home search menu
La Corte Edu attaccata, ieri e oggi. Di chi è la colpa?
Osservatorio internazionale
La Corte Edu attaccata, ieri e oggi. Di chi è la colpa?
di Roberto Conti
consigliere della Corte di cassazione
La vicenda dell’evacuazione del campo rom di Camping River, attuata nonostante la sospensione disposta dalla Corte Edu in via d’urgenza, è l’occasione per una riflessione su una cultura giuridica sovranista che dimentica le ragioni che hanno portato gli Stati a creare una Corte europea pace di tutelare i diritti umani anche davanti ad azioni delle autorità nazionali. Un campanello d’allarme e un invito a cambiar strada

Recenti dichiarazioni del ministro degli Interni a proposito della necessità di “chiudere” la Corte europea dei diritti umani, colpevole di minare la legalità nazionale, hanno destato la pronta reazione dell’Unione camere penali [1], alla quale va riconosciuto il merito di avere evidenziato con immediatezza la disarmonia di tali prese di posizione con il quadro di “regole” alle quali il nostro ordinamento ha consapevolmente deciso di aderire parecchi lustri fa.

È poi di pochi giorni fa la notizia dello sgombero di un campo rom disposto dal sindaco della città capitolina malgrado l’adozione, nei confronti di tre ricorrenti alla Corte di Strasburgo, di un provvedimento d’urgenza di sospensione dell’esecuzione della misura. La decisione interna, adottata in palese violazione dell’art. 39 del Regolamento della Corte Edu, ha ancora una volta suscitato la pronta reazione di una parte degli avvocati italiani che hanno deciso di rivolgere una lettera aperta al ministro degli Interni [2].

Per converso, né gli organi associativi della magistratura né, per quel che consta, le articolazioni culturali dei magistrati italiani − le cd. correnti − hanno fin qui ritenuto di esprimere ufficialmente il proprio avviso sulle vicende.

Poche parole è sufficiente spendere per evidenziare che le posizioni assunte a livello nazionale sono radicalmente incompatibili con gli obblighi internazionali assunti dall’Italia, in tal modo esposta, quanto alla vicenda del campo rom, a subire una condanna per violazione degli obblighi internazionali.

Il fine di questa telegrafica riflessione non è tuttavia quello di approfondire tecnicamente la distanza che corre tra l’immagine del Paese-Italia diffusa ed il quadro delle regole internazionali che esso stesso ha sottoscritto, quanto quello di andare alla ricerca delle cause di questo malessere.

Cause che, a giudizio di chi scrive, rimontano ad un momento storico precedente a quello che stiamo vivendo e, in definitiva, ad un’epoca nella quale non si è fatto e detto ciò che doveva essere fatto e detto a proposito del ruolo centrale dei diritti fondamentali in chiave sovranazionale svolto attraverso la giurisprudenza delle Corti europee di Lussemburgo e di Strasburgo.

I messaggi che, in questi giorni, vengono diffusi e che sembrano trovare ampi consensi nel corpo sociale, non sono che la versione colorita di un radicato ed elegante sentire che ha trovato, nel corso dell’ultimo ventennio, sempre più linfa in settori − professionali, culturali e politici − del nostro Paese, tutto intriso di – dichiarato – patriottismo costituzionale e di marcato sovranismo, di assoluta centralità delle istituzioni democratiche nazionali rispetto a quelle sovranazionali, di capacità totalizzante del modello di protezione dei diritti in chiave interna e, in definitiva, di progressiva chiusura ad una cultura dell’integrazione europea fondata sui diritti delle persone.

Opzione ideologica, quest’ultima, che ha consentito di emarginare – a volte – o di guardare con olimpico distacco, se non con un malcelato fastidio a quanti − studiosi, operatori del diritto, semplici esponenti della società civile − hanno cercato di dare voce e contenuti concreti ad una prospettiva di tutela dei diritti fondamentali anche in chiave sovranazionale, radicandola nel sistema di garanzie voluto dal Costituente e, per questo, capace di rigenerare continuamente il controllo di legalità che costituisce un dato insopprimibile del nostro sistema, innestandosi pienamente nel corpus del sistema di garanzie interne che con esse convivono paritariamente.

In questo contesto, assumono un significato affatto rassicurante i silenzi di oggi della magistratura associata sulle posizioni espresse, in modo più o meno diretto, in ordine al ruolo delle Corti sovranazionali, non prendendo in adeguata considerazione che un attacco al sistema di protezione di quelle giurisdizioni è prim’ancora un’aggressione indiretta al sistema interno di protezione dei diritti, risultando i giudici nazionali giudici comuni del diritto dell’Unione europea e giudici nazionali del diritto convenzionale.

Sarà un caso che l’adozione, nel dicembre del 2015, di un Protocollo di dialogo fra la Cassazione e la Corte europea dei diritti dell’uomo, che rappresenta una delle innovazioni più rilevanti presso il giudice di nomofilachia per i frutti progressivamente prodotti [3], studiato e valorizzato dalla dottrina [4] e seguito a ruota dalla Corte dei conti, dal Consiglio di Stato e dal Csm, sia stata dimenticata nei “programmi” elettorali in occasione delle recenti elezioni per il Csm e mai adeguatamente considerata nelle occasioni di confronto sui temi che riguardano la Corte di cassazione ed il suo ruolo nomofilattico, ancorché in dottrina tale strumento sia stato addirittura proposto come possibile “modello” per risolvere i contrasti fra Corte costituzionale e Corti europee [5].

Silenzi assordanti, che pure fanno il paio con quelli già sottolineati a proposito di esperienze di donne magistrato che hanno segnato nel profondo, anche per la loro apertura alle fonti sovranazionali, la giurisprudenza nazionale [6], ancora una volta e per nulla forieri di buoni presagi.

Che fare, da dove ricominciare, dunque?

Forse, da un profondo esame di coscienza, capace di unire studiosi e pratici del diritto, superando steccati, preconcetti e pregiudizi, con la consapevolezza che in gioco non c’è il successo di un sistema sull’altro, ma i diritti di tutti noi. Ripartire, dunque, attraverso un'opera di sensibilizzazione capace di superare gli steccati fra ordini professionali e correntismi e di operare porta a porta, in maniera capillare, opponendo alla incultura la cultura dei diritti e della dignità, specie degli ultimi, gli indifesi, gli emarginati.

Non sarà facile, ma ne vale la pena.



[1] B. Migliucci e F. Cappelletti, La Cedu è l'estremo baluardo dei diritti, non può chiudere come un ufficio postale, in Il Dubbio, 3 luglio 2018.

[2] La cultura dei diritti umani come antidoto al perseverare nell'errore, Lettera aperta al Ministro degli Interni, Unione delle camere penali, 26 luglio 2018, http://www.camerepenali.it/cat/9359/la_cultura_dei_diritti_umani_come_antidoto_al_perseverare_nellerrore.html

[3] Vds. l’attenzione sul punto prestata da E. Lamarque, La Convenzione europea dei diritti dell’uomo a uso dei giudici italiani, in Scritti in ricordo di Paolo Cavaleri, Napoli, 2016, p. 510. Più di recente, in modo assai approfondito, A. Di Stasi, Corte di Cassazione e Corti europee, p. 2.2, in I processi civili in Cassazione, a cura di A. Didone e F. De Santis, Milano, in corso di pubblicazione.

[4] P. Ferrua, La prova nel processo penale, vol. I, Torino, 2017, p. 296, nota 61; A. Ruggeri, Il primato del diritto dell’Unione sul diritto nazionale: lo scarto tra il modello e l’esperienza e la ricerca dei modi della loro possibile ricomposizione, in “Itinerari” di una ricerca sul sistema delle fonti, XX, Studi dell’anno 2016, 23; Id., Primato del diritto sovranazionale versus identità costituzionale? (Alla ricerca dell’araba fenice costituzionale: i “controlimiti”), ibidem, 60, sub nota 30.

[5] A. Ruggeri, Cosa sono i diritti fondamentali e da chi e come se ne può avere il riconoscimento e la tutela, Itinerari, anno 2016, cit., 304.

[6] D. Stasio, “Lunga vita alle correnti”. La lezione di Gabriella Luccioli, Rubrica Controcanto in questa Rivista on-line, 19 luglio 2018, http://questionegiustizia.it/articolo/lunga-vita-alle-correnti-la-lezione-di-gabriella-luccioli_19-07-2018.php.

28 luglio 2018
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
CEDU, pillole di maggio
CEDU, pillole di maggio
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a maggio 2018
24 luglio 2018
Reati motivati da ragioni di odio e discriminazione etnico-religiosa e immigrazione: le direttive del Procuratore della Repubblica di Torino
Reati motivati da ragioni di odio e discriminazione etnico-religiosa e immigrazione: le direttive del Procuratore della Repubblica di Torino
Pubblichiamo le Direttive per un più efficace contrasto dei reati motivati da ragioni di odio e discriminazione etnico-religiosa e per la più rapida trattazione degli Affari dell’Immigrazione, nel rispetto dei diritti fondamentali delle persone emanate il 9 luglio 2018
17 luglio 2018
CEDU, pillole di aprile
CEDU, pillole di aprile
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse ad aprile 2018
13 luglio 2018
Da Strasburgo via libera alla confisca urbanistica senza condanna
Da Strasburgo via libera alla confisca urbanistica senza condanna
di Marco Bignami
Viene commentata la sentenza della Grande Camera G.I.E.M. e altri c. Italia del 28 giugno 2018, attinente al regime della confisca urbanistica. Si sottolinea, in particolare, che deve ritenersi in linea di principio conforme alla Convenzione l’applicazione di tale sanzione, anche unitamente alla dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione, a condizione che sia stata accertata incidentalmente la colpevolezza dell’imputato
10 luglio 2018
Salvini come Eichmann?*
di Alessandro Simoni
Il contratto di Governo e le esternazioni del ministro dell'Interno sembrano voler riproporre, a dieci anni esatti dall'”emergenza nomadi”, una presunzione di pericolosità su base etnica basata su grossolani stereotipi, ora riproposti anche in forme “eleganti” ammantate di “realismo” e “oggettività”. Per non farsi disorientare dal restyling di vecchie banalità, è importante aver presenti i termini effettivi del problema e gli antefatti storici
6 luglio 2018
La Banca dati nazionale del Dna e la salvaguardia del diritto al rispetto della vita privata del singolo
La Banca dati nazionale del Dna e la salvaguardia del diritto al rispetto della vita privata del singolo
di Emilio Gatti
La raccolta a fini investigativi e la conservazione dei profili genetici pone delicati problemi di compatibilità delle esigenze investigative con il diritto al rispetto della vita privata e familiare previsto dall’art. 8 della Cedu soprattutto nei confronti di individui indagati ma poi assolti con sentenza definitiva. Il contributo ripercorre la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, l’obbligo di creare una banca dati nazionale del Dna stabilito dal Trattato di Prüm e le soluzioni adottate dal legislatore italiano che paiono rispettose dei principi convenzionali e costituzionali, in attesa di verificare la correttezza delle prassi applicative
6 giugno 2018
CEDU, pillole di marzo
CEDU, pillole di marzo
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a marzo 2018
25 maggio 2018
Protezione internazionale, il diritto di impugnazione e le sezioni specializzate*
Protezione internazionale, il diritto di impugnazione e le sezioni specializzate*
di Silvia Albano
L’autrice evidenzia i lati problematici della normativa introdotta con la legge 46/2017, che modifica il rito applicabile alle controversie per il riconoscimento della protezione internazionale, alla luce della sua prima applicazione. In particolare, i problemi posti dalla previsione solo eventuale dell’udienza e della compatibilità di tale disposizione con le norme costituzionali di cui agli artt. 24 e 111.
16 maggio 2018
La Dichiarazione di Copenaghen sull’avvenire della Corte Edu
La Dichiarazione di Copenaghen sull’avvenire della Corte Edu
di Emma Rizzato
Gli Stati membri del Consiglio d’Europa hanno discusso, sotto la presidenza danese, del futuro del sistema convenzionale e formulato raccomandazioni con l'obiettivo di garantire maggiore qualità e efficienza ai meccanismi nazionali di protezione dei diritti umani e all'azione della Cedu
14 maggio 2018
Il Protocollo n. 16 addizionale alla Convenzione Edu è pronto per entrare in vigore
Il Protocollo n. 16 addizionale alla Convenzione Edu è pronto per entrare in vigore
di Francesco Buffa
Il 12 aprile scorso, con la ratifica ad opera della Francia, si è perfezionato l’iter del Protocollo n. 16 addizionale alla Convenzione Edu ed il Protocollo può entrare in vigore con decorrenza dal 1° agosto prossimo. Il Protocollo introduce il nuovo istituto del parere consultivo, che i giudici nazionali superiori possono chiedere alla Corte Edu in merito a questioni di principio riguardanti l'interpretazione o l'applicazione dei diritti e delle libertà stabiliti nella Convenzione. La prassi chiarirà l’effettiva utilità ed opportunità del ricorso al nuovo strumento.
2 maggio 2018
Newsletter


Fascicolo 2/2018
L’ospite straniero.
La protezione internazionale
nel sistema multilivello di tutela
dei diritti fondamentali
Osservatorio internazionale
Stati Uniti: le armi da fuoco, le stragi e un diritto da Far-West
Stati Uniti: le armi da fuoco, le stragi e un diritto da Far-West
di Elisabetta Grande
Qual è la fonte del diritto ad armarsi negli Stati Uniti? Un simile diritto è da sempre garantito ai cittadini americani? Quali ne sono i limiti? Esplorare la portata del diritto alle armi in quel Paese e le gravi conseguenze sulla vita e la morte di chi vi vive, significa capire le ragioni delle proteste dei tanti giovani americani per i quali quel diritto rappresenta una minaccia. Significa anche aver consapevolezza di quel che potrebbe accadere da noi qualora allargassimo le maglie della possibilità di armarci, come in base all’ultimo rapporto del Censis molti italiani parrebbero volere
12 settembre 2018
Il Conseil constitutionnel cancella il délit de solidarité… o no?
L’aiuto all’ingresso, al soggiorno e alla circolazione di stranieri irregolari nel territorio francese in una recente decisione del Conseil constitutionnel
Il Conseil constitutionnel cancella il délit de solidarité… o no? L’aiuto all’ingresso, al soggiorno e alla circolazione di stranieri irregolari nel territorio francese in una recente decisione del Conseil constitutionnel
di Sara Benvenuti
Può la solidarietà configurare un’ipotesi di reato? In Francia, se finalizzata a prestare aiuto all’ingresso o (fino a poco tempo fa) alla circolazione di stranieri irregolari, sì. Prende il nome, nel gergo comune, di délit de solidarité (o di délit d’hospitalité) ed è al centro di un’annosa vicenda giudiziaria che vede come protagonista, tra gli altri, Cédric Herrou, contadino francese divenuto da alcuni anni uomo-simbolo della difesa dei migranti in transito sulla Val Roia al confine con l’Italia. Sulla questione è intervenuta recentemente un’importante decisione del Conseil constitutionnel che, affermando il valore costituzionale della fraternità, sembra voler richiamare all’ordine il legislatore, imponendogli maggior cautela nel punire coloro che mossi da puro intento solidaristico prestano aiuto a stranieri irregolari sul territorio francese. Ma è realmente così?
7 settembre 2018
Stato di diritto ed integrazione processuale europea. La Corte di giustizia ed il caso Polonia
Stato di diritto ed integrazione processuale europea. La Corte di giustizia ed il caso Polonia
di Gualtiero Michelini
Commento a prima lettura dell’attesa sentenza della Corte di giustizia del 25 luglio 2018, nel procedimento pregiudiziale d’urgenza su rinvio dell’Alta Corte irlandese nel corso di una procedura di esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dall'autorità giudiziaria polacca. La decisione della Corte di giustizia affronta le questioni, determinate dalle riforme attuate dal governo polacco in pregiudizio dell’indipendenza del sistema giudiziario, della rilevanza giuridica e dell’impatto sull’applicazione della normativa del mandato di arresto europeo dell'avvio, da parte della Commissione europea, della procedura di accertamento della violazione sistemica dei principi di indipendenza del sistema giudiziario e dello Stato di diritto in Polonia in relazione alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
27 luglio 2018
CEDU, pillole di maggio
CEDU, pillole di maggio
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a maggio 2018
24 luglio 2018
CGUE, pillole di maggio
CGUE, pillole di maggio
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte del Lussemburgo emesse a maggio 2018
20 luglio 2018
CEDU, pillole di aprile
CEDU, pillole di aprile
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse ad aprile 2018
13 luglio 2018