home search menu
di Donatella Stasio
La <i>fuga</i> delle donne dalla magistratura e l’impegno per recuperare fiducia, non per rincorrere il consenso
La fuga delle donne dalla magistratura e l’impegno per recuperare fiducia, non per rincorrere il consenso
A differenza degli uomini, per le donne aumenta il numero delle uscite prima dell’età pensionabile: su un totale di 298 dimissioni da ottobre 2014 (quasi 7 al mese), 109 riguardano le donne, soprattutto tra i 60 e i 65 anni. Molteplici le motivazioni, che impongono una maggiore presenza femminile nei luoghi del potere, come Csm e uffici direttivi, necessaria anche per uscire dalla pericolosa crisi di fiducia che investe la magistratura, il Csm, la giustizia

Perché questa rubrica

27 aprile 2017

Inizia oggi, con il primo articolo della nuova rubrica Controcanto, la collaborazione di Questione Giustizia e di Magistratura democratica con Donatella Stasio, una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano (cronista di politica giudiziaria per più di 30 anni a Il Sole24Ore) e più significative del dibattito politico-culturale sui temi della giustizia e della politica giudiziaria.

continua

In quasi quattro anni – da ottobre 2014 al 1° giugno 2018 – la giustizia ha perso 298 magistrati: tanti sono quelli che hanno attaccato la toga al chiodo prima dei 70 anni, l’età pensionabile voluta dal governo Renzi in ossequio al ricambio generazionale. Quasi 7 dimissioni al mese.

In valori assoluti gli uomini superano le donne, ma la fuga rosa dalla magistratura preoccupa di più, sia in prospettiva, vista la progressiva femminilizzazione delle toghe, sia come trend, visto il leggero aumento registrato negli ultimi 16 mesi rispetto al 2014-2017, smentendo così, o ridimensionando, la lettura secondo cui il miniesodo femminile dipenderebbe solo dalla riforma sull’abbassamento dell’età pensionabile, che ha avuto effetti frustranti su prospettive e aspettative di carriera.

Fatto sta che il 1° giugno 2018 si contavano 109 magistrate uscite prima del tempo (erano 56 a febbraio 2017). A dire addio alla toga sono state soprattutto le donne tra i 60 e i 65 anni (complessivamente 62 uscite) ma nell’ultimo biennio sono aumentate anche le over 65 (tra 66 e 69 anni), che hanno toccato quota 41, quasi il doppio del biennio precedente. Solo 6, infine, le uscite di magistrate under 60 (tra 41 e 59 anni).

Per comprendere meglio il peso di questo fenomeno – oltre a ricordare che le donne sono il 53% di una magistratura che, concorso dopo concorso, si tinge sempre più di rosa – è utile un confronto con le uscite dei colleghi uomini nello stesso periodo. Qui le dimissioni sono state complessivamente 189, con una flessione negli ultimi 16 mesi visto che, fino a febbraio 2017, erano state 111. Con riferimento alla fascia d’età, a differenza delle donne gli uomini se ne vanno più a ridosso della pensione, tra i 66 e i 69 anni, che non tra i 60 e i 65: si contano infatti, rispettivamente, 129 e 59 uscite. Un solo magistrato si è dimesso prima dei 60 anni.

Sono numeri da non sottovalutare perché comunque testimoniano una disaffezione, sentimento diffuso tra le toghe, sempre più in crisi di identità.

In particolare, non va sottovalutato il dato sulle donne, nonostante il progressivo (ma ancor timido) aumento di incarichi direttivi e semidirettivi conferiti alle magistrate più anziane. La prospettiva del potere non solo non sembra attirarle particolarmente ma nemmeno invogliarle a rimanere in servizio, anche quando sarebbero a un passo dall’ambìto traguardo.

Certo, tante donne sono state disinvoltamente (talvolta anche senza motivazioni) scavalcate da colleghi uomini pur a parità di meriti, soprattutto nelle nomine apicali di uffici prestigiosi, com’è avvenuto in almeno un paio di occasioni, e anche di recente, per i vertici della Corte di cassazione. E questo accentua quel senso di estraneità, di rassegnazione e infine di sfiducia verso l’organo di autogoverno, contro il quale si stanno concentrando critiche di ogni genere da parte della magistratura, spesso delegittimanti e con il rischio di ricadute gravi anche sulla fiducia dei cittadini nella giustizia.

Sicuramente l’esigua presenza femminile tra i componenti togati del Csm, oltre a stridere con la realtà prevalentemente femminile delle toghe, non aiuta a realizzare una piena parità di genere almeno nella valutazione delle candidature e neppure a tener conto, come si dovrebbe, delle esigenze, delle specificità, delle istanze e del valore aggiunto delle magistrate. Ecco perché sarebbe davvero auspicabile che nella prossima consiliatura vi fosse una maggiore rappresentanza femminile. Le candidate sono 6 e vengono considerate numerose mentre a me sembrano poche, troppo poche non solo in proporzione al numero complessivo di presenze femminili in magistratura ma anche rispetto alle istanze che portano avanti.

Spesso le donne rinunciano alla competizione, anche in questo caso. Rinunciano a mettersi in gioco. Come per le dimissioni, dietro ci sono anche motivazioni strettamente personali, scelte di vita o professionali, oneri familiari e sociali quasi esclusivamente gravanti sulle donne. Ma al di là di questo, non è più tempo di passi indietro o di lato. Forse è tempo di assunzioni dirette di responsabilità, di giocare la partita ora, senza aspettare la totale, o quasi, femminilizzazione della magistratura, quando scendere in campo sarà inevitabile.

Si cominci allora a giocare subito, fin dalle imminenti elezioni del Csm. La presenza di una componente femminile significativa, e non di bandiera, sarebbe già un segnale di cambiamento per puntare… a un cambiamento, uscendo dalla stagnazione in cui la magistratura sembra finita, anche dentro il Csm.

Ad esempio, se è vero che dietro le uscite anticipate delle donne c’è anche l’insofferenza o comunque il disagio per la progressiva burocratizzazione del lavoro e lo spostamento del baricentro dall’attività giurisdizionale a quella amministrativa; se è vero che tante donne criticano l’«ossessione per la produttività», scandita quasi mensilmente da relazioni, rendicontazioni, statistiche, che accentua l’aspetto burocratico dell’attività del giudice e dei dirigenti a scapito di quella giurisdizionale vera e propria; se tutto questo è vero è arrivato il momento che questa diventi anche una battaglia sul campo, portata avanti dalle donne; che devono farsene carico nelle sedi associative e di gruppo ma soprattutto con la loro presenza nei luoghi del potere, dal Csm agli uffici direttivi. Giocando la partita da protagoniste e dando il loro contributo a uscire, anche per questa via, dalla crisi profonda di fiducia in cui versano la magistratura e la giustizia. Respingendo i rigurgiti corporativi, la pericolosa inclinazione all’autoreferenzialità e al ripiegamento in se stessi. Dimostrando di non temere l’ambito di discrezionalità naturalmente connesso all’esercizio della funzione giurisdizionale e la responsabilizzazione che comporta. Prendendo nettamente le distanze da ogni rifugio burocratico. Facendosi carico della progressiva sfiducia dei cittadini ma senza concessioni al populismo giudiziario, e quindi senza confondere consenso e fiducia, rischiando di rincorrere il primo invece che coltivare la seconda.

Finora la voce e la figura delle donne sono rimaste troppo sullo sfondo per percepirne la carica di positivo cambiamento. È arrivato il momento dei passi avanti. Le elezioni del Csm saranno un’importante cartina di tornasole.

La lettura dei numeri sulle uscite anticipate delle donne dal servizio suggerisce anche questa riflessione. Non si tratta soltanto di evitare un’emorragia che, con il tempo, potrebbe costituire un serio problema per la funzionalità degli uffici e la tutela dei diritti, né di evitare uno spreco di risorse che la giustizia non può permettersi, depauperando l’istituzione e la funzione di una specificità fondamentale per la crescita di un Paese. Si tratta anche della necessità di affrontare una crisi istituzionale particolarmente pericolosa in questo momento storico, e di affrontarla con tutte le forze in campo, a cominciare dalla forza delle donne.

Donatella Stasio

2 luglio 2018
L’etica costituzionale come antidoto al conflitto tra legge e giustizia e alla disgregazione sociale
L’etica costituzionale come antidoto al conflitto tra legge e giustizia e alla disgregazione sociale
di Donatella Stasio
Piero Calamandrei spiegava che nei “grandi trapassi storici” il dissidio tra legge e giustizia si scarica sulla seconda e sulla motivazione dei suoi provvedimenti, con effetti negativi sulla fiducia dei cittadini. Anche oggi si profila un’analoga “crisi della giustizia” ma, come osserva Elvio Fassone, è l’etica costituzionale, ed il suo riconoscimento, che consente di ricomporre legge e giustizia
9 ottobre 2018
Lo sguardo che manca alla giustizia
Lo sguardo che manca alla giustizia
di Donatella Stasio
Il film «Sulla mia pelle», che racconta la vicenda di Stefano Cucchi, sollecita molte riflessioni tra cui quella sull’impersonalità (brutale) delle istituzioni, compresa la giustizia, e sulle sue ricadute negative nel rapporto di fiducia con i cittadini. Un problema antico ma ricorrente e cruciale nella vita delle istituzioni, di cui i magistrati devono farsi carico con i loro comportamenti. Secondo Piero Calamandrei, bisogna che «anche nel processo circoli questo senso di fiducia, di solidarietà e di umanità, che è in tutti i campi lo spirito animatore della democrazia»
18 settembre 2018
Pier Amato Perretta. Una vita per la libertà
Pier Amato Perretta. Una vita per la libertà
di Giuseppe Calzati
Un magistrato impegnato nell’associazionismo delle origini, che previde la deriva autoritaria del fascismo e che ad esso si oppose fino alla scelta di abbandonare l’ordine giudiziario e fino al sacrificio della vita durante la Resistenza
14 settembre 2018
Per Graziana Calcagno
Per Graziana Calcagno
di Marco Bouchard
Ad un mese dalla sua scomparsa, il ricordo di una meravigliosa giudice, utopia vivente di un altro modo d’essere magistrato
6 settembre 2018
L’utopia di Riace, città invisibile dove si respira la cittadinanza costituzionale
L’utopia di Riace, città invisibile dove si respira la cittadinanza costituzionale
di Donatella Stasio
Modello esemplare di accoglienza, riconosciuto e studiato in tutto il mondo, il piccolo borgo della Locride è una comunità multietnica dove attualmente convivono 1700 riacesi con 400 migranti, e dove si respira un vero sentimento di appartenenza e di condivisione ai valori della solidarietà, dell’uguaglianza e del rispetto della dignità umana. Un esempio tangibile di “cittadinanza costituzionale”. Eppure, dalla fine del 2016 il Ministero dell’interno e la Prefettura di Reggio Calabria hanno bloccato i fondi per i rifugiati sulla base di presunte “criticità” rilevate da alcune ispezioni (al contrario di altre di segno positivo), che hanno comportato l’apertura di un’indagine penale, ma che sembrerebbero parzialmente superate dalla riattivazione, proprio nei giorni scorsi, dei finanziamenti relativi agli ultimi tre mesi del 2016. Intanto, ad agosto è partita una raccolta di fondi (aperta fino a dicembre) che in meno di un mese era già arrivata a 215mila euro
3 settembre 2018
Il Presidente Mattarella agli “uditori” e a tutti i magistrati
Il Presidente Mattarella agli “uditori” e a tutti i magistrati
di Edmondo Bruti Liberati
Affrontate le non poche difficoltà quotidiane e la «fatica del decidere» con senso della misura, passione e tenacia «avendo sempre ben presente anche il fascino del compito che la Repubblica vi affida»
25 luglio 2018
Nomine dei “laici” al Csm e negli altri Consigli di garanzia: per la trasparenza delle procedure e il rispetto dell’art. 51 Cost.
Nomine dei “laici” al Csm e negli altri Consigli di garanzia: per la trasparenza delle procedure e il rispetto dell’art. 51 Cost.
di Tania Groppi
La lettera inviata dalle costituzionaliste ai Presidenti delle Camere pone il problema della elezione, da parte del Parlamento, di 21 uomini nelle 21 posizioni disponibili, in piena sintonia con l’esortazione del Capo dello Stato, che ha ricordato alla politica che il mondo «è composto da donne e da uomini, e non soltanto dal genere maschile»
25 luglio 2018
“Lunga vita alle correnti!”. La lezione di Gabriella Luccioli
“Lunga vita alle correnti!”. La lezione di Gabriella Luccioli
di Donatella Stasio
L’autrice di Diario di una giudice – vincitrice del premio Ripdico 2018-Scrittori per la giustizia – sfida l’impopolarità e rivendica il valore delle correnti come luoghi di elaborazione di principi e di visioni. Auspica un ritorno al «clima di Gardone», quando la magistratura cambiò passo e respiro sul proprio ruolo e sull’importanza del pluralismo interno, ma avverte una pericolosa distanza della magistratura, e delle donne magistrate, da quel patrimonio
19 luglio 2018
La novella in materia di avocazione: un’occasione per riflettere sullo stato di salute della magistratura inquirente
La novella in materia di avocazione: un’occasione per riflettere sullo stato di salute della magistratura inquirente
di Stefano Musolino
Gli orizzonti prospettici dalla normativa primaria in materia di gestione delle indagini ed organizzazione degli uffici di procura, sembrano orientati verso una spiccata accentuazione dei profili di accentramento dei poteri in capo ai vertici organizzativi, con progressiva neutralizzazione dell’esercizio del cd. potere diffuso in capo ai singoli sostituti. Ma il Csm sembra consapevole dei rischi insiti in un assetto piramidale della magistratura inquirente ed in occasione della novella in tema di avocazione, coglie l’occasione per proporre − con la risoluzione del 16 maggio 2018 − interpretazioni e modelli culturali, ispirati alla condivisione sinergica tra gli uffici, invitando i dirigenti ad assumere scelte organizzative sostenibili e funzionali a garantire tempi ragionevoli per l’assunzione di scelte definitorie dei procedimenti incardinati.
21 giugno 2018
Taglio dei Tribunalini, la voglia di tornare al passato e i silenzi dell’Anm
Taglio dei Tribunalini, la voglia di tornare al passato e i silenzi dell’Anm
di Donatella Stasio
Nel «contratto per il Governo del cambiamento» si dice che «occorre rivisitare la geografia giudiziaria, modificando la riforma del 2012». Ma dal 2014 ad oggi quella riforma ha fatto risparmiare 70 milioni di euro all’anno e ha contribuito a ridurre la durata delle cause civili da 478 giorni a 375, compresi i procedimenti per decreto ingiuntivo, senza i quali, invece, secondo il ministero della Giustizia si è comunque passati da 1044 giorni a 914. Perché l’Anm tace e non difende quella epocale riforma?
18 giugno 2018

Perché questa rubrica

27 aprile 2017

Inizia oggi, con il primo articolo della nuova rubrica Controcanto, la collaborazione di Questione Giustizia e di Magistratura democratica con Donatella Stasio, una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano (cronista di politica giudiziaria per più di 30 anni a Il Sole24Ore) e più significative del dibattito politico-culturale sui temi della giustizia e della politica giudiziaria.

Con questa collaborazione Magistratura democratica e Questione Giustizia hanno scelto di aprire, sui siti on-line, una finestra sull’esterno dalla quale scorgere con più attenzione e consapevolezza cosa accade fuori dalla magistratura e dalla quale essere visti, osservati, criticati anche radicalmente.

In linea con le indicazioni venute dal congresso di Bologna del novembre 2016, abbiamo scelto, da un lato, di rivitalizzare un metodo di confronto ed elaborazione e, dall’altro, di arricchire il dibattito interno alla magistratura, tenendo viva l’attenzione verso le più complesse dinamiche della società in cui si inserisce l’intervento giudiziario. Siamo infatti consapevoli che solo questa attenzione può contrastare dinamiche di chiusura e di autoreferenzialità della magistratura, da ultimo riemerse anche nel confronto associativo.

 

continua

 

L’etica costituzionale come antidoto al conflitto tra legge e giustizia e alla disgregazione sociale
L’etica costituzionale come antidoto al conflitto tra legge e giustizia e alla disgregazione sociale
di Donatella Stasio
Piero Calamandrei spiegava che nei “grandi trapassi storici” il dissidio tra legge e giustizia si scarica sulla seconda e sulla motivazione dei suoi provvedimenti, con effetti negativi sulla fiducia dei cittadini. Anche oggi si profila un’analoga “crisi della giustizia” ma, come osserva Elvio Fassone, è l’etica costituzionale, ed il suo riconoscimento, che consente di ricomporre legge e giustizia
9 ottobre 2018
Lo sguardo che manca alla giustizia
Lo sguardo che manca alla giustizia
di Donatella Stasio
Il film «Sulla mia pelle», che racconta la vicenda di Stefano Cucchi, sollecita molte riflessioni tra cui quella sull’impersonalità (brutale) delle istituzioni, compresa la giustizia, e sulle sue ricadute negative nel rapporto di fiducia con i cittadini. Un problema antico ma ricorrente e cruciale nella vita delle istituzioni, di cui i magistrati devono farsi carico con i loro comportamenti. Secondo Piero Calamandrei, bisogna che «anche nel processo circoli questo senso di fiducia, di solidarietà e di umanità, che è in tutti i campi lo spirito animatore della democrazia»
18 settembre 2018
L’utopia di Riace, città invisibile dove si respira la cittadinanza costituzionale
L’utopia di Riace, città invisibile dove si respira la cittadinanza costituzionale
di Donatella Stasio
Modello esemplare di accoglienza, riconosciuto e studiato in tutto il mondo, il piccolo borgo della Locride è una comunità multietnica dove attualmente convivono 1700 riacesi con 400 migranti, e dove si respira un vero sentimento di appartenenza e di condivisione ai valori della solidarietà, dell’uguaglianza e del rispetto della dignità umana. Un esempio tangibile di “cittadinanza costituzionale”. Eppure, dalla fine del 2016 il Ministero dell’interno e la Prefettura di Reggio Calabria hanno bloccato i fondi per i rifugiati sulla base di presunte “criticità” rilevate da alcune ispezioni (al contrario di altre di segno positivo), che hanno comportato l’apertura di un’indagine penale, ma che sembrerebbero parzialmente superate dalla riattivazione, proprio nei giorni scorsi, dei finanziamenti relativi agli ultimi tre mesi del 2016. Intanto, ad agosto è partita una raccolta di fondi (aperta fino a dicembre) che in meno di un mese era già arrivata a 215mila euro
3 settembre 2018
“Lunga vita alle correnti!”. La lezione di Gabriella Luccioli
“Lunga vita alle correnti!”. La lezione di Gabriella Luccioli
di Donatella Stasio
L’autrice di Diario di una giudice – vincitrice del premio Ripdico 2018-Scrittori per la giustizia – sfida l’impopolarità e rivendica il valore delle correnti come luoghi di elaborazione di principi e di visioni. Auspica un ritorno al «clima di Gardone», quando la magistratura cambiò passo e respiro sul proprio ruolo e sull’importanza del pluralismo interno, ma avverte una pericolosa distanza della magistratura, e delle donne magistrate, da quel patrimonio
19 luglio 2018
Taglio dei Tribunalini, la voglia di tornare al passato e i silenzi dell’Anm
Taglio dei Tribunalini, la voglia di tornare al passato e i silenzi dell’Anm
di Donatella Stasio
Nel «contratto per il Governo del cambiamento» si dice che «occorre rivisitare la geografia giudiziaria, modificando la riforma del 2012». Ma dal 2014 ad oggi quella riforma ha fatto risparmiare 70 milioni di euro all’anno e ha contribuito a ridurre la durata delle cause civili da 478 giorni a 375, compresi i procedimenti per decreto ingiuntivo, senza i quali, invece, secondo il ministero della Giustizia si è comunque passati da 1044 giorni a 914. Perché l’Anm tace e non difende quella epocale riforma?
18 giugno 2018
Carcere e recidiva, l'offensiva controle statistiche per fermareil cambiamento (vero)*
Carcere e recidiva, l'offensiva contro
le statistiche per fermare
il cambiamento (vero)*
di Donatella Stasio
La campagna contro il cambiamento maturato negli ultimi dieci anni sul carcere parte dalla recidiva, con il tentativo maldestro di delegittimare gli studi statistici, cioè uno degli argomenti più forti per una politica penitenziaria onesta, impostata su misure alternative e carcere aperto
28 maggio 2018