Individui. Il singolo nel nucleo
di Stefano Celentano
di Chiara Saraceno
Cosa fa di un nuovo nato un “figlio”? E della famiglia una «società naturale»? Come si declina il diritto a conoscere le proprie origini? Partendo dall’“apertura” dell’art. 2 Costituzione, ci si interroga sui processi di soggettivazione e sulle cause storiche che, impedendo la parità tra famigle “di fatto” e “di diritto”, sottraggono dignità alla relazione genitori-figli, negando – soprattutto a questi ultimi – il diritto alla piena realizzazione come persona umana.
di Angelo Schillaci
Alla luce del quadro costituzionale, l’Autore rilegge criticamente alcuni concetti e istituti tipici del diritto delle relazioni familiari (dal concetto di status, nelle sue evoluzioni, agli itinerari interpretativi della garanzia dell’istituto familiare recata dall’art. 29 Costituzione), rilevando come, all’emersione di nuove istanze di riconoscimento, consegua una profonda rielaborazione degli equilibri tra diritto e vita e, di conseguenza, degli stessi istituti giuridici considerati.
di Cecilia D’Elia
Sia pure nell’onda lunga delle trasformazioni avviate negli anni sessanta e settanta, che hanno esteso i diritti dei singoli e la loro tutela dentro le relazioni familiari, oggi si assiste a un reale contrattacco a quelle conquiste: nelle proposte di riforma dell’affido condiviso come nel dibattito sull’assegno divorzile, tale offensiva culturale mostra gli effetti paradossali che può avere il richiamo alla “parità”, se declinata astrattamente. Al contrario, al diritto è richiesto di intervenire, a garanzia delle differenze, in opposizione alle disuguaglianze.
di Laura Tomasi
L’articolo esamina la giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani formatasi sugli artt. 8, 12 e 14 Cedu e relativa ai diritti dei partner e dei minori all’interno della famiglia, e in caso di scioglimento del legame di coppia, nonché nel contesto della gestione dei flussi migratori da parte degli Stati, per verificare il grado di riconoscimento, nel sistema della Cedu, dell’odierno pluralismo dei modelli familiari.
di Gianpaolo Maria Ruotolo
Il lavoro analizza, inserendole nel contesto europeo e alla luce di alcuni parametri di origine internazionalistica, le modifiche apportate al sistema italiano di diritto internazionale privato dalle recenti norme sull’unicità dello status di figlio e le unioni civili.
di Giuseppe Salmè
La “rivoluzione copernicana” operata con la legge n. 431 del 1967, sull’adozione speciale, ha dato attuazione all’impostazione personalistica della Costituzione nel campo dei rapporti tra genitori e figli. Da una normativa “adultocentrica” si è passati a una disciplina “puerocentrica”, che vede cioè la persona del figlio al centro della relazione con i genitori. Vengono quindi prese in esame alcune problematiche che la giurisprudenza ha dovuto di recente affrontare e nelle quali la nuova impostazione legislativa ha trovato applicazione.
di Marco Gattuso
In seguito al profondo mutamento giuridico indotto dalla fecondazione in vitro, con la conseguente scissione delle varie figure materne, il trattamento giuridico della genitorialità appare oggi strettamente connesso alla volontà delle donne coinvolte. Per i casi di surrogacy, l’articolo suggerisce come, già de jure condito, potrebbe affermarsi il pieno riconoscimento dell’identità del nato, oltre che delle relazioni di natura familiare, dei diritti e della dignità di tutti i soggetti coinvolti in questo percorso.
di Maria Acierno
Con la riflessione che segue si vuole svelare come, in funzione dell’interesse preminente del minore, si giustifichino, non senza ambiguità, scelte assiologiche molto diverse ed evidenziare l’impossibilità di separare tale principio dalla valutazione e dal grado di accettazione delle scelte generative alla luce del quadro multilivello dei diritti fondamentali della persona e, in particolare, del diritto all’autodeterminazione nella vita personale e relazionale ex art. 2 Cost.
di Barbara Poliseno
La nuova accezione di comunità familiare, l’unicità dello stato di figlio, la crescita del fenomeno dell’abbandono a fronte di un regime blindato per l’adozione tradizionale portano l’interprete ad allentare le maglie dell’adozione al fine di garantire anche alle coppie etero, same sex e alle persone singole il diritto di adottare, nell’interesse prioritario del minore e ferma l’esigenza di un intervento legislativo che “ristrutturi” in chiave sistematica l’istituto dell’adozione speciale.
di Alessandro Taurino
Se, da un lato, l’attribuzione di un carattere “naturale” ai fatti sociali è insita nei processi culturali, questi ultimi contemplano anche il superamento di visioni prototipiche che portano a negare la diversità come valore in sé. In questo senso – e con l’avallo positivo della ricerca scientifica –, un approccio pluralista riconosce e tutela le “nuove” famiglie, l’attitudine alla genitorialità e la dignità degli affetti non come “essenze”, ma come esperienze che risultano dalla qualità delle relazioni e dalla dignità dei loro protagonisti.
di Geremia Casaburi
L’assetto attuale dei rapporti patrimoniali tra i coniugi nella fase di conflitto, con particolare riferimento all’assegno di mantenimento nella separazione e a quello divorzile, è qui delineato tenendo conto della evoluzione – o rivoluzione – giurisprudenziale degli ultimi anni, che ha messo in discussione le fondamenta stesse degli istituti. Sono, infine, esaminate le criticità e le linee di tendenza emerse nella giurisprudenza di merito più recente.
di Paolo Morozzo Della Rocca
Le verifiche da svolgere quando sia richiesto il visto per il ricongiungimento familiare dovrebbero limitarsi ad accertare l’autenticità dei documenti prodotti e, solo in casi estremi, imporre indagini biologiche ai richiedenti, ma le prassi del tutto diversificate degli uffici consolari, in genere, ampliano ingiustificatamente i loro poteri istruttori, incorrendo nel concreto rischio della lesione dei diritti connessi alla tutela dei dati personali dei cittadini stranieri, anche se minori.
di Laura Ronchetti
Il contributo propone un’analisi dell’ordinamento italiano che interroghi la dimensione giuridica dell’autonomia procreativa delle donne e delle diseguaglianze di fatto esistenti tra i generi nella riproduzione sociale. Se le nostre Costituenti affermarono il carattere sociale e pubblico del lavoro di riproduzione sociale sulla base del principio dell’uguaglianza sostanziale, oggi assistiamo al prepotente ritorno di una spinta verso la privatizzazione della famiglia e dei rapporti di forza endofamiliari.
di Anna Lorenzetti
Lo scritto affronta il tema della maternità reclusa definita quale irriducibile ossimoro, per la sua difficile compatibilità con il contesto penitenziario. Ricostruendo l’evoluzione normativa e la giurisprudenza costituzionale, sono evidenziate, de iure condendo, le prospettive di riforma e la complessità delle operazioni di bilanciamento il cui centro deve essere l’interesse del bambino coinvolto.
Obiettivo 2
Il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza: idee e istituti
di Carlo De Chiara
di Giovanni D'Amico
Muovendo dalla ricostruzione sistematica tradizionale della responsabilità patrimoniale e del rapporto obbligatorio, evidenziando la natura di “ordine pubblico” del principio che sancisce la responsabilità patrimoniale del debitore, il contributo affronta poi il tema cruciale dell’esdebitazione dell’imprenditore soggetto alle tradizionali procedure concorsuali, nonché il nuovo istituto del “sovraindebitamento”, con l’ampliamento dell’effetto esdebitativo anche al cd. “debitore civile”.
di Francesco Macario
Il lavoro esamina il nuovo rapporto che l’evoluzione della riforma ha determinato tra i concetti di contratto, quale atto negoziale, e di impresa, come attività economica produttiva. Rileva, in questo senso, innanzitutto la relazione tra insolvenza e autonomia privata, tradizionalmente difficile e complessa, mentre per altro verso si fronteggiano l’atto giuridico, come accordo tra debitore e creditore, e la programmazione economico-aziendale.
di Giovanni Battista Nardecchia
Il rapporto tra la tutela dell’interesse dei creditori e quello alla salvaguardia dei valori aziendali costituisce uno dei punti nodali della disciplina della crisi d’impresa. L’Autore ricostruisce l’evoluzione storica di tale rapporto partendo dalla disciplina del rd n. 267/1942 sino al codice della crisi e dell’insolvenza.
di Massimo Fabiani
Il saggio si propone di esaminare quale sia stata l’evoluzione della par condicio creditorum dopo le riforme del 2005/2007 e quali potranno essere le prospettive dopo il codice della crisi, al cospetto di tanti segnali che sembrano indebolire tale principio. Un altro valore deve comunque fare da “collante” quando si distribuiscono le risorse ai creditori: esso può cogliersi nel miglior soddisfacimento di questi ultimi, quanto meno nelle procedure concordate di regolazione della crisi.
di Fabrizio Guerrera
Lo scritto analizza la nuova disciplina della crisi e dell’insolvenza dei gruppi di imprese dettata dal CCII (d.lgs 12 gennaio 2019, n. 14), soffermandosi sia sulle regole di unificazione procedurale inerenti al concordato preventivo e all’accordo di ristrutturazione dei debiti “di gruppo”, sia sui principi che governano la gestione unitaria e coordinata delle soluzioni negoziali della crisi da parte della holding.
di Paola Vella
Introducendo gli strumenti di allerta, l’Italia si è collocata tra gli ordinamenti concorsuali d’avanguardia nel panorama internazionale. Tuttavia, se è ormai universalmente riconosciuto che solo una tempestiva rilevazione degli indizi della crisi consente di prevenire l’insolvenza, resta in concreto assai problematico congegnare meccanismi idonei ed efficaci. Più delle procedure, serve una rivoluzione culturale del mondo imprenditoriale.
di Riccardo Ranalli
Il contributo, nel ripercorrere le finalità degli assetti organizzativi adeguati a intercettare e gestire tempestivamente la crisi, ne individua i pilastri sui quali essi debbono poggiare e i relativi output. Completa l’intervento una disamina dei flussi informativi che l’organo di controllo deve richiedere per adempiere agli obblighi che gli impone la riforma.
di Pier Paolo Lanni
Il codice della crisi di impresa, nel tentativo di “rivitalizzare” l’istituto dell’accordo di ristrutturazione dei debiti, ha modificato e integrato in modo significativo la disciplina attualmente ricavabile dagli artt. 182-bis e 182-septies l.fall., dando continuità all’orientamento giurisprudenziale che qualifica tale istituto come una procedura concorsuale e rendendo recessivo il modello contrattuale che originariamente era alla sua base.
di Vittorio Zanichelli
L’ondivago procedere del legislatore della crisi di impresa, alla ricerca di un punto di equilibrio tra le esigenze dei creditori, del debitore e dell’economia ha portato, negli ultimi anni, a una limitazione dello spazio di confronto tra i soggetti privati aumentando il tasso di eteronomia del sistema, anche mediante un maggior intervento del giudice sul merito delle soluzioni. L’Autore affronta il tema della negozialità del concordato preventivo anche alla luce del nuovo CCII, al fine di ricercare se e in che limiti tale qualificazione sia ancora attuale.
di Bruno Conca
Dalla lettura della regolazione delle crisi da sovraindebitamento contenuta nel CCII, sortisce un quadro contrastato, fra le luci rappresentate da alcuni fondamentali chiarimenti in materia di accesso alle procedure e le molte ombre ancora rimaste, specie in materia di esecuzione dei piani e di responsabilità degli OCC, pur nella più solida cornice costituita dalla collocazione del sovraindebitamento in un sistema normativo organico.
di Marco Musella
Questo breve scritto propone una riflessione sulla considerevole crescita del problema dell’indebitamento, con alcuni spunti di analisi sulle cause del fenomeno e sull’urgenza di pensare a interventi “di contrasto” che incidano sulle dimensioni e sulla dinamica del sovraindebitamento.
di Valentino Lenoci
Il presente saggio analizza le principali novità riguardanti le procedure liquidatorie disciplinate dal nuovo CCII. In particolare, vi è esaminata la procedura di liquidazione giudiziale, nelle diverse fasi del suo sviluppo (dal procedimento unitario di regolazione della crisi fino al riparto e alla chiusura). Sono, poi, fatti dei cenni alle procedure del concordato preventivo liquidatorio e della liquidazione controllata del sovraindebitato.
di Adriano Patti
Finora regolati dal diritto comune o da una normativa specialistica ad hoc, i rapporti di lavoro trovano finalmente collocazione organica all’interno della disciplina concorsuale, con forme di tutela dell’occupazione e del reddito. Particolarmente delicata è l’incidenza degli effetti del trasferimento d’azienda, nelle imprese in crisi, sul mantenimento dell’occupazione, strettamente dipendente dalla natura liquidatoria o conservativa della procedura.
di Massimo Ferro
Le norme di riguardo del decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14 per le amministrazioni straordinarie e le liquidazioni coatte amministrative sono l’ultima puntata di un ridisegno normativo della crisi d’impresa e dei debitori comuni ancora di là dall’assumere portata organica e trasparente fissazione dell’interesse pubblico perseguito. L’insicuro ancoramento alla giurisdizione ne è il segno distintivo.
di Claudio Viazzi
Parlare della specializzazione del giudice concorsuale e della necessaria revisione della competenza territoriale, oggi distribuita irrazionalmente tra tutti i 140 tribunali sparsi sul territorio, significa parlare della “riforma che non c’è stata”, il decreto delegato avendo sul punto disatteso completamente le direttive della legge delega. Ciò peraltro non rappresenta solo un clamoroso vizio di incostituzionalità del codice, ma anche una carenza che rischia di compromettere l’efficacia dell’intera riforma.
ARCHIVIO
Fascicolo 3/2019
Magistrati oltre la crisi?
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Famiglie e Individui. Il singolo nel nucleo
Il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza: idee e istituti
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Populismo e diritto
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Il dovere della comunicazione
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La riforma spezzata.
Come cambia l’ordinamento penitenziario
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L’ospite straniero.
La protezione internazionale nel sistema multilivello di tutela dei diritti fondamentali
Fascicolo 1/2018
Il pubblico ministero nella giurisdizione
La responsabilità civile fra il giudice e la legge
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una sfida possibile per i 60 anni del Csm
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Le banche, poteri forti e diritti deboli
Fascicolo 2/2017
Le nuove disuguaglianze
Beni comuni

Dedicato a Stefano Rodotà
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Il diritto di Crono
Il multiculturalismo e le Corti
Fascicolo 4/2016
NUMERO MONOGRAFICO
Il giudice e la legge
Fascicolo 3/2016
La giustizia tributaria
La riforma della magistratura onoraria
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VERSO IL REFERENDUM COSTITUZIONALE
Forme di governo,
modelli di democrazia
IL CORPO
Anatomia dei diritti
Fascicolo 1/2016
NUMERO MONOGRAFICO
Formazione giudiziaria:
bilancio e prospettive
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Il valore del dissenso
Il punto sul processo civile
Associazionismo giudiziario
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Il diritto del lavoro alla prova del Jobs Act
Unitarietà della giurisdizione
Riforma della responsabilità civile
Fascicolo 2/2015
NUMERO MONOGRAFICO
Al centesimo catenaccio
40 anni di ordinamento penitenziario
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Dialoghi sui diritti umani
I diritti fondamentali tra obblighi internazionali e Costituzione
La risoluzione amichevole dei conflitti
Schede di ordinamento giudiziario aggiornate al gennaio 2015
Il volume costituisce un'utile panoramica dei metodi di contrasto alla criminalità mafiosa e degli strumenti di prevenzione
Numero speciale di Questione Giustizia in formato digitale con atti, relazioni e dati sul sistema delle misure cautelari personali