home search menu
di Donatella Stasio
“Terra dei fuochi”: la speranza è un diritto. Cronaca di una giornata particolare
“Terra dei fuochi”: la speranza è un diritto. Cronaca di una giornata particolare
Il presidente della Consulta Paolo Grossi “scende” ad Afragola e dialoga con 500 ragazzini di 43 scuole dei Comuni limitrofi. Voglia di fisicità tra il Paese reale e l’Istituzione

Perché questa rubrica

27 aprile 2017

Inizia oggi, con il primo articolo della nuova rubrica Controcanto, la collaborazione di Questione Giustizia e di Magistratura democratica con Donatella Stasio, una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano (cronista di politica giudiziaria per più di 30 anni a Il Sole24Ore) e più significative del dibattito politico-culturale sui temi della giustizia e della politica giudiziaria.

continua

Mettiamo 500 ragazzini dai 10 ai 19 anni, alunni di 43 scuole della “Terra dei fuochi”, e un signore fiorentino di 84 anni, professore di storia del diritto medievale e moderno che ora di mestiere fa il Presidente della Corte costituzionale. Mettiamoli insieme, una piovosa mattina di novembre, in un teatro di Afragola, che il nome – “Gelsomino” – è già un programma. Mettiamoli a parlare di Costituzione e di legalità, in modo semplice e diretto, a domandare e a rispondere, dopo aver cantato insieme l’inno di Mameli con la mano incollata al cuore. Per quasi tre ore li guardo, li ascolto e sento nell’aria sciogliersi diffidenza e indifferenza e salire una voglia di fisicità, il bisogno di toccarsi: con le parole, lo sguardo, una stretta di mano o un abbraccio, purché ci si senta, non entità astratte ma carne viva e sangue, non maschere ma uomini e donne. Persone, non individui. «L’individuo è isola, la persona è relazione», dice il Presidente nella sua lectio magistralis diventata per l’occasione “lezione” e basta, «lezione di un maestro di scuola che vuole spezzare un po’ di pane su Costituzione e legalità». È delle persone, e della loro vita quotidiana, che la Costituzione e i suoi custodi si occupano. Della loro dignità. Proteggendola «senza distinzioni tra povero e ricco, tra sapiente e ignorante». E senza pregiudizi. Quelli che però imprigionano i ragazzini di queste terre – Aversa, Caivano, Afragola, Cardito, Marano, Qualiano, Casoria, Frattamaggiore, Casavatore, Arzano, Villaricca, Giuliano, Scampia, Melito di Napoli, Trentola Ducenta –, venuti qui anche per capire “perché”. Perché sono meno uguali di altri. Perché sono condannati a vivere con la paura. Perché lo Stato li trascura, li isola, li dimentica. Perché devono subire la devastazione ambientale. Perché, insomma, questa terra è trattata come se il suo destino fosse già scritto, Terra dei fuochi ora e sempre. Fuochi che stanno bruciando anche la voglia di riscatto.

 

Difficile raccontare questa mattinata ad Afragola. Difficile ma doveroso, perché al “Gelsomino” accade qualcosa di inedito. E non solo perché per la prima volta un presidente della Consulta “è sceso” nella Terra dei fuochi a parlare con i ragazzini del luogo.

Sul palco di questo cinema-teatro, al piano terra di una palazzina anni ’60, non va in scena il solito copione dell’incontro, muto e sordo, tra l’Istituzione e la gente, con annesso bagno di folla ad uso e consumo di telecamere e taccuini. Dopo i saluti e i ringraziamenti di rito, si recita a soggetto. Merito dell’Associazione «Vento di legalità», artefice dell’iniziativa. Nessun pacchetto preconfezionato. Paolo Grossi parla a braccio e «unicamente per loro», avverte. E “loro” non fanno sconti. Se sono qui è per rivendicare il diritto ad avere un domani e a sottrarsi alla legge della “paranza”. Tengono in mano foglietti su cui hanno riversato, con l’aiuto di maestri e professori, domande ma anche rabbia, dolore, senso di ingiustizia. Davanti hanno la Corte costituzionale, “il giudice” più vicino ai cittadini, l’ultima spiaggia “contro abusi e tormenti”. La fila è lunghissima.

Ad Afragola va in scena la frattura profonda tra il Paese reale e i suoi valori di riferimento ma anche, e soprattutto, il tentativo di riavvicinamento. Per riuscirci, però, tutti gli “attori” devono essere credibili, uscire dal gioco delle parti e dagli stereotipi.

Bisognava esserci per capire come sarebbe andata a finire.

Perciò sono venuta ad Afragola, per respirare l’aria di questo “strano” appuntamento, cercando di coglierne il senso e le sfumature. E ho respirato soprattutto fisicità ed empatia.

Ho visto ragazzini sonnacchiosi risvegliarsi al suono delle parole di quell’anziano signore che declinava in prima persona plurale gli errori e i doveri delle istituzioni supreme e, in generale, di chi riveste incarichi pubblici, politici o istituzionali. «Con il nostro assenteismo e la nostra indifferenza abbiamo tolto la speranza ai giovani. Troppe volte noi non ci chiniamo abbastanza verso di voi. Abbiamo altezzosità e superbia, che rasentano la stupidità. È nostro dovere infondervi la virtù della speranza. Noi vecchi sappiamo di avervi deluso. Vi abbiamo trascurato, abbandonato. Dovete invece sentirci solidali con voi nella migliore ricostruzione dell’Italia. Perciò si doveva venire qui, in questa terra martoriata, dimenticata, che ha bisogno di testimonianze. Questa terra va vista, ma non da lontano. Volevo e dovevo venire qui di persona. Volevo essere fisicamente accanto a voi». Più tardi, quando il teatro si svuota, ripensando alla lunghissima fila di ragazzi saliti sul palco a fargli domande, dirà: «All’inizio non sapevo se, dopo aver risposto, potevo abbracciarli, ma poi ho capito che lo gradivano, che avevano bisogno di un contatto fisico, lo stesso che volevo io. Perciò l’ho fatto». Contatto che tanti di quei ragazzi cercano anche a riflettori ormai spenti e che trovano in una stretta di mano o in un braccio attorno alla spalla immortalati nelle foto-ricordo e nei selfie accanto al Presidente.

Ho visto ragazzi ben decisi a portare sul palco le loro domande, sforzandosi di resistere a quel mix di slang, che sporca i suoni e le parole, e di emozione, che insieme alle frasi spezza il fiato e toglie il respiro. Fieri di avercela fatta, di poter chiedere conto, ad esempio, della costante violazione del principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione a causa della dilagante povertà e della mancanza di lavoro. Oppure per parlare dell’”esercito di arrangiatori”, gente che per campare «si affida al lavoro in nero e alle mani della camorra, costituendo per questi ultimi una miniera d’oro. Se lo Stato volesse davvero togliere il potere alle mafie – spiegano al Presidente – darebbe garanzie al popolo, primo tra tutti: il lavoro. Il lavoro oltre ad essere un diritto è anche un valore costituzionale tutelato e tuttavia – protestano  non viene rispettato».

Interrogativi pesanti. «Tostissimi», per dirla con la moderatrice dell’incontro. Paolo Grossi non si sottrae, prende sulle proprie spalle quel peso e affronta la mitragliata di domande con l’obiettivo, in particolare, di infondere a quei ragazzi “la virtù della speranza”. «La vostra speranza è la nostra forza», ricorda anzitutto a sé stesso. Quasi li prega di «innamorarsi» della Costituzione, perché la Costituzione è la «migliore corazza» che chiunque possa avere a disposizione. Parla del costituzionalismo moderno come se stesse raccontando una storia a 500 nipotini, e il suo racconto è semplice ma intenso. Commuove. «La Costituzione non è un decalogo imbalsamato ma un breviario di valori. Si parla di scuola, educazione, economia, paesaggio… . Si parla di vita quotidiana, insomma. E della persona, dei suoi diritti fondamentali. E dei suoi doveri, perché il dovere socializza la persona, la immerge nella società civile. La solidarietà è un principio fondamentale che innerva la società». Ebbene, la Corte costituzionale ha il compito di «far respirare la Costituzione», che è «attualissima» nei suoi valori nonostante i 70 anni di vita. «Perciò, lì va mantenuta intatta».

L’articolo 3, per esempio: Grossi mette l’accento soprattutto sul secondo comma, su quell’obbligo imposto alla Repubblica di «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale…» che impediscono l’uguaglianza effettiva. Ne spiega il valore, quasi rivoluzionario. «Una vera e propria testimonianza di civiltà democratica». «Altro che filosofia! – esclama –. I costituenti hanno guardato alla realtà effettiva in cui vive il cittadino comune!». Ecco perché la Costituzione va amata ma soprattutto «conosciuta»: dalla conoscenza della Costituzione passa la consapevolezza dei propri diritti, e quindi la possibilità del cambiamento.

Apparentemente distratti, i ragazzi assorbono le parole. Hanno il diritto, prima che il dovere, di credere che la Costituzione sia “la bussola” del loro riscatto. La speranza è un diritto. Ma proprio per questo non rinunciano alle domande. Domande terribili, perché la realtà che vivono è terribile e sembra contraddire i valori della Costituzione.

Tania, di origine ucraina, 11 anni, scuola media Giovanni Pascoli di Aversa: «In Italia ci sono tanti ragazzini stranieri che frequentano regolarmente la scuola. Mia madre è straniera ma è qui da circa 15 anni e come me non ha la cittadinanza. Io vivo in Italia, vado a scuola, ho tanti amici qui e quindi mi considero e vorrei essere considerata cittadina italiana. Penso che quelli che hanno da sempre vissuto in Italia debbano ottenere la cittadinanza ed essere considerati alla pari degli italiani, perché nonostante le origini dei genitori, il Paese natale è quello in cui si nasce e si cresce. Sono stata una sola volta nel Paese d’origine di mia madre ma mi sono sentita un’estranea e non vedevo l’ora di tornare a casa mia, dai miei amici, dai miei compagni e dai miei professori». Tania racconta delle “offese gratuite” in cui si imbatte navigando su Internet, di «gente che si scaglia contro lo ius soli in maniera feroce». «Mi sono sentita molto ferita», confessa. «Come sarebbe possibile – chiede – conciliare le posizioni favorevoli e contrarie allo ius soli? Come si potrebbe favorire un clima di convivenza civile e di integrazione globale per ragazzi come noi che ci sentiamo profondamente italiani sia a livello giuridico sia culturale e umano?».

Brusio in sala. Non risponderà, si mormora. Grossi invece risponde, pur sapendo di dover calibrare le parole per non trasformare questa preziosa giornata in una rumorosa polemica politica. Sospira e dice: «Il potere politico sta discutendo molto sullo ius soli e io non vorrei entrarci perché si tratta, appunto, di una scelta politica. Ma spero che la soluzione sia quella desiderabile sul piano della giustizia sostanziale». E nessuno, al “Gelsomino”, ha dubbi sul significato di quelle parole…

Donatella Stasio

P.S. Ci tenevo molto a raccontare la giornata ad Afragola. Ci tenevo da cronista, quale sono sempre stata e quale continuo a sentirmi. Perciò ringrazio il Presidente della Corte costituzionale Paolo Grossi e il Direttore di Questione Giustizia Renato Rordorf di avermi tolto qualunque scrupolo al riguardo e di avermi incoraggiato a scrivere questo Controcanto.

6 dicembre 2017
La bonifica dei siti contaminati tra disciplina amministrativa, tutela penale e norme sovranazionali (attese)
La bonifica dei siti contaminati tra disciplina amministrativa, tutela penale e norme sovranazionali (attese)
di Giulia Naldi
La questione delle bonifiche dei siti contaminati, di estrema rilevanza ambientale ed economica, viene affrontata sula base di norme nazionali stratificate, complesse, che rispondono a finalità diverse; mentre si attendono chiare norme europee per la tutela del suolo
12 dicembre 2017
Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente e attività giurisdizionale
Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente e attività giurisdizionale
di Giuseppe Battarino
La legge 28 giugno 2016, n. 132, organizza il Sistema nazionale a rete per la protezione dell'ambiente, articolato in ISPRA e Agenzie ambientali regionali, e contiene norme che hanno riflessi anche sull'attività giurisdizionale. Si prefigurano opportunità che potranno diventare concrete con un’adeguata organizzazione del Sistema e una capacità di dialogo tra i diversi attori
5 dicembre 2017
Toghe in politica: quella voglia di regole che tradisce l’assenza di un “moralismo attivo”
Toghe in politica: quella voglia di regole che tradisce l’assenza di un “moralismo attivo”
di Donatella Stasio
La riforma in Parlamento rischia il binario morto sebbene tutti la vogliano, ma proprio questo bisogno di regole conferma un pericoloso vuoto di etica pubblica e l’incapacità di colmarlo con quelle “reazioni attive” di cui ci parla Stefano Rodotà nel suo Elogio del moralismo
27 novembre 2017
Intercettazioni, il <i>giallo</i> della norma contro il “mercato nero” della notizia
Intercettazioni, il giallo della norma contro il “mercato nero” della notizia
di Donatella Stasio
Proposta dal Ministro della giustizia Andrea Orlando, la norma che consentiva ai giornalisti di accedere direttamente ai provvedimenti depositati, una volta depurati del superfluo e non più segreti, è stata espunta dal testo licenziato da Palazzo Chigi. La parola ora alle Camere.
13 novembre 2017
Appunti a margine del Congresso Anm. Troppo intrattenimento e poco dibattito politico interno fanno “galleggiare” le sfide in agenda
Appunti a margine del Congresso Anm. Troppo intrattenimento e poco dibattito politico interno fanno “galleggiare” le sfide in agenda
di Donatella Stasio
Il format prescelto ha finito per impoverire il Congresso privandolo della voce della “base” sui temi proposti, ma ha anche privato i presenti e la dirigenza dell’Anm di una possibile chiave di lettura dell’universo togato in un periodo non meno delicato (anzi, forse più delicato) di quello del ventennio berlusconiano
30 ottobre 2017
«No a iscrizioni frettolose». Pignatone sfata la leggenda dell’”atto dovuto”
«No a iscrizioni frettolose». Pignatone sfata la leggenda dell’”atto dovuto”
di Donatella Stasio
Il procuratore della Repubblica di Roma invia una circolare sulla gestione delle iscrizioni delle notizie di reato dopo la riforma penale entrata in vigore ad agosto, segnalando rischi e costi delle prassi basate sull’automatismo. Come per le intercettazioni, è la prima circolare sulla materia
17 ottobre 2017
Il richiamo di Mattarella contro l’individualismo dei giudici
Il richiamo di Mattarella contro l’individualismo dei giudici
di Donatella Stasio
Nel suo ultimo discorso ai giovani magistrati, il Capo dello Stato propone un modello dinamico di giurisdizione in antitesi a quello solipsistico coltivato in larghi strati della magistratura, e che rischia di attecchire anche tra le nuove leve
13 ottobre 2017
Violenza di genere & processi: il ruolo del costume giudiziario contro lo “stupro della dignità”
Violenza di genere & processi: il ruolo del costume giudiziario contro lo “stupro della dignità”
di Donatella Stasio
Dal 1978 molto è cambiato nelle aule di giustizia ma oggi sono ancora presenti, e tollerati, ambigui tentativi delle difese di ribaltare il rapporto tra carnefice e vittima. Il giudice deve garantire la correttezza del processo anche a tutela della dignità della donna. Occorre un impegno culturale comune di magistrati e avvocati
3 ottobre 2017
Csm e nuovo carrierismo: una sfida sul “filo del rasoio”
Csm e nuovo carrierismo: una sfida sul “filo del rasoio”
di Donatella Stasio
Contro la deriva carrieristica o la cattiva gestione dei posti direttivi, il Csm deve recuperare il senso profondo del binomio discrezionalità-responsabilità, evitando pericolosi ritorni al passato. Ne va della sopravvivenza e della credibilità dell’Autogoverno nonché del pluralismo e dell’indipendenza della magistratura. Perciò protagonisti di questa sfida devono essere i gruppi e l’Anm
19 settembre 2017
L’estate immobile del carcere. Aspettando la <i>“rupture”</i> di Orlando
L’estate immobile del carcere. Aspettando la “rupture” di Orlando
di Donatella Stasio
Il Ministro della giustizia ha insediato prima dell’estate le Commissioni per la stesura della riforma e spinge per presentare al più presto le modifiche politicamente “più scabrose”, che la campagna elettorale può mettere a rischio. Ma l’imperativo è anche farle camminare una volta approvate
7 settembre 2017

Perché questa rubrica

27 aprile 2017

Inizia oggi, con il primo articolo della nuova rubrica Controcanto, la collaborazione di Questione Giustizia e di Magistratura democratica con Donatella Stasio, una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano (cronista di politica giudiziaria per più di 30 anni a Il Sole24Ore) e più significative del dibattito politico-culturale sui temi della giustizia e della politica giudiziaria.

Con questa collaborazione Magistratura democratica e Questione Giustizia hanno scelto di aprire, sui siti on-line, una finestra sull’esterno dalla quale scorgere con più attenzione e consapevolezza cosa accade fuori dalla magistratura e dalla quale essere visti, osservati, criticati anche radicalmente.

In linea con le indicazioni venute dal congresso di Bologna del novembre 2016, abbiamo scelto, da un lato, di rivitalizzare un metodo di confronto ed elaborazione e, dall’altro, di arricchire il dibattito interno alla magistratura, tenendo viva l’attenzione verso le più complesse dinamiche della società in cui si inserisce l’intervento giudiziario. Siamo infatti consapevoli che solo questa attenzione può contrastare dinamiche di chiusura e di autoreferenzialità della magistratura, da ultimo riemerse anche nel confronto associativo.

 

continua

 

Toghe in politica: quella voglia di regole che tradisce l’assenza di un “moralismo attivo”
Toghe in politica: quella voglia di regole che tradisce l’assenza di un “moralismo attivo”
di Donatella Stasio
La riforma in Parlamento rischia il binario morto sebbene tutti la vogliano, ma proprio questo bisogno di regole conferma un pericoloso vuoto di etica pubblica e l’incapacità di colmarlo con quelle “reazioni attive” di cui ci parla Stefano Rodotà nel suo Elogio del moralismo
27 novembre 2017
Intercettazioni, il <i>giallo</i> della norma contro il “mercato nero” della notizia
Intercettazioni, il giallo della norma contro il “mercato nero” della notizia
di Donatella Stasio
Proposta dal Ministro della giustizia Andrea Orlando, la norma che consentiva ai giornalisti di accedere direttamente ai provvedimenti depositati, una volta depurati del superfluo e non più segreti, è stata espunta dal testo licenziato da Palazzo Chigi. La parola ora alle Camere.
13 novembre 2017
Appunti a margine del Congresso Anm. Troppo intrattenimento e poco dibattito politico interno fanno “galleggiare” le sfide in agenda
Appunti a margine del Congresso Anm. Troppo intrattenimento e poco dibattito politico interno fanno “galleggiare” le sfide in agenda
di Donatella Stasio
Il format prescelto ha finito per impoverire il Congresso privandolo della voce della “base” sui temi proposti, ma ha anche privato i presenti e la dirigenza dell’Anm di una possibile chiave di lettura dell’universo togato in un periodo non meno delicato (anzi, forse più delicato) di quello del ventennio berlusconiano
30 ottobre 2017
«No a iscrizioni frettolose». Pignatone sfata la leggenda dell’”atto dovuto”
«No a iscrizioni frettolose». Pignatone sfata la leggenda dell’”atto dovuto”
di Donatella Stasio
Il procuratore della Repubblica di Roma invia una circolare sulla gestione delle iscrizioni delle notizie di reato dopo la riforma penale entrata in vigore ad agosto, segnalando rischi e costi delle prassi basate sull’automatismo. Come per le intercettazioni, è la prima circolare sulla materia
17 ottobre 2017
Il richiamo di Mattarella contro l’individualismo dei giudici
Il richiamo di Mattarella contro l’individualismo dei giudici
di Donatella Stasio
Nel suo ultimo discorso ai giovani magistrati, il Capo dello Stato propone un modello dinamico di giurisdizione in antitesi a quello solipsistico coltivato in larghi strati della magistratura, e che rischia di attecchire anche tra le nuove leve
13 ottobre 2017
Violenza di genere & processi: il ruolo del costume giudiziario contro lo “stupro della dignità”
Violenza di genere & processi: il ruolo del costume giudiziario contro lo “stupro della dignità”
di Donatella Stasio
Dal 1978 molto è cambiato nelle aule di giustizia ma oggi sono ancora presenti, e tollerati, ambigui tentativi delle difese di ribaltare il rapporto tra carnefice e vittima. Il giudice deve garantire la correttezza del processo anche a tutela della dignità della donna. Occorre un impegno culturale comune di magistrati e avvocati
3 ottobre 2017