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di Donatella Stasio
Dodici donne per il vertice della Cassazione
Dodici donne per il vertice della Cassazione
Dal 20 luglio al 30 settembre si può presentare domanda per la prima presidenza e le potenziali candidature femminili, interne ed esterne al Palazzaccio, sono almeno 12. Il Csm alla “prova di genere”. Mai più un caso-Luccioli

Perché questa rubrica

27 aprile 2017

Inizia oggi, con il primo articolo della nuova rubrica Controcanto, la collaborazione di Questione Giustizia e di Magistratura democratica con Donatella Stasio, una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano (cronista di politica giudiziaria per più di 30 anni a Il Sole24Ore) e più significative del dibattito politico-culturale sui temi della giustizia e della politica giudiziaria.

continua

«Mi auguro che dopo 52 anni anche una donna possa diventare primo presidente della Cassazione». L’auspicio è di Gabriella Luccioli, giudice in pensione dal 2015, con una serie di “primati” alle spalle: nel 1965 è stata una delle sei donne entrate per prime in magistratura e, nel 1988, la prima a debuttare come giudice di Cassazione. È stata anche la prima donna a concorrere al posto di primo presidente, nel 2013, ma il Csm la tagliò fuori dalla competizione sebbene fosse la favorita degli otto candidati.

Quella clamorosa esclusione – avvenuta quasi in sordina – merita di essere ricordata, oggi più che mai, alla vigilia della nomina alla più alta carica della magistratura italiana: un appuntamento al quale potrebbero presentarsi almeno 12 candidate (interne ed esterne al Palazzaccio), visto che siamo ormai alla seconda generazione di donne entrate in magistratura, età media 64 anni al netto dei prepensionamenti voluti dal governo Renzi (che in ossequio al principio della “rottamazione” generazionale ha abbassato l’età pensionabile da 75 a 70 anni).

Con questa realtà dovrà quindi fare i conti il Csm, in modo trasparente, dimostrando che le numerose “nomine rosa” a incarichi direttivi e semidirettivi (rispettivamente, 81 e 138), rivendicate finora, non sono semplicemente il minimo sindacale dovuto alle attitudini, alle competenze e alle storie delle donne candidate ma anche, e soprattutto, il frutto di una svolta culturale nel segno della parità sostanziale, e non formale, di genere. Se così fosse, e se l’appartenenza correntizia non condizionerà l’assegnazione dei cinque posti di vertice vacanti dal prossimo 1° gennaio, forse stavolta la prima presidenza della Cassazione potrebbe finire ad una donna. Un auspicio giustificato esclusivamente dal fatto che i profili professionali di alcune delle potenziali candidate sono di altissimo livello.

La partita si è aperta il 5 luglio scorso, quando il plenum del Csm ha “pubblicato” i posti di primo presidente, presidente aggiunto, procuratore generale e procuratore aggiunto presso la Cassazione nonché quello di presidente del Tribunale superiore delle acque pubbliche, disponendo che le candidature potranno essere presentate dal 20 luglio al 30 settembre. A parte la carica di presidente del Tribunale superiore delle acque pubbliche, stiamo parlando del gotha della magistratura, tant’è che primo presidente e procuratore generale della Cassazione siedono di diritto al Csm e sono membri del Comitato di presidenza, che ha poteri incisivi sull’organizzazione e la conduzione del Consiglio.

Nelle ultime due tornate (2013 e 2015), per il posto di primo presidente il Csm ha scelto due candidati esterni al Palazzaccio: Giorgio Santacroce (2013) e Giovanni Canzio (2015), presidenti, rispettivamente, della Corte d’appello di Roma e di quella di Milano. A dispetto dei proverbi, i rumors dicono che stavolta toccherà ad un “interno”. Tra i quali si contano numerose donne: secondo i dati del Csm, le aventi diritto sono 39, che scendono a 10 se si considerano soltanto le presidenti di sezione, di cui una è presidente titolare.

Sempre in base ai dati del Csm, in Cassazione sono in servizio 137 donne su un totale di 406 giudici; hanno un’età media di 56 anni (contro i 57 dei colleghi uomini), che sale a 64 tra le 10 presidenti di sezione (a fronte dei 67 anni di media dei 37 presidenti maschi). L’unica presidente titolare di sezione compirà 65 anni a settembre.

«Troppo giovani», è l’obiezione che viene già sussurrata da chi teme la prospettiva di una lunga presidenza, per di più femminile, che invece gioverebbe alla pianificazione e all’attuazione delle riforme organizzative interne alla Corte, alle prese con un arretrato civile a sei cifre e con una crisi di identità di non facile soluzione. Ma tant’è.

Alcune delle 10 potenziali candidate hanno profili professionali eccellenti e più che competitivi con i potenziali candidati uomini. Peraltro, la “rosa-rosa” sale a 12 se si aggiungono due presidenti di Corte d’appello, aventi anch’esse i requisiti per concorrere, compreso il minimo di quattro anni di servizio in Cassazione.

Una rosa potenziale. Purtroppo, accade spesso che donne magistrato rinuncino a candidarsi a un posto direttivo pur avendo le carte in regola per conquistarlo: l’opinabilità delle scelte del Csm e le reiterate polemiche che ne seguono genera un diffuso senso di sfiducia che talvolta si traduce in autoesclusione se non, addirittura, nell’uscita dalla magistratura prima ancora della deadline stabilita da Renzi per la pensione.

Questa stessa sfiducia potrebbe quindi frenare alcune delle potenziali candidate alla prima presidenza. Memori, fra l’altro, della disinvoltura con cui nel 2013 il Csm “liquidò” Luccioli.

Quando questo Controcanto uscirà, ancora non si conosceranno i nomi dei candidati. La scelta di scrivere prima dell’apertura dei termini per la presentazione delle domande (e, quindi, senza conoscere i concorrenti, se non quelli potenziali) nasce dall’esigenza di porre anzitutto la questione politica delle candidature femminili, alzando da subito il sipario su questa importante competizione per contribuire alla trasparenza della selezione. Che, peraltro, dovrebbe essere facilitata (rispetto al 2013) da alcune “riforme epocali” rivendicate di recente dal vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, anche se non tutte ancora realizzate: pubblicazione online delle motivazioni delle nomine, della sintesi dei profili dei candidati e della comparazione degli stessi; pubblicazione online dei resoconti dei lavori della Commissione incarichi direttivi; pubblicità delle audizioni su richiesta di due componenti su sei della Commissione.

Quanto più garantita sarà la trasparenza della competizione, tanto più ampia sarà la partecipazione delle donne.

Nessuno vuole che si ripeta lo scenario del 2013, ovvero l’esclusione in sordina di una candidatura femminile di prestigio.

Gabriella Luccioli fu “bocciata” nel segreto della Commissione direttivi, benché fosse data per favorita, senza neanche uno straccio di motivazione. Salvo quella consegnata alla cronaca, che personalmente ho scritto anche nella postfazione al libro di Luccioli Diario di una giudice: «Senza nulla togliere all’autorevolezza e all’indipendenza degli altri candidati, la storia di questa giudice non dava sufficienti garanzie che la prima presidenza della Cassazione potesse diventare, alla bisogna, anche un’utile sponda politico-istituzionale, in un contesto politico-istituzionale che invece era sistematicamente alla ricerca di sponde affidabili».

Inoltre, per quanto paradossale, si disse che Luccioli “pagava” per due sentenze rivoluzionarie (tra le tante che portano la sua firma) ma “ingombranti”: quella sul caso di Eluana Englaro (che sancì il diritto all’autodeterminazione terapeutica per i malati terminali) e quella sull’affidamento dei figli alle coppie gay (secondo cui un bambino può crescere in modo equilibrato anche in una famiglia omosessuale poiché non vi sono «certezze scientifiche o dati di esperienza» che dimostrino il contrario). Due sentenze che avevano suscitato scandalo Oltretevere e che i “moderati” del Csm non le perdonarono. Il resto lo fece la profonda, radicata indipendenza di quella giudice. Che giustamente può rivendicare con orgoglio «di non aver mai salito le scale di palazzo dei Marescialli se non per motivi istituzionali e di non aver mai alzato il telefono per chiedere». Un “vizio”  quello di non chiedere – di molte donne magistrato... .

Donatella Stasio

18 luglio 2017
Sequestro diretto e sequestro di valore: il caso della Lega Nord
Sequestro diretto e sequestro di valore: il caso della Lega Nord
di Federico Piccichè
Nota a Cass. Pen., Sez. 2, Sent. 12 aprile 2018 (dep. 21 giugno 2018), n. 28855, Pres. Cammino, Rel. Beltrani
23 luglio 2018
“Lunga vita alle correnti!”. La lezione di Gabriella Luccioli
“Lunga vita alle correnti!”. La lezione di Gabriella Luccioli
di Donatella Stasio
L’autrice di Diario di una giudice – vincitrice del premio Ripdico 2018-Scrittori per la giustizia – sfida l’impopolarità e rivendica il valore delle correnti come luoghi di elaborazione di principi e di visioni. Auspica un ritorno al «clima di Gardone», quando la magistratura cambiò passo e respiro sul proprio ruolo e sull’importanza del pluralismo interno, ma avverte una pericolosa distanza della magistratura, e delle donne magistrate, da quel patrimonio
19 luglio 2018
La fuga delle donne dalla magistratura e l’impegno per recuperare fiducia, non per rincorrere il consenso
La fuga delle donne dalla magistratura e l’impegno per recuperare fiducia, non per rincorrere il consenso
di Donatella Stasio
A differenza degli uomini, per le donne aumenta il numero delle uscite prima dell’età pensionabile: su un totale di 298 dimissioni da ottobre 2014 (quasi 7 al mese), 109 riguardano le donne, soprattutto tra i 60 e i 65 anni. Molteplici le motivazioni, che impongono una maggiore presenza femminile nei luoghi del potere, come Csm e uffici direttivi, necessaria anche per uscire dalla pericolosa crisi di fiducia che investe la magistratura, il Csm, la giustizia
2 luglio 2018
Sull’addebito delle spese all’amministrazione soccombente nel giudizio di protezione internazionale promosso dal richiedente ammesso al patrocinio a spese dello Stato
Sull’addebito delle spese all’amministrazione soccombente nel giudizio di protezione internazionale promosso dal richiedente ammesso al patrocinio a spese dello Stato
di Elisa Bertillo
Con la pronuncia n. 164 del 2018, la Cassazione individua i presupposti per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato dello straniero richiedente protezione internazionale, fornendo un’interpretazione estensiva del concetto di «straniero regolarmente soggiornante sul territorio nazionale». La sentenza offre l’occasione per affrontare il tema del rapporto tra gratuito patrocinio e regolamento delle spese di lite, analizzando in particolare le differenti posizioni espresse, da una parte, da Cass. 29 ottobre 2012, n. 18583, dall’altra, dal Tribunale di Firenze, con ordinanza del 6 dicembre 2017, e da Cass. 9 marzo 2018, n. 5819
25 giugno 2018
Taglio dei Tribunalini, la voglia di tornare al passato e i silenzi dell’Anm
Taglio dei Tribunalini, la voglia di tornare al passato e i silenzi dell’Anm
di Donatella Stasio
Nel «contratto per il Governo del cambiamento» si dice che «occorre rivisitare la geografia giudiziaria, modificando la riforma del 2012». Ma dal 2014 ad oggi quella riforma ha fatto risparmiare 70 milioni di euro all’anno e ha contribuito a ridurre la durata delle cause civili da 478 giorni a 375, compresi i procedimenti per decreto ingiuntivo, senza i quali, invece, secondo il ministero della Giustizia si è comunque passati da 1044 giorni a 914. Perché l’Anm tace e non difende quella epocale riforma?
18 giugno 2018
Condannati inadempienti ed estinzione del reato. Nota a Cassazione, sez. I penale, n. 10235/2018
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di Federico Bardelle
Il condannato con decreto penale, il quale non paghi la sanzione pecuniaria, può beneficiare comunque dell'effetto estintivo di cui all’art. 460, comma cinque, cpp, se l'organo esecutivo competente non ha attivato l'esecuzione della pena inflitta
5 giugno 2018
Carcere e recidiva, l'offensiva controle statistiche per fermareil cambiamento (vero)*
Carcere e recidiva, l'offensiva contro
le statistiche per fermare
il cambiamento (vero)*
di Donatella Stasio
La campagna contro il cambiamento maturato negli ultimi dieci anni sul carcere parte dalla recidiva, con il tentativo maldestro di delegittimare gli studi statistici, cioè uno degli argomenti più forti per una politica penitenziaria onesta, impostata su misure alternative e carcere aperto
28 maggio 2018
Quale sanzione per il licenziamento tardivo?
Commento alla sentenza della Cassazione n. 30985/2017 (Sez. Unite)
Quale sanzione per il licenziamento tardivo? Commento alla sentenza della Cassazione n. 30985/2017 (Sez. Unite)
di Anna Terzi
Attraverso l’esercizio del potere disciplinare il datore di lavoro può imporre l’esatto adempimento della prestazione, colpendo con la sanzione la condotta non conforme. Il trascorrere del tempo senza contestazioni è invece significativo di una valutazione datoriale di fiducia sull’esatto adempimento della prestazione per il futuro, senza necessità di un intervento sanzionatorio. Il licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, massima sanzione disciplinare, presuppone un inadempimento talmente grave da far venire meno l’elemento fiduciario. Non vi può essere compatibilità tra l’assenza di contestazioni protratta per lungo tempo in ordine alla condotta pienamente conosciuta che si assume inadempiente e l’interesse del datore di lavoro a sanzionarla, e tanto meno tra l’assenza di contestazioni e l’elisione dell’elemento fiduciario del rapporto.
21 maggio 2018
Monza e la Brianza scommettono sull’articolo 27 della Costituzione 
e investono sulla risocializzazione dei detenuti per migliorare la sicurezza
Monza e la Brianza scommettono sull’articolo 27 della Costituzione e investono sulla risocializzazione dei detenuti per migliorare la sicurezza
di Donatella Stasio
Contro la demagogia che ha portato alla paralisi della riforma penitenziaria, il 14 maggio, nel Tribunale di Monza, verrà firmato un Protocollo d’intenti tra giudici, pm, carcere, imprese, avvocati, commercialisti, Comune, Provincia, Prefettura, ufficio dei minorenni, per la creazione di una Rete che favorisca, attraverso formazione, lavoro, cultura, il reinserimento sociale di detenuti ed ex detenuti, anche minorenni.
11 maggio 2018
“Autonomia e indipendenza sotto attacco”? Toghe contro toghe in un gioco (quasi) al massacro
“Autonomia e indipendenza sotto attacco”? Toghe contro toghe in un gioco (quasi) al massacro
di Donatella Stasio
La narrazione della magistratura e del suo autogoverno affidata a libri, talk-show e media è di tale gravità e violenza da configurare un’emergenza democratica. Ma è davvero così? O è solo il frutto del clima elettorale e di vicende personali drammatizzate? Il rischio, però, è la perdita di credibilità della giurisdizione. Che è un bene comune e non dei soli magistrati.
26 aprile 2018

Perché questa rubrica

27 aprile 2017

Inizia oggi, con il primo articolo della nuova rubrica Controcanto, la collaborazione di Questione Giustizia e di Magistratura democratica con Donatella Stasio, una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano (cronista di politica giudiziaria per più di 30 anni a Il Sole24Ore) e più significative del dibattito politico-culturale sui temi della giustizia e della politica giudiziaria.

Con questa collaborazione Magistratura democratica e Questione Giustizia hanno scelto di aprire, sui siti on-line, una finestra sull’esterno dalla quale scorgere con più attenzione e consapevolezza cosa accade fuori dalla magistratura e dalla quale essere visti, osservati, criticati anche radicalmente.

In linea con le indicazioni venute dal congresso di Bologna del novembre 2016, abbiamo scelto, da un lato, di rivitalizzare un metodo di confronto ed elaborazione e, dall’altro, di arricchire il dibattito interno alla magistratura, tenendo viva l’attenzione verso le più complesse dinamiche della società in cui si inserisce l’intervento giudiziario. Siamo infatti consapevoli che solo questa attenzione può contrastare dinamiche di chiusura e di autoreferenzialità della magistratura, da ultimo riemerse anche nel confronto associativo.

 

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“Lunga vita alle correnti!”. La lezione di Gabriella Luccioli
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di Donatella Stasio
L’autrice di Diario di una giudice – vincitrice del premio Ripdico 2018-Scrittori per la giustizia – sfida l’impopolarità e rivendica il valore delle correnti come luoghi di elaborazione di principi e di visioni. Auspica un ritorno al «clima di Gardone», quando la magistratura cambiò passo e respiro sul proprio ruolo e sull’importanza del pluralismo interno, ma avverte una pericolosa distanza della magistratura, e delle donne magistrate, da quel patrimonio
19 luglio 2018
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A differenza degli uomini, per le donne aumenta il numero delle uscite prima dell’età pensionabile: su un totale di 298 dimissioni da ottobre 2014 (quasi 7 al mese), 109 riguardano le donne, soprattutto tra i 60 e i 65 anni. Molteplici le motivazioni, che impongono una maggiore presenza femminile nei luoghi del potere, come Csm e uffici direttivi, necessaria anche per uscire dalla pericolosa crisi di fiducia che investe la magistratura, il Csm, la giustizia
2 luglio 2018
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Nel «contratto per il Governo del cambiamento» si dice che «occorre rivisitare la geografia giudiziaria, modificando la riforma del 2012». Ma dal 2014 ad oggi quella riforma ha fatto risparmiare 70 milioni di euro all’anno e ha contribuito a ridurre la durata delle cause civili da 478 giorni a 375, compresi i procedimenti per decreto ingiuntivo, senza i quali, invece, secondo il ministero della Giustizia si è comunque passati da 1044 giorni a 914. Perché l’Anm tace e non difende quella epocale riforma?
18 giugno 2018
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28 maggio 2018
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Contro la demagogia che ha portato alla paralisi della riforma penitenziaria, il 14 maggio, nel Tribunale di Monza, verrà firmato un Protocollo d’intenti tra giudici, pm, carcere, imprese, avvocati, commercialisti, Comune, Provincia, Prefettura, ufficio dei minorenni, per la creazione di una Rete che favorisca, attraverso formazione, lavoro, cultura, il reinserimento sociale di detenuti ed ex detenuti, anche minorenni.
11 maggio 2018
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26 aprile 2018