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Un progetto di ufficio per il processo per la sezione in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'Unione europea
Prassi e orientamenti
Un progetto di ufficio per il processo per la sezione in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'Unione europea
di Francesco Vigorito
Presidente di sezione del Tribunale di Roma

Il decreto legge 17 febbraio 2017, n. 13 recante Disposizioni urgenti per l'accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché per il contrasto dell'immigrazione illegale convertito con modificazioni dalla legge 13 aprile 2017, n. 46, ha operato una profonda trasformazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale stabilendo, tra l’altro, l’istituzione, presso i tribunali ordinari del luogo nel quale hanno sede le Corti d'appello, di sezioni specializzate in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'Unione europea[1].

Il decreto legge, oltre alla istituzione delle sezioni specializzate, ha previsto il passaggio dal procedimento sommario ad un procedimento camerale “speciale” per le controversie in materia di riconoscimento della protezione internazionale, l’introduzione di un procedimento sommario “speciale” per le controversie in tema di accertamento dello status di apolide, la ridefinizione della competenza sulla opposizione al diniego del nulla osta al ricongiungimento familiare e del permesso di soggiorno per motivi familiari, nonché sugli altri provvedimenti dell’autorità amministrativa in materia di diritto all’unità familiare; la successiva legge di conversione, oltre a ridefinire numero e competenza territoriale delle sezioni specializzate, ha, tra l’altro, previsto la possibilità che il richiedente asilo si opponga, con «istanza motivata», alla videoregistrazione del colloquio personale presso le commissioni territoriali, ha ampliato le ipotesi nelle quali è prevista l’udienza con la comparizione personale delle parti, ha esteso il rito sommario speciale previsto per le controversie in materia di apolidia all’accertamento dello stato di cittadinanza.

L’istituzione delle nuove sezioni specializzate pone, per la particolarità della materia e dei procedimenti regolati dalla nuova disciplina legislativa, una serie di problemi organizzativi che i vari uffici giudiziari e lo stesso Consiglio superiore della magistratura hanno iniziato ad affrontare.

Il Consiglio superiore, con delibera del 15 marzo 2017, ha chiarito che per l’organizzazione della sezione che si occupa dei procedimenti relativi alla protezione internazionale deve preferirsi una scelta in favore del modello di affiancamento dei magistrati onorari ai magistrati professionali poi, con successiva delibera del 5 aprile 2017, ha previsto la possibilità di consentire ai giudici onorari di far parte dei collegi e di affidare loro ruoli collegiali in deroga al disposto dell’art. 193 co. 1 della circolare sulle tabelle.

In ordine alle scelte organizzative le prime decisioni assunte dai presidenti dei tribunali seguono in linea generale due orientamenti: un primo orientamento prevede l’istituzione di una sezione che si occupi, quantomeno in via prevalente, della materia e che sia composta da un numero limitato di magistrati professionali ed onorari che siano in grado, da soli, di definire i procedimenti; una seconda scelta è quella di applicare alla sezione, o comunque di affidare i procedimenti, ad un numero molto più ampio di magistrati, magari a rotazione, che contemporaneamente si occupano di altre materie.

Il gruppo di lavoro “risorse” dell’Osservatorio sulla Giustizia Civile di Roma ha predisposto un modello organizzativo, illustrato nel corso dell’assemblea nazionale degli osservatori tenutasi a Roma dal 19 al 21 maggio 2017, che punta decisamente sul primo modello. Lo scopo è quello di prevedere, in conformità con la disposizione normativa, l’istituzione di una sezione realmente specializzata che sia in grado di affrontare, con le competenze specifiche richieste dalla particolarità della materia, procedimenti che investono diritti essenziali della persona e dal cui esito possono derivare conseguenze gravi per gli interessati.

La scelta è stata quella di prevedere l’istituzione di una sezione che si occupa dei diritti della persona (ad eccezione delle questioni attinenti al diritto di famiglia) e di attribuirle − oltre alle competenze previste dal decreto legge 17 febbraio 2017, n. 13, convertito con modificazioni dalla legge 13 aprile 2017, n. 46 − le materie che attengono ai diritti della personalità. È una scelta che ha un valore simbolico perché riporta la materia dell’immigrazione nel suo ambito naturale, quello della tutela dei diritti della persona ed ha un valore pratico perché l’interesse complessivo della materia della tutela della personalità può costituire una ragione di particolare impegno per i magistrati che scelgono di far parte della sezione o che vi sono assegnati.

Si è poi pensato allo sviluppo dell’ufficio per il processo in considerazione della necessità di prevedere attività preliminari alla funzione giurisdizionale vera e propria, quali: l’acquisizione delle informazioni sui Paesi di provenienza; l’individuazione di soggetti che per le loro competenze linguistiche possono coadiuvare l’ufficio nella fase dell’audizione; la predisposizione di modelli standard di atti e procedimenti; la predisposizione di protocolli operativi con l’Ordine degli avvocati e di convenzioni con le organizzazioni umanitarie e l’università. Inoltre, è fondamentale, in considerazione dell’alto numero di procedimenti, che si persegua una adeguata standardizzazione delle procedure ed una ragionata divisione dei compiti tra i magistrati professionali e gli altri componenti dell’ufficio per il processo (magistrati onorari, tirocinanti, personale amministrativo).

Dal punto di vista del procedimento si ritiene indispensabile l’acquisizione di informazioni da parte dell’ufficio che provengano da soggetti “terzi” e che i provvedimenti di rigetto delle istanze dei richiedenti vengano precedute dall’audizione degli stessi.

L’idea è che una “Sezione immigrazione” − organizzata intorno ad un progetto che tenga conto delle elaborazioni in tema di ufficio per il processo, di rapporti con i soggetti esterni, protocolli e convenzioni, modalità di lavoro dei magistrati onorari, modelli condivisi di atti e provvedimenti − costituisce un banco di prova della idoneità di questi strumenti organizzativi (che, in larga parte, nascono proprio dalla elaborazione ormai quasi ventennale degli Osservatori sulla giustizia civile), a consentire il massimo dei risultati con le risorse date, fermo restando che la possibilità di dare una risposta seria ed efficace a problemi di questa importanza passa attraverso la presa d’atto che non vi è nessun risultato credibile che possa essere fornito a “costo zero” in termini di risorse economiche e di personale della magistratura ed amministrativo.

Alleghiamo il testo del progetto che contiene una premessa-presentazione che rende espliciti obiettivi e modalità di realizzazione.



3 giugno 2017
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Mancanza di videoregistrazione del colloquio dinanzi alla Commissione territoriale e obbligatorietà dell’udienza di comparizione delle parti nel giudizio di protezione internazionale: la posizione della Corte di cassazione
Mancanza di videoregistrazione del colloquio dinanzi alla Commissione territoriale e obbligatorietà dell’udienza di comparizione delle parti nel giudizio di protezione internazionale: la posizione della Corte di cassazione
di Gabriele Serra
La sentenza n. 17717 del 5 luglio 2018 della Cassazione qui annotata, risolve la questione interpretativa in ordine alla obbligatorietà o meno della udienza di comparizione delle parti nel giudizio di protezione internazionale, nell’ipotesi in cui non sia possibile acquisire la videoregistrazione dell’audizione del ricorrente svoltasi presso la Commissione territoriale. La Corte, nel sostenere la tesi dell’obbligatorietà dell’udienza, in contrasto con la tesi sostenuta da parte della giurisprudenza di merito, utilizza i diversi criteri ermeneutici letterale, sistematico e della ratio legis, fornendo peraltro argomentazioni che possono essere lette in chiave generale quanto ai giudizi in materia di protezione internazionale
13 settembre 2018
Il Conseil constitutionnel cancella il délit de solidarité… o no?
L’aiuto all’ingresso, al soggiorno e alla circolazione di stranieri irregolari nel territorio francese in una recente decisione del Conseil constitutionnel
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di Sara Benvenuti
Può la solidarietà configurare un’ipotesi di reato? In Francia, se finalizzata a prestare aiuto all’ingresso o (fino a poco tempo fa) alla circolazione di stranieri irregolari, sì. Prende il nome, nel gergo comune, di délit de solidarité (o di délit d’hospitalité) ed è al centro di un’annosa vicenda giudiziaria che vede come protagonista, tra gli altri, Cédric Herrou, contadino francese divenuto da alcuni anni uomo-simbolo della difesa dei migranti in transito sulla Val Roia al confine con l’Italia. Sulla questione è intervenuta recentemente un’importante decisione del Conseil constitutionnel che, affermando il valore costituzionale della fraternità, sembra voler richiamare all’ordine il legislatore, imponendogli maggior cautela nel punire coloro che mossi da puro intento solidaristico prestano aiuto a stranieri irregolari sul territorio francese. Ma è realmente così?
7 settembre 2018
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L’ordinanza del Tribunale di Trieste offre interessanti spunti di riflessione in merito alla regolamentazione dell’esercizio del diritto alla protezione internazionale e dell’ammissibilità del ricorso alla procedura di urgenza avanti alle sezioni specializzate in materia di immigrazione, quale rimedio in caso di rifiuto da parte della autorità competente alla ricezione della domanda
5 settembre 2018
L’utopia di Riace, città invisibile dove si respira la cittadinanza costituzionale
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Le grandi migrazioni determinate dalla guerra e dalla fame sono un fenomeno che interesserà tutta la nostra epoca e oltre. Per affrontarle ci vogliono chiarezza e umanità. Prioritario appare garantire l’asilo a chi ne ha diritto, riaprire i canali di migrazione regolare, evitare politiche che possono danneggiare i già precari Stati africani
26 luglio 2018
Ninna nanna per un bambino siriano, ghanese oppure marziano *
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17 luglio 2018
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9 luglio 2018
L’asilo come diritto, un momento di riflessione sul tema dell'inclusione
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di Carlo Sorgi
Il volume curato da Marco Omizzolo rappresenta uno dei primi tentativi seri di sistematizzare l’esperienza di un venticinquennio di accoglienza dei migranti in Italia, evidenziando l’esigenza di trasformare la migrazione da fenomeno emergenziale a progetto per la crescita e lo sviluppo economico e culturale del Paese
30 giugno 2018
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Fascicolo 2/2018
L’ospite straniero.
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Prassi e orientamenti
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L’abuso del processo costituisce una valvola di autotutela per l’ordinamento, elaborata, in ambito dottrinale e giurisprudenziale, al fine di evitare che i diritti da esso garantiti siano esercitati o realizzati, pur a mezzo di un intervento giurisdizionale, in maniera abusiva, ovvero eccessiva e distorta
19 settembre 2018
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18 luglio 2018
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17 luglio 2018
Il processo volto al riconoscimento della protezione internazionale: i primi orientamenti giurisprudenziali
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Lo scritto costituisce il testo della relazione tenuta alle giornate di studio La protezione internazionale e umanitaria: aspetti processuali e sostanziali, promosse da Ordine degli avvocati di Bari, Asgi e Scuola superiore della magistratura
28 giugno 2018
Intangibilità della giurisdizione, giusto processo ed effettività della tutela. Domande connesse e derogabilità della giurisdizione*
di Gabriele Serra
Lo scritto affronta il tema del principio di inderogabilità della giurisdizione e della conseguente rilevabilità d’ufficio in ogni stato e grado del processo del difetto di giurisdizione, in particolare nel rapporto tra giudice ordinario e giudice amministrativo, ponendolo in relazione con i principi, di rango costituzionale, della ragionevole durata del processo e dell’effettività della tutela. In questa direzione, poste alcune brevi premesse storiche in ordine al principio di intangibilità, l’A. conduce un breve viaggio negli ordinamenti francese e tedesco, al fine di esaminare i principali istituti volti a regolare il riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo e le problematiche connesse. Su tali basi, anche comparate, viene allora esaminata, in ipotetiche quattro tappe evolutive, la giurisprudenza delle Sezioni unite della Corte di cassazione (e della Corte costituzionale), circa il bilanciamento tra i principi in esame, che ha visto una sempre maggiore erosione del principio di intangibilità della giurisdizione a fronte di esigenze di tutela della ragionevole durata del processo e dell’effettività della tutela. Alla luce di tale percorso interpretativo, l’A. affronta infine la problematica, ancora aperta, della connessione tra domande giudiziali quale istituto idoneo o meno a derogare la giurisdizione
19 giugno 2018
IoT e intelligenza artificiale: le nuove frontiere della responsabilità civile (e del risarcimento)*
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Le applicazioni dell’intelligenza artificiale sono ormai “dentro” il nostro quotidiano, rendendo necessaria una regolamentazione del settore ormai improcrastinabile. Il dibattito si è aperto in sede europea, a livello dottrinale e legislativo, senza dimenticare il ruolo centrale che potranno assumere le Corti, grazie ad una giurisprudenza condivisa (Courts facing Courts), che miri ad una disciplina quanto più possibile uniforme anche dal punto di vista sostanziale in ambito europeo
13 giugno 2018