home search menu
di Donatella Stasio
Intercettazioni, quella delega che “sottrae” al Parlamento la competenza sui diritti fondamentali. La lezione di Rodotà
Intercettazioni, quella delega che “sottrae” al Parlamento la competenza sui diritti fondamentali. La lezione di Rodotà
Sottrarre alla trasparenza del procedimento parlamentare la disciplina sulle intercettazioni (che tocca diritti fondamentali come privacy e libertà di informazione) e «consegnare la delega a una Commissione ministeriale, sia pure di luminari, che lavorano nell’oscurità, senza che si sappia, giorno per giorno, che cosa stanno dicendo, crea un vulnus perché si mettono le mani sulla prima parte della Costituzione dicendo invece che la prima parte è intangibile»

Perché questa rubrica

27 aprile 2017

Inizia oggi, con il primo articolo della nuova rubrica Controcanto, la collaborazione di Questione Giustizia e di Magistratura democratica con Donatella Stasio, una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano (cronista di politica giudiziaria per più di 30 anni a Il Sole24Ore) e più significative del dibattito politico-culturale sui temi della giustizia e della politica giudiziaria.

continua

«Sta accadendo una cosa molto grave: i diritti fondamentali vengono affidati alla delega, passano cioè nelle mani del Governo, mentre spettano alla piena competenza del Parlamento e alla possibilità di un controllo da parte dell’opinione pubblica».

Questo, secondo Stefano Rodotà, era il “grave vulnus” contenuto nel ddl sul processo penale al capitolo intercettazioni. E questo fu l’allarme che lanciò il 25 settembre 2015, durante il “suo” Festival del diritto di Piacenza, chiudendo una tavola rotonda sul «Futuro della giustizia» con il ministro Andrea Orlando, l’allora presidente dell’Anm Rodolfo Sabelli e il giurista nonché ex parlamentare del Pci, Pds, Ds Massimo Brutti.

Moderavo io quel dibattito, e non ho dimenticato le parole di Rodotà, che peraltro chiunque può risentire grazie alla registrazione di Radio Radicale[1].

Oggi che la delega sulle intercettazioni è diventata legge e che Rodotà se n’è andato, è ancora più doveroso ricordare le sue parole e riflettere sul rischio e sulle conseguenze di quello strappo denunciato.

I princìpi vanno tenuti saldi sempre e Rodotà sapeva farlo benissimo. Sottrarre alla “trasparenza” del procedimento parlamentare la disciplina sulle intercettazioni (che ha a che fare con diritti fondamentali come la privacy e la libertà di informazione) e «consegnare la delega a una Commissione ministeriale, sia pure di luminari, che lavorano nell’oscurità, senza che si sappia, giorno per giorno, che cosa stanno dicendo, crea un vulnus» – spiegò Rodotà – «perché si mettono le mani sulla prima parte della Costituzione dicendo invece che la prima parte è intangibile. Questo è un passaggio importante».

Un vulnus per lui inaccettabile, tant’è che non si fece blandire dalle voci che già lo davano come componente – addirittura come presidente – della costituenda Commissione ministeriale incaricata di esercitare tecnicamente la delega. Voci peraltro non confermate da Orlando in quell’occasione e che Rodotà liquidò con una battuta: «Ormai mi sento un libero cittadino e quindi nessun tipo di incarico mi incastrerà. Ho fatto ampiamente il mio servizio civile...».

Quanto al merito, ricordò perché fu possibile bloccare – durante il secondo governo Prodi, Mastella ministro della Giustizia – il ddl sulle intercettazioni subito dopo la sua approvazione da parte della Camera: «Perché quello era un procedimento, con tutti i suoi difetti, trasparente. E quindi consentiva all’opinione pubblica, anche organizzata, di intervenire». Stavolta, invece, «il ddl gioca tranquillamente con i diritti fondamentali della persona attraverso un meccanismo di delega, per cui ormai il potere di decisione su quei diritti è passato nelle mani del Governo, che sancisce l’irrilevanza del Parlamento non tenendo conto dei pareri che vengono dati».

Rodotà era convinto che questo meccanismo sarebbe finito prima o poi davanti alla Corte costituzionale. Ma sperava in un ripensamento di Governo e maggioranza. «Saggezza vorrebbe» – disse – «che si stralciasse questa parte dal ddl. La materia dei diritti fondamentali va affidata alla piena competenza del Parlamento e alla possibilità di un controllo da parte dell’opinione pubblica», ribadì.

Il ripensamento, però, non c’è stato e la delega è rimasta.

Ora il ministro Orlando sta per nominare i componenti della Commissione incaricata di confezionare lo schema di decreto legislativo. Che il Consiglio dei ministri dovrà varare entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge delega (cioè 30 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale), passando prima per i pareri (obbligatori, ma non vincolanti) del Parlamento. Dunque, probabilmente entro metà novembre, anche se questo termine potrà slittare di 60 giorni. 

La tempistica è molto condizionata dalla volontà politica del Governo di incassare le nuove regole sulle intercettazioni prima delle inevitabili turbolenze della campagna elettorale. Il decreto legislativo sarà emanato dal Presidente della Repubblica, il che renderà ancora più approfondita la vigilanza del Quirinale.

Certo, la breccia ormai è stata aperta per cui – al di là di “come” verrà esercitata la delega – resta l’ombra della forzatura denunciata da Rodotà e di un precedente ingombrante (a prescindere da chi lo ha consumato) per sottrarre alla trasparenza del procedimento parlamentare decisioni su diritti fondamentali.

Ma resta anche – agli atti e nella memoria collettiva – la sua preziosa testimonianza; tanto più preziosa per il “coraggio” di parlare fuori dal coro in difesa dei diritti fondamentali. 

«Scusate la tirata» – disse Rodotà congedandosi dal pubblico di Piacenza in quel 2015 – «ma si sa che io non me le tengo dentro, anche se questo non mi ha mai portato grandi consensi. Forse, però, mi ha consentito di fare qualcosa che mi piace». E chi lo ascoltava capì quanto fosse più importante costruire “qualcosa” che racimolare consensi facili. Capì che l’orgoglio compensava di gran lunga l’amarezza.

Donatella Stasio



30 giugno 2017
La Corte Edu attaccata, ieri e oggi. Di chi è la colpa?
La Corte Edu attaccata, ieri e oggi. Di chi è la colpa?
di Roberto Conti
La vicenda dell’evacuazione del campo rom di Camping River, attuata nonostante la sospensione disposta dalla Corte Edu in via d’urgenza, è l’occasione per una riflessione su una cultura giuridica sovranista che dimentica le ragioni che hanno portato gli Stati a creare una Corte europea pace di tutelare i diritti umani anche davanti ad azioni delle autorità nazionali. Un campanello d’allarme e un invito a cambiar strada
28 luglio 2018
“Lunga vita alle correnti!”. La lezione di Gabriella Luccioli
“Lunga vita alle correnti!”. La lezione di Gabriella Luccioli
di Donatella Stasio
L’autrice di Diario di una giudice – vincitrice del premio Ripdico 2018-Scrittori per la giustizia – sfida l’impopolarità e rivendica il valore delle correnti come luoghi di elaborazione di principi e di visioni. Auspica un ritorno al «clima di Gardone», quando la magistratura cambiò passo e respiro sul proprio ruolo e sull’importanza del pluralismo interno, ma avverte una pericolosa distanza della magistratura, e delle donne magistrate, da quel patrimonio
19 luglio 2018
Reati motivati da ragioni di odio e discriminazione etnico-religiosa e immigrazione: le direttive del Procuratore della Repubblica di Torino
Reati motivati da ragioni di odio e discriminazione etnico-religiosa e immigrazione: le direttive del Procuratore della Repubblica di Torino
Pubblichiamo le Direttive per un più efficace contrasto dei reati motivati da ragioni di odio e discriminazione etnico-religiosa e per la più rapida trattazione degli Affari dell’Immigrazione, nel rispetto dei diritti fondamentali delle persone emanate il 9 luglio 2018
17 luglio 2018
La fuga delle donne dalla magistratura e l’impegno per recuperare fiducia, non per rincorrere il consenso
La fuga delle donne dalla magistratura e l’impegno per recuperare fiducia, non per rincorrere il consenso
di Donatella Stasio
A differenza degli uomini, per le donne aumenta il numero delle uscite prima dell’età pensionabile: su un totale di 298 dimissioni da ottobre 2014 (quasi 7 al mese), 109 riguardano le donne, soprattutto tra i 60 e i 65 anni. Molteplici le motivazioni, che impongono una maggiore presenza femminile nei luoghi del potere, come Csm e uffici direttivi, necessaria anche per uscire dalla pericolosa crisi di fiducia che investe la magistratura, il Csm, la giustizia
2 luglio 2018
Taglio dei Tribunalini, la voglia di tornare al passato e i silenzi dell’Anm
Taglio dei Tribunalini, la voglia di tornare al passato e i silenzi dell’Anm
di Donatella Stasio
Nel «contratto per il Governo del cambiamento» si dice che «occorre rivisitare la geografia giudiziaria, modificando la riforma del 2012». Ma dal 2014 ad oggi quella riforma ha fatto risparmiare 70 milioni di euro all’anno e ha contribuito a ridurre la durata delle cause civili da 478 giorni a 375, compresi i procedimenti per decreto ingiuntivo, senza i quali, invece, secondo il ministero della Giustizia si è comunque passati da 1044 giorni a 914. Perché l’Anm tace e non difende quella epocale riforma?
18 giugno 2018
Carcere e recidiva, l'offensiva controle statistiche per fermareil cambiamento (vero)*
Carcere e recidiva, l'offensiva contro
le statistiche per fermare
il cambiamento (vero)*
di Donatella Stasio
La campagna contro il cambiamento maturato negli ultimi dieci anni sul carcere parte dalla recidiva, con il tentativo maldestro di delegittimare gli studi statistici, cioè uno degli argomenti più forti per una politica penitenziaria onesta, impostata su misure alternative e carcere aperto
28 maggio 2018
Dialogare con il pensiero di Stefano Rodotà*
di Mariarosaria Guglielmi
Dialogare con il pensiero di Stefano Rodotà è un dovere intellettuale ed anche un dovere di non rassegnazione, è un impegno per la difesa e per l’affermazione dei diritti, è un impegno per rivendicare una politica che deve renderli possibili
22 maggio 2018
Protezione internazionale, il diritto di impugnazione e le sezioni specializzate*
Protezione internazionale, il diritto di impugnazione e le sezioni specializzate*
di Silvia Albano
L’autrice evidenzia i lati problematici della normativa introdotta con la legge 46/2017, che modifica il rito applicabile alle controversie per il riconoscimento della protezione internazionale, alla luce della sua prima applicazione. In particolare, i problemi posti dalla previsione solo eventuale dell’udienza e della compatibilità di tale disposizione con le norme costituzionali di cui agli artt. 24 e 111.
16 maggio 2018
La Dichiarazione di Copenaghen sull’avvenire della Corte Edu
La Dichiarazione di Copenaghen sull’avvenire della Corte Edu
di Emma Rizzato
Gli Stati membri del Consiglio d’Europa hanno discusso, sotto la presidenza danese, del futuro del sistema convenzionale e formulato raccomandazioni con l'obiettivo di garantire maggiore qualità e efficienza ai meccanismi nazionali di protezione dei diritti umani e all'azione della Cedu
14 maggio 2018
Monza e la Brianza scommettono sull’articolo 27 della Costituzione 
e investono sulla risocializzazione dei detenuti per migliorare la sicurezza
Monza e la Brianza scommettono sull’articolo 27 della Costituzione e investono sulla risocializzazione dei detenuti per migliorare la sicurezza
di Donatella Stasio
Contro la demagogia che ha portato alla paralisi della riforma penitenziaria, il 14 maggio, nel Tribunale di Monza, verrà firmato un Protocollo d’intenti tra giudici, pm, carcere, imprese, avvocati, commercialisti, Comune, Provincia, Prefettura, ufficio dei minorenni, per la creazione di una Rete che favorisca, attraverso formazione, lavoro, cultura, il reinserimento sociale di detenuti ed ex detenuti, anche minorenni.
11 maggio 2018

Perché questa rubrica

27 aprile 2017

Inizia oggi, con il primo articolo della nuova rubrica Controcanto, la collaborazione di Questione Giustizia e di Magistratura democratica con Donatella Stasio, una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano (cronista di politica giudiziaria per più di 30 anni a Il Sole24Ore) e più significative del dibattito politico-culturale sui temi della giustizia e della politica giudiziaria.

Con questa collaborazione Magistratura democratica e Questione Giustizia hanno scelto di aprire, sui siti on-line, una finestra sull’esterno dalla quale scorgere con più attenzione e consapevolezza cosa accade fuori dalla magistratura e dalla quale essere visti, osservati, criticati anche radicalmente.

In linea con le indicazioni venute dal congresso di Bologna del novembre 2016, abbiamo scelto, da un lato, di rivitalizzare un metodo di confronto ed elaborazione e, dall’altro, di arricchire il dibattito interno alla magistratura, tenendo viva l’attenzione verso le più complesse dinamiche della società in cui si inserisce l’intervento giudiziario. Siamo infatti consapevoli che solo questa attenzione può contrastare dinamiche di chiusura e di autoreferenzialità della magistratura, da ultimo riemerse anche nel confronto associativo.

 

continua

 

“Lunga vita alle correnti!”. La lezione di Gabriella Luccioli
“Lunga vita alle correnti!”. La lezione di Gabriella Luccioli
di Donatella Stasio
L’autrice di Diario di una giudice – vincitrice del premio Ripdico 2018-Scrittori per la giustizia – sfida l’impopolarità e rivendica il valore delle correnti come luoghi di elaborazione di principi e di visioni. Auspica un ritorno al «clima di Gardone», quando la magistratura cambiò passo e respiro sul proprio ruolo e sull’importanza del pluralismo interno, ma avverte una pericolosa distanza della magistratura, e delle donne magistrate, da quel patrimonio
19 luglio 2018
La fuga delle donne dalla magistratura e l’impegno per recuperare fiducia, non per rincorrere il consenso
La fuga delle donne dalla magistratura e l’impegno per recuperare fiducia, non per rincorrere il consenso
di Donatella Stasio
A differenza degli uomini, per le donne aumenta il numero delle uscite prima dell’età pensionabile: su un totale di 298 dimissioni da ottobre 2014 (quasi 7 al mese), 109 riguardano le donne, soprattutto tra i 60 e i 65 anni. Molteplici le motivazioni, che impongono una maggiore presenza femminile nei luoghi del potere, come Csm e uffici direttivi, necessaria anche per uscire dalla pericolosa crisi di fiducia che investe la magistratura, il Csm, la giustizia
2 luglio 2018
Taglio dei Tribunalini, la voglia di tornare al passato e i silenzi dell’Anm
Taglio dei Tribunalini, la voglia di tornare al passato e i silenzi dell’Anm
di Donatella Stasio
Nel «contratto per il Governo del cambiamento» si dice che «occorre rivisitare la geografia giudiziaria, modificando la riforma del 2012». Ma dal 2014 ad oggi quella riforma ha fatto risparmiare 70 milioni di euro all’anno e ha contribuito a ridurre la durata delle cause civili da 478 giorni a 375, compresi i procedimenti per decreto ingiuntivo, senza i quali, invece, secondo il ministero della Giustizia si è comunque passati da 1044 giorni a 914. Perché l’Anm tace e non difende quella epocale riforma?
18 giugno 2018
Carcere e recidiva, l'offensiva controle statistiche per fermareil cambiamento (vero)*
Carcere e recidiva, l'offensiva contro
le statistiche per fermare
il cambiamento (vero)*
di Donatella Stasio
La campagna contro il cambiamento maturato negli ultimi dieci anni sul carcere parte dalla recidiva, con il tentativo maldestro di delegittimare gli studi statistici, cioè uno degli argomenti più forti per una politica penitenziaria onesta, impostata su misure alternative e carcere aperto
28 maggio 2018
Monza e la Brianza scommettono sull’articolo 27 della Costituzione 
e investono sulla risocializzazione dei detenuti per migliorare la sicurezza
Monza e la Brianza scommettono sull’articolo 27 della Costituzione e investono sulla risocializzazione dei detenuti per migliorare la sicurezza
di Donatella Stasio
Contro la demagogia che ha portato alla paralisi della riforma penitenziaria, il 14 maggio, nel Tribunale di Monza, verrà firmato un Protocollo d’intenti tra giudici, pm, carcere, imprese, avvocati, commercialisti, Comune, Provincia, Prefettura, ufficio dei minorenni, per la creazione di una Rete che favorisca, attraverso formazione, lavoro, cultura, il reinserimento sociale di detenuti ed ex detenuti, anche minorenni.
11 maggio 2018
“Autonomia e indipendenza sotto attacco”? Toghe contro toghe in un gioco (quasi) al massacro
“Autonomia e indipendenza sotto attacco”? Toghe contro toghe in un gioco (quasi) al massacro
di Donatella Stasio
La narrazione della magistratura e del suo autogoverno affidata a libri, talk-show e media è di tale gravità e violenza da configurare un’emergenza democratica. Ma è davvero così? O è solo il frutto del clima elettorale e di vicende personali drammatizzate? Il rischio, però, è la perdita di credibilità della giurisdizione. Che è un bene comune e non dei soli magistrati.
26 aprile 2018