Rivista trimestrale
Fascicolo 2/2019
Editoriale

Lo scandalo romano: un bubbone maligno scoppiato in un organismo già infiacchito da mali risalenti

di Nello Rossi

1. La necessità di una dignosi

Questo editoriale viene pubblicato mentre è ancora cocente la delusione dei cittadini ed è fortissima l’indignazione dei magistrati per quanto è emerso nello scandalo romano delle nomine, rivelato dalle indagini della magistratura perugina.

Non saremo noi a sminuire il significato e il valore di queste emozioni né la portata del danno, davvero enorme, arrecato all’intera magistratura.

Eppure è alla ragione che occorre fare appello per capire, trarre insegnamento da quanto è accaduto e indicare rimedi per il futuro.

Questo esercizio di razionalità – giuridica, istituzionale, storica – appare tanto più necessario quanto più è chiaro che la vicenda portata alla luce dal trojan horse accompagnerà a lungo e segnerà in profondità la vita della magistratura e di ciascun magistrato; anche quella dei moltissimi – la stragrande maggioranza – che non hanno nulla da rimproverarsi e che continueranno a fare il loro lavoro con impegno e dedizione.

La via da imboccare per riconquistare la fiducia incrinata è stata lucidamente indicata dal Presidente della Repubblica nel suo intervento al plenum del Consiglio superiore il 21 giugno.

Ma il primo passo deve essere compiuto dagli stessi magistrati, nel diagnosticare freddamente e impietosamente il male che ha colpito il corpo della magistratura e del suo organo di governo.

La diagnosi che noi proponiamo all’attenzione di chi ci legge è che un bubbone maligno sia scoppiato in un organismo già afflitto da mali risalenti, che ne avevano pericolosamente abbassato le difese immunitarie e lo avevano reso debole e permeabile alle più pericolose infezioni.

Il bubbone - che ha segnato uno sconvolgente salto di qualità – è consistito nell’accettare di discutere delle nomine di due importanti Procure – Roma e Perugia - con indagati e imputati di quelle Procure, in veste di ascoltati “suggeritori di strategie”, ammessi a influenzare le scelte discrezionali di alcuni componenti del Consiglio.

I mali risalenti e cronici stanno invece nella progressiva diffusione di metodi spregiudicati, non di rado clientelari e notabilari, nella ricerca dei voti per le elezioni del Consiglio superiore e nell’esercizio, troppo spesso opaco, della discrezionalità amministrativa nelle procedure di nomina dei dirigenti degli uffici e dei magistrati chiamati a svolgere le funzioni connesse all’amministrazione della giurisdizione.

Si tratta di piani intrecciati e connessi da più fili, che occorre esaminare insieme, animati da una duplice consapevolezza.

Da un lato – anche nel momento dell’indignazione e della ripulsa –, non si possono trasformare “fatti” che sono espressione di una degenerazione estrema in una sorta di paradigma o passepartout per rileggere singole vicende o interi pezzi della storia istituzionale della magistratura e del Csm.

Dall’altro lato, i recenti accadimenti non possono essere ridotti, sminuzzati e, soprattutto, isolati dall’ambiente nel quale sono avvenuti.  

In altri termini, se l’analisi deve essere seria e coraggiosa, non va lasciato spazio né a fuorvianti generalizzazioni né a letture riduttive dei fenomeni osservati.

2. Così fan tutti?

Cominciamo dalle ricostruzioni ingannevoli, diffuse a piene mani in questi giorni drammatici.

Mente chi sostiene che quanto disvelato dalle indagini fosse conosciuto o immaginato, o anche solo immaginabile al di là della cerchia di chi si “affaccendava” intorno alle nomine dei procuratori di Roma e di Perugia.

Le ipotesi e i ragionamenti costruiti su questa menzogna fanno oggi comodo a molti, all’interno e all’esterno della magistratura.

In primo luogo consentono, paradossalmente, di sorvolare proprio sui “fatti” venuti alla luce, sbrigativamente degradati a insignificanti e trascurabili particolari del quadro.

Parliamo del “fatto” che la maggioranza dei componenti del Consiglio fosse estranea ai conciliaboli notturni; del “fatto” che le manovre “strategiche” messe in atto mirassero proprio a emarginare gli altri consiglieri e a vanificare il loro apporto genuino alle decisioni da adottare; del “fatto” che l’intera operazione, concepita e condotta con l’apporto di politici e magistrati esterni al Consiglio, avesse l’obiettivo di alterare e degradare tutte le regole di corretto funzionamento dell’istituzione consiliare.

Ma il ritornello del “così fan tutti” serve anche ad altri scopi, magari opposti e contraddittori tra di loro.

Alcuni, infatti, lo invocano pensando, così, di minimizzare le responsabilità di singoli magistrati e di gruppi associativi e di poter accomunare tutto e tutti nella riprovazione; con il corredo dell’accusa di ipocrisia a quanti ragionano diversamente.

Altri intonano lo stesso coro con l’intento di travolgere l’intera struttura del governo autonomo, additando il Csm come un organo incapace di normalità democratica e rappresentativa, che, a questo punto, può essere oggetto dei più azzardati, umilianti e incostituzionali esperimenti “riformatori”.

Bisognerà avere fiducia che i magistrati, abituati come sono a confrontarsi sulla base dei fatti, esercitino, anche in questa dolorosa vicenda, la loro attitudine ad analizzare, distinguere, valutare specificamente responsabilità individuali e collettive, misurando attentamente la posta in gioco e i pericoli per l’indipendenza di ciascun magistrato insiti nei progetti di stravolgimento del Csm rispetto al modello costituzionale.

3. Così son tutti?

Detto questo per amore della verità, è necessario vedere l’altra faccia del problema, e cioè che l’infezione ha potuto attecchire perché si è sviluppata in un organismo infiacchito da mali cronici.

Quali sono questi mali?

Non la così spesso deprecata “politicizzazione”, ma l’affievolirsi, in seno alla magistratura, di ideali e visioni complessive della società e dei suoi bisogni di giustizia (cioè di una policy che è cosa diversa dalla politic e, perciò, non va confusa con l’irruzione di magistrati e di iniziative giudiziarie nella diretta competizione per il potere politico).

Non l’aperta e trasparente rivendicazione di identità diverse, ma il loro mascheramento sotto il manto – questo, sì, ipocrita! – della più asettica neutralità; salvo poi a scoprire che, a rimanere impigliati in uno scandalo tutto politico come quello romano, sono proprio gli asettici, gli apolitici, i corifei della neutralità.

In definitiva, non l’esistenza di gruppi associativi in seno all’Anm, ma la perdita di spessore culturale e ideale che ha segnato il loro progressivo snaturarsi in apparati di conquista del consenso e di gestione della discrezionalità amministrativa.

Certo, se non ci convince il “così fan tutti”, non faremo l’errore grossolano di affermare che “così son tutti”, soprattutto pensando ai tanti magistrati che – in tutti i gruppi associativi, nell’Anm, nei consigli giudiziari e nel Csm – hanno animato e animano, con il loro apporto di pensieri e di passione, la vita della magistratura.

Né tesseremo acriticamente le lodi del buon tempo antico e delle “correnti di una volta”. Perché sappiamo che, anche allora, vi furono infezioni e contaminazioni (prima tra tutte, l’adesione di alcuni magistrati alla loggia segreta P2) e che vi erano pratiche discutibili e discriminatorie (soprattutto ai danni dei magistrati che, nell’aderire a Md, dovevano mettere in conto emarginazione e procedimenti disciplinari per “fatti di parola” e per le critiche mosse alla organizzazione degli uffici e ai loro capi).

Anche nel buon tempo antico, dunque, gli scontri esterni e interni alla magistratura erano assai aspri.

Eppure, nel comparare la storia della magistratura repubblicana con la cronaca di questi mesi, si coglie il calo di tensione ideale all’origine di molti dei danni del presente.

Se è vero che sono penetrati nel corpo della magistratura valori e atteggiamenti che, all’inizio, erano appannaggio di pochi pionieri e fonte di confronti vivaci (la salvaguardia dell’indipendenza esterna, l’attenzione all’indipendenza interna, la libertà di criticare tutto, anche i provvedimenti dei colleghi), è innegabile che l’associazionismo dei magistrati, soprattutto nei momenti in cui non vi è stata alle porte una diretta minaccia all’indipendenza, abbia subito una deriva verso la routine, il grigiore amministrativo, il modello delle correnti “pigliatutto”.

Con un naturale corollario: la caduta di tensione si è specularmente riflessa nelle modalità di conduzione della competizione elettorale e nelle prassi operative e decisionali del Csm.

4. La ricerca di rimedi seri

È tempo di cercare rimedi, fossero anche medicine amare.

Al Consiglio superiore spetterà di adottare i rimedi necessari nell’ambito che gli è proprio, seguendo le indicazioni del suo Presidente, ascoltando la voce dei magistrati e dei giuristi, dialogando con quanti, nel mondo politico, sono interessati a riformare e non a punire, a rigenerare e non a mortificare.

Ma è problema di tutti la questione della rappresentatività del Consiglio e delle prospettive di riforma del sistema di elezione dei membri togati del Csm.

Dopo la cancellazione del sistema rappresentativo puro, varato nel 1975, e dopo due esperimenti legislativi condotti all’insegna della parola d’ordine di limitare il ruolo delle correnti e clamorosamente falliti per l’insipienza del legislatore, l’esigenza di un intervento riformatore ha generato (e, in parte, riproposto) un singolare dibattito sulla scelta per sorteggio dei componenti togati del Consiglio.

Numerose e avventurose, in quest’ambito, le varianti immaginate: il voto all’interno di una platea di sorteggiati; il sorteggio nell’ambito di una rosa di candidati eletti; il sorteggio in un canestro dei non meglio specificati “migliori”; il sorteggio tout court

Tra di esse, il Ministro della giustizia ha optato per l’ircocervo composto per metà dall’elezione dei candidati e per metà dal sorteggio dei membri del Consiglio superiore, presentando al Consiglio dei ministri una proposta in tal senso.

Su tale proposta e su quelle avanzate in tema di organizzazione degli uffici e di nomina dei dirigenti e dei magistrati “semidirettivi”, la Rivista è intervenuta con estrema tempestività, fornendo ai lettori la necessaria informazione, svolgendo prime ma puntuali osservazioni critiche[1] e richiamando i più ampi e meditati contributi forniti in passato sui temi in discussione.

Qui preme solo ribadire una posizione di netta contrarietà al sorteggio in tutte le sue possibili declinazioni.

Si tratta, infatti, di una soluzione sbagliata, umiliante, e – particolare ignorato con incredibile disinvoltura – contraria al dettato costituzionale, che, nella sua cristallina chiarezza, non si presta ad artificiosi aggiramenti e contiene una indiscutibile opzione per la piena rappresentatività dei membri del Consiglio, che devono essere eletti da tutti i magistrati.

Si cerchino, piuttosto, soluzioni normative che rendano più aperta e vicina alla base elettorale dei magistrati la prima fase del processo elettorale - cioè l’individuazione dei candidati –, sottraendola ai condizionamenti impropri di gruppi organizzati.

È questa la strada indicata da due meditate e autorevoli proposte di modifica del sistema elettorale del Consiglio avanzate di recente: quella della “Commissione Scotti” (su cui si è soffermato, in un recente articolo di questa Rivista online, Valerio Savio)[2] e quella di un maestro del costituzionalismo italiano come Gaetano Silvestri, che ha scelto di pubblicarla proprio sulle colonne di Questione Giustizia trimestrale[3].

Se, come tutti ripetono, la magistratura è un corpo sano, essa non merita di essere considerata incapace di scegliere direttamente i propri rappresentanti e di far vivere il modello di autogoverno fondato sulla rappresentanza delineato nella Costituzione.

5. I due “obiettivi” di questo numero: «Famiglie e individui. Il singolo nel nucleo»e «Il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza: idee e istituti»

L’emergenza, per più versi estrema, che sta vivendo la magistratura non ci fa dimenticare che questo editoriale ha la funzione di presentare il numero 2 del 2019 della Rivista trimestrale, centrato su due tematiche di grande attualità e respiro: “famiglie e individui” e “la crisi di impresa”.

A immettere i lettori nel vivo di questi temi e ad illustrare attentamente i percorsi seguiti saranno l’introduzione di Stefano Celentano, alle cui cure è stato affidato il primo “obiettivo”, intitolato «Famiglie e individui. Il singolo nel nucleo», e il contributo iniziale di Carlo De Chiara, che ha curato il secondo “obiettivo”: «Il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza: idee e istituti».

Tematiche complesse, importanti per tutta la società italiana, ma a loro modo “normali” perché strettamente connesse alla giurisdizione e alla professione del magistrato nel suo quotidiano fluire.

C’è, in questa normalità – fatta di studio, di riflessione, di ricerca di soluzioni utili –, una forza straordinaria.

Anche nel corso dei più aspri tumulti, i fornai vanno al lavoro e sfornano il pane, contribuendo con il loro lavoro a tenere in piedi il tessuto ordinario della vita sociale e collettiva.

E così devono fare le istituzioni, così deve fare la magistratura, che non smette di svolgere i suoi compiti e di pensare i temi della giurisdizione anche in una fase travagliata della sua storia.

 

Luglio 2019

[1]  N. Rossi, La riforma del Csm proposta dal Ministro Bonafede, in questa Rivista online, 12 luglio 2019, www.questionegiustizia.it/articolo/la-riforma-del-csm-proposta-dal-ministro-bonafede_12-07-2019.php; E. Maccora e M. Patarnello, La dirigenza descritta dalla proposta di riforma del Ministro Bonafede, in questa Rivista online, 15 luglio 2019, www.questionegiustizia.it/articolo/la-dirigenza-descritta-dalla-proposta-di-riforma-del-ministro-bonafede_15-07-2019.php.

[2] V. Savio, Come eleggere il Csm, analisi e proposte: il sorteggio è un rimedio peggiore del male, in questa Rivista online, 26 giugno 2019, www.questionegiustizia.it/articolo/come-eleggere-il-csm-analisi-e-proposte-il-sorteggio-e-un-rimedio-peggiore-del-male_26-06-2019.php.

[3] G. Silvestri, Consiglio superiore della magistratura e sistema costituzionale, in questa Rivista trimestrale, n. 4/2017, www.questionegiustizia.it/rivista/2017/4/consiglio-superiore-della-magistratura-e-sistema-costituzionale_489.php

Fascicolo 2/2019
Obiettivo 1
Famiglie e Individui. Il singolo nel nucleo
di Stefano Celentano
di Chiara Saraceno
Cosa fa di un nuovo nato un “figlio”? E della famiglia una «società naturale»? Come si declina il diritto a conoscere le proprie origini? Partendo dall’“apertura” dell’art. 2 Costituzione, ci si interroga sui processi di soggettivazione e sulle cause storiche che, impedendo la parità tra famigle “di fatto” e “di diritto”, sottraggono dignità alla relazione genitori-figli, negando – soprattutto a questi ultimi – il diritto alla piena realizzazione come persona umana.
di Angelo Schillaci

Alla luce del quadro costituzionale, l’Autore rilegge criticamente alcuni concetti e istituti tipici del diritto delle relazioni familiari (dal concetto di status, nelle sue evoluzioni, agli itinerari interpretativi della garanzia dell’istituto familiare recata dall’art. 29 Costituzione), rilevando come, all’emersione di nuove istanze di riconoscimento, consegua una profonda rielaborazione degli equilibri tra diritto e vita e, di conseguenza, degli stessi istituti giuridici considerati.

di Cecilia D’Elia
Sia pure nell’onda lunga delle trasformazioni avviate negli anni sessanta e settanta, che hanno esteso i diritti dei singoli e la loro tutela dentro le relazioni familiari, oggi si assiste a un reale contrattacco a quelle conquiste: nelle proposte di riforma dell’affido condiviso come nel dibattito sull’assegno divorzile, tale offensiva culturale mostra gli effetti paradossali che può avere il richiamo alla “parità”, se declinata astrattamente. Al contrario, al diritto è richiesto di intervenire, a garanzia delle differenze, in opposizione alle disuguaglianze.
di Laura Tomasi
L’articolo esamina la giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani formatasi sugli artt. 8, 12 e 14 Cedu e relativa ai diritti dei partner e dei minori all’interno della famiglia, e in caso di scioglimento del legame di coppia, nonché nel contesto della gestione dei flussi migratori da parte degli Stati, per verificare il grado di riconoscimento, nel sistema della Cedu, dell’odierno pluralismo dei modelli familiari.
di Gianpaolo Maria Ruotolo
Il lavoro analizza, inserendole nel contesto europeo e alla luce di alcuni parametri di origine internazionalistica, le modifiche apportate al sistema italiano di diritto internazionale privato dalle recenti norme sull’unicità dello status di figlio e le unioni civili.
di Giuseppe Salmè
La “rivoluzione copernicana” operata con la legge n. 431 del 1967, sull’adozione speciale, ha dato attuazione all’impostazione personalistica della Costituzione nel campo dei rapporti tra genitori e figli. Da una normativa “adultocentrica” si è passati a una disciplina “puerocentrica”, che vede cioè la persona del figlio al centro della relazione con i genitori. Vengono quindi prese in esame alcune problematiche che la giurisprudenza ha dovuto di recente affrontare e nelle quali la nuova impostazione legislativa ha trovato applicazione.
di Marco Gattuso
In seguito al profondo mutamento giuridico indotto dalla fecondazione in vitro, con la conseguente scissione delle varie figure materne, il trattamento giuridico della genitorialità appare oggi strettamente connesso alla volontà delle donne coinvolte. Per i casi di surrogacy, l’articolo suggerisce come, già de jure condito, potrebbe affermarsi il pieno riconoscimento dell’identità del nato, oltre che delle relazioni di natura familiare, dei diritti e della dignità di tutti i soggetti coinvolti in questo percorso.
di Maria Acierno
Con la riflessione che segue si vuole svelare come, in funzione dell’interesse preminente del minore, si giustifichino, non senza ambiguità, scelte assiologiche molto diverse ed evidenziare l’impossibilità di separare tale principio dalla valutazione e dal grado di accettazione delle scelte generative alla luce del quadro multilivello dei diritti fondamentali della persona e, in particolare, del diritto all’autodeterminazione nella vita personale e relazionale ex art. 2 Cost.
di Barbara Poliseno
La nuova accezione di comunità familiare, l’unicità dello stato di figlio, la crescita del fenomeno dell’abbandono a fronte di un regime blindato per l’adozione tradizionale portano l’interprete ad allentare le maglie dell’adozione al fine di garantire anche alle coppie etero, same sex e alle persone singole il diritto di adottare, nell’interesse prioritario del minore e ferma l’esigenza di un intervento legislativo che “ristrutturi” in chiave sistematica l’istituto dell’adozione speciale.
di Alessandro Taurino
Se, da un lato, l’attribuzione di un carattere “naturale” ai fatti sociali è insita nei processi culturali, questi ultimi contemplano anche il superamento di visioni prototipiche che portano a negare la diversità come valore in sé. In questo senso – e con l’avallo positivo della ricerca scientifica –, un approccio pluralista riconosce e tutela le “nuove” famiglie, l’attitudine alla genitorialità e la dignità degli affetti non come “essenze”, ma come esperienze che risultano dalla qualità delle relazioni e dalla dignità dei loro protagonisti.
di Geremia Casaburi
L’assetto attuale dei rapporti patrimoniali tra i coniugi nella fase di conflitto, con particolare riferimento all’assegno di mantenimento nella separazione e a quello divorzile, è qui delineato tenendo conto della evoluzione – o rivoluzione – giurisprudenziale degli ultimi anni, che ha messo in discussione le fondamenta stesse degli istituti. Sono, infine, esaminate le criticità e le linee di tendenza emerse nella giurisprudenza di merito più recente.
di Paolo Morozzo Della Rocca
Le verifiche da svolgere quando sia richiesto il visto per il ricongiungimento familiare dovrebbero limitarsi ad accertare l’autenticità dei documenti prodotti e, solo in casi estremi, imporre indagini biologiche ai richiedenti, ma le prassi del tutto diversificate degli uffici consolari, in genere, ampliano ingiustificatamente i loro poteri istruttori, incorrendo nel concreto rischio della lesione dei diritti connessi alla tutela dei dati personali dei cittadini stranieri, anche se minori.
di Laura Ronchetti
Il contributo propone un’analisi dell’ordinamento italiano che interroghi la dimensione giuridica dell’autonomia procreativa delle donne e delle diseguaglianze di fatto esistenti tra i generi nella riproduzione sociale. Se le nostre Costituenti affermarono il carattere sociale e pubblico del lavoro di riproduzione sociale sulla base del principio dell’uguaglianza sostanziale, oggi assistiamo al prepotente ritorno di una spinta verso la privatizzazione della famiglia e dei rapporti di forza endofamiliari.
di Anna Lorenzetti
Lo scritto affronta il tema della maternità reclusa definita quale irriducibile ossimoro, per la sua difficile compatibilità con il contesto penitenziario. Ricostruendo l’evoluzione normativa e la giurisprudenza costituzionale, sono evidenziate, de iure condendo, le prospettive di riforma e la complessità delle operazioni di bilanciamento il cui centro deve essere l’interesse del bambino coinvolto.
Obiettivo 2
Il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza: idee e istituti
di Carlo De Chiara
di Giovanni D'Amico
Muovendo dalla ricostruzione sistematica tradizionale della responsabilità patrimoniale e del rapporto obbligatorio, evidenziando la natura di “ordine pubblico” del principio che sancisce la responsabilità patrimoniale del debitore, il contributo affronta poi il tema cruciale dell’esdebitazione dell’imprenditore soggetto alle tradizionali procedure concorsuali, nonché il nuovo istituto del “sovraindebitamento”, con l’ampliamento dell’effetto esdebitativo anche al cd. “debitore civile”.
di Francesco Macario
Il lavoro esamina il nuovo rapporto che l’evoluzione della riforma ha determinato tra i concetti di contratto, quale atto negoziale, e di impresa, come attività economica produttiva. Rileva, in questo senso, innanzitutto la relazione tra insolvenza e autonomia privata, tradizionalmente difficile e complessa, mentre per altro verso si fronteggiano l’atto giuridico, come accordo tra debitore e creditore, e la programmazione economico-aziendale.
di Giovanni Battista Nardecchia
Il rapporto tra la tutela dell’interesse dei creditori e quello alla salvaguardia dei valori aziendali costituisce uno dei punti nodali della disciplina della crisi d’impresa. L’Autore ricostruisce l’evoluzione storica di tale rapporto partendo dalla disciplina del rd n. 267/1942 sino al codice della crisi e dell’insolvenza.
di Massimo Fabiani
Il saggio si propone di esaminare quale sia stata l’evoluzione della par condicio creditorum dopo le riforme del 2005/2007 e quali potranno essere le prospettive dopo il codice della crisi, al cospetto di tanti segnali che sembrano indebolire tale principio. Un altro valore deve comunque fare da “collante” quando si distribuiscono le risorse ai creditori: esso può cogliersi nel miglior soddisfacimento di questi ultimi, quanto meno nelle procedure concordate di regolazione della crisi.
di Fabrizio Guerrera
Lo scritto analizza la nuova disciplina della crisi e dell’insolvenza dei gruppi di imprese dettata dal CCII (d.lgs 12 gennaio 2019, n. 14), soffermandosi sia sulle regole di unificazione procedurale inerenti al concordato preventivo e all’accordo di ristrutturazione dei debiti “di gruppo”, sia sui principi che governano la gestione unitaria e coordinata delle soluzioni negoziali della crisi da parte della holding.
di Paola Vella
Introducendo gli strumenti di allerta, l’Italia si è collocata tra gli ordinamenti concorsuali d’avanguardia nel panorama internazionale. Tuttavia, se è ormai universalmente riconosciuto che solo una tempestiva rilevazione degli indizi della crisi consente di prevenire l’insolvenza, resta in concreto assai problematico congegnare meccanismi idonei ed efficaci. Più delle procedure, serve una rivoluzione culturale del mondo imprenditoriale.
di Riccardo Ranalli
Il contributo, nel ripercorrere le finalità degli assetti organizzativi adeguati a intercettare e gestire tempestivamente la crisi, ne individua i pilastri sui quali essi debbono poggiare e i relativi output. Completa l’intervento una disamina dei flussi informativi che l’organo di controllo deve richiedere per adempiere agli obblighi che gli impone la riforma.
di Pier Paolo Lanni
Il codice della crisi di impresa, nel tentativo di “rivitalizzare” l’istituto dell’accordo di ristrutturazione dei debiti, ha modificato e integrato in modo significativo la disciplina attualmente ricavabile dagli artt. 182-bis e 182-septies l.fall., dando continuità all’orientamento giurisprudenziale che qualifica tale istituto come una procedura concorsuale e rendendo recessivo il modello contrattuale che originariamente era alla sua base.
di Vittorio Zanichelli
L’ondivago procedere del legislatore della crisi di impresa, alla ricerca di un punto di equilibrio tra le esigenze dei creditori, del debitore e dell’economia ha portato, negli ultimi anni, a una limitazione dello spazio di confronto tra i soggetti privati aumentando il tasso di eteronomia del sistema, anche mediante un maggior intervento del giudice sul merito delle soluzioni. L’Autore affronta il tema della negozialità del concordato preventivo anche alla luce del nuovo CCII, al fine di ricercare se e in che limiti tale qualificazione sia ancora attuale.
di Bruno Conca
Dalla lettura della regolazione delle crisi da sovraindebitamento contenuta nel CCII, sortisce un quadro contrastato, fra le luci rappresentate da alcuni fondamentali chiarimenti in materia di accesso alle procedure e le molte ombre ancora rimaste, specie in materia di esecuzione dei piani e di responsabilità degli OCC, pur nella più solida cornice costituita dalla collocazione del sovraindebitamento in un sistema normativo organico.
di Marco Musella
Questo breve scritto propone una riflessione sulla considerevole crescita del problema dell’indebitamento, con alcuni spunti di analisi sulle cause del fenomeno e sull’urgenza di pensare a interventi “di contrasto” che incidano sulle dimensioni e sulla dinamica del sovraindebitamento.
di Valentino Lenoci
Il presente saggio analizza le principali novità riguardanti le procedure liquidatorie disciplinate dal nuovo CCII. In particolare, vi è esaminata la procedura di liquidazione giudiziale, nelle diverse fasi del suo sviluppo (dal procedimento unitario di regolazione della crisi fino al riparto e alla chiusura). Sono, poi, fatti dei cenni alle procedure del concordato preventivo liquidatorio e della liquidazione controllata del sovraindebitato.
di Adriano Patti
Finora regolati dal diritto comune o da una normativa specialistica ad hoc, i rapporti di lavoro trovano finalmente collocazione organica all’interno della disciplina concorsuale, con forme di tutela dell’occupazione e del reddito. Particolarmente delicata è l’incidenza degli effetti del trasferimento d’azienda, nelle imprese in crisi, sul mantenimento dell’occupazione, strettamente dipendente dalla natura liquidatoria o conservativa della procedura.
di Massimo Ferro
Le norme di riguardo del decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14 per le amministrazioni straordinarie e le liquidazioni coatte amministrative sono l’ultima puntata di un ridisegno normativo della crisi d’impresa e dei debitori comuni ancora di là dall’assumere portata organica e trasparente fissazione dell’interesse pubblico perseguito. L’insicuro ancoramento alla giurisdizione ne è il segno distintivo.
di Claudio Viazzi
Parlare della specializzazione del giudice concorsuale e della necessaria revisione della competenza territoriale, oggi distribuita irrazionalmente tra tutti i 140 tribunali sparsi sul territorio, significa parlare della “riforma che non c’è stata”, il decreto delegato avendo sul punto disatteso completamente le direttive della legge delega. Ciò peraltro non rappresenta solo un clamoroso vizio di incostituzionalità del codice, ma anche una carenza che rischia di compromettere l’efficacia dell’intera riforma.
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