home search menu
di Donatella Stasio
“Autonomia e indipendenza sotto attacco”? Toghe contro toghe in un gioco (quasi) al massacro
“Autonomia e indipendenza sotto attacco”? Toghe contro toghe in un gioco (quasi) al massacro
La narrazione della magistratura e del suo autogoverno affidata a libri, talk-show e media è di tale gravità e violenza da configurare un’emergenza democratica. Ma è davvero così? O è solo il frutto del clima elettorale e di vicende personali drammatizzate? Il rischio, però, è la perdita di credibilità della giurisdizione. Che è un bene comune e non dei soli magistrati.

Perché questa rubrica

27 aprile 2017

Inizia oggi, con il primo articolo della nuova rubrica Controcanto, la collaborazione di Questione Giustizia e di Magistratura democratica con Donatella Stasio, una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano (cronista di politica giudiziaria per più di 30 anni a Il Sole24Ore) e più significative del dibattito politico-culturale sui temi della giustizia e della politica giudiziaria.

continua

«I magistrati si mangiano vivi come scorpioni in una bottiglia

screditando irresponsabilmente la stessa Funzione Giudiziaria»

Giuseppe D’Avanzo, 9 dicembre 2008

***

Una magistratura insabbiatrice, sensibile al potere politico ed economico, intimidita, sottomessa alle gerarchie giudiziarie e alla politica. Magistrati omertosi, e che hanno paura di esprimere opinioni per le ricadute sulla loro carriera.

Un Csm che gestisce le nomine agli uffici direttivi con metodi mafiosi, modo colorito per dire metodi per nulla trasparenti; precipitato in un baratro morale, sempre più in balìa del sistema parallelo delle correnti dell’Anm, veri e propri centri di potere che hanno occupato l’organo di autogoverno in tutte le sezioni, fanno quello che vogliono con spregiudicatezza, alimentano il carrierismo. Un Csm che − sacrificando e infangando la reputazione di un magistrato estraneo ad ogni corrente, che non aveva mai commesso errori – ha puntato − con la collaborazione dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano − alla gerarchizzazione degli Uffici di procura, riducendo in modo drastico l’autonomia della funzione requirente e aumentando la discrezionalità del capo.

Correnti dell’Anm simili a un tumore, con poteri di vita e di morte sui giudici, che hanno raggiunto ogni singolo ganglio dell’istituzione giudiziaria (dai dirigenti degli uffici ai Consigli giudiziari, dal Csm alla Scuola della magistratura, dal Massimario alla Commissione di concorso Mot), i cui attivisti sono i soli a fare carriera.

Un’Anm responsabile del carrierismo drogato e del produttivismo mortificante, usato come clava disciplinare sui riottosi.

E infine: la Procura di Milano ridotta a copia dell’Agenzia delle entrate, dove ormai non si fa più neanche un’inchiesta sulla corruzione. Una Procura guidata per cinque anni da un magistrato autoritario senza meriti professionali ma con una grande conoscenza dei palazzi delle istituzioni, che ha piegato norme interne, decisioni, codici, privilegiando la sensibilità istituzionale all’applicazione della legge, bloccando indagini politicamente rilevanti che potevano far male a politica ed economia, ostacolando l’esercizio autonomo e indipendente della giustizia, nel silenzio generale dei suoi sostituti. Un ufficio dove in quegli anni circolavano funzionari infedeli, servizi segreti, faccendieri.

Una magistratura sotto attacco nella sua autonomia e indipendenza…

Anche in assenza di virgolette, è con queste parole, e con toni e sfumature diversi ma sostanzialmente analoghi, che viene rappresentata pubblicamente la magistratura italiana da alcuni magistrati più o meno noti. Una narrazione affidata a libri, talk-show, interviste, media, che non può non destare preoccupazione. Di più. Allarme.

Se questa fosse realmente la fotografia della magistratura italiana, ogni cittadino dovrebbe sentirsi addirittura in pericolo, per se stesso e per la tenuta dello Stato costituzionale di diritto, di cui la giurisdizione è un pilastro fondamentale.

Se questo fosse davvero lo stato della magistratura italiana, il presidente della Repubblica – che è anche presidente del Csm − dovrebbe immediatamente intervenire per ripristinare la legalità costituzionale evidentemente violata, a garanzia dei cittadini italiani.

Se così stessero le cose, ogni ulteriore giorno di silenzio da parte di ciascun magistrato lo renderebbe corresponsabile di una situazione gravissima e intollerabile.

Saremmo insomma in una vera emergenza democratica.

Ma le cose stanno realmente così?

Alcune delle denunce su riferite ricordano quelle lanciate qualche anno fa dall’ex premier Silvio Berlusconi e dalla sua parte politica, contro le quali si mobilitarono non solo tutta la magistratura ma anche molti cittadini, riempiendo le piazze della Penisola. Stiamo parlando di una ventina di anni fa, non della preistoria. Una reazione sana e doverosa, per un’istituzione – la magistratura – che al di là di errori e criticità rappresentava un corpo sano e vitale della nostra democrazia. La magistratura per prima seppe arginare, in modo convinto e convincente, gli attacchi alle correnti e ai magistrati (le cosiddette toghe rosse) rei di fare soltanto il loro dovere; le accuse di politicizzazione contro la giurisdizione, in particolare contro la Procura di Milano; le reiterate offensive per erodere la discrezionalità delle toghe e per trasformare il Csm in un organo amministrativo. Ben chiara era la consapevolezza del danno derivante da parole fortemente delegittimanti per l’istituzione. Parole pesanti come pietre, capaci di distruggere l’indispensabile fiducia dei cittadini nella giustizia e in chi la amministra, ben al di là delle criticità del sistema dell’autogoverno e del servizio. Parole capaci di trasformarsi realmente in politiche della giustizia e che perciò rappresentavano un pericolo concreto.

Tornando all’oggi, le accuse vengono dall’interno della stessa magistratura, e sono violente. Riflessione autocritica o regolamento dei conti? Certo è che questo scuotere l’albero rischia di lasciarlo completamente nudo perché nel mirino c’è il Csm e il principio di rappresentanza. Dunque, la Costituzione.

Le parole usate da chi denuncia quanto sopra sono talmente pesanti che non viene affatto in discussione il diritto di pronunciarle (con toni analoghi o diversi) quanto, piuttosto, il dovere di dimostrarle puntualmente e quello di reagire a una realtà che – se fosse esattamente nei termini descritti, ancorché coloriti – sarebbe assolutamente al di fuori di qualunque legalità costituzionale e imporrebbe, quindi, una mobilitazione persino maggiore di quella del ventennio berlusconiano.

Non si può scherzare con il fuoco, perché ci si brucia. Qui si rischia di bruciare la giurisdizione poiché l’accusa di parzialità è la peggiore che si possa rivolgere a un magistrato. E con la credibilità dell’istituzione va in fumo anche la fiducia dei cittadini nella giustizia.

Come cittadina, mi attenderei una mobilitazione e, prima ancora, un’assunzione di responsabilità da parte di chi formula tali accuse e di chi le condivide, affinché sia scongiurato il rischio paventato, e cioè che la giustizia sia effettivamente “sotto attacco”, nel senso che i magistrati non siano più autonomi e indipendenti [1]. Altro che paura di parlare!

Il fatto che finora, però, non vi sia stata alcuna reazione e tanto meno mobilitazione, a partire dagli stessi magistrati, induce a ritenere che parole e toni risentano forse del clima elettorale (a luglio si vota per il Csm) o che siano frutto di vicende personali drammatizzate, ritenute paradigmatiche di un malcostume, peraltro privo di riscontri e anzi smentito da fiumi di atti ufficiali.

L’assenza di reazioni e di iniziative, insomma, lascia pensare che questo pericolo non sia così incombente – malgrado la durezza di parole, toni, accuse − e che la magistratura non sia così come viene descritta né tanto meno il Csm, l’Anm e le correnti. E ciò al netto di errori, criticità, difetti. Che ci sono, di cui si discute da tempo e che vanno affrontati. Ma in modo costruttivo, scongiurando delegittimazioni dell’istituzione e soprattutto evitando di minare in modo irreversibile la fiducia dei cittadini nella magistratura.

Senza mai dimenticare che dietro sigle come Anm, Unicost, Magistratura indipendente, Area, Magistratura democratica, Movimento per la Giustizia, Autonomia e indipendenza, dietro sistemi elettorali o regole di ogni natura ci sono sempre uomini e donne. E se anche venissero cancellate tutte le correnti, se anche i criteri di nomina dei direttivi venissero cambiati o sostituiti con automatismi e rotazioni, se anche si andasse al voto dei togati del Csm con il sorteggio o lanciando i dadi, alla fine sarebbero sempre uomini e donne a interpretare regole, criteri, potere. E a prendere decisioni, destinate comunque a scontentare qualcuno, e, quindi, a diventare impopolari.

Non c’è regoletta che possa sottrarre uomini e donne alla responsabilità dei propri comportamenti. Ma è l’etica della responsabilità che forse va rifondata, in una magistratura che, specularmente alla politica, oggi sembra allo sbando, pericolosamente attratta da un populismo giudiziario che fa pendant con quello politico. Oggi, la storia – del Paese come della magistratura – è quella raccontata nei talk-show, che fa scorticare le mani per gli applausi e impedisce ogni diversa e ulteriore riflessione. La magistratura ha vissuto certamente stagioni migliori, ma di tutto ha bisogno, oggi, salvo che di perdere il senso della propria storia e i suoi forti riferimenti culturali, giocando alla delegittimazione reciproca con parole, toni ed espressioni di cui non v’è traccia neppure nei più violenti attacchi dell’era berlusconiana e di cui proprio i cittadini subiranno le dirette conseguenze.

Donatella Stasio



[1] Così riassume le varie denunce Riccardo Iacona, nel libro Palazzo di ingiustizia – Il caso Robledo e l’indipendenza della magistratura. Viaggio nelle Procure italiane, Marsilio editore. Questa la conclusione, a pagina 198: «Al di là delle vicissitudini personali che pure hanno attraversato i capitoli di questo libro, c’è un prima e un dopo Robledo. E il dopo che si sta profilando riguarda tutte le Procure e i Tribunali d’Italia: l’autonomia dei pm è di fatto sotto attacco. Non è mai stato facile portare a sentenza definitiva i colletti bianchi; nel dopo Robledo si rischia di non arrivare nemmeno al primo grado».

26 aprile 2018
Dal tirocinio all'accesso alla magistratura onoraria e togata - Parte seconda e terza *
di Marco Ciccarelli
La formazione di stagisti e gop negli uffici giudiziari. Riflessioni conclusive su un possibile percorso
17 luglio 2019
Dal tirocinio all'accesso alla magistratura onoraria e togata - Parte prima
Dal tirocinio all'accesso alla magistratura onoraria e togata - Parte prima
di Marco Ciccarelli
La formazione di stagisti e gop negli uffici giudiziari. Le riflessioni su un possibile percorso si concluderanno domani con una nuova pubblicazione
16 luglio 2019
La dirigenza descritta dalla proposta di Riforma del Ministro Bonafede
La dirigenza descritta dalla proposta di Riforma del Ministro Bonafede
di Ezia Maccora* e Marco Patarnello**
Il recupero dell’anzianità, l’abolizione dei semidirettivi e un capo dell’ufficio giudiziario vero dominus indiscusso: ecco i tratti salienti della proposta di riforma
15 luglio 2019
La riforma del Csm proposta dal Ministro Bonafede
La riforma del Csm proposta dal Ministro Bonafede
di Nello Rossi
Nuove regole del Csm? Sì, ma senza violare ragionevolezza e Costituzione
12 luglio 2019
La magistratura resistente *
di Paolo Borgna
Prima dell'8 settembre del 1943, durante il Ventennio fascista, molti magistrati sentivano l’iscrizione al Pnf come un’umiliazione, che non li obbligava a comportamenti contrari alla loro coscienza. Per loro, l’opposizione al fascismo fu uno stato d’animo pre-politico, un’opposizione culturale, un “antifascismo di stile”
11 luglio 2019
Come eleggere il Csm, analisi e proposte: il sorteggio è un rimedio peggiore del male
Come eleggere il Csm, analisi e proposte: il sorteggio è un rimedio peggiore del male
di Valerio Savio
In questo momento, dall'Anm dovrebbe giungere una proposta che rilanci associazionismo e governo autonomo per evitare una riforma incostituzionale, irrazionale, dannosa, in grado di distruggere il ruolo rappresentativo ed istituzionale del Csm e per scongiurare una delegittimazione per la magistratura e i singoli magistrati
26 giugno 2019
Magistratura democratica di ieri e di oggi ed il pastiche romano
Magistratura democratica di ieri e di oggi ed il pastiche romano
di Nello Rossi, Vincenza (Ezia) Maccora, Rita Sanlorenzo
«Uno scambio epistolare del passato stimola riflessioni sull'Md di oggi. Un gruppo di magistrati che nelle tre ultime consiliature non opera nella diretta gestione della discrezionalità amministrativa del Csm ma è principalmente impegnato sul versante delle prassi e della cultura della giurisdizione. E proprio per questo continuo bersaglio di attacchi, spesso provenienti da chi, a parole, rimpiange le antiche “correnti delle idee”. Un paradosso rivelatore della vitalità del gruppo. Forse sta commettendo un errore chi immagina che Md morirà per inedia…»
4 giugno 2019
Responsabilità dello Stato per omissioni nell’attività di indagine da parte del pubblico ministero: il ruolo chiave dell’indagine sul nesso causale
Responsabilità dello Stato per omissioni nell’attività di indagine da parte del pubblico ministero: il ruolo chiave dell’indagine sul nesso causale
di Alessandro Palmieri
La sentenza della Corte d'Appello di Messina (19 marzo 2019) ha operato una significativa correzione di rotta rispetto alla decisione di primo grado da cui emergeva una visione dell’illecito aquiliano eccessivamente penalizzante per il pm e offre lo spunto per un contributo al dibattito sulla responsabilità civile per asserite carenze dei magistrati impegnati nelle indagini
15 maggio 2019
Libertà inopportuna? Un passo falso del Consiglio superiore della magistratura
Libertà inopportuna? Un passo falso del Consiglio superiore della magistratura
di Nello Rossi
La delibera del Csm nel caso Zucca − che archivia ma contemporaneamente depreca – è un passo falso dell’organo di autogoverno. Perché pretende di “censurare” una manifestazione del pensiero già ritenuta incensurabile dal titolare dell’azione disciplinare e di “giudicare” parole irrilevanti ai fini della valutazione di incompatibilità ambientale o funzionale
6 maggio 2019
Radio Radicale, il comunicato del Consiglio direttivo dell’AIPDP
Radio Radicale, il comunicato del Consiglio direttivo dell’AIPDP
Pubblichiamo e rilanciamo l'appello dell'Associazione Italiana dei Professori di Diritto penale che esprime al meglio l’assoluta necessità di non chiudere quei microfoni
6 maggio 2019

Perché questa rubrica

27 aprile 2017

Inizia oggi, con il primo articolo della nuova rubrica Controcanto, la collaborazione di Questione Giustizia e di Magistratura democratica con Donatella Stasio, una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano (cronista di politica giudiziaria per più di 30 anni a Il Sole24Ore) e più significative del dibattito politico-culturale sui temi della giustizia e della politica giudiziaria.

Con questa collaborazione Magistratura democratica e Questione Giustizia hanno scelto di aprire, sui siti on-line, una finestra sull’esterno dalla quale scorgere con più attenzione e consapevolezza cosa accade fuori dalla magistratura e dalla quale essere visti, osservati, criticati anche radicalmente.

In linea con le indicazioni venute dal congresso di Bologna del novembre 2016, abbiamo scelto, da un lato, di rivitalizzare un metodo di confronto ed elaborazione e, dall’altro, di arricchire il dibattito interno alla magistratura, tenendo viva l’attenzione verso le più complesse dinamiche della società in cui si inserisce l’intervento giudiziario. Siamo infatti consapevoli che solo questa attenzione può contrastare dinamiche di chiusura e di autoreferenzialità della magistratura, da ultimo riemerse anche nel confronto associativo.

 

continua

 

Processo penale e riforme, una storia infinita. L’ultimo Controcanto sulle note della memoria
Processo penale e riforme, una storia infinita. L’ultimo Controcanto sulle note della memoria
di Donatella Stasio
Dal 1989 ad oggi sono state approvate più di cento modifiche al processo penale e ogni volta si ricomincia senza una visione organica e ideale ma solo in funzione dell’incapacità del sistema di garantire un processo democratico ed efficiente
7 gennaio 2019
Contro il malessere democratico, l’Italia ha bisogno del rugby. Il sogno di Giuseppe D’Avanzo
Contro il malessere democratico, l’Italia ha bisogno del rugby. Il sogno di Giuseppe D’Avanzo
di Donatella Stasio
In gran parte del mondo la democrazia non gode di buona salute e l’Italia non sembra da meno. I sintomi del malessere democratico risalgono ad almeno un decennio e D’Avanzo li aveva individuati. Come il rimedio per curarli
3 dicembre 2018
Prescrizione & processo: solo l’etica ci salverà
Prescrizione & processo: solo l’etica ci salverà
di Donatella Stasio
Avvocati e Anm, divisi sulle proposte di riforma del processo penale e della prescrizione, concordano invece (ed è una novità) sulla pregiudizialità della prima rispetto alla seconda. Ma la diversa “visione” del processo rende la riforma impossibile. Oltre che inutile senza un cambio di passo dell’etica di tutti gli attori del processo
15 novembre 2018
La lezione di Dworkin: anche nella partita sulla sicurezza, la «briscola» è la tutela dei diritti fondamentali
La lezione di Dworkin: anche nella partita sulla sicurezza, la «briscola» è la tutela dei diritti fondamentali
di Donatella Stasio
Reati in calo, processi lenti, carceri affollate: un quadro che ci riporta indietro di dieci anni e riapre prospettive securitarie. Secondo il filosofo americano, il rispetto dei diritti umani non è un impiccio di cui liberarsi per placare la paura e riscuotere consensi
30 ottobre 2018
L’etica costituzionale come antidoto al conflitto tra legge e giustizia e alla disgregazione sociale
L’etica costituzionale come antidoto al conflitto tra legge e giustizia e alla disgregazione sociale
di Donatella Stasio
Piero Calamandrei spiegava che nei “grandi trapassi storici” il dissidio tra legge e giustizia si scarica sulla seconda e sulla motivazione dei suoi provvedimenti, con effetti negativi sulla fiducia dei cittadini. Anche oggi si profila un’analoga “crisi della giustizia” ma, come osserva Elvio Fassone, è l’etica costituzionale, ed il suo riconoscimento, che consente di ricomporre legge e giustizia
9 ottobre 2018
Lo sguardo che manca alla giustizia
Lo sguardo che manca alla giustizia
di Donatella Stasio
Il film «Sulla mia pelle», che racconta la vicenda di Stefano Cucchi, sollecita molte riflessioni tra cui quella sull’impersonalità (brutale) delle istituzioni, compresa la giustizia, e sulle sue ricadute negative nel rapporto di fiducia con i cittadini. Un problema antico ma ricorrente e cruciale nella vita delle istituzioni, di cui i magistrati devono farsi carico con i loro comportamenti. Secondo Piero Calamandrei, bisogna che «anche nel processo circoli questo senso di fiducia, di solidarietà e di umanità, che è in tutti i campi lo spirito animatore della democrazia»
18 settembre 2018