home search menu
<i>Messa alla prova</i>, quasi un romanzo di formazione
Magistratura e società
Messa alla prova, quasi un romanzo di formazione
di Andrea Natale
giudice del Tribunale di Torino
Ennio Tomaselli, per anni magistrato a Torino soprattutto in ambito minorile, è autore di numerose pubblicazioni, tra cui Giustizia e ingiustizia minorile. Tra profonde certezze e ragionevoli dubbi (FrancoAngeli, 2015). Messa alla prova (Manni editore, 2018) è il suo primo romanzo che, non per caso, ruota (anche, ma non solo) attorno al mondo della giustizia minorile. I personaggi: un cancelliere di tribunale, un giudice minorile e un ragazzo con alle spalle un’adozione fallita. Li accomuna un desiderio insoddisfatto di giustizia
<i>Messa alla prova</i>, quasi un romanzo di formazione

È quasi inevitabile una domanda: perché i magistrati scrivono libri? E perché, quando li scrivono, partono – quasi sempre e quasi fosse un percorso obbligato – da ambientazioni giudiziarie?

Le risposte possono essere molte, ma, forse, qualcuna è più vera di altre. Un magistrato – nel corso della sua esperienza professionale – è investito da una “quantità di vita” che, spesso, è difficile contenere. Mille persone e mille storie affollano quotidianamente la sua scrivania e, talora, lo invadono nel profondo. E questo, per un magistrato minorile, è ancora più vero. Non di rado, il magistrato – che, per lavoro, su quelle vite deve (ha la responsabilità istituzionale di) intervenire – sa di avere pochi strumenti e sa che i suoi interventi, che pure incidono in modo pesante su molti destini, non sempre creeranno giustizia. Più spesso ancora, il magistrato intuisce che la storia non è tutta lì, non si chiude in quelle poche carte; c’è dell’altro, che il processo non consente di sapere o che – per i codici – non è nemmeno necessario sapere. C’è altro. E, allora, perché non scriverle in una storia tutte le cose che non si possono scrivere in una sentenza?

Ma veniamo al romanzo e, soprattutto, ai suoi protagonisti. Vito Calò è un adolescente, difficile come tutti gli adolescenti, ma con qualche problema più grande di altri: un’adozione fallita. La storia di Vito è quella di un bambino adottato, al quale – crescendo – la vita ha lasciato un grande senso di vuoto, molte domande sulla sua famiglia di origine, poco aiuto dalla sua famiglia adottiva – incapace di riparare quelle ferite – e un profondo desiderio, del tutto insoddisfatto, di giustizia. Nella testa di Vito saltano molti equilibri. In breve, Vito si trova a varcare nuovamente le porte del Tribunale per i minorenni, questa volta come imputato (e non, come anni prima, in qualità di minore da eventualmente dichiarare in stato di abbandono).

E qui, il destino di Vito si intreccia con quello di altri due protagonisti di questo romanzo. Moreno Rossi è un cancelliere; da giovane voleva fare il magistrato, ma non vi riuscì: fu cacciato dal concorso con l’accusa (ingiusta) di aver provato a copiare. Per inciso: il “vero copione” – quello per colpa del quale fu espulso dal concorso di magistratura – il cancelliere Moreno Rossi se lo ritroverà, ironia del destino, addirittura come Presidente del Tribunale per i minorenni.

L’altro protagonista adulto di questo romanzo è Salvatore Malavoglia, pubblico ministero minorile chiamato ad occuparsi del caso di Vito Calò. Salvatore Malavoglia (nomen omen) è un uomo che – come del resto il cancelliere Moreno Rossi – ha (ha avuto) grandi idealità, ottime letture, qualche ferita non del tutto rimarginata e, soprattutto, un presente che non è poi così entusiasmante.

A tratti, i due adulti di questo romanzo – Malavoglia e Rossi – sembrano sessantottini fuori tempo massimo… ma ancora capaci di lottare per le idee in cui credevano e credono.

Infatti, l’incontro con Vito Calò fa saltare gli schemi. Allorquando Vito varca le soglie del Tribunale per i minorenni come imputato, il cancelliere Moreno Rossi e il sostituto procuratore Salvatore Malavoglia intuiscono – in modo quasi irrazionale – che quello è un caso fuori dal comune. I due si industriano allora per “salvare” quel ragazzo; o meglio: si industriano per aiutare Vito a salvarsi da sé…; o, ancor meglio: si industriano per aiutare Vito a salvarsi da sé, incontrando gli altri…

Comincia allora l’avventura di Vito, che prende le mosse da una “normale” messa alla prova disposta nell’ambito di un giudizio minorile e che, in breve, per Vito diventerà (molto) altro: un percorso esistenziale, una pervicace ricerca della risposta alle proprie domande e una appassionata ricerca della propria famiglia di origine (finendo anche con l’incontrare la propria sorella, la cui adozione, a differenza di quella di Vito, ha avuto uno sviluppo decisamente positivo).

Si tratterà, dunque, di una messa alla prova fuori dal comune, che finirà con il coinvolgere non solo Vito. Non dico altro, perché, della storia, forse ho già detto troppo. Qualche riflessione ulteriore è, però, necessaria per dare indicazioni al lettore e per rendere giustizia alla fatica dell’autore…

Le avventure di Vito diventano le avventure di Moreno Rossi e Salvatore Malavoglia. La messa alla prova diventerà anche la “messa alla prova” per questi due adulti, sfidati da un incontro – quello con Vito – a vedere se sono ancora capaci di realizzare le idealità che, all’alba dei loro vent’anni, predicavano per le strade. Moreno Rossi e Salvatore Malavoglia accompagneranno Vito nel suo percorso, lo sosterranno, ne copriranno alcune cadute, violeranno qualche regola.

Fanno da contraltare tutti quei personaggi – tra loro, alcuni sono nascosti dietro una toga – che sceglieranno di restare adulti (nel senso deteriore del termine), continuando a ragionare su schemi per loro rassicuranti, sebbene decisamente poco utili per Vito.

Le avventure di Vito – quasi un romanzo di formazione – si snodano in un mondo che è il mondo dei nostri giorni. Il romanzo tratteggia con ricchezza di attenzione l’ambiente giudiziario (con i tic dei vari suoi protagonisti), ma si sofferma con non minore sensibilità su molte altre cose: la grande città, i quartieri post-operai, o comunque difficili, con tutte le contraddizioni – ma anche con la vitalità – che si trova in quelle strade e in quelle piazze. Ne nasce un intreccio di personaggi e di storie – quasi delle sottotrame – che, apparentemente eccentrici rispetto alla trama principale, costituiscono il luogo ove la messa alla prova di Vito prende davvero corpo e sostanza. È lì che Vito, Moreno e Salvatore fanno incontri con persone che, quasi necessariamente, lasciano il segno: i giovani, sempre instabili, ma pieni di vita; gli immigrati – di prima e seconda generazione – sempre in bilico tra due culture e sempre a rischio di essere vittime di pre-comprensioni; gli zingari e il loro mondo così diverso da tutti gli altri; le donne, cui l’autore riserva il particolare ruolo di fattore di cambiamento, di spinta a dare concretezza ai progetti. Tra le pagine del libro, si incontrano personaggi di ogni specie: quelli che non mollano mai – i ragazzi e gli idealisti – e quelli che si sono arresi alla vita; quelli che si mettono in gioco e quelli che rinunciano a giocare (perché, altrimenti, potrebbero perdere).

Tutti questi incontri cambiano progressivamente i protagonisti di questo romanzo che – pur attraversando talora in modo picaresco la nostra contemporaneità – non perde di vista l’obiettivo finale: la messa alla prova di Vito, che non è solo quella disposta nel processo, ma diventa quella imposta dalla vita; la messa alla prova di Moreno Rossi e Salvatore Malavoglia che sanno rispondere con coraggio e convinzione all’ulteriore chiamata che la vita rivolge loro…

Messa alla prova è un romanzo che non piacerà in tutte le sue parti. Ciascun lettore troverà qualche quadro più convincente e altri meno; qualche ritratto sarà troppo schematico e qualche altro sarà letto come profondamente vero. Ma, in fondo, la ricchezza di questo romanzo è proprio qui: al di là dell’intreccio o della solidità di alcuni passaggi, ciascun lettore ha la possibilità di trovare e riconoscere tra le pagine del libro – grazie all’occhio e alla sensibilità dell’autore – qualcosa di sé e del suo quotidiano di genitore, di cittadino e magari anche di giurista.

Il romanzo ha più chiavi di lettura e molti messaggi, gran parte dei quali hanno un rilievo esistenziale (e, sotto questo profilo, ciascuno cercherà – se lo vorrà – il messaggio che più lo coinvolge). Mi limito allora a dare conto del messaggio che, forse più da vicino, può interessare l’operatore giudiziario. Il magistrato minorile (ma il discorso vale per qualsiasi magistrato) si trova quotidianamente a contatto con il dolore dei minori, con il dolore e le difficoltà degli adulti e con una quantità di risorse che sono spesso troppo limitate per pensare realisticamente di riuscire a perseguire quello che, un po’ pomposamente, chiamiamo il best interest of the child.

Ci sono quelli – per fortuna pochissimi – che pensano che quel lavoro sia un lavoro come tutti gli altri; quelli che non alzano gli occhi per guardare in faccia un minore imputato o un genitore al quale stanno per togliere il figlio; quelli che pensano che quei destini siano già segnati; quelli che dicono che non ci sono le risorse.

E poi ci sono quelli che, invece, guardano negli occhi e che, nonostante la povertà di risorse, sanno che ci si deve provare, con fantasia, cuore e cervello; quelli che credono che l’interesse del minore possa essere perseguito; quelli che sentono di dover provare ad aiutare i minori a diventare persone libere, mature e, se possibile, perfino felici. Pur sapendo che molti di loro non riusciranno ad esserlo.

È per questo che trovo molto significativa la dedica che Ennio Tomaselli pone in esordio del suo lavoro: alle ragazze e ai ragazzi che ho incontrato nel mio lavoro. In questa dedica, c’è molto del magistrato e c’è molto dell’uomo sotto la toga: un saluto a tutti quei ragazzi incontrati in tanti anni di lavoro, condito – immagino io – dalla curiosità di sapere come se la sono cavata e l’invito a non mollare mai; invito a non mollare mai e, anzi, a sperare sempre che, d’altra parte, è uno dei messaggi di questo romanzo.

L’auspicio che la lettura di Messa alla prova alimenta è che ciascun operatore giudiziario sappia guardare i suoi interlocutori con altrettanta speranza e con la consapevolezza che la ricerca di soluzioni capaci di rimuovere gli ostacoli che si frappongono al pieno sviluppo della persona umana sono il compito dell’operatore giudiziario e non necessariamente una deviazione dall’ortodossia.

22 settembre 2018
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
Ddl Pillon, una proposta di legge farraginosa e ideologica
Ddl Pillon, una proposta di legge farraginosa e ideologica
di Assunta Confente
Note a margine del ddl Pillon: una riforma altamente ideologica, schierata a difesa del genitore più forte economicamente e quindi iniqua, che impone una visione di parte e trascura la realtà sociale in cui inciderà la normativa, ignorando l’interesse dei minori, divisi per legge in due, come se la loro identità e i loro bisogni non esistessero o fossero comunque per tutti uguali
5 ottobre 2018
Alla ricerca di buone prassi nel contenzioso famiglia: l'esperienza del Tribunale di Livorno
Alla ricerca di buone prassi nel contenzioso famiglia: l'esperienza del Tribunale di Livorno
di Azzurra Fodra
Un progetto tabellare e un protocollo di ampio respiro: così il Tribunale di Livorno attua qualità e efficacia nella gestione del contenzioso per la famiglia e i minori
2 ottobre 2018
“Con i piedi nel fango. Conversazioni su politica e verità”
“Con i piedi nel fango. Conversazioni su politica e verità”
di Paola Perrone
In questo libro-intervista, Gianrico Carofiglio parte da un valore che poi non abbandona: ogni soggetto politico deve essere consapevole del proprio agire e responsabile delle scelte che fa. Infatti «l’imperturbabilità» davanti al male «può essere una buona tecnica per il benessere personale ma non è un valore», mentre la sofferenza altrui, le discriminazioni, i grandi problemi del mondo dovrebbero essere sempre all’attenzione del politico e del cittadino, provocando in loro una «forma controllata di disagio» che li porta a scelte anche «compromissorie» pur di ottenere il risultato di attenuare quel male.
21 aprile 2018
Under. Giovani, mafie e periferie in un lavoro collettivo
Under. Giovani, mafie e periferie in un lavoro collettivo
di Ennio Tomaselli
Il dossier dell'associazione antimafie daSud è uno strumento di analisi e documentazione che ha il merito di sottolineare con forza temi che costituiscono un tutt’uno problematico ma anche uno stimolo straordinario. Sono i giovani − molti minori − i protagonisti, spesso cresciuti all'ombra dei clan e in contesti devianti; ma lo sono anche la passione e la voglia di riscatto di quanti, nelle istituzioni e fuori, tentano di restituire dignità e speranza a “periferie” troppo spesso dimenticate dalla politica.
10 marzo 2018
Cyberbullismo: famiglia, scuola e servizi dopo la legge 71 del 2017
Cyberbullismo: famiglia, scuola e servizi dopo la legge 71 del 2017
di Maria Pia Fontana
L’articolo illustra le principali novità della legge 71/2017 evidenziando le premesse ideali e le finalità educative della norma che mira a mettere a sistema una rete protettiva e responsabilizzante in grado di prevenire e recuperare le degenerazioni di un uso scorretto di Internet mentre si assiste ad un sensibile incremento di manifestazioni di prevaricazione e abuso agite attraverso il web e che vedono protagonisti adolescenti.
20 dicembre 2017
Linee guida psicoforensi e ascolto dei minori presunte vittime di abuso sessuale o violenza
Linee guida psicoforensi e ascolto dei minori presunte vittime di abuso sessuale o violenza
di Maria Grazia Calzolari
La comunità scientifica ha elaborato − e aggiorna costantemente − delle linee guida per l'ascolto dei minori presunte vittime di abuso sessuale a violenza, ma accade che nei procedimenti giudiziari non se ne tenga conto o che vengano violate. Con quali conseguenze?
18 dicembre 2017
Per Alessandro Leogrande
Per Alessandro Leogrande
di Giancarlo De Cataldo
In ricordo di un intellettuale e scrittore che continuerà a essere un punto di riferimento per Magistratura democratica. Oltre al brano di Giancarlo, troverete il video dell'incontro di “Parole di giustizia 2016”. Un dialogo su frontiere, paure, sicurezza tra Alessandro Leogrande e Livio Pepino
29 novembre 2017
La memoria e il desiderio
La memoria e il desiderio
di Luigi Cavallaro
Note in margine al libro di Piero Curzio, Quasi saggio (Cacucci, Bari, 2017), in occasione della sua presentazione pubblica al Municipio di Capri, il 13 ottobre 2017
24 novembre 2017
Quando l’infanzia genera vittime e carnefici. Recensione a Bambinate, l’ultimo romanzo di Piergiorgio Paterlini (Einaudi, 2017)
Quando l’infanzia genera vittime e carnefici. Recensione a Bambinate, l’ultimo romanzo di Piergiorgio Paterlini (Einaudi, 2017)
di Fabio Gianfilippi
L’autore è da sempre attento alla ricchezza e alle fragilità della gioventù. Nel suo nuovo libro ci fa incontrare un gruppo di bambini, come tanti, senza edulcorarne però i tratti più feroci. Li ritroviamo poi adulti, ormai schermati dai propri ruoli sociali rassicuranti, ma non per questo meno crudelmente inconsapevoli
21 ottobre 2017
L’affidamento del minore e la continuità affettiva: rivisitazione dell’adozione mite e nuove prospettive in tema di adozione
L’affidamento del minore e la continuità affettiva: rivisitazione dell’adozione mite e nuove prospettive in tema di adozione
di Valeria Montaruli
Pubblichiamo la relazione in tema di affidamento del minore tenuta a Catania il 13 giugno 2017
6 ottobre 2017
Newsletter


Fascicolo 2/2018
L’ospite straniero.
La protezione internazionale
nel sistema multilivello di tutela
dei diritti fondamentali
Magistratura e società
Regole e principi per un buon giornalismo non per un giornalismo buono: la nuova edizione delle Linee guida della Carta di Roma
Regole e principi per un buon giornalismo non per un giornalismo buono: la nuova edizione delle Linee guida della Carta di Roma
di Paola Barretta
L’Associazione Carta di Roma è stata fondata nel dicembre 2011 per dare attuazione al protocollo deontologico per una informazione corretta sui temi dell’immigrazione, siglato dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti (CNOG) e dalla Federazione nazionale della stampa italiana (FNSI) nel giugno del 2008
15 ottobre 2018
Diritti, identità, culture (tra alti e bassi giurisprudenziali)*
di Nicola Colaianni
Nella società delle grandi migrazioni il principio della legge uguale per tutti subisce l’assalto di nuove culture e di pretesi diritti culturali differenziati. La fallacia di questa interpretazione alla luce del dettato costituzionale non di rado, tuttavia, viene fondata su un inesistente obbligo di adesione ai “valori occidentali”. Viceversa il rispetto del diritto all’identità cultural-religiosa consente una interpretazione del diritto positivo in modo accogliente le altre culture, fino a che queste non contrastino con i diritti fondamentali: un uso interculturale del diritto
24 settembre 2018
Pier Amato Perretta. Una vita per la libertà
Pier Amato Perretta. Una vita per la libertà
di Giuseppe Calzati
Un magistrato impegnato nell’associazionismo delle origini, che previde la deriva autoritaria del fascismo e che ad esso si oppose fino alla scelta di abbandonare l’ordine giudiziario e fino al sacrificio della vita durante la Resistenza
14 settembre 2018
Il giudice dei diritti
Il giudice dei diritti
di Marco Del Gaudio
La legittimazione autonoma della giurisdizione è un dato necessario che deriva dal suo ruolo di controllo sull’esercizio illegale del potere, a prescindere dalla “quantità di volontà popolare” che ha contribuito a legittimare quel potere di Governo. Nessun consenso rende lecito un atto di Governo contrario alle regole, ed è essenziale che la violazione sia accertata, riconosciuta e stigmatizzata in sede giurisdizionale. A maggior ragione nessun consenso, per quanto maggioritario o pressoché unanime, potrebbe rendere lecito un comportamento previsto dalla legge come reato
14 settembre 2018
Il Forteto, storia, poco nota, di una comunità maltrattante
Il Forteto, storia, poco nota, di una comunità maltrattante
di Vittorio Borraccetti
Nella comunità del Forteto, in territorio toscano, molte persone affidate per ragioni di cura e sostegno sono state maltrattate e abusate per decenni. La lettura delle sentenze del processo conclusosi da poco in Cassazione, e anche di precedenti decisioni giudiziarie, ha fatto emergere non solo i fatti delittuosi ma anche i comportamenti negligenti se non corrivi di chi doveva vigilare
11 settembre 2018
Populismo e diritto. Un’introduzione
Populismo e diritto. Un’introduzione
di Enrico Scoditti
Populismo e diritto rinviano a forme di legame sociale antitetiche: il primo persegue la risoluzione della questione sociale e di quella identitaria senza alcuna mediazione e connessione di sistema, il secondo mira alla neutrale limitazione di ogni potere. Nel costituzionalismo del Novecento europeo si è avuta l’incorporazione nel diritto della questione sociale e di quella dell’appartenenza ad una comunità grazie alla mediazione della politica quale civilizzazione degli impulsi e addomesticamento di paure e angosce. Se la politica perde tale funzione emerge l’antitesi fra populismo e diritto e per i giuristi si apre un tempo di nuove responsabilità
10 settembre 2018